Le Grandi Battaglie

La Battaglia di Trafalgar

di Ornella Mariani
La battaglia di Trafalgar.
La battaglia di Trafalgar.

La Battaglia di Trafalgar

Collocata nel contesto delle Guerre Napoleoniche, ebbe come protagonista la Royal Navy comandata da Lord Horatio Nelson contro la Flotta franco/ spagnola il 21 ottobre del1805, a Cap Trafalgar, vicino Cadiz.

L’Ammiraglio vi fu mortalmente ferito da un colpo di moschetto che gli bucò un polmone, ma visse il tempo necessario a sapere della vittoria.

L’Armata navale inglese era composta da ventotto vascelli di linea e sei fregate, per un totale di duemilacentosettantotto cannoni e poco più di diciassettemila uomini comandati dal Lord Nelson.

La Flotta avversaria disponeva di trentatré vascelli di linea e sette fregate, per un totale di duemilaseicentocinquantadue cannoni e venticinquemila uomini guidati dal viceAmmiraglio francese Pierre Charles de Villeneuve e dall’ Ammiraglio spagnolo don Federico Gravina.

Data: 21 Ottobre del 1805

Località: Cap Trafalgar, costa occidentale atlantica

Protagonisti:

Ammiraglio Orazio Nelson, Comandante Generale Marina inglese

Ammiraglio Cutberth Collingwood

Ammiraglio Pierre Charles Villeneuve, Comandante Generale Marina francese

Ammiraglio Pierre Dumanoir Lepelley

Ammiraglio don Vicente Balthazar Cisneros, Comandante Marina spagnola

Contrammiraglio Charles René Magon

Antefatti

Nonostante il fallimento dell'impresa egiziana de1 1798, Napoleone recuperò il saldo controllo della situazione: rovesciò il Direttorio; si proclamò Primo Console; umiliò la Seconda Coalizione: l’asse Inghilterra/Austria/Russia; si accinse ad affrontare l’invisa Potenza d’oltreManica.

Sapeva che, per sconfiggerla, aveva bisogno di Alleati e mezzi, in specie dopo la vittoria della Royal Navy nella battaglia di Copenhagen dell'aprile del 1802. Sperava, inoltre, di occupare i porti europei per garantire alla propria Flotta basi di accoglienza e per interdire agli inglesi gli accessi commerciali al Continente, orientandoli verso l'Egitto e ipotizzando di poter muovere nella Manica una Armata d’invasione.

Col solo obiettivo di realizzare il piano e di annientare la Flotta inglese, aveva firmato con Carlos IV il Trattato di San Ildefonso il 19 agosto del 1796.

Dopo varie battaglie nei Caraibi e lungo la costa atlantica, l’Armata franco/ spagnola ancorò a Cadiz, dove fu sottoposta al blocco inglese, mentre le truppe imperiali erano ammassate a Boulogne.

Per effetto del Trattato di Amiens concluso con l’Inghilterra nel 1802, peraltro, Napoleone riorganizzò le proprie risorse; assunse il controllo degli scali marittimi europei, appropriandosi della Flotta olandese; occupò i Paesi Bassi; sodalizzò con la Spagna, di fatto sorvegliando tutta la costa del Mare del Nord; si garantì un formidabile numero di navi che, però, non sapeva ove riunire, a causa del blocco navale posto dagli Inglesi sul Mediterraneo.

Nelson e altri quattro Ammiragli e relative squadre non aspettavano che di sfidarlo.

In definitiva, dopo l’intesa di Amiens, che aveva segnato la fine della Guerra della Seconda Coalizione antifrancese, non c’era stata pace ma solo una pausa del lungo conflitto tra Inghilterra e Francia: quattordici mesi più tardi, il 18 maggio del 1803, infatti, le ostilità si erano ufficialmente riaperte.

Fu proprio l’Imperatore a imporre di transitare per Gibilterra e, una volta nel Mediterraneo, di sbarcare in Italia gli uomini già destinati nel Nord della Francia: la Marina inglese teneva bloccati anche i porti di Brest e Tolone e in dicembre del 1804 la Spagna offrì il proprio sostegno; la propria Armata e i propri porti alla Francia, per contenere la minaccia costante della Monarchia d’oltreManica.

Sulle frontiere portuali lungo la costa del cruciale Canale furono dislocati centosessantunomila uomini.

Nelson non attendeva altro: da mesi rincorreva i Francesi per confermare l’imbattuta potenza inglese sui mari: secondo i suoi piani, si sarebbe combattuto al Capo di Trafalgar, fra Cadice e Gibilterra.

Così accadde.

Il 21 ottobre del 1805 le due Flotte si avvistarono.

La battaglia

Nel Maggio del 1805, Napoleone pose fine alle attese e ordinò al Villeneuve di uscire da Tolone e portarsi nelle Antille: la manovra avrebbe indotto gli Inglesi ad inseguirlo e ad allontanarsi dalla Manica. Parallelamente, il Commodoro Honoré Ganteaume, controllato a Brest dall'Ammiraglio William Cornwallis, avrebbe effettuato la stessa operazione: insieme, essi avrebbero molestato le Colonie inglesi nei Caraibi per un paio di mesi e poi sarebbero tornati in Europa per liberare le altre navi francesi e alleate, trattenute nelle acque portuali di mezza Europa: ne sarebbe derivata una formidabile Armata, pronta ad attraversare La Manica.

Villeneuve obbedì: il 30 marzo del 1805 eluse il Nemico; puntò sull’Atlantico; raggiunse Cadiz; si unì ai vascelli di Gravina e il 14 maggio fu nelle Antille.

Al momento della sua fuga, Nelson era assente e, quando fu informato della violazione del blocco, a bordo della HMS Victory fece rotta immediata verso il Mediterraneo orientale, nella convinzione che l’obiettivo del transfuga fosse ancora una volta l'Egitto.

Dopo aver rincorso e cercato invano il convoglio francese, in ventiquattro giorni raggiunse le Indie occidentali facendo scalo a Trinidad dove, in base a false notizie fornitegli dall’Intelligenze inglese, avrebbe incrociato Villeneuve: Ganteaume, invece, non era riuscito a lasciare l'Europa.

Per quasi tutta l’estate i due Avversari si rincorsero nell’oceano, finché in agosto Nelson decise il rientro in patria: il 28 settembre raggiunse Cadiz e, dopo aver lasciato alcuni presidi navali a controllare le attività degli Avversari, si tenne in mare aperto.

Il 10 giugno anche Villeneuve salpò dalla rada di Port Royal; costeggiò la Dominica e si spinse davanti alla Guadalupa. L’8 incaricò le sue unità leggere di catturare un convoglio inglese. Il 9, appreso che la squadra nemica era giunta a Barbados, ritenne di aver raggiunto lo scopo di allontanare dall’ Europa i Nemici e si rimise in navigazione.

Il 22 luglio incontrò e sfidò in battaglia a Cap Finisterre la Marina di Sir Robert Calder ma entrambe le parti furono disturbate da forti venti contrari e l’azione bellica fu rinviata al giorno successivo.

Gli Avversari, però, si erano allontanati e, impedito dal mare grosso nella attività di inseguimento, gettò l’ancora a Vigo.

Il 2 agosto Villeneuve si riunì alla squadra di Ferrol nella baia di Arris ma, fallito l’ulteriore tentativo di congiungersi al convoglio di Brest, ancora a causa del vento assai impetuoso, il 22 fece scalo a Cadiz.

Nelson era in collera: i Francesi erano riusciti a partire da Tolone; avevano catturato una sua colonna nelle Colonie; si erano ricongiunti con gli Alleati e si accingevano a concentrarsi per navigare verso Nord.

Intanto la situazione nell'Europa continentale era mutata, poiché le forze terrestri della coalizione Inghilterra/Austria/Russia avevano versato attenzione armata sulla Manica, inibendone l’attraversamento al Bonaparte.

Persuaso del cessato pericolo nel Canale, Nelson si accinse ad impedire a Villeneuve di entrare nel Mediterraneo.

Napoleone ordinò alla Flotta di dirigersi su Napoli e sbarcarvi le Fanterie di Marina per le attività di terra.

L’Ammiraglio, per contro, volendo forse dimostrare le proprie doti militari, il 20 ottobre mollò gli ormeggi con rotta Sud/Est verso lo stretto di Gibilterra, malgrado fosse disturbato dalla nebbia: la sua formazione fu scompigliata dal vento ancora contrario e al tramonto le sue trentatré imbarcazioni si trovarono sparse a distanza di circa un decimo di miglio l'una dall'altra, su un'area di circa quattro miglia di mare, al largo di Cap Trafalgar.

All’alba del 21 ottobre furono avvistate dagli Inglesi.

L'avanguardia franco/spagnola era condotta dall’Ammiraglio don Alava, a bordo del Santa Ana; al centro c’erano Villeneuve sul Bucentaure e don Cismeros Vicente sul Santisima Trinidad; in retroguardia erano posizionati gli Ammiragli Dumanoir-Lepelley sul Formidable e Gravina sul Pricipe de Asturias.

Villeneuve ordinò l’inversione della rotta: puntare la prua a Nord, gli avrebbe fatto guadagnare più in fretta il rientro a Cadiz, in caso di danni.

Gli Avversari assunsero una rotta di rapido avvicinamento.

La coalizione si schierò in posizione di combattimento.

Parallelamente, lungi dall’attaccare con una squadra divisa in tre colonne come precedentemente deciso, Nelson dispose le sue navi su due colonne e, tenuto a sé il comando della Victory, affidò al viceAmmiraglio Collingwood la Royal Sovereign.

Fino a quel momento sul mare si era combattuto in segmenti formali di battaglia, muovendosi in linea retta e convergendo uno a fronte dell'altro: ciascun natante sceglieva l'avversario e la vittoria era subordinata dalla potenza delle rispettive Artiglierie.

Consapevole di essere numericamente inferiore, quella volta Nelson volle tre linee: due di sedici imbarcazioni e una d'avanguardia, con le otto navi più veloci. In tal modo avrebbe manovrato agilmente, frantumando il centro e la retrovia nemica.

Lo svantaggio della mossa, rispetto a quella tradizionale, risiedeva nella assoluta vulnerabilità delle Capitane e di quelle subito a ridosso, che venivano a trovarsi nella posizione conosciuta in linguaggio come a T e, pertanto, esposte al fuoco incrociato di tutta la Marina nemica.

Per contro, il vantaggio stava nella possibilità di ciascuna imbarcazione di sparare con tutti i pezzi, al contrario dei Franco/Spagnoli costretti a servirsi di un solo fianco e impediti dal soccorrersi a vicenda.

In definitiva, non ci sarebbe stato allineamento: ciascuna nave inglese sarebbe stata impegnata col singolo nemico più vicino.

Nelson confidava sulla propria solida esperienza, sulla competenza dei suoi Capitani e sulla disciplina e precisione dei suoi Cannonieri: era sicuro che, una volta scompaginata la formazione avversaria, il disorientamento gli avrebbe garantito il successo.

Alle 11.30 iniziò la battaglia.

L’Ammiraglio fece issare il famoso motto: L'Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il suo dovere e Collingwood piombò sullo schieramento nemico, puntando al Santa Anna; colpendo il fianco avversario e disordinandone la formazione: un’ora dopo riuscì a isolarne la capofila, scomponendo in tre segmenti l’Armata franco/spagnola.

Poco più tardi, anche la Victory realizzò la stessa manovra alla Bucentaure, provocando la distruzione del ponte e la morte di quattrocento Marinai.

A mezzogiorno i cannoni della Fougueux sopraffecero il rumore del mare aprendo fuoco incrociato francese e spagnolo sulle Ammiraglie delle due colonne avversarie.

La Victory e la Royal Sovereign avanzarono indifferenti al cannoneggiamento, incuneandosi negli spazi della lunga fila; stimolando una mischia furibonda; riducendo l'inferiorità numerica.

Quando la sorte della battaglia si profilò già favorevole agli Inglesi, proprio la Victory fu avvicinata per un tentativo di speronamento dalla Redoutable e fu solo un’abile e tempestiva virata a eludere la pericolosa manovra.

Fondate, le previsioni di Nelson: le navi francesi di testa non poterono soccorrere quelle restate indietro, perché intente a parare gli attacchi nemici.

Violentissimo, il combattimento infuriò per oltre cinque ore e i Marinai delle tre Nazioni dettero prova di esemplare valore.

L’ulteriore tentativo di abbordaggio effettuato dalla Redoubtable sulla Victory chiamò in causa il vascello Temeraire e, con le prime bordate, caddero duecento Marinai.

Alle 13.30 circa Nelson fu ferito sul ponte della Victory: la pallottola di un tiratore scelto raggiunse la spina dorsale e perforò un polmone. Gli uomini gli si fecero dattorno e gli coprirono il viso, perché l’equipaggio non vedesse chi era il ferito; lo portarono sottocoperta; attesero l’infausto responso dei Medici; lo vegliarono fino alla fine; non ammainarono la sua insegna per tutta la durata dello scontro, per non scoraggiare gli Inglesi.

Il suo piano era riuscito: la linea franco-ispanica era stata spezzata in due e se la parte caudale fu distrutta, quella più a Nord fu impedita dall’inversione di rotta per sostenere il centro.

A metà pomeriggio la vittoria inglese era netta.

Sul diario di bordo si scrisse: … Si è continuato a sparare a fuoco ridotto fino alle 16,30, quando è stata data notizia della vittoria al molto onorevole Lord visconte Nelson… Comandante in capo, morto poco dopo per la ferita riportata

Parallelamete, a bordo dell'Ammiraglia francese Bucentaure si valutavano i danni: la maggior parte dei Comandanti franco/spagnoli erano morti e Villeneuve con tutto il suo Stato Maggiore si arrese alla fregata avversaria Conqueror, concludendo una prestigiosa carriera con una drammatica rotta.

Diciotto navi francesi e spagnole ripiegarono le bandiere in segno di resa.

Gli Inglesi contarono solo ventiquattro morti e un centinaio di feriti.

La Vìctory fece rotta su Gibilterra: trasportava il corpo di Nelson denudato, rasato e conservato in una botte di rum: si vuole che i Marinai ne bevessero e che, da allora, il grog distribuito sulla Royal Navy fosse definito Sangue di Nelson.

Conseguenze

I Franco/Spagnoli persero diciannove navi, a partire dall’Ammiraglia Santìsima Trinidad e contarono oltre seimila vittime, compreso l'Ammiraglio Gravina.

Gli Inglesi registrarono solo danni, anche alla Victory, e meno di cinquecento morti: fra essi, Horatio Nelson.

La vittoria di Trafalgar archiviò il secolare conflitto anglo/francese per il dominio degli oceani e Napoleone dovette rinunciare all'invasione dell’isola.

L'Ammiraglio Villeneuve, una volta libero, si uccise a Rennes per non affrontare la collera imperiale.

Altre furono le conseguenze a lungo termine: Napoleone sconfisse gli Austriaci a Olrn e gli Austro/Russi ad Austerlitz, ma l’eroica morte di Nelson  consentì all’Inghilterra di recedere da altri scontri sul mare per oltre un secolo. Il blocco portuale, tuttavia, continuò a tenere all’àncora i Francesi vanificando ogni progettata invasione dell’isola ed ogni attacco alle Colonie di Elisabetta I.

In definitiva, Bonaparte poté amministrare il proprio edificio militare solo sul continente, condizionando l’Inghilterra nell’accesso ai Mercati europei. Di più: la prolungata sorveglianza navale inglese fu devastante per l’economia del Nord/America. Avendo bisogno di Marinai per i suoi equipaggi, la Corona attuò l'arruolamento forzato nella Marina di Stato e l’iniziativa, percepita come un’imperdonabile violazione del Diritto internazionale, urtò la suscettibilità degli Americani inducendoli alla guerra del 1812.

L’intenso trasporto di truppe sul continente, a cominciare dal Portogallo e dalla Spagna nel 1809, logorò la potenza militare francese e fu propedeutico alla catastrofe di Waterloo del 1815: tutte le Nazioni continentali da lui battute resero l’Inghilterra leader della coalizione che lo liquidò.

E’ come dire che la disfatta napoleonica era maturata a Trafalgar dieci anni prima e che Nelson si era appellato alla Nemesi prima di morire.

Dopo aver conteso a lungo all’Olanda e alla Francia l’egemonia marinara, la Monarchia d’oltreManica la detenne fino alla Prima Guerra Mondiale, espandendosi a dismisura e sollevando la rivalità della Germania la cui corsa all'armamento navale fu concausa del grande conflitto.

Horatio Nelson fu celebrato come un eroe nazionale: così ne scrisse George Trevelyan nella Storia d'Inghilterra:  ...Pitt... aiutò a scovare Nelson, uno dei più giovani ammiragli in ruolo; e insistette perché proprio lui fosse mandato a riconquistare il controllo del Mediterraneo, che per più di un anno era stato un lago francese…. Trafalgar coronò di gloria una campagna ormai conclusa e una vita che aveva pienamente realizzata l'opera sua

La sua Victory, Ammiraglia a Trafalgar, è orgogliosamente conservata a Portsmouth.

Bibliografia

F. Frasca: Il potere marittimo in età moderna, da Lepanto a Trafalgar.

M. Zatterin: Trafalgar. La battaglia che fermò Napoleone

G. Gerosa: Napoleone, un rivoluzionario alla conquista di un Impero

P. K. Davis: Le cento battaglie che hanno cambiato la storia

G. Trevelyan: Storia d'Inghilterra