Non solo Medio Evo

Da Yalta a Potsdam

di Ornella Mariani
Churchill Stalin Rooswelt.
Churchill Stalin Rooswelt.

Da Yalta a Potsdam

Nel 1942 c’era stata l’assise di Washington: l’invasione dell’URSS e l’attacco alla base americana di Pearl Harbour avevano mondializzato la guerra e prodotto la Grande Alleanza: contro le Potenze dell’Asse, ventisei Stati si erano impegnati a rispettare la Carta Atlantica, a contrastare il Fascismo e non concludere armistizi separati.

Questi eventi avevano spianato la via alla Conferenza di Teheran ove, alla fine del 1943, i Tre Grandi vararono l’apertura di un secondo fronte in Europa orientale e pianificarono lo sbarco in Normandia.

Nella citata Carta atlantica erano stati raccolti i principi sui quali avrebbe dovuto costruirsi, annientato il Nazismo, il nuovo ordine internazionale.

Gli eventi andarono diversamente a guerra finita: le intese e gli enunciati furono disattesi e furono privilegiati i rapporti di forza tra le grandi Potenze, in dispregio delle attese dei Popoli.

Il primo incontro fra Roosevelt, Churchill e Stalin ebbe luogo a Teheran, tra il 28 novembre e il 1° dicembre 1943: vi si delineò a grandi linee il futuro dell’ Europa, divisa in sfere d’influenza.

Per compensare la Polonia, espropriata dall’URSS di molti territori nel 1939, le si assegnò l’area tedesca dell’Oder-Neisse.

Successivamente, a Mosca, nell’ottobre del 1944, Churchill e Stalin si accordarono circa le rispettive competenze nel Sud/Est europeo: potere ai Russi su Romania e Bulgaria; potere all’Inghilterra sulla Grecia.

Ungheria e Jugoslavia sarebbero rimaste aperte al peso di entrambi.

Di tanto e di altro, si riparlò a Yalta, mentre era in atto la travolgente offensiva sovietica in Germania.

L’ultima Conferenza si tenne a Potsdam, dal 17 luglio al 2 agosto 1945, dopo il crollo tedesco e nell’attesa del tracollo giapponese: le questioni poste in Crimea furono ancora oggetto di confronto, ma si acutizzarono i contrasti tra Vincitori. Dei tre Grandi, era restato solo Stalin poiché Roosevelt era morto ed era stato sostituito da Harry Truman e Churchill era stato clamorosamente liquidato nelle elezioni del 1943 dal laburista Clement Attlee.

Sul quel palcoscenico, dunque, declinò ogni speranza di adottare una condotta comune nei confronti della Germania e la decisione appena assunta da Truman, di usare contro il Giappone la bomba atomica, forse scaturì dal tentativo di riequilibrare la enorme potenza raggiunta dai Russi in Europa.

Era stato prèsago sir George Bernard Shaw, quando aveva commentato con parole al vetriolo il sacro patto stretto a Yalta: …la più sfacciata ed incredibile fiaba che abbia mai divertito quel branco di bambini che sono gli   uomini dal punto di vista politico… e l’impegno ad incontri consultivi quadrimestrali tra i tre Ministri, a rotazione nelle rispettive Capitali.

Quella scelta, in realtà, non era stata gradita a Churchill; ma Stalin era stato irremovibile e Roosvelt, pur gravemente malato, aveva accettato.

Il Premier britannico e la sua Delegazione furono ospitati nel saccheggiato Palazzo Vorontsor: una camera per venti Generali.

Gli Americani si sistemarono a Palazzo Livadjia, già residenza invernale di Nicola II: una camera per otto Generali.

Stalin alloggiò villa Koreiz ma, per spirito di cortesia verso la vacillante salute del Presidente statunitense, si spostò presso di lui per le sedute plenarie.

Le riunioni, tenute fra il 4 e l’11 febbraio del 1945, anticiparono di pochi mesi la rotta nazista.

In quel bianco edificio: un’imponente testimonianza neoclassica tra le più raffinate della costa meridionale del Mar Nero, Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Joseph Stalin, referenti della Grande Alleanza in procinto di liquidare il Nazismo, discussero la prosecuzione del secondo conflitto mondiale; il futuro assetto della Polonia e l’istituzione della Organizzazione delle Nazioni Unite.

L’essenziale:

ad integrazioni delle intese già convenute a Teheran, si formalizzò l’impegno militare russo contro il Giappone; in cambio, Stalin avrebbe avuto mano libera nei Balcani e in Polonia e, pronto ad allearsi con la Cina, l’avrebbe tutelata dalla dominazione nipponica. Carta bianca a Churchill sulla Grecia.

Preceduta, dunque, da quella persiana, celebrata dal 28 novembre al 1° dicembre del 1943, e seguita da quella di Potsdam, che impegnò dal 17 luglio al 2 agosto del 1945, la Conferenza di Yalta fu quella cruciale.

Fondate sull’esigenza di individuare una linea comune di prosecuzione delle attività contro le Potenze dell’Asse e di porre le basi di un nuovo assetto delle relazioni internazionali, in considerazione dell’imminente Dopoguerra, le intese raccolte nella Dichiarazione sull’Europa liberata, sancirono che l'Europa libera avrebbe invitato tutti i territori affrancati dal giogo tedesco a libere elezioni democratiche; che l’assise fissata per l'aprile del 1945 a San Francisco avrebbe organizzato in dettagli l’ONU e un Consiglio di Sicurezza; che la Germania sarebbe stata disarmata, smilitarizzata e smembrata; che America, Russia, Inghilterra e Francia ne avrebbero rispettivamente controllato una fascia, malgrado la clausola in seguito si risolvesse nella sostanziale divisione della Nazione in Est ed Ovest; che ancora la Germania avrebbe corrisposto danni di guerra agli Alleati per l’importo di ventidue miliardi di dollari; che la Polonia avrebbe insediato un Governo democratico provvisorio incaricato di promuovere consultazioni elettorali libere a breve scadenza; che la Jugoslavia, approvata l’intesa tra Tito e il referente della Monarchia Šubaši?, avrebbe fuso il Governo comunista con quello in esilio; che i Russi avrebbero dichiarato guerra al Giappone entro tre mesi dalla resa della Germania ottenendo, in cambio, la metà meridionale dell'isola di Sachalin e le Isole Curili e il riconoscimento degli interessi nei porti cinesi di Dalian e Port Arthur; che tutti i Prigionieri di guerra sarebbero rientrati nei rispettivi territori d’origine, indipendentemente dalla loro volontà; che nelle sconfitte Romania e Bulgaria sarebbero state insediate Commissioni Alleate di Governo; che tutti i Popoli avrebbero in autonomia scelto i propri Governanti.

Quelle risoluzioni furono adottate nel contesto di una Guerra ancora aperta.

Fra il 1939 ed il 1940 c’erano stati la conquista tedesca della Polonia; l’occupazione di Danimarca e Norvegia; l’attacco russo alla Finlandia; l’invasione ancora tedesca della Francia e della Repubblica collaborazionista di Vichy.

Nel 1941, c’erano stati l’aggressione sempre tedesca dell’URSS e l’attacco agli USA da parte del Giappone, legato a Germania e Italia dal Patto Tripartito.  Nel 1942 era scattata la controffensiva alleata, con la battaglia di Stalingrado e l’annientamento delle forze naziste; col controllo alleato del Nord-Africa; con lo sbarco anglo/americano in Italia; con l’occupazione nazista della stessa  Penisola.

Nel 1944/45, finalmente era stata celebrata la vittoria, con sviluppo della Resistenza nei Paesi occupati; con graduale arretramento dei Nazisti e dei Nipponici sui fronti dell’Europa orientale e del Pacifico; col formidabile sbarco in Normandia; con l’entrata dell’Armata Rossa in Germania e Austria; con la resa incondizionata di Germania e Giappone.

Eppure mentirono: Stalin aveva promesso di aderire alle Nazioni Unite e aveva dato garanzie verbali sul destino dei Popoli dell’Europa orientale.

In realtà, Romania, Bulgaria, Iugoslavia, Ungheria, parte della Cecoslovacchia, Polonia, Prussia e Slesia erano state già conquistate dai Russi.

Dunque, la libertà, l’indipendenza e le libere elezioni pur promesse erano state una menzogna che, in qualche modo, fu ratificata a Potsdam fra il 17 luglio e il 2 agosto del 1945: Stati Uniti, Unione Sovietica e Inghilterra, riuniti nel castello di Cecilienhof, vi definirono, in base ai rispettivi interessi, la gestione del dopo/conflitto.

Erano temi trattati fin dal 14 gennaio del 1943, quando le strategie belliche e postbelliche erano state discusse a Casablanca da Roosevelt, Churchill e De Gaulle: si era deciso che, dopo la vittoriosa conclusione della campagna di NordAfrica, si sarebbe attaccata l’Italia, definita dal Premier britannico Ventre molle dell’Asse sia per la contiguità alle basi militari alleate dislocate in Tunisia, sia per la sua debolezza interna. Si era concordato, inoltre, un programma congiunto di bombardamento anglo/americano della Germania per atterrarne il potenziale bellico e destabilizzare il morale dei Tedeschi, in vista dello sbarco in Normandia: Operazione Round-up.

La ripartizione territoriale formalizzata a Yalta, era già l’obiettivo delle Parti. Sicché, dopo il crollo e la resa a discrezione del Terzo Reich, l’8 maggio del 1945, e dopo l’arresto dei Leader di Governo Karl Dönitz e Lutz Graf von Krösihk, il 23 successivo, i Vincitori realizzarono i loro progetti e dettero corso proprio all’incontro di Potsdam, le cui risoluzioni consistettero della rivisitazione dei confini tra Polonia e Germania sulla linea Oder/Neisse; nell’ espulsione di tutta la Popolazione tedesca dal territorio cecoslovacco, polacco e ungherese con reinsediamento in Germania; nella divisione di questa in quattro zone d’occupazione, amministrate dalle tre Potenze vincitrici cui si sarebbe aggiunta la Francia; nella quantificazione dei risarcimenti.

Nell’occasione, Truman lanciò un ultimatum al Giappone: se non avesse accettato la resa, sarebbe stato sottoposto a immediata e completa distruzione.

Gran parte delle decisioni assunte a Yalta ebbe, in ogni caso, enormi ripercussioni sui destini del Mondo poiché, se nei mesi successivi Russi ed Anglo/Americani proseguirono la lotta a Tedeschi e Giapponesi, la Conferenza espresse tutti i germi di quel conflitto noto come Guerra Fredda malgrado salutandosi, i protagonisti si fossero detti friends in fact, friends in spirit, friends in purpose.

Di fatto, a Yalta, l’Europa fu divisa in sfere d'influenza, a premessa della spartizione in blocchi contrapposti maturata già a Teheran.

Di fatto, entrambe le superPotenze USA e URSS poi mancarono l’obiettivo di preservare un’alleanza postbellica.

Di fatto, l'inconciliabilità dei rispettivi assetti ideologici interni: Capitalismo e Comunismo, produsse tensioni e interessi geopolitici contrastanti.

Di fatto, l’Unione Sovietica destabilizzò l’Europa imponendo un sistema che rappresentò una seria minaccia per l’Occidente: Governi filosovietici furono instaurati in Romania e Bulgaria, mentre in Cecoslovacchia e Polonia essi furono imposti da Stalin o da colpi di Stato pilotati, contro ogni diverso impegno al rispetto delle autonomie e delle libertà sottoscritto a Yalta.

I nuovi regimi comunisti avrebbero costituito con l’URSS un’organismo di mutua assistenza economica: il Comecon nel 1949, sfociato nel sodalizio militare del 1955: il Patto di Varsavia, cui gli Americani opposero il containment o strategia del contenimento, elaborato da George F. Kennan e fondato sul deciso e vigile contenimento delle tendenze espansionistiche sovietiche.

Dopo Yalta

Il 12 marzo del 1947, il Presidente Harry Truman presentò al Congresso l’European Recovery Program, più noto comePiano Marshall: consisteva di una serie di aiuti economici e militari alle Nazioni europee che, così, sarebbero entrate sotto controllo e protezione degli USA per opporre un  fronte compatto all’avanzata comunista: non a caso, all’interno dei Paesi ricadenti nel nascente blocco americano, le Sinistre furono escluse da coalizioni di Governo!

Nel 1949, inoltre, i principali Stati, avviati verso l’integrazione europea, tra cui l’Italia, furono immessi nella North Atlantic Treaty Organization: una coalizione mirata a scongiurare il pericolo rosso su reciprocità difensiva.

Nello stesso anno, nella Germania occupata nascevano la Repubblica Federale Tedesca, d’ispirazione occidentale, e la Repubblica Democratica Tedesca, di tedenza sovietica.

Berlino, spaccata in due, divenne simbolo di quella che Churchill definì cortina di ferro, volendo evidenziare la separazione dell’Europa in Est e Ovest.

Da qui, i due blocchi attorno ai quali si attestarono le relazioni internazionali, dal secondo Dopoguerra al crollo del Comunismo, a fine anni ’80.

In seguito, il clima di Guerra Fredda valicò i confini europei producendo due mondi ideologicamente distanti: quello rosso dell’URSS e quello capitalista e democratico degli USA, donde il conio dell’espressione Terzo Mondo col quale si volle indicare realtà sociali emerse dalla decolonizzazione ma, soprattutto, non allineate all’una o all’altra delle due superPotenze.

Non mancarono, tuttavia, Paesi che, come la Jugoslavia titina, rifiutarono entrambe le sfere d’influenza.

Bibliografia