Donne nella Storia

Anne de Bretagne

di Ornella Mariani
Anne de Bretagne.
Anne de Bretagne.

Anne de Bretagne

Nata il 25 gennaio del 1476 a Nantes e morta il 9 gennaio del 1514 a Blois, fu Duchessa di Bretagna dal 1489 al 1491 e poi ancora dal 1498 alla morte e, in virtù dei matrimoni, arciDuchessa d’Austria, Regina dei Romani, Regina di Francia, Regina di Sicilia e di Gerusalemme e, infine, ancora Regina di Francia e Duchessa di Milano.

Figlia della Principessa di Navarra Margherita di Foix e di Francesco II di Bretagna, la cui morte scatenò accese lotte per l’annessione del Ducato alla Corona, ancora oggi ella è saldamente collocata nell’immaginario collettivo bretone come paladina dei diritti dei suoi sudditi, minacciati dalle ambizioni dei Confinanti, malgrado della sua giovinezza si conosca poco : è certo che, istruita dal Poeta Jean Meschinot e dalla Governante Françoise de Laval, Signora di Chateaubriant, sapesse leggere e scrivere in francese ; apprendesse il Latino e il Greco dallo studio della Bibbia e di altri testi sacri ; praticasse il ricamo, la pittura, la danza, la musica e il canto.

Nel perdurare della sua crescita, la mancanza di un erede maschio rischiava di mandare in frantumi la stabilità del cruciale territorio paterno e di avviare una lacerante crisi dinastica : nel 1486, pertanto, il padre pretese che gli Stati bretoni la riconoscessero legittima erede al soglio ducale.

La decisione mirava a superare la imprecisione della legge successoria stabilita dal Primo Trattato di Guérande del1365, a conclusione del conflitto tra Jean de Montfort e Jeanne de Penthièvre, nipote dell’ultimo Duca bretone Giovanni III e moglie di Carlo di Blois : vi si stabiliva che la titolarità della Bretagna sarebbe stata trasmessa per linea maschile ai Montfort e che, in assenza di eredi, sarebbe passata ai maschi dei Penthièvre.

In definitiva, non essendo stata prevista né regolata la possibilità che entrambe le dinastie si ritrovassero a fronte di una linea femminile, le due fazioni studiarono soluzioni di vantaggio già prima del decesso del Duca : Francesco II si garantì l’impegno del Parlamento locale a sostenere la figlia, già investita del titolo di Duchessa; Luigi XI, invece, acquistò i diritti dei Penthièvre per cinquantamila scudi il 3 gennaio del 1480 e nel 1485 la vendita e la conseguente rinuncia furono confermate ad Anna di Beaujeu.

Le manovre ingarbugliarono giuridicamente la questione : da un lato si sosteneva che la successione avrebbe potuto prevedere la cessione dei diritti, com’era stato nei casi del Delfinato e del Viennois ; dall’altro lato, dopo il Trattato in argomento, poiché i Duchi di Bretagna avevano preso a definirsi tali per grazia di Dio come i Re, quei diritti erano divenuti di fatto incedibili.

Chi poteva vantare, dunque, la legittimità ereditaria ?

Nel 1420 gli Stati bretoni avevano dichiarato i Penthièvre traditori e lo avevano defraudati dei feudi e delle prerogative per aver deposto a tradimento il Duca Giovanni; nel 1488 le confische erano state annullate, in cambio dell’abbandono di qualsiasi pretesa sul soglio. Tuttavia, tale atto era invalidato proprio dalla asserita successione per grazia di Dio.

Nella previsione che la querelle esponesse il territorio a nuovi conflitti, Francesco II ritenne che nozze politiche di Anna potessero procurargli solide e strategiche alleanze e rafforzarlo rispetto al Re di Francia.

Nel 1481, ella fu dapprima ufficialmente fidanzata con il Principe di Galles Edoardo, figlio ed erede al trono di Edoardo IV d’Inghilterra ma presto deposto dallo zio; poi variamente promessa: a Enrico Tudor, futuro Enrico VII, non interessato al connubio; a Massimiliano I d’Austria, Re dei Romani e vedovo di Maria di Borgogna; al rozzo Alain d’Albret, Visconte di Tartas; a Luigi d’Orléans, cugino/germano di Carlo VIII e futuro Luigi XII, ma già coniugato a Giovanna di Francia; a Jean de Châlons, Principe d’Orange; a François de Rohan, caduto in campo nel1488 a Saint-Aubin-du Cormier; a Jean de Rohan.

Nel 1488, la disfatta di Francesco II a Saint-Aubin-du Cormier produsse il Trattato di Verger a conclusione della cosidetta Guerre folle: una delle sue clausole stabiliva che le sue figlie non avrebbero potuto sposarsi senza il previo assenso del Re.

La sua morte, però, riaccese il conflitto: a Rennes, il 19 dicembre del 1490 Anna sposò per procura il futuro Imperatore Massimiliano I, già Re dei Romani e, malgrado i rincalzi inglesi e castigliani intervenuti a sostegno dei Bretoni, nella primavera del 1491 Louis de la Trémoille sopraffece I nemici e Carlo VIII si decise a rapire e a impalmare la giovane Regina, assediandola a Rennes.

Priva di aiuti, dopo strenua resistenza la città cadde: il fidanzamento della Sovrana con il Re fu ufficializzato nella locale cappella dei Giacobini ed ella fu poi scortata a Langeais per il rito  nuziale.

Cominciò allora una querelle diplomatica: l’Austria denunciò al Papa il sequestro della Duchessa e sostenne che la eventuale discendenza di Carlo avrebbe dovuto essere considerate illegittima. Tuttavia, il 6 dicembre del 1491, il matrimonio fu celebrato con tutta urgenza, nel timore di una aggressione austriaca e prima ancora che Innocenzo VIII inviasse l’atto predatato di annullamento delle prime nozze.

Nel frattempo, ella fu ritenuta a tutti gli effetti bigama.

I coniugi, comunque, si scambiarono i diritti sulla Bretagna: in assenza di un erede maschio, ella si impegnava a contrarre nuovo vincolo col successore di Carlo VIII.

Dall’unione nacquero sei figli, tutti morti precocemente e, in seguito alla morte accidentale del Re, la Regina fu impalmata a Nantes da Luigi XII.

Era  l'8 gennaio del 1499.

Anche in quel caso, il rito fu officiato quando l'atto di nullità del matrimonio dello sposo con Giovanna di Francia, emesso da Alessandro VI, non era ancora pervenuto.

Anna di Bretagna era Regina: si scrisse che il contratto coniugale era stato concluso per assicurare la pace tra il Ducato di Bretagna e il Regno di Francia.

Di fatto, ella impose tassative regole a vantaggio dei propri sudditi cui non sarebbe stata imposta alcuna tassa senza il previo consenso dei Governi locali. Essi, inoltre, non avrebbero mai servito in battaglia l'Esercito francese e, infine, si sarebbero avvalsi della amministrazione della Giustizia attraverso Tribunale esclusivamente locali.

Recuperato il diretto controllo del Ducato, ormai di fatto annesso alla Francia, riprese il legittimo titolo di Duchessa e, da quel momento, ogni decisione riferita al territorio fu assunta a nome suo e confermata dal coniuge, in quel caso fornito del titolo di Duca consorte di Bretagna.

Ella visse a Blois lasciando indelebili tracce della propria presenza e coltivando con particolare sensibilità le arti italiane e fu, sostanzialmente, sempre incinta: nel perdurare delle guerre d'Italia, stante il suo stato e la sua giovane età la Corte assegnò la reggenza del Regno ad Anna di Beaujeu, come già dal 1483 al 1491.

Anna si spense a soli trentasette anni.

Fu inumata nella Basilica di Saint-Denis e i funerali ebbero una eccezionale solennità durata ben quaranta giorni.

Il suo cuore, come ella stessa aveva disposto, fu conservato in un reliquiario eseguito da un orafo anonimo della Corte di Blois: arricchito da bassorilievi e con iscrizioni in lettere d’oro decorate di verde, blu, rosso, con i simboli delle Quattro virtù: prudenza, forza, temperanza e giustizia, a gloria della donna in Francia, due volte regina, duchessa dei Bretoni, reale e sovrana, fu tradotto a Nantes per essere deposto, il 19 marzo del 1514 nella cappella dei Carmi, nella tomba voluta per i Genitori. Più tardi, fu spostato nella Cattedrale di Saint-Pierre di Nantes.

Nel 1792, la Convenzione Nazionale ne dispose la riesumazione e lo svuotamento per la fusione dell’oro; trasferito alla zecca di Parigi fu poi consegnato alla Biblioteca Nazionale e ricondotto nel 1819 ancora a Nantes, ove è ospitato nei Musei del Dipartimento della Loira-Atlantica, ovvero al Musée Dobrée.

Dall’unione con Carlo VIII la illuminata Regina aveva avuto Charles-Orland, Charles, François e Anne deceduti in tenerissima età.

Dalle nozze successive erano nati ben otto figli, dei quali sopravvissero solo due femmine: Claudia, Duchessa di Bretagna e Regina di Francia per effetto del matrimonio con   Francesco I e Renata, Signora di Montargis, Duchessa di Chartres e sposa del Duca di Ferrara Ercole II d’Este.

La prima fu promessa a Carlo V nel 1501 per consolidare l'alleanza spagnola, ma l’impegno fu revocato quando l'assenza di un delfino, che avrebbe ereditato il Ducato, fece temere per la sicurezza del Regno accerchiato dai Nemici. Pertanto, la Principessa fu fidanzata al futuro Francesco I.

Anna resta il mito/motore della Bretagna, forse anche per il singolare destino di tre volte sposa di Re e di elemento cruciale alla unione del Ducato al Regno.

Bibliografia