Le Grandi Battaglie

La Battaglia della Manica

di Ornella Mariani
La Battaglia della Manica.
La Battaglia della Manica.

La Battaglia della Manica

29 luglio del 1588, Canale della Manica

Contesto: Guerra anglo/spagnola

Esito: Disfatta dell’Envencibile Armada

Protagonisti per parte spagnola:

Alonzo Perez Duca di Medina-Sidonia, Comandante Generale;

Alessandro Farnese, Governatore dei Paesi Bassi;

Francisco de Bovadillo Ammiraglio.

Protagonisti per parte inglese:

Lord Charles Howard Ammiraglio;

Frances Drake Corsaro;

Joh Hawkins Corsaro;

Henry Seymour Ammiraglio.

Parti in causa: Elisabetta I e Filippo II

Elisabetta I

La Reginavergine, nata nel 1533 da Enrico VIII e Anna Bolena, scrisse la storia dell’Inghilterra con l’indelebile inchiostro dell’acume politico e del talento diplomatico coniugati ad un temperamento ferreo.

Era destinata a nozze col Conte di Leicester Robert Dudley che la conosceva da quando era bambina; ma si tenne sempre ostile al matrimonio, forse per una imperfezione fisica che non le avrebbe consentito di generare e che, comunque, i Medici di Corte non ammisero di aver riscontrato.

Forse, al di là delle dicerie di Palazzo, il suo era solo un rifiuto psicologico maturato nell’infanzia e nell’adolescenza per l’assenza della madre, decapitata per presunto tradimento; per la presenza di un padre che la rifiutò sempre, in quanto femmina; per l’esecuzione di Thomas Seymour, colpevole di averla corteggiata e circuita senza il permesso del Consiglio di Reggenza.

Tali vicende concorsero a formare quel carattere deciso e duro che non le impedì, tuttavia, di esercitare fascino; di intrattenere molte relazioni; di accogliere ammirazione, corteggiamenti e amori come quello di Christopher Hatton o di Walther Raleigh, senza renderli essenziali da un punto di vista sentimentale.

Forse per Ragione di Stato e opportunismo politico; forse per coinvolgimento emotivo, fu amata anche da vari Principi del Continente e, soprattutto, da Filippo II di Spagna.

Tale circostanza consentì ad Elisabetta I di comporre e scomporre alleanze, utilizzando il proprio magnetico carisma di Regina di un Regno potente e temuto, a vantaggio dell’interesse nazionale: può dirsi che il suo unico, grande, eterno amore fu l’Inghilterra.

Filippo II

El Rey prudente era ricchissimo: da un punto di vista politico, militare ed economico, anche grazie alle miniere delle numerose Colonie centro/ sudamericane; i vari possedimenti europei ed il congruo traffico mercantile atlantico: disponeva di potentissime Artiglierie da campo; di formidabili eserciti composti dai celebri Tercios castigliani guidati da Alessandro Farnese e dal Duca d’Alba Fernando Álvarez de Toledo, noto persecutore di Protestanti; dell’alleanza imperiale; dell’appoggio incondizionato della Chiesa, per la quale egli era l’alfiere della guerra ai Turchi e ai Riformati. E tuttavia, egli regnò nel perdurare di una congiuntura sfavorevole, condizionata da grandi stravolgimenti ed instabilità sociali come la rivolta dei Paesi Bassi, la presenza aggressiva dei Corsari inglesi e olandesi sull’oceano, il graduale depauperamento minerario.

Le nozze politiche con Maria Tudor ed Elisabetta di Valois non furono proficue sul piano politico né produssero quella prole che, in prospettiva, accampasse diritti sui troni di Francia o Inghilterra.

Fu, alla fine, un uomo solo.

I fatti e antefatti

Se per un paio di Millenni circa il teatro del commercio del Continente era stato il Mediterraneo, ponte tra l'Europa occidentale e il Medioriente, la scoperta del Nuovo Mondo e delle sue misteriose e interminabili ricchezze cambiarono radicalmente la mappa degli interessi economici: l’Atlantico divenne nodo delle rotte commerciali dirette verso il capo di Buona Speranza e le Americhe e Nazioni come Inghilterra, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi e Francia assunsero un ruolo protagonista nell’Economia internazionale, sostituendosi a quelle Potenze le cui tradizioni facevano dell’area mediterranea la crucialità dei mercati: Repubblica di Venezia e Repubblica di Genova.

Per oltre tre secoli, l’Inghilterra ela Spagnasi contesero il controllo ed il dominio dell’Oceano, fino al regolamento di conti finale.

Nel 1583, Filippo II aveva appena accorpato al suo considerevole patrimonio coloniale il Portogallo e le Filippine, utili al controllo dei mari più orientali: nessuna Istituzione europea poteva competere con lui che incassava, dal solo Governatore peruviano don Francisco de Toledo, un valore in argento di circa un milione di ducati all'anno.

Quando anche i Turchi decisero di mantenere la pace per un ulteriore triennio, il Sovrano si pose il problema della irriducibilità insurrezionale delle Province di Olanda e Zelanda: gli era sostanziale piegare gli Scismatici anche per la sua immagine di Re cattolicissimo. Pertanto decise di impegnare gran parte dei beni accumulati in Lombardia per raggiungere l'esercito imperiale operante in Fiandra: ricevuto il giusto appoggio, il Duca di Parma Alessandro Farnese sferrò una nuova offensiva contro i Rivoltosi e occupò Anversa nel 1585. La via per la vittoria era ormai spianata quando, a sorpresa, la Sovrana d'Inghilterra fornì sostegno ai Riformisti olandesi: oltre seimila Fanti e mille Cavalieri lasciarono l'isola per spostarsi nei Paesi Bassi, mentre il Corsaro Francis Drake raggiungeva i Caraibi con una nutrita Flotta per devastare le piantagioni iberiche del Nuovo Mondo e distrarrela Marina spagnola.

L’Inghilterra aveva sfidato l’Invencible Armada di Filippo II.

Il conflitto era inevitabile e affondava radice in contrapposizioni politiche, economiche e religiose: in continuità con la linea di condotta antifrancese del padre Carlo V, il Re spagnolo aveva sposato Maria Tudor, deceduta nel 1558.

Col Trattato di Cateu-Cambresis del1559, l'alleanza con gli Inglesi non aveva più senso in prospettiva anticapetingia e, nondimeno, Filippo II contava di procurarsi il controllo delle passanti perla Manicaper raggiungere le Fiandre imperiali. Così, l’aveva mantenuta, sostenendo la candidatura al trono inglese della cognata Elisabetta, contro la rivale scozzese Maria Stuart che, potendo riunire sotto il proprio comando Scozia e Inghilterra con l’assenso della Chiesa, era considerata un pericolo piuttosto che un’alleata.

Una volta al trono, però, Elisabetta aveva preso a boicottare il traffico spagnolo di argento e schiavi e aveva appoggiato apertamente la ribellione dei Paesi Bassi, dopo aver fatto arrestare Maria Stuart.

Le relazioni fra i due Paesi si erano incrinate e Filippo II aveva invano tentato di screditarela Regina.

Era tardi: ella godeva dell’incondizionato e aperto sostegno del Riformismo internazionale ed era vista come il possibile riscatto dalla sempre più pressante oppressione cattolica iberica.

Altri problemi, inoltre, impegnavano El Rey in quella fase: l’avanzata ottomana nel Mediterraneo, pur se condizionata a Lepanto nel 1571 e la questione riferita al Portogallo, che portòla Spagna nel1580 a una guerra controla Francia di Caterina de’ Medici. Sicché, quando egli ebbe notizia anche del sostegno inglese al fermento insurrezionale olandese, la misura fu colma!

Era ora di aggredire l’Inghilterra.

L’esigenza era stata già rappresentata fin dal 1569 dal Duca d’Alba e, nel 1571, dopo la vittoria sui Turchi a Lepanto, la condotta di don Giovanni D'Austria fu sottoposta all’attenzione della Corte iberica mentre, nel 1582, anche Álvaro de Bazan Marchese di Santa Cruz, veterano delle battaglie di Lepanto e Terceira, informava Madrid della indifferibile necessità di invadere l’isola per assumere il controllo della Manica e stroncare la resistenza nei Paesi Bassi. Nel 1586, poi, costui richiese un’imponente Armata navale per la spedizione, ma la cifra da impegnare era importante anche per le Finanze spagnole: si ci limitò, allora, a solo occupare il Canale, per trasbordare le truppe del Farnese dai Paesi Bassi alle spiagge inglesi.

Il buon esito del piano ne prevedeva il totale riserbo: Filippo seguitò a tener viva l’alleanza con Elisabetta e, parallelamente, sodalizzò col Papa che gli avrebbe dato un milione di ducati per ogni porto britannico conquistato e organizzò l'Armada, mentre un’esitante Elisabetta, condiscendente verso i surrettizi colloqui di pace del Duca di Parma, teso a solo guadagnare tempo, prendeva partito per l’Olanda ricevendone una modesta quanto aggressiva Flottiglia utile a bloccare le Fiandre e a condizionare i tentativi del Farnese di sintonizzare i propri movimenti conla Flotta spagnola.

All'inizio del 1588, furono scelti i Comandanti del fronte: il Marchese di Santa Cruz, improvvisamente morto in primavera, e l’autorevole Duca di Medina-Sidonia Alonzo Perez de Guzman cui, in quanto privo di esperienza di mare, fu affiancato il Capitano don Diego Flores de Valdes. Quando le forze si fossero congiunte, il Duca di Parma Alessandro Farnese avrebbe assunto il comando generale della spedizione.

Elisabetta affidò le sue truppe all’esperto marinaio Lord Howard Effingham, a Drake, Frobisher e Hawkins.

Il formidabile concentramento spagnolo a Lisbona fu giustificato come allestimento di una campagna nelle Americhe.

La Reginainglese, pur persuasa che il decesso del Santa Cruz avrebbe rallentato e ritardato la guerra, non si fidò di tanto febbrili attività e inviò il suo Corsaro a verificare i movimenti dei cantieri iberici: il 10 maggio, dopo aver seminato il terrore nel golfo di Cascais, Drake procedette per Capo San Vicente e vi distrusse la base portoghese e gran parte delle doghe destinate ai barili per le provviste iberiche necessarie all'invasione; indi condusse una irruzione sulle Azzorre e, infine, a Cadice affondò una trentina di navi nemiche.

Farnese, nel frattempo, raccolto un foltissimo esercito era in procinto di raggiungere l’Armata navale per sbarcare in Inghilterra e invaderla.

Filippo, però, non aveva considerato, che al pari della sua, anchela Marina  inglese non era mai uscita battuta da uno scontro e che, nel caso in specie, questa aveva il vantaggio della conoscenza delle acque e la disponibilità di facili e vicini attracchi per qualsiasi esigenza improvvisa. Di più:la Flottaimperiale era esperta in abbordaggio e non nel confronto a distanza e, così, stracolma di Fanti, difficilmente manovrabile rispetto a quella della Regina, fornita a bordo di efficienti reparti di Artiglieria.

Di fatto, la sfortuna si accanì sulla Invencible Armada: dopo la partenza, il 19 maggio del1588, a causa di una tremenda burrasca sotto Capo Finisterre, Medina Sidonia fu costretto ad attraccare aLa Coruna e a chiedere al Re il rinvio della spedizione: ricevuto un secco diniego, riparò i danni e fece rotta versola Manica il 12 di Luglio, costeggiandola Bretagna.

Nella notte tra il 20 e il 21, le sue vele incrociarono quelle avversarie che, grazie al vento favorevole, riportarono vantaggio nella prima schermaglia.

Il Duca scrisse che … le navi del nemico erano così rapide e agili, che non c'era modo di fare nulla contro di esse

Nell’occasione andò perduta la San Salvador, che trasportava l'ufficiale pagatore della Flotta e il suo oro.

Gli inglesi, però, non riuscirono a sfruttare il beneficio: mentre i nemici si disimpegnavano puntando ad Est, Drake virò all’improvviso per catturare una nave avversaria provocando confusione fra i Suoi e perdendo l’occasione per  assestare un colpo definitivo agli Spagnoli.

Le due Armate si spostarono: gli Iberici in direzione dell'isola di Wight; gli Inglesi all’inseguimento, imponendogli l’utilizzo di munizioni in inutili scontri da grande distanza. Parallelamente, Howard e Drake sorvegliavano il lato Ovest del canale, mentre lord Seymour aveva già attuato il blocco delle coste fiandrine: quando gli Ammiragli appresero chela Flottanemica era ostacolata dalle condizioni metereologiche, disarmarono metà della loro per risparmiare mezzi e denaro.

La decisione fu opposta da Drake e Howard.

E fu un felice e fortunata intuizione!

La Battaglia

In vista dell’incombente pericolo, Elisabetta aveva mobilitato tutti i Lord del Paese per lo scontro.

La sua Marina contava su trentaquattro ben equipaggiate navi da guerra e vari mercantili messi a disposizione dai numerosi porti del Regno, per un totale di circa diciottomila uomini e centosettantadue imbarcazioni: una parte fu affidata a Lord Howard d'Effingham; altra a Francis Drake; altra ancora a Lord Seymour mentre, la squadra di navi da trasporto era sostenuta da Lord Thomas Howard.

L'Invencible Armada disponeva di circa trentamila uomini e centotrenta navi, di cui solo trenta erano galeoni allestiti per la guerra, contro le altre dotate di vaga potenza di fuoco in quanto usate per rifornimenti e spostamento di truppe.

Le Artiglierie ammontavano a circa duemila pezzi pesanti inglesi e poco più di mille spagnoli. Se le prime erano avvantaggiate da circa duemila colubrine in grado di colpire fino a ottocento metri di distanza, le altre fondavano su falconetti: gli Iberici avrebbero provato a ridurre le distanze col nemico mirando all’abbordaggio, mentre quello bersagliava liberamente.

Gli ordini trasmessi da Filippo a Medina Sidonia, imbarcato sulla San Martin, furono di costeggiare il versante francese del canale e raggiungere Calais per riunirsi ad Alessandro Farnese proveniente dalle Fiandre; ma, le sconosciute correnti spinsero sulle coste inglesi l’Armada, avvistata da Drake e Howard nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1588.

I due Comandanti le fecero sfilare durante la notte, per attaccarle di giorno alle spalle, col favore del sopravvento.

Gli Imperiali ne furono stravolti e per salvare il galeone Gran Grin, attaccato dall'Ammiraglia Ark Royal di Howard e dal Revenge di Drake, sopraggiunsero la Nuestra Senora del Rosario e altri vascelli: a fronte del pericolo, gli Inglesi si allontanarono, dopo avere sfondato il ponte della Grin con le Artiglierie e provocato lo speronamento delle navi di soccorso spagnole con quelle in fase d'ingaggio.

Ciò malgrado,la Flottaspagnola riprese rotta per Calais e risolvendo  l’ulteriore contatto con gli Inglesi, il 23 e 25 luglio, in vane scaramucce.

Il 27 l’attacco frontale previsto a Calais riservò una amara sorpresa: i natanti di supporto del Duca di Parma erano state bloccati a Bruges dagli Olandesi!

Medina Sidonia decise di eludere le forze congiunte di Drake, Howard e Lord Seymour; ma costui, a margine del Consiglio di guerra tenuto sulla Ark Royal, decise di dar fuoco ad otto imbarcazioni armate e affidarle alla corrente, perché si rovesciassero su quelle emiche.

Il pericolo costrinse il Duca a salpare e ad affrontare gli Avversari; tuttavia, la manovra spericolata favorì l’abbordamento della Capitana, arenata sui bassi fondali, da parte della squadra di Howard, mentre le altre navi iberiche tentavano di riunirsi a Gravelines, inseguite dal Seymour.

Da quel momento non fu più battaglia, ma brutale annientamento: gli Spagnoli erano isolati lungo le coste fiamminghe, in preda al caos ed in preda alla Marina inglese.

La notte del 28 cominciò l’attacco deciso degli Inglesi, la cui prima mossa fu l’invio di Brulotti: natanti privi di equipaggio ma carichi di polvere da sparo. Spinti nel cuore della Flotta avversaria, esplosero seminando terrore e scompaginando la formazione: l’Ammiraglio Medina ordinò di disperdersi, ma la decisione provocò collisioni e rotture di pennoni, mentre il vento provocava la deriva.

La mattina del 29, Drake puntò sull’Ammiraglia nemica aprendo il fuoco con i cannoni di prua. Quattro galeoni si affrettarono a soccorrerla, mentre il Corsaro scivolava verso Est per circondare i nemici col sopraggiunto Howard,  mentre Hawkins programmava l’affondo al centro nemico.

Nel pomeriggio del 29 un'improvvisa burrasca divise le due Armate e favorì la fuga degli Imperiali verso Nord: la imprevedibile ritirata sbadò la rotta di Sidonia, che si perse nella circumnavigazione delle isole britanniche per giungere a Santander solo il 12 settembre del 1588.

Di fatto, egli aveva perso gran parte delle sue Capitane e delle imbarcazioni mercantili attrezzate alla guerra.

A sera contò seicento morti, contro le venti vittime inglesi.

Imbaldanzita dalla vittoria, la Marinaelisabettiana assistette alla sconfitta della Invencible Armada, sfasciata nel tentativo di doppiare le Orcadi.

La notizia della disfatta raggiunse Filippo a fine settembre; ma egli credeva di poter schierare presto una nuova Flotta e piegare l’Inghilterra. Tuttavia, gli ulteriori tentativi di invasione dell'isola, nel 1596 e 1597, fallirono fissando nella storia l'incontrastato dominio britannico sui famosi sette mari.

Conseguenze dello scontro

Per il Duca di Medina-Sidonia, la sola possibilità di salvare il salvabile della spedizione sarebbe consistita della possibilità di sbarcare in Scozia e unirsi ai Cattolici ostili a Elisabetta; tuttavia ordinò di tornare in patria, pur nella consapevolezza che gli approvvigionamenti sarebbero stati insufficienti a coprire il lungo viaggio: la scarsità di cibo e il maltempo ridussero l’efficienza dell’Armada che, per le perdite subìte nel Canale; le collisioni nelle acque di Calais e i naufragi causati dalle burrasche incontrate in area scozzese e irlandese, rientrò in Spagna in settembre con meno della metà dei contingenti impegnati.

Così egli scrisse al Re: …le difficoltà e le privazioni che abbiamo sofferto non possono essere descritte a Vostra Maestà; esse sono state più grandi di quanto io abbia mai sperimentato in qualsiasi precedente viaggio

Questa battaglia segnò l'inizio di una nuova era nei conflitti navali: la tattica dell'azione ravvicinata, con speronamenti e abbordaggi di consuetudine spagnola, fu superata dall’introduzione del cannone.

In effetti, l'Armada ne vantava un numero di calibro ben più consistente di quello degli inglesi, ma non li usò con efficacia per la loro scarsa gittata: le colubrine avversarie lanciavano proiettili più piccoli e meno pesanti, ma capaci di centrare bersagli più lontani.

Le conseguenze del conflitto furono enormi: dall’acme, l'Impero spagnolo scivolava verso il declino, poiché gli Olandesi ottennero l'indipendenza a vantaggio del movimento protestante.

Anche se fu la Guerra dei Trent'anni a rafforzare il Riformismo europeo, le risorse economiche che avevano consentito a Filippo II di contrastarlo diminuirono dal1588 in poi e l’espansione iberica si ridusse pur mantenendo  il controllo della più parte dell'America Latina.

Dopo la Battaglia della Manica, l'Inghilterra accedette all’India e ai suoi commerci, ponendo le basi del suo futuro Impero e fece del Nord/ America il proprio obiettivo, dominandone il tessuto politico, religioso e sociale; l’America centro/meridionale, per contro, restò latinizzata.

In definitiva, quel memorabile 1588 esaltò il passaggio dell’egemonìa spagnola mediterranea a quella inglese nord/atlantica: se l'Armada fosse riuscita a congiungersi al Duca di Parma per invadere l’Inghilterra, questa avrebbe avuto bisogno di tempi ben più lunghi per trasformarsi in Potenza internazionale e il Cattolicesimo avrebbe mantenuto integro il proprio potere: a quel punto,la Spagna medesima avrebbe forse violato le frontiere Nordamericane assumendo un ruolo definitivamente incontrastabile.

Bibliografia: