Non solo Medio Evo

de Coligny Gaspard

di Ornella Mariani
Gaspard de Coligny.
Gaspard de Coligny.

Nato a Châtillon- sur- Loing il 16 febbraio del 1519 e tragicamente morto a Parigi il 24 agosto del 1572; Barone di Beaupont, Beauvoir, Montjuif, Roissiat e Chevignat; Grande Ammiraglio di Francia, Gaspard de Coligny: Politico, Militare e Capo dei Riformisti francesi, detti Ugonotti, proveniva da una aristocratica famiglia borgognona che, fin dall’XI secolo aveva servito la Corona: era figlio del Grande Maresciallo di Francia Gaspard I e di Luisa di Montmorency, nipote del potentissimo Connestabile Anne di Montmorency, che lo allevò e ne ebbe cura da quando, all’età di tre anni, restò orfano del padre caduto in Guienna.

Con i germani, egli fu istruito nel rispetto della tradizione umanistica dal Precettore Nicolas Bérault e, per la spiccata propensione per il Latino, fu destinato alla carriera ecclesiastica; tuttavia, fece valere la passione e l’attitudine per l’attività militare, cui fu iniziato da Guillaume de Prunelay.

Nel 1530, per effetto della nomina della madre a Dama d'onore di Eleonora d’Asburgo, seconda moglie di Francesco I e sorella dell'Imperatore Carlo V, la famiglia si stabilì a Corte e Gaspard trascorse una dorata adolescenza in quella Francia che, al pari del rivale Impero e dell’Inghilterra, era una formidabile Potenza europea: sul piano religioso essa aveva assunto una sorta di autonomia con il Concordato di Bologna e l’espansione dell’Umanesimo, con conseguente stimolo riformatore, aveva acceso di fermenti le Università e gli Ordini religiosi già inquieti per la diffusione del Luteranesimo, dal quale era stata contagiata anche Margherita d’Angoulême, sorella del Re, ancora incline alle libertà confessionili.

Nel1533, incoincidenza con lo Scisma anglicano, Francesco I diede in sposa al figlio/Delfino Enrico la nobile Caterina de’ Medici, nipote di Clemente VII che, in cambio, offrì sette nomine cardinalizie fra le quali quella del sedicenne Odet de Coligny.

Gaspard, invece, proseguì gli studi con la prole reale e, educato dall’Abate di Beaulieu Guglielmo di Maine, si appassionò a Cicerone, a Tolomeo e alla cosmografia e strinse rapporti di amicizia con Francesco di Guisa.

Nel 1534 esplose l’Affaire des Placards: nella notte fra il 17 e il 18 ottobre, a Parigi; a Tours; a Orléans; a Blois; a Rouen e financo nel castello di Amboise, sulla porta della camera reale, furono affissi manifesti contro il Cattolicesimo, riguardo all’Eucarestia.

Non è certo se l’ispiratore della iniziativa fosse il Riformato Guillaume Farel o il piccardo Antoine Marcourt; è certo, invece, che l’atto fu considerato un affronto alla persona ed alla fede del Sovrano e che fu il prodromo delle Guerre di Religione francesi.

La Corona adottò rigorose misure di repressione e i Montmorency caddero in disgrazia: il Governo promise cento scudi a chi avesse denunciato i Responsabili del gesto che, arrestati, furono rinchiusi nello Chatelet e bruciati il 13 novembre, a seguito di sentenza di esecuzione emessa il 10 precedente.

La circostanza segnò, pertanto, la fine della tolleranza di Francesco I e delle trattative di pace condotte da Filippo Melatone: il Re fece pubblica dichiarazione di fede e scatenò la persecuzione degli ugonotti, avviando un ciclo di conflitti destinati a cessare solo nel 1598, per effetto dell’Editto di Nantes emanato da Enrico IV.

La guerra contro Carlo V, intanto, impegnò il giovane Coligny in Lussemburgo e Fiandre, ove fu ferito durante gli assedi di Montmédy e Bains, e in Italia, ove partecipò alla Battaglia di Ceresole dell’11 aprile del 1544 accanto al Conte di Enghien Francesco di Borbone.

In quello stesso anno, fiancheggiando Claude d’Annebaut, egli partecipò all'offensiva navale contro l'Inghilterra, distinguendosi per coraggio e talento militare.

Cessata la guerra contro Enrico VIII, nel 1546 decise di visitare l’Italia e soggiornò a Ferrara, presso Renée d'Este Valois, rientrando in Francia a causa della morte di Francesco I, spentosi  il 31 marzo di quello stesso anno.

Al trono, intanto, era asceso Enrico II che richiamò presto a Corte Anne de Montmorency; nominò Gaspard Gentiluomo ordinario della Camera del Re e lo decorò dell'Ordine di San Michele per i meriti conseguiti in campo fiandrino e piemontese rispettivamente nel 1543 e nel 1545. Nel 1547, designato Colonnello Generale di Fanteria, egli sposò la Contessa riformata Charlotte de Laval e, pochi mesi più tardi, al lutto per la perdita della madre, fecero seguito nuovi intrighi di Corte, esiti della rivalità fra i Montmorency ed i Guisa, protetti dalla potentissima favorita Diana di Poitiers.

Erano intanto riprese le persecuzioni antiriformiste e l’Inghilterra, che mirava al soglio di Scozia ereditato da Maria Stuarda, minacciava di mantenere l’occupazione Boulogne: un matrimonio fra costei ed Edoardo VI avrebbe riunito le due corone. con profonda contrarietà da Francesco di Guisa, zio della giovane Regina.

Coligny fece parte della Ambasceria inviata a Londra per negoziare la pace e vi conobbe il Sovrano che aveva già radicalizzato la Riforma anglicana: fu il primo passo verso l’adesione alla fede protestantica.

Tornato in Francia e persuaso che il Sovrano non avesse dovutamente valutato il suo impegno diplomatico, egli si ritirò nella propria residenza ove redasse un Codice Militare che moralizzasse le Truppe. Tuttavia, fu presto richiamato a Corte e, a margine dell’assedio di Metz condotto ancora dal Guisa, contribuì alla vittoria di Renty sugli Spagnoli: morto Claude d’Annebaut nel 1552, conseguì il titolo di Ammiraglio di Francia e, l’anno successivo, di Governatore della Piccardia.

Il 10 agosto del1557, insprezzo della tregua di Vaucelles, l'Armata spagnola guidata da Emanuele Filiberto di Savoia assediò San Quintino. La difese Coligny che, dopo avere strenuamente resistito per consentire all’Esercito francese di ricostituirsi nelle retrovie, si arrese e fu imprigionato a l’Ecluse. Riottenne la libertà solo previo pagamento di cinquantamila corone, a margine della Pace di Cateau- Cambrésis del 1559.

Cominciò, allora, il secondo periodo della vita di Gaspard  sempre più apertamente incline al Calvinismo. Nel frattempo, morto Enrico II, ormai stanco delle contrapposizioni di Corte egli rinunciò ad ogni privilegio; si ritirò di nuovo a vita privata; abbracciò definitivamente il Riformismo, forse anche su sollecitazione della moglie e dal fratello Odet; si pose a capo degli Ugonotti con il Principe di Condé; allentò il legame con lo zio Connestabile; entrò in aperto contrasto con la condotta repressiva della Corona e rivendicò la libertà di culto, esponendosi alla durissima ostilità di Francesco I di Guisa: fermo sostenitore dei diritti dei Correligionari, non condivise la linea armata contro la Monarchia e fu contrario alla Congiura di Amboise.

Quando, nella primavera del 1562, esplose il conflitto fra i Protestanti ed i Cattolici, dopo aver tentato fino all’ultimo di sventare la guerra civile e impedire le prises d’armes, nel ruolo di Luogotenente generale dei Riformati, ostacolò le truppe dell’Avversario che lo sconfisse pesantemente nella battaglia di Dreux.

Il 18 febbraio del 1563 la morte del Guisa, assassinato ad Orléans da Jean de Poltrot de Méré, produsse una sorta di conciliazione religiosa; ma nel 1567 le armi parlarono ancora e Gaspard si rifugiò prima a Boulogne e poi a La Rochelle, ove fu raggiunto dal Condé.

Nel 1569, vedovo da un anno, partecipò ai combattimenti a St. Denis e subì la sconfitta di Jarnac, ove Luigi I di Borbone-Condé fu catturato e poi ucciso.

Nell’intensificarsi delle tensioni, sconfisse il Nemico a La Roche-l’Abeille ma, dopo un vano tentativo di assedio di Poitiers, si arrese per non subire una ulteriore disfatta: il 3 ottobre del 1569, battuto e ferito a Moncontour dal Duca Enrico III d’Anjou, fuggì verso Sud e, riunitosi ad altre forze ribelli in Linguadoca, saccheggiò alcuni villaggi cattolici; occupò St. Étienne; sconfisse i Reali ad Arnay –le- Duc; raggiunse La Charité – sur- Loire e, minacciata Parigi, l'8 agosto del 1570 accettò col Re Carlo IX la pace di St. Germain.

L’atto gli valse la revoca della condanna a morte e della confisca dei beni e la riabilitazione negli uffici di Corte.

Nel 1571 passò a nuove nozze con la Contessa Jacqueline de Montbel; tuttavia, restò assai inviso ai Cattolici e scarsamente considerato dal Sovrano, fino a vedersi sistematicamente respinte le proposte di intervento nelle Fiandre, contro la Spagna.

Il 22 agosto del 1572, nei torbidi accesi dal matrimonio dell'ugonotto Enrico III di Navarra e Margherita di Valois, un tal Charles di Louviers gli sparò dalla finestra di un palazzo dei Guisa: la pallottola gli asportò un dito e spappolò un gomito.

Due giorni più tardi, nella notte fra il 23 ed il 24 Parigi fu insanguinata dalla Strage di San Bartolomeo: Gaspard fu assassinato ed il suo cadavere fu gettato da una finestra del sottostante cortile da Charles Danowitz, detto Besme, su mandato forse del Duca di Guisa; forse di Caterina de’ Medici; forse del Duca d’Alba.

Fu consegnato alla Storia come le héros de la mauvaise fortune: si era sempre preoccupato di aiutare i Correligionari, inviandone un gruppo ad organizzare una colonia in Brasile, sotto la guida dell’amico e collega Contrammiraglio Nicolas Dirand de Villegaignon che fondò nel 1555 Fort Coligny. Nel decennio successivo, quando i Coloni francesi furono espulsi dai Coloni portoghesi, ad Estàcio de Sà fondò São Sebastião do Rio de Janeiro e nel 1562, col consenso di Re Carlo IX, incaricò il Capitano ugonotto Jean Ribault di attrezzare una colonia francese in Florida.

In definitiva, da Politico responsabile e saggio, egli aveva tentato di aprire alla Francia le vie dell’espansione coloniale per assicurarle una egemonia europea e per condizionare la potenza spagnola: presupposti del progetto erano la agognata pacificazione nazionale ed un patto di solidarietà della Monarchia col Calvinismo, onde intervenire nei Paesi Bassi a sostegno dei Gueux con i quali entrò in trattative nel 1571. Non a caso, nella avanzata primavera del 1572, recuperata la considerazione di Carlo IX, realizzò gli obiettivi; tuttavia, la ferma ed animosa ostilità dei Guisa, della fazione cattolica e soprattutto di Caterina de’ Medici ribaltarono gli eventi in programma: trucidato dai sicari di Enrico di Guisa, Gaspard de Coligny lasciò i figli François de Châtillon Ammiraglio di Guienna; Louise, sposa in seconde nozze di Guglielmo d’Orange; Charles, Marchese di Andelot, tutti nati dal matrimonio con Charlotte; la sola Contessa Beatrice di  Entremont, nata dalle nozze con Jacqueline.

In onore del Coligny, popolarmente detto l’Amiral, nel 1802 fu eretto a Parigi l'oratorio del Louvre.

Note

L’affaire des placards

Avvenne nella notte tra il 17 ed il 18 ottobre del 1534 e consistette nella affissione, a Parigi; Tours; Blois, Orléans e Rouen, di manifesti contro il Credo cattolico, riferitamente all’Eucarestia. Il titolo era Verità sui grandi, insopportabili ed orribili abusi della Messa papale, direttamente inventati contro la Sacra Cena di nostro Signore, unico mediatore ed unico Salvatore Gesù Cristo. Appesi anche alla porta della camera del Re ad Amboise, rappresentarono un intollerabile affronto a lui ed alla sua fede ed una palese violazione del suo livello di sicurezza. Pare che ispiratore della iniziativa fosse Guillaume Farel, esponente del Riformismo francese, ma l'autore materiale fosse il Pastore piccardo Antoine Marcourt, residente a Neuchâtel. Processioni riparatrici furono condotte il sabato successivo nelle parrocchie della capitale e fu promesso un premio di cento scudi a chi avesse fornito dati utili all’arresto dei Responsabili. Identificati, essi furono rinchiusi allo Chatelet e il 10 novembre passati per il pubblico rogo. Una ulteriore provocazione fu posta in   essere il 13 gennaio successivo, quando libelli tratti da un opuscolo sui Sacramenti furono sparsi di fronte alle porte delle case parigine, in occasione del recente rientro di Francesco I. Tali circostanze disturbarono i Cattolici favorevoli ad una Riforma all'interno della Chiesa e segnarono il declino della politica conciliante della Corona, che precedentemente si era pur opposta alle rigorose misure proposte dal Parlamento di Parigi, e delle trattative condotte da Filippo Melantone: il Sovrano confermò la propria ufficiale professione di fede; attuò una durissima persecuzione ed irrogò l’esilio a molti Protestanti, stimolandone la reazione armata ed una serie di conflitti cessati solo con l'Editto di Nantes del 1598.

Bibliografia