Famiglie

Gli Orsini

di Ornella Mariani
Lo stemma della Famiglia Orsini.
Lo stemma della Famiglia Orsini.

Quella degli Orsini è una delle più antiche Famiglie principesche guelfe del Medio Evo italiano e, pur divisa in vari rami, fu celebre per potenza; ricchezza; parentela con l’Impero e con prestigiose case reali d'Europa e per vanto di tre Papi: Celestino III, Niccolò III e Benedetto XIII; trentaquattro Cardinali, Senatori, Gonfalonieri, Uomini d'arme e di Stato.

Se il Bovio ne indica il capostipite in un tal Mandilla, figlio di un Capitano goto che, nutrito da bambino del latte di un'orsa, fu detto Orsino, il Novaes riferisce di un Caio Orso Flavio, coevo all’Imperatore Costanzo.

E’ certo che risale al 998 l’indicazione di un Ursus de Baro e al 1032 di un Constantinus Ursi; come è certo che la Dinastia emerga alla fine del secolo XII per effetto del favore accordato da Celestino III ai propri nipoti del casato di Bobone e in particolare ad Orso, reale iniziatore della casata; come è certo ancora che fu suo nipote Matteo, figlio di Giovan Gaetano di Vicovaro a conferire potere ai Discendenti.

Divenuto nel 1195, Signore di Mugnano, Marino, Monterotondo, Galeria, Sant’Angelo, Licenza e nel 1241 Senatore di Roma, egli difese la città dagli assalti di Federico II e contrastò gli irriducibili Colonna, votati alla causa ghibellina, sottraendogli la formidabile fortezza Augusta, ovvero il mausoleo d'Augusto.

Da quel momento, gli Orsini sostennero fedelmente la Chiesa e i Papi fino ad essere registi occulti della Politica capitolina, dalla morte di Clemente IV al conclave di Perugia del 1305, grazie alle attività dei Cardinali Giovan Gaetano, Malebranca e Napoleone ed al sostegno, durante la Cattività avignonese, dei sodali Alberini, Frangipane, Tebaldeschi, Annibaldi della Molara, fino a impedire a Enrico VII la incoronazione in San Pietro.

Solo dopo la caduta del Tribuno Cola di Rienzo, ostile a tutti i Baroni, essi desistettero dalla lotta e spartirono il potere con i Colonna; tuttavia, col rientro del Papato a Roma, sotto Gregorio XI, recuperarono posizioni di supremazia.

Infatti: Nicolò ottenne il controllo del Patrimonium e fu infeudato di Ansidonia, Port'Ercole, isola del Giglio, Monte Argentaro e varie terre della Maremma; durante la lotta della Chiesa con Ladislao di Napoli, il Capitano Generale della Chiesa Paolo sconfisse i Partenopei a San Germano  nel 1411 e riguadagnò al Papa il possesso di Roma; sotto Sisto IV, Innocenzo VIII e Leone X ottennero favori tali da stimolare l’avidità di Cesare Borgia che, dopo aspre contese, si impadronì dei castelli di Trevignano e di Bracciano facendo avvelenare Gentile Virginio e il Cardinale Giovan Battista e facendo strangolare Paolo Duca di Gravina.

Col declino della potenza del Valentino, tuttavia, Fabio figlio di Paolo, si vendicò massacrandone i partigiani e costringendolo a riparare presso Pio III in Castel S. Angelo.

La famiglia mantenne il proprio splendore e accettò, nel 1311, una pace solenne con i Colonna per effetto delle nozze di una figlia naturale di Giulio II con GiovanGiordano.

Durante l'infelice pontificato di Clemente VII, Lorenzo Signore di Ceri organizzò la difesa di Roma dai Lanzi e Napoleone, Abate commendatario di Farfa, sterminò gli ultimi  saccheggiatori.

Con Camillo, Governatore generale della Chiesa sotto Paolo IV, gli Orsini e i Colonna fecero apparentamenti matrimoniali e, nel 1718, il ramo orsiniano superstite dei Duchi di Gravina, parimenti proprio ai Colonna, ottenne il titolo di Principi assistenti al soglio vantando,  sei anni più tardi, il terzo papa della casata: Benedetto XIII.

In definitiva, essi furono titolari di molti feudi e ricoprirono molti ruoli: Prefetto capitolino; Gonfaloniere della Chiesa; Gran Connestabile e Gran Cancelliere del Regno di Napoli;  Signori di Soriano nel Cimino; Duchi di Gravina, di Bracciano e di Amalfi; Principi di Vallata, di Solofra, di Vicovaro, di Monterotondo, di Amatrice, di Taranto; Conti di Muro lucano, di Tagliacozzo, di Caserta e di Nola; Membri dell’Ordine Teutonico, dell’Ordine del Toson d’Oro e dell’Ordine dello Spirito Santo.

Le origini

Di fatto, secondo studi genealogici, il fondatore della Dinastia sarebbe stato il nobile capitolino Orso che, sposatosi due volte, aveva avuto dalle prime nozze i figli Giordano e Costanzo e dalle seconde Amalrico, Amedeo e Pantaleone.

Essi avrebbero dato vita alle linee romana e piemontese ed avrebbero stretto inverificabili parentele con i tedeschi Anhalt e Baden; è certo, per contro, che fossero collegati ai Bobone, apparsi in atti solo all’inizio dell'XI secolo quando i documenti annotano il doppio cognome Orsini-Bobone e quando il primo legame Orsino mosse da un tal Bobone, nonno del futuro Papa Celestino III e artefice della fortuna della Dinastia.

Investito della Porpora dall’omonimo predecessore nel 1144, egli ascese al soglio nel 1191 entrando in rotta di collisione con gli interessi dell’Imperatore Enrico VI; attuando uno sfrontato nepotismo parentale e favorendo la costituzione del primo nucleo della potenza territoriale della Famiglia: il nipote GianGaetano, padre di Napoleone e Matteo, persero il cognome Bobone e furono definiti de domo filiorum Ursi.

Il Primo incrementò il prestigio dinastico e fu Gonfaloniere della Chiesa. Il Secondo animò lo scontro per il controllo di Roma che assunse nel 1241, sconfiggendo gli Imperiali; assumendo la carica senatoria; estromettendo dal governo i Colonna; radicandosi in orbita guelfa ed estendendo il patrimonio territoriale fino ad Avellino a Sud e fino a Pitigliano a Nord.

Matteo, il cui fratello Napoleone dette origine agli Orsini di Manoppello, ripartì i feudi fra i figli Gentile, Rinaldo, Napoleone ed un omonimo che fondarono rispettivamente i rami di Pitigliano; di Monterotondo; di Bracciano e di Montegiordano. L’altro figlio Giovanni Gaetano, invece, già sostenitore di Carlo d’Angiò contro gli Svevi,  divenne Papa col nome di Niccolò III e si distinse per la aperta politica antifrancese.

Egli spiccò per nepotismo: nominò Conte di Romagna il nipote Bertoldo; concesse il Cardinalato ad un proprio fratello e ad altri due nipoti e, nel 1280, favorendo la pace tra Rodolfo I e Carlo I, divenne arbitro della Politica internazionale.

Negli anni successivi Gentile II, figlio di Bertoldo, fu Senatore di Roma, Podestà di Viterbo e, dal 1314, Gran Giustiziere del Regno di Napoli.

Negli anni della Cattività avignonese, egli sposò la Contessa di Catanzaro Clarice Ruffo. Suo figlio Romano detto Romanello, Vicario Regio di Roma nel 1326 ed erede della Contea di Soana, bene dotale della moglie Anastasia de Montfort, ebbe come figlio Roberto, coniugato a Sveva del Balzo.

La prole di costui, che estese i propri possedimenti fino all’Epiro, fu costituita da Giacomo, Cardinale nel 1371, e da Nicola che, titolare delle Contee di Ariano e Celano; Senatore e Rettore del Patrimonium Petri, ampliò la potenza familiare nel Lazio e in Toscana.

Il suo secondogenito Raimondo del Balzo Orsini, detto Raimondello, appoggiò il colpo di Stato di Carlo III contro Giovanna d’Angiò ma ebbe pessimi rapporti, in seguito, con Ladislao I, oggetto di una ramificata congiura in cui erano coinvolte le maggiori Famiglie del Regno: se i Sanseverino furono sterminati e i Ruffo subirono confische, Raimondello combatté una guerra al cui termine, sopravvenuta la morte, la vedova Maria d’Enghien fu costretta a convolare a nozze proprio con quel Sovrano.

Deceduto Ladislao I ed ascesa al trono la sorella Giovanna II, i rapporti tra gli eredi di Raimondello e la Corte restarono freddi fino all'intervento delle truppe di Maria d'Enghien e del figlio Giannantonio contro il tentativo di usurpazione condotto da Giacomo di Borbone nel 1463: per sdebitarsi, la Sovrana gli restituì il Principato di Taranto.

Con l'avvento al potere di Sergianni Caracciolo, amante della Regina e Gran Siniscalco del Regno, i rapporti migliorarono al punto che una figlia di costui sposò il germano minore di Giannantonio. Successivamente, nella querelle fra Alfonso V d’Aragona e Luigi III d’Angiò, gli Orsini spalleggiarono l’Aragonese e, morto il Sergianni, Giannantonio si salvò solo per effetto della morte di Luigi III. Nel frattempo spentasi anche Giovanna, egli fu ricompensato da Alfonso V con il Ducato di Bari, la carica di Gran Connestabile e l'appannaggio di centomila ducati mantenendo fedeltà anche a Ferdinando I che, però, lo fece uccidere dopo una rivolta di Nobili.

L'Orsini non ebbe figli legittimi e l'asse ereditario passò proprio a Ferdinando.

La linea di Pitigliano

Guido Orsini, secondogenito di Romano, ereditò la Contea di Soana e con i discendenti governò i feudi di Pitigliano, Soana e Nola.

All’inizio del XV secolo insorsero rivalità con Siena ed i Colonna, con conseguente perdita di molti territori.

Tra il 1406 e il 1410 Bertoldo, nipote di Guido, riuscì a mantenere il solo feudo di Pitigliano.

Il nipote Orso fu Conte di Nola e Mercenario al servizio del Duca di Milano e dei Veneziani. In seguito passò al soldo di Ferdinando I di Napoli, ma non partecipò alla Congiura dei Baroni e fu così premiato con i feudi di Ascoli e Atripalda, prima di partecipare alla campagna toscana del 1478 e all'assedio di Viterbo ove morì.

Il personaggio più rappresentativo della linea fu il Conte Niccolò, grande Condottiero che aveva servito Jacopo Piccinino e poi i Fiorentini contro Ferdinando I, sostenitore della Congiura de’ Pazzi.

Egli prese parte alla Guerra del Sale del 1482 e all'assedio di Nola del 1494, prima di porsi a servizio di Venezia nel ruolo di Capitano generale della Repubblica e di distinguersi nella conquista di Cremona risultando, invece, nel 1509, il principale responsabile della sconfitta veneta nella battaglia di Agnadello.

Suo figlio Ludovico e suo nipote Enrico parteciparono alle guerre tra Francesi e Spagnoli, cambiando disinvoltamente fazione.

Delle due figlie del Primo, Geronima sposò Pier Luigi Farnese e Marzia fu impalmata dal generale spagnolo Gian Giacomo Medici Marchese di Marignano.

Proprio con lui, però, cominciò il declino della linea di Pitigliano: egli perse Nola e fu costretto ad accettare la supremazia senese.

Nel 1555 il figlio Giovan Francesco si sottomise al Granduca di Toscana e portò le residenze della famiglia a Roma ed a Firenze.

In seguito il Conte Alessandro pretese di succedere nei domini della linea di Monterotondo, ma fu contrastato da Gregorio XII.

Nel 1604, suo figlio Giannantonio cedette Pitigliano al Granduca di Toscana in cambio del Marchesato di Monte san Savino.

La Famiglia si estinse nel 1640.

La linea di Monterotondo

Rinaldo, terzogenito di Matteo il Grande, fu infeudato della Signoria di Monterotondo piattaforma utile alle lotte politiche romane.

Almeno tre componenti della famiglia furono Senatori ed altri furono Capitani di Ventura.

Nel 1370 Francesco fu al soldo dei Fiorentini nella guerra ai Visconti; Orso cadde nel servire il Re di Napoli nella battaglia di Zagonara, contro i Milanesi; i figli Giacomo e Lorenzo militarono nell’Esercito papale, partenopeo e toscano e, non a caso Clarice, figlia di Giacomo, sposò Lorenzo il Magnifico; Franciotto fu Cardinale nel 1517; ma il più rappresentativo cella Famiglia fu il Porporato GiovanBattista che contrastò fermamente il nepotismo di Innocenzo VIII ed appoggiò l’elezione di Alessandro VI, con l’intenzione di istituire uno Stato all'interno della Chiesa e di porvi a capo il figlio Cesare. Proprio costui, fra il 1500 ed il 1501 eliminò i Riario di Forlì; i Malatesta di Rimini; gli Sforza di Pesaro e i Manfredi di Faenza, prima di prendere Camerino ed Urbino e di rischiare la morte per effetto della Congiura della Magione ispirata dal Cardinale Orsini e fallita. Borgia arrestò i Cospiratori e li fece uccidere.

Sul finire del XVI secolo la Dinastia si avviò al declino: alcuni dei suoi membri persero i feudi per confische o furono assassinati ed Enrico e Francesco, ultimi esponenti, cedettero Monterotondo ai Barberini nel 1641.

La linea di Bracciano

Fu avviata da Napoleone, figlio cadetto di Matteo e titolare di Bracciano e Nerola.

Senatore nel 1259, fu potentissimo nella Roma dei Savelli, degli Annibaldeschi e dei Colonna per la posizione strategica dei suoi territori e per la imprendibile fortezza che, eretta sul lago di Bracciano, gli consentiva il controllo dell’accesso all’Urbe.

Da un suo omonimo e da Francesca Orsini di Monterotondo nacque Gentile Virginio, esponente di spicco della politica italiana di fine XV secolo: nel 1480, grazie alle nozze con Isabella Orsini, figlia di Raimondo di Salerno e di Eleonora d’Aragona, egli acquisì nuovi feudi e divenne il favorito di Ferdinando I di Napoli che lo investì della carica di Connestabile. Col cugino Cardinale GiovanBattista, fu il più tenace oppositore di Innocenzo VIII e Alessandro VI. L’uno intendeva sostituire il Sovrano con un Principe più fedele alla Chiesa per controllarne le rendite e, pertanto, fomentava ogni possibile congiura, dopo avere investito il figlio Franceschetto Cybo della Contea d'Anguillara venduta, nel 1492, proprio a Gentile Virginio. L’altro appesantì il clima politico nel tentativo di occupare Anguillara ed eliminare Ferdinando I.

Gentile, pertanto, si alleò con Ludovico il Moro che, a sua volta, si rivolse a Carlo VIII di Francia. Nel timore di una guerra fuori controllo, il Re di Napoli sollecitò una soluzione di compromesso col Papa ma, il 25 gennaio del 1494, si spense ed il Duca lombardo si accordò con Carlo VIII, ritenendo debolissimo il nuovo Sovrano Alfonso II.

Se Alessandro VI attese di trarre il massimo vantaggio personale dalla situazione, gli altri Stati italiani si dichiararono neutrali: Carlo scese in Italia nel settembre del 1494.

Gentile Virginio fu posto alla testa delle truppe papali di Romagna ma, catturato dal Nemico, si impegnò a consentire a figli e parenti di combattere per i Francesi in cambio della conservazione del proprio patrimonio, così non tradendo apertamente la Corona napoletana e non urtando la suscettibilità del Papa.

Nel frattempo Alfonso II fu costretto ad abdicare lasciando al succedutogli Ferdinando II una situazione assai ingarbugliata: Napoli fu occupata ed egli si ritirò prima ad Ischia e poi in Sicilia, prima di vedere annientato Carlo VIII nella battaglia di Fornovo e di riconquistare il Regno.

Gentile Virginio, allora, si rifugiò a Bracciano e l’anno successivo tradì definitivamente Ferdinando II subendo la confisca dei beni.

Nel Regno di Napoli, intanto, il Comandante supremo francese Conte di Montpensier Gilberto di Borbone fu costretto ad una resa umiliante: avrebbe avuto graziata la vita ed un salvacondotto se si fosse consegnato con gli Orsini; ma Ferdinando II non onorò il patto e li fece arrestare.

Gentile Virginio fu deportato in Castel dell’Ovo e, col consenso di Alessandro VI, lo fece avvelenare nel 1497. La sua morte, le conseguenti confische e la successiva strage del 1503 indebolirono la Famiglia che avviò la ripresa con la scomparsa del Borgia.

Giangiordano, figlio di Gentile Virginio, fu Principe Assistente al Soglio papale e suo nipote  Virginio Conte d'Anguillara fu un celebre Ammiraglio, prima della Chiesa e poi della Francia subendo, nel 1539, il sequestro di tutti i feudi per tradimento.

Nel 1560, il figlio Paolo Giordano divenne Primo Duca Bracciano e in tale veste fu Capitano nella battaglia di Lepanto.

Egli sposò Isabella de’ Medici, figlia di Cosimo, e nel 1578 la assassinò per gelosia e fuggì a Roma ove si legò, facendone uccidere il marito nel1583, aVittoria Accoramboni, già moglie di un nipote di Sisto V.

Dopo l’ulteriore crimine, braccato dalla Giustizia papale e dai Sicari del Granduca di Toscana, riparò nel Nord italiano e sposò l’amante nel 1585. Nel dicembre di quello stesso anno la donna fu eliminata da Ludovico Orsini di Monterotondo, che vendicò la morte del fratello Roberto, coinvolto in una faida con il Duca Paolo Giordano.

Ludovico fu soppresso dalle Autorità venete che lo avevano arrestato.

Virginio, figlio di Paolo Giordano I, fu insignito dell'Ordine del Toson d’Oro ed i figli fecero matrimoni di grande prestigio: Isabella, Maria Felicia e Maria Camilla sposarono rispettivamente il Duca di Guastalla, il Duca di Montmorency e il Principe di Sulmona; il primogenito Paolo Giordano II impalmò la Principessa di Piombino e fu elevato al rango di Principe del Sacro Romano Impero, ottenendo la qualifica di Altezza Serenissima.

Il fratello Alessandro fu Cardinale e Legato di Romagna.

Il germano Ferdinando acquisì i beni della linea Orsini di San Gemini.

Nel XVII secolo i Duchi di Bracciano si trasferirono a Roma vivendovi di rendite, ma carestie e banditismo danneggiarono la loro economia al punto che, tra il 1692 e il1696, l'ultimo di essi: Don Flavio I, sommerso dai debiti, vendette i feudi più importanti.  Alla sua morte maturò una lite giudiziaria tra la vedova e gli Orsini di Gravina per la successione alle proprietà vincolate da fidecommessi e primogeniture.

La linea di Gravina

Discese da Francesco, figlio cadetto del Signore Carlo di Bracciano, Prefetto perpetuo dell’Urbe e titolare di molti feudi prima che, nel 1418, fosse chiamato a Napoli da Sergianni Caracciolo: difensore del Regno, egli si batté contro gli Angioini, annientandoli nel 1418, e in seguito sposò la Contessa di Gravina.

Nel 1421 fu tra i fautori dell'adozione di Alfonso V d'Aragona da parte di Giovanna II e fu ricompensato con la Contea di Copertino cui si aggiunsero quelle di Conversano e Campagna.

In seconde nozze sposò Ilaria Stellato, titolare del feudo di Ceppaloni, ed acquisì i feudi campani di Terranova-Fossaceca e Monteverde.

Nel 1436 il suo titolo di Duca di Gravina fu confermato al figlio Giacomo mentre due figli naturali: Marino e Giovanni Battista, divennero rispettivamente Primate di Taranto e Gran Maestro dell’Ordine di San Giovanni di Rodi.

Il quarto Duca Francesco fu, invece, strangolato da Cesare Borgia nel 1503.

Al quinto Duca Ferdinando, per fellonia, gli Spagnoli confiscarono nel 1549 tutto il patrimonio che egli recuperò esborsando quarantamila scudi.

Giulia, figlia del sesto Duca Antonio e di Felicia Sanseverino, ottenne nel 1608 il riconoscimento dei diritti di Principessa di Bisignano, ma fu avvelenata nel 1609.

Alla morte senza eredi del Duca Michele Antonio, il territorio di Gravina passò al cugino e nipote acquisito Pietro Orsini, Conte di Muro Lucano.

Suo nipote Pier Francesco nel 1668 rinunciò alla successione e vestì il saio domenicano col nome di Vincenzo Maria, divenendo Primate di Benevento; poi Cardinale e quindi Papa: Benedetto XIII.

Anche i membri della linea di Gravina si trasferirono a Roma.

Un nipote del Pontefice: il Duca Domenico abbandonò ogni carica e prese i voti.

Col declino del regime feudale, gli Orsini vissero enormi disagi economici per cui il Duca Domenico nel 1823 sposò la ricchissima Maria Luisa Torlonia e fu Ministro della guerra; Luogotenente generale delle armate papali e Senatore di Roma.

Bibliografia