Non solo Medio Evo

Cortès Hèrnan

di Ornella Mariani
Hèrnan Cortès
Hèrnan Cortès

Conquistadores

… Siamo venuti per servire Dio e il Re e anche per diventare ricchi…

Il termine ispano/portoghese Conquistadores si attribuisce ad Avventurieri e pezzi di Nobiltà minore: Hidalgos che, dal 1492, considerarono la conquista del Nuovo Mondo un veloce mezzo di arricchimento; una possibilità di ampliamento dell’ Impero coloniale spagnolo e una crociata antipagana da condursi in nome di Santiago Matamoros.

Fu così che, nei primi decenni del XVI secolo, l’asserita missione evangelizzatrice cancellò con violenza brutale evolute civiltà meso e sud/americane e, col supporto precipuo dei Padri Domenicani, annientò intere Popolazioni.

Se le etnìe locali, in particolare gli Aztechi, negli Invasori videro quel Dio che, nelle loro credenze, sarebbe venuto dal mare, l’istituzione di sedi missionarie favorì il genocidio e considerò gli Indigeni privi di qualsiasi diritto: l’assoggettamento fisico, morale e religioso fondò sull’Encomienda, ovvero la libertà di governo assoluta ed armata, praticata dagli Encomenderos spagnoli in quei territori.

Applicato sullo scudo il Chimalli: un pendente, simbolo di guerra, col monogramma di Carlo V e del Sacro Romano Impero e con le C coronate, i Conquistadores  resero di fatto la questione religiosa un elemento sostanziale alla Conquista: tanto più incisiva, quanto più violentemente imposta alle coscienze di quelle Genti.

L’invasione assunse, così, senso di scontro fra la concezione religiosa del Cattolicesimo latino e le usanze degli Amerindi che, comunque, mantennero il loro Pantheon versandolo in una sincretica religione latino/americana.

L’invasione assunse, così, senso di scontro fra la concezione religiosa del Cattolicesimo latino e le usanze degli Amerindi che, comunque, mantennero il loro Pantheon versandolo in una sincretica religione latino/americana.

La campagna, che legittimò poi l’amministrazione delle terre occupate attraverso gli Adelantados, fu avvantaggiata dall’uso delle armi da fuoco, sconosciute alle Genti d’oltreOceano; tuttavia, l’elemento più importante per le vittorie conseguite dai Conquistadores fu la diffusione di malattie ed infezioni cui gli Indigeni non opposero un valido sistema di difesa immunitario: in poco meno di un secolo, i decessi ammontarono al 70% di tribù già atterrite dal rumore della polvere da sparo e da cavalli e cani: animali mai visti prima.

I possedimenti spagnoli in America furono organizzati in viceRegni: i primi due, rispettivamente istituiti nel 1535 e 1542, furono la Nuova Spagna del Mare Oceano ed il Perù: l’una comprensiva del territorio a Nord dell'istmo di Panama, l’altro di quello a Sud, eccetto la costa venezuelana.

Il viceRé, che aveva sotto la propria autorità le Audiencias: Tribunali tesi a contenere l’autonomismo degli Adelantos, era soggetto alla sorveglianza di un Visitador, inviato dalla Corte e, cessato il mandato, era sottoposto alla revisione giudiziaria detta residencia.

Nella lunga e controversa storia dei Conquistadores spiccarono le figure di Hérnan Cortés e Francisco Pizarro, per le spedizioni contro gli Imperi del Messico e del Perù, ma altrettanto noti furono Diego de Almagro; Pedro de Alvarado; Sebastiàn de Belalcàzar; Francisco Hernàndez de Còrdoba; Juan de Grijalva; Francisco de Montejo; Panfilo de Nàrvaez; Cristobàl de Olid; Hernando de Soto; Inés Suàrez; Martin de Ursùa; Diego Velasquez de Cuéllar; Alonso de Ribera;  Vasco de Gama.

Gli Aztechi

La civiltà precolombiana degli Aztechi, la cui capitale Tenochtitlan fu fondata nel 1325, impegnò l’area corrispondente al Messico nel periodo dal XIV al XVI secolo ed avvicendò dodici Sovrani.

Col suo schema ortogonale diviso in quattro settori, la città allungò sulle isole del lago Texcoco i propri edifici abitativi di legno, mattoni ed argilla ed i palazzi, i templi e le piramidi di pietra.

Gli abitanti, la cui vita era regolata da Guide religiose, Capi militari e Responsabili civili, erano distinti in classi sociali: nella parte più bassa dell’insediamento, vivevano gli Schiavi; in quella centrale, i Mercanti, gli Artigiani e i Guerrieri; in quella alta, i Nobili.

Diffuso era il culto di varie divinità cui erano offerti sacrifici umani: in particolare del dio/Padre Quetzalcoatl e del Dio del sole e della guerra Huitzilopochtli che aveva guidato l’etnìa in Messico da Nord verso il 1100 ed aveva fagocitato la preesistente civiltà dei Toltechi, spariti per ragioni sconosciute dalla capitale Tula verso il 1168.

I primi gruppi aztechi si stanziarono lungo la laguna di Mexico; assunsero ruolo egèmone tra le tante città/Stato confinanti e, solo nei primi decenni del XV secolo, le sottomisero imponendo il loro dominio e dando di fatto vita nel 1428 ad una confederazione detta Triplice Alleanza: il sodalizio fra le tre città di Tenochtitlan, Texcoco e Tlacopàn.

Nel periodo di massimo splendore, l’Organismo controllava la gran parte del Messico da costa a costa, tranne il piccolo Regno di Tlaxcalteca che si alleò con Cortès per distruggere l’Impero: trecentodiciassette centri furono resi tributari da Moctezuma I che, in una realtà a forte vocazione agricola, li amministrò istituendo strutture di riferimento dette Calpulli, o  Enti titolari della terra, e un efficientissimo sistema di tassazione con i registri tenuti da un Cacique, mentre la Nobiltà deteneva il potere politico e  religioso in nome di un Sovrano elettivo.

La vita religiosa si svolgeva attorno al Templo Mayor: un maestoso edificio dedicato ad Huitzilopochtli e realizzato nel 1486 su una modesta piramide preesistente. Con una base di cento metri per ottanta, era alto quaranta metri e formato da quattro o cinque gradoni con pareti molto inclinate e con una scalinata laterale di oltre cento scalini, al termine dei quali una sorta di piattaforma di pietra accoglieva le vittime sacrificate agli dèi: gli Aztechi, il cui dominio si estendeva nell’area centro/ americana dal Pacifico all’Atlantico, credevano che il ciclo del Sole potesse fermarsi se privo di sacrifici e ritenevano di alimentarlo con i cuori delle vittime per garantirgli la continuità dell proprio corso.

Gli Annali registrarono per l’inaugurazione di quella struttura ottantaquattromila offerte umane.

Montezuma II

Detto anche Motecuhzoma Xocoyotzin, nacque intorno al 1466 e si spense a Tenochtitlàn il 29 giugno del 1520.

Asceso al trono nel 1502, in successione all’Hueyi Tlatoani Ahuitzotl, fu Sovrano, Sacerdote e Capo del Calmecac: la scuola dei ceti elevati degli Aztechi.

Si vuole che, all’impegno di regnare, preferisse l’insegnamento: non a caso, quando cinse la tiara, sostituì le Autorità di Corte con i suoi ex-studenti.

Era di aspetto gradevole: aveva colorito olivastro, capelli e barba scuri, statura imponente e fisico asciutto, sguardo vivace, temperamento comunicativo e allegro, indole generosa e, per quanto semplice, amava vestire sfarzosamente ed indossare calzature ornate di suole d’oro e pietre preziose.

Quando conobbe Cortès, aveva circa quarant'anni; aveva già fatto erigere all’interno del sacro edificio di Huitzilopochtli un sito di culto dedicato agli Dèi delle aree conquistate; aveva accresciuto la potenza di Tenochtitlán, rendendola egemone rispetto a Texcoco e Tlatelolco. Tuttavia era preoccupato.

Si vuole che avesse previsto il crollo del suo sterminato Impero attraverso otto segni premonitori: una cometa apparsa in pieno giorno; il cielo notturno illuminato da una colonna di fuoco; la distruzione del tempio di Huitzilopochtli; la caduta di un fulmine sul santuario di Tzonmolco; l’alluvione di Tenochtitlan; il canto triste di una donna; il rinvenimento di un uccello, nei cui occhi era riflessa l’immagine dello sbarco di estranei; la comparsa di gente con più teste: come i suoi sudditi, egli non conosceva i cavalli e credeva che bestia e Cavaliere fossero un corpo unico.

Di fatto, nella primavera del 1519, egli apprese dell’attracco straniero sulla costa orientale e inviò, assieme a molti doni, l’effigie delle divinità Tlaloc e Quetzalcoatl, cui il Conquistatore sembrava somigliare, attraverso un’Ambasceria composta da Sacerdoti, dal Consigliere Tzihuacpopoca e dal Mago e Profeta Huemac che, però, si sottrasse suggerendo digiuni penitenziali per sperare di sconfiggere gli Invasori.

L'8 novembre di quell’anno, nel palazzo di Axayacatl, l’Imperatore incontrò ed onorò in Cortès l’incarnazione della citata divinità e, quando costui ordinò la sospensione dei sacrifici umani, si impegnò a far lavare il sangue del tempio; a sostituire con icone cristiane le immagini del Pantheon azteco; ad accettare il battesimo; a dichiararsi leale suddito di Carlo V.

Il Popolo visse quelle decisioni come un tradimento e insorse con violenza quando, assente il Conquistatore, interrompendo la celebrazione di Toxcatl il Luogotenente Pedro de Alvarado fece giustiziare un migliaio di membri dell’Aristocrazia.

Quella reazione passò alla storia come Il Massacro del Grande Tempio: un atto aggravato dal proditorio arresto di Montezuma cui, dalla prigionìa, il 29 giugno del 1520, fu imposto di comparire ai sudditi ed invitarli alla resa.

Accusato di complicità con gli Invasori, egli fu però fatto oggetto di un intenso lancio di pietre e frecce che lo uccise; tuttavia, nel 2009, rivisitando le drammatiche circostanze, il British Museum ha sostenuto quel decesso imputabile non alla mano popolare, ma all’ingestione forzata di oro fuso cui lo costrinsero gli Spagnoli.

A Montezuma successe il fratello Cuitlàhuac, stroncato presto dal vaiolo.

Al trono ascese, allora, il nipote Cuauhtémoc, ma l’Impero: il più antico e fiorente dei precolombiani, era alla vigilia del definitivo tracollo.

Hèrnan Cortès Monroy Pizarro Altamirano

… Io sono quello che ha dato a Vostra Maestà più terre di quante ne abbia ereditate dagli antenati…

Queste le parole del Conquistatore a Carlo V, a conferma di un carattere ruvido ed arrogante.

Ambiguo, crudele, spregiudicato, avido di ricchezza e dotato di spirito d’avventura, era nato da famiglia di Nobiltà minore a Medellin verso il 1485 e morì a Castilleja de la Cuesta il 2 dicembre del 1547.

Deciso ad arricchirsi, dopo aver frequentato per due anni i corsi di Diritto all' Università di Salamanca, nel 1504 si imbarcò per Santo Domingo seguendo Diego Velázquez de Cuéllar nella conquista di Cuba del 1511.

I rapporti col futuro Governatore dell’isola furono, però, sempre burrascosi: arrestato per ragioni sconosciute e defraudato dell’incarico di Segretario, benché incaricato nel 1518 del comando della terza spedizione nel Messico, Cortès fu richiamato per insubordinazione.

Tuttavia, immaginando di riuscire laddove erano falliti i Capitani Francisco de Còrdoba e Juan de Grijalva, egli salpò ugualmente il 18 febbraio del 1519 da San Cristóbal de la Habana con undici navi ed un migliaio di uomini.

La spedizione fu, pertanto, condotta in ribellione da un Avventuriero assetato di oro e gloria ed accompagnato dal Confessore e Consigliere Padre Bartolomeo de Olmedo, dell’Ordine della Mercede.

Fatto scalo a Cozumel, dove liberò dalla prigionìa degli Indios il naufrago Jerónimo de Aguilar, prese al seguito Malintzin: una indigena che, dotata di grande padronanza linguistica, divenne la sua compagna e fu da allora indicata col nome spagnolo di Donna Marina.

I due, con anche il ruolo di interpreti, garantirono tutte le informazioni utili all' elaborazione della strategia militare a Cortès che, indifferente ai diversi consigli del Frate, ordinò l’abbattimento degli idoli dei Totonachi: la mancata vendetta degli Dèi avallò in quella gente la convinzione della di lui divina natura.

Fu allora che i rapporti fra il disinvolto Conquistatore ed il de Olmedo, indignato anche dalla convivenza di un Crociato con una indigena, si incrinarono per sempre.

Scoperte le rivalità fra tribù dell’area e gli Aztechi, Cortès strinse vantaggiose alleanze e mosse verso lo Yucatán, approdandovi il 21 aprile; aggiogando gli abitanti della zona di Tabasco; facendo sosta a San Juan de Ulúa, nei cui pressi fondò Villa Rica de Vera Cruz: dichiaratosi obbediente alla sola autorità del Sovrano di Spagna, se ne fece acclamare Capitano Generale sottraendosi di fatti all'autorità del Governo cubano e del  Velázquez.

Sottomessi i Totonachi e gli abitanti di Tlaxcala; soffocati i complotti orditi dai partigiani del Governatore e favorito dalla consapevolezza che nel colore della sua pelle chiara e nella sua cavalcatura gli Aztechi vedessero attributi divini, l’8 novembre del 1519 Cortès ricevette a Tenochtilàn i Legati dell'Imperatore Montezuma II che lo scortarono al Templo Mayor: la più grande piramide di una città assai popolosa, dotata di grandi strade pulite e di canali navigati da innumeri canoe a servizio dei commerci e delle comunicazioni.

In quella località, proprio in quell’anno, secondo antiche credenze, era atteso il Dio Quetzalcoatl: il celebre Serpente Piumato che, dal caos, aveva creato gli uomini e la Terra consumandosi poi tra le fiamme, ma destinato a ritornare per redimere l’Umanità ogni cinquantadue anni e sotto forma di nuvola bianca.

L’Impero, allora, era all'apice della potenza anche artistica e culturale, benchè fosse condizionato da una religiosità cupa, dominata dagli eventi naturali e dai presagi e legata a cruenti sacrifici umani.

Inorridito proprio dalla vista di circa centocinquantamila teschi ai piedi dell’edificio dedicato ad Huitzilopochtli, il Conquistatore ordinò l’arresto di Montezuma e lo costrinse a sottoscrivere un atto di sottomissione a Carlo V. Infine, sostenne che Topiltizin Quetzalcoatl fosse in realtà San Tommaso: a suo tempo cacciato da quelle terre per la pretesa abolizione dei sacrifici umani, egli aveva presagito l’arrivo di stranieri e il crollo degli Aztechi.

Cortès era il sedicente inviato della profezia.

Se Padre Bernardino de Sahagun fece della Divinità un personaggio mite e ostile a quelle pratiche cruente, la tesi della identificazione col Santo fu avallata da Padre Diego Duran, mentre gli Spagnoli sbigottivano per l’alto livello di sviluppo di quel Popolo: eredi dei Toltechi, i Mexica/Aztechi avevano fondato un enorme Regno esteso da Tula, ad un centinaio di Km da Città di Messico, all’oceano Atlantico.

Tuttavia l'incontro tra i due Mondi presto degenerò in conflitto, producendo la sparizione del Popolo del Sole e della sua Cultura.

In tal senso, i presagi di Montezuma non erano infondati: nel golfo erano davvero comparse navi grandi quanto montagne e su di esse viaggiavano cervi enormi, ovvero cavalli dominati da uomini armati.

Il destino stava per compiersi: Quetzalcoatl era venuto da Est; ad Est era tornato ed era bianco e barbuto, come Cortès.

E l'Est era anche il luogo di provenienza dei mitici avi dei Maya.

I Castigliani erano, dunque, gli Dèi attesi e Cortès ne profittò per far valere l'autorità della Corona spagnola; per pretendere dagli Indigeni il giuramento di fedeltà; per ordinare la demolizione degli idoli; per sostituirli nei templi con immagini della Vergine; per insediare al potere i suoi uomini.

La cattura di Montezuma e la conseguente reazione di Popolo non impedì agli Invasori di resistere a colpi di armi da fuoco e di arretrare verso l'interno proprio mentre, denunciata la ribellione di Cortès all’Autorità centrale, il Governatore Velasquez otteneva l'invio di un contingente comandato da Panfilo Narvàez.

Alla notizia dello sbarco di costui a San Juan de Ulùa, il ribelle lasciò a Tenochtitlàn un presidio e si accinse alla battaglia con truppe promiscue: sconfitti a Cempoala nel maggio, i nemici disertarono ponendosi nelle sue fila ed egli, fatta distruggere la Flotta per prevenire rischi di ulteriori defezioni, tornò nella capitale messicana il 24 giugno del 1520, alla vigilia della epocale rivolta antispagnola posta in essere dagli Aztechi.

La tensione era esplosa furiosa già il 22 maggio, quando il Luogotenente Pedro De Alvarado aveva massacrato l'intera ed inerme Nobiltà messicana, riunita per celebrare la festa di Toxcal e del Dio Huitzilpochtli.

Si erano contati diecimila morti.

Nei successivi scontri del 27 restò ucciso anche l’Imperatore, accusato di viltà e tradimento della religione: gli Invasori fuggirono dalla città ma, nel corso della ritirata con i loro alleati indigeni di Tlaxcala, furono assaliti e massacrati.

La morte di Montezuma spianò la via della successione al fratello Cuitláhuac e, per effetto del precoce decesso di costui, al nipote Cuauhtémoc mentre la collera popolare montava sempre più incontrollabile.

La vendetta covava: nella notte del 1° luglio gli Spagnoli mossero verso Tlacopan, contando di condurre un attacco notturno a sorpresa.

Fu, invece, l’allarme, dal quale conseguì uno scontro drammatico, passato alla Storia col nome di noche triste: quando gli Invasori guadagnarono il ponte esterno alla città, il peso dell’oro trafugato provocò molti annegamenti. I sopravvissuti furono, invece, circondati da centinaia di canoe: il Cappellano Francisco Lopez de Gòmara stimò che cadessero circa cinquecento Spagnoli e quasi quattromila Alleati.

Cortés e la sua amante riuscirono ad aprirsi con un modesto manipolo la strada fuori da Tenochtitlán: si vuole che egli piangesse a lungo la sorte anche dei suoi, caduti in seguito nelle battaglie lungo il tratto finale a Nord del lago Zumpango.

Due settimane dopo, ad Otumba, gli Aztechi furono battuti: a marce forzate gli Spagnoli raggiunsero Tlaxcala ove furono pianificati l'assedio di Tenochtitlan e la distruzione finale dell'Impero.

Il 13 agosto del 1521 crollò anche la accerchiata Città di Messico: il nuovo Re fu preso prigioniero; laTriplice alleanza si frantumò; Texcoco fu occupata dai Crociati castigliani e i morti ammontarono ad oltre centoventimila.

Nel 1522, ottenuta la nomina di Governatore della Nuova Spagna da Carlo V, Cortès avviò l'opera di colonizzazione fondando nuove città; consolidando il proprio dominio; ripartendo tra i suoi uomini le terre occupate; consentendo l'Encomienda; diventando egli stesso Encomendero; autorizzando i suoi Coloni ad un vorace sfruttamento delle risorse e della manodopera locale; allestendo una spedizione verso l'Honduras.

In definitiva, assunse il controllo di tutto l'Impero azteco malgrado riuscisse a stroncare la resistenza solo nel 1525, con l'esecuzione degli ultimi Capi.

Nel 1527 andò in Spagna e vi ottenne la conferma dei titoli e l’autorizzazione a nuove scoperte; ma nel 1528, dopo varie imprese nell'America Centrale, tornò nel vecchio continente per difendersi dai molti nemici di Corte: ne ripartì sostanzialmente esautorato, pur col titolo di Marchese della Valle di Oaxaca e del riconoscimento del possesso di ventidue paesi e ventitremila Vassalli.

Giunto in Messico nel 1530, nel 1535 costeggiò la Bassa California; nel 1539 affidò a Francisco de Ulloa il compito di risalire la penisola e, infine, nel 1540, privo di aiuto e sempre più inviso ed isolato, rientrò in patria: la Corona aveva limitato fortemente il suo potere prima con varie ispezioni e poi istituendo il viceRegno della Nuova Spagna alla cui guida aveva posto come primo viceRè Antonio de Mendoza.

La durissima ostilità di costui, indusse il Conquistatore ad un ulteriore viaggio in patria ove fu incaricato nel 1541 di partecipare alla infausta spedizione in Algeria, per eliminare la presenza turca nel Mediterraneo controllato da Hassa Agà; ma, sempre più delegittimato e consapevole del declino della sua carriera, si ritirò a vita privata: Carlo V non gli aveva concesso l'ammissione a Corte.

Morì oscuramente il 2 dicembre del 1547, lasciando un resoconto delle gesta in quattro Cartas de relación elaborate fra il 1519 e il 1526.

Le polemiche sulla sua attività sono ancora vive per la brutalità della sua condotta, a partire dalla crudele esecuzione di Cuauhtémoc.

Su sua richiesta, le sue spoglie furono alloggiate nel 1629 nella chiesa di Gesù Nazareno di Città del Messico.

Fu un Grande?

I punti di vista sono diversi, ma comunque si voglia giudicarlo, il successo delle imprese di Cortès fu favorito dalla primitività del dominio degli Aztechi sulle tribù sottomesse: fondato su terrore, cannibalismo e massacri, infatti, indusse le Popolazioni ad una naturale attenzione verso gli Spagnoli, considerati liberatori.

In definitiva, di fronte alla cupidigia ed alla furia devastatrice degli Spagnoli la semplicità di Montezuma era destinata a soccombere: la conquista del Regno del Sole, dunque, non fu espressione storica di una vicenda militare, ma il brutale annientamento di una grande civiltà che gli Aztechi percepirono come ineluttabile volere degli Dèi.

Cortès seppe sfruttare la propria vittoria; depredò gli Indigeni di ogni bene; inviò spedizioni nel cratere del Popocatepetl alla ricerca di zolfo; favorì l'estrazione di rame e di stagno; installò rudimentali fonderie per la fabbricazione di cannoni di bronzo sfruttando la manodopera locale, tenuta in condizione servile; assunse una encomienda  di quarantamila km quadrati, abitata da centomila unità: come gli  altri Conquistadores, fu un Avventuriero spietato, spregiudicato e teso solo al conseguimento di ricchezza e potere.

La sua morte si lasciò alle spalle i colpevoli residui di una Popolazione stremata dalla guerra, dalle stragi e dalle malattie.

Bibliografia