Antologia

Federico II a Foligno

di Ornella Mariani
Stemma Foligno
Stemma Foligno

...egli stesso, il nemico della Croce, facendo avanzare una croce davanti a sé... ebbe l'ardire e l'insolenza di benedire gli scomunicati raccolti dinanzi alla chiesa, tracciando una croce su di essi con l'empia destra... lui, nunzio dell'Anticristo...

Con queste faziose e mendaci parole, un cronista pontificio descrisse l'ingresso di Federico II e della sua corte in Foligno, nel gennaio del 1240.

Egli era già stato a Pisa, a Lucca ed Gubbio: la sede dalla quale scrisse al Gran Giustiziere di Capitanata Riccardo di Montefuscolo quel celebre documento che, a circa ottocento anni dalla sua stesura, divide ancora gli storici. Si sollecitavano, in esso, i lavori del castrum di Castel del Monte.

... cum pro castro, quod aput s. Mariam de Monte fieri volumus per te, licet de tua iurisdictione non sit, instanter fieri velimus actractum, fidelitate tue precipiendo mandamus, quatinus actractum ipsum in calce lapidibus et omnibus aliis oportunis fieri facias sine mora; significaturus nobis frequenter, quid inde duxeris faciendum...

Ed è ancora controverso che l'Imperatore si riferisse all'avvio della costruzione o alla sola ristrutturazione di Castel del Monte. Forse era stato già anche a Spello, contesa fra Perugia e gli Svevi; fra i Duchi di Spoleto e la Chiesa. Certamente visitò Spoleto che, passata al controllo guelfo e teatro di ribellione alle prepotenze dei vicari papali, nel 1231 aveva assistito impotente alla decapitazione politica di Reginaldo, figlio di Corrado di Urslingen, sacrificato da Federico sull'altare della conciliazione con Gregorio IX.

A Foligno, l'arrivo dell'Imperatore, circondato dai suoi falconieri e dalle sue guardie saracene, assunse enorme rilievo per i folignati: si vuole, infatti, che da allora i notai datassero i loro atti pubblici con la formula ... tempore domini Frederici Romanorum Imperatoris..., com'era già stato per il leggendario Carlo Magno, e non più dalla nascita di Cristo e dall'anno del Pontificato del Papa in carica. La sosta era stata preceduta da un documento della Cancelleria con cui si enfatizzava il profondo sentimento nutrito dal Sovrano per quella regione nella quale era stato celebrato il suo battesimo, al medesimo fonte di san Francesco, e nella quale egli aveva trascorso la sua più tenera infanzia, presso il Duca tedesco Corrado di Urslingen.

Dei tre anni che il più prestigioso rappresentante della casata sveva trascorse in Foligno non si conosce nulla. E' certo che egli commemorasse il suo lungo soggiorno infantile, organizzandovi un grandioso Parlamento, dalla cui massiccia partecipazione si deducesse il consenso di cui godeva in quelle Province delle quali il Papa gli contestava l'alta sovranità. Dopo la festosa accoglienza di quella popolazione, dunque, si acquartierò nella guelfa Coccorone, grande avversaria di Siena e della stessa Foligno e piazza di scontro fra le popolane fazioni dei Raspanti e dei nobili Beccherini. Vi si trattenne dal 9 al 13 febbraio, praticando la sua passione venatoria e consentendo alla località di mutare il suo nome in Montefalco, in onore ai suoi amati rapaci. Segnatamente ghibellina e definita da Innocenzo IV ...città apostata, inizio di scisma, semenzaio di tradimento, sventura di ogni detestabile infedeltà..., Foligno visse con interesse di parte i venti mesi di vacanza del trono papale successivi alla morte di Gregorio IX.

La propaganda antighibellina, infatti, racconta di scorrerie imperiali al monastero di Sansovino anche se le notizie riferite a tali avvenimenti restano vaghe ed incerte. Vero è, invece, che gli anni seguiti al drammatico agguato di Parma ed al graduale e doloroso declino di Federico furono contrassegnati dalle furiose battaglie ingaggiate dai Folignesi contro gli Spellani e dalle violente incursioni del feroce Azzone o Azo Porcus1, il giureconsulto bolognese, figura di spicco della scuola dei glossatori del periodo svevo.

  1. Azzone, discepolo di Giovanni Bassiano, fu autore di Apparati di Glosse; di Lectura Super Codicem; di Brocarda e di vari altri scritti. La sua forma fu legata alle Summae del Codice e delle Istituzioni che, sostituendo ogni precedente opera del genere, divenne testo indispensabile.