Antologia

La Strage degli Ugonotti

di Ornella Mariani
La Strage degli Ugonotti.
La Strage degli Ugonotti.

Tra il 1560 ed il 1569 la diffusione degli Ugonotti, i Protestanti francesi di orientamento calvinista, allarmò i Cattolici che misero insieme ragioni religiose e politico/dinastiche opponendo la casa regnante dei Valois a quella dei Guisa e realizzando l’atroce massacro della Notte di san Bartolomeo, premessa e conseguenza di una serie di eventi:
la Pace di saint-Germain che, l’8 agosto del 1570, pose fine alla Terza Guerra di Religione;
le nozze di Enrico di Navarra con Margherita di Valois, il 18 agosto del 1572;
il mancato assassinio dell’Ammiraglio Gaspard de Coligny, il 23 agosto del 1572.

La pace di Saint-Germain, pur archiviando una stagione di sanguinose contrapposizioni tra Cattolici e Protestanti si era rivelata fragile: gli Uni vissero con grande scandalo il ritorno degli Altri a Corte; tuttavia la Regina madre Caterina de’ Medici e il figlio Carlo IX, consapevoli delle difficoltà finanziarie del Paese, erano decisi a frenare la ripresa delle ostilità. Per sancire la riconciliazione tra le due parti, costei progettò le nozze della figlia Margherita col calvinista Enrico di Navarra. Il matrimonio, fissato al 18 agosto del 1572, fu contrastato dai Cattolici intransigenti e da Gregorio XIII che, assieme a Filippo II di Spagna, censurò duramente la politica medicea.

Per i festeggiamenti nuziali convenne a Parigi un gran numero di Nobili protestanti amici dello sposo. La città, in quei giorni, era sede di violente predicazioni con le quali i Padri Cappuccini aizzavano all'odio e denunciavano lo scandalo di un connubio fra una Cattolica ed un Eretico. Il Parlamento decise di disertare la cerimonia e Carlo di Lorena si recò a Roma per chiedere al Papa la condanna del vincolo.
A fronte della freddezza del Clero nazionale, la Reggente Caterina persuase il Porporato Carlo di Borbone Vendôme ad officiare il rito, mentre i tumulti inducevano il Governatore François de Montmorency ad allontanarsi da Parigi.

Nel 1572, il clima di rivalsa introdotto dalla Battaglia di Lepanto ed il montante prestigio della Spagna, sostenitrice dei Guisa, favorì l’integralismo cattolico producendo, il 22 agosto, un attentato in danno dell'Ammiraglio Gaspard de Coligny, ferito ad un braccio. Sui mandanti del fatto di sangue, poiché il colpo di pistola fu sparato da una casa di proprietà dei Guisa, si individuarono tre probabili colpevoli: 1) il Cardinale Carlo di Lorena, Enrico di Guisa, Claudio d’Aumale che, quali capi della consorteria cattolica, avrebbero voluto vendicare Francesco I di Guisa, a loro avviso assassinato su ordine del Coligny dieci anni avanti; 2) Fernando Álvarez de Toledo, Duca d’Alba e Governatore dei Paesi Bassi per Filippo II: la vittima appoggiava i ribelli fiamminghi contro l’oppressione spagnola d’intesa con i Nassau e, dopo aver segretamente inviato in giugno truppe in aiuto alla città di Mons, sperava di muovere guerra alla Spagna; 3) la Reggente Caterina a parere della quale l’eccessivo ascendente esercitato dal Coligny sul Re lo avrebbe trascinato in una guerra nelle Fiandre, contro la Corona spagnola. I maggiori sospetti si appuntarono su costei.

Il tentato omicidio sconvolse comunque l’Opinione Pubblica: gli Ugonotti esigevano vendetta e Parigi divenne terreno discontro fra i partigiani dei Guisa e quelli dei Montmorency. Per rassicurare i Protestanti, Carlo IX visitò l’Ammiraglio promettendogli giustizia, mentre i Guisa minacciavano di revocare alla famiglia reale la loro protezione e la Reggente, memore del rischio corso in occasione del tentativo di sequestro nel 1567, già programmava la strage tenendo, nella sera del 22 agosto, una riunione alle Tuileries col Maresciallo di Tavannes, il Barone de Retz, René de Birague e Ludovico Gonzaga-Nevers. Nel pomeriggio successivo ella rivelò falsamente al figlio che i Protestanti stavano complottando contro la Corona. Si vuole che la notizia inducesse Carlo IX a gridare: Ebbene, sia! Li si uccida! Ma tutti! Che non ne resti uno che me ne si possa rimproverare! e ad ordinare l'eliminazione dei Capi protestanti, esclusi i Principi di Navarra e di Condé.

Le Autorità municipali disposero la chiusura delle porte della capitale e il riarmo anche dei Borghesi: la fazione cattolica dei Duchi di Guisa, appoggiata dal Sovrano, dal fratello Enrico e dalla Regina madre, nella notte tra il 23 e 24 agosto scatenò una orrenda caccia all’uomo assassinando gli Ugonotti invitati alle nozze di Enrico di Navarra e Margherita di Valois.
Il segnale d'inizio della strage fu il suono delle campane della chiesa di Saint-Germain-l'Auxerrois, vicina al Louvre, dove molti dei Protestanti abitavano.
L'ammiraglio de Coligny fu colpito a morte nel letto e gettato dalla finestra; i corpi delle vittime furono ammassati per le strade; gran parte della popolazione partecipò all’eccidio durato vari giorni e incoraggiato dal Clero; la Senna si arrossò di sangue.

Il 26 agosto il Re se ne assunse la responsabilità, assumendo di aver dovuto ...prevenire l'esecuzione di una disgraziata e detestabile congiura fatta dall'ammiraglio, capo e autore, e dai suoi aderenti e complici, contro la persona del re e il suo Stato, la regina madre, i fratelli, il re di Navarra e i principi e i signori che erano presso di loro... Ma la carneficina contagiò Orléans e Meaux il 25, mietendo un migliaio di vittime; La Charité –sur-Loire il 26; Angers e Saumur il 28 e il 29; Lione il 31; Bourges l’11 settembre; Bordeaux il 3 ottobre; Troyes, Rouen e Tolosa il 4; Alby, Gaillac e molte aree contigue il 5. Duemila furono le vittime nella sola Parigi e intorno alle diecimila nel resto del Paese.

Lo sterminio fu salutato da Gregorio XIII con un Te Deum di ringraziamento: egli volle celebrarlo col conio di una medaglia con la propria effigie e con affreschi realizzati da Giorgio Vasari.
Se Filippo II di Spagna manifestò il proprio compiacimento, Elisabetta d’Inghilterra indossò il lutto.
Cominciò così la Quarta guerra di religione.
Nei giorni successivi, Carlo IX rivendicò la responsabilità dei fatti, invece imputabili alla madre che lo aveva influenzato.

La Notte di San Bartolomeo

Anno del Signore 1572, mese di Agosto, giorno 24, San Bartolomeo.

Già da diversi giorni Parigi era segnata da fremiti di insofferenza: erano state appena officiate le nozze tra Enrico di Navarra e Margherita di Valois.
Al fasto dei festeggiamenti si era opposta la miseria cittadina e la carestia delle campagne e i Predicatori si erano scagliati contro i Protestanti che, responsabili di crimini contro Dio e contro gli uomini e dei problemi del Popolo, godevano della protezione dell’Ammiraglio Coligny.
Fame, caldo e fanatismo armarono i facinorosi.

Caterina aveva già deciso col figlio Enrico di eliminare Coligny per liberare Carlo dalla sua influenza. Il piano era stato concordato con i Guisa che ne sarebbero stati esecutori per odio personale: Francesco, padre del Duca Enrico, era stato assassinato per ordine dell’Ammiraglio.
Vendette personali, intrighi, tensioni religiose, interessi politici e rancori familiari, dunque, si saldarono per realizzare il diabolico progetto della Reggente che aveva programmato di addossarne le responsabilità ai Lorena/Guisa, rendendoli oggetto della rappresaglia ugonotta e liquidando con una sola manovra le due fazioni avversarie per recuperare il completo controllo della situazione.

L’attentato del 22 agosto contro l’Ammiraglio, tuttavia, fallì per un banale imprevisto: proprio nel momento in cui il sicario premeva il grilletto dell’archibugio, egli si era chinato per sistemare una stringa delle scarpe ed era restato ferito ad un braccio.
Trasportato nella sua abitazione di rue de Bethisy, presidiata dai suoi uomini, vi fu raggiunto dal Re che, recandosi a visitarlo, gli promise giustizia assieme alla madre ed al fratello. Le invettive e la commozione di costoro insospettirono Coligny che li ritenne complici dei Guisa: ai Lorena infatti apparteneva la casa da cui il sicario aveva sparato e l’arma del delitto era un moschetto di una guardia del Duca d’Angiò.

Nel frattempo la notizia del ferimento si diffondeva in tutta Parigi ed il nome dei Lorena era sulla bocca di tutti, provocando le prime scintille della guerra civile: rischiando di essere tirata in ballo nell’imminente inchiesta sul fatto di sangue e di essere esposta alla vendetta del figlio e degli Ugonotti, Caterina interpellò il fedelissimo Tavannes e simulò di avere appreso che Coligny ed i suoi progettavano di eliminare l’intera famiglia reale ed anche Enrico di Navarra, la cui adesione riformista era ritenuta fragile: decisa ad anticipare le mosse degli avversari, ella aveva ben compreso che per legittimare il proprio diabolico disegno doveva convincere il figlio il quale, invece, gridava tutta la sdegnata determinazione a punire gli attentatori dell’Ammiraglio.

Carlo credette fondate le notizie: l’Ammiraglio stava per attuare il sanguinoso colpo di mano.
La sua collera, allora, si risolse con un ordine secco: ...Ammazzateli tutti, finitela, acciocché questa peste non ci molesti più...
La via del massacro era spianata e Caterina l’avrebbe in seguito giustificato: ...Abbiamo dovuto scegliere tra noi e loro. Abbiamo fatto solo ciò che era necessario fare...

La strage nacque, pertanto, come un atto di polizia legittimato dall’autorità regia: gli unici ad essere risparmiati sarebbero stati i Principi di sangue reale Enrico di Navarra e Luigi di Condè.
Gli ordini del Re furono impartiti nella massima segretezza: i rintocchi della campana dell’Hotel de Ville avrebbero dato il segnale dell’’inizio...
Furono convocati al Louvre i responsabili dell’ordine pubblico: Parigi sarebbe stata tenuta sotto controllo attraverso la chiusura di tutte le porte, mentre tutte le barche sarebbero restate legate lungo la Senna e Miliziani volontari cattolici avrebbero presidiato le vie.
Di fatto, tali provvedimenti, lungi dal garantire l’ordine, trasformarono la città in una trappola mortale per migliaia di persone.

Parallelamente, anche i riformati andavano organizzandosi: dopo mezzanotte alcuni Protestanti lasciarono il Louvre per tornare nelle proprie residenze. Fra essi, anche il Conte de La Rochefoucauld che, invano, Carlo aveva tentato di trattenere per il resto della notte.
In quelle concitate ore propedeutiche alla tragedia, cogliendone le drammatiche conseguenze, Caterina fece avvertire il Coligny dell’imminente esecuzione. Troppo tardi: con un’ora e mezza d’anticipo la macchina stragista che ella stessa aveva costruito si era messa in moto e nessuno avrebbe potuto fermarla per i tre giorni successivi. Enrico di Guisa, lo zio Duca d’Aumale e il fratellastro del Re avevano già assolto il loro compito in rue de Bethisy.

La casa dell’Ammiraglio era presidiata dalle stesse guardie del Duca d’Angiò: gli assassini dunque non ebbero difficoltà ad entrarvi e ad avere ragione dei pochi Svizzeri del seguito di Enrico di Navarra.
Coligny era a letto: invano chiese di morire per mano di un Gentiluomo. Il suo corpo esanime fu scaraventato in strada. La vendetta dei Lorena era compiuta.

Anche al Louvre s’era aperta la caccia: i Nobili protestanti furono uccisi nei loro appartamenti e nel cortile del palazzo. Parigi era preda del terrore: agli Incaricati dalla Corona di eliminare i Protestanti si erano affiancati anche cittadini comuni che mutilarono e oltraggiarono il corpo dell’Ammiraglio, prima di appenderlo alla forca di Montfouçon: la testa fu inviata in dono al papa.
La Rochefoucauld fu ucciso dal fratello del buffone di Corte.
Teligny, genero del Coligny fuggì sui tetti, ma fu finito a colpi di archibugio.
Enrico di Navarra e Luigi di Condé ebbero salva la vita per la loro ascendenza reale e per il rapido convertirsi al Cattolicesimo.

Incontrollabile, la violenza dominava la Francia senza riguardo per casta, sesso ed età: si uccise per odio, per interesse, per semplice rappresaglia arrossando di sangue la Senna.
Per tre giorni e per tre notti i Cattolici si dettero ad un orrendo massacro.

Lunedì 25 un arbusto di biancospino nel cimitero degli Innocenti fiorì miracolosamente, dopo anni di sterilità: si gridò al miracolo.
La Vergine aveva legittimato l’eccidio: il Re, Caterina ed il Duca d’Angiò si recarono sul luogo in processione e la carneficina, forte del favore divino, continuò con foga. Solo martedì 26 la furia sanguinaria si attenuò; ma notizia degli eventi parigini si era ben presto diffusa: teatro di massacri furono Troyes, Orléans e Bordeaux, ove il Clero accreditò la strage alla volontà dell’arcAngelo Gabriele.

La carneficina di san Bartolomeo, di cui Caterina de’ Medici fu ispiratrice e regista, indebolì la Nazione già preda di una grave crisi economica derivata dalla guerra con gli Asburgo. Lungi dallo scongiurare lo scontro tra le due fazioni, col suo cinismo ella umiliò la dinastia dei Valois e l’autorità regia; rafforzò, per contro, il potere dei Guisa e rese oltremodo intransigente l’opposizione riformista: la gurra civile lacerò il Paese fino all’estinzione dinastica, provvisoriamente risolvendosi solo nel 1598 con l’Editto di Nantes che accordava ai Riformati la libertà di culto.

La Reggente tentò poi sul piano internazionale di ribaltare la sconfitta in un trionfo: al Cattolicissimo Filippo II di Spagna ed al Papa ella presentò l’eccidio come un atto ineludibile e premeditato del Re ed il Sovrano spagnolo ritenne insufficiente la rappresaglia, a fronte del piano del Coligny di invadere i Paesi Bassi.
Il massacro ugonotto fu comunque un fallimento politico: non solo non eliminò l’opposizione protestantica, ma la rese più combattiva amplificando la disfatta di una Monarchia dedita al mero ed arrogante esercizio del potere.

Bibliografia: