Donne nella Storia

Anna Comnena

di Ornella Mariani
Anna Comnena
Anna Comnena

Nata il 2 dicembre del 1083 e morta nel 1153; primogenita e prediletta di Alessio I Comneno e di Irene Ducaena; Storica bizantina autrice dell'Alessiade: una circostanziata biografia paterna; cultrice della Poesia, delle Scienze e della Filosofia greca, cui era stata formata fin dall'infanzia; ambiziosa, faziosa, intrigante ed incline al potere, Anna resta una delle donne più note e controverse della Storia.
…Il Tempo, nel suo scorrere perpetuo e irresistibile, trascina via con sé tutte le cose create, e le sprofonda negli abissi dell'oscurità, siano esse azioni di nessun conto o, al contrario, azioni grandi e degne di essere celebrate, e pertanto, come dice il grande poeta tragico, "porta alla luce ciò che era nascosto e avvolge nell'oscurità ciò che è manifesto [Sofocle]". Ma il racconto dell'indagine storiografica è un valido argine contro il fluire del tempo, e in certo modo costituisce un ostacolo al suo flusso irresistibile, e afferrando con una salda presa quante più cose galleggiano sulla sua superficie, impedisce che scivolino via e si perdano nell'abisso dell'Oblio… (Alessiade)

Lo Storico inglese del XVIII Edward Gibson e vari Storici contemporanei hanno espresso un duro giudizio su quest'opera nella quale sono state riscontrate molte incongruenze: si imputa ad Anna, infatti, una posizione di censurabile reticenza sugli eventi che avrebbero discreditato il padre, in particolare nei rapporti col Sultano Kilig Arslan; la si accusa di imprecisioni nelle date e nelle collocazioni geografiche; le si contesta l'omissione di molte circostanze, in particolare nel Libro XV ove l'esposizione si presenta confusa e poco credibile; le si confuta la trattazione delle vicende del fratello Giovanni II, nei confronti del quale fu sempre animosa, avendo sempre coltivato la convinzione di poter succedere al trono in sua vece. Non a caso, la frustrazione scaturita dalla delusione degenerò in una cospirazione nella quale ebbe la complicità materna: la sua esistenza, allora, si concluse nella domiciliazione coatta e perpetua in un convento.

Altri Storici moderni, come Georg Ostrogorsky, invece, considerano quel testo come una fonte di estrema rilevanza poiché, vivendo a Corte, Anna disponeva di testimonianze certe e di documenti attendibili: ella stessa, peraltro, rivelò che pezzi dell'Alessiade erano tratti in parte dalla Storia di Niceforo Briennio ed in parte dai dialoghi cui aveva assistito, fra Alessio Comneno e Giorgio Paleologo e fra Alessio e la Basilissa Irene. La cronaca degli eventi sarebbe stata poi arricchita da informazioni di seconda mano, forse agganciate a ricordi personali affiorati durante la vita conventuale.
Una prova dell'affidabilità dell'Alessiade risiederebbe, comunque, nella elencazione di molte circostanze non riportate da Cronache latine coeve, in specie per quantoattiene al resoconto della Prima Crociata.
L'opera, inoltre, è l'unica del periodo ad essere dotata del testo integrale del Trattato di Devol. 1)

Fin dalla nascita, cresciuta ed educata in un concitato clima di Corte, Anna fu promessa in matrimonio a Costantino Ducas, figlio del Basileus Michele VII e di Maria d'Alania.
In seguito, per una serie di scandali familiari e dinastici, l'impegno fu annullato e nel 1097, ella sposò l'aristocratico Niceforo Briennio.
A costui e contro gli interessi legittimi del proprio fratello Giovanni, Anna tentò di indurre invano il padre, malato e moribondo, ad assegnare la tiara spingendosi, nel 1118 a tramare contro la Corona, così perdendo titoli, beni e dignità di membro della famiglia imperiale ma almeno ottenendo che le fosse risparmiata la vita.
Comunque madre di quattro figli: Alessio, Irene, Giovanni e Maria Briennaina, ella fu sempre fiera ed irriducibile avversaria della Chiesa latina considerando le Crociate una tragedia politica e religiosa ed ispirando la propria attività di Storica agli antichi storici Erodoto, Tucidite, Polibio e Senofonte, così assumendo uno stile non di rado pesante ed artificioso.

Note
Il Trattato di Devol fu un'intesa conclusa nel 1108 fra Boemondo d'Antiochia e Alessio I Comneno, per rendere vassallo dell'Impero il Principato di Antiochia. All'inizio della Prima Crociata i Crucisegnati si riunirono a Costantinopoli e promisero di restituire i territori conquistati; tuttavia il d'Hauteville reclamò a sé il Principatio antiocheno ed Alessio non gliene riconobbe la legittimità. Egli, allora, tornò in Europa e, procuratisi rinforzi, mosse guerra al Basileus. Presto costretto alla resa, però, accettò inegoziati nell'accampamento di Devol; si dichiarò Vassallo impegnandosi a difendere il territorio; accettò la nomina di un Patriarca Greco/Ortodosso ed assunse il titolo di Sebastos e Dux di Antiochia, col diritto a trasmettere agli eredi la Contea di Edessa. Sottoscritti i patti, Boemondo tornò in Puglia e vi si spense. Suo nipote Tancredi, Reggente di Antiochia, ne respinse invece il contenuto, sicché il Principato fu temporaneamente bizantino e, solo nel 1158, definitivamente vassallo dell'Impero.

Bibliografia: