Antologia

L'Aragona: da Raimondo Berengario il Giovane a Giovanni II

di Ornella Mariani
Lo stemma dei re d'Aragona
Lo stemma dei re d'Aragona

Verso la metà dell'VIII secolo gruppi di Yemeniti e Berberi si trasferirono in Aragona centro/meridionale rispettivamente insediandosi fra Saragozza e Calatayud e nelle aree dell'Ebro. Entrambi si integrarono con le popolazioni autoctone di estrazione ispano-romano-visigota, ma non riuscirono mai ad assumere il controllo delle zone pirenaiche nelle quali, verso l'XI secolo sorsero realtà politiche autonome: Marca di Ribagorza- Pallars; Contea d'Aragona; Regno di Pamplona, funzionali alle esigenze imperiali dei confini carolini. Il periodo fu dominato da Galindo I Aznàrez, figlio di quell'Aznar Galindez protagonista delle campagne franche contro i Musulmani. Fu poi Galindo II ad estendere il dominio fino all'alta valle del Gàllego e a volere le nozze della figlia Tota Galindona con Bernardo Unifredo, rampollo di Ramiro I di Ribagorza: l'unione, mirata ad assoggettare una serie di territori fra i due Stati, allarmò il Re di Pamplona Sancho I Garcés che, verso il 920, per prevenire un pericoloso sodalizio militare, occupò l'intera Contea di Aragona. Galindo, allora, offrì in moglie al primogenito di costui Garcìa I Sanchez la figlia Andregota. Ma fu Sancho III Garcés il Grande a riunire quasi l'intera Cristianità iberica in un solo Stato, dalla Galizia alla Contea di Barcellona: Contea d'Aragona, di Castiglia, di Sobrarbe, di Ribagorza, Regno di Navarra e parte del Regno di Leòn. Non a caso, dal 1034, assunse il titolo di Imperator Totus Hispaniae. Prima di spegnersi, egli divise l'immenso patrimonio fra i quattro figli maschi assegnando a Ferdinando Castiglia e parte del Leòn; a Garcìa il Regno di Pamplona; a Gonzalo le Contee di Sobrarbe e Ribagorza; a Ramiro l'Aragona. In quegli anni, caduti gli Omayyadi, si costituì il Principato autonomo di Taifa, con la dinastia dei Banu-Hud ed in particolare con Yusuf al-Muzaffar. Fu allora che gli Emirati arabi si resero sempre più indipendenti da Saragozza e da costui medesimo, sicchè dall'Aragona mosse quella sostanziale conquista non solo della Ribagorza-Pallars caduta qualche decennio prima in mano islamica, ma anche di quelle aree centro-aragonesi già islamizzate: la campagna si concluse nel 1170 con la resa di Albarracìn, ultimo baluardo arabo ed al favorevole esito concorsero gli Stati cristiani di Francia, Navarra e Contea di Barcellona. Furono gli anni dei trionfi del figlio di Ramiro I e di Ermessinda di Bigorra, nato ad Huesca verso il 1042 e morto il 4 giugno del 1094; Conte di Sobrarbe e Ribagorza; Re d'Aragona dal 1063 al 1094 come Sancho I e Re di Navarra dal 1076 come Sancho IV. Alleato con Ermengardo III di Urgell e con i Normanni di Guglielmo di Montreuil, nel 1064 egli sottrasse la città di Barbastro all'arabo al-Muqtadir e nel 1065 sposò Isabella di Urgell, divorziandone cinque anni dopo. In coincidenza con tali eventi e con l'insediamento di Sancho II il Forte al trono di Castiglia, esplose quel conflitto con la Navarra sfociato nel 1067 nella Guerra dei tre Sancho, che vide contrapposti i rispettivi ed omonimi Sovrani di Aragona, Navarra e Castiglia. A margine della sconfitta castigliana, il Re d'Aragona si recò a Roma per dichiararsi vassallo di Giovanni XIII e nel 1076 sposò Felicìa di Roucy, figlia del Conte di Montdidier. Successivamente all'assassinio di Sancho IV di Navarra, nello stesso anno ne acquisì la tiara avvantaggiandosi del rifiuto dei sudditi di riconoscere la sovranità del fratricida Ramon. Nel 1078 fece costruire la piazzaforte di Castellar, imponendo al Re di Saragozza la condizione di tributario e nel 1083 prese Graus, Ayerbe e Piedrataja. Nel 1086 occupò Monzòn, donandola al primogenito Pietro Conte di Sobrarbe e Ribagorza e aprì relazioni con la Castiglia sostenendo Alfonso VI nella Battaglia di Sagrajas e nella difesa di Toledo del 1090 e sottoscrivendo un trattato di reciprocità col Cid Campeador nel 1092. Sancho I si spense il 4 giugno del 1094 durante l'assedio di Huesca, lasciando il solo figlio Pietro, nato da Isabella ed i figli Alfonso il Battagliero e Ramiro il Monaco nati da Felicìa. Al trono gli subentrò il primogenito che conquistò Huesca sconfiggendo nella Battaglia di Alcoraz, il 19 novembre del 1096, il Re di Saragozza al-Musta'in II e si alleò con El Cid per contenere l'avanzata degli Almoravidi battuti nella Battaglia di Bairén. Nel 1097 Pietro spostò la capitale del Regno da Jaca ad Huesca e nel 1101 tentò vanamente di prendere Saragozza; tuttavia, la sua politica antiaraba consolidò il prestigio militare cristiano e gli valse l'indulgenza di Pasquale II. Nel 1104 gli successe il fratello Alfonso I el Batallador, protagonista della Riconquista: in trent'anni di governo, egli strappò ai Mori oltre un terzo dell'Aragona e, con la Battaglia di Valtierra del 24 gennaio del 1110, fece strage dei Musulmani. La popolazione della Taifa depose Abd al-Malik e consegnò Saragozza agli Almoravidi, che occuparono la città il 31 maggio. Alfonso reclutò nuove forze da al-Andalus, ma non sferrò l'attacco finale. L'offensiva riprese incalzante sette anni dopo con la conquista di Morella: il 18 dicembre del 1118 Aragonesi, Catalani, Navarresi e Francesi occuparono Saragozza e frantumarono il fronte musulmano. Nel 1120, infine, la vittoria di Cutanda aprì le porte ai Cristiani di Calatayud e Daroc e spianò la via alla presa di Belchide; Monreal del Campo; Cella; Molina di Aragòn. Morto il pugnace Alfonso, però, i Cristiani furono annientati a Fraga il 17 luglio del 1134. La Reconquista si concluse verso gli inizi del XIII, liberando dal giogo arabo Albarracin, Ademuz e Rubielos de Mora. Ma l'evento cruciale della Storia d'Aragona si verificò nel 1164, quando Alfonso II ereditò dalla madre la Contea di Barcellona: da quel momento, questa fu una realtà nota come Corona d'Aragona. In essa, nel tempo, confluirono Catalogna, Baleari, Regno di Valencia, Linguadoca, Regno di Sicilia, Regno di Sardegna e Regno di Napoli, mentre il Ducato greco di Atene e Neopatria restarono Stati vassalli amministrati dagli Aragonesi siciliani cui, dal 1297, Bonifacio VIII riconobbe anche il titolo di Re di Corsica.

In definitiva, Corona d'Aragona fu l'insieme di regioni che, assoggettate alla giurisdizione dei Sovrani aragonesi dal 1134 al 1714, si consolidò nel 1137 col legame coniugale e dinastico di Ramon Berenguer IV Conte di Barcellona e Petronilla d'Aragona. Dopo il declino della Corona in Occitania in conseguenza della Battaglia di Muret, Giacomo I il Conquistatore spostò l'espansione territoriale verso il Mediterraneo strappando agli Arabi Maiorca e Valencia che, capitale di un neocostituito ed omonimo Regno e dotata di istituzioni locali, si propose terzo Stato inglobato. Maiorca, Cerdanye, Rossiglione e Montpéllier furono cedute al figlio come Regno di Maiorca, ma furono incorporate nel 1349 e mantennero leggi e Fueros propri. L'unione delle due realtà sovrane, infine, fu sancita nel 1479 dalle nozze di Ferdinando II d'Aragona ed Isabella I di Castiglia: l'evento implicò l'accorpamento dell'Andalusia musulmana e della Navarra e l'istituzione del più potente Stato della Penisola iberica il cui centro si spostò prima nella catalana Barcellona e poi a Valencia ed infine a Napoli sotto il governo di Alfonso il Magnanimo. Il sistema politico impostovi ebbe carattere federale e mantenne connotazioni multietniche, malgrado vi primeggiassero cultura ed idioma di Catalogna. Non a caso il trattato riferito alla legislazione navale: il Llibre del Consolat del Mar, fu redatto in catalano. Solo l'avvento della dinastia dei Trastamara conferì al territorio una graduale specificità castigliana e, nel 1707, l'emanazione dei Decreti di Nueva Planta segnò il tramonto dell'Aragona come realtà statuale: da allora essa fu integrata definitivamente alla Castiglia.

I Sovrani

Raimondo Berengario il Giovane o il Santo

Principe d'Aragona; Conte di Barcellona, Girona, Osona, Cerdanya, Sobrarbe e Ribagorza; nato verso il 1113 da Berengario III e Dolce I di Provenza, nel 1131 ereditò i titoli paterni e l'11 agosto del 1137 a Barbastro si impegnò a nozze con Petronilla, figlia di Ramiro II il Monaco Re d'Aragona. Col contratto sottoscritto ad Ayerbe, i contraenti si promisero di non assumere iniziative politiche e militari senza il reciproco consenso. Il 13 novembre dello stesso anno, Ramiro abdicò a favore della figlia; si ritirò in un monastero; affidò la guida del Paese al futuro genero che, tra il 1139 ed il 1140, concluse a Carriòn de los Condes un trattato con Alfonso VII di Castiglia per fissare i confini dei due rispettivi Stati. Quest'ultimo restituì Saragozza in cambio del riconoscimento dei territori sulla sponda sinistra dell'Ebro, lasciando alla Castiglia il controllo di quelli sulla destra ed insieme decisero poi la guerra alla Navarra di Garcìa IV Ramirez. Una volta sconfitto, costui si confermò Vassallo di Alfonso col Trattato di Tudela del 1140, ma mantenne aperto il conflitto con Raimondo. Recuperato, tra il 1141 ed il 1147, il controllo di molte città occupate dai Musulmani in seguito alla sconfitta subìta da Alfonso il Battagliero a Fraga nel 1134, il combattivo Conte condusse sanguinose incursioni nelle regioni di Murcia e Valencia. Nel 1143 a Zamora, in presenza del Legato di Innocenzo II, il Re di Castiglia riconobbe il patto matrimoniale fra Raimondo Berengario e la giovanissima Regina d'Aragona, accettando l'unione della regione con tutte le Contee catalane. L'anno successivo, morto il fratello Conte di Provenza, ne assunse la reggenza per il nipote minorenne Raimondo Berengario II e la mantenne fino a tutto il 1157. Nel 1147, intanto, ligio ai patti sostenne il castigliano Alfonso VII nell'assedio e nella conquista di Almeria; conquistò l'area di Tortosa e sottrasse agli Arabi Lérida. Nel 1149 concluse un accordo di pace col navarrese Garcìa IV Ramirez impegnandosi, contro il fidanzamento fissato con Petronilla d'Aragona, a sposarne la figlia Bianca, a sua volta già promessa all'Infante Sancho di Castiglia. La morte del Ramirez, però, fece sfumare il contratto e Raimondo impalmò la quattordicenne fidanzata nell'agosto del 1150, firmando con Alfonso VII, nell'anno successivo, il Trattato di Tudilén in funzione antinavarrese e con consenso alla conquista aragonese di Valencia, Denìa e Murcia. Nell'agosto del 1161, poi, accompagnò a Torino il nipote omonimo per ottenere dall'Imperatore Federico I di Hohenstaufen la conferma del possesso della Contea di Provenza, concessa previo accordo matrimoniale fra il giovane Conte e la nipote di quest'ultimo, Richenza di Polonia - figlia dell'esule Ladislao l'Esiliato e di Agnese di Babenberg-: le nozze furono officiate nel successivo novembre. Nel 1162, sulla strada del ritorno, a Borgo san Dalmazzo Raimondo Berengario si spense assegnando al nipote la tutela del primogenito Alfonso, designato alla successione al trono d'Aragona ed alla Contea di Barcellona. Aveva avuto da Petronilla cinque figli: Alfonso II, Conte di Barcellona e Re d'Aragona dal 1162 al 1196; Pietro Conte di Cerdanya; Raimondo Berengario III di Provenza; Dolce di Barcellona, sposa di Sancho I del Portogallo; Sancho I di Provenza.

Alfonso II il Casto

Battezzato col nome paterno Raimondo Berengario ma chiamato Alfonso in onore del prozio Alfonso il Battagliero; nato ad Huesca verso il 1153; spentosi a Perpignano il 25 aprile del 1196; detto il Casto, fu Re d'Aragona- incluse le Contee di Sobrarbe e Ribagorza- come Alfonso II e Conte di Provenza, di Rossiglione, di Barcellona e delle Contee catalane come Alfonso I. Aveva sei anni quando, il 10 gennaio del 1159, sposò Mafalda, figlia di Alfonso I del Portogallo e dieci anni quando, in seguito alla morte del padre ed alla abdicazione della madre, fu incoronato e, annessa la Catalogna, prese a regnare come Alfonso I di Catalogna ed Alfonso II d'Aragona. Nel 1166, morto il cugino Raimondo Berengario II nell'assedio antigenovese di Nizza, ne rivendicò la successione alla Contea di Provenza, fondandola sulla colpa di essere femmina dell'erede legittima Dolce II: la spodestò e nel 1172 subentrò nella contea di Rossiglione anche al vassallo Gerardo II, morto privo di discendenza. Nel 1173, morta Dolce, cedette il territorio provenzale al fratello minore Raimondo Berengario e il 18 gennaio dell'anno successivo sposò a Saragozza in seconde nozze Sancha, figlia di Alfonso VII di Castiglia. In quegli anni, stretto un sodalizio con costui che occupò la Rioja, lo sostenne nella guerra contro il Re di Navarra Sancho VI e nella liberazione di Cuenca dall'oppressione mora: nel 1179, a Cazorla, entrambi sottoscrissero un trattato in cui fissavano i confini tra i due Regni e definivano l'assegnazione dei territori guadagnati dall'eventuale esito positivo della Riconquista. Nel 1186, il Casto intervenne anche in Sardegna: a sostegno della cugina Agalbursa, vedova del Giudice d'Arborea Barisone I, insediò al trono il minore Ugone I contro le pretese di Pietro I de Lacon Serra. Parallelamente accettò l'omaggio dei Guasconi delle Contee di Béarn e Bigorre inserendosi nelle questioni della Linguadoca. La morte lo colse a Perpignano il 25 aprile del 1196, con grande rimpianto dei sudditi e della Chiesa, a favore della quale era stato assai munifico: a parte le congrue donazioni, Alfonso aveva favorito la costruzione di monasteri, a partire dall'abbazia di Santa Maria di Poblet; l'inserimento dei Cistercensi nella valle dell'Ebro; l'istituzione del Real Monasterio de Nuestra Senora de Rueda, ove furono sperimentate le prime tecniche idrauliche di Spagna. Poeta e protettore delle Lettere e delle Arti, fu in contatto con i Trovatori Guilhem de saint- Leidier, Raimbaut d'Orange, Dalfi d'Auvergne e Giraut de Bornelh. Dalla moglie Sancha aveva avuto nove figli: Pietro II Re d'Aragona; Costanza, sposata ad Emerico d'Ungheria e poi a Federico II di Hohenstaufen; Alfonso II di Provenza; Eleonora, coniugata al Conte Raimondo VI di Tolosa; Sancha, maritata al Conte Raimondo VII di Tolosa; Sancho Conte di Rossiglione; Ramòn, precocemente morto; Ferrante, monaco di santa Maria di Poblet; Dolce, suora a Sixena. Pietro II Detto il cattolico; nato verso il 1174; morto a Muret il 12 settembre del 1213; Conte di Barcellona e Re d'Aragona, ascese al trono in successione paterna il 26 aprile del 1196 ed un anno più tardi emanò un editto contro gli Eretici minacciandoli di rogo, se non avessero abbandonato il Regno. Nel 1200, favorì l'intesa fra il Re di Castiglia Alfonso VIII e di Leòn Alfonso IX, che insieme aggredirono la Navarra sottraendo molti territori a Sancho VII. Dopo l'incoronazione formale, celebrata da Innocenzo III il 4 febbraio del 1204 nella Basilica romana di san Pancrazio, Pietro giurò obbedienza feudale al Papa; gli riconobbe la supremazia sulla Corona d'Aragona; s'impegnò a passargli un tributo annuo ed a lottare le eresie. In cambio, fu dichiarato Defensor Ecclesiae ed incaricato di guidare la riscossa cristiana contro i Musulmani della Penisola iberica, donde l'appellativo il Cattolico. Nel perdurare della permanenza a Roma, definì col Papa le nozze di sua sorella Costanza con Federico II di Sicilia e nello stesso anno sposò Maria di Montpéllier che lo rese padre di Giacomo. La coppia, tuttavia, fu segnata da una crisi di successione che spianò la via alla separazione dell'Aragona dai possedimenti francesi: verso il 1212 Pietro avrebbe voluto divorziare per sposare Maria del Monferrato ma la moglie ricorse personalmente al Papa. La querelle fu risolta dall'improvviso decesso di lei, nell'aprile del 1213. Riguardo alle eresie, benché propenso come Raimondo VI di Tolosa a non perseguire gli Albigesi, a fronte delle attività avviate nel 1208 da Predicatori venuti in Provenza per imporre le tesi papali, a partire da Domenico Guzmàn, subì l'inevitabilità della crociata del 1209, comandata da Simon de Montfort. Costui, pretestuosamente attaccato il feudo della famiglia Trencavel, prese Béziers e Carcassonne e si macchiò di indicibili orrori, finché Pietro II gliene concesse il feudo ed accettò di cedere in nozze una sua figlia all'Infante Giacomo d'Aragona. Nello stesso periodo, contro il sostegno fornito da Filippo Augusto di Francia alla sacra campagna, il Sovrano parteggiò per Giovanni d'Inghilterra e, nel 1213, dopo la pretesa di Innocenzo III di una spedizione anche contro i Musulmani, allestì un imponente esercito con gli altri Re della Penisola iberica –tranne Alfonso IX di Leòn-: il 16 luglio del 1212, le truppe di Sancho VII di Navarra, di Alfonso VIII di Castiglia, di Alfonso II del Portogallo inflissero agli Almohadi del Califfo Yacub ben- Yussuf una epocale sconfitta nella Battaglia di Las Navas de Tolosa avviando l'irreversibile declino moro nella Penisola iberica. Nell'area di Tolosa, intanto, Simon de Montfort aveva ripreso le sue scorrerie contro Raimondo di Tolosa ed i suoi Vassalli: Pietro II ricorse al Papa ma, quando comprese che l'aggressore era ormai incontrollabile, appoggiò apertamente il Conte di Tolosa e si contrappose ai Crociati a Muret perdendovi la vita il 12 settembre del 1213. L'Infante d'Aragona fu preso prigioniero e rilasciato solo nel 1214.

Giacomo I il Conquistatore

Figlio unico, nacque a Montpéllier il 2 febbraio del 1208 e fu Re d'Aragona, Conte di Barcellona, Re di Valencia, Re di Maiorca, Signore di Montpellier e di altri feudi occitani. Preso prigioniero a Muret, ove il padre difendeva i Vassalli dalle violenze pseudoreligiose di Simone de Montfort, fu liberato solo nel 1214. Trascorsi gli anni della formazione nel castello di Monzòn, sotto la tutela dell'Ordine Templare e del Gran Maestro Guglielmo di Montredò, ebbe come Reggente il prozio Conte di Rossignone Sancho Raimùndez, figlio del Conte di Barcellona Ramòn Berenguer IV: a soli sei anni a Lleida giurò fedeltà al Paese e nel settembre del 1218, dichiarato maggiorenne dalla prima Corte Generale aragonese-catalana, ascese al trono. Nel 1221 ad Ágreda sposò Eleonora, figlia di Alfonso VIII di Castiglia; ma le nozze furono annullate nel 1229. Nel 1231 firmò il Trattato di Tudela col Re di Navarra Sancho VIII prevedendovi, fra l'altro, che l'uno dei due sopravvissuto avrebbe occupato il Regno dell'altro. Tuttavia, quando nel 1234 costui si spense, consentì ai sudditi di sceglierne come Sovrano il nipote Tebaldo IV di Champagne. I primi anni di governo di Giacomo subirono varie turbolenze: membri della sua stessa famiglia, mirando ad usurpargli la corona, nel 1224 lo presero prigioniero. Nel 1227 affrontò una rivolta dello zio Ferrante, risolvendola col Concordato di Alcalá, mediato dal Vescovo di Tortosa: vi si confermava la supremazia della Corona sui Nobili e vi si definivano spedizioni antislamiche. Nel dicembre del 1228 ricorsero al Re i Commercianti di Barcellona, Tarragona e Tortosa per essere protetti dai pirati di Maiorca. In una riunione delle Cortes, i Catalani posero a disposizione le loro navi, mentre l'Aristocrazia locale e quella aragonese riunita a Lleida accettavano di supportare l'impresa in cambio di parte del bottino e dei territori da conquistare. Alcuni contingenti mossero da Salou nel 1229 per affrontare le armate del Governatore almohade isolano Abu¯ Yahya; altri sbarcarono a santa Ponsa e sconfissero gli Arabi nella Battaglia di Portopi del 13 settembre: l'isola fu presa e Giacomo vi fece ingresso il 31 dicembre successivo, mentre parte della Popolazione musulmana riparava in Africa e parte veniva ridotta in schiavitù. Massacrati gli abitanti di Medina Mayurqa, l'esercito fu però decimato da una epidemia ed i Nobili catalani tentarono di appropriarsi dell'ntero bottino di guerra, provocando una violenta reazione aragonese. Maiorca fu comunque annessa alla Corona come Regnum Maioricarum et insulae adyacentes, ottenendo in seguito la carta di franchigia. Le contrapposizioni per la spartizione delle prede, tuttavia, impedirono la conquista anche di Minorca, resa comunque vassalla per effetto del Trattato di Capdepera del 1231, col quale Giacomo impose ai Musulmani la sua sovranità. Le ultime a cedere furono Ibiza e Formentera, acquisite col significativo apporto del Primate di Tarragona Guglielmo di Montgrì, del fratello Bernardo di santa Eugenia e di gran parte dell'Aristocrazia catalana. La campagna cessò nel 1235 e nel 1236 le isole furono ripopolate con Agricoltori dell'Empùries. La conquista di Valencia, invece, fu solo aragonese: ad Alcañiz nel 1231 Giacomo definì con Blasco di Alagòn ed il Gran Maestro ospedaliero Hugo de Folcaquer il programma di invasione dell'area e nello stesso anno, occupate le terre di Castellòn, presero Peñíscola e Burriana; poi procedettero a Sud, verso il fiume Jucàr e, nell'agosto del 1237, conquistarono Puig nella quale il Re entrò il 9 ottobre. Egli aveva già convocato, fin dal 1232, il primo Concilio di Tarragona ed istituito il Tribunale dell'Inquisizione, affidandolo a Raimondo di Peñafort. In quegli anni, morto il cugino Nuño Sanchez, ne aveva ereditato per disposizione testamentaria le Contee di Rossiglione, Cerdanya e Fenolleda. Nel 1240 Giacomo, che l'8 dicembre del 1235, aveva ottenuto l'annullamento del primo matrimonio e sposato Violante, figlia di Andrea II d'Ungheria, sostenne lo scomunicato Raimondo di Trancavel nella guerra antialbigese e nel 1242, con l'inglese Enrico III e Raimondo VII di Tolosa, contro Alfonso di Poitiers appoggiò Ugo di Lusignano, capo della ribellione delle Baronie del Poitou e della Guascogna. Tra il 1243 e il 1245, dopo essersi duramente opposto a Carlo d'Angiò nella successione alla Contea di Provenza per la morte del titolare Raimondo Berengario IV, concluse con l'Infante Alfonso X di Castiglia i limiti di spettanza territoriale sanciti dal Trattato di Almizrra, a conferma dell'intesa intervenuta a Cazorla nel 1179 tra Alfonso VIII ed Alfonso II: le terre a Sud dell'asse Biar-Villajoyosa, inclusa la Murcia, restarono ai Castigliani ma il Regno di Valencia passò sotto amministrazione aragonese solo nel 1305, per effetto del Trattato di Torrellas e del Trattato di Elx. Quanto alla Murcia: nel 1243 i Castigliani l'avevano sottomessa ma il Popolo, aizzato dal Re di Granada, insorse nel 1246. La Regina Violante di Castiglia, sposa di Alfonso X il Saggio, ricorse al padre: Giacomo inviò truppe ancora guidate dall'Infante Pietro che, solo nel 1265, recuperò definitivamente il controllo del territorio. Sempre tesi, invece, furono i rapporti con i Francesi, pur migliorando col Trattato di Corbeil del 1258 col quale l'Aragona, mantenendo la Signoria di Montpellier, rinunciò ad ogni pretesa sull'Occitania, storicamente appartenuta alla Contea di Barcellona e Tolosa; per contro, Luigi IX abdicò da qualsiasi da diritto sulle Contee di Rossiglione e Catalogna. Gli accordi furono ratificati dalle nozze di Isabella d'Aragona con Filippo di Francia nello stesso anno in cui l'Infante Pietro sposava Costanza di Sicilia. In definitiva, malgrado tante turbolenze e malgrado le frequenti insurrezioni arabe, Giacomo condusse una politica illuminata e soprattutto rispettosa delle consuetudini degli eterogenei sudditi. Pubblicate le Compilacion de Canella: un compendio dei principi del Diritto aragonese tradizionale non abrogante comunque i Fueros, il Sovrano si spense il 27 giugno del 1276 a Valencia, dopo sessantatré anni di ininterrotto governo, lasciando all'erede Pietro i Regni di Aragona e Valencia e le Contee catalane. Al figlio omonimo destinò la Signoria di Montpellier ed il Regno di Maiorca, comprensivo delle Baleari. Da Eleonora aveva avuto il premortogli Alfonso; Violante d'Ungheria gli mise al mondo invece nove figli: Violante, moglie di Alfonso X il Saggio; Costanza, sposa dell'Infante di Castiglia don Manuel; Pietro III il Grande; Sancha, suora; Giacomo Re di Maiorca; Isabella, sposa di Filippo III l'Ardito; Maria, suora; Sancho, Abate di Valladolid e Primate di Toledo; Ferdinando, morto bambino.

Pietro III il Grande

Re d'Aragona e Valencia e Conte di Barcellona e di Sicilia, nacque a Valencia nel 1239 e si spense a Villafranca del Penedès l'11 novembre del 1285. Aveva diciotto anni quando, nella veste di procuratore per la Catalogna, partecipò alle campagne contro le insurrezioni dei Nobili durate a tutto il 1261. Nel 1262 a Montpellier, contro le volontà papali, sposò Costanza figlia di Beatrice di Savoia e di Manfredi di Svevia, ponendo un'ipoteca successoria sul Regno di Sicilia. Asceso al trono nel 1267 Pietro, alla cui Corte erano riparati molti partigiani degli Svevi, fu costretto a soffocare le rivolte dei Moriscos valenciani e nel 1267 conquistò Montesa. Nel 1275, morto Ferdinando de la Cerda, figlio della sorella Violante ed erede al trono di Castiglia, accettò di ospitare nella fortezza di Jàtiva la prole di costui: gli Infanti Alfonso e Ferdinando, la cui madre Bianca di Francia era fuggita presso il fratello Filippo l'Ardito. In quegli anni, a seguito dell'istituzione dell'imposta sul bestiame, l'Aristocrazia catalana insorse nelle Contee di Urgell, Foix, Cardona ed Erill provocando l'assedio di Balaguer alla cui resa i ribelli furono annientati. Pietro, che aspirava a riconquistare per la moglie il Regno di Sicilia e che teneva una rete di contatti con le fazioni antifrancesi, nel 1281 allestì una crociata contro il NordAfrica e, privo del consenso di Martino IV, nel giugno del 1282 sbarcò a Barberia. Nello stesso anno, durante i Vespri, una delegazione ghibellina lo raggiunse a Tunisi e gli offrì la tiara sicula quale marito della legittima erede Costanza. Pietro accettò e il 30 agosto raggiunse Trapani confortato da migliaia di Almugaveri: Fanti da guerriglia celebri per coraggio, crudeltà e lealtà alla Monarchia. Carlo d'Angiò, che il 25 luglio precedente aveva assediato Messina, arretrò: occupata l'isola, gli Aragonesi si spostarono in Calabria il 26 settembre. Entro fine d'anno, l'ambìto Regno fu diviso: la Sicilia fu in mano spagnola e il territorio continentale in mano anngioina. Proclamato Re col titolo federiciano di Rex Siciliae, Ducatus Apuliae et Principatus Capuae, Pietro nominò Ruggero de Laurìa Ammiraglio Generale ed il medico Giovanni da Procida Gran Cancelliere del Regno. Martino IV lo scomunicò; non gli riconobbe il titolo e lo dichiarò decaduto anche della titolarità dell'Aragona che offrì al terzogenito del Re di Francia Filippo l'Ardito, marito di Isabella: la sorella dello stesso Pietro. Affidata la reggenza della Sicilia alla moglie, nel maggio del 1283 il Sovrano rientrò in Penisola iberica per sfidare il rivale: nel luglio successivo, Ruggero de Laurìa sbaragliò la Flotta rivale che tentava un'invasione della Sicilia. Fu quanto bastò perché il Papa bandisse una crociata e scomunicasse l'intera isola, finanziando l'Armata navale di Carlo d'Angiò, pronto a partire dalla Provenza e a congiungersi ai contingenti partenopei ed a quelli di stanza a Brindisi. Tuttavia, a sorpresa anticipandone le mosse, ancora il de Laurìa entrò nel porto di Napoli e batté gli usurpatori prendendo prigioniero Carlo II lo Zoppo. Quando Carlo d'Angiò apprese a Gaeta della cattura del figlio, rinunciò alla progettata invasione dell'isola; assediò invano Reggio e arretrò in Puglia morendo a Foggia il 7 gennaio del 1285. Il 28 maggio successivo si spense a Perugia anche Martino IV. Accompagnato dai figli Filippo il Bello e Carlo e dal Legato pontifici, alla testa di un imponente esercito Filippo III di Francia attraversò il Rossiglione seminando lutti ed orrori; valicò i Pirenei; assediò Gerona ma, poiché la sua Flotta nel frattempo fu duramente sconfitta dal de Laurìa, effettuò una ignominiosa ritirata e cessò di vivere il 5 ottobre a Perpignano. Pietro morì, invece, l'11 novembre successivo a Villafranca del Penedès lasciando la complessa eredità al figlio Giacomo. Dalla sveva Costanza aveva avuto sei figli: Alfonso il Liberale, Re d'Aragona; Giacomo il Giusto, Re di Sicilia; Isabella la Santa, Regina del Portogallo; Federico Re di Trinacria; Violante, sposa di Roberto d'Angiò; Pietro, Principe di Sicilia e Aragona.

Alfonso III

Era nato a Valencia nel 1265 e sarebbe morto a Barcellona il 18 giugno del 1291. Re d'Aragona e Valencia; Conte di Barcellona e Sovrano di Maiorca, il 15 agosto del 1282 sposò Eleonora, figlia di Edoardo I d'Inghilterra e di Eleonora di Castiglia. Nel 1285 fu incaricato dal padre di sottrarre Maiorca allo zio Giacomo che, con Filippo l'Ardito, aveva aderito alla crociata antiaragonese bandita da Martino IV. Asceso al trono nel novembre di quello stesso anno, mentre il fratello Giacomo cingeva la tiara siciliana, nel 1286 concluse la conquista dell'isola spagnola e di Ibiza e procedette alla occupazione di Minorca espropriandola all'Emiro Abû'Umar, accusato di condotta filoangioina. In politica interna subì molte rivolte dell'Aristocrazia, gelosa dei privilegi accordati alla Borghesia mercantile catalana. Pertanto, dopo le Cortes del giugno del 1286 a Saragozza e dell'ottobre successivo a Huesca, solo a margine delle Assemblee del 1289 a Monzòn, il Re riuscì a consolidare il proprio prestigio. Contro Sancho IV di Castiglia, reo di aperta inclinazione ai Francesi, nel settembre del 1288 Alfonso partecipò ad Jaca a quella proclamazione di Alfonso de la Cerda a Re di Castiglia, causa della guerra di frontiera durata fino al 1291 fra Castiglia medesima ed Aragona. Quanto alla politica estera, Alfonso ignorò le pressioni papali, francesi ed inglesi circa la liberazione di Carlo lo Zoppo che si risolse a rilasciare solo il 27 ottobre del 1288 a Canfranc, previa cessione di tre figli in ostaggio. La guerra, tuttavia, non cessò: in soccorso di Giacomo il Giusto intervenne l'Ammiraglio Ruggero de Laurìa finchè, nel febbraio del 1291, avvenne la riconciliazione con la Francia e col Papato, ancora sostenitore dell'insediamento di Carlo di Valois al trono d'Aragona: disconoscendo i diritti del germano sulla Sicilia, il Sovrano ottenne che Carlo di Valois rinunciasse a pretese sull'Aragona in cambio del possesso delle Contee di Maine ed Angiò e della mano di Margherita, figlia di Carlo II di Napoli cui tornava il controllo dell'isola. Alfonso III si spense improvvisamente e senza discendenza il 18 giugno del 1291: il fratello Giacomo ereditò i Regni di Aragona, Valencia e Maiorca accettando di lasciare la Sicilia al germano Federico.

Giacomo il Giusto

Secondogenito di Pietro III il Grande, nato a Valencia il 10 agosto del 1267; morto a Barcellona il 2 novembre del 1327; Re d'Aragona, Valencia e Barcellona come Giacomo II; Re di Sicilia e Maiorca come Giacomo I, cinse la tiara quando il Sud peninsulare italiano era diviso in Regno di Napoli e Regno di Trinacria. S'insediò al trono in una complessa situazione politica: dopo il fallimento dell'accordo di Oléron del 1287, cui seguì quello di Canfranc dell'anno successivo, il fratello Alfonso aveve accettato di rilasciare Carlo II lo Zoppo, mantenendo lo status quo in Sicilia. Costui era stato liberato ed incoronato a Rieti il 19 giugno del 1289 dal Papa che, revocati i patti, aveva ripreso la guerra per poi accettare una tregua biennale nell'agosto successivo, quando Acri era stata minacciata dai Mameluchi e si era resa necessaria una nuova crociata. Nel febbraio del 1291 a Tarascona, sacrificando i diritti di Giacomo, Alfonso si era poi riconciliato con la Chiesa e con la Francia ed aveva ceduto la Sicilia agli Angioini, a condizione che Carlo di Valois rinunciasse al trono aragonese. Si era poi spento lasciando per disposizione testamentaria Aragona, Catalogna, Valencia e Maiorca al germano ed assegnando l'isola al fratello minore Federico. Investito, tuttavia, dei territori iberici nel luglio del 1291, il nuovo Re mantenne il Regno isolano concedendone a costui il solo governatorato congiunto a quello della madre Costanza e, il 1° dicembre dello stesso anno, sposò a Sorìa Isabella di Castiglia: le nozze furono sciolte tre anni più tardi. In quel periodo la situazione internazionale era tornata alla condizione precedente all'accordo di Tarascona, ma Giacomo aspirava ad archiviare i contrasti con il Papato, con la Francia e con la Castiglia. La svolta avvenne il 23 dicembre del 1294, quando al soglio pietrino ascese Bonifacio VIII il quale, rilanciando la proposta a suo tempo avanzata da Celestino V, il 12 giugno del 1295 concluse con l'Aragona e con Carlo II d'Angiò il Trattato di Anagni: Giacomo accettava di cedere la Sicilia e di liberare i tre figli del rivale, da sette anni ostaggio della Corona. In cambio avrebbe guadagnato i feudi di Sardegna e Corsica ed avrebbe sposato Bianca, la figlia dell'Angioino, mentre il germano Federico, invece, avrebbe impalmato Caterina Courtenay, erede del trono d'Oriente. Ma il giovane, deluso dallo sprezzo tenuto dal fratello circa le disposizioni precedentemente fissate da Alfonso III, rifiutò e si schierò con gli Isolani: dichiarato decaduto il Sovrano aragonese, l'11 dicembre del 1295 il Parlamento di Sicilia a Palermo proclamò Federico III Re di Sicilia e ratificò la decisione il 15 gennaio del 1296 nel catanese castello di Ursino. L'investitura ufficiale, invece, avvenne nel Duomo della capitale il 25 marzo successivo. Il 29 attobre precedente, rispettoso degli accordi anagnini, Giacomo aveva sposato a Vilabertran la Principessa angioina. Ma in calce a quegli accordi, Bonifacio VIII aveva suggerito al Re d'Aragona di restituire il Regno di Maiorca allo zio Giacomo II: col Trattato di Argilers del 1298, che rilanciava il Trattato di Perpignano del 1279 il reinsediato Sovrano, pertanto, si riconobbe Vassallo del nipote omonimo e rientrò in possesso delle prerogative. All'inizio del 1298, poi, per ripianare la situazione di belligeranza introdotta da Federico nel napoletano, il Papa convocò a Roma Carlo II d'Angiò e Giacomo d'Aragona esortandoli alla riconquista della Sicilia nel rispetto del Trattato di Anagni. Per protesta, Giovanni da Procida e Ruggero de Laurìa abbandonarono l'isola con la Regina-madre Costanza: Re Giacomo e gli Angioini marciarono contro Federico III e lo sconfissero nel luglio del 1299 a Capo d'Orlando. L'anno dopo, a fronte della irriducibilità di costui, il Sovrano d'Aragona rientrò in patria: la guerra cessò con la Pace di Caltabellotta del 31 agosto del 1302. Federico, che avrebbe sposato Eleonora, figlia di Carlo II, avrebbe mantenuto il governo della Sicilia col titolo di Re di Trinacria e, alla sua morte, l'isola sarebbe tornata in orbita angioina. Nel 1300, fondata l'Università di Lèrida, la cui istituzione fu confermata da una Bolla di Bonifacio VIII, Giacomo mosse guerra alla Murcia per recuperare i territori spettanti all'Aragona secondo il Trattato di Almizra, intervenuto nel 1244 tra Giacomo I ed Alfonso X di Castiglia a conferma dell'intesa già sottoscritta a Cazorla nel 1179 da Alfonso VIII di Castiglia ed Alfonso II d'Aragona; nel 1304, poi, col castigliano Ferdinando IV si impegnò nella Sentencia arbitral de Torrellas, ratificata l'anno dopo col Trattato di Elx: la Murcia veniva confermata alla Castiglia che recuperava anche Cartagena, mentre le città di Orihuela, Elx, Caudete, Elda ed Alicante passavano al Regno di Valencia, a sua volta parte della Corona aragonese; nel 1309, infine, sostenne la Castiglia nella conquista di Gibilterra. Nel 1311 a Maiorca Sancho I successe a Giacomo II. In mancanza di discendenza legittima, Giacomo il Giusto progettò di accorpare quel trono alla sua Corona; tuttavia, nel 1315 a Federico di Maiorca, germano del nuovo Re, nacque un figlio maschio. L'evento contrariò il Re d'Aragona che ne avrebbe fatto un casus belli, se non fosse intervenuto Giovanni XXII. La soluzione alla questione fu individuata nell'impegno di Sancho a sostenere la conquista aragonese della Sardegna in cambio del riconoscimento dell'erede neonato e della rinuncia a mire sulla tiara di Maiorca. Nel frattempo, vedovo da cinque anni, nel 1315 si sposò per la terza volta: per procura nella chiesa cipriota di Nicosia e poi di persona a Girona, impalmò Maria, figlia di Ugo III di Lusignano. Ancora vedovo, quattro anni dopo, a Tarragona contrasse la quarta unione con Elisenda di Montcada che, alla di lui morte, si ritirò fra le Clarisse di Pedralbes a Barcellona. Nel 1324, morto Sancho di Maiorca, il novenne Giacomo ascese al trono sotto tutela dello zio Filippo, sul quale Giacomo d'Aragona intervenne perché tenesse fede ai patti: sostenere la conquista della Sardegna. La campagna, cui aderirono il secondogenito Alfonso e le Famiglie Carrozz e Cappai, si concluse verso il 1235 quando il Sovrano sessantaseienne si spense. Dalle mogli Isabella, Maria ed Elisenda non aveva avuto prole, ma Bianca lo rese padre di dieci figli: Giacomo, Abate; Alfonso il Benigno, Re; Maria, sposa di Pietro di Castiglia; Costanza, coniugata a Giovanni Emanuele di Castiglia; Elisabetta, moglie di Federico I d'Asburgo; Giovanni, Primate di Toledo e Patriarca d'Alessandria; Pietro, Conte di Ribagorza ed Empùries; Bianca, suora; Raimondo Berengario, Conte di Prades; Violante, maritata al Despota Filippo di Romania.

Alfonso il Benigno

Nato a Napoli nel 1299 e spentosi a Barcellona il 27 gennaio del 1336; Conte di Urgell e Barcellona in virtù della rinuncia del fratello primogenito, fu Re d'Aragona come Alfonso IV; di Valencia come Alfonso II; di Sardegna come Alfonso I. Quindicenne impalmò a Lérida la Contessa Teresa di Urgell, figlia di Gombai d'Entança e di Costanza d'Antillòn, così unendo alla Corona anche l'ultima Contea catalana. Asceso al trono nel 1327, due anni dopo sposò in seconde nozze Eleonora di Castiglia, moglie mancata del fratello maggiore, così attenuando i contrasti col Regno a confine. Proposta, poi, invano all'omonimo Sovrano castigliano una spedizione congiunta contro il Regno di Granada, nel 1329 si mosse autonomamente ma senza apprezzabili risultati. Nel 1331, tuttavia, recuperò Valencia, Elx ed Orihuela attaccate dai Mori e tentò la conquista di Almeria. L'azione si risolse nel 1333 in un drammatico disatro in esito al quale, due anni dopo, accettò la pace con Granada. L'inadeguata politica estera, funzionale a prospettive mediterranee, fu causa di gravi problemi: tra il 1239 ed il 1336 la guerra con le Repubbliche di Genova e Pisa; l'occupazione di Sassari; il ripopolamento della Sardegna con genti iberiche; il blocco ligure dei porti catalani; rilevanti danni ai traffici; conseguente carenza di generi alimentari; carestia del 1333 e 1334; diecimila vittime e tre sanguinose insurrezioni sassaresi. Amare vicissitudini accompagnarono anche la politica interna: nel 1331 Alfonso dotò i figli avuti da Eleonora di una parte del Regno di Valencia a confine con la Castiglia, scontentando i sudditi e sollevando l'opposizione del primogenito Pietro il Cerimonioso che, nel 1333, esercitò tali pressioni da indurlo alla revoca delle donazioni ed alla dichiarazione di indivisibilità del Regno. Tuttavia il Sovrano riuscì ad annettere all'Aragona il Ducato di Atene e Neopatria; a promuovere molte attività culturali; a dotare l'Università di Lérida di nuove aule per lo studio del Diritto; ad assegnare ai Docenti salari più alti; a manifestare grande tolleranza nei confronti dei Musulmani; a ridurre il potere dell'Aristocrazia; a consolidare alleanze attraverso l'accorta strategia dei matrimoini; a sedare le proteste sarde accordando a Cagliari il diritto di conio. Alfonso si spense il 27 gennaio del 1336, lasciando nove figli di cui sette avuti da Teresa: Alfonso, Re; Costanza, sposa di Giacomo III di Maiorca; Pietro IV, Re; Giacomo I, Conte di Urgell; Isabella, Federico e Sancho, precocemente morti. Da Eleonora, invece, nacquero Ferdinando Marchese di Tortosa, sposato a Maria del Portogallo ed assassinato a Burriana dal fratellastro Pietro IV per aver guidato la rivolta valenciana del 1348 e Giovanni, coniugato con Isabella Nùñez de Lara ed assassinato su mandato del cugino Pietro di Castiglia il Crudele.

Pietro il Cerimonioso

Nato a Balaguer nel 1319, per la premorte del fratello maggiore divenne primo nella successione: unto nella Pasqua del 1336 dal Primate di Saragozza don Pedro de Luna, si autoincoronò Sovrano d'Aragona, di Valencia, di Sardegna e di Maiorca e Conte di Barcellona e di Urgell come Pietro IV. Subito dopo, si recò ad Avignone per rendere omaggio a Benedetto XII. Fu detto il Cerimonioso per l'inderogabile rispetto delle apparenze ma fu illuminato politico; coraggioso soldato; Sovrano generoso. Tra le prime iniziative adottate, abolì la tradizione aragonese di contare gli anni da Cesare ed introdusse il conto dalla nascita di Cristo. Nel 1337 sposò Maria di Navarra, figlia della Regina Giovanna e di Filippo d'Évreux: nel patto coniugale fu prescritto il passaggio del regno alla sposa, in mancanza di proile maschia. Pietro detestava il cugino-cognato Giacomo di Maiorca, coniugato a sua sorella Costanza: appena insediato, pertanto, gli impose il giuramento di vassallaggio cui aveva rinunciato suo nonno Giacomo II il Giusto col Trattato di Anagni del 1295. Non pago, alimentò pretestuose tensioni processandolo per alto tradimento; ottenendone la condanna e confiscandolgi i beni che accorpò alla Corona. L'imputato naturalmente resistette ed allora egli occupò Maiorca e lo sconfisse nella Battaglia di Santa Ponça, obbligandolo ad arretrare nelle Contee pirenaiche. Tuttavia, trascorso un periodo nella Signoria di Montpellier che nel 1349 vendette a Filippo VI di Francia, Giacomo allestì un formidabile esercito e sbarcò a Maiorca nel tentativo di recuperarla. Il 25 ottobre di quello stesso anno, però, cadde nella Battaglia di Llucmajor nella quale il figlio omonimo, detto il Pretendente, fu ferito e catturato. Pietro aveva finalmente riportato nell'orbita aragonese Maiorca e le Contee di Rosiglione e Cedanya. Restato vedovo, nel 1347 aveva intanto sposato la portoghese Leonora, ma la gioia nuziale fu offuscata da due rivolte: una in Aragona contro la nomina successoria espressa in favore della figlia Costanza; l'altra a Valencia, fondata su rivendicazioni autonomistiche e capeggiata dal fratellastro Ferdinando di Tortosa, genero di Pietro I del Portogallo. Nel 1348 la peste si abbatté anche sull'Aragona: la Regina ne fu colpita a morte mentre maturavano nuove incombenze: già alleato di Venezia, Pietro mosse guerra a Genova poiché i Doria avevano sollevato Alghero e fatto massacrare la guarnigione spagnola locale. Il 27 agosto del 1349, nella stessa giornata in cui, sposandosi per la terza volta, impalmava Eleonora, figlia di Pietro II di Sicilia e di Elisabetta di Carinzia, l'Ammiraglio Bernardo de Cabrera annientò la Flotta ligure nella cruenta Battaglia di Porto Conte. La città ribelle fu rripopolata con Catalani, mentre il conflitto si estendeva ad Arborea, ultimo dei Giudicati sardi governato da Mariano IV. Ancora in quell'anno, il Sovrano si incuneò nel conflitto per la successione castigliana fra Pietro il Crudele ed Enrico di Trastamara, appoggiando quest'ultimo e consentendogli il transito delle truppe in territorio aragonese. Nel 1356, il Sovrano di Castiglia alleato dei Genovesi aggredì l'Aragona per riprendersi le terre murciane cedute al Regno di Valencia: la Guerra dei due Pietro si concluse nel 1361, senza vincitori né vinti, con la Pace di Terrer del 18 maggio. Non era tutto: ribaltando il fronte delle alleanze, Enrico di Trastamara invase l'Aragona sconfiggendone il Re, cui impose il Trattato di Almazàn del 1375. Fu a margine di esso, che il Sovrano si macchiò a Burriana dell'assassinio del fratellastro Ferdinando, colpevole di aver guidato l'insurrezione valenciana del 1348. Tuttavia, il giudizio storico sul suo operato politico resta positivamente legato alla istituzione della Generalitad che, fra il 1358 ed il 1359, tenne riunioni nelle Cortes di Barcellona, Villafranca del Pinedés e Cervera, sotto la regìa del suo primo Presidente Berenguer de Cruilles. Ancora vedovo, in quello stesso turbolento 1375, Pietro maturò le quarte nozze sposando nel 1377 Sibilla Fortià. L'anno dopo fu la stagione del Grande Scisma d'Occidente: egli se ne tenne neutrale, in attesa dei risultati di una prima inchiesta del 1380 e di una seconda del 1386, a margine della quale si schierò con l'avignonese Clemente VII contro il romano Urbano VI. Pietro IV si spense il 5 gennaio del 1387, dopo cinquantatré anni di governo. Da Maria di Navarra aveva avuto quattro figli: Costanza, sposa di Federico IV di Sicilia; Giovanna, maritata a Giovanni d'Empùries; Maria e Pietro. Da Leonora del Portogallo non ebbe prole. Da Eleonora di Sicilia nacquero invece Giovanni il Cacciatore, designato erede dell'Aragona; Martino il Vecchio, Re d'Aragona; Alfonso; Eleonora, sposa di Giovanni di Castiglia. Da Sibilla, infine, ebbe tre figli: Alfonso, Conte di Morella; Pietro; Isabella, moglie di Giacomo II di Urgell.

Giovanni il Cacciatore

Figlio di secondo letto; nato a Perpignano il 27 dicembre del 1350 e morto a Foixà il 19 maggio del 1396; Re d'Aragona, Valencia, Sardegna, Maiorca e Corsica, Giovanni fu detto anche El Amador de la gentileza. Nel 1373 sposò Marta d'Armagnac e, vedovo cinque anni dopo, impalmò Jolanda di Bar della famiglia Valois, malgrado l'aspro dissenso del padre che desiderava come nuora Maria di Sicilia onde impedirle di contrarre matrimonio con Giangaleazzo Visconti. Giovanni ascese al trono nel 1387, durante lo Scisma e nel 1394 confermò la scelta paterna di sostenere Clemente VII. Nello stesso anno di alleò con la Castiglia e stipulò un trattato di revisione dei confini col Regno di Navarra. Abbandonata, però, la politica anglofila di Pietro IV, sodalizzò col Re di Francia e promise la mano della figlia treenne Jolanda a Luigi d'Angiò, Conte di Provenza e temporaneo Re di Napoli. In quello stesso periodo, avendo privato della libertà la matrigna Sibilla, detenuta nel castello di Montcada, fronteggiò la rivollta dei parenti di costei, tra cui il Conte d'Empùries che invase la Catalogna. Nel 1389 l'attaccò si spostò su Gerona, ma un anno dopo i ribelli furono sconfitti dall'Infante don Martino, fratello del Re e futuro Re egli stesso. Due anni più tardi, l'Aragona fu segnata da una pesante ondata di antisemitismo che contagiò la Castiglia e produsse orrendi massacri in danno di Ebrei a Girona, Barcellona, Valencia, Perpignano, Palma di Maiorca, Lleida: senza alcuna esitazione la Corona dispose la pena capitale per i fomentatori. Nello stesso anno, dopo le nozze del nipote omonimo con Maria di Sicilia, il Sovrano sostenne l'incoronazione della coppia: sedata nel sangue l'insurrezione del 1392, capeggiata dalla famiglia Alagona, ostile a quel connubio, gli sposi furono consacrati nella cattedrale di Palermo. In quella fase, l'Aragona aveva già perduto i Ducati di Atene e Neopatria ed aveva seri problemi di tenuta anche in Sardegna, per la ribellione della Giudichessa Eleonora d'Arborea e del marito Brancaleone Doria, decisi ad affrancare l'isola dalla presenza spagnola. Nel 1392 don Martino allestì una spedizione ma fu costretto a dirottarla in Sicilia, per sostenere il figlio e la nuora. Violente turbolenze, pertanto, minacciarono la stabilità della Corona, finanziariamente compromessa. Re Giovanni, tuttavia, tenne energicamente il controllo della situazione, non trascurando il ruolo di mecenate. Si spense il 19 maggio del 1396 durante una battuta di caccia nella foresta di Foixà. Gli erano sopravvissute solo due figlie. Il genero Matteo de Foix contrastò violentemente l'ascesa di don Martin. Dal primo matrimonio, Giovanni aveva avuto cinque figli: Giacomo; Giovanna, sposa di Matteo de Foix; Giovanni; Alfonso; Eleonora. Da Jolanda erano nati Giacomo, Duca di Gerona; Jolanda, sposa di Luigi II d'Angiò Re di Napoli; Ferdinando, Conte di Cervera; Antonia; Eleonora; Pietro e un'altra Giovanna.

Martino il Vecchio

Secondogenito di Pietro IV; ultimo discendente dei Bellonidi: la linea maschile legittima dei Conti di Barcellona avviata da Goffredo il Villoso; nato a Gerona il 29 luglio del 1356; morto a Barcellona il 31 maggio del 1410; investito del Ducato di Monblanc quale Principe cadetto, Martino il Vecchio fu Re d'Aragona, Valencia, Sardegna, Maiorca, Corsica, Conte di Barcellona e delle Contee catalane e, per un anno, Re di Sicilia. A sedici anni sposò Maria de Luna, figlia di don Lope de Castellòn e nel 1380 fu nominato Reggente di Sicilia per la minorità della Regina Maria. Nel 1396 successe al fratello maggiore dalla Sicilia, ove si trovava per sedare le rivolte dell'Aristocrazia. Una volta in patria, vi trovò tensioni ed instabilità sollevate dal Conte Matteo de Foix, pretendente al trono quale genero di Giovanni I: profittando dell'assenza dell'erede designato, costui aveva tentato l'invasione dell'Aragona ma la Regina-consorte gli si oppose energicamente. Circa dieci anni dopo, avrebbe tentato analogo colpo di mano anche Luigi d'Angiò Re di Napoli, marito dell'altra figlia di Giovanni: Jolanda. Il 3 ottobre del 1397, Martino I giurò sui Fueros a Saragozza ed il 13 aprile successivo fu incoronato. Perdurando il Grande Scisma, sostenne con Castiglia, Navarra e Scozia la causa dell'antiPapa Benedetto XIII, al secolo Pedro Martìnez de Luna, parente della moglie, liberandolo nel 1403 dall'assedio di Avignone e rifugiandolo a Valencia. Il nodo politico aragonese di quegli anni fu comunque la Sardegna che, parzialmente conquistata sotto Giacomo II, Pietro IV e Giovanni I, era focolaio di continue rivolte. Protagonista ne era stato il Giudicato d'Arborea, guidato da Mariano IV e poi dagli eredi di Ugone II de Bas-Serra e di Eleonora, Reggente per i figli Federico e Mariano V. Morta costei, Martino incaricò il figlio omonimo di stroncare le spinte autonomistiche: Martino il Giovane, che aveva sposato nel 1391 Maria di Sicilia contro la volontà del Popolo isolano aizzato dalla potente famiglia Alagona ostile non solo al governo centrale d'Aragona, ma alle nozze stesse, celebrate dall'antiPapa Clemente VII, giunse nell'isola nell'ottobre del 1408. A quel tempo, nel Giudicato incombeva la crisi successoria conseguente alla mancanza di discendenza diretta del deceduto Mariano V: la circostanza armò anche il Duca di Narbona Guglielmo III. Sbarcato in Sardegna in dicembre dello stesso anno ed incoronato Giudice ad Oristano il 13 gennaio del 1409, venne a scontro con gli Spagnoli a Sanluri il 4 luglio. L'Aragonese sopraffece l'usurpatore ed i suoi alleati genovesi e riprese il saldo controllo dell'isola. Fu stroncato, tuttavia, dalla malaria a Cagliari il 25 successivo. Essendo già vedovo e privo di prole, fu suo padre ad ereditare anche il trono siciliano. La morte del figlio indusse Martino il Vecchio, a sua volta vedovo, a designare discendente legittimo Giacomo II di Urgell, marito della sorellastra Isabella, ed a contrarre nuove nozze con Margherita di Prades, della famiglia di Giacomo II il Giusto. Il Regno, allora, attraversò un periodo di pace. Tuttavia, quando il Re si spense a Barcellona il 31 maggio del 1410, l'investitura dell'Urgell era stata già revocata poichè erano in atto il riconoscimento e la legittimazione del nipote Federico de Luna, figlio naturale nato dalla relazione di Martino II con la catanese Tarsia Rizzari. L'Aragona cadde in una spirale di disordini che per due anni contrappose i sudditi. Martino aveva avuto quattro figli da Maria de Luna: Martino II; Giacomo; Margherita; Giovanni, tutti premortigli. Le nozze con Margherita di Prades erano state prive di prole. Il 15 febbraio del 1412 le Cortes di Catalogna, Valencia ed Aragona si decisero ad un arbitrato e, riunite ad Alcañiz, nominarono tre rappresentanti per Regno, escludendo Maiorca, Sicilia e Sardegna: Domingo Ram, Primate di Huesca; il Consigliere reale Francisco de Haranda, Legato di Benedetto XIII; il Giureconsulto Berenguer de Bardajì; Pedro de Sagarriga, arciVescovo di Tarragona; Bernardo de Gualbes, membro delle Cortes di Barcellona; Guillem de Vallseca, membro delle Cortes catalane; Bonifacio Ferrer, Abate della certosa valenciana di Portaceli; il domenicano Vicente Ferrer, in seguito santificato; Pedro Beltràn, Giurista. Riuniti a Caspe, essi furono chiamati a pronunciarsi tra cinque pretendenti: Federico Conte de Luna, figlio di Martino II il Giovane; Giacomo di Urgell, discendente di Alfonso IV il Benigno; Alfonso II di Gandia, pronipote di Giacomo II il Giusto; Luigi III d'Angiò, per casato materno: sua madre Jolanda d'Aragona era stata erede di Giovanni I; Ferdinando di Trastamara, nipote di Pietro IV e dello stesso Martino I. Ponendo fine al biennio d'Interregno ed alle contrapposizioni popolari, il 24 giugno gli Arbirtri attribuirono la corona d'Aragona e di Sicilia all'Infante del ramo castigliano dei Trastamara Ferdinando el de Antequera, figlio di Eleonora d'Aragona. La decisione passò alla Storia come Compromesso di Caspe e risolse una crisi dinastica; prevenne la guerra civile; superò la vacanza istituzionale conseguente all'assenza di eredi diretti e legittimi del Re. Il neoeletto Sovrano si insediò quattro giorni dopo: il 28 giugno del 1412.

Ferdinando di Trastamara el de Antequera

Detto il Giusto; nato a Medina del Campo il 2 novembre del 1380; morto a Igualada il 2 aprile del 1416, era secondogenito di Giovanni I di Castiglia e Leòn e di Eleonora d'Aragona. Nel 1393, appena tredicenne, sposò a Madrid Eleonora d'Albuquerque, figlia dell'Infante castigliano Sancho e nel 1406, morto il fratello maggiore Enrico III, divenne tutore del nipote Giovanni II. Per la durata della sua minorità fu correggente con la cognata vedova Caterina di Lancaster: insieme continuarono quella guerra in corso con Granada, nella quale egli rifulse di valore umano e militare conquistando Antequera. Donde l'appellativo. Morto lo zio Martino I, fratello della madre, Ferdinando fece valere i propri diritti di pretendente alla corona entrando in armi nel Regno. Divenuto Re col solo disappunto della Catalogna, concesse l'amnistia a tutti i nemici ed a quanti avevano contrastato la sua elezione, proponendo le nozze di suo figlio Enrico Duca di Montblanc con una figlia di Giacomo III; ma costui rifiutò e non riconobbe le risoluzioni di Caspe, dando inizio ad un lacerante conflitto sostenuto dagli Inglesi, dai Guasconi e dai Navarresi. Il Sovrano li annientò a Balaguer il 31 ottobre del 1413 e risparmiò la vita al mancato consuocero. La più importante iniziativa del suo breve mandato stette nel deporre, nel 1416, l'antiPapa Benedetto XIII, così tentando di archiviare il Grande Scisma che per circa quarant'anni aveva diviso la Chiesa d'Occidente. Ferdinando morì per una crisi nefritica il 2 aprile del 1416. Dalla moglie Eleonora aveva avuto sette figli: Alfonso, Re d'Aragona, di Napoli e Sicilia; Maria, sposa di Giovanni II di Castiglia; Giovanni, Re d'Aragona; Enrico, Duca di Albuquerque e Gran Maestro dell'Ordine di Santiago; Eleonora, moglie del Sovrano portoghese Edoardo I; Pedro, Duca di Noto; Alfonso il Magnanimo; Sancho.

Alfonso il Magnanimo

Nato a Medina del Campo nel 1396 e morto a Napoli il 27 giugno del 1458, rappresentò per la Real Casa castigliana la vecchia dinastia dei Conti di Barcellona per discendenza materna ed i Trastamara per successione paterna, ancorché illegittima. Il 12 giugno del 1415 sposò a Valencia Maria di Castiglia e l'anno dopo, cinta la tiara aragonese, appoggiò i fratelli Giovanni ed Enrico nel conflitto contro Àlvaro de Luna, favorito di Giovanni II di Castiglia. Nel 1419 convocate le Cortes, licenziò tutto il seguito castigliano ed incamerò donazioni per sessantamila fiorini necessari a spedizioni nel Mediterraneo, bocciate dalle stesse Cortes. Nel 1420 raggiunse la Sardegna e la Corsica per consolidarvi l'autorità della Corona. Parallelamente, la Regina Giovanna II di Napoli subiva i violenti attacchi di Muzio Attendolo Sforza, a servizio del Conte di Provenza Luigi III d'Angiò già designato Re di Napoli da Papa Martino V. Priva di discendenza, la Sovrana indicò il suo erede in Alfonso che ottenne il consenso di Benedetto XIII. Pertanto, il Re si recò a Napoli; si alleò con Braccio da Montone in difesa della città partenopea e, quando lo Sforza abbandonò la causa di Luigi III, la vittoria sembrò arridergli; ma l'ordine d'arresto che egli, nel 1423, dispose in danno del Primo Ministro Giovanni Caracciolo, amante di Giovanna, indusse costei a revocare la designazione; a ricorrere allo Sforza, che sconfisse gli Spagnoli a Castel Capuano; a riconciliarsi col Pontefice e ad investire l'Angioino della successione. Appreso, intanto, che Filippo Maria Visconti era entrato nella coalizione antiaragonese fronteggiata dai fratelli Giovanni ed Enrico, il Re affidò Napoli al germano minore Pietro e puntò sulla Provenza distruggendo marsiglia, prima di far rotta su Barcellona; ma l'Armata navale viscontea, ancora nel 1423, conquistò Gaeta, Procida, Castellammare e Sorrento ed assediò Napoli. La città si arrese a Pietro d'Aragona nell'aprile del 1424: Alfonso già da un anno aveva sposato la causa di Clemente VIII, al secolo il valenciano Egidio Muñoz; aveva sostenuto i germani nel soverchiare Àlvaro de Luna ed era intervenuto esigendone la liberazione quando Giovanni ed Enrico erano stati arrestati come autori del Golpe di Tordesillas. Nel 1428 Alfonso avviò rapporti epistolari con l'Imperatore etiope Yeshaq I che, in prospettiva antimusulmana, offriva un'alleanza sancita dalle nozze di una delle sue figlie con Pietro d'Aragona a condizione di ottenere un cospicuo numero di Artigiani per il suo Paese. I primi che vi si recarono, però, morirono durante la traversata: la questione si arenò e fu riaperta solo nel 1450, col nuovo Sovrano Zara Yacob: le maestranze sarebbero partite solo se fosse stato loro garantita la sicurezza del viaggio. Nel 1432 Giovanni Caracciolo fu assassinato. Il Magnanimo, allora, nel condurre una spedizione contro Djerba e Tripoli, chiese con insistenza alla Regina Giovanna di testare nuovamente in suo favore. Di fatto, due anni dopo l'erede designato si spense e la Sovrana indicò alla successione Renato d'Angiò: fratello di Luigi. Tuttavia, quando ella stessa morì nel febbraio del 1435, contro Alfonso il Papa rivendicò i suoi diritti di Signore feudale del Regno e confermò la successione dell'Angioino: indipendentemente dalle posizioni dell'Aragonese circa le questioni scismatiche, Eugenio IV detestava lo schiavismo praticato dagli Spagnoli sulle popolazioni nere delle canarie. Non a caso, il 13 gennaio dello stesso 1435, emise la disattesa Bolla Sicut dudum nella quale scriveva ... Queste persone devono essere libere completamente e perpetuamente e devono essere lasciate andare senza estorsione o ricezione di denaro... Alfonso, pertanto, tornò a Napoli con i fratelli Giovanni, Enrico e Pietro; occupò Capua; assediò Gaeta e inviò la Flotta contro quella genovese che, per conto del Visconti, riforniva gli assediati, ma a Ponza fu duramente sconfitto e catturato con i germani dal ligure Biagio Assereto. La Regina –madre Eleonora ne morì di dolore, benché almeno Pietro riuscisse a fuggire. I prigionieri furono consegnati al Duca Filippo Maria: con grande abilità Alfonso lo persuase della opportunità di rilasciarli senza pagamento di riscatto e di riconoscerlo Re di Napoli. Così, ancora col germano Pietro, l'anno dopo recuperò Capua e Gaeta; fece rientrare gli altri due fratelli in Aragona e, attaccato dalle truppe pontificie, le liquidò corrompendone il Comandante: il Cardinale Giovanni Vitelleschi. Nel 1348 poi tentò di porre sotto assedio Renato d'Angiò ma nell'inutile impresa Pietro perse la vita. Solo nel 1440, benché Jacopo Caldora fosse morto da un anno, le sorti della guerra volsero in favore di Alfonso che occupò Aversa, Capua, Benevento, Salerno e Manfredonia in sostanza lasciando all'Angioino il solo Abruzzo e Napoli. Il 2 giugno la città, dalla quale costui era intanto fuggito, si arrese e gli Aragonesi, che avevano ormai occupato l'intero Regno, vi fecero solenne ingresso il 26 febbraio del 1443. Alfonso non tornò mai più in Aragona, malgrado le sollecitazioni della moglie Maria che governava i possedimenti spagnoli col cognato Giovanni. Il fronte bellico castigliano tuttavia si riaprì e nella Battaglia di Imedo perse la vita Enrico: il Sovrano cessò la guerra solo alla morte dell'antagonista Giovanni II e nel 1446 concluse anche l'occupazione dell'intera Sardegna. Nel 1447 Legati francesi si recarono a Barcellona per esigere la dote promessa dall'Infanta Jolanda oltre quarant'anni prima per la figlia Maria d'Angiò, nel frattempo divenuta Regina consorte di Francia. La richiesta fu ignorata e, per rivalsa, sulla via del ritorno le truppe di scorta alla delegazione occuparono Perpignano. Nello stesso anno, pur designato da Filippo Maria Visconti erede del Ducato milanese, Alfonso fu espulso dalla città dai contingenti della neocostituita Repubblica Ambrosiana e coinvolto nella guerra di successione. Ancora in quell'anno, sottomise il Libero Comune di Castiglione della Pescaia e nel 1451 sostenne Giorgio Castriota dal quale era stato aiutato durante la rivolta del Baroni napoletani. Dal 1454, infine, guerreggiò con Genova assediandola quattro anni dopo malgrado la protezione assicuratale dal Governatore Giovanni d'Angiò, figlio di Renato. La movimentata vita del Sovrano si concluse per malaria durante la campagna ligure: era il 27 giugno del 1458. Il Regno di Napoli fu ereditato dal figlio naturale Ferdinando, poi legittimato da Eugenio IV. Ogni altro titolo della Corona fu attribuito al fratello Giovanni. Alfonso era stato un precursore del rinascimento ed un grande mecenate, come testimoniò il suo panegirista Panormita: aveva fondato a Catania la prima Università di Sicilia; reso Napoli capitale del Mediterraneo, impegnando enormi capitali per abbellirla; fatto ricostruire Castelnuovo dotandolo di un pregevole arco di trionfo e di una elegante sala del trono; favorito le industrie di lana e seta; ospitato a Corte illustri Umanisti, a partire da Lorenzo Valla. Dalla moglie non ebbe prole ma l'amante Giraldona Carlino lo rese padre di tre figli: Ferdinando, Re di Napoli; Maria, sposa di Leonello d'Este; Eleonora, consorte di Mariano Marzano da Rossano.

Giovanni di Trastamara il Grande

Terzogenito di Beatrice del Portogallo e di Ferdinando di Antequera, nacque a Medina del Campo il 29 giugno del 1397. Duca di Peñafiel, Re di Navarra, d'Aragona, di Valencia, di Sardegna, di Maiorca, di Sicilia e di Corsica nonché Conte di Barcellona e di tutte le Contee catalane, passò alla Storia per l'indole corrotta. Per effetto del Compromesso di Caspe, suo padre era divenuto Sovrano d'Aragona e, lasciando la Castiglia, aveva spianato la via del trono ad Alfonso ed affidato la guida della famiglia ai quattro figli maggiori: gli Infanti Alfonso; Maria, promessa sposa al castigliano Giovanni II; Enrico, Gran Maestro dell'Ordine di Santiago; Giovanni medesimo, Governatore di Sicilia. Il 2 aprile del 1416 il vecchio Re era mancato: il primogenito gli era subentrato in tutti i titoli e, a fronte del rischio che l'autonomismo locale favorisse l'elezione di Giovanni a Re di Sicilia, lo richiamò ed inviò ad aiutare il fratello Enrico in Castiglia. Il 6 novembre del 1419, poi, ad Olite impalmò per procura Bianca, figlia di Carlo di Navarra il Nobile: il rito fu ricelebrato a Pamplona il 10 giugno del 1420. Nel 1425 morto il padre, la sposa divenne Regina e, quale Re consorte, Giovanni governò la Navarra coinvolgendola nelle questioni interne alla Castiglia amministrata dal germano Enrico. Insieme, soverchiando il cugino Giovanni II, si erano resi autori del Golpe di Tordesillas e, arrestati i nemici e convocate le Cortes ad Àvila, avevano assunto il potere come Infanti d'Aragona. Dieci anni dopo, però, furono scalzati da Àlvaro de Luna; imprigionati; rilasciati per le pressioni esercitate dal fratello maggiore Alfonso ed esiliati. Successivamente si recarono in Aragona e nel 1435, col fratellastro Pietro, seguirono il germano maggiore nella campagna partenopea. Dopo le alterne vicende del periodo, Giovanni tornò in Aragona e condivise per ventisette anni la reggenza della cognata Maria. Il 12 febbraio del 1441, intanto, sua moglie si spense dopo aver designato il figlio Carlo alla successione navarrese. Senza remore, usurpandgli la corona, il vedovo si proclamò Re di Navarra lasciando all'erede il solo titolo di Governatore ed occupandosi delle vicende castigliane finché fu sconfitto nella prima Battaglia di Olmedo del 1445: in conseguenza delle ferite riportate, vi morì Enrico. In quel periodo, maturata l'esigenza di nuove nozze, Gil Sovrano sposò Giovanna Enriquez, figlia dell' Ammiraglio Federico, acerrimo nemico del Connestabile Àlvaro de Luna col quale, per ripicca, Carlo aveva aperto relazioni. Ne conseguì una ulteriore lacerazione dei rapporti familiari, enfatizzata dalla pace fra Navarra e Castiglia che, promossa dall'usurpato erede legittimo, non fu accettata da Giovanni. Il contrasto portò alla formazione di due partiti: i Beamonteses, seguaci di Carlo, guidati dai Beaomont; gli Agramonteses, partigiani di Giovanni, capeggiati dagli Agramont: nel 1451, fu guerra civile. Carlo fu battuto nella Battaglia di AIbar dell'anno successivo malgrado Bianca, rispettivamente sorella e figlia dei due antagonisti e consorte dell'erede al trono castigliano Enrico l'Impotente, chiedesse aiuto al suocero Giovanni II: lo sconfitto fu preso prigioniero; promise che avrebbe assunto la corona navarrese solo alla morte del padre ed andò in esilio presso la Corte dello zio Alfonso V, Re di napoli e d'Aragona. Costui intervenne assieme a Papa Callisto III contro Giovanni che, d'intesa con Gastone V de Foix, marito della figlia Eleonora, diseredava il figlio esule. Di fatto, nel 1458, morto il fratello, Giovanni fu incoronato nel castello di Caltagirone Re d'Aragona mentre Carlo finalmente cingeva la tiara navarrese usurpatagli e trattava le nozze con Isabella, sorellastra del Re Enrico di Castiglia. La circostanza fu causa di una nuova rottura familiare: Giovanni e la seconda moglie Giovanna Enriquez aspiravano a quella sposa per il loro figlio settenne Ferdinando. L'aspra querelle degenerò a Lleida il 2 settembre del 1460 nell'ordine di arresto irrogato da Giovanni in danno di Carlo, trasferito nelle carceri di Aitona e poi di Morella. Le Cortes catalane riunite il 25 febbraio successivo, decretarono il rilascio del giovane Re ed imposero al padre il Trattato di Villafranca del 21 giugno del 1461: Carlo vi veniva riconosciuto legittimo Re di Navarra, Luogotenente di Catalogna ed erede di Aragona. Ma il 23 settembre di quell'anno, egli morì avvelenato a tre mesi dall'aver ottenuto il riconoscimento dei suoi diritti. Il decesso fu imputato alla Regina Giovanna, all'epoca Governatrice della Catalogna. Le Cortes la espulsero col marito ed ella si rifugiò col figlio Ferdinando a Gerona. Tuttavia, all'inizio del 1462, i Catalani a lei fedeli si riunirono in armi: Re Giovanni ed il genero Gastone di Foix, cui era stata promessa la tiara navarrese in contrasto con la titolarità esercitata da Bianca, già Sovrana de jure, si rivolsero al Re di Francia Luigi XI: in cambio di aiuti, avrebbero ceduto le Contee di Rossiglione e Cedanya, per effetto del Trattato di Bayonne del maggio successivo. Le Cortes catalane reagirono assediando invano Gerona: mentre Giovanna vi resisteva energicamente, il marito allestiva truppe franco/aragonesi per sedare le ribellioni. Le Cortes dichiararono i reali nemici della Catalogna e cercarono un altro Re fra i discendenti dei pretendenti alla Corona nel difficile periodo risolto col Compromesso di Caspe. La scelta ricadde su Enrico IV di Castiglia; poi sul Connestabile Pietro del Portogallo; infine sul Conte di Provenza Renato d'Angiò. Il conflitto si protrasse per dieci anni. Nel suo perdurare, nel 1469 Giovanni fece sposare il suo Ferdinando con Isabella la Cattolica e nel 1472, durante l'assedio di Barcellona, affranto dalla morte della moglie e già sofferente di cecità, offrì ai Catalani il perdono e pose fine alla guerra civile. La circostanza non lo sollevò dall'impegno a cedere ai Francesi le Contee di Cedanya e Rossiglione. Si spense il 19 gennaio del 1479 ottantaduenne e gli successe al trono aragonese il figlio, già Re consorte di Castiglia, mentre al soglio di Navarra ascendevano la figlia Eleonora ed il marito Gastone de Foix. Dalle nozze con Bianca aveva avuto quattro figli: Carlo, Giovanna, Bianca ed Eleonora. Dal matrimonio con Giovanna erano nati Eleonora, Ferdinando, Giovanna e Maria.

Bibliografia: