Donne nella Storia

Irene di Bisanzio

di Ornella Mariani
Irene di Bisanzio
Irene di Bisanzio

Irene governò l’Oriente dal 797 all’802.
Bellissima ed originaria di Atene, il 1° novembre del 768 fu prelevata dal palazzo di Hiera, sulla sponda asiatica del Bosforo, e scortata a Costantinopoli ove, il 18 successivo, nella Chiesa di Santo Stefano sposò l'erede al trono bizantino Leone IV, figlio del Basileus Costantino V della dinastia isaurica, e fu contestualmente incoronata.
Insediatasi nel 775, su pressante richiesta dell’esercito l’anno successivo la coppia consacrò co-Imperatore il piccolo Costantino VI, nato il 14 gennaio del 771 ma, di fatto, il Basileus era ostile all’atto ritenendo che in caso di rivolta e di conseguente nomina di un usurpatore, il figlio avrebbe potuto essere ucciso.
Le truppe giurarono di proteggere il bambino e di riconoscerlo unico titolare del trono: il Venerdì Santo del 23 aprile del 776, pertanto, … tutto il popolo, ovvero quelli dei themata, i membri del senato, i tagmata della città, e tutti gli artigiani, giurarono sulla... Croce che non avrebbero accettato altro imperatore al di fuori di Leone e Costantino e tutti i suoi discendenti...

Finalmente rassicurato, il giorno dopo Leone fece formalmente incoronare il piccolo all'ippodromo, alla presenza del Patriarca e della Popolazione contrariando i propri fratelli che aspiravano alla successione. Tant’è: un mese più tardi, fu sventata una congiura ordita dal germano Cesare Niceforo e tutti i complottisti furono puniti con la tonsura ed esiliati a Cherson.

Sotto l'influenza dell'Imperatrice, adoratrice delle immagini sacre, Leone IV fu tollerante con gli Iconoduli contro i quali avviò persecuzioni solo verso la fine del regno, quando scoprì nelle stanze di lei due figure di Santi: ella tentò di giustificarsi, ma perse il favore del coniuge che, l’8 settembre del 780 morì, forse avvelenato.
A Leone IV successe, così, il novenne Costantino VI sotto reggenza materna a fortiori per minorità.
La Corona fu ancora minacciata dai cinque fratelli del defunto Basileus: Niceforo, Cristoforo, Niceta, Antimo e Eudocimo, insorti per essere stati esclusi dall’asserito diritto ereditario dopo essere stati blanditi con la nomina a Cesare o a Nobilissimi.
Il palazzo divenne, pertanto, sede di intrighi e lotte di potere violentissime degenerate in una congiura che ella sventò e che fu forse condivisa dagli Iconoclasti: Irene punì i cognati relegandoli in conventi ed imponendogli la vita clericale ed incaricò il Patrizio Teodoro di arrestarne il complice: lo Strategos di Sicilia Elpidio, fortunosamente riparato in Africa.

La sicurezza dell’Imperatrice vacillò ancora nel 781 per l'attacco arabo dell'erede al Califfato abbaside H?r?n, figlio di al-Mahd?, di recente insignito del titolo di Rash?d.
Con poco meno di centomila uomini, egli marciò fino al Bosforo occupando la riva opposta a Costantinopoli.
La Basilissa affidò il comando dell'esercito al Logoteta Stauracio che, tradito, fu tratto prigioniero dai Musulmani e successivamente riscattato grazie ad una tregua fra le parti: ella accettò di versare novantamila din?r aurei contro il reciproco rilascio dei prigionieri. In seguito, inviò contro gli Slavi il fedele Ufficiale che conquistò parte della Tracia consentendole di istituire un nuovo Tema di Macedonia.

Nel 784 Irene avviò il piano di abolizione dell’iconoclastia: il 31 agosto persuase alle dimissioni il Patriarca Paolo, sostituendolo col fedele Tarasio il 25 dicembre. Appena eletto, costui convocò per il 31 luglio del 786 il Concilio di condanna dell’iconoclastia che fu poi sospeso per l'irruzione di truppe iconoclaste in sede assembleale. Ella, allora, col pretesto di una guerra agli Arabi le stanziò in Asia Minore e trasferì nella capitale folti gruppi iconoduli.
Nel 787 a Nicea, dunque, si celebrò il VII Concilio Ecumenico: vi si bollò eretica l'iconoclastia e si decise che le icone potevano essere venerate, ma non adorate; vi si emanò la scomunica agli Iconoclasti; vi si restaurò il culto delle immagini sacre.

In quella sede, però, il mancato invito ad una delegazione franca intervenne sulle relazioni con Carlo Magno, che disattese ogni prescrizione conciliare.
Nello stesso anno, tuttavia, Irene convenne con l’Imperatore franco un'alleanza, nelle prospettive di un matrimonio fra sua figlia Rotrude ed il proprio figlio Costantino VI. In seguito, però, revocò le trattative temendo che il potente Sovrano svincolasse il giovane Basileus bizantino dalla tutela materna e combinò le nozze con Maria di Paflagonia.
Quando Costantino VI raggiungesse la maggiore età, la Basilissa mantenne il governo e si nominò Autocrate dei Romani. Lo Stratega degli Armeni Alessio Muzalon, allora, nella primavera del 790 assediò Costantinopoli esigendo la legittimazione dell’erede che, già acclamato Imperatore unico, ordì una congiura contro Stauracio, ritenendolo complice di Irene.
Ella intervenne energicamente: soffocata la ribellione, fece arrestare il figlio e convinse l'esercito a legittimarle il potere assoluto; nondimeno, pur ottenendo il sostegno delle truppe della capitale, l'opposizione delle milizie anatoliche, inclini all'iconoclastia ed al giovane Costantino VI, condizionò i suoi progetti fino a costringerla ad abbandonare il palazzo imperiale ed a ritirarsi nel Palazzo di Eleuterio.
Nel gennaio del 792, tuttavia, Irene riconsolidò le proprie forze e si proclamò Augusta seguitando a perseguire l’obiettivo di liquidare il figlio ed assumere il potere assoluto: riassunto il titolo di Imperatrice, accettò di associarlo attivando contro di lui una sotterranea e subdola campagna di destabilizzazione. Prima lo aizzò inducendolo a sospettare della lealtà del Generale Alessio Mosele, che fu arrestato ed accecato, così sottraendogli il favore delle truppe anatoliche, insorte e brutalmente ridotte all’obbedienza nel 793; poi lo indusse a ripudiare la moglie ed a risposarsi con Teodota, rendendolo inviso agli Ortodossi e in particolare agli Zeloti, che lo accusarono di adulterio.
Nel 796, nel perdurare di un soggiorno a Prusa, però, appreso di essere diventato padre, Costantino si diresse verso Costantinopoli per riunirsi alla moglie: Irene persuase gran parte degli Ufficiali dell’esercito ad attuare un colpo di mano che lo detronizzasse e la legittimasse nel ruolo di Imperatore unico. Il complotto fondava sulla perdita della sua popolarità, appannata da una serie di intrighi maturati nel fallimento della sua campagna contro i Musulmani.
Consapevole della mancanza di intralci al proprio piano e decisa a deporre definitivamente il figlio, infine, il 17 luglio del 797 la Basilissa gli fece tendere un agguato, ma egli riuscì a rifugiarsi in Asia Minore.

Contro ogni previsione, la Popolazione insorse in favore di Costantino ed Irene, allora, simulò di implorarne il perdono, minacciando i propri complici di denunciarli come complottisti se non avessero condiviso i suoi piani.
Costoro rapirono Costantino VI e lo riportarono di forza a Costantinopoli, ove lo defraudarono del trono ed accecarono nella Porphyra del palazzo imperiale: la camera ove era stato battezzato.
Era il 15 agosto del 797.
La Cronaca di Teofane testimonia che …Il sole si oscurò per diciassette giorni senza irradiare, tanto che i vascelli erravano sul mare; e tutti dicevano che era per via dell'accecamento dell'Imperatore che il sole rifiutava la sua luce. E così salì al trono Irene, madre dell'Imperatore…
Quale prima Imperatrice bizantina regnante e non consorte, assunto il titolo di Basileus contro quello di Basilissa, per guadagnare popolarità Irene ridusse le tasse e i dazi e favorì i monasteri ma la sua politica danneggiò il sistema fiscale proprio in coincidenza con la dura insurrezione degli Slavi di Grecia; con la consacrazione di Carlo Magno, il cui edificio politico ella non riconobbe mai, e con l’esigenza di fornire soluzione al problema successorio: dei figli di Costantino VI, l'unico maschio ancora vivo era nato dopo l'accecamento del padre e, considerato pertanto bastardo, era stato escluso dall’eredità.
Mentre i due eunuchi Consiglieri Stauracio ed Ezio si contendevano la successione, nell’802 l’ Imperatore franco inviò Legati a Costantinopoli proponendosi per le nozze con la stessa Irene, al fine di riunificare l'Oriente e l'Occidente. I negoziati però fallirono perché ella fu detronizzata ed arrestata a margine di una congiura che insediò al trono Niceforo I.

Segregata prima in un monastero nell'Isola dei Principi e poi, nel novembre dell’802 a Lesbo, ella vi morì il 9 agosto dell’803 senza suscitare rimpianti neppure nel Clero che aveva favorito.
Lasciava un Impero nel caos sociale e politico e nella rovina amministrativa ed economica: tali da mai più consentire ai successori di fronteggiare le minacce esterne incombenti sul destino del trono d’Oriente.
Nell’864, malgrado la pessima gestione di governo ed i crimini di cui si era macchiata, Irene fu canonizzata e le sue spoglie traslate nella chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli.
La sua tomba, violata dai Crociati nel 1204, fu distrutta dai Turchi nel 1461.

Bibliografia: