Non solo Medio Evo

Filippo V di Spagna

di Ornella Mariani
Filippo V di Spagna.
Filippo V di Spagna.

Elisabetta e il Cardinale

Dopo aver percorso una prestigiosa carriera nel Clero e dopo essere stato referente del Generale francese Luigi Giuseppe di Borbone Vendôme, il Cardinale Giulio Alberoni divenne Segretario di Stato e Fiduciario di Filippo V di Spagna.

In quella veste e con la complicità della Principessa des Ursins Marie Anne de la Trémoille, Camarera Mayor  della Corte iberica, quando il Re restò vedovo di Maria Luisa di Savoia, ne combinò nuove nozze con una Nobildonna proveniente da un Paese non in guerra col Regno.

La scelta ricadde su Elisabetta Farnese, descritta come una: … una brava figliola…. piuttosto brutta… allevata in campagna … insomma, una ragazza che più docile non si può immaginare….

Nata a Parma il 25 ottobre del 1692, ella era figlia del Duca Odoardo II e di Dorotea Sofia di Neuburg e, ancorché gravemente deturpata nel volto da un vaiolo infantile, fu considerata comunque piacente, carismatica, affascinante.

In effetti, l’apparente ed ingenua dolcezza, nascondeva una smisurata ambizione; una profonda cultura: parlava con padronanza tedesco, latino, francese e spagnolo e conosceva Musica, Pittura e Danza; un carattere decisionista ed intrigante che la orientò verso improvvide e poco lungimiranti decisioni politiche e che la rese protagonista della Storia della Spagna del XVII secolo, anche per il peso esercitato dalla parentela con gli Asburgo e per la titolarità del prestigioso, prospero e strategico Ducato italiano.

Con la nomina a Primo Ministro del complice Cardinale, ella dette un primo e duro segnale di autonomia dall’influenza francese e confermò l’opinione espressa da Federico II di Prussia che, ritenendola dotata del  …cuore energico di un romano, della fierezza spartana, della ostinazione inglese, dell’astuzia italiana e della vivacità francese…..,  la definì … una donna singolare che cammina audacemente verso il compimento dei suoi disegni e non vi è nessuna cosa che sappia sorprenderla, nessuna che sappia o che possa fermarla…

A queste parole avrebbero fatto eco, in seguito, quelle del Duca Louis de Rouvroy de Saint Simon che, autore delle celebri Memorie, nel 1721 fu nominato dal Duca d’Orléans Ambasciatore francese presso la Corte iberica, con l’incarico di preparare il matrimonio di Luigi XV con l’Infanta di Spagna:  … La regina mi spaventò col suo volto butterato e quasi direi sfigurato dal vaiolo… Essa però sembrava modellata al tornio, magra allora, ma col seno pieno, belle spalle di una sorprendente bianchezza: simili erano le mani e le braccia; il personale era svelto e ben modellato; le anche lunghe e sottili; parlava francese con un leggero accento italiano, possedeva una piacevolissima grazia fluida e naturale, senza nulla di manierato. Sapeva unire un’aria di bontà, direi anche di dignità e sovente di misura e amabile familiarità, a un’aria di grandezza e maestà che non l’abbandonava mai. Da questo doppio aspetto risultava che, quando era possibile avvicinarla, non incuteva soggezione, ma essa non dimenticava mai l’alto rango al quale apparteneva e presto si finiva con l’assuefarsi al suo volto. Infatti, dopo averla vista più volte si comprendeva che doveva aver posseduto una bellezza e una grazia di cui il vaiolo non aveva potuto cancellare l’idea primitiva….

Il matrimonio fra la Farnese ed il nevrastenico, abulico, freddo, taciturno, bigotto Re di Spagna, interessato solo alla caccia e privo di qualsiasi buonsenso diplomatico, fu solennemente officiato a Parma il 24 dicembre del 1714 e, se già durante il viaggio verso la Spagna, ella maturò la decisione di estrarre il Regno dall’orbita francese e di allontanare dalla Corte la des Ursins che, ritenuta una sorta di quinta colonna di Luigi XIV di Francia, esercitava un enorme ascendente sul Sovrano, nello spazio di due anni e con la complicità dell’Alberoni, soverchiò completamente il coniuge assumendone il ruolo; acquisendo prestigio e collocandosi in una posizione di estremo rilievo internazionale.

Filippo V

Nato a Versailles il 19 dicembre del 1683, Filippo era il secondogenito del Gran Delfino Luigi e di Annamaria di Baviera ed era nel pieno di una serena giovinezza, arricchita dalla titolarità del Ducato d’Anjou, quando Il 1° novembre del 1700, privo di prole legittima, si spense in Carlo II l’ultimo Sovrano asburgico di Spagna.

La sua morte impegnò le varie Monarchie europee in trame e contatti segreti miranti ad ipotesi successorie che avessero un solo obiettivo: frantumare la invisa e temuta potenza militare ed economica spagnola.

Cinque giorni più tardi, le indicazioni testamentarie accesero i riflettori della Diplomazia internazionale sul Duca, la cui nonna Maria Teresa di Spagna era sorella del Re defunto medesimo e moglie del Re Sole: Filippo era designato erede ma il titolo era subordinato alla definitiva rinuncia, a farsi per sé e per gli eredi, a qualsiasi diritto sulla tiara capetingia. Diversamente, essa sarebbe stata cinta dal fratello minore Carlo di Berry o dall’arciDuca Carlo d’Austria, entrambi legittimati dalla circostanza che il Re francese e il padre del Nobile austriaco, ovvero l’Imperatore Leopoldo, fossero i mariti delle sorelle del Defunto.

Rispetto agli altri pretendenti, Filippo aveva un vantaggio: la nonna era più anziana di quella di Carlo d’Austria, il quale denunciava la nullità della indicazione del rivale, poiché l’ava non aveva a suo tempo fatto valere le proprie pretese anche per i discendenti. Per contro, i Francesi opponevano la inconsistenza giuridica di quella mancata rivendicazione, a causa dell’omesso pagamento della dote nuziale.

Stricto iure, la corona sarebbe toccata proprio all’Infanta Maria Teresa, il cui vedovo Luigi XIV aveva appoggiato le rivendicazioni del figlio Delfino Luigi e del figlio di costui: quel nipote Filippo, sul quale era ricaduta la opinata scelta di Carlo II.

Non del tutto infondate, però, erano anche le proteste di Vittorio Amedeo II di Savoia, del Principe Elettore di Baviera e dell’Imperatore Leopoldo I, anch’egli esponente del ramo asburgico e cognato di Carlo II che, fra un dubbio familiare e l’altro, alla fine, consigliato dalla Chiesa e dalla moglie Maria Anna del Palatinato Neuburg, aveva adottato proprio l’unica soluzione sgradita a tutti: seppur vincolata alla separazione delle relative corone, lasciare indivisa l’eredità nelle mani di un solo soggetto.

E poiché il designato Filippo d’Anjou, sostenuto dal nonno francese, non avrebbe mai rinunciato a quel beneficio, fu ineludibile il ricorso alle armi: la gran parte delle Dinastie regnanti vantava parentele con Carlo II, di fatto aspirando a garantirsi il controllo dell’ immenso patrimonio territoriale spagnolo, dal Nord/Africa alle Americhe, dall’Asia a Napoli, dalla Sicilia al Ducato di Milano, dallo Stato dei Presidii alla Marca di Finale, dalle Baleari a Gibilterra e alla Sardegna.

La Guerra di Successione spagnola fu aperta dalla grande alleanza convenuta a l’Aja il 7 settembre del 1701 fra Inghilterra, Paesi Bassi ed Austria, coesi nel tentativo di evitare la consacrazione reale di Filippo cui opponevano i diritti di Carlo d’Austria; di neutralizzare il pericolo espresso da un’unica sovranità borbonica su entrambe le fasce dei Pirenei e di prevenire il rischio che l’enorme Impero, legandosi in parentela con la Francia, detenesse l’assoluto monopolio politico, militare ed economico.

La guerra di successione spagnola

Cominciò nel 1701 con l’occupazione francese dei Paesi Bassi spagnoli.

L’Austria condusse la controffensiva in Italia, ove il Duca Eugenio di Savoia dopo aver conquistato l’area milanese, sconfisse a Carpi e a Chiari le truppe capetingie e l’anno successivo occupò Cremona, mentre Modena veniva guadagnata dall’esercito franco/ spagnolo e mentre gli Inglesi prendevano Liegi e la fascia settentrionale delle colonie iberiche dei Paesi Bassi spagnoli.

Nel 1703, il Duca di Marlborough invase Köln e Bonn, alleate dei Francesi. Parallelamente, Eugenio di Savoia avanzò in Renania e Baviera; il Portogallo aderì alla Grande Alleanza; Vittorio Amedeo II di Savoia, con un ribaltamento delle alleanze, occupò Casale prendendo partito per l’Impero e Carlo d’Asburgo, secondogenito dell’Imperatore Leopoldo, fu proclamato Re di Spagna al posto di Filippo V.

L’anno successivo la Francia occupò la Savoia mentre la grande offensiva degli Anglo/ imperiali in Germania sferrava una cocente e duplice disfatta alle truppe franco/bavaresi: prima a Donauwörth e poi a Blenheim. La circostanza produsse l’esilio del Principe Elettore di Baviera Massimiliano II Emanuele.

Non fu tutto: nel 1705 gli Inglesi comandati da sir George Rooke occuparono Gibilterra mentre un’altra squadra guidata da Lord Peterborough entrava in Barcellona la cui caduta indusse la Popolazione di catalogna, Aragon a e Valencia a riconoscere legittimo Sovrano di Spagna l’arciDuca Carlo d’Asburgo.

In quello stesso anno morì l’Imperatore Leopoldo, cui successe il figlio Giuseppe I: maturava, per la Francia, un periodo drammatico sul piano strategico e militare. L’esercito del Duca di Marlborough prevalse nella battaglia di Ramillies e occupò tutta l’area dei Paesi Bassi spagnoli; i Francesi recedettero dall’assedio di Barcellona; gli Anglo/portoghesi entrarono in Madrid; Luigi XIV fu sconfitto a Torino da Eugenio di Savoia e da Vittorio Amedeo II che s’impadronì del territorio milanese.

La prima fase del conflitto si risolveva, dunque, con il sostanziale annientamento della Francia che si accinse a trattare la pace. Tuttavia le condizioni poste dalla Coalizione furono ritenute tanto umilianti e vessatorie, da indurre il Borbone ad abbandonare il tavolo negoziale e organizzare il riarmo.

Nel 1707, pertanto, quando l’intera Italia era in mano austriaca, l’alleanza franco/ispanica riuscì a sventare l’assedio di Tolone organizzato da Eugenio di Savoia; a sconfiggere gli Anglo/portoghesi ad Almansa e a recuperare Madrid a Filippo.

La reazione non si fece attendere: la Grande Alleanza riprese le operazioni militari nei Paesi Bassi spagnoli e piegò i Francesi nella battaglia di Oudenaarde del luglio del1708, inBelgio, conquistando anche Lilla.

Si combatté anche in mare: gli Inglesi occuparono Minorca e la Sardegna e gli Austriaci misero a sacco Forlì.

Nel 1709 Luigi di Francia si risolse alla resa, ma ancora una volta gli Alleati gli posero termini inaccettabili.

Le operazioni belliche ripresero: gli Inglesi presero Tournai, mentre Eugenio di Savoia e il Duca di Marlborough conseguivano una schiacciante vittoria nella cruentissima battaglia di Malplaquet.

Era l’11 settembre del 1709: anche Mons cadde sotto i colpi dell’Alleanza.

Anche il 1710 fu un anno infausto per i Franco/spagnoli, battuti ad Almenara ed in America, ove dovettero cedere agli Inglesi Port Royal e l’area dell’Acadia. Tuttavia, malgrado le numerose vittorie della Coalizione, il tentativo di Carlo d’Asburgo di prendere possesso del trono entrando a Madrid fu di nuovo respinto da Filippo, vittorioso il 10 dicembre a Villaviciosa, ove scese in campo col Granduca di Vendôme Luigi Giuseppe di Borbone. All’evento seguì la svolta: nel 1711 si spense l’Imperatore Giuseppe, cui succedeva il pretendente al trono spagnolo Carlo d’Asburgo.

Le Potenze dell’Asse, allora, condivise dal Papa Innocenzo XII, decisero di appoggiare la legittimità di Filippo: il nuovo Sovrano, infatti, disponeva già dell’Austria, della Boemia, dell’Ungheria e della tiara imperiale. Consentirgli di prendere il trono di Spagna con i suoi enormi possedimenti sarebbe equivalso a consegnargli il dominio del mondo, con conseguenze devastanti per l’equilibrio internazionale.

Fu allora che si aprirono i negoziati di Utrecht: il primo atto consistette della sottoscrizione di una tregua tra Inghilterra e Francia. Presto vi dettero adesione i Paesi Bassi, soprattutto perché le truppe austro/olandesi, il 24 luglio del 1712, erano state sconfitte a Denain ove Eugenio di Savoia era stato per la prima volta duramente sconfitto dal Maresciallo De Villars.

Nel novembre successivo, Filippo rinunciò per sé e per gli eredi a qualsiasi pretesa sulla corona francese e si insediò a pieno titolo sul trono spagnolo.

Nel luglio del 1713, dopo un anno di negoziati, fu pace fra Francia e Spagna da una parte e Inghilterra, Prussia, Portogallo, Paesi Bassi e Savoia dall’altra.

La guerra di successione spagnola era conclusa.

Le clausole di Utrecht

Fra il marzo e l’aprile del 1713, ad Utrecht, Filippo d’Anjou fu riconosciuto legittimo Sovrano di Spagna: la sua corona era definitivamente separata da quella francese.

La Spagna cedeva all’Austria i Paesi Bassi già suoi, il Regno di Napoli, la Sardegna, il Ducato di Milano, lo Stato toscano dei Presidii; rinunciava a favore dell’Inghilterra a Gibilterra, all’isola di Minorca e all’asiento de negros: ovvero il monopolio della tratta degli Schiavi africani verso l’America, e le rilasciava il vascello di permissione: ovvero l’autorizzazione all’attracco annuo in uno dei porti dell’America del Sud.

L’Inghilterra acquisiva dalla Francia i territori americani di Terranova, l’Acadia e la Baia di Hudson impegnandosi anche a non più sostenere le pretese dei cattolici Stuart, ad espellere dalla Lorena Giacomo Francesco Edoardo Stuart e a riconoscere la legittimità di Re Guglielmo d’Orange, genero del defunto Giacomo II.

L’Olanda acquisiva il diritto di fortificare i confini tra i Paesi Bassi ex spagnoli –ora austriaci- e la Francia.

Vittorio Amedeo II di Savoia guadagnava la Sicilia, il Monferrato, la Lomellina e la Valsesia.

L’Austria assumeva la titolarità di Mantova e dei suoi territori.

La Prussia veniva compensata con la regione della Gheldria.

La guerra definitiva si realizzò, però, solo quando anche l’Austria firmò la pace con la Francia: il 6 marzo del1714 aRastadt, ove si convenne il reintegro dei Principi Elettori di Baviera e di Köln nei loro possedimenti e il riconoscimento dei possedimenti asburgici in Italia ( territori milanesi, partenopei e Sardegna ) oltre che l’assegnazione all’Impero dei Paesi Bassi ex spagnoli.

Da quei Trattati, la Spagna e la Francia uscirono fortemente ridimensionate: l’una non era più una Potenza mondiale, malgrado la conservazione di alcune Colonie; l’altra archiviò i progetti espansionistici, mantenendo qualche area in America del Nord e nei Caraibi.

Per contro: l’Inghilterra affermò la propria egemonia marinara nel mondo e, con l’Olanda, il controllo di tutte le rotte commerciali verso America ed Oriente; l’Austria asburgica si pose in posizione di assoluto primato sul continente europeo; la Prussia ebbe la legittimazione statuale; i Savoia si consolidarono.

In definitiva, Filippo salvò il trono ad un prezzo altissimo e, in seguito, dopo aver firmato con la Francia i Pactos de Familia, riaprì le ostilità con l’Austria per interessi su territori italiani.

Restarono, invece, insolute altre querelles: il crollò dell’unità territoriale dell’Impero, poiché il Brandeburgo, elevato al rango di Stato col nome di Prussia ed affidato a Federico III di Hohenzollern, aveva appoggiato gli Asburgo mentre i Grandi Elettori di Colonia e della Baviera avevano parteggiato per la Francia; il controllo del Mediterraneo, per il quale sarebbe esploso uno nuovo grande conflitto nel 1717.

La ripresa delle ostilità

Quel clima di tensioni e oltraggi politici incorniciò le nozze di Filippo di Spagna con Elisabetta Farnese, mentre sotto la cenere covava la brace della vendetta.

Dal1714 inpoi, ella ed il Cardinale Alberoni, complici forse per la comune origine italiana, assunsero il diretto controllo di tutte le decisioni di Politica interna ed estera mirando alla riconquista dei territori italiani perduti a seguito dei Trattati di Utrecht e di Rastatt e a creare Stati satelliti utili a garantire al Regno il controllo del Mediterraneo.

Nella veste di Primo Ministro, intanto, il Cardinale Alberoni stabilizzò l’economia, riformò la Finanza, potenziò la Flotta e migliorò le condizioni dell’esercito.

Restavano le questioni interne, sulle quali la Regina esercitava enormi pressioni mirando ad assicurare alla propria prole Ducati italiani, poiché Filippo aveva avuto dalle prime nozze tre figli.

Nel tempo, ella riuscì a procurare a Carlo ed a Filippo, rispettivamente primogenito e secondogenito, il Regno di Napoli e Sicilia e il Ducato farnesiano.

Nel 1715, morto Luigi XIV, per la minorità del Delfino Luigi, ascese al trono in reggenza il Duca d’Orléans. Se a causa delle aspettative spagnole sulla Francia, ove mai fosse deceduto anche il giovane Sovrano, l’Inghilterra ritenne opportuno prevenire l’unione della tiara francese con quella spagnola nelle mani di un Borbone, anche i Paesi Bassi si sentirono a rischio di un nuovo progetto espansivo, derivandone una alleanza sottoscritta il 4 gennaio del 1717 allo scopo di prevenire iniziative aggressive della Corte iberica.

Nel novembre di quello stesso anno, infatti, d’intesa con la Farnese, l’Alberoni inviò ottomila unità armate nella Sardegna austriaca, profittando del conflitto austro/turco che aveva come teatro il territorio ungherese.

L’Austria, le cui risorse erano impegnate sul fronte balcanico, chiese il sostegno dell’ Inghilterra, della Francia e dell’Olanda ma, proprio per contenerne l’espansione, consolidata anche dalla vittoria di Eugenio di Savoia nella battaglia di Petervaradino, l’intervento fu negato e fu, invece, avanzata una proposta ad esclusivo vantaggio spagnolo: Filippo avrebbe riavuto Napoli e la Sicilia, la Sardegna sarebbe stata ceduta ai Piemontesi e il Principe Carlo sarebbe stato riconosciuto legittimo erede dei Farnese e dei Medici.

Il Cardinale respinse i negoziati.

Il 21 luglio del 1718 la tensione internazionale indusse i Belligeranti, in tutta fretta, a sottoscrivere la Pace di Passarowitz: l’Austria poteva ora far fronte alla  minaccia iberica.

E fu la granitica Quadruplice Alleanza che, convenuta fra Francia, Inghilterra, Olanda ed Austria, dichiarò guerra alla Spagna.

Il conflitto impegnò anche le colonie sudamericane.

Fu allora che, spiazzando tutte le Monarchie europee, la pugnace Regina Elisabetta si pose personalmente a capo della Divisione dislocata lungo i Pirenei per fronteggiare i nemici.

Il disastro ebbe come teatro il Sud: la Flotta britannica e l’esercito di terra si erano già acquartierati a Messina, ponendola in stato d’assedio; costringendo gli Spagnoli ad ingaggiare battaglia; infliggendogli una pesante rotta.

Lo scontro si consumò nelle acque di Capo Passero e registrò la disfatta della Marina iberica comandata dagli Ammiragli don Antonio de Gaztaneta e don Ferdinando Chacon, storicizzando il naturale talento militare dell’Ammiraglio Sir George Bung Visconte di Torrington.

Era l’11 agosto del 1718.

A monte di quell’evento, malgrado la tensione fosse altissima, non era stata pronunciata una formale e previa dichiarazione di guerra fra Spagna ed Inghilterra ma, nove giorni prima, ovvero il 2 agosto, la Coalizione aveva emesso l’ultimatum: ritiro immediato delle forze iberiche dalla Sicilia e dalla Sardegna.

Quattro mesi più tardi: il 17 dicembre di quello stesso 1718, Francia, Inghilterra e Austria, in seguito confortate dai contingenti dei Paesi Bassi, formalizzarono la dichiarazione di guerra e marciarono su Palermo.

La Farnese era furibonda, mentre Giorgio I dotava di pieni poteri l’Ammiraglio Byng incaricandolo di trattative diplomatiche con i Principi italiani.

Nel 1719 l’Austria riprese il totale controllo della Sicilia.

Per indebolire l’Inghilterra, allora, gli Spagnoli sostennero l’insurrezione dei Giacobiti scozzesi a supporto dei quali, il 6 marzo di quello stesso anno inviò cinquemila uomini.

I Dragoni ne fecero scempio e, per ritorsione, attaccarono la Galizia: in settembre entrarono in guerra anche i Paesi Bassi.

Non in grado di fronteggiare quel compatto fronte, la Spagna chiese di negoziare: la Coalizione accettò a condizione che l’Alberoni venisse sollevato dai suoi incarichi ed espulso dal Regno.

Il 5 dicembre il Porporato mosse verso l’Italia.

E fu il Trattato de l’Aia del 20 febbraio del 1720: una sostanziale conferma delle clausole di Utrecht che, nell’aprile del 1713, aveva archiviato il conflitto per la successione spagnola: perdita dei territori in Italia e in Olanda; abbandono della Sicilia; rinuncia a qualsivoglia pretesa sui vecchi possedimenti e, in mancanza di eredi farnesiani diretti, attribuzione del Ducato di Parma e Piacenza al primogenito Carlo che, quale discendente legittimo dei Medici per parte materna, avrebbe poi rivendicato assieme al fratello il controllo della Toscana; assegnazione della Sicilia all’Austria e attribuzione della Sardegna a Vittorio Amedeo II di Savoia.

La Spagna senza il Cardinale Alberoni

Tornato in Italia, l’Alberoni visse una difficile fase di isolamento: arrestato a Genova ed evaso, riuscì con abili maneggi a partecipare al conclave che elesse Innocenzo XIII, dal quale fu riabilitato fino ad essere proposto per la stessa tiara papale nell’assise elettiva di Benedetto XIII.

Designato Legato in Romagna, Alberoni occupò San Marino e riscattò definitivamente le umilissime origini: figlio di un giardiniere, era stato bracciante prima di essere incaricato di curare gli interni della cattedrale di Piacenza e di riscuotere l’attenzione del Vescovo Barni, che lo aveva indotto a prendere i voti ed associato come Canonico al Capitolo.

La brillante carriera era stata poi facilitata dalla generosità di Luigi Giuseppe Borbone- Vendôme che, Capo delle forze francesi in Italia, lo aveva condotto seco a Parigi e reso necessario allo stesso Luigi XIV: da dispensatore di consigli a sostenitore della nomina reale di Filippo V e ad Agente consolare del Ducato di Parma alla Corte spagnola, egli era divenuto presto Favorito del Sovrano e della stessa Regina Farnese, che ne aveva rafforzato il potere nominandolo Primo Ministro, Grande di Spagna e Primate di Malaga.

Il Cardinale si spense nel 1752, lontano dalle complesse vicende spagnole.

Al suo definitivo allontanamento, in Filippo V maturò una depressione tanto profonda da indurlo, anche per il peso dello scacco subito, ad abdicare, in favore del primogenito Luigi e di ritirarsi a Granja.

Era il 10 gennaio del 1724.

Sette mesi più tardi, però, il giovane Re fu stroncato dal vaiolo.

Elisabetta convinse il marito a tornare al trono, amministrando ancora di fatto il Regno, prima che egli perdesse del tutto le capacità di discernimento.

Nel 1725, egli firmò un impegno di pace con Carlo VI d’Austria, anche per rivolgere la propria attenzione all’incombente conflitto con l’Inghilterra, ovvero la guerra anglo/ spagnola motivata dall’esigenza di condizionare il contrabbando inglese e revocare le disposizioni di Utrecht; tuttavia, a conflitto cessato, la situazione tornò allo status quo ante sancito dalla Convenzione di El Pardo del 1728, col solo risultato positivo della riconciliazione franco/spagnola, cui di dedicò José Patiño Rosales mentre l’Inghilterra consolidava le relazioni con l’Austria.

In quel complesso contesto internazionale fu sottoscritto il primo Patto di Famiglia fra Borboni spagnoli e Borboni francesi: una sostanziale alleanza difensiva ed offensiva poi collaudata nella Guerra di Successione polacca e nella Guerra di Successione austriaca, le cui precipue ragioni risiedettero nel fermo e ambizioso disegno della Farnese di assicurare potere ai propri figli.

L’intesa, siglata nel 1734, al termine del conflitto polacco, valse in sede di Trattato di Vienna del 1738 la cessione da parte di Carlo VI d’Asburgo del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia a Carlo di Borbone.

Nel secondo Patto di Famiglia, al termine della querelle successoria austriaca, nel 1743, in sede di Trattato di Aquisgrana fu assegnato il Ducato di Parma e Piacenza a Filippo I, figlio della pugnace Sovrana.

Quelle intese integravano altri accordi: quello di Vienna del 1725, ove Carlo VI d’Asburgo e Filippo V avevano rinunciato rispettivamente a pretese sul trono spagnolo e a rivendicazioni su Paesi Bassi e territori italiani; quello di San Ildefonso del 1742, col quale venivano incrementati i patti commerciali fra Filippo V e Cristiano VI di Danimarca; quello di Aranjuez del 1745, col quale Spagna, Francia e Regno di Napoli si impegnavano a sostenere Genova dagli attacchi dell’Austria, nel contesto della Guerra di Successione austriaca.

Filippo V si spense nel 1746 lasciando erede il secondogenito Ferdinando VI.

Aveva praticato una deludente politica estera ma più provvida fu quella interna: benché gli Asburgo avessero rispettato le autonomie e le tradizioni giuridiche locali, egli aveva centralizzato il ruolo della Corona con i Decreti di Nueva Planta del 1707, emendati nel 1716 con la conseguente abolizione del Regni d’Aragona, di Valencia e di Maiorca, la Contea di Barcellona e le Cortes, surrogati da un numero pari di Provincie governate da un Capitano Generale e da Comuni guidati da un Sindaco.

Nell’àmbito dell’attività riformista sancì anche la soppressione del Supremo Consiglio della Corona d’Aragona, del Consiglio d’Italia e del Consiglio delle Fiandre, cui furono oppose Dipartimenti statali e Funzionari contigui alla Corte. In materia finanziaria, per rendere efficiente il sistema fiscale, commerciale e produttivo, adottò una energica linea mercantilistica vietando l’esportazione del grano e dei prodotti tessili; abolendo i dazi interni e sostituendoli con un solido edificio doganale; insediando, su modello francese, gli Intendenti, pagati dallo Stato e incaricati della riscossione delle tasse dei vari Distretti; revocando privilegi fiscali ai Ceti alti  e diminuendo l’imposta del Quinto del Rey.

In aggiunta a tanto, rilanciò i rapporti con l’Impero d’oltremare attraverso una Società per Azioni che finanziasse i commerci, analogamente alla Compagnia delle Indie Inglese e Olandese. L’esperimento, però, si rivelò insoddisfacente, parimenti ai tentativi di ridurre il contrabbando e di arginare l’influenza educativa del Clero: non gli riuscì, infatti, di sottrarre il monopolio dell’istruzione agli Ordini dei Gesuiti e dei Domenicani, pur favorendo la nascita di Istituti come il Collegio delle Miniere, deputato a formare Tecnici minerari attraverso la concessione anche di borse di studio ed il potenziamento universitario delle cattedre di materie scientifiche.

Anche l’esercito fu riformato: fu aumentato il numero degli Effettivi attraverso il reclutamento di Mercenari stranieri e la coscrizione di un uomo ogni quindici; sostituito il Tercio con lo schieramento francese, fondato su Brigate, Battaglioni e Reggimenti; introdotto l’uso dell’uniforme; adottato il fucile armato di baionetta; creato un Corpo di Artiglieria separato dalle Truppe di linea; favorita l’apertura di Scuole e Accademie per Ufficiali.

Analoga attenzione fu riservata alla Marina Militare che, con la collaborazione del Ministro Ensenada, fu rilanciata dall’insediamento di cantieri navali a Cadice e dalla costruzione di moderne imbarcazioni di linea e Fregate.

L’iniziativa destinata a far discutere fu, invece quella adottata nel 1713, quando ribaltò la tradizione successoria e, in contrasto con la legittimazione della discendenza femminile che pur gli aveva consentito di ascendere al trono, introdusse la Legge salica per prevenire il rischio di insediamento di dinastie esterne, transitanti attraverso quella linea.

Filippo V aveva avuto due matrimoni: dal primo, con Maria Luisa di Savoia, erano nati i figli Luigi, morto di vaiolo; un Filippo vissuto due sole settimane; un altro Filippo morto a sette anni; Ferdinando, Re di Spagna come Ferdinando IV. Dal secondo, contratto con Elisabetta Farnese, erano nati: Carlo III; Francesco, mancato in tenerissima età; Marianna, sposata a Giuseppe I di Portogallo; Filippo, Duca di Parma e Piacenza; Maria Teresa, coniugata a Luigi Ferdinando del ramo francese Borbone; Luigi Antonio Primate di Toledo, poi Primate di Spagna passato alla Storia come Cardinale Infante e infine Conte di Chinchòn e, rinunciata la carriera ecclesiale, marito morganatico di Doña Maria Teresa de Vallabriga Y Rosas; Maria Antonietta, sposa di Vittorio Amedeo III d’Aosta.

Elisabetta Farnese sopravvisse al marito per quattro lustri, ma dovette attendere il decesso dell’altro figliastro Ferdinando IV, prima di poter vedere incoronato il proprio primogenito che, intanto, nel perdurare della Guerra di Successione polacca, aveva garantito alla Famiglia il controllo di Parma, Napoli e Sicilia.

Nel1732, amargine della Battaglia di Bitonto, Carlo aveva preso possesso del Granducato italiano e, quando due anni dopo la Spagna, la Francia e la Savoia si erano coalizzate contro l’Austria, ne aveva profittato per invadere il territorio napoletano e siciliano, ottenendo il riconoscimento dei diritti già appartenuti alla Corona iberica e perduti nel 1714 per effetto del Trattato di Utrecht.

Nati il Regno partenopeo e la dinastia borbonica, ad Elisabetta erano stati riconosciuti i titoli di Legittima Sovrana e di Duchessa di Parma e Piacenza.

Dopo conflitti alterni a sodalizi, cessata la diatriba ereditaria austriaca, per effetto dei Patti di Aquisgrana del 1748 Carlo cedette il Ducato italiano al neghittoso fratello Filippo che, con la moglie Elisabetta di Francia, figlia di Luigi XV, avviò la linea dei Borbone /Parma.

La Farnese trascorse gli ultimi anni ad Aranjuez, proteggendovi i Gesuiti e dedicandosi ad opere pie. Vi si spense l’11 luglio del 1766 e le sue spoglie furono alloggiate accanto a quelle di Filippo nella chiesa del palazzo di Granja.

Le sopravvissero i figli Carlo III, Re di Napoli, Sicilia e Spagna; l’Infante Francesco; l’Infanta Maria Victoria; Filippo, Duca di Parma e Piacenza;  l’Infanta Maria Teresa; l’Infante Luigi; l’Infanta Maria Antonietta.

Bibliografia