Donne nella Storia

Maria de' Medici

di Ornella Mariani
Maria de' Medici
Maria de' Medici

Meno nota della parente Caterina, fu figlia del granDuca di Toscana Francesco I e di Giovanna d’Austria; nacque a Firenze il 26 aprile del 1573; morì a Colonia il 3 luglio del 1642, dopo essere stata Regina consorte di Francia e Navarra per avere sposato nel dicembre del 1600 Enrico IV, asceso al trono per l’estinzione della dinastia dei Valois e consegnato alla Storia per aver pronunciato la celebre frase Parigi val bene una Messa.
Cresciuta in una Corte assai apprezzata culturalmente in tutta Europa, fu educata all’amore per il collezionismo, per la produzione artistica ed artigianale, per le invenzioni musicali e teatrali. La sua giovinezza si era srotolata tra Palazzo Pitti, i giardini di Boboli, la villa di Pratolino e altre fastose residenze medicee, presso le quali studiò musica e pittura frequentando Artisti come Jacopo Ligozzi e Giambologna.
Sul finire del XVI secolo, quando il granDucato si avvicinò alla Corte francese ed i suoi genitori erano già deceduti, lo zio Francesco I fidanzò la ormai ventisettenne Maria con il Sovrano di Navarra e Francia.
Naturalmente, più che una vicenda di cuore, quelle nozze furono un affare politico poiché ella, neppure avvenente, era considerata solo una grosse banquiére dotata di cospicua dote.
Esaltato da grandi festeggiamenti, il matrimonio fu officiato per procura a Firenze, il 5 ottobre 1600 e, nella Descrizione de le felicissime nozze della Cristianissima Maestà Maria, il Buonarroti annotò ogni particolare dell'addobbo della sala, dell’apparecchiatura delle tavole e delle pietanze citando le meraviglie coreografiche architettate dal Buontalenti1 e le statue di zucchero modellate dal Giambologna². L'apparecchio supremo dei ripiani ospitava una notevole quantità di animali e la sposa accolse con gioia la statua del suo sposo a cavallo. Dopo la frutta, poi, furono fatte scendere dal soffitto nubi rigonfie con Giunone e Minerva e al loro dileguarsi le tavole erano cambiate a vista con altre di specchi e di cristalli, a loro volta trasformate in boschetti con viali, siepi, fontane, statuette di ninfe e pastorelle nella colorata cornice di fiori e frutta.
Una volta a Parigi, Maria svolse un ruolo politico cruciale per un Paese lacerato da lustri di sanguinose lotte religiose e, benchè il matrimonio si rivelasse infelice per le frequenti infedeltà di lui, ella mise al mondo sei figli a ben quattro dei quali procurò una corona: Luigi XIII, Gastone d’Orléans, Elisabetta, Cristina, Enrichetta Maria e Nicola Enrico.
Nel 1610 Enrico IV fu assassinato dal chierico François Ravaillac.
Il Delfino, allora, aveva solo nove anni e la Medici ne assunse la reggenza continuando a governare anche dopo la maggiore età del figlio col quale nel 1619, nella cornice della Guerra dei Trent’Anni, entrò in aperto contrasto.
Se in politica estera, influenzata da Consiglieri italiani contro le linee attuate dal coniuge, Maria fu ostile al Riformismo; proclive al Cattolicesimo ed incline al sodalizio con la Monarchia spagnola, fino a rafforzare i legami con una rete matrimoniale: i figli Luigi ed Elisabetta sposarono rispettivamente l’Infanta Anna e l’Infante Filippo, in politica interna rivelò limiti e debolezze che la resero assai invisa.
In particolare fu oggetto dell’odio della Alta Nobiltà francese per la sua stretta e censurata amicizia con Concino Concini e la moglie Eleonora Galigai.
I due Favoriti suscitarono violente reazioni dei Principi protestanti e dure contrapposizioni con gli Stati generali e col Parlamento, finchè Luigi XIII intervenne d’autorità ordinando l’assassinio del Concini; esautorando la madre nel 1617 e confinandola nel castello di Blois, malgrado ella tentasse invano di opporsi al di lui Favorito Duca Charles de Luynes.
Solo per effetto del Trattato di Angers del 10 agosto del 1620, la Medici fu reintegrata a Corte; riammessa nel Consiglio di Stato e restituita al prestigio, ai diritti e ai privilegi cui concorse il suo nuovo Protetto: il Duca Richelieu. Tuttavia, entrato nel Consiglio della Corona nel 1624, egli la tradì rivelandosi contrario alle sue attività e rovesciò tutte le alleanze spagnole.
Maria tentò, allora, di opporglisi fino ad aderire ad un complotto ordito in danno del Primo Ministro dal figlio Gastone e da frange di Aristocrazia raccolte sotto l’ègida del Parti Dévot.
L’intrigo mirava a far disapprovare al Re il piano di alleanze progettate dal Ministro con i Paesi protestanti contro gli Asburgo.
Il Cardinale ne fu informato per tempo e persuase Luigi XIII a mantenere le proprie decisioni ed a punire i cospiratori: l’11 novembre del 1630, Richelieu fu confermato nella carica di Premier e Maria, ancora esautorata, fu posta agli arresti domiciliari a Compiègne e poi esiliata a Bruxelles.
Quel giorno passò alla storia con il nome di Journée des Dupes, ovvero Giornata degli Ingannati.
Gli elementi riferiti alla morte della Sovrana sono frammentari: pare che, dopo aver invano cercato l’appoggio spagnolo per rientrare in Francia, trascorresse alcuni degli ultimi anni nella casa del pittore fiammingo Pieter Rubens, autore delle ventidue enormi tele realizzate tra il 1622 e 1625 e raffiguranti scene della vita di lei.
Ella, peraltro, versò grande attenzione nei confronti dello Scultore francese Guillaume Berthelot e tenne sotto la propria protezione GianBattista Marino, Anton van Dyck e Frans Pourbus.
Nel 1642 la sua morte chiuse un’epoca: nel giro di un anno sarebbero mancati Richelieu e lo stesso Luigi XIII.
Alla Maestà Cristianissima di Maria de’ Medici Reina di Francia e Navarra, Giambattista Marino dedicò tali versi:
O già del'Arno, or dela Senna onore,
Maria, piuch'altra invitta e generosa,
donna non già, ma nova dea d'amore,
che vinta col tuo giglio hai la sua rosa
e del gallico Marte il fiero core
domar sapesti e trionfarne sposa,
nate colà su le castalie sponde
prendi queste d'onor novelle fronde.

Note:

Bibliografia: