Antologia

Plot Popish

di Ornella Mariani
Popish Plot
Popish Plot

Esito della intolleranza anticattolica sviluppatasi con il diffondersi della Riforma anglicana; della sanguinaria condotta di Maria La Cattolica e degli orrori commessi dall’Inquisizione nella Spagna governata dal marito/cugino Filippo II, il Popish Plot scosse Londra nel 1678, nel perdurare della Restaurazione e del regno di Carlo II Stuart.

Dopo la morte di Oliver Cromwell e le dimissioni del figlio e successore Richard, l’Inghilterra sembrò affacciarsi alla guerra civile; ma il Generale George Monk, deciso ad insediare un governo regolare, marciò su Londra dalla Scozia e promosse un nuovo Parlamento che, riunitosi il 25 aprile del 1660, accettò la Dichiarazione di Breda con la quale Carlo II Stuart, figlio esule di Carlo I, veniva proclamato Sovrano l’8 maggio successivo.

Nel maggio del 1661, restaurata l'autorità regia, il controllo della Politica ecclesiastica passò di fatto dalla Corona al Parlamento che, nel 1679, votò anche la legge dell'Habeas Corpus, a tutela della libertà personale contro gli arresti arbitrari e sancì il diritto al giudizio entro venti giorni dall'arresto.

Colto e libertino, durante i due Ministeri di Edward Hyde Conte di Clarendon, Carlo II badò a difendere le proprie prerogative e la propria autonomia contro un Parlamento deciso a mantenere i diritti acquisiti con la Rivoluzione e ad opporsi alla tolleranza del Re, al punto da sostituirne la Dichiarazione di indulgenza del 1672 con il Test Act del 1673 che escludeva i Cattolici romani dalla prestazione di qualsiasi servizio alle dipendenze della Corona e fu premessa alla formazione di fazioni interne in lotta.

In quegli anni resi difficili dal dissesto economico; dalla pesante epidemia di peste e dall’incendio che distrusse Londra, le tensioni furono aggravate dalla Politica estera del Sovrano che, dopo una guerra contro le Province Unite conclusa nel 1667, fu sedotto dalla ipotesi di sostegno economico della Francia al punto da impegnarsi con Luigi XIV, nel 1670, nel Trattato segreto di Dover e relative clausole favorevoli ai Cattolici.

Solo sotto il Ministero Thomas Osborne Conte di Danby e dopo una nuova guerra ancora contro le Province Unite, con le quali fu firmata una onerosa pace, il Regno sembrò trovare stabilità pur a fronte della formazione di due gruppi: il Partito della Corte e il Partito del Paese ed a fronte della esplosione dell’affare  Titus Oates : un avventuriero le cui calunniose rivelazioni, riferite ad un complotto papista in danno del Re, produssero un clima psicotico nella Pubblica Opinione ed una violenta reazione protestantica.

La congiura

La presunta congiura fu causa della esecuzione di oltre ventidue persone e dell’Exclusion Bill e mantenne alto il sentimento di ostilità alla Chiesa di Roma ed allo Stuart, colpevole di avere sposato una Principessa cattolica e di essersi alleato con la Francia, ben ostile alla Riforma.

Ispiratori della falsa cospirazione furono i fanatici Titus Oates e Israel Tonge che, attraverso un articolato manoscritto, accusarono l’Autorità ecclesiale romana di avere pianificato l’assassinio di Carlo II per sostituirlo con un Regnante cattolico e ne individuarono gli Esecutori in un centinaio di Gesuiti inglesi e vari fiancheggiatori, dei quali elencarono i nomi.

Copia di quel documento fu esibita al Chimico Christopher Kirkby che, senza indugi, il 13 agosto del 1678, raggiungendolo nel St. James’s Park, informò lo Stuart delle circostanze.

Carlo minimizzò; tuttavia, quando l’Informatore si disse a conoscenza della identità dei Congiurati e della loro intenzione di sparargli, incaricò Thomas Osborne; Lord Danby ed il Ministro Lord High Treasurer di convocare il Tonge.

Durante l’interrogatorio, costui sostenne d’aver trovato il manoscritto ma di non conoscerne l’Autore.

Il Governo approfondì le indagini delle quali fu avvertito anche il cattolico e presunto erede al trono Giacomo Duca di York, che pretese di conoscere i dettagli del piano criminale: emerse, allora, il nome di Oates, accusato anche di avere incontrato il Reggente di Spagna Giovanni d’Austria.

Il Re, allora, convocò l’Ambasciatore francese Paul Barillon e, dal colloquio intercorso, trasse convinzione che il complotto fosse solo una invenzione di due Esaltati.

Il 6 settembre, escusso dal Magistrato sir Edmund Berry Godfrey, Oates rivelò di aver partecipato ad un raduno di Gesuiti nella Taverna del Cavallo Bianco, nel quartiere londinese dello Strand il 24 aprile del 1678, e di avere assistito alla elaborazione della congiura: Carlo II sarebbe stato pugnalato da un Sicario irlandese; o colpito da un Monaco con un colpo di archibugio; o avvelenato dal Medico di Corte George Wakeman.

Escusso poi col sodale Tonge davanti al Privy Council, il 28 settembre formulò quarantatré accuse contro vari membri di Ordini religiosi cattolici; chiamò in causa cinquecento-quarantuno Gesuiti e varia Aristocrazia; accusò della iniziativa regicida la Regina Caterina di Braganza¹, cui avevano fornito complicità il Fisico George Wakeman, la Duchessa Maria di York ed il suo Segretario Edward Colman che, accusato di mirare a delegittimare il Parlamento inglese in favore di una Istituzione più incline ai Francesi e di essere in contatto epistolare col Padre gesuita Ferrier, confessore di Luigi XIV, fu condannato a morte per l’infamante reato di Alto Tradimento.

L’inchiesta stabilì l’innocenza del Wakeman e si concluse con l’accusa, in danno di Oates, di elaborazione di cinque lettere contenenti dettagli sul complotto; tuttavia, egli si discolpò elencandone gli Autori: il Primate di Dublino Peter Talbot; William Fogarty; Samuel Pepys; il Barone John Belasyse ed altri ottantuno sodali.

Nel perdurare degli accertamenti, fu assassinato il Parlamentare protestante Edmund Berry Godfrey che, sparito il 12 ottobre 1678, fu ritrovato strangolato e mutilato il successivo 17.

I Riformati insorsero ed imputarono il delitto ai Cattolici, di cui pretesero il bando nel raggio di venti miglia da una Londra preda del panico e decisa a ritenere credibili le dichiarazioni di Oates che, richiamato a testimoniare davanti alla Camera dei Lords e poi alla Camera dei Comuni, il 23 ottobre 1678 giurò di aver visto vari documenti a firma del Superiore Generale dei Gesuiti con l'ordine di uccidere Carlo II e sostituirlo con un Re cattolico.

Nella generale concitazione, intanto, chiamato in causa ed Imputato, William Bedloe fece il nome del Cesellatore Miles Prance che, a sua volta, sotto tortura, denunciò la complicità di Berry, Green e Hill: essi furono processati; condannati e decapitati nel febbraio del 1679 e solo in seguito furono dichiarati estranei ai fatti contestati.

Avvertito della drammatica piega assunta dagli eventi e reso alle pressioni della Pubblica Opinione, esigente chiarezza sul progetto omicidiario papista, Stuart convocò il Parlamento in seduta plenaria continuando a ritenere infondate le tesi di Oates.

Richiamato a testimoniare il 25 ottobre del 1678, intanto, Tonge ascrisse alla Chiesa romana anche le responsabilità dell’incendio che devastò Londra.

Fermamente innocentista, Stuart respinse ancora le accuse ma, il 25 ottobre del 1678, il Conte di Shaftesbury Anthony Ashley Cooper ordinò una raffica di arresti e chiese che il fratello del Sovrano: il cattolico Giacomo di York, fosse escluso dai diritti successori.

Era in atto la Exclusion crisis.

Il 30 ottobre del 1678 fu emanato il provvedimento di espulsione dei Cattolici a Londra e da Westminster: base della Legislazione anti/cattolica di quel periodo, ebbe vigenza fino al 1829 quando fu abolito dal Roman Catholic Relief Act; ma la contrapposizione religiosa restò ben viva nella Popolazione, come testimoniato dai Gordon Riots del 1870.

Il 1° novembre le Camere aprirono una nuova inchiesta e rinvennero un deposito di armi e polvere da sparo nella abitazione del Fochista francese di Corte Choqueux: la Nazione ne fu sconvolta ed Oates ne profittò per denunciare il coinvolgimento di altri cinque Lords nel complotto: il Marchese di Powis William Herbert; il Visconte William Howard; i Baroni Henry Arundell, William Petre e John Belasyse.

Contestualmente, la Camera dei Comuni discusse la vicenda dei Lords Detenuti.

Il successivo 5, il Popolo bruciò in piazza le effigi papali;.

A fine d’anno, il Parlamento varò un Test Act che escludeva i Cattolici dalle Camere di Governo.

Il 3 dicembre i presunti Complottisti furono rinviati a giudizio per Alto Tradimento ed il 5 la Camera dei Comuni ne formalizzò lo stato d’accusa.

Il 24 successivo, Oates ribadì le responsabilità della Regina ma Carlo, che la difese strenuamente, interrogando personalmente l’Accusatore e cogliendone imprecisioni e le contraddizioni, ne dispose l’arresto immediato; tuttavia, la crisi costituzionale dei giorni successivi costrinse il Parlamento a rimetterlo in libertà ed a riconoscergli il privilegio di una pensione e di un appartamento a Whitehall, per i servigi resi allo Stato.

Dopo alterne vicende, nell’aprile del 1679 la mancanza di elementi certi, sia nelle accuse che nelle rispettive difese, indusse a nuove escussioni: il 26, i Detenuti reiterarono con fermezza la propria innocenza.

Il processo fu fissato al 13 maggio, ma la contrapposizione fra le due Camere sulla legalità della comminazione della pena capitale ai Vescovi coinvolti lo differì al 30 novembre del 1680.

Il 7 dicembre Lord William Herbert fu condannato a morte e decapitato il successivo 29, ma il decesso improvviso di William Bedloe fermò le esecuzioni: Lord Petre morì nel 1683 nella Torre di Londra che ospitò i suoi Sodali fino al 12 febbraio del 1684, quando l'appello alla Court of King’s fu accolto.

Il 21 maggio del 1685 essi presentarono petizioni alla Camera dei Lords chiedendo l'annullamento delle accuse; il 1º giugno gli fu concessa la libertà; il 4 fu emesso un Bill of attainder che ne riabilitò le figure.

Le intervenute esecuzioni, intanto, disorientarono l’Opinione Pubblica, preda del rimorso per la morte violenta di almeno ventidue Innocenti, l’ultimo dei quali era stato il Primate cattolico di Armagh Oliver Plunkett.

Lo Stuart, dal canto suo, Re restituì dignità agli Accusati e ne pretese l’assoluzione.

Costretto a lasciare la propria residenza, Oates attaccò pesantemente il Sovrano ed il Duca di York e, arrestato per sedizione, fu obbligato a pagare un’ammenda di centomila sterline.

Una volta asceso al trono, Giacomo II lo avrebbe mandato a processo per spergiuro, ottenendone la condanna al carcere a vita.

Tre anni più tardi, Guglielmo d’Orange gli avrebbe concesso il perdono Guglielmo d’Orange, ma la morte lo avrebbe còlto nell’infamia e nella solitudine il 13 luglio del 1705.

Edmund Berry Godfrey: una vittima eccellente

Il 17 ottobre del 1678 il cadavere del Giudice di Pace di Westminster Sir Edmund Berry Godfrey fu rinvenuto in un fosso, vicino a Primrose Hill: si presentava trafitto con la propria spada ed apparentemente strangolato.

Chiarezza su quella morte non è stata ancora fatta, ma è certo che egli scomparisse il 12 ottobre del 1678, dodici giorni dopo avere raccolto le testimonianze di Titus Oakes e di Israel Tonge, circa un presunto complotto papale in danno del Sovrano.

Cinque giorni più tardi la scoperta del corpo fornì indicazioni di rilievo: 1) non si era trattato di un delitto per rapina, poiché nelle sue tasche fu trovata una ingente somma di denaro; 2) le sue scarpe non erano infangate e, pertanto, era stato ucciso altrove e poi abbandonato in quel sito; 3) il decesso, secondo i dati autoptici, risaliva ad almeno due giorni prima; 4) il torace presentava due profonde ferite nella parte sinistra e denunciava molti ematomi, a conferma che era stato colpito ripetutamente; 5) il suo collo era stato spezzato con una forte torsione.

Secondo le rivelazioni di Titus Oates, la morte di Godfrey era connessa al complotto ed al tentativo di rovesciamento dello Stato; tuttavia non si comprende come un Magistrato liberale e apertamente contiguo ai Cattolici potesse essere stato da costoro assassinato.

William Bedloe e Miles Prance, indicarono i colpevoli in Robert Green, Henry Berry e Lawrence Hill, processati e giustiziati; ma le reali ragioni del presunto crimine ad essi ascritto restarono avvolte dal mistero.

Nel tempo, furono avanzate varie ipotesi: Godfrey fu giustiziato da Cospiratori cattolici; Oates ed i suoi complici commisero il delitto per avvalorare la tesi complottista da essi stessi  inventata; l’omicidio era esito di inimicizie contratte per ragioni di lavoro; l’esecuzione era stata ordinata dal violento Philip Herbert VII Conte di Pembroke, per essere stato a suo tempo da lui condannato per omicidio in assenza di indizi.

Ad esse fu saldata l’ipotesi di un suicidio: Godfrey era un depresso cronico e qualcuno ne aveva manipolato le spoglie per confermare la teoria della congiura.

Non si escluse che egli, frequentatore dell’estremismo politico della City ed amico di Sir Robert Peyton: membro della più rigorosa opposizione fondata sullo slogan contro la Francia, contro il papato e l'invasione della libertà, avesse pagato una condotta ambigua per essere stato parallelamente legato al Conte di Danby, così riscuotendo disistima  ed aperto disprezzo di Carlo II e di James di York.

Forse, infine, era stata solo la sfortuna, nel settembre del 1678, a portare nella sua casa Titus Oakes e Israel Tonge, latori di quelle singolari rivelazioni circa un complotto papista e le conseguenti minacce alla stabilità del Regno, fino al possibile massacro dei Cattolici londinesi.

Il suo funerale fu imponente quanto l’inchiesta sulle cause della sua morte: il 31 ottobre del 1678, la sua bara traversò la Fleet Street e lo Strand, fino alla chiesa di San Martino-in-the-Fields, scortata da settantadue Teologi e oltre cento Piagnoni e una grande folla ascoltò l’elogio funebre di William Lloyd, protetto sul pulpito da due forti Preti protestanti, nel caso che i Cattolici avessero creato disordini.

L’omicidio fu attribuito ai Gesuiti, braccio armato di una articolata cospirazione romana.

Godfrey fu rappresentato come Martire protestante, sacrificatosi per il bene della Nazione e vittima dei diabolici Papisti.

L’affermazione infiammò l’anticattolicesimo popolare e fu il retroterra di una esasperata iconografia mirata a santificarlo mentre le rivolte divampavano in tutto il Regno e l’effigie del Papa veniva sistematicamente arsa o lacerata.

Conseguenze

Oates divenne impopolare d’improvviso: le notizie circa le esecuzioni di massa di Clero innocente e la censura ufficiale espressa da Lord Shaftesbury circa la sua credibilità indussero al rilascio degli Arrestati mentre, coinvolgendo anche l’Irlanda, la tesi complottista provocava la morte dei Primati cattolici Plunkett e Talbot.

Dopo l’esecuzione di almeno ventidue Innocenti, di cui l'ultimo era stato appunto Oliver Plunkett, Arcivescovo di Armagh, il 1º luglio del 1681 il Chief Justice William Scroggs avviò i proscioglimenti con l’assenso del Re, tollerante verso le differenze religiose e incline alla clemenza e all'Act of Indemnity and Oblivion

Le assoluzioni consegnarono Oates al declino e all’infamia: asceso al trono, nel 1685 Giacomo II lo fece processare e i Giurati capeggiati da George Jeffreys emisero verdetto di colpevolezza: la pena di morte non era prevista per il reato di spergiuro di cui egli era imputato, ma fu condannato ad essere privato delle sue vesti clericali; alla fustigazione; alla gogna pubblica e alla prigione a vita.

Trascorsi tre anni nella Torre di Londra, fu perdonato nel 1689 da Guglielmo d'Orange: la sua reputazione, tuttavia, restò macchiata per sempre fino ad essere rimosso dalla pubblica coscienza inglese.

Quanto agli altri Informatori: Miles Prance fu accusato di spergiuro, ma graziato per aver subito torture; Thomas Dangerfield morì al ritorno dala sua prima sessione di berlina pubblica per una ferita all'occhio; Bedloe, Turbervile e Dugdale perirono di morte naturale; nove Gesuiti chiamati in causa tra il 1678 ed il 1681 subirono la condanna a morte, dodici  morirono in prigione e tre caddero sotto i colpi della psicosi diffusa che inferse durissimi colpi anche alla quotidianità inglese.

La legislazione anti-cattolica restò in vigore fino al 1829, quando fu abolita dal  Roman Catholic Relief Act, ma il sentimento di ostilità restò vivo.

Note

Caterina di Braganza

Secondogenita di Luiza de Guzmàn e di Giovanni IV del Portogallo; Sposa di Carlo II Stuart e, pertanto, Regina d’Inghilterra, di Scozia e di Irlanda; immortalata da Dirk Stoop; passata alla storia inglese per l’affaire Popish Plot, per aver introdotto in Inghilterra l’usanza del tè, da tempo praticata dall’Aristocrazia portoghese, e per aver legato il proprio nome ai Queens, istituiti in suo onore nel 1683 assieme alla Kings, Catarina Henriqueta de Bragança nacque a Vila Viçosa il 25 novembre del 1638 e si spense a Lisbona il 30 novembre del 1705.

Dopo la restaurazione della dinastia portoghese e l'ascesa del padre al trono: il 1º dicembre del 1640, fu proposta a Giovanni d’Austria; a Francesco di Vendôme e a Luigi XIV ma, alla fine, la Corona la decise funzionale ad un'alleanza con gli Inglesi, soprattutto per effetto della Pace dei Pirenei del 1659 che, di fatto, sancì la freddezza delle relazioni fra Portogallo e Francia. Pur in un clima di tensioni continue con la Spagna, l’Infanta visse una infanzia serena a Lisbona, fruendo della educazione della madre che, considerata l’Eminenza grigia del Regno, seguì personalmente la formazione dei figli scegliendo il marito di Caterina quando, nel 1656, assunse la Reggenza a seguito della vedovanza. Avviati già durante il governo di Carlo I e caldeggiati da Lord Clarendon, i negoziati furono rinnovati e definiti il 23 giugno del 1661, in sprezzo della opposizione ispanica: le clausole sancivano il supporto militare e navale al Portogallo in cambio della libertà religiosa della cattolica Nubenda, la cui cospicua dote consisteva di due milioni di corone; la cessione di Tangeri e di Bombay e delle sue sette isole; una serie di privilegi commerciali in Brasile e nelle Indie orientali. Catarina giunse a Portsmouth fra il 13 e il 14 maggio del 1662, ma conobbe il futuro ed ultratrentenne marito solo il 20 maggio. Le nozze furono officiate il successivo 21, con due cerimonie celebrate nella Cappella del Domus Dei: una segreta, con rito romano; l’altra pubblica, con rito anglicano. Per la sua formazione pressoché conventuale e per la timidezza che la tenne sempre estranea alla mondanità di Corte, il libertino Stuart non l’avrebbe mai scelta come moglie e, per tutta la durata del matrimonio, non smise mai dall’umiliarne l’immagine ed il ruolo concedendosi numerose Amanti; generando varia prole illegittima; imponendole come Lady of the Bedchamber la Favorita Barbara Palmer, dalla quale ebbe ben sei figli tutti rigorosamente chiamati Fitzroy. Per via della sua professione di fede, anche presso il Popolo l’infelice Regina fu tanto impopolare da essere coinvolta nell’assassinio di sir Edmund Berry Godfey e da finire, il 28 novembre del 1678, al centro del Popish Plot con l’accusa di cospirazione in danno della vita del Re e di Alto tradimento. Il suo spietati Accusatore Titus Oates causò l’esecuzione del Sacerdote Edward Colman, col quale ella aveva intrattenuto una fitta corrispondenza, ed ottenne che i Comuni approvassero l’espulsione sua e di tutti i Cattolici da Whitehall: una lunga serie di deposizioni furono raccolte in sprezzo della sua palese innocenza e la sprovveduta Regina, nel giugno del 1679, sarebbe stata processata per tentato regicidio se l’assurdità delle imputazioni non avesse indotto il coniuge a difenderla con imprevedibile e cavalleresca fermezza e a respingere già la sola ipotesi di divorzio sollecitata dai Wighs anche per mancanza di prole. Completamente riabilitata e vedova nel 1685, ella restò in Inghilterra nel perdurare del governo del cognato Giacomo II. Sotto Guglielmo III e Maria II d’Inghilterra decise di rientrare in Portogallo, ove si spense nel 1705 dopo avere esercitato un periodo di reggenza per il fratello Pedro II.

Bibliografia