Le Grandi Battaglie

La Battaglia di Liegnitz

di Ornella Mariani
Battaglia di Liegnitz.
Battaglia di Liegnitz.

Battaglia di Liegnitz

I maggiori Poteri europei: Sacro Romano Impero e Papato, ovvero Federico II e Gregorio IX, erano impegnati in una spietata guerra egemone mentre l’Europa centrale vacillava e, nella sua fascia orientale, Lituani, Svedesi e Cavalieri Teutonici pensavano di avvantaggiarsi delle disgrazie dei Russi.

L’Ungheria di quegli anni era governata dall’arpade Bela IV: i Mongoli, che al controllo della regione miravano, decisero di isolarla dalla Polonia e dai Principi tedeschi. Con consumata esperienza, pertanto, Subotai ne progettò l’invasione su due direttrici principali: impegnò trentamila uomini nella sorveglianza delle zone russe appena conquistate e ne divise centomila in tre colonne che, al comando di Baidar e Khaidu, sarebbero entrati in Polonia su percorsi diversi: l’una avrebbe invaso l’area morava con Shayban; l’altra, più a Sud, con Batu avrebbe marciato attraversola Galizia, forzando i Carpazi e mettendovi in rotta le legioni magiare di stanza; l’altra ancora con Qadan avrebbe seminato orrori e distruzione in Moldavia e Transilvania e, in particolare, ad Oradea e Csanad.

Una volta riunitisi, i quattro corpi d’Armata avrebbero marciato su Pest.

Così ne scrisse Grousset: ... parte dell’armata mongola sotto Baidar e Khaidu, lanciò un attacco in Polonia. Durante l’inverno del 1240-1241 i Mongoli attraversarono la Vistola  ghiacciata (13 Febbraio 1241), saccheggiarono Sandomir e avanzarono fino ai dintorni di Cracovia…. sconfissero un’armata poalacca a Chmielnik il 18 Marzo 1241, e marciarono su Cracovia, … il Re polacco Boleslao IV fuggì in Moravia. Trovando Cracovia abbandonata dai suoi abitanti i Mongoli la diedero alle fiamme. Essi penetrarono in Slesia sotto il comando di un Principe che gli storici polacchi chiamano Peta –sicuramente Baidar-, attraversarono l’Oder a Ratibor e si scontrarono con il duca polacco Enrico di Slesia che comandava un’armata di 30000 uomini che consisteva di Polacchi, crociati tedeschi e cavalieri teutonici. Il 9 aprile questa armata fu  annientata e il duca ucciso a Wahlstatt vicino a Liegnitz. Dopo questa vittoria i Mongoli si diressero in Moravaia e devastarono la regione, ma non furono in grado di prendere la città di Olomuc, difesa da Yaroslav di   Sternberg. Dalla Moravia questo corpo si ricongiunse alle altre armate mongole che operavano in Ungheria

Dunque l’incursione in Slesia e la vittoria di Liegnitz erano erano consistite di sola azione di copertura per l’attacco frontale all’Ungheria: i Mongoli sapevano che, trala Poloniaela Francia, non c’erano Potenze capaci di contrastarli.

L'espansione mongola alla morte di Gengis Khan

Nel 1227 Gengis Khane morì: il suo Impero si estendeva dal Mar Caspio al Mar del Giappone con a Kabul il punto più a Sud e in Siberia quello più a Nord.

Nel 1206, dopo averlo eletto khane dei khane, i Nomadi delle steppe avevano coniato per lui il soprannome di Gengis, ovvero oceano, proprio volendo indicare la vastità del suo dominio: tutte le stirpi tra il lago Baikal e il deserto del Gobi e tutte le Genti della Mongolia erano unite sotto il suo energico polso.

Nei quattro lustri successivi, egli annesse i Khirghisi, gli Uiguri, i Tangut tibetani, il settentrionale Regno d'Oro dei Chin,la Corasmia persiana, i Regni musulmani dell' altopiano iranico.

Durante il suo mandato, i suoi Generali Subutai e Gebe si spinsero anche oltre le frontiere dei Paesi accorpati ad Occidente, spingedosi nell'Iran nord/occidentale fino ad Hamadan; imponendo il tributo al Califfo di Baghdad; conseguendo, nel 1233, nella Russia meridionale a Kalka e poi sul Dnepr una netta vittoria sui Turchi cumani e sui Principi locali.

Il Grande Khane distribuì la propria complessa successione fra un gran numero di figli e nipoti: ad ereditare il potere supremo fu il terzogenito Ögödei; agli altri spettò un ulus, ovvero una fetta dell'Impero trasformato di fatto in una enorme confederazione di Stati soggetti alla sua autorità: Tolui ebbela Mongolia; Ciagataila Transoxiana ela Kashgaria; Batu, figlio del premortogli primogenito Jochi, le terre dell’Ovest.

Lungi dallo sgretolarsi, il tessuto imperiale restò compatto ed assunse carattere universale fondando su un’amministrazione centralizzata e capillare, atta ad prevenire il costituirsi di Satrapie poiché i Funzionari e i Comandanti prestavano servizio in luoghi distanti da quelli di origine.

Nel perdurare della conquista del Regno dei Chin, nel 1235, si tenne il secondo Kuriltai più importante della storia, dopo quello del 1206: l’assise sancì l'inizio di una massiccia espansione lungo quattro direttrici: Corea, Cina meridionale dei Sung, Medio Oriente mamelucco ed Europa orientale.

I Mongoli si insediarono in Corea entro il 1241, dopo cinque anni di guerra; presero il Medio/Oriente entro il 1239 sottraendo anchela Georgiaela Grande Armeniaai Turchi selgiuchidi; impiegarono otto lustri per imporsi ai Sung.

Restava l’Europa, della cui offensiva si occupò Batu, a capo del più grande esercito mai visto: centoquarantamila unità divise in quattordici tumen da diecimila uomini l’una, generalmente Turchi assoggettati.

Gli altri tre Khane collaborarono alla spedizione inviando ciascuno un quinto delle proprie forze ed i figli come Capi dei Corpi d'Armata, mentre il comando operativo generale fu affidato a Subutai che, reduce da Kalka, era ritenuto il più valente dei Generali del vecchio Gengis.

Le operazioni cominciarono nel 1236, con la occupazione del Regno turco/ musulmano della Grande Bulgaria e dei territori ucraini dei Qipciaq e dei Cumani, per proteggere il fianco sinistro della enorme Armata e per garantirsi le vie di comunicazione con l'Est. ll corpo centrale, guidato anche da Batu con Subutai, si inoltrò versola Russia settentrionale, i cui solidi Principati erano assai ambìti.

Si sfruttò l’inverno: i fiumi gelati avrebbero accelerato l'avanzata della Cavalleria proiettata verso Vladimir, sede strategica del granDuca Yuri II. Sulla città i Mongoli giunsero in dicembre, dopo aver distrutto Riazan e Mosca, mentre l’avversario si attestava sul Sit fidando nelle consistenti fortificazioni della capitale.

Il fiorente centro cadde nel febbraio 1237, dopo sette giorni di assedio e, nella strage che ne seguì, perirono tutti i parenti del granDuca che, a quel punto, mise in gioco la propria disperazione e sfidò l’orda nemica a Kolomna perdendovi la vita.

Tra le città importanti si salvò dalla polvere degli zoccoli dei veloci cavalli delle steppe solo Novgorod, alle cui porte il disgelo condizionò l’avanzata nemica rendendo impraticabile il terreno per la temuta Cavalleria.

Durante il ripiegamento verso Sud, a margine dell’assedio di Kozelsk, nel Kaluga, Batu si ritirò nell’area del Don, riunendosi a Mangu.

Maturarono, in quella fase, dissensi interni legati all'autorità del giovane Khane, contestato in particolare da Kuiuk. Tuttavia, il nuovo attacco per il 1240, condotto dallo stesso Mangu, ebbe come obiettivo il Sud e valse la conquista di Chernigov, a Nord di Kiev e, poi, di quest’ultima stessa, capitolata il 6 dicembre alla presenza di Batu ed a margine di un pesante assedio seguìto da un orrendo massacro.

Ad operazione conclusa, egli svernò in Galizia programmando la dura offensiva sull' Ungheria: porta dell'Europa.

Il continente fu preso dal panico: i Mongoli erano brutali, primitivi, sanguinari, avidi, spietati e, per di più, invincibili con la loro fredda e lucida capacità di pianificazione delle imprese.

Batu traversò i Carpazi puntando alla occupazione di Pest.

Un’Armata affidata a Kaidu, figlio di Ögödei, e a Baidar, figlio di Ciagatai, doveva proteggergli il fianco destro irrompendo a sorpresa in Polonia; un’altra, avrebbe agito a Nord, in Lituania e Prussia orientale: stretto in una tenaglia, l’Occidente ne sarebbe stato sconvolto fino a smarrire la capacità di reagire.

L’Orda si scagliò su Sandomierz, senza risparmiare neppure le sedi di culto: travolse quanto incontrò e, presi moltissimi prigionieri, li giustiziò ai confini procedendo più rapidamente nell’avanzata mentre il Voivoda di Cracovia, referente di Boleslao IV, radunava quella cavalleria pesante che sorprese i nemici sulla Czarda.

I Mongoli ne valutarono l’inconsistenza militare e proseguirono in direzione della Vistola, rientrando in Polonia: mentre assalivano ancora a Sandomierz, le truppe locali si arroccavano a Chmielnick tentando di interdirgli il passaggio per Cracovia.

L’attacco avvenne all'alba del 18 marzo del 1241: dopo ore di combattimento, la via era spianata.

Cracovia fu presa il 24, domenica delle Palme, ma era deserta: il Principe era fuggito in Ungheria e gli abitanti si erano rifugiati nelle paludi e nelle foreste.

A quel punto, nulla avrebbe fermato la penetrazione mongola in Occidente: bisognava solo superare l’Oder, oltre il quale c’erala Slesiadell’arciDuca Enrico II.

In marcia verso Breslavia, gli invasori guadarono in massa il fiume a Ratibor.

Un reparto del Duca Mieczyslaw li sorprese, ma fu costretto a ripiegare ed a tentare di riunirsi ad Enrico, che era uscito dalla capitale con una sostenuta coalizione: legioni della Slesia, della Polonia e della Moravia, Cavalieri Ospedalieri, Cavalieri Templari e Cavalieri Teutonici.

Le Parti

Nota anche come Battaglia di Wahlstatt, mirò a condizionare l’avanzata dei Mongoli che, pur a fronte della vittoria, non forzarono ulteriormente le frontiere europee ma, destabilizzati al loro interno da conflitti di potere, si risolsero alla ritirata.

L’avversario era Enrico II il Pio.

Figlio di Enrico I il Barbuto e di Edvige di Andechs, nacque verso il 1196 e morì il 9 aprile del 1241. Fu Duca di Cracovia, Slesia e Polonia e sposo di Anna di Boemia. Nel 1222 aveva appoggiato il progetto paterno di unificazione nazionale, contrastando fermamente Corrado I di Masovia. Nell'inverno del 1233 aveva aderito ad una crociata antiprussiana, contando sul possesso della Grande Polonia e, nel giugno del1235, a campagna conclusa, s’era posto sotto la protezione di Gregorio IX. Morto il genitore il 19 marzo del 1238, secondo le prescrizioni di costui ascese al trono ed ereditò un enorme territorio tenuto coeso attraverso il consenso delle Aristocrazie fondiarie. Avviò, poi, nei confronti delle Potenze confinanti, un piano espansionistico che nel 1239 gli valse la riconquista di Lubusz e Santok, perdute l'anno precedente a favore dei Brandeburgo; parallelamente, espresse il proprio sostegno al Papa nella contrapposizione con Federico II di Hohenstaufen.

Alla fine di quell’anno, però, sconfitto a Lubus, perse nuovamente Santok e non ebbe tempo di recuperarla poiché nel 1241 cadde valorosamente in campo a Liegnitz e le rivolte che seguirono alla sua morte frantumarono la conseguita unità nazionale.

Orda Ichen Khane, Generale e Condottiero, era primogenito di Djuci Khan, a sua volta primogenito di Gengis Khane, ed aveva ereditato sterminati territori ad Est del Volga e nell’area del  lago Balkash, ove la sua potenza aveva costituito il potente Khanato dell’Orda Bianca, mentre il fratello minore Batu Khane, nelle aree ad Ovest del Volga fondava il Khanato dell'Orda Blu.

Nell'invasione pianificata dal Gran Khane Ögödei nel 1235, Orda condusse le sue truppe con Baidar e Kaidu le cui scorrerie, iniziate nel 1241 aCracovia e in Lituania, insanguinarono le città baltiche e boeme. Dopo la vittoria di Liegnitz, però, le sue conquiste si fecero sempre più difficili, specie alle frontiere dell'Ungheria e della Moravia per l'opposizione di Bela IV. In seguito, egli inseguì il Sovrano verso il Sud croato e, quando s’era già inoltrato lungo le coste dell'Albania, fu costretto a ritirarsi per la morte di Ögödei e l'imminente Kuriltai  indetto per la successione.

La Battaglia

9 aprile 1241.

In quarantamila, gli Occidentali si attestarono a Liegnitz in attesa dei cinquantamila uomini di supporto attesi sotto la guida di Venceslao di Boemia. Si schierarono prima dell’arrivo di costoro: i Mongoli s’erano ricompattati, ma erano inferiori numericamente e preparati ad una probabile rotta.

Secondo tradizione militare locale, i Cavalieri restarono in formazione serrata, conla Fanteriasui lati e pronti alla carica quando Arcieri e Balestrieri avessero completato i tiri iniziali.

I Polacchi aprirono le ostilità con un affondo della prima linea; ma l’arciDuca era cupo: uscendo da Liegnitz, una pietra si era staccata da una chiesa e lo aveva sfiorato.

E questo era un pessimo presagio!

Spostandosi verso Wahlstatt egli si dispose su un terreno a ridosso delle acque del Nysa e divise le forze in quattro divisioni: Slesiani, Moldavi, Templari ed Ospitalieri, con lui; Bavaresi, con Boleslav di Moravia; Coscritti della Grande Polonia e Cracoviani, con Sulis?aw, fratello del deceduto Palatino di Cracovia; guarnigione di Opole, con Mieszko e l’Ordine Teutonico.

Dopo aver probabilmente invocato la protezione del Tangri (n.d.A.: il cielo), Orda schierò i suoi su quattro linee in formazione a T, con ampie distanze tra i vari reparti misti delle Cavallerie leggere, onde garantirsi uno spazio sufficiente al suo stile di bellico. Nella prima alloggiò i velocissimi ed imbattibili Mangudai: uomini con ruolo di avanguardia d'elite, specializzati in finti attacchi e finte ritirate, controcariche e lanci di frecce di disturbo. Poi attese il segnale avversario: i Cavalieri slesiani sfidarono per primi e, rinforzati da quelli polacchi, supportarono l’attacco di Opole.

L’azione produsse un arretramento delle avanguardie mongole, ma rese vulnerabili i fianchi delle fila occidentali per le quali il combattimento volse subito al peggio: la resistenza dell’avanguardia nemica scompose il loro centro, chiamando in causa prematuramente la riserva. Tempestivi, a quel punto, i Mongoli diedero fuoco a delle sterpaglie creando una imperforabile cortina di fumo tesa ad occultarne le manovre e, protetti dal fitto tiro degli Arcieri, assestarono un formidabile assalto alle ali nemiche e simularono la ritirata.

Nella concitazione, Mieszko richiamò all’ordine il reparto di Opole, mentre Enrico II inseguiva gli avversari in fuga staccandosi dal blocco alleato e consentendo ai Barbari una liquidazione sistematica, oltre la distanza di sicurezza dai propri rincalzi.

L’errore del Duca fu fatale: ogni possibile e disperata resistenza cadde nel nulla e gli Occidentali furono massacrati fino all’ultimo uomo.

Mentre essi erano trafitti a centinaia da una pioggia di frecce, Enrico mobilitò le altre linee: la copertura dei suoi Balestrieri si rivelò efficace, ma di scarsa durata e non contenne l’intensificazione dell’azione nemica.

Il Khane, infatti, ordinò alla quarta linea un sorprendente ripiegamento provocando una terrificante strage, nella quale perirono il Margravio di Moravia e il Comandante dei Teutonici. Al Duca restò solo d’attendere la morte battendosi.

Gli furono addosso e, quando un manipolo di fedelissimi accorse in suo aiuto, era troppo tardi: una lancia lo aveva mortalmente colpito sotto l’ascella.

I Mongoli ne denudarono il corpo, lo decapitarono e conficcarono la testa su un palo avanti alle mura di Legnica, per indurre all’apertura delle porte i difensori che, invece, si asserragliarono in attesa dei rinforzi di Venceslao.

Sul campo giaceva la gran parte della Nobiltà polacca: per contare le vittime, i Mongoli tagliarono un orecchio ad ogni cadavere e riempirono all'orlo nove enormi sacchi!

Il resoconto della battaglia fu riportato negli Annali di Jan D?ugosz, comunque inattendibili in quanto scritti circa duecento anni dopo.

Sta di fatto che l’Armata occidentale fu decimata; che i Capi furono uccisi; che le vittime della coalizione europea furono stimate in oltre quarantamila.

Il Sovrano boemo, dal canto suo, aveva tentato di raggiungerela Turingiaela Sassoniaper recuperarvi rincalzi, ma era stato intercettato a Klodzko: a soli due giorni di marcia da Liegnitz.

I Selvaggi avevano accelerato i tempi di scontro, proprio per prevenire il rischio della disfatta determinata dal suo arrivo in forze.

Conseguita quella sconvolgente vittoria, mossero versola Moravia per riunirsi a Batu, più che mai decisi ad entrare in Ungheria. Nella marcia verso Pest, costui aveva diviso l’Armata in tronconi diretti in Galizia, Moldavia e Transilvania: nove giorni più tardi, sorpreso nel sonno il villaggio di Mohi fu prestato ad una orribile mattanza.

Analoga fu la sorte di Pest.

Quando i Mongoli ripresero la marcia verso l’Occidente, puntando a Vienna gli Ungheresi erano sfiniti.

Re Bela non riuscì ad allestire una crociata: il Papa era troppo preso dall’odio personale per Federico di Hohenstaufen, per badare alla sicurezza della Cristianità.

L'appello del Sovrano magiaro fu accolto dalla sola Confraternita dei Cavalieri Teutonici che, in seguito, dirottarono i propri interessi verso l'area baltica dove furono liquidati da Alexander Nevskij.

Congiuntosi a Kaidu, Batu attese che il Danubio gelasse, per riprendere la marcia. Nel frattempo distrusse Zagabria e sfiorò l’Adriatico sotto Spalato, inseguendo Bela; ma, nel febbraio del 1242 apprese della morte del Gran Khane Ögödei: si apriva la successione mongola ed egli era tenuto a partecipare al Kuriltai. Costretto a rinunciare ai propositi egèmoni sull’Europa, fu battuto sul piano ereditario da Guyuk al quale negò l’omaggio e si ritirò nei territori occidentali cui dette come capitale Sarai, sul Volga: nasceva così uno Stato mongolo autonomo, comprensivo dei territori russi.

Un secolo dopo, Tamerlano lo avrebbe distrutto.

Quanto all’Europa, non sapremo mai quale sarebbe stata la sua sorte ed il suo volto se le sue orde selvagge non fossero state attratte in patria dalla morte del Khane.

Bibliografia