Donne nella Storia

Agnese di Courtenay

di Ornella Mariani
Agnese di Courtenay
Agnese di Courtenay

Poche, confuse e generiche le notizie riferite alla controversa Agnese, nata verso il 1136 e morta nel 1184, ma consegnata alla Storia da Guglielmo di Tiro come ambiziosa, lussuriosa ed intrigante.
Figlia di Joscelin II e di Beatrice di Edessa e poi madre di Baldovino IV e di Sibilla di Gerusalemme, trascorse l'infanzia in quella regione infeudata ai de Courtenay da Baldovino II nel 1118, finché l'Atabeg di Mossul e Aleppo Zengi la occupò: era il 1144 quando la nobile famiglia fuggì dalla capitale e riparò nella piazzaforte di Tilbesar.
La Contessa era un'ereditiera: a tredici anni sposò Rainaldo di Marash, caduto nella battaglia d'Inab del 1149 e l'anno successivo anche Joscelin II, durante un tentativo di riconquistare Edessa, fu catturato; accecato e deportato ad Aleppo, ove si spense nel 1159.

Incapace di sostenere il possesso di Tilbesar la Contessa/madre Beatrice, allora, cedette i propri possedimenti ai Bizantini trasferendo i figli nel Saone: un territorio compreso nel Principato di Antiochia ed ereditato dal coniuge.
Da quel momento, non si ebbero più notizie sue né della prole fino a tutto il 1157, quando Agnese fu promessa in sposa a Ugo di Ibelin, a sua volta preso prigioniero dai Musulmani.
In quello stesso periodo, tuttavia, dopo averla rapita secondo le norme del Lignages d'Outremer, ella fu impalmata da Amalrico di Giaffa e Ascalona.
Dall'unione della coppia, che visse nella Corte gerosolimitana della Regina reggente Melidenda, nacquero tre figli: Sibilla, Baldovino IV ed Alice.

Nel 1161, la Sovrana fu mortalmente colpita da infarto a Nablus e l'anno dopo si spense in battaglia anche il figlio Baldovino III, senza lasciare eredi più prossimi del fratello Amalrico.
La posizione di Agnese divenne a quel punto un problematica: ella era priva di potere e di influenze e i suoi beni e quelli del germano erano in mano musulmana.
L'Alta Corte intimò al successore il ripudio della moglie, pena la decadenza dalla successione al trono: Amalrico accettò, a condizione che i figli Baldovino e Sibilla mantenessero la legittimità ereditaria e che la consorte conservasse il titolo ed il possesso dei feudi di Giaffa e Ascalona. L'annullamento del vincolo coniugale fu motivato da una pretestuosa consanguineità per avere, i coniugi, una parentela comune nel Cavaliere Guido I di Montlhéry.
Contro gli accordi, però, ad Agnese non fu concesso neppure l'educazione della prole.
Baldovino fu allevato a Corte da Guglielmo di Tiro e Sibilla fu cresciuta nel convento di San Lazzaro dalla Abbadessa Ivetta di Betania, sorella minore di Melisenda di Gerusalemme: dal 1167, anno in cui il Re si alleò col Basileus Manuele I sposandone la nipote Maria Comnena, alla giovane Contessa di Edessa non fu riconosciuto più alcun ruolo.

Ottenuto l'annullamento, nel 1163 intanto ella aveva contratto nozze con Ugo di Ibelin, morto nel 1169 durante un pellegrinaggio a Santiago de Compostela e, nel 1170, si era risposata per la terza volta con Reginaldo di Sidone.
Nel 1174 Amalrico I morì.
Gli successe Baldovino IV, minore e lebbroso: Milo di Plancy gli fece da tutore e reggente finché non gli subentrò il cugino Raimondo III di Tripoli.
Nell'insediarsi e nel rilanciare la posizione ed il prestigio di Agnese, costui ottenne l'appoggio di Reginaldo di Sidone e della famiglia degli Ibelin: la circostanza le consentì la riacquisizione di potere e la possibilità di ricostruire il rapporto col figlio dal quale era stata sempre tenuta lontana. Da quel momento, ella lo sostenne in tutte le sedute dell'Haute Coure e nelle campagne militari, assistendolo anche quando la lebbra lo privò della vista e non fu più in grado di montare a cavallo.
Fu, dunque, la Regina/vedova Maria Comnena ad abbandonare la Corte e a trasferirsi a Nablus, ove coltivò con ogni mezzo le vivissime aspirazioni alla tiara per la figlia Isabella.

Nel 1176 Sibilla, primogenita di Agnese, per volontà del fratello Baldovino IV sposò Guglielmo del Monferrato che morì un anno più tardi, lasciandola incinta del futuro Baldovino V.

Nello stesso anno, si aprì una delicata querelle successoria: Filippo di Fiandra chiese la reggenza quale parente maschio più prossimo del defunto Amalrico e quale nipote di Folco di Gerusalemme, assumendo la illegittimità del Sovrano in carica, in quanto figlio di un matrimonio dichiarato nullo.
Le sue pretese si spinsero alla richiesta, così liquidandone le ambizioni, di farle unire in matrimonio Isabella e Sibilla con due dei suoi Vassalli.
Se la prima non era ancora in età da marito, l'altra fu difesa dall'Alta Corte che, guidata dagli Ibelin, respinse le velleitarie rivendicazioni del pretendente al trono: Baldovino IV era di fatto insediato e, avendo raggiunto la maggiore età, non aveva più bisogno di un Reggente.
La circostanza pose fuori gioco anche Raimondo di Tripoli.

Naturalmente il consolidamento del Sovrano amplificò fortemente la posizione di Agnese, cui fu consentito di prelevare dal tesoro reale cinquantamila dinari utili a riscattare il fratello Joscelin III di Edessa, prigioniero dei Musulmani, e per garantirgli in seguito la nomina a Siniscalco.
Di più: designò Connestabile del Regnoil Favorito Amalrico di Lusignano, genero di Baldovino d'Ibelin, e rivendicò la prerogativa di eleggere il Patriarca latino di Gerusalemme, individuato nella persona del Primate Eraclio di Cesarea, in surroga all'ostile Guglielmo di Tiro.
Indicata dai Musulmani come al-khinzira (n.d.a. : la scrofa), ella si adoperò anche per assicurare alla figlia un nuovo marito in Ugo III di Borgogna.
La scelta non fu condivisa e, nella Pasqua del 1180, Raimondo III di Tripoli e Boemondo d'Antiochia marciarono su Gerusalemme per favorire le nozze con l'attempato loro amico Baldovino d'Ibelin.

Fallite tutte le trattative matrimoniali, però, Baldovino IV si orientò verso Guido di Lusignano che, come il germano Amalrico, era Vassallo di Enrico II d'Inghilterra: ne conseguiva che il Regno avrebbe potuto contare sul sostegno militare inglese in caso di attacchi musulmani.
La circostanza era avvalorata dall'annunciato pellegrinaggio in Terrasanta del Sovrano d'oltreManica che, aspirando a tenere lontani dal Poitou gli ingombranti e pericolosi Lusignano, desiderava onorare col Papa l'impegno a riparare all'assassinio di Thomas Beckett.
Nel 1182, ormai completamente cieco e allettato, Baldovino IV affidò la reggenza al cognato che abusò del ruolo, fino a consentire a Rinaldo di Châtillon di molestare violentemente le carovane musulmane in transito, aprendo una crisi diplomatica col minaccioso Saladino.
La goccia che fece, però, traboccare il vaso e indusse il Re alla revoca di ogni incarico fu il rifiuto di Guido a battersi durante l'assedio della fortezza di Kerak, ove si festeggiavano le nozze di Isabella con Umfredo IV di Toron.
Nel 1183 ormai morente, Baldovino tentò invano di ottenere anche la nullità del vincolo coniugale della sorella, intanto ritiratasi col coniuge in Ascalona. Per prevenire il rischio che la coppia subentrasse nella successione, fu allora designato erede il figlio minorenne della stessa Sibilla, sotto tutela del Balivo Raimondo III di Tripoli: se il piccolo fosse morto prima della effettiva titolarità del trono, la complessa eredità sarebbe ricaduta provvisoriamente sui suoi più diretti discendenti, ovvero la madre ed il patrigno contro le rivendicazioni dell'altra figlia di Amalrico, in attesa che i Re di Francia e d'inghilterra, l'Imperatore ed al Papa si pronunciassero in via definitiva.
Isabella o Sibilla, allora?

Nel 1184, intanto, Agnese fu infeudata anche di Toron. Tuttavia, era già in punto di morte: si spense ad Acri quarantottenne.
Il suo vedovo impalmò Helvis, figlia di Maria Comnena e Baliano d'Ibelin, mentre il figlio Baldovino IV la seguiva nella tomba meno di un anno dopo.
Ad entrambi fu risparmiato assistere alla catastrofe cui la contesa successione consegnò il Regno.

Bibliografia: