Antologia

Il Grande interregno

di Ornella Mariani
Il Grande interregno.
Il Grande interregno.

Il Grande interregno

Comune a tutte le organizzazioni politico/sociali latine, l’Interregno era un istituto romano creato per regolare la vacanza del supremo Magistrato o del Re, se in regime monarchico, o dei Consoli, se in governo repubblicano: la Regia Potestas, in quel caso, era affidata ad un Interrex o Senatore.

Nel Medio Evo, indicava il periodo compreso fra la deposizione di Federico II da parte di Innocenzo IV, nel 1245, e l’elezione di Rodolfo I nel 1273, ovvero la stagione in cui né a Riccardo di Cornovaglia né ad Alfonso di Castiglia né a P?emysl Ottokar II di Boemia fu riconosciuta la legittimità imperiale.

Nel suo perdurare furono eletti Re dei Romani, senza mai tuttavia riuscire ad esercitare il potere imperiale, Enrico Raspe e Guglielmo II d’Olanda.

Contro l’opinione storica di Friedrich Schiller che, conformemente alla visione romantica della Germania del XIX secolo, connotò quella fase come caratterizzata da disordine e guerre imputabili solo imputarli all’assenza degli Hohenstaufen, l’attuale storiografica tende a ritenere quel periodo estraneo all’egoismo dei Principi che lo occuparono.

In effetti, di là dalle peculiarità dei pretendenti al soglio del Sacro Romano Impero e delle conseguenze prodotte dalla morte di Federico II, la polemica verte ancora tutta nella valutazione di opportunità e legittimità dell’operato del Papa. Sull’argomento, oggi come allora, non si registra unanimità: se il conflitto fra le Parti impegnò nella forma l’area ideologica riferita al ruolo di Capo della Cristianità, nella sostanza riguardò posizioni di potere e ragioni di egemonia: la circostanza che lo Staufen fosse Imperatore tedesco e Re di Sicilia portatore di una convinzione messianica della propria presenza, stringeva la Chiesa fra questi due domini.

Il conflitto causato da tale realtà si risolse in una duplice scomunica di quel Sovrano, nei confronti del quale Gregorio IX non riuscì mai a dissimulare invidia e odio.

Il terreno di scontro era divenuto quanto mai aspro quando costui, nel 1240, aveva programmato un Sinodo romano il cui svolgimento era stato impedito da Federico con un assedio; con l’assalto delle navi a bordo delle quali viaggiava l’Alto Clero convocato; con l’arresto di un centinaio di Prelati.

Gregorio morì a ridosso di quegli eventi: il 21 agosto del 1241.

Il successivo 10 settembre, forse ancora ignari del suo decesso, i più potenti Principi ecclesiastici dell'Impero, ovvero i Primati di Magonza e di Colonia, aprirono anche in Germania quel fronte di ostilità agli Staufen ben vivo nell’ Italia guelfa.

Solo il 25 giugno del 1243 cinse la tiara pietrina Innocenzo IV, al secolo il genovese Sinibaldo Fischi dei Conti di Lavagna: sordo ad ogni tentativo di pace avanzato dalla cancelleria imperiale, ad un anno dall’insediamento egli fuggì a Genova e poi a Lione ove, il 3 gennaio del 1245, convocò un Concilio i cui lavori iniziarono il 28 giugno con circa centocinquanta partecipanti e, pertanto, privo della reale validità ecumenica.

A chiusura dell’assise, sprezzante dell’esigenza di difesa dell’Europa cristiana sottoposta alla pressione dei Mongoli già alle frontiere austriache e degli appelli delle Monarchie continentali che in Federico II vedevano l’autorevole Capo di una crociata cui egli stesso si diceva disponibile, quale sedicente rappresentante di Cristo in terra il Papa sciolse i sudditi dal vincolo di fedeltà; destituì l’Imperatore dalla carica, imputandogli anche il reato di eresia; chiese ai Principi Elettori di eleggere un nuovo Sovrano.

La crisi s’era di fatto latentizzata dalla elezione a Re dei Romani del giovane Corrado IV in una Dieta viennese del 1237: la Chiesa non aveva mai riconosciuto quella investitura ed era stato l’Alto Clero tedesco ostile agli Hohestaufen ad assumere l’iniziativa di indicare per quel trono, il 22 maggio del 1246, Heinrich Raspe definito dagli ambienti ghibellini Pfaffenkönig o Rex Clericorum.

Il giovane Staufen, intanto, non rinunciò al proprio legittimo titolo ma sfidò l’usurpatore che, nell'inverno del 1247, cinse d’assedio Ulma e Reutlingen ove fu ferito e sconfitto, e fuggì nel suo castello turingo di Eisenach morendovi in solitudine il 16 febbraio.

I Guelfi indicarono a succedergli Guglielmo II d’Olanda, stante la generale  indisponibilità dei Principi a sfidare un membro della potente dinastia staufica. Costui fu incoronato dall'arciVescovo di Colonia in Aquisgrana il 1° novembre del 1248. Tuttavia, poiché la più gran parte degli Elettori si era espressa in favore di Federico II, egli rientrò in Olanda e fu solo nel 1250, alla morte del deposto Imperatore ed in assenza di Corrado, nel frattempo sceso in Italia, che egli incontrò quel graduale consenso sancito nel 1254 dalla misteriosa morte dell’erede al trono imperiale.

Condotta una campagna vittoriosa contro Margherita di Fiandra, nel 1256 Guglielmo aggiogò i Frisoni ma, sotto Hoogwood, traversando uno specchio d'acqua ghiacciato, il suo cavallo impennò sbalzandolo di sella e fu da quelli catturato ed ucciso.

I sette Principi Elettori non si accordarono sul successore: tre di essi, ovvero i rappresentanti di Treviri, Sassonia e Brandeburgo, lo indicarono in Alfonso X di Castiglia, mentre quelli di Colonia, Magonza e Palatinato designarono Riccardo di Cornovaglia. Il Settimo: Ottokar di Boemia, votò per entrambi riscuotendo da entrambi denaro.

Nessuno dei due riuscì a trasformare la propria elezione in un potere reale: se Riccardo si fece valere fino a tutto il 1269, recandosi più volte in Germania, Alfonso non dimostrò mai interesse alla corona e, quando il rivale morì, nel 1272, rinunciò ad ogni ulteriore pretesa spingendo, di fatto, Gregorio X a sollecitare una elezione in tempi brevi.

Ottokar fu escluso dalla competizione e gli altri Elettori si riunirono il 29 settembre del 1273 presentando solo due candidati: Rodolfo d'Asburgo e Sigfrido di Anhalt, malgrado si facessero avanti anche il Re di Francia e il Langravio di Turingia.

Il 1° ottobre di quell’anno a Francoforte, l’Asburgo fu eletto Re dei Romani ed il successivo 24 fu incoronato, previo impegno a restituire i beni imperiali alienati durante il periodo staufico ed a cessare le contrapposizioni in essere.

Cinta la tiara, il 9 agosto del 1281 decretò che tutte le donazioni ed i lasciti avvenuti dopo la fine dell’epoca federiciana fossero nulli, se non ratificate dalla maggioranza dei Principi Elettori; insediò Funzionari che individuassero i beni imperiali passati a privati; riorganizzò l’amministrazione del patrimonio e non solo rinnovò il Reichslandfrieden ¹ del 1235, ma ne trattò di locali singolarmente con i Grandi Feudatari nell'Ovest e nel Sud della Germania; affermò la propria autorità nelle periferie; fece abbattere, fra il 1289 ed il 1290, ben oltre sessanta castelli in Turingia; proclamò, solo nel marzo del 1287 un Landfrieden generale. Tuttavia, la vacanza istituzionale durata trent’anni accentuò le spinte centrifughe già presenti nell'Impero e consolidò il ruolo dei Principi Elettori a premessa della Bolla d’Oro del 1356: essi affermarono la propria sovranità e varie città rivendicarono autonomia rispetto al potere feudale ed imperiale.

All'indomani dell'Interregno, in definitiva, gli Imperatori non furono più considerati espressione politica dell'Impero nella sua globalità.

Note

Landfrieden

Letteralmente Pace della terra, nell'ordinamento giuridico medievale era un accordo che sanciva la rinuncia, da parte del titolare di un territorio, all'esercizio dell'uso della violenza per affermare i propri diritti inibedo guerre private o fehde. Avendo natura contrattuale, esso aveva durata e àmbito limitato.  L’istituto nacque nell’XI secolo, a prosecuzione della Tregua di Dio ed il primo Reichslandfrieden imperiale fu del 1103, sotto Enrico IV.  Nel 1152 Federico I promulgò il Grande Reichslandfrieden, esteso a tutti i  territori imperiali.  Quello di Federico II del 1235 fu per la prima volta punbblicato in tedesco e latino e divenne parte integrante della costituzione dell'impero.

Bibliografia