Le Grandi Battaglie

La Battaglia di Tannenberg: 15 luglio 1410

di Ornella Mariani
La Battaglia di Tannenberg: 15 luglio 1410
La Battaglia di Tannenberg: 15 luglio 1410

La Battaglia di Tannenberg: 15 luglio 1410

Il periodo compreso fra il XII e il XV fu insanguinato da varie campagne belliche che, a partire dalle Crociate, imponendo l’egemonia culturale dell’ Occidente, ebbero come protagonista la Cavalleria: una istituzione medievale dalle radici germanico/cristiane, sacralizzata dagli ideali di pietà e onore.

A Tannenberg, tuttavia, introdotte fin dal 1325, debuttarono le Bocche da fuoco prodotte in Germania: elementi rudimentali perfezionati alla fine del ‘500 con Artiglierie d'assedio, come le bombarde e gli obici poco agevolmente manovrabili per il peso, ma in grado di appannare anche il ricordo della vecchia tradizione cavalleresca. La crisi della Cavalleria pesante, però, non fu determinata tanto dall’Artiglieria, quanto dai celebri e temuti reparti di Arcieri inglesi: i Longbowmen che, dopo Azincourt e nel perdurare della Guerra dei Cent’Anni, appannarono il prestigio della Cavalleria feudale francese e dei Picchieri elvetici. Anche la Fanteria subì rilevanti mutamenti: l’ingaggio sempre più frequente di Mercenari; la migliorata tecnica delle fortificazioni campali; la più disinvolta capacità di manovra di enormi Armate segnarono una svolta radicale nel costume bellico assegnando ruolo a compatte e agili formazioni di Fanti, sostenute da una efficace potenza di fuoco.

Sotto questi aspetti, Tannenberg fu uno degli ultimi palcoscenici della Cavalleria leggera e pesante.

Dello scontro furono protagonisti i Cavalieri teutonici e Ladislao Jagellone, figlio del Duca Olgierd di Lituania e marito di Judwiga d’Angiò di Polonia, attraverso la cui dote aveva unificato i due territori impegnandosi, nel 1385, a convertirli con l’Atto di Kreva: la considerazione guadagnata da quel momento presso la Chiesa di Roma sottrasse al valoroso Ordine la giustificazione evangelica di conquista di quelle terre che essi, tuttavia, invasero comunque puntando aDobrine alla Samogizia lituana e costringendo il Sovrano allo scontro armato.

Ragioni del conflitto

Verso la fine del ‘300, la situazione geo/politica dell’area baltica mutò: quando le Corone di Danimarca, Svezia e Norvegia si riunirono sotto il potente Enrico XIII, le Città anseatiche chiesero la protezione dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici che, onde prevenire una crisi socio-economica anche nei territori di loro giurisdizione, tentarono ancora la conquista della Samogizia lituana: regione cerniera che divideva l’Est e l’Ovest delle terre appartenenti alla Confraternita.

Il desiderio di espansione e di consolidamento dei confini maturò nel 1407, con l’elezione di Ulrich von Jungingen a Gran Maestro e si realizzò nel 1409 con l’occupazione delle terre polacche di Dobrin e della sua linea castellare di difesa, utili a coprire il fianco durante la marcia verso i territori lituani e a prevenire incursioni a sorpresa degli stessi Polacchi.

Si trattò di un’azione aggressiva alla quale fece riscontro il sodalizio tra il Duca di Lituania Vitoldo e il cugino Re Ladislao II di Jagellone.

La politica di confronto di Ulrich col Granducato di Lituania e col Regno di Polonia si rivelò una catastrofe. Portatore di uno spiccato orgoglio di casta egli, succeduto nell’incarico a fratello maggiore Konrad von Jungingen sottostimò i nemici o sopravvalutò la Confraternita: sta di fatto che, certo della propria superiorità militare, accingendosi alla annessione di Dobrin e della Samogizia litiana, con provocatoria ironia inviò due spade all’avversario come supporto al suo presunto debole armamento.

Solo quando verificò la consistenza della mobilitazione polacco/lituana, dovette aver percezione della insufficienza del proprio Ordine, attestato ancora su una organizzazione ancora di tipo feudale: corse, allora, ai ripari e raccolse circa ventimila unità ripartite in meno di un migliaio di Confratelli, in undicimila uomini reclutati negli ambienti rurali e nelle città amiche e in ottomila tra Mercenari e Volontari accorsi dall'Europa occidentale.

Sul fronte opposto, per contro, Vitoldo e Ladislao si riunirono in trentamila sulla sponda settentrionale della Vistola, a Nord di Varsavia: Polacchi, Boemi, Lituani, Magiari, Moldavi, Tartari e Russi di Smolensk, capeggiati da una Cavalleria votata a morte alla sicurezza del trono, marciarono su Marienburg, capitale dello Stato teutonico, rimettendo le speranze di vittoria sulla perizia e sull’ardimento degli Ussari Alati.

I Cavalieri ne disturbarono l’avanzata costringendoli a deviare dal percorso e a guadare la Drweca.

In campo

I due eserciti si contrapposero il 15 luglio del 1410 in un’area compresa tra Tannenberg, Grunwald e Ludwigsdorf: quando, all’alba di quel giorno, dal Quartier Generale polacco/lituano furono avvistate le insegne dell’Armata teutonica, Ladislao schierò il formidabile esercito impegnando un fronte di circa due chilometri e mezzo e posizionandolo in tre file. Sull’ala destra dispose reparti lituani, russi e tartari sotto la guida di Vitoldo; sull’ala sinistra, guidandole egli stesso, le divisioni polacche, boeme e moldave.

I Teutonici si posero in formazione quasi speculare e in numero nettamente inferiore, anch’essi su due ampie linee, con la Cavalleria in avanguardia e le Fanterie e i Balestrieri in retrovia: l'ala destra era comandata dal Grosskomtur Konrad von Lichtenstein, quella sinistra dal Maresciallo di Prussia Friedrich von Wallenrode.

Pioveva fittamente.

Il terreno scivoloso impedì l’utilizzo delle Artiglierie.

Intorno alle nove del mattino la Cavalleria leggera lituana prese l’iniziativa, ma fu tempestivamente respinta: le sue fila si scomposero e il fianco destro polacco si scoprì chiamando in causa la Fanteria, per contenere l’affondo dei Teutonici spostatisi sul favorevole lato.

Fu una mossa sbagliata: i loro pesanti Cavalieri non potettero raggiungere le rapide truppe leggere lituane, che poterono di nuovo arroccarsi a ridosso e a sostegno della Cavalleria pesante mentre gli uomini dell’Ordine avevano perso la forza d’urto della carica: l’azione di rincalzo della Fanteria russa li coinvolse in una furiosa, disordinata e sanguinosa mischia.

La fortuna sembrò arridere ai Tedeschi con la ritirata di Ladislao e Vitoldo. Fu, tuttavia, una falsa manovra la cui drammatica portata si rivelò quando i Polacchi in imprevedibile e impetuosa carica sbaragliarono i Fanti teutonici e ne attaccarono alle spalle la Cavalleria.

Pur soverchiato numericamente, al corale grido di Christ ist erstanden, l’Ordine tenne l’urto mettendo in ritirata gli aggressori e fece strage della Fanteria russa ma, quando Ladislao attaccò le ali avversarie separatamente e fece uscire dal bosco nel quale teneva la riserva dell’imponente reggimento di Vitoldo, i Cavalieri teutonici subirono lo sfondamento del fianco destro prima ancora d’essere raggiunti dal Gran Maestro: la controcarica sfumò nella stanchezza per le azioni già sostenute.

E fu un massacro.

Il Re, allora, fece avanzare le Fanterie russe per liquidare i superstiti e caddero tutti gli alti Ufficiali della Confraternita, a partire da Ulrich e dal suo Grosskomtur.

Lo scontro era durato nove ore e s’era combattuto anche all'arma bianca: Sergenti e Cavalieri appiedati furono giustiziati e, nel giorno successivo, fatte raccogliere dal campo cinquantuno insegne nemiche, Ladislao ne ordinò il trasferimento nella cappella di San Stanislao della cattedrale di Wawel a Cracovia.

Conseguenze

La sconfitta di Tannenberg gettò l'Ordine in un profondo stato di prostrazione e, dopo quella rotta, lo costrinse ad assoldare Mercenari per la difesa dei propri territori.

Era l’inizio del declino: la massiccia adesione al Luteranesimo e l’elezione, nel 1511, del Gran Maestro Alberto di Brandeburgo spianarono la via all’ ereditarietà familiare dei beni della Confraternita, il cui controllo fu assunto dagli Hohenzollern.

In seguito, l’Ordine ormai privo del prestigio e del vigore che gli erano stati peculiari, si trasferì in Austria e combatté per gli Asburgo durante l’assedio di Vienna nel 1683 e a Zenta nel 1695.

La Battaglia di Tannenberg, in definitiva, esaltò il Nazionalismo slavo e dopo la Pace di Torun del 1411, la Samogiziarestò parte stabile della Lituania consentendo a Ladislao di darsi al miglioramento culturale della sua gente, a partire dal rinnovo della Università di Cracovia; di potenziare il potere e il prestigio del suo Stato; di estendere la propria sfera d’influenza sui Voivoda di Moldavia, di Bessarabia e di Valacchia.; di sfruttare, in sostanza, quella vittoria a vantaggio di un piano di espansione territoriale che lo rese protagonista anche dello scenario politico fino a Kiev e al Mar Nero, rendendo la Polonia una pedina importantissima sullo scacchiere politico dell’Europa orientale.

Bibliografia