Non solo Medio Evo

Babeuf François-Noël

di Ornella Mariani
François-Noël Babeuf
François-Noël Babeuf

François-Noël Babeuf

Fondatore del Socialismo rivoluzionario; Propugnatore di idee hebértiane; Nemico della diseguaglianza sociale; Sostenitore della Rivoluzione che, al termine del Terrore giacobino, contrastò ritenendola distante dai principi ispiratori;  Assertore della proprietà comune della terra e dei mezzi di produzione; Propugnatore della Repubblica degli Uguali e della eliminazione della proprietà privata mediante confisca e abolizione dell’ereditarietà; noto anche come Gracchus, in onore ai celebri Tribuni della Plebe romana, nacque a st. Quentin il 23 novembre del 1760 e si spense a Vendôme il 27 maggio del 1797.

Giornalista e acceso agitatore politico, si consegnò alla Storia per la attiva partecipazione alla fallita Conjuration des Égaux, organizzata contro il Direttorio nel maggio del 1796 con Filippo Buonarroti e Augustin Darthé.

Primogenito dell’Impiegato postale Claude, che aveva disertato l'esercito nel 1738 riportando una condanna poi amnistiata nel 1755, François crebbe nel contesto di una modesta Borghesia contigua ai Lavoratori ed esigente quell’eguaglianza politica negata dall’Ancien Régime: istruito in materia fiscale, nel 1777 fu prima al servizio del Signore di Bracquemont, in Piccardia; poi di un Cancelliere di Flixecourt ma, nel 1780, orfano del padre, si accollò le responsabilità della numerosa famiglia.

Il 13 novembre del 1782, sposò Marie Anne Victoire Langlet e ne ebbe cinque figli cui assicurò un dignitoso tenore di vita attraverso l’apertura di uno studio di Commissaire à terrier, ovvero Commissario al Registro Catastale Agrario.

La sua attività, di fatto, consisteva nel fissare i diritti signorili gravanti sulle terre e spesso soggetti a prescrizioni e a contestazioni: … fu proprio nella polvere degli archivi signorili che scoprii i misteri delle usurpazioni della casta nobiliare

Lo sfruttamento delle masse rurali, da parte della Nobiltà terriera, era già aggravato, in molte regioni, dall’esplosione demografica e dalla conseguente massiccia presenza di Braccianti angariati dalla scarsa possibilità di lavoro, dalla riduzione dei diritti collettivi sulla terra e dalla sfavorevole congiuntura che, favorendo la vendita delle terre a prezzi bassi,  concentrava le grandi proprietà: una realtà inumana, per Gracchus che, nel 1785, avviò relazioni epistolari con Dubois de Fosseux, Segretario dell’Accademia di Arras, impegnata nel miglioramento delle condizioni di vita dei Contadini.

Manifestato il proprio interesse per le idee propugnate da Rousseau, del quale respinse  pessimismo e convinzioni religiose, opponendogli il proprio convinto ateismo e il materialismo di Helvétius, ne rincorse l’ideale di felicità sociale espresso nell’Emile e, in una lettera del 21 marzo del 1787, propose tre soggetti per il concorso accademico fissato al 1789: abolizione dell’uso di lasciare annualmente incolto, a maggese, un terzo delle terre coltivabili; determinazione … dei limiti, dei diritti e dei doveri di tutte le parti … sociali; consolidamento della coltivazione collettiva della terra allo scopo di favorire l’eguaglianza e sancire il valore della proprietà comune del suolo,  compresi i prodotti di ogni genere di industria. Il 23 maggio successivo, poi, propose al de Fosseux un nuovo Cadaste perpétuel, per il cui varo contattò il Marchese Audiffret che aveva messo a punto un goniometro di agrimensore per eseguire la più esatta misurazione di ogni oggetto raggiungibile dallo sguardo e per determinare con precisione la misura delle proprietà e l'imposta dovuta dai Terrieri  quanto più potenti, tanto più evasori.

Il progetto non ebbe seguito e fu ripresentato nel 1789 all’Assemblea Nazionale: la corrispondenza con l’Accademia era già cessata definitivamente quando in Babeuf era maturata la convinzione della sua inutilità.

L’Istituzione di fatto e contro ogni diverso enunciato, non aveva interesse al miglioramento della Società. Il 17 luglio del 1789, pertanto, egli fu a Parigi e, nel clou della Rivoluzione, propose una Cassa nazionale per le sussistenze dei Poveri; un piano di educazione nazionale; la gratuità delle prestazioni di Medici, Farmacisti, Chirurghi e Magistrati, pagabili con fondi pubblici. Per vivere, intanto, si impiegò nel giornale Le Courrier de l'Europe, inviando a Londra note sulla situazione del Paese in cui, agli evidenti disagi economici, si saldavano problemi di approvvigionamento tali da diffondere la convinzione dell’essere in atto un complotto aristocratico per affamare la popolazione: il pact de famine.

In ottobre, infine, ritornò in Provincia ove riprese ad esigere l’abolizione delle vecchie tasse feudali e ove si fece promotore di una petizione che, indirizzata all'Assemblea Nazionale, fu appoggiata da ottocento Comuni della Piccardia e dell'Artois: vi sostenne l’illegittimità delle aides e delle gabelles e l’improrogabilità di una giusta riforma fiscale.

Il Comitato delle ricerche dell'Assemblea Nazionale la definì un libello incendiario: il 10 maggio del 1790, egli se ne autodenunciò responsabile e dichiarò che neppure prima della Rivoluzione … l'inquieta tirannide spinse le precauzioni al punto di chiudere decisamente la bocca alle proteste

Arrestato il 19 maggio, Babeuf fu condannato ma poi, liberato il 7 luglio per la campagna in suo favore condotta da Marat.

Ripresa dalla scrivania de Le Correspondant picard la protesta contro la Dichiarazione dei diritti, denunciò come mendace l’asserita eguaglianza di tutti i cittadini e contrastò le pretese del Clero circa le decime feudali e l’uso della Nobiltà di disporre dei beni comunali.

Non fu intimidito dal nuovo arresto e, a fronte del tentativo di fuga dalla Francia di Luigi XVI, chiese l'instaurazione della Repubblica proponendo la candidatura dell'abate Coupé de Sermaize all'Assemblea legislativa, in  nome di un programma di radicale cambiamento politico e sociale. Di più: attaccò Robespierre, rimproverandogli il mancato rispetto delle garanzie paritarie, dei diritti, dell’educazione e della sussistenza dei Cittadini.

Candidatosi a Amministratore del dipartimento della Somme, il 17 settembre del 1792 fu eletto grazie al rilancio della legge agraria che riducesse le grandi proprietà, ma si attirò un gran numero di Nemici: in particolare i Moderati del Dipartimento, il Sindaco di Roy e il Signore di Longuecamp, che lo inchiodarono ad una irregolarità su un atto di vendita.

A fronte del rischio di nuovo arresto, fuggì a Parigi e, avvicinatosi al fronte sanculotto, fu comunque raggiunto dalla Giustizia e tenuto in carcere dal 14 novembre del 1793 al 18 luglio del 1794: in quei giorni sarebbero stati giustiziati Robespierre e i Giacobini fiancheggiatori del Terrore.

Fu in quella fase che, impavido, egli pubblicò il primo numero del suo Journal de la Liberté de la Presse presto mutato in Tribun du peuple, esaltando il Regime caduto; attaccando pesantemente i Termidoriani e subendo un ulteriore fermo ad Arras.

In galera conobbe Filippo Buonarroti, Germain e René-François Lebois.

Parallelamente, il nuovo Governo si impegnò ad abolire i privilegi, ma il 20 febbraio del 1796 fu posto un maximum sui prezzi di pane e carne e montò il malcontento dei Proletari e dei Dipendenti statali pagati tramite assegnati governativi.

Il numero di seguaci di Babeuf aumentò, raccogliendosi attorno al circolo noto come Societé des égaux.

Nel novembre del 1795 egli fu segnalato dalla Polizia per aver aizzato l’insurrezione, la sommossa e condotto una attività ostile alla costituzione, ma il Governo non intervenne direttamente, preferendo che il movimento attecchisse per prevenire il pericolo di rigurgiti filomonarchici; tuttavia, la radicalizzazione della crisi economica e la crescita del consenso del ribelle, sempre più deciso a rovesciare il Direttorio e a instaurare una Dittatura basata sul comunismo dei beni, indussero il 27 febbraio del 1796 Bonaparte a chiudere l’Associazione.

Irriducibile, con lo pseudonimo di Lalande, soldat de la patrie, Babeuf pubblicò un nuovo pamphlet: l’Eclaireur du Peuple, ou le Défenseur de Vingt-Cinq Millions d'Opprimés e Parigi fu invasa dalla canzone Mourant de faim, mourant de froid.

La sua coralità fu letta come incitazione alla rivolta armata contro l’Esercito rivoluzionario.

Allora, il Direttorio non ebbe esitazioni: il 10 maggio ordinò l’arresto e segnalò alla Polizia anche Augustin Alexandre Darthé e Filippo Buonarroti, già membri della Convenzione Nazionale; Robert Lindet, Jean Pierre Amar, Marc Alexis Vadier e Jean Baptiste Drouet.

Il processo a loro carico si aprì il 20 febbraio dell’anno successivo avanti all’Alta Corte di Giustizia di Vendôme e durò due mesi.

Il 26 maggio  a Babeuf e Darthè fu irrogata la pena di morte; a molti l’esilio; ad altri la detenzione.

Gracchus tentò il suicidio accoltellandosi in cella, ma fu comunque ghigliottinato ormai moribondo il giorno successivo, assieme al sodale.

Bibliografia