Donne nella Storia

d'Arc Jeanne

di Ornella Mariani
d'Arc Jeanne
d'Arc Jeanne

All'inizio del ‘300 varie erano le ragioni di attrito fra la Francia e l'Inghilterra: il possesso inglese di vaste aree francesi; la concorrenza fra le due Monarchie nel controllo delle Fiandre; l'aspirazione autonomistica della Scozia, sostenuta dai Francesi e contrastata dagli Inglesi. Inevitabile, la guerra scoppiò nel 1337 su motivazioni dinastiche e politiche legate al trono franco e fu solo sotto Carlo V che la contesa Corona recuperò quasi tutte le regioni occupate.

Poi, per circa trent'anni fu pace poiché le due potenti Monarchie furono prese da gravi vicende interne: l'Inghilterra, dalle violente contrapposizioni dell'Alta aristocrazia; la Francia, dalle ricorrenti crisi di follìa di Carlo VI e dalla tremenda lotta per la Reggenza fra il nazionalismo armagnacco, stimolato dal Duca Bernardo, e la posizione filo/inglese borgognona, caldeggiata dal Duca Filippo l'Ardito.

Il conflitto riprese nel 1415.

Questa volta il fronte militare si allargò, coinvolgendo anche il Paradiso per la solenne partecipazione di due Santi: Michele e Giorgio, rispettivamente tesi alla difesa del suolo francese e delle rivendicazioni inglesi.

Del primo, fu strumento la giovane contadina analfabeta Jeanne d'Arc, quarta figlia di Jacques ed Isabelle Romée; nata il 6 gennaio del 1412 a Domrémy, nella Contea di Bar, lungo la riva sinistra della Mosa; morta sul rogo a Rouen il 30 maggio del 1431 accanto ad una croce astile, dopo aver inserito i suoi deliri nell'ultima fase dell'annosa guerra e nelle violente ostilità fra Armagnacchi e Borgognoni per il controllo di Orléans: eventi conseguenti alla Crisi del ‘300, appesantita dall'epocale Peste nera del 1348, dalla Jacquerie, dal Millenarismo apocalittico rivoluzionario del contado inglese aizzato da John Ball, dalla Cattività avignonese, dallo Scisma d'Occidente.

La Francia, in quella fase, consisteva di tre blocchi territoriali:in mano inglese il Nord e l'Ovest, governati dal Duca di Bedford Jean de Lancaster, zio e Reggente del Re minorenne; l'Est, ovvero il Ducato di Borgogna, amministrato dall'alleato della dinastia d'oltreManica Filippo il Buono; i territori a Sud della Loira, sotto la sovranità del Delfino Carlo VII.

I fatti:

nell'autunno del 1428 l'armata inglese del Lancaster circondò Orléans; il 12 ottobre 1428, Thomas de Montacute, Conte di Salysbury e Conte di Pèrche, assunse il comando delle operazioni militari e il 17 successivo l'artiglieria bombardò duramente la città.

Avvalorando una profezia che accreditava ad una Vergine della Lorena la salvezza del Regno, le voci ordinarono a Jeanne di soccorrere Carlo, sulla base di sorprendenti apparizioni dell' Arcangelo Michele, di santa Caterina e di santa Margherita che la sollecitavano a sostenerne la legittimità ed a salvare il Paese dalle mire dei nemici, sostenuti da san Giorgio.

Trasferendo, in definitiva, gli eventi politici sul piano religioso: nell'eterno conflitto fra Bene e Male il Delfino era sottoposto ad un ingiusto martirio e gli Inglesi ed i loro alleati borgognoni erano confortati dal demonio, il 12 febbraio del 1429 ella si presentò al Comandante di Vaucouleurs Robert de Baudricourt e gli chiese di introdurla al cospetto di Carlo, cui doveva rappresentare gli ordini ricevuti: liberare la città ed incoronarlo a Reims.

Il 23 dello stesso mese, la sedicente inviata di Dio fu scortata a Chinon: solo in marzo poté incontrare il Re che la fece sottoporre ad esame dei Teologi dell'Università di Poitiers. Quando fu certo che la sua risolutezza era nihil fidei catholice contrarium, le fu concessa la guida dell'esercito.

Pur non formalmente investita di ruolo militare, con notevole carisma Jeanne infiammò la Francia e guidò l'attacco contro gli Inglesi vestita da soldato, brandendo spada e bandiera bianca raffigurante Dio nell'atto di benedire il fiordaliso francese: il 27 aprile, settemila uomini capeggiati dai Capitani Armagnac La Hire e Gaucourt, marciarono su Orlèans e l'8 maggio, alla testa di duecento lancieri ed in sella ad un grande cavallo bianco, difesa da una potente e luccicante armatura; seguìta da Luigi d'Orléans e dal mitico guascone Étienne de Vignolles; sfondata la resistenza delle piazzeforti nemiche di Augustins e Les Tourelles; guadato il fiume a Reully e rotto l'accerchiamento nemico, ella portò rifornimenti alla popolazione conseguendo l'appellativo di Poucelle d'Orléans.

Il successo dell'impresa impedì agli Anglo-borgognoni di aggredire il Sud fedele a Carlo e favorì l'avanzata francese nella valle della Loira: liberata Orléans, con accanto La Hire e Jean Poton de Xaintrailles, il 18 giugno 1429 a Jargeu e a Patay Jeanne sconfisse gli Inglesi, che lasciarono sul terreno oltre diecimila morti.

Il 22 giugno Carlo VII mosse da Sully verso Chateauneuf-sur-Loire, ove aveva convocato un Gran Consiglio mentre, forte della rotta nemica, la Poucelle capeggiava l'avanguardia diretta a Reims per spianare la via al Corteo reale.

Protetto da dodicimila uomini, tra Fanti, Arcieri e Cavalieri, il 10 luglio, il Delfino entrò in Troyes ed il 13 si acquartierò a Bussy-Lettrè nei pressi di Chalons-sur-Marne: il 17 luglio nella storica cattedrale di Reims, il Primate Regnault incoronò solennemente Carlo che, il 22 successivo, marciò su Parigi ove, dopo la vittoria conseguita a Creil il 16 agosto, Jeanne ed il Duca d'Alençon entrarono il 26 accampandosi avanti alla basilica di saint-Denis; occupando il 5 di settembre il sobborgo di La Chapelle; rientrando ad Orléans il 13, dopo che ella aveva offerto ex voto l'armatura e la spada strappata ad un soldato inglese; assaltando le mura di saint- Pierre- le- Moutier nell'ottobre del 1429.

Il 4 aprile del 1430, il Duca Filippo di Borgogna travolse le resistenze di Pèronne e minacciò la Champagne e l'Ile-de-France ma, nel maggio le sorti della guerra presero a vacillare: mentre Enrico d'Inghilterra sbarcava in armi a Calais, gli Anglo-borgognoni assediarono Compiègne e ne devastarono i dintorni: il 23 di quel mese, sul far della sera, alla testa di una compagnia di quattrocento uomini Jeanne entrò nella città dirigendosi poi a Margny, dove la guarnigione borgognona si dette alla fuga; tuttavia, attaccata da sinistra da un reparto borgognone e da destra da un contingente inglese, contro ogni strenua resistenza fu presa prigioniera dal Bastardo di Wandhomme, Luogotenente di Jean de Luxembourg.

Si concludeva così l'epopea della contadina che aveva osato sfidare il Sovrano d'oltreManica con parole di fuoco: ... rendete conto delle vostre azioni al Re dei Cieli che vi ha conferito il vostro sangue reale. Restituite le chiavi di tutte quelle care città che avete strappato alla Pulzella. Ella è stata inviata dal Signore per reclamare il sangue reale ed è pronta alla pace se le darete soddisfazione rendendo giustizia e restituendo quanto avete preso....Sovrano d'Inghilterra, se non agirete in siffatta maniera, io mi porrò a capo dell'esercito e, ovunque sul territorio di Francia trovi i vostri uomini, li costringerò a lasciare il paese, anche contro la loro stessa volontà. Se non dovessero obbedire a questo ordine, allora la Pulzella comanderà che vengano uccisi. Ella è inviata dal Signore dei Cieli per scacciarvi dalla Francia e promette solennemente che se non lascerete la Francia, ella, al comando delle truppe, solleverà un clamore quale non si è mai udito in questo paese da mille e mille anni. E confidate che il Re dei Cieli le ha conferito un potere tale da rendervi incapaci di nuocere a lei o al suo coraggioso esercito...

Il 24 maggio, col suo fedele Jean d'Aulon, Jeanne fu deportata a Beaulieu ed il giorno successivo i Dottori dell'Università di Parigi ne reclamano a gran voce il processo per eresia: priva della protezione anche della Contessa di Ligny, spentasi il 13 novembre, ella fu venduta agli Inglesi il 21 novembre del 1430 per la somma di diecimila ducati d'oro: il 29 fu scortata prima ad Arras; poi nel castello di Drugy e infine nella piazzaforte di Crotoy.

Il 9 gennaio del 1431, il Vescovo di Beauvais Pierre Cauchon assegnò l'incarico di Procuratore Generale al Canonico Jean d'Estivet: il processo alla Poucelle mirava a distruggere il consenso e la rispettabilità politica di Carlo VII, affidatosi ai sortilegi di una diabolica strega!

Il 13 dello stesso mese, William Haiton, Jean de La Fontaine, Nicolas de Venderes e Nicolas Loiseleur raccolsero informazioni istruttorie nel paese di nascita dell'imputata che, verso le 8 del mattino del 21 febbraio, fu condotta avanti al Tribunale riunito in prima seduta nella cappella reale del castello di Rouen, alla presenza di numerosi Teologi e Giuristi.

Il 22, introdotta dall'usciere Massieu, Jeanne partecipò alla seconda udienza ma il 24, quando all'inizio del terzo interrogatorio pubblico in presenza di sessanta fra Dottori e Teologi, si oppose fermamente al tentativo di Cauchon di imporle la sua formula di giuramento. La Corte si aggiornò al 27: né il Vescovo di Beauvais né Jean Beaupère riuscirono ad inchiodarla alle sue responsabilità. Dal 10 marzo, gli interrogatori si svolsero a porte chiuse ed il 15 Cauchon le chiese invano di distinguere tra la Chiesa dei Preti e dei Fedeli e quella dei Beati: il 27, pertanto, Jeanne fu introdotta nella Camera dei paramenti nella quale fu messa a confronto con l'Inquisitore Jean d'Estivet ed il 12 aprile nella cappella della Curia di Rouen. In questa sede, un Consiglio di Teologi presieduto da maestro Ermengard l'accusò di superstizione, blasfemia e idolatria.

Il dramma si avviava all'epilogo: il 18 di quel mese, preda di altissime febbri, ella incontrò Cauchon che ne aveva fatto esaminare per ben due volte la verginità e che l'aveva accusata d'aver asserito di comunicare con Dio senza la mediazione ecclesiale. Poi, cinque giorni più tardi, fu condotta avanti ai Giudici: il Canonico Pierre Maurice le elencò gli errori; le chiese di rinunciare all'uso di armi e di abiti maschili; la invitò a tornare in seno alla Chiesa e alla verità, ma ella confermò le sue posizioni: Dio è davanti a tutti ...

Mercoledì 30 maggio del 1431, Jeanne d'Arc fu condotta al rogo sulla piazza del Vieux Marché di Rouen: le fu concesso di avere accanto una croce astiale; poi, il domenicano Martin Ladvenu la confessò e Cauchon assistette alla sua comunione; infine, avvolta dalle fiamme, gridò più volte il nome di Gesù.

Nel 1450, Carlo VII chiese una revisione del processo: la Poucelle fu riabilitata e nel 1920 canonizzata.

La sua vicenda, eletta a simbolo di patrottismo, ispirò Shakespeare, Schiller, e Shaw e Verdi, Liszt e Tchaikovski.

Bibliografia: