Antologia

Pragmatica Sanzione di Bourges

di Ornella Mariani
Carlo VII di Francia.
Carlo VII di Francia.

Pragmatica Sanzione di Bourges

Nel tardo Impero romano, con Pragmatica Sanctio si intese una costituzione fondata su temi di particolare rilevanza; promulgata su richiesta di un Alto Funzionario; vigente all’atto della pubblicazione.

La più nota fu quella del 14 agosto del 554, emessa alla fine della Guerra Gotica da Giustiniano I, su richiesta di Papa Vigilio, prigioniero a Costantinopoli per la Disputa Tricapitolina:

Era la Pragmatica sanctio pro petitione Vigilii: sanciva il ritorno dell'Italia sotto il dominio imperiale; arginava la gothica ferocitas; consolidava il potere bizantino in Italia; estendeva ad essa il Corpus Juris Civilis riportandola alle condizioni del tempo di Amalasunta e di Atalarico; abrogava ogni atto dei Re goti non ritenuti legittimi dal Governo orientale; condannava, in particolare, le disposizioni elaborate da Totila; attenuava, attraverso le sue ventisette costituzioni, le conseguenze della guerra riaffermando i diritti usurpati ai Proprietari, alleggerendo la pressione fiscale, riordinando il sistema dei pesi e delle misure, ridisegnava l’amministrazione della Giustizia e dell’Annona e disciplinava il corso della moneta, ponendosi fondamento della Legislazione imperiale.

In seguito, in Sicilia a partire da Martino I e nel Regno di Napoli a partire dagli Aragonesi, furono definite Prammatiche sanzioni, ad imitazione del modulo spagnolo, le norme emanate dalla Corona o dal viceRé col parere del consiglio, ma senza partecipazione del Parlamento.

In Francia e nell'impero fu detta, invece, Prammatica sanzione un editto reale che regolasse una materia cruciale all’organizzazione dello Stato, come la successione e le relazioni con la Chiesa.

In tempi più recenti, acquistò particolare rilievo la Prammatica Sanzione di Bourges: un'ordinanza regia promulgata il 7 luglio del 1438 da Carlo VII, in accordo col Clero riunito in Assemblea a Bourges: l’Imperatore vi si dichiarava Custode e garante dei diritti della Chiesa francese, a premessa del Gallicanesimo attenuato dal Concordato di Bologna del 18 agosto del 1516.

Bourges, in definitiva, rappresentò un durissimo colpo all'autorità papale e affermò lo spirito conciliare richiamandosi alle tendenze emerse nell’assise di Basilea e affermandovi la validità dello stesso Concistoro, che rendeva  definitivi ed irrevocabili decreti non invalidabili né revocabili dal Papa; fissava la convocazione decennale del Concilio; deferiva al giudizio dell’Episcopato riunito un Pontefice che avesse dato scandalo; imponeva alla Curia romana lle deliberazioni adottate in sede sinodale.

L’elemento più significativo riguardò i benefici e la giurisdizione ecclesiale, sottraendo la collazione di essi al Primate; delegandone la cura ai Capitoli; inibendo al Papa la riscossione delle annate e dei primi frutti; limitando i diritti di appello a Roma nelle cause ecclesiastiche; sancendo l’autonomia delle Chiese nazionali, a partire da quella di Francia; divenendo, così, oggetto di contrasto fra la Curia capitolina e il Clero francese: nel 1461 Pio II riuscì ad ottenerne l'abolizione da Luigi XI, ma il Parlamento di Parigi rifiutò di registrare le lettere del Re e non diverso esito ebbero quelle in qualche modo inoltrate da Paolo II e Sisto IV a Luigi XI: la rigorosa resistenza parlamentare, della Sorbona e del Corpo episcopale vanificò gli ordini della Corona.

Carlo VII e Luigi XII, poi, imposero la rigorosa osservanza della Prammatica sanzione e, solo col Concordato del 1516 fra Leone X e Francesco I, essa perse vigenza benché con insistenza, anche nei secoli XVI e XVII il Parlamento, i Sacerdoti e i Notabili ne esigessero la rimessa in vigore.

In definitiva, ferita dallo Scisma d’Occidente durato dal 1378 al 1417, la Chiesa tentò di rilanciare la propria autorità: il Concilio di Costanza adottò iniziative utili al ripristino della disciplina, ma il Papa non riuscì a riaffermare il proprio ruolo. Così, Martino V, eletto proprio in quella sede, convocò una nuova assise aperta, a causa della sua morte, dal successore Eugenio IV nel 1431, prima a Siena e poi a Basilea. Tuttavia, egli fu fortemente contrastato e, poiché il numero degli Intervenuti risultò inferiore alle previsioni, la rinviò a data da fissare entro diciotto mesi. I Convenuti, però, rifiutarono di sciogliersi, proclamando la superiorità conciliare rispetto alle disposizioni papali e mettendo in crisi la pace di Costanza.

Fu l’intervento dei Re Sigismondo di Germania e Carlo VIII di Francia a evitare un secondo Scisma d'Occidente: i lavori proseguirono e la chiusura fu revocata da Eugenio IV con la Bolla del 15 dicembre del 1433.

Nel 1435 insede concistoriale furono soppresse alcune tasse a favore della Chiesa e, in particolare, l’Annata: il Pontefice se ne irritò e inoltrò una nota a tutti i Principi cristiani nell'estate del 1436; ma l’elemento di rilievo della riunione stette nella discussione sulla riunificazione della Chiesa Ortodossa con quella cattolica e sulla disponibilità manifestata in proposito dal Basileus Giovani Paleologo, esigente alleati contro la minaccia turca.

I Conciliari pretesero che i negoziati con gli Ortodossi si svolgessero nella stessa Basilea, ma il Papa trasferì d’autorità il convegno, prima a Ferrara per l’8 gennaio del 1438 e un anno dopo a Firenze.

Il 24 gennaio di quell’anno, un gruppo di Cardinali restato nella città elvetica, sospese Eugenio IV e il 25 giugno del 1439 lo depose, sostituendolo il 5 novembre successivo con Felice V, al secolo Amedeo VIII di Savoia.

Stante la confusione generata dal Conciliarismo, Carlo VII decise di organizzare la Chiesa francese autonomamente, richiamandosi alle riforme varate a Basilea: il 7 luglio del 1438, pertanto, promulgò la Prammatica Sanzione a Bourges, alla presenza di venticinque Vescovi, di un enorme numero di Abati, dei Legati di varie Università e di diversi Capitoli della Nazione e degli arciVescovi Regnault de Chartres; Philippe de Coëtquis; Henri d'Avaugour e Denis du Moulin, rispettivamente Cancelliere di Francia e Primati di Tours, di Bourges e di Tolosa.

All’Assemblea il Papa inviò Pierre de Versailles, Metropolita di Creta e di Digne. Il Concilio era, invece, rappresentato dal Vescovo di Saint-Pons, dall'Abate di Vézelay, da Guillaume Hugues arciDiacono di Metz, dal Canonico di Lione Jean de Manze, dal Teologo Thomas de Courcelles.

L’ordinanza emessa riprendeva, con qualche variazione, una ventina di decreti conciliari e conferiva un particolare statuto alla Chiesa francese: si trattava di una sorta di sodalizio fra Corona e Clero, a limitazione delle prerogative del Papa i cui poteri erano ridotti dalla sancita egemonia dei Concili.

Veniva così, a margine delle denunce dei suoi abusi, riconosciuto ai Sovrani la possibilità di segnalare propri candidati e stabilita la libera elezione di Vescovi e Abati, con conseguente soppressione delle nomine della Curia romana e del suo diritto di riserva su esse.

L'ordinanza di Bourges confermò la limitazione degli appelli a Roma; indicò una età minima per l’attribuzione della Porpora; ridusse gli spazi papali nella istituzione di tasse e negli effetti della scomunica e dell’interdetto.

In definitiva, pur facendo riferimento a Roma, la Chiesa francese divenne di fatto autonoma e, pertanto, fedele alla Corona: uno scacco per il Pontefice che, attraverso il Cardinale Jean Jouffroy chiese l'abrogazione o, almeno, un ridimensionamento dei provvedimenti.

Le pressioni in proposito non condizionarono l'approvazione del Clero e della gran parte del Parlamento.

La Prammatica Sanzione di Bourges, a parte alcuni ammorbidimenti voluti da Luigi XI, per ripianare i contrasti con Roma, ebbe vigenza fino al 1516 quando Leone X e il Cancelliere reale Antoine Duprat la abrogarono col Concordato di Bologna.

Bibliografia

J. N.D. Kelly: Gran Dizionario Illustrato dei Papi