Le Grandi Battaglie

La Battaglia di Poitiers

di Ornella Mariani
La Battaglia di Poitiers.
La Battaglia di Poitiers.

Antefatti

Morto Maometto, nel 632, avocato a sé il politico e religioso i Califfi presero a diffondere l'Islam fuori dell'Arabia e, se l’arma di Cristo era stata la parola, essi privilegiarono la spada.

636: conquista di Damasco.

640: conquista di Cesarea.

642: conquista di Alessandria d’Egitto.

643: conquista di Tripoli.

649 conquista di Cipro.

651: assassinio a Merv dell'ultimo Scià e frantumazione dell’edificio imperiale persiano.

674: attacco a Costantinopoli e sconfitta inflittagli da Costantino IV.

698: conquista di Cartagine.

709: conquista di Cappadocia e Cilicia.

711: occupazione della bizantina Ceuta e di Tunisia, Algeria e Marocco.

711: attraversamento dello Stretto di Gibilterra.

712: conquista della Spagna.

717: assedio di Costantinopoli e ritirata impostagli da Leone III l'Isaurico.

718: conquista della Settimania.

720: conquista di Narbona.

725: distruzione di Autun.

732: conquista di Bordeaux, assedio di Tours e disfatta di Poitiers.

Fatti

Tra il 717 e il 718, gli Arabi tentarono la conquista di Costantinopoli ma la bruciante rotta archiviò la loro asserita invincibilità. Spostarono, allora, l’attenzione sul Nord dell’Africa e sulla Spagna, nella futura prospettiva di prendere l’Europa occidentale.

Parallelamente, di là dei Pirenei, morto Pipino II, il Maggiordomo d’Austrasia Carlo Martello arginava la pressione di Sassoni, Germani e Svevi, mirando a recuperare i territori di Oddone d'Aquitania che, stretto a Sud dagli Arabi e a Nord dai Franchi, aveva sodalizzato col Signore dell’area pirenaica settentrionale Othman ben abi Neza indisponendo il Governatore di Spagna Abd al-Rahman: nel 731, costui lo annientò; si spinse in Aquitania per imporvi il proprio dominio e, sconfitto anche il Duca Oddone nei pressi di Bordeaux, proseguì per Tours con l’intenzione di saccheggiarne la ricca Basilica di san Martino.

Fu allora che, incapace di arginare l’avanzata nemica, Oddone si appellò a Carlo che gli pose come condizioni il giuramento di fedeltà, la rinuncia all’autonomia ducale e la sottomissione al suo ruolo di Capo supremo ed indiscusso della spedizione.

I patti furono solennemente sanciti sulle reliquie dei Santi alloggiati nella cattedrale di Reims.

La battaglia

Periodo: Ottobre 732, giorno oscillante fra l’11, il 18, il 25.

Località: area tra Tours e Poitiers, alla confluenza della Vienne col Clain.

Eserciti in campo: Franchi, Gallo/Latini, Borgognoni, Alemanni, Bavari, Sassoni, Franconi e forse anche Gepidi contro Arabi/berberi.

Ragioni: pretesa di invasione islamica dell’Europa.

Protagonisti:  Carlo Martello ed Abd el-Rahman.

Gli Arabi posero sul fianco sinistro limitrofo alle acque del Clain la Cavalleria leggera, tenendo Arcieri e Fanti al centro; allungando il fianco su un pendio e mantenendo la forma di mezzaluna e le Fanterie disposte a tenaglia, per serrare il Nemico sulle ali e accerchiarlo.

Alle spalle delle due formazioni alloggiarono cammelli da trasporto, il cui sgradevole odore doveva imbizzarrire i cavalli dei Nemici e scomporne l’assetto.

Essi basavano gran parte degli scontri sull'impeto della Fanteria e sulla abilità degli Arcieri, privilegiando la tattica dell'attacco rapido seguito da una finta ed improvvisa ritirata utile a sfilacciare la compattezza dei ranghi avversari che, ingannati dalla manovra, si davano all’ inseguimento per poi cadere alla mercé della Cavalleria.

Tale tecnica era stata sperimentata dagli Sciiti e poi adottata dai Persiani, dai Parti e, infine, dai Sassanidi che avevano introdotto l’affiancamento di Fanteria e Cavalleria nell’azione detta al-karr wa'l-farr, ovvero: avanzamento/arretramento.

L'esercito cristiano si schierò in un'unica e solida formazione, in mezzo alla confluenza del Clain e del Vienne, in posizione elevata per rallentare la carica avversaria e tenere i fianchi protetti dai corsi d'acqua e dagli alberi. La prima linea, dotata di Francisca e deputata al corpo a corpo, aveva il compito di fronteggiare la Fanteria pesante islamica e, alle spalle, contava sul rincalzo di Armati di picche e giavellotti. Piccoli reparti di Cavalleria, poi, erano posizionati sui lati esterni, in seconda linea, per evitare eventuali aggiramenti. Alla sinistra dello schieramento e nascosto in un bosco, stazionava Oddone d'Aquitania la cui riserva sarebbe intervenuta per caricare il fianco arabo al segnale convenuto.

Le parti si fronteggiarono per una settimana; poi, Abd al-Rahman decise di dare battaglia lanciando sui Franchi le Cavallerie berbere: ai Fanti cristiani, appesantiti e protetti dai loro enormi scudi, non restò che restare immobili sotto quei pressanti colpi.

Tuttavia, quella immobilità era una strategia: mantenendo un ordinamento a ranghi chiusi, essi attesero che il Nemico fosse a  portata di picche e asce prima si colpire senza tregua i cavalli, vanificando ogni azione dei Cavalieri.

Si combatté per ore né funzionò la tattica della fuga improvvisa: lungi dal praticare l’inseguimento, Carlo ordinò l’intensificazione del corpo a corpo e l’uso di giavellotti e armi da lancio: l’impenetrabilità granitica delle sue truppe contenne ogni tentativo di sfondamento ed espose gli Arcieri nemici ad un massacro, completato da Oddone che, al segnale convenuto, sbucò a sorpresa dagli alberi e travolse con formidabile carica il fianco destro arabo: la terrificante carneficina si protrasse fino al tramonto, quando la pressione occidentale ormai incontenibile provocò anche la morte di ʿAbd al-Raḥmān.

Al mattino successivo, i Franchi penetrarono nell'accampamento deserto: i Musulmani  sopravvissuti si erano dati alla fuga durante la notte lasciando sul terreno feriti, tende e i frutti delle razzie condotte in Aquitania

Le Fonti arabe imputano quella rotta a tre fattori: la disordinata componente berbera delle milizie; la presenza delle famiglie dei Soldati; la grande distanza da Pamplona, base logistica della spedizione.

Certamente il numero delle vittime fu tale che i Cronisti di parte definirono il teatro di quella battaglia come balāt al-shuhadā, ovvero lastricato dei Martiri: la Battaglia di Poitiers, esaltata come una grande vittoria della Cristianità sull'Islam, era consistita di una ignominiosa ritirata araba.

Per gli Occidentali, la minaccia non era, però, sventata: nel 735, infatti, i Musulmani attaccarono ancora la valle del Rodano e, conquistate Avignone e Arles, irruppero in Borgogna.

Nel 737 Carlo Martello avviò la campagna di liberazione del Sud; restituì Avignone alla Cristianità e si diresse a Narbona, assediandola e sorvegliandola con torri di guardia.

Il Governatore di al-Andalus mandò rincalzi al presidio asserragliato nella città: il Comandante Omar ibn Khaleb attraversò i Pirenei e procedette anche via mare: impedito dallo sbarco a Narbona, egli seguì il corso del fiume Berre deciso ad assalire la città da terra; ma fu colto di sorpresa: i Franchi fecero strage dei suoi uomini e liberarono Nîmes, Agde, Béziers pur non riuscendo ad entrare in Narbona che stette in mano nemica per ancora ventidue anni.

Quanto alla battaglia di Poitiers: le Parti in scontro non attribuirono all’evento alcun significato religioso, come testimoniano le tre sole cronache coeve: in lingua araba l’una e in latino le altre due di cui solo una assume attendibilità.

La prima, ascrivibile ad un Anonimo, tratta della sola descrizione dello scontro e ne imputa l'insuccesso all’insubordinazione delle truppe raccogliticce ed al decesso del Comandante.

La seconda, redatta da sant’Isidoro, evidenzia la imprevedibile e inspiegabile fuga araba, a suo avviso non riconducibile alla morte dell’Emiro, ed enfatizza il ruolo di Carlo Martello ingigantendo il numero degli uomini in campo.

Gli Storici Henri Pirenne e Georg Ostrogorsky sostengono rispettivamente che la battaglia di Poitiers …non ha l'importanza … attribuitale: essa interruppe le incursioni ma non arrestò l’avanzata araba piuttosto, precedentemente, arginata dal Basileus bizantino Costantino IV Pogonato.

Nel perdurare dell’assedio di Costantinopoli del 674, egli respinse …l'offensiva più minacciosa da parte araba cui il mondo cristiano abbia mai dovuto far fronte… Costantinopoli era l'ultimo argine che si opponeva all'invasione…. significò la salvezza non solo dell'impero bizantino, ma di tutta la cultura europea…

Studi più recenti sono di segno opposto e caricano l’evento di un rilevante significato simbolico: Mattew Bennet: …Poche battaglie sono ricordate 1000 anni dopo esser state combattute … Carlo Martello fece ritornare indietro un'avanzata musulmana che avrebbe potuto conquistare la Gallia…; Paul Davis: …Se i musulmani avessero vinto a Tours, è difficile immaginare come si sarebbe potuta organizzare la popolazione in Europa per resistere loro

Dopo Poitiers, i Musulmani tentarono ancora di invadere e convertire l'Europa: si spinsero a Roma nell'846 ma non riuscirono a superare le mura aureliane; occuparono la Sicilia, Bari e Taranto; si insediarono in Campania nella valle del Garigliano; nel XIV secolo presero i Balcani, dopo aver distrutto il Regno cattolico di Bosnia e sottomesso la ortodossa Serbia; nel 1452 disintegrarono l’Impero Bizantino, invadendo Costantinopoli; nel 1571 subirono la drammatica umiliazione di Lepanto. Nel 1683 assediarono Vienna, energicamente difesa dai Polacchi e, in seguito provarono ad entrare in Germania, Francia e Italia costringendo i paesi rivieraschi ad arretrare sulle colline razziando, all'inizio del1800, l'isola del Giglio.

Bibliografia