Non solo Medio Evo

Gonzaga Vincenzo

di Ornella Mariani
Vincenzo Gonzaga.
Vincenzo Gonzaga.

Vincenzo Gonzaga

Nato a Mantova il 21 settembre del 1562 e mortovi il 18 febbraio del 1612;  figlio del Duca Guglielmo del Monferrato e di Eleonora d’Austria, ascese al trono ducale nel 1587 e fu personaggio di spessore del Rinascimento poiché la sua Signoria rese la città uno dei più prestigiosi centri artistici d’Europa.

Di temperamento vivace e generoso ma d’indole violenta, prima di assumere la guida politica dello Stato, condusse un’esistenza trasgressiva; incline al fasto e alla mondanità sfrenata e ad accessi di brutalità: il 3 luglio del 1582, incompagnia del pessimamente reputato Cortigiano Ippolito Lanzoni, assassinò lo scozzese James Chrichton, detto anche Admirable Crichton:

Filosofo, Matematico, Teologo, Poeta celebre per la straordinaria conoscenza delle Arti; per la padronanza con cui parlava ebraico, siriaco, arabo, greco, latino, spagnolo, francese, olandese, slavo, inglese e italiano, e per la singolare avvenenza, costui era il Consigliere di Corte più vicino al vecchio Duca e, se la sconfinata cultura lo aveva reso assai popolar, per contro gli aveva procurato invidie e maldicenza.

Era figlio di Robert Chrichton e di Elizabeth Stewart; aveva condotto gli studi presso l'università di St. Andrews, laureandosi a quattordici anni; dopo peregrinazioni in Francia, nel 1579 era approdato in Italia e, fatta sosta a Genova, Venezia e Padova, nel 1581 era giunto in Mantova riscuotendovi tutta la considerazione di Guglielmo Gonzaga.

In quella notte fatale, a margine di un duro diverbio per futili motivi con Lanzoni, lo aveva ucciso e, nella vana difesa di costui, Vincenzo lo aveva aggredito finendolo a colpi di spada e pugnale.

Tale ricostruzione era stata fornita dallo stesso giovane Duca, ma non aveva persuaso nessuno soprattutto per la diffusa convinzione che egli fosse un attaccabrighe e un ubriacone.

La Giustizia lo assolse da ogni imputazione ma il duplice omicidio indignò il Duca che, pur perdonandogli, non ebbe mai più col figlio rapporti sereni malgrado in appresso egli si impegnasse a contenere la condotta dissoluta,  festaiola e turbolenta mantenendo la frequentazione della residenza di Viadana, ove era protagonista di movimentate vicende sentimentali presso la Corte di Barbara Sanseverino Sanvitale, Contessa di Sala.

Il suo percorso politico cominciò dunque il 14 agosto del 1587 quando,  nella villa di Goito, si spense il Duca Guglielmo che, grazie alla illuminata conduzione dello Stato, gli lasciò una fortuna protetta nei forzieri del Camerino Ferrato.

Il 22 settembre, dopo le solenni esequie tributate al padre, Vincenzo fu incoronato con grande magnificenza quarto duca di Mantova e, durante l’attraversamento delle vie cittadine, il Tesoriere distribuì al Popolo diecimila monete d’oro e d’argento coniate per l’occasione.

Avviò, allora, l’attività di Mecenate affrancando Torquato Tasso dalla prigionia ospedaliera di Sant’Anna a Ferrara e ospitandolo a Corte; coltivando l’amicizia del giovane Claudio Monteverdi e dell’importante Architetto Giuseppe Dattaro, ideatore della sua residenza di caccia a Bosco Fontana; cimentandosi nella costruzione della cittadella di Casale Monferrato, la cui cura fu affidata all’Architetto Germanico Savorgnan; ottenendo nel 1588 dall'imperatore Rodolfo II il privilegio di porre nello stemma di famiglia le insegne araldiche della Casa d’Austria, sormontate dalla corona arciducale.

Il 2 febbraio del 1589 nella basilica di Sant’Andrea, Vincenzo ricevette il collare del Toson d’oro concessogli da Filippo II di Spagna.

Nel 1592, avviò una aspra querelle con Francesco Gonzaga terzo Marchese di Castiglione delle Stiviere, per il dominio di Castel Goffredo, concludendola vantaggiosamente solo nel 1602; ma, ancora in quell’anno, incaricò l’Artista Antonio Maria Viani di decorare alcune stanze del Palazzo Ducale e dispose, per la rappresentazione delle opere, l’allestimento di un teatro in grado di accogliere oltre mille Spettatori.

Durante un viaggio in Fiandra, conobbe e prese al seguito Pieter Paul Rubens cui affidò una missione diplomatica in Spagna, e ingaggiò come Ritrattista di Corte il Pittore fiammingo Frans Pourbus.

Fra il 1595 e il 1597, Vincenzo fu l’unico Principe cristiano a rispondere all’ appello dell’imperatore Rodolfo II per le campagne contro i Turchi.

Il 4 giugno del 1598 si recò a Ferrara ad omaggiare Papa Clemente VIII: il Ducato omonimo ritornava ufficialmente alla Chiesa in seguito alla morte senza legittimi successori dell’ultimo duca Alfonso II d’Este. Nell’occasione, ebbe in dono un prezioso crocifisso di ebano e argento dorato che, a sua volta, donò alla basilica di Santa Barbara.

Il 18 luglio del 1601 partecipò all’ultima spedizione contro i Turchi e all’ assedio della fortezza di Canissa.

Nel 1608 finanziò il viaggio in America dello speziale mantovano Evangelista Marcobruno per la ricerca del gusano: un verme autoctono delle Ande peruviane accreditato di miglioramento della virilità.

Nello stesso anno fondò, approvato da Paolo V, l'Ordine Militare del Sangue di Gesù Cristo, ispirandosi alla reliquia conservata presso la cattedrale mantovana e dandogli la divisa Domine probasti me, o Nihil hoc triste recepto dopo aver stabilito che il numero dei Cavalieri fosse limitato a venti, oltre al Gran Maestro: carica riservata a se stesso e ai discendenti.

Nel febbraio del 1612 Vincenzo si ammalò. Ristabilitosi, per onorare un voto vestì l’abito grigio dei Francescani; ma una improvvisa ricaduta lo stroncò nella notte del 18 di quel mese.

Fu tumulato il 21 successivo nella cripta della basilica di Sant’Andrea, accanto alla moglie Eleonora: nel testamento aveva disposto di essere sepolto seduto su un trono marmoreo con accanto la sua spada.

La vita sentimentale

Il 2 marzo del 1581, nel Duomo di Piacenza Vincenzo sposò la tredicenne Margherita, figlia del Duca di Parma Alessandro Farnese.

Le nozze, officiate dal Vescovo di Parma Ferrante Farnese, furono sciolte due anni più tardi poiché non consumate, forse a causa di una presumibile malformazione fisica della sposa.

La vicenda assunse toni critici: i Gonzaga volevano che ella lasciasse Mantova; i Farnese, ritenendo oltraggiosa la pretesa, sparsero voce che la mancata unione sessuale fosse imputabile all’impotenza del Duca.

Dopo varie traversie, il Cardinale Carlo Borromeo pronunciò la sentenza di nullità del vincolo a causa dell’imene corneo della Principessa, che si ritirò nel Monastero di San Paolo a Parma ove, presi i voti, assunse il nome di Suor Maura Lucenia.

La scelta di una seconda consorte, allora, ricadde su una diciassettenne cugina: Eleonora de’ Medici, figlia del Granduca di Toscana.

Ella era figliastra di Bianca Cappello che, offesa per essere stata considerata dai Gonzaga solo una Cortigiana, non perse occasione per creargli imbarazzo e riscattarsi dal ruolo di Favorita da essi sprezzantemente attribuitole. Pertanto, chiese pubblicamente che la virilità di Vincenzo fosse provata e, al fine di garantire la regolarità della verifica, chiese la costituzione di una Commissione di Medici e Diplomatici.

Il primo accertamento si tenne a Ferrara, ove il Duca attuò una ignominiosa ritirata: gli atti annotarono che egli avesse esibito una erezione incompleta e di breve durata, tale da sconfessare l’asserita capacità di assolvere ai suoi doveri.

La seconda prova si tenne a Venezia il 15 marzo: la testimone fu individuata nella ventunenne Giulia Albizi, alla quale la famiglia Medici elargì una più che cospicua dote e procurò un marito comprensivo.

La notte del controllo, Vincenzo si presentò disturbato dall’ingestione di molte pietanze considerate afrodisiache: proprio il carico di spezie assorbito e la massiccia dose di vino bevuto a cena, gli provocò una imbarazzante colica e la seconda cattiva figura.

Al terzo esame, finalmente, testimoni oculari certificarono la consistenza della sua potenza virile verbalizzando aspetto e dimensioni della verga ducale e corredando la cronaca dei dettagli forniti dalla Volontaria.

Il 29 aprile del 1584, egli poté sposare la prestigiosa Eleonora che gli dette sei figli:

Francesco, (1586 - 1612), Duca di Mantova e del Monferrato, coniugato poi a Margherita di Savoia;

Ferdinando, (1587 - 1626) Cardinale e Duca per effetto della morte del fratello;

Guglielmo Domenico, ( 1589 – 1591);

Margherita ( 1591 – 1632) sposata del Duca di Lorena Enrico di Vaudemont;

Vincenzo, (1594 - 1627) Cardinale dal 1615 e poi Duca di Mantova e Monferrato;

Eleonora, ( 1598 – 1655 ) maritata all’Imperatore Ferdinando II.

Il Duca ebbe poi tre figli naturali da Agnese Argotta, moglie di Prospero del Carretto: Francesco, Silvio, Eleonora.

Bibliografia