Donne nella Storia

Eleonora d'Arborea

di Ornella Mariani
Oristano: statua ottocentesca di Eleonora d'Arborea
Oristano: statua ottocentesca di Eleonora d'Arborea

Nel periodo medievale, la Sardegna era ripartita in quattro Regni indipendenti e noti come Giudicati di Torres, di Gallura, di Arborea e di Cagliari, ciascuno capeggiato da un Iudex che, nell'XI secolo, al fine di disciplinare il Clero sardo, ormai affrancato dalla dipendenza bizantina; di migliorare le condizioni dell' agricoltura e di incrementare le risorse dell'isola, promosse l'insediamento di Comunità monastiche benedettine.

La politica di quel periodo fu caratterizzata dall'alternanza di alleanze con Pisa e Genova, tese a rendere l'isola un avamposto commerciale del Mediterraneo. Alla fine, nell'antagonismo fra le due Repubbliche marinare s'incuneò Comita d'Arborea che, nell'intento di unificare il territorio, suscitò la reazione degli altri Giudicati.

La conciliazione avvenne nel 1146 ed ebbe protagonisti Barisone d'Arborea; Costantino di Cagliari; Costantino di Gallura e Gonario di Torres. Si trattò di una tregua di breve durata: emulo del padre, ben presto Barisone ne riprese la politica aggressiva imponendo un suo fiduciario sul trono cagliaritano e provocando la reazione dei Turritani che, confortati da Pisani, lo assediarono nel castello di Cabras. Tuttavia, egli fu investito del titolo di Re di tutta la Sardegna dall'Imperatore Federico I Barbarossa che lo incoronò a Pavia il 10 agosto del 1164, previo esborso di quattromila marchi d'argento prestatigli dai Genovesi.

Quando fu evidente che quella cifra non sarebbe mai stata resa, costoro imprigionarono Barisone mentre lo stesso Sovrano tedesco cedeva l'isola al Comune di Pisa.

Era il 12 aprile del 1165: Genova, forte del sostegno del Papa, fece sottoscrivere ai Giudici una serie di trattati in cui si riconoscevano vassalli della Repubblica ligure, così scatenando una serie di eventi bellici finchè, nel 1171, di nuovo libero, aperte le ostilità con Pisa, Barisone costrinse Federico I a dividere la Sardegna in due zone: la Gallura e il Cagliaritano/Logudoro, rispettivamente sotto l'influenza pisana e genovese.

Storicizzato l'allontanamento delle tradizioni dall'orbita bizantina, nel 1073 il Giudice di Torres Mariano I rinunciò all'autocefalìa della Chiesa sarda nei confronti di quella Romana e, da quel momento, i quattro Regni isolani si proclamarono vassalli del Papa la cui ingerenza politica si risolse, nel 1297, nella cessione della Sardegna a Giacomo II il Giusto, designato da Bonifacio VIII Re di Sardegna e Corsica, malgrado tale Regno non esistesse giuridicamente.

L'iniziativa immise di prepotenza, nel già complesso contesto politico isolano, gli Aragonesi i cui interessi, coincidendo con quelli delle Repubbliche Marinare e minacciando la sopravvivenza dei Giudicati, furono ragione di un imponente conflitto che impegnò la strenua resistenza sarda e si concluse con la caduta del Giudicato d'Arborea nel 1420.

Era stato, così, vanificato quel sogno di Nazione sarda vagheggiato da Eleonora d'Arborea, simbolo della lotta per la libertà e l'indipendenza.

Ubicato nell'area centro/occidentale dell'isola e sorto verso il 900, il Giudicato d'Arborea aveva raggiunto il suo splendore e la sua massima espansione sotto Mariano II e Mariano IV finché bella, carismatica, colta, appassionata falconiera, rigorosa nazionalista ed energica Signora della Sardegna; figlia di Mariano IV Cappai de Baux e di Timbora di Roccabertì; nata nella catalana Molins de Rei verso il 1340 e spentasi ad Oristano nel 1404, Eleonora d'Arborea aveva assunto quel suo ruolo di Prima Donna del Medio Evo isolano, non solo per la durata del suo Giudicato ma per la provvida emanazione della Carta de Logu: una sorta di Costituzione locale, la cui giurisdizione fu poi estesa dai Catalani a tutto il territorio e la cui vigenza fu rimossa solo il 16 aprile del 1827, dal Codice di Carlo Felice.

La storia di questa stella di prima grandezza del firmamento politico della Sardegna cominciò nel 1347 quando, morto senza discendenza Pietro III d'Arborea, la Corona de Logu del Giudicato - una sorta di Assemblea di Notabili, Prelati e Funzionari delle città - fu cinta da suo padre che, in ventinove anni di illuminato governo, tentò di guadagnare l'isola al suo Giudicato.

Unico alfiere della rivolta antispagnola, per consolidare le sorti della sua potente casata sul territorio, egli organizzò le nozze della figlia con Brancaleone Doria prima di designare alla successione il figlio Ugone III.

Nel 1382, nel perdurare del Giudicato di suo fratello ed al fine di elaborare un lungimirante progetto dinastico, Eleonora prestò la considerevole cifra di quattromila fiorini d'oro al Doge genovese Niccolò Guarco cui accordò la restituzione entro dieci anni, tuttavia imponendogli la clausola accessoria di corresponsione del doppio dell'importo, ove impossibilitato ad onorare il contratto, e di assenso al matrimonio del suo primogenito con la figlia Bianchina. Il patto era di fatto un riconoscimento degli interessi liguri sul territorio: l'utilizzo della potente flotta genovese in buona parte dei porti del Mediterraneo inseriva la Signora nel circuito politico ed economico europeo.

L'anno successivo, forse ispirato dagli Aragonesi o forse dai Mercanti vessati da contribuzioni mirate a mantenere i mercenari tedeschi, provenzali e borgognoni, Ugone fu assassinato assieme all'unica figlia Benedetta.

Eleonora rivendicò le ragioni dinastiche del figlio decenne Federico Doria –Bas, del quale si propose Reggente contro il Visconte di Narbona, vedovo di sua sorella Beatrice: incaricò il coniuge di trattare direttamente col Sovrano Pietro il Cerimonioso la legittimità della pretesa. Ma il preteso controllo di quei due terzi di Sardegna allarmò la Corona che, per frenare l'ambizione della Juyghissa, preferì far incamerare al fisco quei possedimenti iuxta morem italicum e trattenere Brancaleone come ostaggio ed elemento di pressione sulle sue velleità.

Senza perdersi d'animo, ella assunse una rigorosa posizione di belligeranza: puniti quanti avevano teso la trappola mortale al fratello, in osservanza dell'antico diritto regio sardo che consentiva alle donne l'accesso al trono paterno o fraterno, si autoproclamò Giudice di Arborea richiamandosi all'autonomia di estrazione alto/medievale ed al diritto di piena sovranità nei propri territori; opponendosi, con quella prassi elettiva, all'infeudazione regia ed entrando in aperto contrasto con la linea di condotta aragonese.

Trasferito a Cagliari, intanto, Brancaleone fu recluso nella Torre di San Pancrazio dalla quale tentò una vana quanto rocambolesca fuga che ne determinò la deportazione nella solida Torre dell'Elefante. Malgrado l'impegno costante della moglie, fu rilasciato solo nel 1390 in esito alla Pace di Sanluri stipulata nel 1388 col Re catalano.

Il Trattato suscitò malessere negli Arborensi poiché le terre già conquistate e legate da giuramento di fedeltà al Giudicato d'Arborea tornarono nelle mani dell'inviso Pietro contro il quale, nel 1391, ancora una volta guidati da Eleonora, essi insorsero riappropriandosene.

L'anno successivo, la Juyghissa promulgò la Carta de Logu che, già avviata dal padre, era articolata in 198 capitoli e redatta in lingua logudorese. Vi spiccava una accentuata tensione a collocare le antiche tradizioni e le libertà della sua gente nella cornice di uno Stato di diritto che non ebbe termini di confronto in Europa: un corpo di norme penali, civili e rurali a disciplina dei rapporti giuridici, dell'amministrazione della giustizia, dell'eguaglianza di fronte alla Legge; un esempio di saggezza legislativa dedotta dalla fusione di elementi romani e bizantini e dell'esperienza bolognese e catalana rielaborati conciliati con le consuetudini municipali sarde; di fatto, una moderna iniziativa che le consentì di oltrepassare il Medio Evo liberando i lieros ed avviando una lotta di tipo nazionale.

Era il periodo in cui la Sardegna territoriale si trasformava in Sardegna statuale, con le sue quattro realtà politiche sovrane protese all'affrancamento da dominazioni straniere e alla instaurazione di forme politiche evolute, quali il sistema curatoriale e l'amministrazione assembleare delle Coronas de logu.

A margine della difesa della propria sovranità, dei confini e della attuazione dell'opera di riordino degli ordinamenti, Eleonora fondò il proprio potere sulla legittimazione popolare e, anche quando i suoi diritti furono contestati dall'asserita condizione bastarda degli Arborea, fece valere le proprie ragioni legando i propri interessi a quelli dello Stato; ponendo argine alla violenza attraverso la garanzia di Regole e Leggi; proponendosi Regina di uno Stato forte di supporto democratico.

Completato il disegno paterno di raccogliere quasi tutta l'isola sotto il suo scettro, misurandosi con le truppe della potente Monarchia aragonese, ella vide tuttavia il suo sogno sfumare sotto gli affondi della peste nera che, senza battaglie, consegnò l'isola ai nemici.

Condottiera, Statista e Legislatrice, referente identitaria dei Sardi, aggredita dal morbo Eleonora si spense nel giugno del 1404 nel castello di Cagliari e fu sepolta nella chiesa di san Gavino Monreale.

Bibliografia: