Antologia

Lega di Cambrai

di Ornella Mariani
Lega di Cambrai.
Lega di Cambrai.

Lega di Cambrai

Fu un sodalizio sorto sotto la guida di Giulio II il 10 dicembre del 1508, per contenere l'espansione della potentissima Repubblica di Venezia: vi aderirono Luigi XII di Francia, Ferdinando d’Aragona e Napoli, l’Imperatore Massimiliano d’Asburgo, il Duca di Ferrara Alfonso d’Este, Carlo III di Savoia e Francesco II Gonzaga.

Fu cornice del maggior conflitto italiano del Rinascimento e cessò vigenza per la defezione dello stesso Papa, nel 1510.

L’atto seguiva il trattato convenuto il 22 settembre del 1504 aBlois, ove in segreto Francia e Impero, ufficialmente impegnate nei Paesi Bassi, avevano deciso di annientare la Serenissima che, all'apice della potenza economica e militare e col controllo di un vasto impero sul Mediterraneo, aveva preso ad estendere il proprio dominio sul territorio lombardo attraverso conquiste e acquisizioni propedeutiche alla unificazione della penisola; di spartirsene i beni; di riconoscere l’investitura di Luigi XII a Duca di Milano e di solennizzare le intese con la promessa nuziale tra Claudia di Francia e Carlo I d’Austria.

I Veneziani, pur avendo scoperto la trama, opposero un fermo rifiuto alla richiesta di restituzione dei territori romagnoli avanzata nel 1507 dal Papa che aizzò le principali Potenze europee alla guerra. Così, a Cambrai, col pretesto di conciliazione tra l’Impero e il Ducato di Gheldria, alla presenza dei Legati di Spagna e Chiesa, si scrisse che l’alleanza veniva contratta per riparare … le perdite, le ingiurie, le rapine, i danni che i Veneziani hanno arrecato non solo alla santa sede apostolica, ma al santo romano imperio, alla casa d'Austria, ai duchi di Milano, ai re di Napoli e a molti altri principi occupando e tirannicamente usurpando i loro beni, i loro possedimenti, le loro città e castella, come se cospirato avessero per il male di tutti (...). Laonde abbiamo trovato non solo utile ed onorevole, ma ancora necessario di chiamar tutti ad una giusta vendetta per ispegnere, come un incendio comune, la insaziabile cupidigia dei Veneziani e la loro sete di dominio… (n.d.a. : manifesto di Massimiliano I a prologo del Trattato)

Nelle clausole si prevedeva tale spartizione dei domini veneziani: il Papato avrebbe ottenuto Ravenna, Cervia, Faenza, Rimini e i possedimenti di Imola e Cesena; l’Impero avrebbe assunto il possesso di Padova, Vicenza, Verona, Rovereto, Treviso, Friuli e Istria; la Francia avrebbe guadagnato Brescia, Bergamo, Crema, Cremona, Ghiera d’Adda; la Spagna e Napoli avrebbero esteso il dominio su Trani, Brindisi, Otranto e Gallipoli; l’Ungheria, se avesse aderito, avrebbe assorbito la Dalmazia; il Ducato di Savoia avrebbe esteso la propria influenza su Cipro.

Venezia ne fu informata già circa due mesi dopo dall’Ambasciatore francese a Corte e trasse dalla prima serie di scontri, dal 1508 al 1511, le disfatte di  Agnadello e di Polesella subendo la penetrazione della fronte alleato fin quasi nella laguna e l’assediò Padova, malgrado il Capitano Bartolomeo d’Alviano rifulgesse di eroismo in Cadore.

Le ostilità erano state formalizzate da Giulio II che, con Bolla del 27 Aprile del 1509, aveva scomunicato tutte le città della … ingrata... Repubblica, accusata di avere molestato le aree vicine e di avere usurpato le terre della Sede Apostolica; tuttavia, nel 1510, ritenendo che la Francia rappresentasse per gli equilibri nella penisola una minaccia ben più grave di Venezia, egli abbandonò il sodalizio e le si alleò.

L'anno successivo, anche la Spagna e l’Impero mutarono schieramento, derivandone la Lega Santa contro la Francia.

Antefatti e fatti

L’Imperatore Massimiliano I chiese ai Veneziani di attraversare il loro territorio per raggiungere Roma, ove si sarebbe celebrata la cerimonia d'incoronazione.  Il Senato fece sapere che non avrebbe permesso il transito a un esercito, ma si offrì di scortarlo ed egli, per contro, nel gennaio del 1508 invase il Cadore con cinquemila uomini lasciando un presidio a Pieve.

La Repubblica non perse tempo: dislocati duemila uomini a Bassano, tese un agguato agli Imperiali e li massacrò nella battaglia di Rusecco del 2 marzo.

La disfatta arginò l'invasione ma accentuò le tensioni, tanto più che i Veneziani non indugiarono a occupare Gorizia, Trieste e Fiume.

E fu guerra!

Nella prima fase, il pretesto fu offerto proprio dalla Serenissima che nominò il nuovo Vescovo della Cattedra di Vicenza.

L’atto fu considerato dal Papa una sfida ai diritti ecclesiali e, malgrado la Repubblica si rendesse disponibile, il 4 aprile del 1509, arestituire Faenza e Rimini al Papato, il 23 marzo Giulio II aderì ufficialmente alla Lega di Cambrai; il 27 successivo scomunicò il territorio veneto e, infine, conferì al Duca di Ferrara Alfonso I d’Este il titolo di Gonfaloniere di Santa Romana Chiesa.

La minaccia veneta di dure rappresaglie, intensificò le operazioni militari: il 1° maggio a Milano, Luigi XII assunse la guida delle truppe alleate.

Il 14 maggio ad Agnadello, le retrovie veneziane di Bartolomeo d’Alviano in ripiegamento furono pesantemente sconfitte, mentre il resto dell'esercito, guidato da Niccolò Orsini di Pitigliano, arretrava su Brescia.

Annientata, la Repubblica decise di sgombrare i propri domini in terraferma  e di concentrarsi sulla difesa delle lagune.

Il 15 maggio Caravaggio aprì le porte ai Francesi; il 17 Bergamo consegnò ai Francesi le chiavi della città, mentre Brescia sbarrava le porte ai Veneziani in ritirata e si consegnava agli Invasori il successivo 24, con Cremona e Crema.

Il 22 del mese, tuttavia, il Senato veneziano ordinò all’Orsini di occupare Verona, ultima piazzaforte posizionata tra l'Armata nemica e la laguna e le accordò l’esenzione dai dazi sulle macine.

Il 29 fu assaltata Peschiera e caddero Ferrara, Faenza, Cervia, Rimini, Ravenna, Asola e Lonato. Parallelamente, i Vassalli imperiali prendevano Feltre, Belluno, Trieste, Fiume, Riva del Garda.

Il 31 di quel maggio la Serenissima intimò l’affondamento della Flotta del Lago di Garda, per impedire che finisse in mano francese.

In breve la Lega impegnò tutta la terraferma, inoltrandosi fino a Mestre ove era arroccato Orsini, provocando la resa ai Tedeschi di Padova, Vicenza e Verona.

Il 10 giugno insorse Treviso, che ottenne l'esenzione quindicennale dai tributi.

Il 20, la Repubblica inviò Legati al Papa per comporre il conflitto e l’11 luglio profittò di alcune sollevazioni nel trevigiano per inviare truppe a recuperare quel territorio.

La controffensiva veneta cominciò il 17,  quando il Provveditore Andrea Gritti assalì a sorpresa Padova e Legnago.

Il 3 agosto fu conquistata Isola della Scala e catturato il Marchese di Mantova Francesco II Gonzaga.

L'Imperatore allora mosse da Trento: il 10 prese Vigodarzere e il 20 Bassanello. Poi, fallito il tentativo di deviare il Bacchiglione, cominciò il bombardamento di Padova che resistette sino al 1° ottobre, quando fu sciolta dell’assedio.

Nel frattempo, l’11 settembre Venezia aveva ordinato al Console di Alessandria d’Egitto e al Balio di Costantinopoli di chiedere alla Sublime Porta e al Sultano memelucco il sabotaggio dei commerci europei.

Il 26 novembre Vicenza aprì le porte al Gritti e furono riconquistate Bassano, Feltre, Belluno, Cividale, Monselice e il Polesine.

Favorita dalla riconquista di gran parte del Veneto, la Repubblica decise di punire il Ducato di Ferrara ordinando alla Flotta di Angelo Trevisan, supportata da truppe di terra, di risalire il Po fino a Ferrara. Quando però costui fu costretto alla ritirata dal presidio francese di stanza a Verona, l’Armata fu battuta dalle Artiglierie ferraresi nella battaglia di Polesella.

La seconda fase del conflitto vide alleati Venezia e il Papa: i concitati contrasti tra la Chiesa e la Corona francese portarono, il 24 febbraio del 1510, allo scioglimento della Lega di Cambrai.

Giulio II revocò la scomunica a Venezia, che avrebbe rinunciato al diritto di nomina del Clero nei propri territori; avrebbe restituito le città già soggette alla Chiesa; avrebbe pagato un congruo indennizzo.

In realtà, il Consiglio dei Dieci aveva già deciso che le clausole del patto, subìto per necessità, sarebbero state revocate al momento opportuno.

Morto, intanto l’Orsini, mentre Bartolomeo d’Alviano assumeva il comando generale delle forze venete, i Francesi prendevano Vicenza, Marostica, Cittadella, Bassano e infine Legnago.

Il 9 agosto del 1510 il Papa scomunicò Alfonso d'Este; assalì Genova; chiamò in Lombardia gli Elvetici che, corrotti dalla Francia, rientrarono nelle loro terre; conquistò Modena e l’Emilia, mentre il Capitano della Serenissima Lucio Malvezzi recuperava Marostica e Bassano; entrava a Vicenza e si spingeva sotto le mura di Verona.

La Corona capetingia non perse tempo: in settembre convocò un Concilio di Vescovi a Tours, per affermare l'illegittimità della partecipazione del Pontefice ad un conflitto dettato da ragioni temporali e per riunire un’assise ecumenica ma, il 20 di quel mese, la Curia romana mosse guerra al Duca di Ferrara.

I rinforzi francesi arretrarono: Giulio II prese Sassuolo e Concordia e, dopo un lungo assedio, Mirandola.

La terza fase delle contrapposizioni vide protagonista degli eventi la Lega Santa: il sodalizio veneto/ecclesiale fu consolidato il 20 gennaio del 1511 con la formazione d’un fronte antifrancese nel quale confluirono, oltre alla Chiesa e a Venezia, la Spagna, l'Impero, l'Inghilterra e i Cantoni svizzeri.

L’accordo prevedeva la restituzione dei territori veneziani.

Nel marzo di quell’anno i Francesi presero Concordia e Castelfranco e, dopo la fuga del Papa a Ravenna, irruppero su Bologna: il Sovrano convocò per il  1° settembre a Pisa un Concilio di nove Cardinali dissidenti, col fermo proposito di deporre il Pontefice. Costui, nel frattempo rientrato a Roma, raccolse l’Episcopato in Laterano, minacciando i ribelli di revoca della Porpora se non si fossero sottomessi entro due mesi.

Il 13 novembre un’insurrezione pisana mise in fuga i dissidenti.

Nel gennaio del 1512 le truppe crucisegnate assediarono di nuovo Bologna, sostenuta il 5 febbraio dall’Armata di Gaston de Foix-Nemours. Nella stessa giornata, Andrea Gritti prendeva Brescia e insorgeva Bergamo. Parallelamente i Francesi sottrassero Isola della Scala al veneziano GianPaolo Baglioni.

Il 19 Brescia fu orrendamente messa al sacco e Bergamo si sottomise, atterrita dalle milizie oltralpine.

L'8 aprile il Foix pose in stato d’assedio Ravenna, soccorsa il 10 dagli Spagnoli di Raimondo Cardona e dalle truppe papale messi in fuga l’11, mentre l’Imperatore smobilitava l’esercito.

Il 3 maggio il Concilio Laterano annullò le risoluzioni di Pisa e minacciò di scomunica il Re di Francia, se non avesse restituito le terre della Chiesa e non avesse liberato il Cardinale Giovanni de’ Medici, arrestato a Ravenna.

Il 5 giugno Venezia recuperò Cremona, mentre Giulio II riprendeva Rimini, Ravenna, Cesena e l'intera Romagna e mentre Jacques La Palice si arroccava a Pavia: se Bologna, Reggio, Modena ritornarono in mano ecclesiale, anche Parma e Piacenza furono sottomesse quali antichi territori dell'Esarcato bizantino.

Il 24 giugno gli Elvetici valicarono le Alpi e, attraverso la Valtellina, invasero la Lombardia occupando Milano, per conto della Lega Santa.

Il 29 insorse Genova, acclamando al Dogato Giano Fregoso mentre una Dieta mantovana insediava al soglio ducale Massimiliano Sforza, primogenito di Ludovico il Moro: la città era entrata nella coalizione.

In agosto, posta a sacco Prato, Crucisegnati e Spagnoli entrarono in Toscana per restaurare la Signoria medicea.

Il 18 settembre Brescia si arrese al viceRé di Napoli e ai Veneziani; Legnago si dette agli Imperiali; Crema si consegnò ai Veneziani; Novara cedette allo Sforza che, il 29, ricevette le chiavi di Milano con l'impegno a difenderla.

Alla fine dell'anno una Dieta romana tentò di ripianare i contrasti tra la Serenissima e l'Imperatore, ostile alla riconsegna senza compenso di Legnago, Padova, Verona, Treviso e Crema.

Nella cornice di questi eventi maturò la quarta fase del conflitto, con un nuovo colpo di scena: l’alleanza tra Venezia e la Francia.

Nella notte tra il 20 e 21 febbraio del 1513 Giulio II si spense.

Gli successe l'11 marzo Leone X, al secolo Giovanni de' Medici che cercò di disimpegnare la Chiesa dalla guerra.

Venezia, che per finanziare l’esercito tassò anche Prostitute e Cortigiane, sodalizzò con i Francesi nell’intento di espellere i Tedeschi dai propri territori, di fatto contrapponendosi alla Lega Santa: il potere dello Sforza fu abbattuto, mentre gli Imperiali entravano in territorio veneto. Il 6 giugno, tuttavia, gli Elvetici piegarono l’Armata franca a Novara, costringendo Louis Trémoille ad uscire da Milano e assediarono Digione: il 16 agosto l'Armata inglese di Enrico VIII annientò i Francesi nella battaglia di Guinegatte, mise a sacco Thorouanne e invase la Guienna, per nulla distratta dagli Scozzesi di Giacomo IV, sconfitto a Flodden Field il 9 settembre.

Il 7 ottobre anche i Veneziani furono battuti dagli Spagnoli nella battaglia de la Motta: la Lega, però, non seppe sfruttare le vittorie e si perse in una serie di scaramucce nel Friuli, mentre l’Inghilterra abbandonava la guerra e chiudeva una pace separata con la Francia.

Il 1° gennaio del 1515 si spense Luigi XII, cui successe Francesco I che, assunto il titolo di Duca di Milano, marciò sull’Italia per far valere i propri diritti. Battuti a Villafranca i Milanesi, il 13 settembre la coalizione veneto/ francese sconfisse Elvetici e Imperiali a Marignano.

La Lega era stata abbattuta.

L’anno successivo, anche la Svizzera rinunciò al conflitto e sottoscrisse la pace con la Francia.

Con i Trattati di Noyon e di Bruxelles nel 1517 la guerra cessò, riportando la mappa politico/geografica allo status quo ante.

Tavola riassuntiva degli eventi

Agosto 1510:

l’Impero ottomano profitta della debolezza veneziana, invadendo Cipro.

12 aprile 1511:

Le truppe franco/imperiali/spagnole penetrano nella laguna, ma ne vengono respinte.

15 maggio 1511:

I Confederati invadono l'entroterra veneziano.

28 maggio 1511:

Una squadra di galee spagnole forza le acque del Golfo di Rialto e si allinea di fronte a Piazza San Marco. Il Doge Lorenzo Loredan, alla presenza dei Legati francesi, spagnoli, aragonesi, imperiali e della Chiesa, si affaccia al balcone del Palazzo ducale e abdica rimettendo i poteri ai Nemici. Il crollo della Repubblica viene paradossalmente enfatizzato dalla resa di Famagosta ai Turchi che, in dispregio degli accordi, massacrano l’intero presidio veneziano.

8 giugno 1511:

Gli Alleati stabiliscono di dividersi i beni veneti: il Re d’Ungheria assume Istria e Dalmazia; Massimiliano d’Asburgo prende Verona, Vicenza, Padova, il Patriarcato d'Aquileia ed il Friuli; alla Francia, che già occupa Milano, vanno Bergamo, Brescia e Cremona; gli Aragonesi recuperano il possesso di Otranto; il Papa riottene i territori romagnoli, ovvero Ferrara e parte del Polesine. La laguna viene provvisoriamente divisa fra l’Impero e la Curia romana, ma i patti già scricchiolano e resta aperta l’attribuzione di Creta, cui guardano gli Ottomani. Nel frattempo Bergamo, Cremona, Crema, Brescia, Treviso, Padova, Verona e Vicenza accolgono i nuovi padroni, che riconoscono loro tutti i privilegi comunali.

27 agosto 1511:

Piccole scaramucce impegnano le truppe francesi e imperiali sotto Brescia, per il controllo di una sottilissima striscia di terra nella cittadina cremonese di Pizzighettone, posizionata su un guado dell’Adda: il possesso della sua inespugnabile fortezza è cruciale alla riscossione dei dazi delle merci. Dopo l’iniziale occupazione francese e il ritiro temporaneo degli Imperiali, la situazione si ribalta per l’aperto appoggio del Papa ai Tedeschi. Un reparto ecclesiale risale dall'Emilia e sostiene i Mercenari dell’Impero: Giulio II ha infranto gli accordi, nel timore di restare accerchiato dalla Monarchia franca.

Luigi di Valois se ne adonta e, con la complicità del Duca di Savoia, varca le Alpi alla testa di un formidabile, penetrando nei domini pontifici.

5 ottobre 1511:

Il Papa lo anticipa e negozia una nuova alleanza: la Lega Santa, in funzione antifrancese, con Impero, Spagna, Svizzera e Inghilterra. Per contro, la Scozia si schiera con la Francia.

11 aprile 1512:

A Ravenna l’esercito di Elvetici, Imperiali, Crucisegnati e Spagnoli si scontra con i Francesi e cade in campo Gastone de Foix: a Firenze tornano i Medici.

Maggio 1512:

Gli Alleati entrano in Milano e ne cacciano i Francesi; il Papa prende Parma e Piacenza e al soglio ducale ascende Massimiliano Sforza.

21 febbraio 1513:

Muore Giulio II e gli succede Leone X.

Aprile 1513:

I Francesi ritentano una spedizione per riprendere Milano e invadono la Pianura Padana, ma la sconfitta inflittagli dagli Elvetici a Novara li induce ad arretrare su Digione.

16 agosto 1513:

Enrico VIII sbarca a Calais e annienta i Francesi nella battaglia di Guinegatte.

9 settembre 1513:

A Flodden gli Scozzesi sono battuti dagli Inglesi: cade in campo Giacomo IV.

Dicembre 1513:

Il Re di Francia scende a patti con gli Alleati e rinuncia ai territori conquistati.

1514:

Il Sovrano si riconcilia con Massimiliano d'Asburgo e Ferdinando d'Aragona e stipula un trattato di amicizia con l'Inghilterra, sposando una sorella di Enrico VIII; ma il 31 Dicembre muore senza discendenza.

1° gennaio 1515:

Sale al trono francese Francesco I di Valois, che riprende il Ducato di Milano.

13 settembre 1515:

Alleatosi con i principali Re europei, il Sovrano sconfigge gli Elvetici a Marignano.

25 gennaio 1516:

Muore Ferdinando il Cattolico: gli succede al trono Spagna, ai possedimenti italiani e alle immense Colonie d'Oltremare, il nipote sedicenne Carlo.

13 agosto 1516:

A Noyon si definisce il sodalizio franco/spagnolo: le due Potenze si accordano per lo status quo in Italia, ma sarà una pace di breve durata.

13 ottobre 1517:

A Wittemberg Lutero affigge le famose novantacinque tesi sulla porta del Duomo: è l’inizio della Riforma protestante. Il papa sottovaluta il problema.

12 gennaio 1519:

Muore Massimiliano d'Asburgo. Il nipote Carlo, già re di Spagna, di Napoli e delle Fiandre, eredita anche i beni della Casa d'Austria e sfida le Monarchie di Francia, d'Inghilterra e Baviera, proponendosi al soglio imperiale.

25 giugno 1519:

Carlo diventa anche Imperatore, grazie al supporto dei Banchieri Fugger e, rincorrendo il sogno di una Monarchia Universale, decide di annientare l’unico pericoloso rivale: Francesco I di Francia.

15 giugno 1520:

Con la Bolla Exsurge Domine, il Papa condanna Lutero.

1° dicembre 1521:

Muore Leone X e gli succede col nome di Adriano VI il fiammingo Florens Dedel di Utrecht, già Precettore dell’Imperatore.

10 dicembre 1521:

Lutero brucia in pubblico la Bolla di Scomunica.

27 aprile 1522:

Dopo aver definito segrete alleanze col Papa e col Re d'Inghilterra, Carlo V varca le Alpi e invade Milano, cacciandone i Francesi. Contemporaneamente una Flotta turca conquista Rodi: resta in mano occidentale la sola Creta.

1524/1525:

La guerra in Italia ha esiti alterni: i Francesi riconquistano il Ducato milanese ma, con la battaglia di Pavia del 24 Febbraio del 1525, vengono sconfitti: il Re viene catturato.

1526:

Per essere liberato, il Sovrano firma il Trattato di Madrid con cui si impegna a rendere il Milanese ed anche la Borgogna. Nel frattempo i Turchi avanzano minacciosamente: il 29 Agosto a Mohacs il Re d'Ungheria Luigi II Jagellone è sconfitto e muore e il Regno diventa di fatto Vassallo ottomano, affidato a Giovanni Szapolyai Voivoda di Transilvania.

1527:

Mercenari spagnoli, tedeschi ed italiani mettono Roma a sacco.

1529:

Solimano, alleato del Re di Francia, assedia invano Vienna.

1530:

Carlo V si riconcilia col Papa ed è incoronato a Bologna. In cambio favorisce la restaurazione medicea a Firenze. Parallelamente convoca una Dieta ad Augusta per pacificare Cattolici e Protestanti. Filippo Melantone si propone mediatore, attraverso una Confessione di fede respinta dai Teologi cattolici. I Principi protestanti, allora, si riuniscono in un sodalizio difensivo: Lega di Smalcalda. E’ l’inizio di nuove guerre di religione.

Bibliografia