Donne nella Storia

Anguissola Sofonisba

di Ornella Mariani
Sofonisba Anguissola.
Sofonisba Anguissola.

Sofonisba Anguissola

Cominciò nel 1551, quando dipinse il volto della sorella Elena appena entrata in convento cogliendovi, nella raffinatezza dei lineamenti, una palpabile malinconia: quella tela è oggi esposta nella Southampton City Art Gallery a testimonianza dell’inizio di quello straordinario percorso che la rese una delle prime e più alte espressioni dell’Arte femminile del Rinascimento.

Bella, occhi chiari e fronte spaziosa; figlia degli aristocratici Amilcare Anguissola e Bianca Ponzoni; nata a Cremona verso il 1535, prima di sei sorelle e del fratello Asdrubale; spentasi a Palermo il 16 novembre del 1525; formatasi alla scuola di Bernardino Campi presso il quale acquisì elementi peculiari al Manierismo in voga nell'Italia settentrionale del ‘500 e ‘600 coltivò, ereditandola dal padre, la passione per i colori assieme alle germane Elena, Lucia, Minerva, Europa ed Annamaria.

Suo padre era un personaggio di spicco: era membro del Consiglio dei Decurioni che governava Cremona, per conto di Filippo II.

Quel ruolo, coniugato alla prospera situazione economica della moglie, gli consentì di assecondare le attitudini delle figlie ed in particolare di Sofonisba, che lo seguiva nella scelta delle Maestranze deputate a decorare la chiesa di San Sigismondo.

Nel 1546 ella e la germana Elena furono autorizzate a frequentare la scuola del Campi che, lasciata Cremona nel 1549 per andare a ritrarre Ippolita Gonzaga, fu sostituito da Bernardino Gatti: già nel 1550 Marco Gerolamo Vida la collocò inter egregios pictores nostri temporis e, nel 1561, l’Umanista Giovanni Musonio ne scrisse come di Italiane columen.

In quegli anni, se Elena scelse la spiritualità conventuale, Sofonisba fu chiamata a ritrarre la Duchessa Margherita Gonzaga, la nuora Elena d’Austria, i Conti d’Este.

La sua vocazione alloggiò nell’ambito dei ritratti tanto ben fatti che pare che spirino e siano vivissimi nel giudizio di Vasari, ma fu Michelangelo Buonarroti a riconoscerle e ad apprezzarne quel talento che, supportato da una profonda cultura letteraria e musicale, la rese ospite delle più prestigiose Corti italiane in un periodo in cui ancora forti erano i pregiudizi e le resistenze sociali nei confronti delle Donne.

La sua capacità di centralizzare il particolare nella intensità degli sguardi e dei moti dell’animo, efficacemente fissata nel viso di un fanciullo in lacrime per essere stato morso da un gambero, ispirò addirittura Michelangelo Merisi nel Ragazzo morso da un ramarro.

Non a caso, in una lettera del 14 luglio del 1556 Annibal Caro avrebbe scritto che le cose sue son da principi, in qualche modo anticipando l’invito del1559 a Madrid, ottenuto attraverso i Duchi di Alba e di Sessa che l’avevano già ospitata a Milano.

Filippo II la volle Ritrattista ufficiale della Famiglia reale spagnola: la somiglianza nel ritratto di lui e quello della Regina Isabella, attualmente custoditi al Prado, le valse il premio di una rendita annua di duecento scudi. Altrettanto apprezzamento incontrarono le immagini della Infanta Juana e dell’Infante don Carlos.

Il legame anche umano sviluppatosi fra i Regnanti e Sofonisba fu tale da indurla, dopo la morte della Sovrana, a prendersi cura della sua prole e il Re tentò addirittura di trovarle un marito spagnolo che la impegnasse nella definitiva permanenza a Corte. Tuttavia la scelta della Pittrice, in quella fase in stretto contatto con Alonzo Sanchez Coello, esponente di rilievo del Rinascimento spagnolo, ricadde su Fabrizio Moncada, fratello del viceRé di Sicilia, e lo sposò nel1573 aMadrid, trasferendosi a Palermo.

Il felice connubio fu infranto dopo soli cinque anni, a causa della tragica ed improvvisa morte di lui, annegato nelle acque di Capri, durante un attacco piratesco.

In memoria del coniuge, il cui corpo non fu mai recuperato, Sofonisba dipinse del 1579, una pala d’altare per la chiesa dell’Annunziata di Paternò, raffigurante la Madonna dell’Itria alla quale egli era assai devoto: la Vergine col Bambino è su una grande bara ed è attualmente alloggiata nell’atrio della chiesa del Monastero delle Benedettine di Maria Santissima Annunziata.

Una volta vedova, l’Artista si trasferì in Liguria facendo tappa a Livorno e vi conobbe il nobile genovese Orazio Lomellini.

Lo sposò a Pisa l’anno successivo e per ben oltre trent’anni vissero a Genova.

Furono anni in cui ella dedicò il massimo impegno alla attività artistica, prima di rientrare a Palermo nel 1615: la sua vista era considerevolmente calata, ma non aveva condizionato

quel periodo, ella ebbe un considerevole calo della vista che non condizionò la sua attività, ormai tanto nota da aver riscosso l’apprezzamento di Rubens, che le fece visita verso il 1607, e il consenso del celeberrimo Antoon van Dyck.

Egli volle conoscerla: la incontrò nel 1624 nel salotto del viceRé dell’isola Emanuele Filiberto di Savoia e volle disegnarla, scrivendo a margine della propria opera, attualmente custodita al British Museum di Londra, Ritratto della signora Sofonisba pittrice, fatto dal vivo a Palermo l’anno 1624 il 12 luglio. L’età di essa è 96, avendo ancora la memoria et il cervello prontissimo, cortesissima, sebbene per la vecchiaia le mancava la vista.

Nell’occasione, disse anche di aver ricevuto maggiori lumi da una donna cieca che dallo studiare le opere dei più insigni maestri.

Deceduta il 16 novembre 1625, Sofonisba trovò sepoltura nella chiesa palermitana di San Giorgio dei Genovesi. Non v’è più traccia delle sue spoglie, ma una lapide la immortala nel giudizio del coniuge: …Alla moglie Sofonisba, del nobile casato degli Anguissola, posta tra le donne illustri del modo per la bellezza straordinarie doti di natura, e tanto insigne nel ritrarre le immagini umane che nessuno del suo tempo poté esserle pari, Orazio Lomellini, colpito da immenso dolore, pose questo estremo segno di onore, esiguo per tale donna, ma il massimo per i comuni mortali…

Di fatto, la Anguissola non ha mai smesso di esercitare fascino per padronanza della tecnica, per eleganza del tratto, per realismo e per naturalezza nella distribuzione cromatica.

Le sue tele a circa quattro secoli dalla sua morte, spianando la via alla straordinaria suggestione dell’Arte femminile in seguito espressa da Lavinia Fontana, Barbara Longhi e Artemisia Gentileschi: genio del barocco italiano; influenzando e competendo a pieno titolo con una generazione Artisti che hanno scritto esaltanti pagine della storia della Pittura, a partire da Rubens, incontrano interesse, ammirazione e rispetto ad altissimi livelli e dominano i Musei più prestigiosi del mondo, dal Prado di Madrid, agli Uffizi di Firenze.

Bibliografia