Le Grandi Battaglie

La Battaglia di Rocroi

di Ornella Mariani
Battaglia di Rocroi.
Battaglia di Rocroi.

Voltaire ne scrisse in Le Siècle de Louis XIV: ...Il nodo della guerra era la Fiandra; le truppe spagnole uscirono dai confini dell'Hainaut con 26000 uomini al comando di un vecchio generale di lunga esperienza, don Francisco de Mello. Giunsero a saccheggiare le frontiere della Champagne, attaccarono Rocroi e credettero di poter penetrare sino alle porte di Parigi, come avevano fatto otto anni prima. La morte di Luigi XIII, la debolezza di una minorità avevano dato più aire alle loro speranze; e quando videro che gli veniva contrapposta un'armata inferiore di numero, comandata da un giovane di 21 anni, la loro speranza si trasformò in certezza. Quel giovane senza esperienza, che disprezzavano, era Luigi di Borbone, allora duca d'Enghien, poi conosciuto con il nome di Gran Condè. La maggior parte dei grandi capitani sono divenuti tali per gradi. Quel principe era nato generale; l'arte della guerra sembrava in lui un istinto naturale. Fu lui che con la cavalleria attaccò quella fanteria spagnola fino allora invincibile, così forte, così serrata come l'antica falange tanto ammirata e che si apriva, con un'agilità ignota alla falange, per lasciare partire la scarica dei diciotto cannoni che rinchiudeva al suo centro. Il principe l'aggirò e l'attaccò tre volte. Appena riuscito vincitore fermò la carneficina…

Così Rocroi, capoluogo delle Ardenne e via di rapido accesso a Parigi, con le sue Rièzes e la fitta foresta di faggi di Signyle-Petit, il 19 maggio del 1643 fu teatro dell’epica battaglia vinta da Luigi di Borbone il Gran Condé contro gli Imperiali del Governatore dei Paesi Bassi Francisco de Mello.

Era l'ultima fase della Guerra dei Trent'anni: la cattolica Francia era intervenuta a sostegno della coalizione protestante, schierandosi contro l’asse ispanico/asburgico per contrastare l’ipotesi che la saldatura tra le due Corone stringesse l’Europa in quella pericolosa tenaglia imperiale ostacolata fino alla morte, avvenuta nel 1642, dal Cardinale di Richelieu. Egli aveva finanziato gli Svedesi proprio in funzione antimperiale ma quando, nella primavera del 1643 traversate le Ardenne, l'Armata iberica delle Fiandre guidata dal Generale de Mello aveva minacciato le regioni nord-occidentali puntando a Parigi attraverso la via di Rocroi, all’ormai moribondo Luigi XIV non era restato che il ricorso alle armi.

Fu investito del Comando supremo dell’Esercito il ventiduenne Duca Luigi d'Enghien.

Il destino cui gli Spagnoli si consegnarono il 19 maggio di quell’anno fu ineluttabile, malgrado la convinzione diffusa della invincibilità dei loro Tercios: la celebre e temuta Fanteria promiscua di Italiani e Fiamminghi ed Iberici fu annientata a Rocroi dalla Cavalleria francese che, tradizionalmente impegnata nello scontro ravvicinato, si era convertita alle armi d'urto.

Fu proprio il giovanissimo Condottiero Principe di Condé, Capo delle Legioni di Piccardia, a porre in atto una questione tattica che spiazzò milizie e Comandanti avversari.

La Battaglia

Per la Francia, assieme a ventitremila Mercenari di cui seimila a cavallo, scesero in campo Luigi II di Borbone Condé; Luigi I Duca d’Enghien Condé; il Maresciallo François de l’Hopital; il Conte Jean di Gassion; i Generali Espeneau e Andrault de Langeron de La Ferté con una ventina di cannoni da campagna, non essendo stati ancora introdotti i cannoni reggimentali alla svedese.

La Spagna affidò ventisettemila Unità, di cui novemila distribuite in Reggimenti di Cavalleria ed i restanti in cinque pesanti Tercios guidati dal Duca di Albuquerque e da Sanchez Alonso de Fuentes e dal Conte d’Isenbourg, Capo della Cavalleria olandese e di un parco di Artiglierie d’assedio, all’implacabile Comandante supremo don Francisco de Mello che, mosso dalle Fiandre, il 12 maggio del 1643 raggiunse Rocroi e la circondò per distrarre i Francesi dalle offensive in Franca Contea e Catalogna.

Informato del suo arrivo, il successivo 16 giunse sul posto il Duca di Enghien: percorsi gli ultimi accidentati sei km di pianura densa di foreste e acquitrini, contro il parere dei Consiglieri, egli si posizionò sull’unica via d'accesso al borgo, ovvero sull’imboccatura di un angusto corridoio ad Ovest, tra una palude e il bosco di Harey, riparando con gli alberi il Fianco destro e con le torbide acque dello stagno il Fianco sinistro.

Raggiunto dalle truppe d’assalto del Conte di Isenbourg, invece, il De Mello si pose nel mezzo: tra lo schieramento nemico e la strategica piazzaforte.

Su quelle posizioni, le Parti bivaccarono fino alla notte del 18 maggio: l'indomani avrebbero combattuto, ma le sorti del conflitto sembravano già arridere alla coalizione ispano/ asburgica.

La formazione assunta dalle due Armate era simile: al centro i cinque Tercios, pronti a misurarsi con le snelle unità di Fanteria francese al segnale trasmesso dal Conte de Fuentes; a protezione dei Lati, le rispettive Cavallerie. L’Ala destra spagnola era sotto il controllo del Generale Isenbourg; l’ala sinistra era guidata dal Marchese d'Albuquerque.

Il Duca d’Enghien era alla testa dei Cavalieri, sul Fianco destro, con Reggimenti addestrati alle nuove regole tattiche; la Fanteria, alloggiata al centro, era sottoposta al Generale Jean Gassion; il Fianco sinistro era sorvegliato dal Maresciallo de l’Hopital e dal Generale La Ferté.

Un fitto e reciproco cannoneggiamento impegnò il 18, senza significativi risultati se non scaramucce provocate dal de l’Hopital che, senza attendere ordini superiori e nel tentativo di anticipare l’arrivo di seimila uomini a supporto degli Imperiali, pose in movimento il Reparto del Generale La Ferté, contro il quale l’Isenbourg scatenò un assalto travolgente obbligandolo ad arretrare: i Francesi furono salvi per la sola protezione offerta dalle paludi.

Il Duca di Enghien, allora, ordinò una manovra di affondo sul retro delle truppe del rivale che, colto di sorpresa, si dette alla fuga.

La giornata si concluse con l’ordine di ritirata impartito dal De Mello.

All’alba del 19, secondo consuetudine, uno scambio di tiri delle Artiglierie da campagna, poste di fronte alle rispettive Fanterie, aprì le ostilità.

Il Conte Gassion schierò sette Reparti di Cavalieri, protetti da altri otto del Condé: appena fuori dall’area boschiva, però, trovarono gli Spagnoli del Duca di Albuquerque.

Reiterando la errata condotta del giorno precedente, il Generale La Ferté in autonomia attuò una incauta manovra di spostamento che diffuse panico fra le proprie fila e provocò lo sgretolamento del Fianco sinistro, pressato dal devastante attacco di Isenbourg. Dalla mischia, che impegnò le Cavallerie sull’area contigua a Rocroi, le meno addestrate Prime Linee francesi uscirono soverchiate e scompaginate.

Fu allora che il talento militare del d’Enghien ribaltò l’esito della battaglia: impartito al Gaisson l’ordine di affrontare il Reparto di Albuquerque, si lanciò in violenta carica contro l’Ala destra spagnola d’improvviso aggirandola e sottraendone il controllo al disorientato De Mello: sorpresi dall'aggressività dell'assalto, gli Spagnoli furono messi in rotta.

La concitazione montò: per sottrarsi alla pressione nemica, gli Iberici si decisero a riunirsi alla colonna di Johan de Beck; ma il Duca intensificò gli affondi e disperse tre Battaglioni.

In migliaia, gli Imperiali si riorganizzavano rapidamente in due quadrati attorno al Tercios di de Garciez e di Alburquerque: ligi alla ottima reputazione militare, pur scoperti ai Lati, essi serrarono i ranghi e respinsero ben quattro cariche: il loro disperato eroismo suscitò l’ammirazione del d’Enghien.

Nell’attesa dei rinforzi, intanto, de Mello esaltò le Artiglierie provocando lo sfilacciamento dell’Ala sinistra e l’arretramento del Centro francese; tuttavia, non seppe profittare del vantaggio e, mancando di ordinare alla Fanteria di incalzare a fondo, lasciò priva di supporto la Cavalleria che finì con il disordinarsi.

Nel frattempo, per evitare la catastrofe prodotta dall’isolamento del Lato sinistro, il Generale Gassion portò in campo la formidabile Riserva: con temeraria manovra, il Comandante Generale contrattaccò all’arma bianca imponendo la ritirata ai Reparti fiandrini di Alburquerque. Le due Ali spagnole furono decimate e la strenua opposizione dei Tercios fu liquidata con gravissime perdite.

Fu allora che, in sprezzo della ortodossia militare, il d’Enghien fece un giro completo del campo e, invece di piegare sulla sinistra scoperta dalla fuga dell’avversario, assalì alle spalle i Cavalieri di Isenbourg che non ressero l’imprevedibile urto e che, dopo una breve e violentissima zuffa, lasciarono disordinatamente il terreno abbandonando il Centro a se stesso.

Non restava, ora, che assestare il colpo di grazia alla formidabile Fanteria spagnola: per tre volte il coraggioso Duca la attaccò duramente, mentre Gaisson metteva i contingenti congiunti di Isenbourg e di Albuquerque, ormai anche privi di munizioni.

Sfiniti e decimati, gli Spagnoli si decisero alla capitolazione; quando, però, il Duca avanzò per accoglierla, il suo movimento fu scambiato per un ulteriore attacco proditorio: i cannoni spararono ancora e, infuriato, d'Enghien lanciò un definitivo pesantissimo assalto; irruppe nello schieramento spagnolo; ordinò il fuoco dei cannoni a meno di cento metri dalle coraggiose Legioni avversarie e, a fronte del devastante risultato, apprezzandone la resistenza ed il sacrificio, pose fine allo scontro offrendo una resa onorevole.

Il primo ad accettare fu il de Garciez, ai cui uomini fu garantito il ritorno in Spagna.

Ai reparti di Alburquerque che, invece, indugiarono, furono assicurate solo la vita e le spade.

Quella orrenda carneficina, che lasciò sul terreno circa quattromila Francesi e ottomila Imperiali, archiviò la supremazia militare spagnola e registrò il completo trionfo militare del giovanissimo Condottiero d’Enghien.

Il Cardinale Mazarino enfatizzò la vittoria di Rocroi, trasformandola in un evento di enorme portata: in realtà, al di là della propaganda, quel risultato conseguito in uno scenario secondario, fu dovuto solo al decisionismo ed alla superiorità tattica del giovanissimo Duca  che annientò con formidabili assalti la granitica e leggendaria Fanteria iberica: cinque anni dopo, a Lens nel 1648, ormai demitizzata, essa sarebbe stata ancora una volta sconfitta e, nel 1658, sul campo di Dunkirk avrebbe conosciuto il declino definitivo.

Cominciava così l’irresistibile egemonia francese conclusa, quello stesso anno, dal successivo Trattato dei Pirenei.¹

Conseguenze

La battaglia di Rocroi ebbe enormi ripercussioni sull'andamento della Guerra dei Trent’Anni: per la prima volta in un secolo, la pur ritenuta invincibile Armata iberica era stata umiliata e la Spagna, malgrado riuscisse in seguito a ricostituirsi nei possedimenti fiamminghi, impedita dal rimpiazzare i Veterani caduti rinunciò ad ulteriori offensive antifrancesi dalle Fiandre.

La Francia, per contro, concentrò il proprio impegno verso la Renania e nel più netto appoggio alle forze antimperiali svedesi e protestanti: il conflitto sarebbe terminato nel 1648, con la disfatta asburgica.

La definitiva capitolazione spagnola sarebbe stata datata al 1659: le vittorie del Condé e del Turenne a Friburgo nel 1644 e a Mirdlingen nel 1645, avrebbero posto in crisi il potere dell’Impero. Nel 1648, con la pace di Westfalia che mise fine all’annosa querelle,  l'Imperatore fu costretto a riconoscere i domini dei Principi protestanti e a rinunciare a favore dei Francesi all'Alsazia e alla Lorena.

Note:

¹Trattato dei Pirenei

Le Traité des Pyrénées fu sottoscritto il 7 novembre del 1659 da don Luis de Haro e dal Cardinale Primo Ministro Giulio Mazarino e pose fine al conflitto fra Francia e Impero spagnolo, proseguito dopo la Pace di Westfalia cui la Spagna non aveva aderito. Da una parte la Francia era intervenuta fra il 1640 ed il1652 asostegno dei ribelli catalani, che avevano consentito l’annessione francese di Pérpignan e della regione del Rossiglione; dall'altra la Spagna aveva sostenuto la Fronda e l’occupazione di Dunkerque avrebbe trascinato a lungo la guerra, se il Porporato non si fosse alleato con l'Inghilterra, promettendole quella stessa città e la Giamaica. La schiacciante vittoria conseguita nella battaglia delle Dune il 14 giugno del 1658, con protagonisti il Maresciallo e Visconte di Turenne Henry de la Tour d’Auvergne e il Gran Condé, impose a Filippo IV di accettare la pace. La Spagna dovette cedere alla Francia parte delle Fiandre, dell'Artois, dell’Hainaut e del Lussemburgo e della Catalogna del Nord –tranne Llìvia-. I Pirenei divennero la nuova frontiera fra i due Stati e l’Isola dei Fagiani fu condivisa. In sede negoziale si convenne che un matrimonio consolidasse le intese: la tredicenne Maria Teresa, figlia di Filippo IV, fu promessa a Luigi XIV e rinunciò a rivendicazioni sul trono iberico, in cambio i cinquecentomila scudi d'oro. Estinto nel 1700 il ramo spagnolo degli Asburgo con la morte senza eredi di Carlo II, i Borboni reclamarono il trono alimentando la Guerra di successione spagnola.

Bibliografia