Donne nella Storia

Celjska Barbara

di Ornella Mariani
Barbara Celjska.
Barbara Celjska.

Prima del 924, il titolo di Sacro Romano Imperatore fu associato alla dinastia carolina e alle Donne fu riservato il solo ruolo di Imperatrici/consorti.

Così le mogli di Ludovico il Pio, di Lotario I, di Ludovico II, di Carlo II e Carlo III, di Guido di Spoleto, di Arnolfo di Carinzia, di Berengario, di Ludovico II, di Ludovico III e di Corrado I: Ermengarda d’Hesbaye e Giuditta di Baviera, Ermengarda di Tours, Engelberga d’Alsazia, Richilde di Provenza e Riccarda di Svevia, Ageltrude e Oda, Bertila di Spoleto ed Emma di Baviera, Liutgarda di Sassonia, Richilde di Provenza e Knud.

Nel 962, con l'elevazione di Ottone I al soglio imperiale e la spartizione geografica postcarolingia, che centralizzò il ruolo della Germania, la figura femminile fu investita del duplice ruolo di Regina e Imperatrice.

Così le mogli e/o le vedove di Enrico I, Ottone I, Ottone II, Enrico II, Corrado II, Enrico III,  Enrico IV,

Corrado di Lorena, Enrico V, Lotario II, Corrado III, Federico I, Enrico IV, Federico II, Filippo IV, Ottone IV, Federico II, Enrico VII, Corrado IV, Guglielmo d’Olanda, Riccardo di Cornovaglia,  Alfonso di CASTIGLIA, Rodolfo I, Adolfo I, Alberto I, Federico il Bello, Ludovico IV,  Carlo IV, Venceslao I, Roberto di Germania; Matilde di Ringelheim, Edith del Wessex e Adelaide di Borgogna, Teofano di Bisanzio, Knud di Lussemburgo, Gisella di Svevia, Gunilde di Danimarca e poi Agnese di Aquitania, Berta di Savoia e Adelaide di Kiev, Costanza di Sicilia e Matilda d’Inghilterra, Richenza di Northeim,  Gertrude von Komburg e Gertrude von Sulzbach, Beatrice di Borgogna, Costanza d’Altavilla, Irene di Bisanzio, Beatrice di Svevia e Maria di Brabante, Costanza d’Aragona, Jolanda di Brienne e Isabella d’Inghilterra, Margherita di Babenberg ed Elisabetta di Baviera, Elisabetta di Brunswick, Sancha di Provenza, Beatrice di Falkenburg e Violante d’Aragona, Gertrude di Hohenberg e Isabella di Borgogna, Imagina di Isemburg ed Elisabetta di Gorizia, Elisabetta d’Aragona, Beatrice di Slesia e Margherita di Hainaut, Bianca di Valois, Anna di Baviera, Anna di Schweidnitz ed Elisabetta di Pomerania, Giovanna e Sofia di Baviera, Elisabetta di Norimberga.

Barbara Celjska fu Regina e Imperatrice negata.

Era sesta e ultima figlia della Marchesa Agnese di Schaunberg e di Herman II Conte di Celje.

Nella qualità di Vassallo, durante la condivisa ed infelice campagna crociata antiturca risòltasi con la disfatta di Nicopoli del 1396, costui salvò la vita a Sigismondo Re d’Ungheria, figlio cadetto dell’Imperatore Carlo IV; fratello di Venceslao di Lussemburgo; già Principe Elettore di Brandeburgo ed erede dei troni di Germania, Boemia e del Sacro Romano Impero.

Lo stretto legame di amicizia che ne era conseguito, fu abilmente trasformato in parentela: dopo avere assicurato una tiara alla figlia Anna, maritandola con Jogaila di Polonia e Lituania, già vedovo di Edvige di Polonia, quando si spense Maria d’Ungheria il Conte non perse occasione per proporre al suo Sovrano il matrimonio con l’ultima delle proprie figlie.

Il fidanzamento fu negoziato nel 1401, quando Barbara aveva otto anni.

Della sua infanzia e della sua adolescenza non si hanno notizie; è certo che, fra il 1405 ed il 1408, quando Sigismondo aveva concluso con la perdita della Dalmazia anche la drammatica spedizione contro il Re di Napoli Ladislao di Durazzo, pretendente alla corona ungherese, furono officiate quelle prestigiosissime  nozze: la giovane Contessa sarebbe stata elevata al rango anche di Regina di Germania nel 1410, di Boemia nel 1419 e di virtuale Sacra Romana Imperatrice nel 1433.

Nel 1410, quale suocero di due Re/cognati in conflitto tra di loro, Hermann di Celje giocò un ruolo cruciale negli eventi politici che precedettero la Battaglia di Tannenberg, ove i due generi erano l’Uno ostile all’espansionismo dei Cavalieri Teutonici, l’altro referente della coalizione di ben ventidue Nazioni occidentali alleate ai Monaci, poi pesantemente umiliati e travolti.

Nel perdurare di tali eventi, alla raffinata bellezza Barbara accompagnò una cultura profonda e, fin da subito e malgrado l’apparente inesperienza, si mostrò provvida Governante ed abile donna d’affari anche grazie al fiancheggiamento del Consigliere Giovanni Siebenlinden.

Nel 1411, morto il rivale Roberto del Palatinato, il Sovrano occupò il trono imperiale rivelandosi irresponsabile e dissoluto: le sorti del Regno ricaddero, pertanto, sulla giovane consorte che, nel1412, atre anni dall’aver messo al mondo l’unica figlia Elisabetta, assunse la reggenza confermando un imprevedibile talento ed amministrando con fermezza le varie turbolenze che scuotevano il territorio.

Prima fra tutte, quelle prodotte dal lacerante conflitto religioso.

Il coniuge era, intanto, in Italia per esigervi la dichiarazione di vassallaggio del Ducato di Milano.

L’8 novembre del 1414 inAquisgrana, assieme a lui, Barbara cinse la tiara tedesca ma, dopo il Concilio di Costanza, ove la coppia istituì l’Ordine del Dragone per ancora contrastare i Turchi, l’unità coniugale si frantumò: ella, infatti, si oppose fermamente quanto vanamente alla condanna del Riformista Jan Hus e Pio II non ebbe remore nel definirla atea ed intrigante; nell’alienarle le simpatie del Clero e nell’avviare un pesante linciaggio lesivo della sua immagine.

Malgrado l’isolamento, nel 1418, Barbara tenne ancora la reggenza ma, nell’anno successivo, quando si spense il cognato Venceslao, proprio la querelle teologica orientò i Cèchi nella opposizione alla successione di Sigismondo, cui si imputava l’irrogazione del rogo al Riformista.

Appoggiando costoro, l’Imperatrice sfidò il coniuge fino a riceversi un decreto di bando e l’interdizione a partecipare, nel 1420, alla di lui incoronazione boema celebrata comunque fuori da Praga: ne scaturì una lunga e sanguinosa guerra politico/confessionile che contrappose la rigida ortodossìa cattolica di Sigismondo al Riformismo hussita.

In aperto dissenso con Barbara, ostile al Partito tedesco, il 28 settembre 1421 egli combinò le nozze della figlia Elisabetta col Duca Alberto d’Asburgo e, nel 1433, nel perdurare delle aspre tensioni religiose, si recò in Italia: Eugenio IV lo consacrò Imperatore ma, con grave scandalo della Comunità sociale e politica, la Sovrana fu esclusa anche dalla partecipazione alla cerimonia d’investitura.

Nell’anno successivo, tuttavia, quando il Sovrano le chiese aiuto, ella non ebbe remore nel ripianarne le dissestate finanze.

L’11 febbraio 1437, forse indebolito dalla malattia, Sigismondo si decise a conferirle la corona di Boemia, ma il 9 dicembre successivo, a pochi minuti dalla sua morte, quando Barbara  tentò di orientare i Boemi verso la designazione di Ladislao III o Casimiro di Polonia, col quale progettava di passare a nozze  in danno e pregiudizio delle rivendicazioni successorie del genero, costui le confiscò dei titoli e beni; ne ordinò l’arresto e la fece deportare a Bratislava prima di esiliarla in Ungheria.

Era il 5 dicembre del 1437.

Nel 1438, pur priva di mezzi economici, la defraudata Regina riuscì ad evadere ed a riparare a Cracovia e, quando il 27 ottobre 1439 si spense l’ingombrante Alberto d’Austria, provò vanamente a recuperare la propria dignità a Corte: le fu confermato l’esilio ed ella, allora, si trasferì in Polonia ove fu, secondo Pagal Dlugošą, infeudata di Sandomierz.

Il 22 febbraio del1440, inquella località apprese della nascita del nipote Ladislao, figlio postumo dell’inviso Asburgo. Il Popolo, allora, si divise nel sostegno ai suoi diritti di discendenza ma ormai estenuata dagli intrighi, nel luglio del 1441 Barbara si ritirò nella residenza di Mĕlník, a Nord di Praga trascorrendovi gli ultimi anni nel ruolo di Regina/Madre.

In dicembre fu raggiunta dalla notizia del decesso anche della figlia; tuttavia la circostanza non la riavvicinò alle vicende del trono; né la distolse dal profondo interesse maturato per l’alchimia e le scienze occulte; né la affrancò dall’ingiusta accusa di cospirazione contro la Corona.

Dieci anni più tardi: l’11 luglio del 1451, fu stroncata dalla peste e consegnata alla Storia con l’appellativo di Messalina di Germania.

Era sopravvissuta comunque abbastanza a lungo per essere allietata dalla nascita anche delle nipoti Anna ed Elisabetta.

La Slovenia la ricorda attualmente con la moneta da due euro, emessa per celebrare il sesto centenario della sua incoronazione: vi è riportata la sua effigie con lo scettro a sei punte, simbolo araldico della famiglia di origine.