Le Grandi Battaglie

La Battaglia di Kalka

di Ornella Mariani
La Battaglia di Kalka
La Battaglia di Kalka

La Battaglia di Kalka

Premessa

La Russiadel XIII era un’alleanza tra Principi che si riconoscevano nel Sovrano di Kiev.

Ad Est dei suoi territori, erano attestata la Popolazionedell’Altissimo Signore Gengis Khane, il cui dominio andava dalla Mongolia alla Cina ed alla Persia, aspirando all’ Europa slava.

Nel 1221 un suo esercito guidato dal Generale Subedei, dopo aver piegato le Genti caucasiche, si insediò minacciosamente attorno al bacino inferiore del Don.

Allarmato, il Khane dei Turchi Cumani Kötian sollecitò presso il genero Principe Mtislav di Galizia la formazione di una coalizione che ne contenesse l’avanzata.

Costui si alleò ai Principi di Smolensk, Kiev e Chernigov.

Nel maggio del 1223 si riunirono a Zarub e costrinsero l’avanguardia di Subedei a nove giorni di scacco prima di subire una orrendo sterminio.

Località: area irrigata dal fiume Kalka, in Ucraina sud/orientale

Data: 31 maggio 1223

Parti belligeranti: trentamila Mongoli e ottantamila uomini dell’alleanza tra Russi, Polovzi Qipchaq e Cumani

Protagonisti Mongoli: Jebe Noyon e Subotai;

Protagonisti della coalizione: Mstislav di Galizia, Mstislav Romanovich di Kiev, Daniil Romanovich Principe di Volinia, Oleg di Kursk, Mstislav Sviatoslavich di Chernigov; Danil Romanovich di Volinia; Yuri di Vladimir Suzdal; Vasiliko di Rostov, giunto in irreparabile ritardo.

La battaglia si combatté all’alba, risolvendosi con la disfatta delle Armate occidentali che, sconfitta la retroguardia mongola in apparente ritirata, furono assalite nei pressi del Kalka.

Lo scontro assunse implicazioni pesanti sia per i Principati Rus', sia per i sodali Cumani: gli Uni per l’enorme numero di vittime; gli altri per la perdita del proprio Khane; entrambi per l’ulteriore attacco subìto nelle regioni del Nord caucasico, propedeuticamente alla aggressione del 1237 ed alla conquista del Rus’ di Kiev.

Antefatti

Nel1219, inreazione all'assassinio dei suoi Legati, il Khane mongolo Genghis invase lo Stato corasmio sottoponendolo al ferro e fuoco per due anni: il Sultano Muhammad II rifugiatosi in un'isola nel Caspio, vi si spense senza lasciare Regno al figlio Jalal al- Din Mankubirni.

Appresa notizia di quella morte, i Generali Jebe Noyon e Subotai Bahadur chiesero al Grande Khane di continuare la spedizione ed a condurre una ricognizione nell’area russa. Nell’attesa del consenso, con ventimila uomini, irruppero nell’Iraq persiano e nell’Azerbaijan seminando orrori e morte e saccheggiando Rey, Zanjan, Qazvin e Hamadan mentre l’Atabeg Özbeg riusciva a sottrarre a quello scempio la capitale Tabriz, offrendo enormi quantità di denaro e cavalli.

I Mongoli, allora, svernarono nelle steppe del Mugan ed infoltirono le loro fila con Curdi e Turcomanni per condurre, fra il gennaio e il febbraio del 1221, una dura incursione anche in Georgia, dalla quale furono respinti sotto Tbilisi dal Re Giorgio IV. In marzo tornarono in Azerbaijan e assediarono Maragheh, massacrando la più parte della Popolazione, per poi spinsersi a Sud ed invadere Baghdad, capitale del Califfato abbaside. In seguito, tuttavia, ripiegarono su Hamadan che schiacciarono e saccheggiarono.

Alla fine di quell’anno, entrarono ancora in Georgia e, con una finta ritirata, Jebe attrassela Cavallerialocale decimandola e ferendo a morte il Re e volse l’attenzione a Derbent. Nel febbraio del 1221, stroncata ogni possibile resistenza, pretesero guide che li accompagnassero nell’attraversamento del Caucaso.

Lo Scià le fornì dopo averle istruite nello scegliere sentieri lunghi e tortuosi che, rallentando la marcia degli Invasori, gli dessero il tempo di avvertire le tribù minacciate dal loro arrivo.

Effettuato il passaggio della imponente catena montuosa, infatti, già a conoscenza del generale riarmo, i Mongoli, che si erano acquartierati sul lato destro del Dnieper in attesa dei rinforzi di Jochi, primogenito di Genghis proveniente dal lago Aral, si trovarono a fronte della formidabilone coalizione che gli interdisse l’ulteriore transito presso il fiume Terek: Lezgini, Alani, Circassi, Nulgari del Volga, Cazari e Cumani del Khanato circoscritto fra il lago Balkhash ed il mar Nero.

Scaramucce

I Rus’ tentarono un’azione di sorpresa: Mstislavich condusse i suoi da Nord verso Sud, in direzione del fiume e Mstislav di Kiev avanzò verso la stessa località da Sud verso Nord, mentre gli eserciti di Kursk erano già sul posto. Insieme risalirono fino all’isola di Khortytsya il 15 maggio del 1223 inoltrandosi, poi, nelle steppe dell’ Ucraina orientale.

Nello stesso momento, i Cumani si prepararono ad attaccare le retrovie nemiche.

Il Khane Köten affidò le proprie truppe al fratello Yuri e al figlio Daniel: il primo scontro con i Mongoli non fu decisivo, ma consentì a costoro di persuadere i Cumani ad uscire dall’alleanza con la promessa di spartizione del bottino di guerra.

Mirando a combatterli separatamente, infatti, Subotai aveva aperto negoziati ed assicurato la pace ai Capi Qipchaq, a condizione che abbandonassero la coalizione e garantì ai Russi che l’impegno militare era rivolto ai soli Polovzi.

Le Cronache ne riportano le parole: …Abbiamo saputo che state preparandovi a intervenire armati contro di noi, benché noi non abbiamo mai occupato le vostre terre, ma solo quelle dei Polovzi che sono nostri cavalieri e soggetti. Facciamo quindi la pace. Noi non abbiamo intenzione di attaccarvi….

Sancito l'ingannevole accordo, attaccarono e piegarono le tribù caucasiche e poi annientarono gli stessi Cumani, prima di devastare Astrakhan e di marciare verso Nord/Ovest. Parallelamente accoglievano la proposta veneziana di distruzione delle basi commerciali dei Paesi dell’area: Jebe inviò una guarnigione in Crimea, ove i Genovesi detenevano mercati, ed occupò la città di Soldaja.

Se, però, i Cumani erano caduti nel tranello e, una volta isolati, erano stati annientati, i Russi non abboccarono; fecero uccidere i Legati; espulsa una seconda Ambasceria, costeggiarono il Dnieper, si unirono alla Fanteria galiziana in arrivo dal Mar Nero e Mstislav di Kiev fece giustiziare i membri dell’Ambasceria.

La guerra era dichiarata.

Informati dei movimenti dei Rus', Jebe e Subedei mossero verso Est per eludere la coalizione nemica, lasciando in retroguardia un migliaio di uomini al comando dell’ Ufficiale Hamabek e arretrarono lungo l’Ucraina meridionale fino al Kalka. Sembrò che la grande Armata alleata inseguisse un’orda di sbandati.

Mstislav Mstislavich, intanto, in mancanza della indicazione di un Comandante in capo, assunse l’iniziativa di esporsi al tiro delle frecce mongole contando sulla propria netta superiorità numerica.

Dopo essersi fatti inseguire per nove giorni in una falsa ritirata, i Mongoli mutarono direzione di marcia ed attesero il fronte avversario lungo il fiume Kalka.

In campo

Al mattino del 31 maggio, sulla sponda occidentale del fiume gli Alleati prevalsero sulle avanguardie mongole, che indietreggiarono ancora: Mstislav Mstislavich sottrasse a Köten Khane il comando del contingente Qipchaq assegnandolo a Khane Yarun. Poi, i reparti dei Polovzi Qipchaq, di Danil di Volinia Danil e dei Galiziani di Mstislav Mstislavich guadarono le acque.

Sull’altra sponda c’erano contingenti di Cavalleria leggera e il resto dell’esercito, con Subotai ela Cavalleriapesante al centro, Jebe a destra e Tsugyr Khan a sinistra: insieme attaccarono la coalizione sui fianchi protetti dai Polovzi, mentre i Voliniani sferravano un attacco con Msitslav e i Galiziani; infine, serrarono le fila e soverchiarono il Principe di Chernigov; ferirono il Principe Danil; ne uccisero gli Ufficiali e misero in rotta la truppa galiziana finchè tutta la prima linea alleata si trasformò in una disordinata massa in fuga: incapace di riorganizzarsi, essa fu travolta dall’attacco concentrico nemico.

Il Principe di  Kiev, non ancora coinvolto nella battaglia, dispose in cerchio i propri carri e attese, mentre i tre Generali mongoli sterminavano senza pietà i reparti in ritirata: Galiziani e Voliniani ripiegarono sul Dnieper e riuscirono a imbarcarsi con la copertura della Flotta russa a presidio del fiume.

Mstislav Mstislavich, Daniil Romanovich e il Principe di Smolensk con mille uomini scamparono all’eccidio, mentre la truppa di Mstislav Sviatoslavich e del figlio veniva sterminata.

Restavano i Kievani circoscritti nei loro carri: per tre giorni resistettero, finché la mancanza d’acqua li costrinse alla resa, in cambio dell’incolumità.

Acora una volta sprezzanti della parola data, i Mongoli commisero una strage prima di volgere vittoriosi vers Est, riunirsi a Jochi e avviare la campagna contro i Bulgari del Volga che, senza risultati decisivi, li avrebbe impegnati per quattordici anni.

Le cronache riferiscono genericamente il numero delle vittime della battaglia, ma raccontano che i Cumani non combatterono e si ritirarono attraverso le schiere dei Rus', ingenerando confusione; aprendo una breccia fra le linee delle Armate di Kursk e Volinia; favorendo un orrendo massacro e consentendo alla Cavalleria pesante avversaria di incunearsi nelle fila della coalizione e farne scempio.

Accadde, così, che anche gli uomini di Mstislav Cernihiv, non consapevoli dell’inizio dello scontro e della concitazione, nell’avanzare urtassero i Cumani in ritirata e provocassero l’uccisione del Principe mentre le ali mongole, inibitagli ogni possibile via di fuga, decimavano i Rus'.

L’Armata di Mstislav di Kiev sfondò l’accerchiamento e batté in ritirata nel proprio accampamento, ma fu raggiunta e posta sotto assedio.

Restato solo: Jebe era morto sul fiume Imil, Subotai raggiunse Gengis acquartierato presso il Syr Darya.

La Nobiltà russa era stata quasi del tutto sterminata e solo nel 1237 il Principe di Vladimir avrebbe sfidato in campo aperto presso il Siti: l’esito sarebbe stato drammatico, come a Kalka.

Conseguenze della battaglia

La battaglia del fiume Kalka fu una sconfitta pesantissima per i Principi Rus': il Manoscritto Nestoriano riferisce della morte di diecimila uomini, mentre la Cronaca di Nikon ne conta sessantamila.

E’ certo che si ridusse il numero delle Armate di tutti i Principati Rus', tranne quello di Vladimir Suzdal.

La temuta invasione, tuttavia, non avvenne: le orde di Jebe e Subedei guadarono il Volga attraversola Bulgaria, ove furono sconfitte in un agguato locale. Subito dopo attaccarono i Kankalis che avevano sostenuto i Cumani l’anno prima e affrontarono poi costoro sotto gli Urali, uccidendone il Sovrano. Si spostarono infine verso Est, fino al fiume Syr Darya e nel1237 incentoventimila piombarono sui Principati di Rus' e presero il Rus’ di Kiev.

La via dell’Europa era spianata.

Bibliografia