Donne nella Storia

Farnese Giulia

di Ornella Mariani
Giulia Farnese.
Giulia Farnese.

I Farnese furono una prestigiosa Famiglia guelfa di antichissime origini, inizialmente insediata nel Farnetum: un territorio ricco di querce ai margini della Diocesi della Tuscania, donde mutuarono il cognome, a partire dal XII secolo e con la diffusione patronimica.

Noti nel XII secolo come Domicelli Tuscanienses e forti della reputazione di abili Condottieri, occuparono incarichi di Podestà, Consoli e Vescovi, com’è annotato nelle Cronache orvietane che riferiscono la presenza del Console Pietro già nel 984.

Tra i più influenti ed autorevoli membri ebbero Papa Paolo III; Alessandro, Governatore dei Paesi Bassi spagnoli; Elisabetta, Regina consorte di Spagna.

Nel 1340, giurarono fedeltà ai Difensori del Patrimonium Petri e nel 1354 il Cardinale Albornoz li infeudò dell’area di Valentano, a riprova della gratitudine papale per il sostegno fornito nel recupero del patrimonio perduto nel perdurare della Cattività avignonese; ma i beni, in seguito, si estesero al viterbese; alla sponda occidentale del lago di Bolsena, comprese le isole Martana e Bisentina e la fascia tra i Colli Vulsini ed il mare, fino a Montalto; alla titolarità di una serie di privilegi nella Camera Apostolica, tali da consentirgli l‘apparentamento con le maggiori dinastie coeve: Orsini, Monaldeschi, Savelli, Colonna, Sforza, l’apertura di rapporti diplomatici con potenti Signorie come Siena, la posizione di Padroni dell'Alto Lazio e l’immissione nel novero delle Famiglie capitoline illustri, grazie anche all’ottenimento delle insegne della Rosa d’Oro e del Gonfalone della Chiesa.

L’influenza politica fu consolidata dalle nozze di Pier Luigi Seniore e Giovannella Caetani, nipote di Bonifacio VIII: da quel connubio, nacque Giulia, la cui leggendaria bellezza, accendendo di passione Rodrigo Borgia, procurò una serie di vantaggi ai germani Angelo e Girolama e valse prima la Porpora e poi lo scranno pietrino all’ambizioso fratello Alessandro cui il celebre Pasquino dedicò questa quartina: …Alessandro, tu devi a tua sorella / Giulia il cardinalato, ché la gonna / alzò… e cui il Popolo, ancora più ironico, appioppò la definizione di Cardinal Fregnese benché le maldicenze non ne incrinassero la carriera: nel 1494 egli fu nominato Legato del Patrimonio di San Pietro in Tuscia; pur senza essere Sacerdote, nel 1499 fu investito della Cattedra di Montefiascone e Corneto; nel 1502 fu Legato papale ad Ancona, diviso fra l’onere religioso ed una intensa relazione con Silvia Rufini da cui ebbe ben quattro figli: PierLuigi, Paolo, Ranuccio e Costanza; nel 1509 fu Vescovo di Parma; Reggente delle Diocesi di Benevento nel 1514, di Frascati nel 1519, di Palestrina nel 1523, di Ostia nel 1524; nel 1530 presenziò alla cerimonia di incoronazione imperiale di Carlo V, che appoggiò contro l’ugonotto Francesco I di Francia finché, morto Clemente VII, fu eletto Pontefice col nome di Paolo III in sole ventiquattro ore di Conclave, sullo sfondo di una Europa lacerata da profonde contrapposizioni religiose.

Era il 13 ottobre 1534.

Nata nel1475 a  Capodimonte: una rocca alloggiata sul lago di Bolsena, Giulia spianò la via del successo, del potere e della ricchezza all’intera Famiglia grazie alla torbida storia d’alcova intrattenuta col potentissimo e spregiudicato Cardinale spagnolo.

Si ignorano elementi riferiti alla sua infanzia ed adolescenza ma è noto, infatti che, già prima della morte del padre ed a soli nove anni, ella era stata promessa ad un membro della Casata degli Orsini.

Il contratto fu formalizzato a Roma fra il 20 e il 21 maggio del 1489, nella abitazione del Borgia: il diciassettenne ed insignificante fidanzato, orbo di un occhio e soprannominato monoculus Orsinus, era figlio di sua cugina Adriana de Mila e di Ludovico Orsini, tesi attraverso l’ignobile patto a garantire un solido futuro al figlio.

Le nozze furono officiate il 9 maggio del 1490 e festeggiate con una grande cavalcata dell’Aristocrazia capitolina, come fu annotato dal Cerimoniere papale Johannes Burckardt nel Liber notarum.

Si vuole che la Sposa fosse già l’amante del dissoluto Alto Prelato, padre di quattro figli avuti da Vannozza Cattanei e che quel connubio fosse funzionale alla relazione.

Si vuole che egli fosse il genitore anche di Laura: la figlia messa al mondo dalla Farnese il 30 novembre del 1492.

Si vuole che tale ipotesi fosse accreditata dalla tensione dei Farnese a maritare la bambina, dichiarandola senza smentita figlia del Cardinale nel frattempo diventato Papa.

L’11 agosto 1492, infatti, il Borgia cinse la tiara pietrina col nome di Alessandro IV.

La sua storia con Giulia tenne banco a Roma: distante dal marito, ella si trasferì nel palazzo del Cardinale Giovan Battista Zeno, con la tredicenne Lucrezia, figlia dello suo stesso amante, e con la complice suocera; vi accolse le istanze rivolte al Primate; perorò, guadagnandogli la Porpora, la causa di Lorenzo Pucci, cognato della sorella Girolama; seguì con estrema sollecitudine le tappe della carriera del proprio fratello Alessandro che, il 20 settembre di quello stesso anno diventava Cardinale.

Parallelamente, Adriana de Mila ed Orsino Orsini venivano infeudati dei territori di Carbognano e Vignanello.

La Concubina Papae amministrò con lucido pragmatismo la passione dell’Amante che,  obnubilato dalla gelosia, la minacciò più volte di scomunica se lo avesse lasciato.

Il 12 giugno del 1493 Lucrezia Borgia sposò il Signore di Pesaro Giovanni Sforza: Giulia e la suocera Adriana accompagnano la coppia nelle Marche soggiornandovi alcune settimane, contro le pressanti sollecitazioni al ritorno indirizzate dal Papa.

Parallelamente Carlo VIII di Francia, che nella primavera aveva invaso l'Italia reclamando la titolarità del Regno di Napoli, marciava verso Sud.

Preoccupatissimo, Borgia ordinò alle due donne il tassativo rientro a Roma ma la notizia delle gravissime condizioni di salute di Angelo Farnese indusse Giulia a sfidarne la collera e a recarsi presso il fratello, nella rocca di Capodimonte ove egli era nel frattempo deceduto.

In autunno, la situazione si complicò: se il Borgia era furioso per la prolungata assenza dell’Amata e, attraverso lettere durissime rivolte anche al Cardinale Alessandro, l’avvertiva di anatemizzarla, con estensione del provvedimento anche alla condiscendente cugina, cui rinfacciava i benefici concessi e rappresentava il rischio della confisca dei beni, forti e pressanti s’erano ormai fatte anche le proteste di Orsino, esigente la presenza della moglie a Bassanello.

Giulia, con la sorella Girolama e la suocera, si mise in viaggio verso Roma ma, sotto Viterbo, malgrado la scorta di trenta Cavalieri, fu fermata da un manipolo di Francesi decisi a trarre profitto dalle circostanze: sequestrate le tre Dame,  essi avanzarono richiesta di riscatto per tremila ducati.

Borgia percorse ogni via diplomatica e, dopo alcuni giorni, ottenne che Carlo VIII ordinasse il rilascio delle Prigioniere.

Esse giunsero a Roma il 1° dicembre, mentre l’avanzata del Sovrano oltralpino teneva la Chiesa in una condizione di allarme crescente: se il Papa si mostrò ostile già alla sola idea di abbandonare Roma, la Farnese chiese al fratello Alessandro di organizzarle la fuga.

A due settimane dall’arrivo delle truppe nemiche, all'insaputa del Borgia che non rivide mai più, ella lasciò la città.

Non è chiaro se raggiungesse il marito a Bassanello o se si rifugiasse a Carbognano: è certo che nel 1500 restò vedova e che la piccola Laura ereditò tutti possedimenti paterni.

Dopo tre anni di silenzio, se ne acquisirono notizie solo alla fine del 1503: nell’agosto di quell’anno il Papa era deceduto, obbligandola a volgere altrove i propri interessi.

Ancora una volta ella giocò carte vincenti poiché, dopo il solo mese di Pontificato di Pio III, il conclave elesse Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere.

Ormai trentenne, Giulia tornò a Roma per combinare vantaggiose nozze per la sua unica figlia: i negoziati per un apparentamento con la Casata papale andarono in porto e il 15 novembre del 1505 la tredicenne Laura Orsini sposò Niccolò della Rovere, diretto nipote del Papa.

Nel 1506 ella prese le redini del feudo di Carbognano: in proposito, i Cronisti coevi assumono che fosse una lungimirante ed energica amministratrice.

Nel 1509 passò a nozze col nobile partenopeo Giovanni Capece Bozzuto, che si spense otto anni più tardi.

Giulia lasciò il proprio feudo solo nel 1522: tornata a Roma, vi trascorse gli ultimi due anni della sua vita spegnendosi il 23 marzo del 1524 nel grande palazzo del fratello Alessandro.

La sua straordinaria bellezza fu immortalata da Raffaello, che ne inserì la figura nella sua Trasfigurazione, e dal Pinturicchio che, a parere del Vasari, la ritrasse identificandola con la Madonna con Bambino dipinta nella Sala dei Santi dell’appartamento del Borgia in Vaticano.

Bibliografia