Donne nella Storia

Caterina de' Medici

di Ornella Mariani
Caterina de' Medici
Caterina de' Medici

Premessa

Apparso per la prima volta in Francia per indicare gli animatori della Congiura di Amboise del 1560, il termine Huguenot, riferito ai più tenaci avversari della Chiesa cattolica, derivò forse da Hugues Besançon, Leader del Partito della Conferedazione: il sodalizio tra la Città/Stato di Ginevra e la Lega elvetica.

Iconoclasti; ostili all’edificio ecclesiale; estratti da ceti agiati e colti, essi sollevarono otto violenti conflitti che, intervallati da fragili tregue e nati come guerre confessionili, assunsero presto connotazione dinastica trasformandosi, sotto i Valois fra il 1560 ed il 1569, in una lunga faida tra i Borbone ed i Guisa.
Alla contrapposizione fra le due potenti famiglie si saldarono la Nobiltà, a difesa di anacronistici privilegi feudali; la Borghesia, a tutela delle attività commerciali; l’Artigianato, a sostegno del proprio miglioramento sociale.
I contrasti si inasprirono durante la minorità di Carlo IX quando, al tentativo degli Ugonotti di escludere i Guisa dalla Corte e di imporre la reggenza di Luigi I di Borbone- Condé, i Cattolici opposero un bagno di sangue.

In definitiva, in una Francia già lacerata dalla lunga guerra con gli Asburgo e indebolita da disagi religiosi e politici trascinatisi fin dal governo di Francesco II, due nuovi eventi annunciarono l’imminente tragedia nazionale apparentemente risolta l’8 agosto del 1570 dalla conclusione della Terza Guerra di Religione: le nozze di Enrico di Navarra e Margherita di Valois, officiate il 18 agosto del 1572 dal Cardinale Carlo di Borbone Vendôme e, il successivo 23, l’attentato a Gaspard de Coligny, a conferma della intransigente rivalsa cattolica conseguente alla Battaglia di Lepanto. Fu Charles de Louviers de Maurevert ad attentare alla vita dell’Ammiraglio.

Tre, le ipotesi storiche sui mandanti:
i Guisa. Carlo di Lorena, Enrico di Guisa e Claude d’Aumale erano i maggiori indiziati: essi avrebbero voluto vendicare il congiunto Francesco, a sua volta eliminato a loro avviso dieci anni prima proprio per ordine del Coligny. Di fatto, il colpo di archibugio in danno di costui fu sparato da una casa di loro proprietà;
Fernando Álvarez de Toledo, Duca d’Alba, Governatore dei Paesi Bassi ed agente di Filippo II. A parere di costui, l’Ammiraglio era complice dei Nassau e, a sostegno dei ribelli fiamminghi, aveva inviato nel giugno precedente segreti soccorsi alla assediata Mons, preparandosi a dichiarare guerra alla Spagna;
la Reggente Caterina de' Medici, intenzionata ad affrancare il figlio dalla influenza del Coligny per prevenire il rischio proprio di un conflitto franco/spagnolo in Fiandra.
In ogni caso, il tentato omicidio animò la vendetta ugonotta e rese Parigi un campo di battaglia tra i partigiani dei Guisa e dei Montmorency.

L’evento fu preparato la sera del 22 agosto alle Tuileries, ove la Sovrana convocò il Maresciallo di Tavannes, il Barone de Retz, René de Birague e Ludovico Gonzaga- Nevers. A margine dell’ incontro ella dette notizia di un imminente complotto protestante al giovane figlio che ordinò l'eliminazione dei Calvinisti, tranne i Principi di Navarra e di Condé; la chiusura delle porte della capitale; il riarmo anche dei Borghesi conseguendone, da parte dei Guisa, una orrenda caccia all’uomo nella notte tra il 23 ed il 24 agosto.
In corrispondenza dello scampanìo della chiesa di Saint-Germain-l'Auxerrois, Coligny fu ucciso e gettato dalla finestra; i corpi di migliaia di vittime furono ammassati nel cortile del Louvre; il massacro fu incoraggiato dal Clero.

Il successivo 28, a fronte di una Nazione sbigottita d’orrore, Carlo IX tenne una Lit de Justice ed avocò a sé la responsabilità della carneficina, sostenendo di aver voluto ...prevenire l'esecuzione di una disgraziata e detestabile congiura fatta dall'ammiraglio, capo e autore, e dai suoi aderenti e complici, contro la persona del re e il suo Stato, la regina madre, i fratelli, il re di Navarra e i principi e i signori che erano presso di loro...

All’eccidio di San Bartolomeo ne seguirono molti altri, con la complicità delle Autorità locali: fra il 25 agosto ed il 5 ottobre furono insanguinate Orléans; Meaux; La Charité-sur-Loire; Angers; Saumur; Lione; Bourges; Bordeaux; Troyes, Rouen, Toulouse; Albì, Gaillac, Valence, Romans ed Orange. Si calcola che in totale le vittime fossero duemila a Parigi e circa diecimila nel resto del Paese. L'interpretazione tradizionale ascrive, in ogni caso, quell’eccidio a Caterina de' Medici e ai suoi Consiglieri che, per liquidare i nemici e per una serie di sordidi retroscena, condizionarono la volontà di un Re immaturo ed incapace.

La strage

Sabato, 23 agosto 1572.
Da più giorni Parigi era segata da fremiti di insofferenza: la carestia aveva messo in ginocchio le campagne; migliaia di diseredati spinti dalla fame avevano invaso la città; il malcontento era eccitato da Predicatori che ascrivevano le cause del malessere sociale alla collera divina sollevata dai Protestanti.
Colpevoli di crimini contro Dio e protetti dall’Ammiraglio Coligny, costoro erano considerati causa di un degrado economico nazionale aggravato dalle inaccettabili nozze del calvinista Enrico di Navarra con la Principessa cattolica Margherita di Valois.

Intrighi, tensione religiosa, rancori familiari ed una insopportabile afa esasperò la violenza, mentre le fasi della imminente mattanza maturavano nelle camere del Louvre ove, per affrancare Carlo IX dall’influenza del Tutore, la Reggente ed il figlio Enrico d’Angiò progettavano un piano d’azione che denunciasse come esecutori i Guisa, animati da rivalsa personale ed interesse politico: allontanando da sé ogni sospetto ed imputando il delitto a costoro, la spregiudicata Caterina li avrebbe resi oggetto della rappresaglia ugonotta, con una sola mossa sgombrando il campo di due avversari e recuperando il controllo del governo.
L’attentato a Coligny, tuttavia, il 22 di agosto fallì banalmente: egli si chinò per sistemare una scarpa proprio quando il sicario premeva il grilletto dell’archibugio. Ferito solo a un braccio e trasportato nella sua residenza di Rue de Bethisy, vi ricevette la visita del Re deciso a fare giustizia; ma all’Ammiraglio era chiaro che la Reggente, malgrado le invettive pronunciate contro gli attentatori, fosse complice dei Guisa: da una casa di proprietà di costoro, era partito il colpo di un’arma da fuoco, peraltro, in dotazione ad una Guardia di Enrico d’Angiò.

La notizia di quel ferimento attraversò Parigi: il nome dei Lorena fu sulla bocca di tutti; ma quell’incombente bagno di sangue, esaltato da anni di odio e rivalità, rese immediatamente vacillante la posizione della Reggente minacciando di travolgerla nell’inchiesta e di esporla alla ritorsione del figlio e degli Ugonotti stessi.
In quel momento cruciale per le sorti della dinastia e per la Nazione, Caterina convocò il devoto Maresciallo de Tavannes e gli impose di confermare che Coligny fosse in procinto di eliminare la famiglia reale. Di tale mendace notizia ella, poi, informò il giovane Re che, stupefatto, ordinò: ...Ammazzateli tutti, finitela, acciocché questa peste non ci molesti più... Il passo verso il massacro era compiuto: le porte della capitale furono chiuse; tutte le imbarcazioni lungo la Senna legate; tutte le vie presidiate.

Dopo mezzanotte alcuni Protestanti si diressero dal Louvre verso le proprie case: fra essi, il Conte de La Rochefoucauld, amico di Carlo IX che invano aveva tentato di trattenerlo al palazzo.
Fu allora che, percepite le drammatiche conseguenze del suo piano, Caterina inviò un Messo al Duca di Guisa chiedendogli di sospendere l’esecuzione dell’Ammiraglio.
Troppo tardi. L’ingranaggio era ormai in moto e, per tre giorni e tre notti, rese Parigi teatro di indicibili orrori trasformandola in una trappola mortale per migliaia di persone, eliminate per odio; per fede; per interesse; per vendetta ed anche per il solo gusto di uccidere.

Assassinato l’Ammiraglio, i Guisa ne inviarono la testa al Papa mentre un buffone di Corte infieriva su La Rochefoucauld ed una mano anonima finiva a colpi di archibugio Teligny, genero dello stesso Coligny.
Il lunedì 25, dopo anni di sterilità, un biancospino fiorì nel Cimitero degli Innocenti.
Caterina, il Re ed il Duca d’Angiò si recarono sul posto in processione: benedetta ed avallata dalla Madonna, che aveva voluto quel prodigio, l’ecatombe ugonotta riprese con rinnovato vigore e solo il successivo martedì la furia omicida si attenuò, malgrado il Clero ancora la incoraggiasse e malgrado un Gesuita a Bordeaux evidenziasse la volontà stragista dell’arcAngelo Michele.

Di fatto, per la Medici la questione religiosa fu di secondaria importanza: pur di difendere il potere della Corona, ella tacque l’imminenza della strage anche alla figlia Margot; la lasciò alla mercé dei Riformati; seminò odio e conseguenze fatali alla dinastia dei Valois; ne ridusse ed umiliò la già vacillante autorità; consolidò la posizione dei Guisa. La guerra civile continuò fino all’estinzione dinastica, risolvendosi parzialmente nel 1598 con l’Editto di Nantes e conseguente riconoscimento di libertà di culto per i Calvinisti. In definitiva, Caterina progettò la strage di San Bartolomeo, nella forma per una distorta Ragion di Stato; nella sostanza, per una spietata sete di dominio.

Ignara, poi, d’aver progressivamente delegittimato l’autorità regia, tentò di ribaltare la sconfitta in successo politico presentando a Filippo II ed al Papa quel massacro come un atto dovuto e voluto dal figlio. Fu, invece, sconfessata dalle verifiche della Diplomazia internazionale, malgrado al Sovrano spagnolo quella mattanza apparisse insufficiente. L’eccidio ugonotto fu, pertanto, un clamoroso errore poiché, lungi dal condizionare l’opposizione protestantica, la rese più combattiva; non riscosse gli auspicati consensi sul piano europeo ed enfatizzò la disfatta di una stirpe corrotta ed incapace.

Caterina de’ Medici

Figlia del Duca d’Urbino Lorenzo e di Madeleine de la Tour d’Auvergne, Caterina Maria Romula de' Medici nacque a Firenze nella notte fra il 12 ed il 13 aprile del 1519.
I Biografi scrissero che il cielo si era squarciato per annunciare la sua nascita.
Precocemente orfana, fu educata da Alfonsina Orsini e poi da Clarice Strozzi, moglie del potente Banchiere Filippo, e trascorse un pezzo d’infanzia prima in un convento di Domenicane, poi di Benedettine e infine presso le Clarisse di Pisa.

Nel 1529 tornò a Firenze con i cugini Alessandro ed Ippolito e, ostaggio dai Fiorentini insorti contro la sua famiglia, fu relegata nel Monastero delle Murate uscendone solo in seguito agli accordi che segnarono la fine dell’assedio cittadino. Portata a Roma, fu seguìta dallo zio Papa Clemente VII che, ritenendola utile strumento politico, ne trattò il matrimonio con Enrico di Valois: egli stesso la accompagnò a Marsiglia, ove il 28 ottobre del 1533, fu officiato il rito nuziale.
Vestita di broccato d'oro, Caterina si presentò su un cavallo coperto da un manto d'argento.
Nel corso della notte, il Primate verificò personalmente la consumazione dell’unione.

Una volta a Parigi, benché mantenesse buoni rapporti con la Regina Eleonora e con la cognata Margherita, ella subì l’ostilità della Nobiltà e della Contessa Margherita de Sauvigny Floret. Il 25 settembre del 1534 la sua posizione s’indebolì ulteriormente per effetto della morte del Papa; della rottura delle relazioni Francia/Chiesa, voluta dal successore Paolo III e della relazione sentimentale di Enrico con Diana di Poitiers.
Nel 1536, in circostanze misteriose, morì il Delfino: i sospetti sul decesso si concentrarono sul Conte Egido da Montecuccoli che, secondo voci di Corte, lo avrebbe avvelenato su richiesta di Caterina. Di fatto, ella mantenne stretti rapporti con Maghi, indovini ed Alchimisti e, più in particolare, con Nostradamus e con gli Astrologi Cosimo e Lorenzo Ruggeri.
Il suo matrimonio vacillò seriamente nel 1537 quando Enrico, che si batteva in Lombardia per conquistare il Ducato di Milano, divenne padre di una bambina italiana.
Caterina era sterile!

La circostanza sollevò insistenti richieste di ripudio ma, a sorpresa, proprio Diana di Poitiers ed Anne d’Étampes, già amante di Francesco I, decisero di appoggiarla: l’una temendo che una nuova consorte le sottraesse il solido ruolo di amante del Re; l’altra, a sua volta, per prevenire il già pur solo rischio che costui sposasse la invisa Favorita ufficiale.
La Medici si appellò al suocero e ricorse ancora a Guaritori che risolvessero la presunta incapacità procreativa: fu il Medico di Corte Jean Fernel ad individuare nel suo apparato sessuale una singolare anomalia. Seguendone le prescrizioni, ella restò incinta e il 19 gennaio a Fontainebleu mise al mondo il piccolo Francesco.

A questo parto ne seguirono altri nove e l’unione assunse stabilità, benchè l’ingombrante Diana, in virtù del sempre più ampio ascendente sul Re, ottenesse di educare i Principini.
Nel 1547, morto Francesco I, Enrico ascese al trono.

Caterina fu consacrata Regina il 10 giugno del 1549 nella Basilica di Saint-Denis: sei giorni dopo, col marito, fece solenne ingresso a Parigi e, a partire dal 1552, quando ripresero le guerre nell'Est contro Carlo V, assunse la reggenza divisa col Connestabile Anne de Montmorency, fino ad affrontare, dopo la rotta di San Quintino, il Consiglio municipale della capitale per esigere uomini e mezzi a supporto della campagna in Italia. E’ di quel periodo il celebre discorso che ella tenne all'Assemblea del Consiglio parigino per perorare la causa del conflitto contro l'Imperatore: il suo intervento costituì uno dei segnali più forti e significativi dell’impegno a sostenere le prerogative della Monarchia.

La situazione politica francese si assestò solo nel 1558: in gennaio con la riconquista di Calais e in aprile con le nozze del Delfino Francesco e Maria Stuart.
Un anno dopo si definì la Pace di Cateau- Cambrésis, per effetto della quale la Francia recuperò i territori perduti durante la guerra e rinunciò alle conquiste italiane. Il 10 luglio di quello stesso 1559 Enrico II morì, ferito ad un occhio in un torneo contro Gabriel de Montgomery, in occasione del matrimonio della figlia Elisabetta con Filippo II di Spagna.

La vedova vestì un lutto strettissimo e, secondo le usanze del tempo, scelse come simbolo del suo dolore una lancia spezzata ed il motto Lacrymae hinc, hinc dolor. Lucidamente, tuttavia, pretese i gioielli donati dal marito a Diana di Poitiers ed il castello di Chenonceau in cambio di quello di Chaumont. Infine, decise di non contrastare i Guisa che con un colpo di mano avevano assunto di fatto la guida del governo: il giovane Sovrano era assai preso della moglie, pedina utile alle loro aspirazioni di costoro che ne erano gli zii.
Caterina diffidava dell’una e degli altri, ma mascherò le proprie ansie mentre già montavano i conflitti fra i Borbone, inclini ai Riformati, e gli stessi Guisa, integralisti cattolici.
La contrapposizione, presto degenerata in sanguinosi scontri, raggiunse l'apice con la Congiura di Amboise: le coup d’État imputato ai Borbone fallì e fu orrendamente represso. Il massacro seguìto al complotto sconvolse la Francia: nella funzione di Reggente, la Medici convocò gli Stati Generali ad Orléans per il 13 dicembre del 1560 ma, il 5 di quel mese, Francesco II fu stroncato da un ascesso cerebrale. La sua morte pose fine allo strapotere dei Guisa, mentre Maria Stuart veniva costretta a rientrare in Scozia per dirimervi la crisi religiosa in atto.

A quel tempo corse voce che Caterina avesse provocato la morte del figlio per sbarazzarsi della nuora e dei suoi ingombranti parenti.
Di fatto, col placet di Antonio di Borbone e del Principe di Condé, in cambio del rilascio di quest' ultimo, arrestato e condannato a morte per tradimento, ella si fece riconoscere dal Consiglio privato della Corona Reggente per il figlio minore Carlo IX ed avanti agli Stati Generali espresse la propria tolleranza religiosa convocando, col suo Cancelliere Michel de l’Hôspital, i Capi delle due fazioni per fornire una soluzione alla querelle all’interno del Colloquio di Poissy. Poiché l’iniziativa si risolse in un fallimento, il 17 gennaio del 1562 ella promulgò un editto shock col quale autorizzava la libertà di coscienza e di culto per i Riformati, a condizione che restituissero tutti i luoghi di culto sottratti agli antagonisti. L'atto, tuttavia, fu vanificato il 1° marzo dalla strage di Wassy ove, malgrado sullo svolgersi dei fatti le fonti siano ancora controverse, è certo che il Duca di Guisa ed i suoi uomini uccidessero una sessantina di persone e ne ferissero oltre un centinaio. L’eccidio fu naturalmente usato come strumento di propaganda che dette avvìo a ben trentasei anni di cruenti conflitti.

Il primo iniziò nello stesso 1562, quando il Principe di Condé e l'Ammiraglio de Coligny si allearono con l'Inghilterra e sottrassero ai Cattolici il controllo di una serie di città. Caterina tentò la via del compromesso ma infine attrezzò un esercito che, affidato al Duca di Guisa, salvasse il trono del figlio. Ella stessa, poi, dominò la scena politica di Rouen occupata dai Calvinisti, fornendo un valido contributo alla sua capitolazione quando, ordinato il cannoneggiamento dei bastioni e delle mura, irruppe nella città alla testa delle truppe. Nella stessa campagna morì Antonio di Borbone. Poco più tardi, Coligny faceva assassinare Francesco di Guisa che assediava Orléans.
Assai scossa, il 19 maggio del 1563 la Reggente fece pubblicare l’impopolare Editto di Amboise col quale poneva fine ai tumulti.
Prima di riconquistare Le Havre, ceduta in pegno dall'Ammiraglio e dallo stesso Condè ad Elisabetta d’Inghilterra che li aveva fiancheggiati, ella stessa così commentò la pace firmata dal Principe di Condé e dal Connestabile de Montmorency: ...È un tirarsi indietro per spiccare meglio il salto!....

Il 15 agosto successivo, raggiunta la maggiore età, Carlo IX precisò che la politica interna era di competenza della madre con la quale, a partire dal 30 gennaio del 1564, viaggiò per due anni per unificare il Paese e rilanciare il prestigio dinastico. Durante le peregrinazioni, Caterina incontrò le figlie Claudia ed Elisabetta ma non il genero Filippo di Spagna che, rifiutando di incontrarla, incaricò l’Ambasciatore Duca d’Alba di convincerla ad epurare da Corte tutti i Riformati.
Nel 1567, a margine della Sorpresa di Meaux, che indusse gli Ugonotti a tentare il sequestro della intera famiglia reale, rocambolescamente fuggita a Parigi, esplose la seconda guerra religiosa.
Il 12 novembre di quell’anno, infuriata dalla umiliazione inferta alla Corona e indebolita dal decesso del Connestabile de Montmorency, Caterina accettò la pace.

Turbati dalla violenza degli Spagnoli nei confronti dei Calvinisti fiandrini, intanto, i Riformati si riunirono a La Rochelle ove furono raggiunti da Giovanna di Navarra e dal figlio Enrico. Negli stessi giorni, rifiutata la mediazione di Elisabetta d’Inghilterra, la Medici accettò le dimissioni di Michel de l’Hôspital che nell’ultimo Consiglio di Corona aveva altercato col Cardinale di Lorena. Solo dopo sofferti negoziati e molti scontri, in uno dei quali cadde il Principe di Condé, si pervenne alla Pace di Saint- Germain ed alla conseguente libertà di culto ugonotto. Indignato, il Papa così scrisse a Carlo IX: ...Questa pace che si dice conclusa tra voi e gli eretici diverrà fonte di più gravi mali per la Francia...
Cessato il conflitto, dopo aver invano tentato di indurre il figlio Enrico a nozze con la matura Elisabetta I, candidò il sedicenne Francesco d’Alençon e persuase Carlo IX ad impalmare Elisabetta d’Asburgo, figlia di Massimiliano II. Per riconciliarsi con l'Ammiraglio di Coligny, aveva già spregiudicatamente destinato la figlia Margot ad Enrico di Navarra che, nell’ultima guerra, era stato capo delle forze ugonotte col cugino Enrico di Condé.

La Regina Giovanna venne a Parigi; nell’àmbito delle clausole nuziali, chiese che la futura nuora aderisse al Calvinismo ma, all’alba del 19 giugno del 1572, si spense forse avvelenata su ordine della consuocera italiana. In luglio, scortato da un migliaio di Gentiluomini ugonotti in stretto lutto, lo sposo raggiunse Parigi: l’unione, definita dai Gesuiti esecrabile, non ottenne la dispensa papale e il rito, disertato da tutti i Legati delle Nazioni cattoliche, fu officiato il 18 agosto sul sagrato di fronte a Notre Dame.
La tensione montò: al mattino del 23 agosto un colpo d'archibugio ferì al braccio l'Ammiraglio de Coligny, Capo della fazione protestantica e Consigliere reale.
L'indomani alle prime luci del giorno, ebbe inizio il massacro di tutti i Riformati presenti in città.
E fu la Notte di San Bartolomeo.

Nelle Mémoires de Marguerite de Valois, Margot accusò la madre di aver deciso lo sterminio per prevenire lo scoppio di una guerra civile causata dal mancato assassinio di Coligny.
Maturò, così, un ampio fronte di dissenso per quella dinastia incapace di proteggere i sudditi dalle rappresaglie cattoliche: a La Rochelle il potere della Corona fu contestato ed Enrico d’Angiò fu costretto ad assediarla senza successo, recedendone solo nell’apprendere di essere stato eletto Re di Polonia.
Nel 1574, mentre Carlo IX si spegneva di tubercolosi, il Duca d'Alençon ed Enrico di Navarra si posero a capo del partito dei Malcontenti contestando la successione di Enrico per la chiara intolleranza religiosa. Furono, pertanto, ordite molte congiure che, fallite, produssero la detenzione dei due nel castello di Vincennes: Caterina li citò in giudizio per slealtà alla corona; ma il 30 maggio, firmata una ordinanza che le sanciva ancora la reggenza, il Re si spense.

Fuggito dalla Polonia, il successore giunse a Lione ed investì la madre del ruolo di Primo Ministro, non consentendole, tuttavia, interferenze nella vita privata: scelta come sposa Luisa di Lorena Vaudémont, prese a sé un gran numero di Mignons. Preda di un irriducibile odio per il fratello, Francesco d’Alençon riprese a cospirare e nel 1576 si alleò con i Protestanti mettendo a rischio il trono.
Il 6 maggio di quello stesso anno si convenne a Beaulieu una pace vantaggiosa per gli Ugonotti; per contro, i Cattolici di Enrico di Guisa si costituirono in Lega.

Margot aveva, intanto, lasciato il coniuge e nel 1578 Caterina si recò a Nérac, capitale della Navarra, per riconciliarli. Rientrata a Parigi, riscosse l’omaggio dell’Ambasciatore di Venezia che apprezzò la pacificazione delle regioni in fermento: Guyenna, Linguadoca, Provenza e Delfinato. Epperò, nel 1579 scoppiò la settima guerra religiosa, risoltasi nel 1580 con la Pace di Fleix, voluta da Francesco d’Alençon.
Nel frattempo la Medici s’incuneò nella successione al trono portoghese inviando un’Armata navale contro Filippo II di Spagna.
La spedizione si rivelò un fallimento totale, cui si aggiunse l’ulteriore insuccesso del tentativo di conquista delle Fiandre spagnole.

Nel 1582, Margot tornò al Louvre: la madre ed il fratello speravano che la circostanza inducesse il compagno a seguirla e ad abbandonare gli Ugonotti; tuttavia la giovane Regina non esercitava alcun ascendente sul marito e, pertanto, la sua presenza a Corte incoraggiò solo le satire contro Enrico III ed esaltò le ambizioni di Francesco in Fiandra: nell’agosto del 1583, fu espulse da Corte.
Il 10 giugno del 1584 anche Francesco d’Alençon morì di tubercolosi. La linea successoria prevedeva l’insediamento dell’ugonotto Enrico di Navarra, poichè il Re era sterile. Di fatto, egli si pronunciò a favore del cugino/cognato, a condizione che abiurasse l'eresia ma, aizzata da Filippo II di Spagna, la Lega Cattolica contestò la validità della designazione, cui oppose il Cardinale Carlo di Borbone.
Il 7 luglio del 1585 il Sovrano fu costretto a firmare il Trattato di Nemours, che aboliva ogni tolleranza nei confronti dei Protestanti, scaturendone la Guerra dei Tre Enrico: Enrico di Guisa, Enrico di Navarra e Enrico III di Valois.
Era in gioco la corona francese: chi fra i primi due avesse vinto, avrebbe scalzato l'ultimo Valois.

Nel frattempo anche Margot aveva aderito alla Lega: riparata ad Agen, di cui era Contessa, fece rafforzare le fortificazioni e reclutò truppe alla cui testa assaltò le città contigue; ma la popolazione locale insorse e la mise in fuga. In ottobre del 1586, ella fu catturata a Carlat dalle milizie del fratello, che la tenne rinchiusa ad Usson per diciannove anni.
Caterina se ne disinteressò, non solo definendo la figlia il tormento della mia vita terrena..., ma tentando di indurre il genero a nozze con la propria nipote Cristina di Lorena.
Parallelamente a Londra, Elisabetta I faceva decapitare Maria Stuart.

Inizialmente il Sovrano si schierò con la Lega, ma temendo il potere dei Guisa, gli ordinò di non entrare a Parigi ove erano nel frattempo convenuti i Mercenari elvetici: contro costoro, il 12 maggio del 1588 i Cattolici integralisti insorsero.
Pur se ammalata, Caterina si fece portare per le vie cittadine per coprire la fuga di Enrico III a Chartres: il 1° luglio, consigliato dalla madre, costui simulò di riconciliarsi con Enrico di Guisa accettando il Patto d'unione ed attribuendogli pieni poteri: fu l'ultimo atto politico della Medici, desiderosa di restituire al figlio prestigio e ruolo.
L’8 settembre Enrico III espulse otto dei Consiglieri a lei vicini e il 16 successivo, a Blois, nel discorso di apertura degli Stati Generali, le rese pubblico omaggio prima di estrometterla definitivamente dalla politica.
Il 23 il Duca di Guisa fu assassinato dai Quarante-cinq: la Guardia Privata del Re.
Il 25 Caterina apprese dell’eliminazione anche del Cardinale di Guisa, finito su ordine del figlio a colpi d'alabarda.
Ella stessa fu ritenuta complice del delitto.

La sua torbida esistenza si fermò nel pomeriggio del 5 gennaio del 1589 quando, dopo aver dettato il testamento e aver disposto la propria sepoltura accanto al marito, nella Basilica di Saint-Denis, ella spirò.
I Parigini, indignati per la morte dei Guisa, non permisero l’ingresso delle sue spoglie in chiesa: la salma vi fu traslata solo nel 1610, ma nel 1793 i Rivoluzionari la violarono e ne gettarono i resti in una fossa comune.
La Fiorentina che si era macchiata di orrendi crimini fratricidi uscì di scena, dunque, con disonore lasciando memoria dei suoi intrighi e delle spregiudicate iniziative affidate anche a discutibili Astrologi: durante l'inchiesta che portò all'arresto ed alla esecuzione di Annibal de Coconas e del Conte Boniface de la Môle, amante di Margot, fu rinvenuta presso il primo una figurina di cera con il cuore trafitto da aghi, proveniente dalla bottega del temuto Cosimo Ruggieri. Il de La Môle fu accusato di cospirazione contro il Re, morente di tisi: il sospetto di coinvolgimento nella vicenda valse al chiaroveggente il carcere a vita e fu proprio il de La Môle ad evitargli la pena di morte, testimoniando che la pratica magica attuata fosse di carattere amoroso.

In definitiva, molte delle sordide iniziative della Medici la indicano ancora incarnazione della più dispotica malvagità, contro ogni tentativo di riaccreditarla. Il suo nome resta legato alle Guerre di Religione che la consegnarono alla Storia come ispiratrice e regista del massacro della Notte di San Bartolomeo.
Dark Lady del XVI secolo, perfida ed assetata di potere, ella fu duramente colpita dalla nemesi: il Delfino Francesco, già sposo di Maria Stuart e Re di Scozia a quindici anni, regnò un solo anno morendo, privo di discendenza, per ascesso cerebrale; Elisabetta, sposa di Filippo II di Spagna, si spense di aborto a ventitré anni; Claudia, coniugata a Carlo III di Lorena, finì in parto a ventisei anni; Luigi Duca d’Orléans morì nella prima infanzia; Carlo, asceso al trono a dieci anni, si consumò di tisi a ventiquattro anni; Enrico, Re di Polonia e Francia, morì assassinato; Francesco, affetto da nanismo e deturpato dal vaiolo, finì intorno ai trent’anni per tubercolosi; Vittoria cessò di vivere ad un mese di vita e la gemella Giovanna nacque morta.
Sopravvisse ai numerosi germani la sola Margot, Regina di Francia e Navarra e dissoluta sposa di Enrico IV.

Bibliografia: