Donne nella Storia

Sibilla di Gerusalemme

di Ornella Mariani
Regno di Gerusalemme
Regno di Gerusalemme

Nata verso il 1160 e morta a San Giovanni d’Acri nel luglio del 1190; primogenita di Amalrico di Gerusalemme e di Agnese di Courtenay; sorella di Baldovino IV e sorellastra di Isabella; madre di Baldovino V e già Contessa di Giaffa e Ascalona, fu Regina di Gerusalemme dal 1186.
Allevata dalla zia Ivetta di Betania, Abbadessa del convento di San Lazzaro, fu iniziata allo studio delle Scritture e della tradizione cristiana ma, già nel 1169, in occasione d’una missione diplomatica in Europa voluta dal padre e condotta dal Primate di Tiro Federico de la Roche, fu oggetto di manovre nuziali dinastiche: la scelta del marito, in quel momento, era una questione politica di cruciale importanza per la sopravvivenza del Regno gerosolimitano, anche a causa del gravissimo morbo che affliggeva il fratello già designato alla successione.
Primo pretendente alla sua mano fu Stefano I di Sancerre che, una volta a Gerusalemme, revocò la richiesta e tornò in Francia.
Nel 1174, intanto, Re Amalrico I morì.
La complessa eredità ricadde sul tredicenne figlio maschio, per il quale tennero la reggenza prima Milone di Plancy e poi Raimondo III di Tripoli: fu proprio costui che, nel 1176, lo orientò alle nozze della sorella col Conte Guglielmo del Monferrato detto Lungaspada, cugino del potente Luigi VII di Francia e del temuto Imperatore Federico I di Hohenstaufen.
La Principessa, pertanto, fu associata al trono.
Il matrimonio fu celebrato nell’autunno di quell’anno ma, già pochi mesi più tardi, lo sposo si spense di malaria lasciando Sibilla incinta del figlio postumo Baldovino.
Ella continuò ad essere considerata un ambitissimo partito e molti aspirarono ad impalmarla, a partire dal cugino Filippo di Fiandra che, giunto a Gerusalemme nel 1177, a sorpresa la chiese in moglie per un suo Vassallo allo scopo di controllare il Regno senza esporsi in maniera diretta.
L’Alta Corte naturalmente respinse la proposta e Sibilla restò nubile fino al 1180, pur avendo una vita sentimentale assai turbolenta: ella era profondamente innamorata del vedovo Baldovino d’Ibelin, che aveva il doppio della sua età.
Il reale impedimento alla realizzazione della loro unione maturò nel 1179, quando egli fu catturato da Saladino che avanzò un’esorbitante richiesta di riscatto, accettando di riscuoterla in più tranches.
Una volta libero, l’Ibelin si recò a Bisanzio ove il Basileus Manuele gli sconsigliò l’unione con Sibilla, già richiesta anche da Ugo III di Borgogna. Si vuole, allora, che per scongiurare eventuali colpi di mano del Reggente, Agnese di Courtenay suggerisse di maritarla al nobile Guido di Lusignano, fratello del proprio amante e Connestabile.
Le trattative si conclusero in fretta con l’assenso della Corte: nella Pasqua del 1180 Sibilla e Guido si sposarono, sventando i piani di Raimondo di Tripoli e di Boemondo III d’Antiochia, orientati verso un marito di loro gradimento contro le convinzioni del giovane Sovrano, a parere del quale il Regno esigeva di saldarsi ad una dinastia straniera forte ed affidabile in caso di necessità: il Lusignano era il candidato ideale, in quanto Vassallo di Enrico II d’Inghilterra che aveva promesso al Papa un pellegrinaggio penitenziale in Terrasanta per affrancarsi dalla colpa di avere fatto assassinare Thomas Beckett.
Ancora nel 1180 Baldovino ridimensionò anche le ambizioni degli Ibelin, fidanzando la ottènne sorellastra Isabella con Umfredo IV di Toron; sottraendola di fatto al controllo della madre e degli Ibelin; affidandola ai genitori del promesso sposo: i coniugi Rinaldo di Châtillon e Stefania de Milly. Da quelle nozze nacquero Alice e Maria.
Inizialmente il Sovrano conferì al cognato ampi poteri, nominandolo Reggente durante i periodi di infermità; ma il rapporto di fiducia si estinse presto poiché Guido, assieme a Rinaldo di Châtillon, pose in essere una serie di provocazioni contro il Saladino, violando la tregua faticosamente raggiunta e manifestando sistematica viltà.
Baldovino ne maltollerava la condotta: privo di talento militare e diplomatico, Lusignano forniva complicità a Rinaldo, autore di frequenti scorrerie in danno delle carovane mercantili attive fra Egitto e Siria. Ad incrinare definitivamente le relazioni familiari fu il fallimento di alcune iniziative assunte in occasione dell'assedio di Kérak, a margine del quale fu revocata l’incarico di reggenza. Per liquidare, inoltre, qualsiasi velleità dell’incapace Guido, l'Alta Corte accettò di modificare la linea successoria anteponendo ad Isabella il figlio di primo letto; associandolo al trono nel 1183 ed affidandolo alla tutela di Raimondo di Tripoli.
L'anno successivo il Sovrano si adoperò per ottenere l'annullamento del matrimonio della sorella: se il nipotino fosse morto in minorità, ella gli sarebbe succeduta di diritto con l’ingombrante marito finché l’Imperatore Hohenstaufen, il Papa ed i Re di Inghilterra e Francia, rispettivamente parenti per parte materna e paterna, non avessero designato un successore.
Baldovino IV morì di lebbra nella primavera del 1185.
Secondo le sue disposizioni, il figlio di Sibilla cinse la tiara e fu assegnato alla tutela dello zio Joscelin III di Edessa e di Raimondo di Tripoli; tuttavia, di salute cagionevole, anch’egli si spense a San Giovanni d’Acri nel 1186, all’età di soli otto anni.
Nel Regno montò la tensione: Joscelin III ed il Marchese Guglielmo V del Monferrato scortarono il feretro in una Gerusalemme presidiata da contingenti armati e la querelle ereditaria esplose durissima. Per ragioni diverse, né la fazione incline a Sibilla, né quella favorevole alla sorellastra Isabella intendevano accettare le clausole testamentarie dettate da Baldovino IV che indicava l'insediamento di un Reggente, in attesa delle decisioni delle Corone inglese, francese, tedesca ed ecclesiale.
Intenzionato a mantenere la propria influenza sul trono e a proteggere i propri alleati politici: la Regina Madre Maria Comnena e gli Ibelin, Raimondo di Tripoli si recò a Nablus e vi convocò i membri dell'Alta Corte sostenitori della causa della Principessa Isabella. Nel frattempo Sibilla, definita da Rinaldo di Châtillon la Principessa li plus apareissanz et plus dreis heis dou roiaume (la più evidente e legittima erede del Regno), veniva incoronata dal Patriarca Eraclio.
I suoi detrattori rilanciarono i diritti della rivale ma, già nel 1163, la Chiesa latina di Gerusalemme si era pronunciata affermandone la legittimità successoria, come fu poi confermato anche dalla stessa Alta Corte, che accettò di riconoscerla Regina.
La sua posizione si consolidò quando Umfredo IV di Toron, figliastro di Rinaldo di Châtillon e marito della sorellastra, venne da Nablus a giurarle fedeltà.
C’era, tuttavia, un retroscena: l'incoronazione era subordinata alla richiesta dei membri avversari della Istituzione centrale esigenti l'annullamento del matrimonio col Lusignano e il diritto a scegliere essi stessi un altro marito alla Sovrana.
Ella accettò; tuttavia, una volta solennemente investita, spiazzando la compostezza dei presenti, annunciò di avere già scelto il suo sposo ed enfatizzò la sorprendente dichiarazione porgendo personalmente la corona gerosolimitana all’aborrito coniuge.
L’aristocrazia si divise: con Sibilla, dimostratasi energica ed astuta nelle trattative con i componenti della consorteria avversa, si schierarono i parenti della madre, ovvero dei Courtenay ed i loro alleati e Vassalli; restarono, invece, irriducibili le proteste dei partigiani di Raimondo di Tripoli che reclamava il trono per sé e l’opposizione degli Ibelin e della Regina Maria, sostenitrice da Nablus delle ragioni di Isabella.
Principale preoccupazione della Regina fu, intanto, il controllo dell’avanzata musulmana di Saladino: Guido e Raimondo furono inviati al fronte con potenti Armate, ma la loro conflittualità produsse una epocale catastroge e segnò la vita del Regno. Il 4 luglio, infatti, l’incompetenza dell’uno, che vanificò i diversi piani dell’altro, provocarono l’immane tragedia dei Corni di Hattin: forse la più drammatica delle pagine della storia crociata.
Maria Comnena raggiunse la figliastra Sibilla a Gerusalemme che, nel settembre di quello stesso anno, fu assediata da Saladino malgrado la strenua difesa del Patriarca Eraclio e di Baliano d’Ibelin.
Le notizie sugli eventi successivi sono ancora confuse e divergenti: forse alla Regina fu concesso un salvacondotto. E’ certo che il 2 ottobre Gerusalemme capitolò e che ella riparò a Tripoli con le figlie.
Detenuto a Damasco dopo la cattura avvenuta in campo ad Hattin, Guido fu rilasciato nel 1188 e poté incontrare la moglie solo l’anno successivo, quando i Crociati si avviarono verso Tiro: ultimo baluardo cristiano difeso da Corrado del Monferrato che gli negò l'ingresso in città, rifiutandosi di riconoscerne le pretese e candidandosi a Reggente fino all'arrivo dei Re europei, come prescritto dalle disposizioni testamentarie di Baldovino IV.
Dopo circa un mese trascorso fuori dalle mura, Lusignano si pose a capo di un'avanguardia della terza crociata e si diresse verso San Giovanni d'Acri, già in mano musulmana, con l'obiettivo di riconquistarla e farne la sede della Corte regia.
La moglie lo sostenne e fu al suo fianco nel perdurare del lungo assedio.
Durante una fase di stasi delle operazioni belliche, fra luglio e agosto, però, ella si spense per una epidemia diffusasi nel Quartier Generale e, pochi giorni più tardi, morirono anche le due figlie.
San Giovanni d'Acri fu riconquistata solo nel luglio del 1191, grazie soprattutto ai rinforzi portati da Filippo Augusto e Riccardo I.
Al trono ascese Isabella, costretta a sciogliere il matrimonio con Unfredo di Toron e a sposare Corrado del Monferrato.
Guido, per contro, si rifiutò di deporre la corona fino al 1192.

Bibliografia: