Non solo Medio Evo

Concini Concino

di Ornella Mariani
Leonora Dori Galigai e Concino Concini
Leonora Dori Galigai e Concino Concini

Nata a Firenze il 19 maggio del 1568, perse la vita a Parigi l’8 luglio del 1617, dopo essere stata a lungo influente personaggio della Corte francese nei primi anni del XVII secolo.
Proveniva da una modesta famiglia fiorentina e, sorella di latte della Principessa Maria de’ Medici, le divenne su designazione del granDuca Ferdinando, Cameriera e confidente restandole accanto circa trent’anni.
Leonora era l’ultima dei quattro figli di Caterina Dori, balia alla Corte medicea, e del carpentiere Jacopo de Bastiano.
Epilettica per tutta la vita, con la sua statura minuta e la carnagione scura, esaltava l’avvenenza della nobile amica la cui nascita, nell’aprile del 1573, le si spianò la via della ricchezza e della notorietà.
Il granDuca Ferdinando, peraltro, se ne servì per condizionare diversi piani matrimoniali della nipote che, ventisettenne, fu egli stesso destinò ad Enrico IV di Francia.

Di fatto, pur strumentalizzandola per il perseguimento dei propri fini, la Dori fu sempre fedele alla sua Sovrana e, come avrebbe poi detto nel corso del suo processo, ebbe … l'honneur d'étre aimée de la reine pour l'avoir suivi dès sa jeunesse; j'ai acquis sa bienvaillance en la bien servant, comme j'ai fait, en me rendant tres diligente à la suivre et faire ce qui estoit de sa volonté…
Lo stesso Cardinale Richelieu commentò che ella …rimase tanto inseparabilmente unita agli interessi della sua signora che né il re né suo marito riuscirono mai a servirsene per i loro fini. Ne è ulteriore prova l'enorme numero di messaggi inviati dalla regina alla D. durante i sedici anni trascorsi insieme in Francia…; tuttavia ne espresse un giudizio estremamente negativo: …Plutôt par la bassesse de son esprit qui suivoit celle de sa naissance, que par moderation de vertu, elle témoigna avoir plus de désir de richesses que d'honneurs… aggiungendo che … résista quelque temps aux appetits immodèrés de la vanité de son mari…
Se non avesse, infatti, conosciuto l’avventuriero Concino Concini, sarebbe restata una potente Cortigiana la cui vita avrebbe concludersi estranea alla tragedia.
L’avidità del coniuge, invece, la orientò verso scelte sconsiderate che comunque le consentirono di accumulare quella immensa e non goduta fortuna: palazzi ed appartamenti impreziositi da sontuosi arazzi, tappeti orientali, tappezzerie di seta e oro; denaro in quantità impressionante ed una straordinaria collezione di gioielli.
Il valore dei soli doni della Regina fu stimato intorno alle duecentocinquantamila libbre già nel 1613, in aggiunta alla cospicua pensione erogata dal governo ed alle tangenti incassate per le improbabili transazioni finanziarie.

La sua carriera cominciò nel 1588, quando il ruolo di compagna d’infanzia e di adolescenza di Maria de’ Medici si trasformò in Cameriera personale, e si consolidò quando la Principessa fiorentina partì alla volta di Parigi per sposarvi Re Enrico IV: Leonora entrò nel seguito, promossa al rango di dama di Compagnia e Guardarobiera.
Proprio nel corso del viaggio per la Francia, conobbe e si innamorò del Concini, un pò più giovane: egli era membro di una antichissima e nobile famiglia toscana, discendente diretta dei Conti di Catenaia ed annoverata tra i Principi del Sacro Romano Impero già da Federico I.
Era figlio di Camilla Miniati e di Giovambattista, Uditore e Primo Segretario del granDuca di Toscana e aveva completato gli studi all’università di Pisa, quando suo zio Belisario Vinta, Primo Segretario del granDucato, propose di inserirlo nella scorta della futura Regina Maria, nel suo percorso verso nozze regali, per poi impiegarlo alla Corte francese.
La conoscenza di Leonora, confidente della Sovrana, dovette sembrargli una occasione da non perdere; tuttavia, vari problemi contrastarono la loro unione: la decisione del Re di limitare il numero degli Italiani a Corte, la diffidenza suscitata dalla umili origini della Dori, i sospetti nei confronti dell’ambizione smisurata dello stesso Concini.
Alla fine, contro ogni ostilità, i due si sposarono il 12 luglio del 1601: il 5 aprile precedente, Leonora era stata ufficialmente nominata Dame d'atour di Maria. Il contratto matrimoniale, in ogni caso, fondò su una clausola rivelatasi all’atto del decesso di cruciale importanza: la separazione dei beni coniugali. Essa fu sfruttata per deliberare la legalità del suo assassinio, dopo quella già commesso in danno del marito.
La Regina garantì alla sposa una dote di settantamila libbre tornesi, versata interamente entro il dicembre del 1605. Epperò, più che nei beni dotali pur fruttanti seimila libbre tornesi annue, la fortuna della Dori risiedette nell’ascendente esercitato sull’amica.
Il connubio fu la fortuna di Concini: nel 1605 egli fu investito della carica di Maître d'hôtel e nel 1608 di Premier écuyer della Regina, previo versamento di trentamila lire tornesi. Le cariche ottenute lo resero titolare di un consistente patrimonio, investito in acquisti immobiliari.
I primi dieci anni della coppia in Francia furono felici e mondani: ella reperì Louise Bourgeois, ostetrica della Sovrana ed autrice del primo libro francese scritto da una donna sull’argomento, e mise al mondo due figli: Enrico, nato nel luglio del 1603, e Maria, nata nel marzo del 1608, a Saint Germain-en-Laye. L’uno ebbe per madrina la Regina; l’altra ebbe per padrino il Re.

Indicata, alla prima delle due cerimonie come Dame Elinor Doury, al secondo Leonora divenne Dame Eléanor Galigay, acquisendo il diritto di utilizzare il nome della illustre famiglia fiorentina ormai in via di estinzione.
Concini era, intanto, diventato un esperto quanto ingombrante Cortigiano.
Il Duca Francesco d'Estrées assumeva che egli era …agréable de sa personne, adroit à cheval, et à tous les autres exercises; il aimoit les plaisirs, et particulièrement le jeu; sa conversation était douce et, aisée... .
Era raffinato e colto ed il successo conseguito a Corte fu testimoniato dai suoi compensi: nel febbraio del 1602 il Sovrano gli donò mille scudi e nel 1603 gli assegnò una pensione di venticinquemila libbre.
I primi problemi, però, maturarono nel luglio del 1605 quando don Giovanni de' Medici, fratello bastardo del granDuca e zio della Regina, entrò nella Corte con un prestigio anche militare che lo resero Favorito del Re ed aperto antagonista di Concino.
Fu allora che anche il granDuca commentò come odiosa e scandalosa la sua relazione affettiva con i reali.
Fu allora che anche la salute di Leonora allarmò l’entourage: era tanto gravemente malata da dover essere esorcizzata da due Milanesi fatti venire da Nancy, su segnalazione del Cardinale di Lorena.

Fu allora che, in ogni caso, sprezzante dell’ostilità di Giovanni de’ Medici, Concino prese a viaggiare sulla carrozza del Re e a spendere cifre folli, a partire dai quattordicimila scudi destinati all’ acquisto ed al restauro del palazzo in Faubourg St. Germain.
Ancorché amatissimo dal suo Popolo, il 14 maggio del 1610 il Re di Francia fu assassinato da François Ravaillac che lo pugnalò mortalmente a bordo della carrozza reale, nel traffico causato dalla cerimonia di incoronazione della Regina Maria.
Il regicidio sconvolse la Francia: la vedova assunse la difficile reggenza per il figlio minore Luigi XIII, ma non smise di coprire di doni e prestigiosi incarichi il suo Favorito: Concino Concini divenne Governatore di Péronne, Roye e Montdidier e Maresciallo di Francia, con triplice privilegio: il Re gli si rivolgeva con l’appellativo di Mon Cousin; tutti gli altri gli davano dell’Eccellenza; ai Diplomatici italiani fu imposto di rivolgersi a lui col titolo di illustrissimo.
A pochi giorni dall’evento, così egli parlò: … Fino ad ora noi abbiamo avuto molti affanni per i nostri affari, ma in futuro le cose saranno molto differenti, perché la gente da cui dipendevamo per aiuto, ora dovrà dipendere da noi…
Il 26 luglio, Concini divenne anche Consigliere di Stato, pur astenendosi dall'assistere a riunioni di Ministri, e il 7 settembre con la moglie acquisì il diritto di vendere uffici reali valutati circa quattrocentomila libbre di cui, nel Tesoro regio, ne entrarono solo meno di quindicimila.
Il 16 di quello stesso mese Leonora comprò terre e titoli del Marchesato di Ancre, in Piccardia, ed il costo di trecentotrentamila libbre fu corrisposto dalla Regina che la esonerò anche dal pagamento delle tasse sulla transazione.

La vita e le imprese della coppia Dori/Concini furono sulle bocche di tutti i Francesi.
Anche Richelieu ammise che …ses domestiques ne le voyaient jamais que maître et peut-être plus aigre qu'il ne convient pour en être aimé….
Il 27 settembre ancora del 1610, l’avventuriero italiano fu designato Premier Gentilhomme de la chambre du Roi, con uno stipendio di sessantaquattromila scudi e il 9 febbraio del 1611 fu nominato Luogotenente Generale della Provincia di Picardia.
Acquistò, nell’occasione, per centomila scudi l'imponente fortezza di Amiens e confidò al Maresciallo Bassompierre: …J'ay travaillé à ma fortune et l'ay poussée en avant autant qu'un autre eut sceu faire, tant que j'ay veul qu'elle m'estoit favorable….
Le sue ricchezze consistevano di un milione di libbre in proprietà; di duecentomila scudi in contanti depositati a Firenze e altrettanti a Roma; di centomila scudi investiti in Toscana; di un altro milione di libbre in arredamenti, gioielli e contanti; di seicentomila scudi in affari e centomila pistole in altri affari.
L’ascendente di Leonora a Corte, intanto, era fortissimo: nel 1612 alla coppia fu permesso di costruire una foresteria comunicante col Louvre attraverso un giardino ma, pur restando soci in affari, dopo il 1613 i due condussero vita separata.
Così si espresse il Nunzio apostolico a Parigi nel 1616, a proposito del Concino: …un arrogante, un superbo eduno sprezzatore di tutti.
Da più parti montavano invidie, rivalità e ostilità.

In quella fase, egli aveva assunto una guardia del corpo di quaranta uomini con una paga annua di mille libbre e si servì della figlia come pedina di trattative matrimoniali mirate a consolidare la propria posizione sociale, prima destinandola sposa al Conte di Soissons; poi al Duca d'Elboeuf; più tardi al nobile Villeroy. Intanto, per via dell’ormai cronico stato di ribellione dell’Aristocrazia, sempre più animosa nei suoi confronti, egli allestì un esercito personale e il 28 ottobre del 1615, con l’avallo della Corona, sottrasse Clermont-en-Beauvaisis agli insorti della regione. Essi accettarono la pace nel marzo del 1616 ma fra le clausole imposero che il Maresciallo di Francia abbandonasse Amiens.
Concini accettò: in cambio pretese ed ottenne Caen ed il titolo di Luogotenente e Governatore di Normandia, offrendo poi seicentomila libbre per il posto di Colonnello generale degli Svizzeri e confessando di aspirare all’ufficio di Connestabile di Francia.
Leonora, dal canto suo, curava con acuta competenza gli affari politici nazionali e internazionali.
Il potere acquisito consentì ad entrambi di cedere alla tentazione di darsi alla politica: nel gennaio del 1615, inviarono lettere al Duca di Lerma, dichiarandosi inclini ai matrimoni proposti fra la Francia e la Spagna; ma i loro intrighi sollevarono un caso: il 22 maggio del 1615 il Parlamento di Parigi protestò sia contro la concessione di fortezze a cittadini stranieri, sia contro i Medici ebrei che praticavano attività a Corte mentre, in Piccardia nel giugno successivo, l'assassinio del Sergente Maggiore Reale da parte di un Italiano provocò un’autentica sommossa.

La situazione si aggravò l'anno dopo, quando la tensione fra il Concini e la Nobiltà si esasperò: accusata di essere responsabile dell'arresto del Principe di Condé il 1° settembre del 1616, la censurata coppia subì il saccheggio della plebe.
La spinosa vicenda non impedì ai due avventurieri di cambiare il volto del governo nel 1616, attraverso la liquidazione del Cancelliere Brulart de Sillery e la destituzione di tre Ministri già in carica dalla morte di Enrico IV e sostituiti con Richelieu, Mangot e Barbin.
La circostanza indignò la Pubblica Opinione e l’Aristocrazia.
In definitiva, Concino e Leonora dalla fine del 1616 avevano ufficialmente assunto le redini della politica nazionale; prevaricato la Corona; investito le loro risorse nella guerra alla Nobiltà di Corte.

La contrapposizione era ormai aperta: egli armò un esercito di seimila Fanti e ottocento Cavalieri, fra Francesi e Belgi e fortificò la Normandia, dotandola di cannoni dell'arsenale reale, marcati col suo emblema personale.
Tutte le sue disinvolte attività e tutta la sua abilità di Cortigiano suscitarono la collera del sedicenne Sovrano che tramava già per liberare la madre dall’invadenza dei due Favoriti e, più in particolare, di Leonora che continuava ad avidamente ottenere benefici dalla Regina Maria: non da ultimo, la Baronia di Laigle per sé e la nomina del proprio germano ad arciVescovo di Tours.
Il 2 gennaio del 1617 i Concini persero la figlia.
Il 24 aprile la Francia vacillò per effetto di un colpo di Stato: l’avventuriero toscano fu assassinato a colpi di pistola nel cortile del Louvre dal Barone Nicolas de l’Hopital, Capitano della Guardia Reale.
Il delitto era stato organizzato dal Re e dal suo Maestro di caccia: il Duca di Luynes Charles d’Albert; tuttavia la gente insorse e, preda dell’odio, scempiò il cadavere della vittima facendolo a pezzi.

Nelle sue tasche furono trovati contanti e di biglietti di cambio per circa due milioni di libbre tornesi.
In quella stessa giornata, Leonora subì la confisca di tutti i beni e l’arresto.
La Regina non poté spendere una parola in suo favore, essendo stata già confinata a Blois dal figlio.
Rinviata a giudizio per stregoneria, dopo una detenzione nella Bastiglia, ella fu decapitata l'8 luglio del 1617 ed il suo cadavere fu poi arso.
I capi d’accusa vertevano sul reato di lesa maestà e la sentenza ufficiale la accomunava al coniuge nell’accusa di vilipendio del Re, di trattative segreti con Stati esteri, di esportazione clandestina di pubblico denaro.
Lo Chef du Procés le imputò la Depraedation et Interversion des deniers Royaulx dopo la morte di Enrico IV ed elencò i suoi principali investimenti in Italia, prima di descrivere la insolente usurpation de l'authorité du Roy.

Di stregoneria non si parlò… ma, in seguito, ella fu definita Medea francese e si sparse voce dei suoi unicques et parfaietes amours con un demonio di nome Rubico.
Suo figlio Henry fu arrestato e restò in galera cinque anni, prima di poter fuggire a Firenze, ove morì di peste nel 1631.Il giudizio della Posterità sulla coppia resta estremamente negativo: P. Matthieu nella Conjuration de Conchine del 1619, scrisse di lei: … una si repellente creatura non avrebbe potuto avere simile ascendente sulla sua signora senza ricorrere a incantesimi e malie…

Bibliografia: