Non solo Medio Evo

Carlo I Stuart

di Ornella Mariani
Carlo I Stuart.
Carlo I Stuart.

Carlo I Stuart

Premessa

Re d’Inghilterra, Scozia, Irlanda e Francia dal 27 marzo del 1625, nacque a Dunfermline il 19 novembre del 1600 e si spense tragicamente a Londra il 30 gennaio del 1649.

Figlio di Giacomo I e di Anna di Danimarca, aveva mutuato dal padre la convinzione del Diritto divino dei Re e, pertanto, fu in perenne lotta col Parlamento che ne contrastò la visione assolutistica e, soprattutto, la pretesa di riscuotere tasse senza il previo assenso.

Inviso anche ai Sudditi, che lo accusarono di contiguità alla Fede romana benché si tenesse nel solco anglicano ed avesse come stretto collaboratore il Primate di Canterbury William Laud, Carlo I fu ostile alle Riformismo anglo/scozzese e sposò la Principessa cattolica Enrichetta Maria di Francia.

Le ambiguità politiche e religiose degenerarono in una Guerra Civile nella quale il Parlamento gli si contrappose provocando la sua drammatica cattura: egli fu processato; condannato e giustiziato per alto Tradimento mentre il Puritano Oliver Cromwell instaurava la Repubblica.

Lo sfortunato Stuart è venerato come santo dalla Chiesa anglicana.

Il Regno

Nato rachitico ed affetto da gravi problemi di salute: a tre anni non parlava né camminava, Carlo I fu battezzato il 23 dicembre ad Edimburgo, nella cappella del Palazzo di Holyrood, e gli fu Padrino il Primate di Ross David Lindsay.

Cresciuto in Scozia sotto le cure di Lady Carey e di Lord Fyvie cui era affidato, nel 1603 fu iscritto all’Ordine del Bagno ed investito del titolo scozzese di Duca di Albany cui seguì, nel 1605, quello di Duca di York.

Posto sotto tutela del presbiteriano Thomas Murray, fu istruito nelle Lettere classiche, nelle Lingue, nella Matematica e nella Religione e, nel 1611, divenne Cavaliere anche dell’Ordine della Giarrettiera.

Sul finire del 1612, morto di tifo il fratello maggiore, ancorché dodicenne Carlo divenne erede al trono, Principe di Galles e Conte di Chester mentre sua sorella Elisabetta sposava il protestante Federico V Wittelsbach del Palatinato, trasferendosi ad Heidelberg.

Nel 1618, l'arciDuca cattolico Ferdinando d’Austria, Re di Boemia e futuro Imperatore, fu defenestrato assieme ai Governatori di Fede comune da una rivolta popolare e, nell’agosto del 1619, proprio Federico V veniva designato Re: l'assunzione della corona, però, dette l’avvio a torbidi degenerati nella Guerra dei Trent’Anni e il conflitto, inizialmente limitato al solo territorio boemo, contagiò l’intero Continente celebrando, nel 1620, la sconfitta del Tedesco che, in conseguenza dell’infausto scontro della Battaglia della Montagna Bianca, subì la confisca delle terre ereditarie del Palatinato e l’invasione asburgica.

Influenzato dal Duca di Buckingham George Villiers ed intenzionato a rendere egemone l’Inghilterra attraverso la mediazione politica in favore della riconciliazione fra Belligeranti, nel 1623 Carlo I si recò in Spagna per trattare le proprie nozze con l’Infanta Maria Anna, figlia di Filippo III d’Asburgo.

L’incontro, tuttavia, si risolse in un nulla di fatto perché gli Spagnoli subordinarono il connubio alla sua conversione e perché i negoziati furono  intralciati dalla evidente ostilità maturata tra il Villiers ed il Primo Ministro Gaspar Olivares de Gusman.

Lo Stuart tornò in patria passando per Parigi, ove conobbe la sorella del Re: non perse tempo nell’avviare trattative per sposarla e, una volta in Inghilterra, con l’appoggio ancora del sodale, persuase il padre a dichiarare guerra alla Spagna.

Incoraggiato dalla fazione protestantica, Re Giacomo convocò il Parlamento per richiedere i finanziamenti utili all’impegno militare e l’approvazione delle nozze fra l’erede a la Principessa francese di confessione cattolica.

In successione paterna, Carlo ascese al trono il 27 marzo del 1625 e il 1º maggio successivo sposò per procura Enrichetta, della quale Van Dyck disse… Abbiamo ora una nuova, nobilissima regina d'Inghilterra, che quanto a beltà verace è assai superiore alla tanto corteggiata infanta. Questa figlia della Francia, il più giovane fiore borbonico, ha un aspetto più bello e più fresco, capelli castano chiaro, occhi che splendono come stelle…

Il suo primo Parlamento non salutò con favore le nozze, temendo che la Corona condizionasse il potere dei Protestanti e allentasse le limitazioni imposte ai Cattolici.

Di fatto e contro ogni diverso impegno, egli aveva già fissato nell’accordo prematrimoniale segreto, l’attenuazione delle restrizioni.

Il rito coniugale fu officiato 13 giugno a Canterbury.

Carlo fu consacrato Sovrano dall'arciVescovo George Abbot il 2 febbraio del 1626 ma la moglie non presenziò, per opportunità religiose.

Dall’unione nacquero nove figli, di cui sopravvissero all'infanzia solo cinque.

Parallelamente, il montante malessere popolare fu accentuato dalla querelle sorta intorno a Richard Montague, autore di un pamphlet anticalvinista che suscitò la reazione dei Puritani e, più in particolare, di John Pym, membro della Camera dei Comuni.

Egli attaccò duramente l’elaborato ma ancora Montague, cui Carlo offrì la propria protezione, replicò con una ulteriore pubblicazione intitolata Appello Caesarem, con lampante allusione all’Appello al Princeps elaborato da San Paolo contro le persecuzioni dei Giudei.

Non meno feroci fu il dissenso verso la politica estera del Re: schierandosi col cognato Federico Wittelsbach, che era uno dei protagonisti della prima fase della Guerra dei Trent’Anni e che aveva perduto i propri possedimenti di Boemia e Palatinato, Carlo entrò nel conflitto contro la Spagna incaricando Buckingham, forte del titolo anche di Lord dell' Ammiragliato, di catturarne imbarcazioni con i loro carichi provenienti dalle Indie.

Malgrado la concitazione, la Camera dei Comuni accordò al Re centoquarantamila sterline e concesse la riscossione di alcune tasse solo per un anno, costringendo la Corona al rinnovo del provvedimento per arginarne il potere.

Guidati dal Buckingam, i sostenitori del Sovrano respinsero la decisione ed egli seguitò ad incamerare balzelli in autonomia.

La guerra contro la Spagna ebbe infelice esito: malgrado le proteste del Parlamento, che ne esigeva il licenziamento, Carlo difese l’incapace Buckingham e suscitò nuove polemiche imponendo un prestito forzoso per finanziare il conflitto, senza previa consultazione istituzionale: gli riuscì di raccogliere denaro, solo grazie alla pretestuosa diceria di una imminente invasione nemica.

Il Lord dell’Ammiragliato, allora, a capo della Flotta sbarcò nell'Isola di Rè per crearvi una piattaforma utile ad aggredire i porti di Francia e Spagna, ma fu poi costretto alla ritirata dal mancato arrivo delle pur promesse truppe di supporto.

Nel 1628 il Parlamento approvò la Petition of Right: la carta di diritti che condizionava l’assolutismo del trono.

Carlo rifiutò di controfirmarlo e sciolse l’Istituzione.

Parallelamente, il Buckingham fu assassinato.

In gennaio del 1629, fallita la spedizione contro La Rochelle, fu aperta la seconda sessione parlamentare, per il pronunciamento sui diritti di tonnage and poundage: molti Deputati erano in polemica col collega Francis Rolle che aveva fatto confiscare i propri beni per non pagare le tasse, entrando in contrasto col provvedimento subordinante l’iniziativa all’ assenso della alta Istituzione.

Quando John Finch, Speaker della Camera dei Comuni, in ossequio alle indicazioni del Re decretò il rinvio della seduta di qualche mese, la concitazione montò e provocò la redazione di un documento di censura alla politica del Sovrano circa l'Arminianesimo e circa la riscossione delle imposte su tonnage and poundage: chiunque avesse pagato, senza il previo consenso del Parlamento, sarebbe stato considerato nemico della Patria.

Carlo decise di sciogliere la Camera e dette avvìo a quella fase detta Tirannia degli Undici Anni o Personal Rule, nel corso della quale condusse il governo in regime di assolutismo.

Poco più tardi, aprì negoziati col Cardinale Richelieu e col Duca di Olivares: convenuta la pace con Francia e Spagna e deciso ad affrontare il risanamento del bilancio, egli designò Lord Tesoriere il Conte di Portland Richard Weston e come prima misura reintrodusse una legge del 1279, rispetto alla quale si irrogavano multe a quei Gentiluomini che, invitati secondo usanza, avevano disertato la elezione a Cavalieri effettuata durante l'incoronazione del Re o in occasione della nascita di uno dei suoi figli.

Nel 1634, poi, impose una nuova riscossione della Ship Money a favore della Marina militare per la difesa delle coste e delle navi mercantili e prescrisse a tutte le città portuali l’onere di fornire una nave da guerra o il pagamento del corrispettivo.

L'anno dopo estese la disposizione a tutte le città del Regno, suscitando vivo malessere ma incassando ben ottocentomila sterline.

Provocò, poi, turbolenze anche religiose quando, sostenuto dall’impopolare William Laud, tentò di portare la Chiesa locale, sostanzialmente calvinista, verso una visione più tradizionale: seguace dell’Ariminianesimo, il Primate allontanò tutti gli Ecclesiastici a lui sgraditi e, ostile allo spirito riformista diffuso nel Clero anglo/scozzese, decise l’abolizione del Calvinismo a vantaggio della liturgia anglicana conforme a quanto sancito dal Libro delle Preghiere Comuni, servendosi dei due più temuti Organismi ecclesiali coevi per punire i Dissenzienti: la Court of High Commission e la Court of Star Chamber, entrambe deputate a raccogliere elementi a supporto di ammissioni di colpa estorte anche con tortura fino alla morte.

Fu nel perdurare di questo riordino che molti Coloni scelsero l’esilio o il trasferimento nella Nuova Inghilterra. Pertanto, malgrado Carlo raggiungesse il pareggio del bilancio, le contestazioni contro le sue Leggi e contro le restrizioni imposte da Laud si intensificarono e, nel 1634, la nave Griffin accompagnò fuori dal Regno vari gruppi di Dissidenti, tra cui la Teologa puritana Anne Hutchinson.

Anche la Scozia, intanto, aveva manifestato la propria ostilità al Primate di Canterbury e alla Corona a lui contigua, quando il Sovrano vi si era recato per esservi incoronato: in quella circostanza, constatata la scarsa cultura del Clero locale; il potere indiscriminato dei Laici e la diversità dei rituali celebrativi, Laud aveva pensato al riordino anche della Chiesa locale imponendole il Libro delle Preghiere Comuni: l’iniziativa era stata percepita come un pretestuoso tentativo di diffusione dell’Anglicanesimo.

La reazione fu durissima: nel 1637, il governo scozzese presieduto dai Vescovi fu abolito e sostituito da una Istituzione presbiteriana.

Lo Stuart lesse l’iniziativa come un oltraggio all’autorità della Corona e la situazione peggiorò quando, ad Edimburgo, un gruppo di Nobili, Commercianti, e segmenti di Clero e Popolo formalizzarono la Convenzione: una sorta di comitato di contestazione alla politica reale.

Nel 1639, pertanto, esplosero le Guerre dei Vescovi.

Carlo provò ad esigere ancora tasse e ad allestire un Esercito, ma il conflitto si risolse con l’umiliante accordo di Berwick per effetto del quale la Scozia ottenne libertà civili e religiose.

La umiliante disfatta della Corona provocò una tale crisi finanziaria da porre in crisi  il  dispotismo del Re che, nel 1640, ricorse al Parlamento per invano ottenere denaro.

In quello stesso anno, in marcia su York, le truppe della Convenzione inflissero agli Inglesi cocenti sconfitte conquistando Newcastle e le Contee di Northumberland e Durham.

In aprile, pertanto, per finanziare la guerra Carlo convocò ancora la Camera concedendo in cambio la revoca della Ship money; ma quando essa, durante le sue tre settimane di attività, lo accusò di tirannia e bloccò i pretesi sussidi, egli la sciolse ancora consegnando quella fase alla Storia, col nome di Parlamento Corto. Nel frattempo, fallito il tentativo di arginare l’avanzata scozzese, fu costretto a sottoscrivere l’indecoroso Trattato di Ripon che archiviò la Seconda Guerra dei Vescovi.

Consapevole di avere indebolito il potere della Corona, allora, convocò il Magnum Concilium e, dopo varie sedute, il 3 novembre del 1640, restituì vigenza alla Camera dando inizio al celebre ed a lui ostile Parlamento Lungo: se da una parte egli era sostenuto dai Lord, dall’altra la Chiesa ed il restaurato Organismo guidato da John Pym ostacolarono la sua linea politica. Pertanto, in febbraio, temendo un ulteriore scioglimento, i Deputati presentarono una legge che sottraeva al Sovrano tale potere: si trattava dell’Atto Triennale, che prevedeva riunioni obbligatorie ogni trentasei mesi e che, negata la possibilità di  licenziamento, autorizzava i Deputati a selezionare i propri Speakers.

Lo Stuart fu obbligato ad accettarlo e, nei mesi successivi, rivisitò i propri progetti; abolì la Ship money e la multa per il rifiuto del Cavalierato; fece giustiziare William Laud e il Conte di Strafford; interruppe le attività della Star Chamber e dell'Alta Commissione; si riconciliò  con la Scozia cui riconobbe il diritto alla fede presbiteriana, così potendo riscuotere gli onori ad Edimburgo e a Glasgow.

In definitiva quel tentativo di imporre l’Anglicanesimo agli Scozzesi, vanificato con la disfatta reale a Berwick il 18 giugno del 1639 e poi ancora a Newburn il 12 agosto del 1640, aveva presentato una sola possibile opzione: la convocazione del Parlamento, che lo aveva costretto a firmare la condanna a morte dello Strafford e a rinunciare ad alcune prerogative restandogli, a fronte dell’inimicizia del Popolo e del Parlamento londinese, il possibile rilancio dell’amicizia con la Scozia.

Tornato a Londra nel novembre del 1641, dovette far fronte alla Grande Rimostranza: l’elenco  degli errori commessi elaborato dalla Camera dall’inizio del suo governo. Il 23 di quello stesso mese, essa fu approvata sia pure con una risicata maggioranza.

Fu allora che lo Stuart non indugiò nel lasciare Londra e porre in sicurezza la famiglia.

Il controllo della situazione, infatti, gli era sfuggito di mano: le forze del Parlamento occuparono la capitale, mentre fermenti maturavano anche in Irlanda.

Nel timore del suo tradimento, la Camera gli negò il diritto di assumere il comando dell'Esercito. Egli protestò ma, contro la sua legittima rivendicazione, il Parlamento approvò l'Ordinanza della Milizia: una legge che lo defraudava del preteso diritto.

La tensione divenne incontenibile quando, scoperte lettere della Regina, circa una possibile alleanza dell’Inghilterra con i Paesi cattolici europei, se ne dispose l’arresto.

L’atto fu ritenuto da Carlo una intollerabile provocazione: il 4 gennaio, con scorta armata, egli irruppe nel Parlamento e chiese invano il fermo di cinque Deputati.

Fu la sua ultima iniziativa politica: costretto ad abbandonare Londra, mentre la moglie fuggiva a Parigi, egli si spostò nelle regioni del Nord per radunare un Esercito.

La Guerra Civile e il processo

I disordini impegnarono tutto il Paese e i Sudditi erano variamente schierati col Re e col Parlamento, in un conflitto istituzionale senza precedenti.

Con truppe finanziate dall’Aristocrazia, Carlo controllava il Nord e l’Ovest, mentre la controparte operava in Londra e nelle aree del Sud e dell’Est.

La guerra era aperta: i Fedelissimi fondavano la propria forza ed il proprio ottimismo sul tradizionale intervento della Cavalleria, nella sua stretta accezione feudale; il Parlamento, invece, contò su bassa estrazione sociale arruolando Fanti con picche o moschetti, detti teste rotonde per il taglio cortissimo dei capelli e impegnando una formidabile Cavalleria borghese: i temuti Ironsides.

Il 23 ottobre del 1642 il primo scontro si consumò senza Vincitori ad Edgehill, ponendo in campo Rupert Stuart e il Lord Generale del Parlamento. In seguito si combatterono, favorevoli a Carlo, le battaglie di Chalgrove Field del 18 giugno; di Lansdowne del 5 luglio; di Roundway Down del 13 successivo.

Le sorti della guerra mutarono con lo scontro di Marston Moor, ove il Colonnello e Deutato Oliver Cromwell annientò il nemico.

Il Parlamento vittorioso assunse, allora, il controllo di York.

In inverno, gli schieramenti si ritirarono per riprendere le attività all’inizio dell’estate: il 14 giugno del 1645 si combatté furiosamente a Naseby.

Il Re, annientato, fu costretto a riparare a Newcastle, prima di affidarsi agli Scozzesi che, viste disattese le condizioni dettate, lo vendettero ai suoi nemici: scortato ad Oatlands e poi trasferito nel palazzo londinese di Hampton Court, Carlo rifiutò di firmare l’Heads of Proposals col quale si chiedeva in forma perentoria la libertà religiosa per i Protestanti e il diritto del Parlamento a non essere sciolto senza il previo proprio consenso.

Ogni negoziato, allora, si arenò.

Nella fase di stasi, egli progettò la fuga: non verso la Francia, come si temeva, ma nell’isola di Wight ove riparò nel castello di Carisbrooke ed ove decise di allearsi ancora con i suoi Traditori, promettendogli di rendere religione ufficiale il Presbitianesimo anche in Inghilterra: The Engagement.

Esplose così la Seconda guerra civile.

Diecimila Scozzesi irruppero in territorio inglese guidati dal Generale James Hamilton e, parallelamente, il Kent, l’Essex, il Cumberland e infine il Galles insorsero contro il Parlamento; tuttavia, incapaci di sfruttare il vantaggio, essi furono messi in rotta il 17 agosto del 1648 nella Battaglia di Preston.

Catturato con migliaia di uomini, l’Hamilton fu processato e giustiziato per alto tradimento.

Le circostanze suggerirono la resa a tutti i Centri ribelli.

Carlo, invece, fu deportato dall'isola prima al castello di Hurst e poi a quello di Windsor.

Nel perdurare della sua prigionia, nel gennaio del 1649 la Camera dei Comuni approvò una legge che ne affidava ad una Commissione il giudizio processuale: il Parlamento lo avrebbe ancora accettato come Sovrano con ambiti di potere e privilegi  più contenuti, a condizione che in tempi brevi egli abdicasse in favore del figlio Enrico; ma, ostile ad ogni proposta, lo Stuart aveva causato l’inutile spargimento di sangue di una seconda guerra civile fratricida e, pertanto, non aveva più alcun diritto a cingere ancora la tiara.

Centotrentacinque membri della Corte di Giustizia valutarono l’accusa mossa dal Solicitor General John Cooke.

Il 20 dello stesso gennaio si aprì il processo e il 27 furono lette le accuse: a margine di un processo/farsa, Carlo I Stuart fu definito Traditore della Patria e nemico della Pace.

Sdegnato, egli rifiutò di giustificare i propri atti, accusando di arbitrio l’Alta Corte di Giustizia: a suo avviso, l'autorità di comando gli era stata assegnata direttamente da Dio e non dal Popolo, come affermato dall’Accusa.

La sua interpretazione del mandato messianico fu considerata un’ammissione di colpa: per tre volte, nel corso della settimana successiva, egli fu invitato a motivare le proprie ragioni politiche e per tre volte egli negò il ruolo del Giudicante.

Si giunse a sentenza: il Sovrano fu riconosciuto colpevole di alto tradimento nei confronti dei Sudditi e condannato alla pena di  morte.

Il verdetto fu sottoscritto da cinquantanove Commissari.

Nei tre giorni a seguire, egli fu ospitato prima nel Palazzo di St. James e poi nella sede di Whitehall, ove gli fu consentito di incontrare i due figli restati in Inghilterra: la Principessa Elisabetta e il Duca di Glouchester cui ordinò di rifiutare l’incoronazione dopo la sua morte.

Di fatto, non fu processato né condannato Carlo I Stuart, ma la sua visione secondo la quale il Re era responsabile solo di fronte a Dio e ogni buon Suddito doveva obbedirgli come all'Unto del Signore.

La morte

Il 30 gennaio del 1649 Carlo I Stuart fu decapitato.

Si vuole che, prima di essere giustiziato, indossasse due camicie di cotone per evitare che il Popolo imputasse alla paura il suo tremito di freddo.

Dopo aver recitato una preghiera e prima di offrire il capo al Boia, disse … Passo da un mondo corruttibile ad uno incorruttibile, dove c'è pace, tutta la pace possibile …

Philip Henry assume che molta gente intingesse dei fazzoletti bianchi nel sangue sparso nella cesta contenente la testa, così alimentando la suggestione del Re/Martire.

Si ignora il nome del Carnefice: le fonti coeve negano che fosse Richard Brandon, esecutore londinese ufficiale e, per quante indagini svolgesse, Carlo II non fu poi mai in grado di scoprire l’identità dell’uomo che aveva decollato il padre, pur mandando a morte undici sospettati.

Oliver Cromwell consentì la ricomposizione delle spoglie, ma ordinò funerali privati.

Il 7 febbraio un ristretto gruppo di Fedelissimi le scortò nella cappella del Palazzo di Windsor.

Il potere fu definitivamente avocato dal Parlamento Lungo e dallo stesso Cromwell, eletto Lord Protettore per la minorità di Carlo II, asceso al trono solo nel 1660.

Nei mesi successivi agli eventi, circolò un libricino che spiegava la politica e la personalità del Re: Eikon Basilike, ovvero: Ritratto del Re.

William Levett gliene accreditò la paternità ma, allarmato dalla diffusione del testo, il Parlamento si affrettò a commissionare allo Scrittore John Milton, contro gli asseriti meriti dello Stuart, l’elaborazione di un volume di segno opposto, intitolato Eikonoklastes, ovvero Iconoclasta.

Estimatore del Rinascimento italiano, Carlo I era stato un grande Mecenate: la sua passione per l’Arte lo aveva reso titolare di una fra le più apprezzate collezioni d’Europa.

Il suo Pittore preferito era stato Tiziano, di cui possedeva numerose tele.

Aveva accolto a Corte  Artisti già di fama internazionale come Gian Lorenzo Bernini, Pieter Paul Rubens, Franz Hals e Pourbus il Giovane.

Aveva avuto il privilegio di ospitare Orazio ed Artemisia Gentileschi ed i fiamminghi Daniel Myrens ec Antoon van Dyck, Ritrattista ufficiale della Dinastia.

Aveva acquistato la ricca pinacoteca dei Gonzaga, comprensiva delle famose tempere col Trionfo di Cesare del Mantegna, oltre a opere di Correggio, Giorgione e Parmigianino.

Alla sua morte le sue collezioni furono smembrate: molti pezzi posti in vendita furono acquistati dal Cardinale Giulio Mazarino, altri furono accaparrati dallo stesso Cromwell.

Il Re Martire

Caduto Cromwell, la figura di Carlo I Stuart fu riabilitata.

Il figlio volle ricordarlo fissando al 30 gennaio il giorno della memoria.

Quella data fu poi inserita nel Libro delle preghiere comuni ed egli fu venerato come Santo e Martire anglicano.

Molte chiese gli furono intitolate in tutto il territorio di Inghilterra, in Canada, in Australia e negli Stati Uniti e, nel 1894, fu istituita la Society of King Charles the Martyr su iniziativa della signora Greville-Negent e di James Fisch, Rettore di st. Margareth Pattens.

L'appellativo ufficiale di Carlo era stato Charles the First, by the Grace of God, King of England, Scotland, France and Ireland, Defender of the Faith, etc. (¹)

Gli ultimi suoi giorni furono raccontati nel romanzo Vent’Anni dopo, di Alexandre Dumas.

A sua memoria, infine, fu dato il nome di Cap Charles al promontorio settentrionale dello stretto che pone in comunicazione la baia di Chesapeake con l'Oceano Atlantico, in  Virginia.

Il Parlamento individuò il proprio campione in Oliver Cromwell, che abolì la Camera dei Lords e la Monarchia e proclamò la Repubblica.

Note

1) Il titolo di Re di Francia era solamente nominale ed era stato adottato da tutti i Re inglesi, a partire da Edoardo III Plantageneto

Bibliografia