Non solo Medio Evo

Guglielmo II di Prussia e Germania

di Ornella Mariani
Guglielmo II di Prussia e Germania.
Guglielmo II di Prussia e Germania.

Guglielmo II di Prussia e Germania

Terzo ed ultimo Kaiser di Germania e ultimo König di Prussia, Friedrich Wilhelm Viktor Albrecht von Hohenzollern nacque a Berlino il 27 gennaio del 1859 e si spense a Doorn il 4 giugno del 1941.

Figlio del Principe Federico e di Vittoria di Sassonia- Coburgo e portatore di una atrofia del braccio sinistro provocatagli durante il parto, guidò l’Impero per trent’ anni, contraddistinguendosi per il riarmo soprattutto navale e per una sconsiderata e contraddittoria politica estera che, archiviato il metodo bismarckiano, isolò lo Stato e lo pose in contrasto anche col Cancelliere Bernhard von Bulöw.

Convinto assertore del Militarismo e della tradizione monarchica prussiana, per l’appoggio fornito all’Austria nei Balcani e per l'assenso dato all'apertura delle ostilità della Germania contro la Russia nel 1914, è passato alla Storia come il principale  responsabile dell’esplosione della Prima Guerra Mondiale.

Gli bastava muoversi impettito e mettersi in posa facendo tintinnare la sciabola nel fodero. Desiderava solo sentirsi come Napoleone senza combattere battaglie… Ma sotto tutte quelle pose e orpelli vi era un uomo molto comune, vanesio ma nel complesso benevolo, che coltivava la speranza di passare per un secondo Federico il Grande

Questo il tagliente giudizio di Winston Churchill!

La formazione di Guglielmo fu fortemente influenzata dal Precettore Georg Ernst Hinzpeter, persuaso che l'imposizione fosse il modo giusto ad  insegnare tolleranza e compassione: studiò francese e inglese; frequentò il Friedrichsgymnasium di Kassel e, dal 1877, per quattro sessioni l'Università di Bonn e, ancora minorenne, fu insignito di onorificenze russe, austriache e italiane fino, alla maggiore età, dell’ Ordine della Giarrettiera.

Nel 1878 visitò Parigi e l’anno successivo l’Inghilterra, manifestando insofferenza anche per l'autorità materna.

Nel febbraio del 1880, si fidanzò con Augusta Vittoria di Schleswig –Holstein e la sposò un anno dopo, ritenendola punto di riferimento stabile della propria esistenza.

La tensione con Bismarck

Il 9 marzo del 1888 si spense, novantunenne, l’Imperatore di Germania Guglielmo I. Gli successe il figlio Federico III che, a soli tre mesi di regno, morì di un cancro alla laringe.

Il ventinovene Guglielmo cinse la tiara imperiale e, tre mesi dopo, di ritorno dalla Russia, ottenne un appannaggio annuale di sei milioni di marchi. A quel viaggio ne seguirono altri a Stoccolma e a Copenaghen e, infine, a Vienna e Roma, capitali d’Austria e Italia che, dal 1882, con la Germania erano parte della Triplice Alleanza.

Fu in quella fase che fra Guglielmo e il Cancelliere Otto von Bismarck maturarono i primi contrasti, a margine degli scioperi dei Minatori che, nella primavera del 1889, indussero il Kaiser a presentare al Gabinetto un programma scolastico di tutela dei Giovani dalle tentazioni del Socialismo: seppure il progetto fu condiviso dal Cancelliere, ispiratore della linea dura nei confronti del movimento operaio, lo scontro maturò quando Guglielmo manifestò l’esigenza di conciliazione nazionale.

Nel perdurare della contrapposizione, si tennero le elezioni al Parlamento tedesco e la vittoria dei Socialisti democratici pose Bismarck in minoranza, sollevando una questione costituzionale.

Secondo un decreto prussiano del 1852, i Ministri erano tenuti a consultare il Capo del Governo prima del Re: Guglielmo II ne ordinò uno di revoca e, il 18 marzo del 1890 Bismarck si dimise.

Cancellierati instabili

Guglielmo II chiamò al Cancellierato il Militare Leo von Caprivi.

Insieme, demolito l’impianto della politica di Bismarck per l’asserita incompatibilità con gli altri accordi sottoscritti dalla Germania, revocarono il Trattato di contro-assicurazione con la Russia, che sodalizzò con la Francia.

La violenza della reazione e le pressioni esercitate dal potentissimo Friedrich August von Holstein, intenzionato a insediare il moderato Chlodwig zu Hohenlohe Schillingsfürst, indusse il Cancelliere alle dimissioni nel 1894.

Il 3 gennaio del 1896 il protagonismo di Guglielmo II, provocò il deterioramento delle relazioni fra Germania e Inghilterra: in quei giorni, la Repubblica boera del Transvaal, dove imponenti risorse umane ed economiche tedesche erano state investite nelle miniere d'oro, aveva respinto un’aggressione del SudAfrica ispirata da Londra, decisa a  provocare una sollevazione e riportare in orbita britannica quell’area.

Il Kaiser assicurò allo Zar Nicola II che non avrebbe mai consentito agli Inglesi di mettere le mani sul Transvaal e con tre Ammiragli e il Cancelliere, a margine di una riunione in cui furono rappresentati vari scenari, inviò un telegramma di sostegno a Paul Kruger, Presidente della ambita regione.

L’Inghilterra lesse nel gesto una provocatoria interferenza, soprattutto per la parentela fra le due Corone. Sta di fatto che dopo l'episodio, condito da aspre e reciproche polemiche, i rapporti si irrigidirono e in Germania si stanziarono cospicui fondi per il potenziamento della Flotta militare.

Nell'agosto del 1897, mirando a un ruolo politico internazionale, Guglielmo tornò sull’argomento e, recatosi a San Pietroburgo, persuase lo Zar ad assicurare la non opposizione all’eventuale occupazione del porto cinese di Kiautschou. Due mesi dopo, strumentalizzando l’assassinio di due Missionari tedeschi, occupò quella base in sprezzo del dissenso dei Gabinetto.

Per contro, i Russi s’insediarono a Port Arthur.

Lungi dal recepire la pericolosità della manovra, il Kaiser  scrisse … Russia e Germania all'ingresso del Mar Giallo possono essere considerate come San Giorgio e San Michele che proteggono la Sacra Croce nell'Estremo Oriente e custodiscono le porte del continente asiatico

Quando, però, l’Inghilterra s’impadronì a sua volta di Weihai nello Shandong, il clima internazionale si tese maggiormente.

La Germania aveva, in quella fase, preso a guardare al Mediterraneo: non a caso, accompagnato dalla consorte, dal Ministro degli Esteri e da Philipp zu Eulenburg, nel 1898 il Kaiser partì per la Palestina, regione dell’Impero ottomano.

Il viaggio conseguì il duplice effetto di consolidare il suo interesse per la Turchia e di impensierire Francesi, Russi e Inglesi, minacciati nelle loro linee di navigazione marittime principali.

La tensione si inasprì ulteriormente quando, due mesi dopo, i Turchi concessero ai Tedeschi di costruire un porto e una linea ferroviaria sulla costa orientale del Bosforo.

Col nuovo Cancelliere Bernhard von Bülow e con l'Ammiraglio Alfred von Tirpitz, intanto, si realizzò il riarmo navale: essi ingenerarono sogni di potenza marittima nel Popolo e fecero approvare dal Reichstag ben tre leggi di fabbricazione.

La circostanza che la Germania disponesse di una Flotta allarmò l’Ighilterra e peggiorò i rapporti già lacerati dal telegramma a Kruger, scaturendone un avvicinamento della Potenza d’oltreManica con la Francia e la stipula dell’Entente cordiale, l'8 aprile del 1904: vi si stabiliva, tra l’altro, che il Marocco sarebbe entrato nella sfera d'influenza francese.

La Germania tentò di sabotare l'intesa e, il 30 marzo del 1905, Guglielmo sbarcò dimostrativamente a Tangeri, ove manifestò il proprio interesse in direzione dell’ autonomia del Paese dalle Nazioni europee.

I due Alleati reagirono negativamente e la tensione montò al punto che, timoroso di un conflitto, accogliendo la proposta tedesca di una Conferenza internazionale, il Governo francese fece dimettere il Ministro degli Esteri Delcassè, acerrimo nemico dei Tedeschi.

Fu una vittoria diplomatica: nella stessa giornata delle dimissioni del Capo di quel Dicastero, il Kaiser conferì al Conte Bülow il titolo di Principe, convinto di aver impedito alla Francia l'acquisizione di una nuova strategica Colonia.

Il Congresso, che si tenne nel 1906 nella iberica Algeciras, evidenziò l’isolamento della Germania e, un colloquio col Cancelliere ai primi di aprile, Guglielmo espresse la convinzione che se il Paese non avesse rinunciato alla propria intransigenza, la granitica coalizione anglo/franco/russa gli avrebbe precluso ogni possibilità di successo nel prevedibile conflitto.

Così prevalsero le ragioni francesi e fu avviata quella colonizzazione del Marocco, conclusa in sei anni.

In quel contesto, il più importante tentativo del Sovrano, per impedire l'accerchiamento della Germania, fu realizzato a Biörkö: sito russo sul Golfo di Finlandia, ove egli incontrò Nicola II il 24 luglio  del 1905 e ove, senza consultare Bülow, firmò un accordo in base al quale i due Stati si impegnavano al reciproco aiuto in caso di attacco di Terzi, ma solo in Europa.

Al Cancelliere non sfuggì il pericolo di quella clausola: in caso di una guerra anglo/tedesca, dotata di Flotta insufficiente a proteggere le proprie colonie e le proprie coste, la Germania sarebbe stata esposta alla minaccia inglese e la Russia, pur essa dotata di una modesta Marina, non solo non avrebbe potuto intervenire, ma avrebbe potuto rifiutarsi anche di contrastare i Britannici in Asia.

Guglielmo non intese ragioni: pretese la ratifica dell’intesa e Bülow si dimise, revocando poi la propria decisione su pressione diretta e accorata del Kaiser.

Il Trattato fu contestato e ritenuto dannoso per l’alleanza con i Francesi, anche in Russia: nei fatti, restò una vicenda priva di valore legale.

Due anni dopo, l'accordo sulla spartizione delle sfere d'influenza in Asia fra Londra e San Pietroburgo, eliminando ogni tensione fra le due Potenze, accantonò ogni speranza del Kaiser di definire un sodalizio con la Russia.

Politica imprudente

Il 28 ottobre del 1908 Guglielmo II rilasciò al Daily Telegraph un’intervista nella quale, definitosi amico degli Inglesi e denunciata la pericolosità del Giappone, rivendicò l’ideazione dei piani militari che avevano prodotto la vittoria dell’ Inghilterra sui Boeri.

Le dichiarazioni sollevarono ilarità in Inghilterra e scandalo in Germania, derivandone uno scontro istituzionale col Bülow e col Parlamento: travolto dalle critiche, il Kaiser minacciò di abdicare e convocò il Principe ereditario Federico ma, poi, incrinando definitivamente i rapporti col Cancelliere, finì con l’accettare il documento nel quale si impegnava a rispettare le regole costituzionali.

A Bülow successe Theobald von Bethmann-Hollweg, incline ad assecondare la Corona ormai sempre più distante dalla politica e presa da altri interessi: nel 1910 Guglielmo promosse la Scienza naturale moderna con garanzie finanziarie statali e curò gli scavi archeologici presso la propria villa a Corfù, ove nella primavera del 1911 fu rinvenuta una testa marmorea di Gorgone, del VII secolo a. C..

Intanto, in conseguenza del graduale isolamento della Germania, nel maggio del 1911, la Francia occupò Fez, in Marocco, rendendola di fatto Protettorato.

Contro il parere dell’Imperatore, il Ministro degli Esteri Alfred von Kiderlen-Waechter aprì una crisi internazionale opponendosi all'azione di Parigi e inviò, come atto dimostrativo, una nave da guerra nel porto di Agadir pretendendo, in luglio, il disinteresse francese sul Congo a favore della Germania.

Guglielmo II, in crociera in Norvegia, rietrò per seguire la querelle, degenerata in un accordo e conseguente mobilitazione navale franco/inglese.

Kiderlen, allora, revocò le proprie richieste e indusse il Governo a contentarsi di modesti ritocchi ai confini fra il Camerun tedesco e il Congo francese, mentre l’establishment parigino completava la colonizzazione del Marocco.

A questo punto fu chiara al Sovrano l’esigenza di dotare la Germania di una Flotta in grado di fronteggiare i nemici: quando, nel 1912, l’Inghilterra spostò navi dal Mediterraneo al Mare del Nord, egli appoggiò l’Ammiraglio Tirpitz nella richiesta di approvazione della Quarta Legge Navale, rinunciandovi solo quando Bethmann s’impuntò ritenendo più vantaggioso negoziare con Londra.

Soffiavano già venti di guerra.

Verso l'inizio del 1913, anche in Guglielmo maturò la convinzione dell’imminenza e della inevitabilità di un conflitto europeo: forse per questa ragione abbandonò i propositi di trattenere l'Austria sulla questione balcanica e assicurò al Ministro degli Esteri viennese Leopold Berchtold la propria solidarietà armata.

Quando, nella domenica 28 giugno del 1914, fu assassinato l’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando, il Kaiser era a Kile a bordo del suo yacht Meteor; il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Moltke era alle terme di  Karlsbad e il Capo della Marina Tirpitz era in vacanza in Svizzera: la Germania era priva delle più alte cariche militari.

Una volta a Berlino e a Potsdam, sottostimando la forza dei potenziali Nemici, Guglielmo espresse certezza che Nicola II non avrebbe protetto dei Regicidi, che non sarebbe stato comunque in grado di entrare in guerra e che la Francia, priva di Artiglieria pesante, era in piena crisi finanziaria.

Riprese, pertanto, la consueta crociera estiva in Norvegia ma il 19 luglio confidò alle due grandi Compagnie navali tedesche l’ansia che gli eventi precipitassero per l’ultimatum austriaco alla Serbia e ordinò il rientro della Flotta a Kiel. Il 27, poi, approvò l'azione di opposizione di Bethmann alla proposta inglese di una Conferenza e, compiaciutosi dell’accettazione da parte del Governo di Belgrado, di quasi tutte le richieste austriache, consigliò l’Austria di occupare comunque e provvisoriamente la capitale serba per proporsi Mediatore internazionale.

La Guerra

La notizia del bombardamento di Belgrado indusse la Russia a mobilitare l'Esercito ma, prima che fossero diramati gli ordini, un messaggio di Guglielmo II indusse lo Zar Nicola II a limitarsi ad armare i quattro Distretti militari lungo la frontiera austriaca, escludendo i tre sul confine tedesco.

Al mattino del 30 luglio 1914, il Kaiser incassò il rifiuto russo alla richiesta di revocare quell’attività e ritenne in atto il temuto accerchiamento e il conseguente annientamento della Germania, da parte di Inghilterra, Russia e Francia

I piani militari tedeschi prevedevano che alla coscrizione seguisse lo sconfinamento verso i potenziali Nemici e quindi lo stato di guerra: Bethmann gli sottopose l’ordine di chiamata alle armi: egli lo firmò il 1º agosto del 1914 e, subito dopo, l'Ambasciatore tedesco a San Pietroburgo consegnò la dichiarazione di guerra, favorendo il costituirsi dell’alleanza franco/russa.

Il 14 settembre successivo, dopo la sconfitta della Marna, Guglielmo destituì Moltke e insediò Erich von Falkenhaun e, all’inizio del 1915, dovette decidersi fra Orientalisti e Occidentalisti: fra gli uni, il Capo di Stato Maggiore austriaco Franz Conrad von Hötzedorf che aveva chiesto delle Divisioni tedesche in previsione di un'offensiva contro i Russi; fra gli altri, Falkenhayn che, appoggiato dalla Corona, le negò contribuendo a una serie di sconfitte dell'Austria.

Nello stesso anno, dopo l'affondamento del transatlantico inglese Lusitania, che trasportava molti passeggeri americani, nel timore di un intervento degli Stati Uniti a sostegno della coalizione, Guglielmo acconsentì a che Bethmann  ordinasse ai sommergibili di non silurare i transatlantici e, quando tale misura risultò inefficace, ordinò la sospensione di tutta l'offensiva sottomarina e respinse le dimissioni dell’Ammiraglio Tirpitz.

Verso la fine di dicembre del 1916, il Capo di Stato Maggiore e i suoi vice: i Generali Paul von Hindenburg e Erich Ludendorff, dichiararono di non assumere la responsabilità delle operazioni militari se, entro un mese, non fosse stata ripresa la guerra sottomarina indiscriminata.

Bethmann si oppose ma, il 9 gennaio del 1917, Guglielmo ordinò la ripresa delle azioni e la Germania salutò con favore la decisione: se la Borsa inviò un telegramma di congratulazioni all’Imperatore, gli Stati Uniti ruppero le relazioni diplomatiche il 3 febbraio e presentarono la dichiarazione di guerra il 6 aprile successivo.

Ogni speranza di vittoria era sfumata: il 12 luglio 1917, quale Portavoce del Reichstag, Bethmann incontrò Guglielmo e gli sottopose una risoluzione di pace ma, a sorpresa, con comunicazione telefonica, tutto lo Stato Maggiore revocò la collaborazione al Cancelliere che, a fronte della minaccia di abdicazione dell’ Imperatore e per evitare una contrapposizione fra la Corona e l'esercito, si dimise.

Sconfitta ed esilio

La prima pagina del New York Times dell'11 novembre del 1918 annunciò la fine del conflitto; la firma dell’armistizio; la fuga del Kaiser in Olanda.

L’Esercito era restato nelle mani di Hindenburg e Ludendorff i quali, verso la fine della guerra, influenzarono l’establishment fino a porre le premesse per un regime marziale. Parallelamente, la rivendicazione del potere da parte dell'Esercito rese vacillante l’Imperatore e spianò la via del Cancellierato a Georg Michaelis, diretta emanazione dell’apparato militare.

Il 26 ottobre del1918, afronte dell'impossibilità di proseguire la guerra, Guglielmo pretese le dimissioni di Ludendorff che furono, invece respinte: il giorno dopo, il nuovo Imperatore austriaco Carlo d’Asburgo inoltrò proposte di pace: la notizia indusse il Governo tedesco guidato, ora, da Maximilian di Baden ad accoglierle.

A quel punto, la sola speranza per il trono sembrava l'abdicazione, ma i Socialisti esigevano la Repubblica: risentito dal rifiuto del Cancelliere a pubblicare una lettera e un proclama nei quali assicurava l’appoggio al Governo e alle modifiche istituzionali, nella notte del 29 ottobre, Guglielmo II lasciò Berlino per la belga Spa, sede del Quartier Generale dell'Esercito. Vi fu raggiunto il 1º novembre dal Ministro degli Interni prussiano Bill Drews, che gli riferì le sempre più pressanti richieste di rinuncia alla corona.

Il 4 novembre 1918, contro l'ordine di far salpare la Flotta per un’inutile battaglia, gli Equipaggi si ammutinarono e occuparono Kiel: la rivolta contagiò tutto il Paese.

Il 7, i Ministri socialisti reclamarono ancora l'abdicazione, ma l'Imperatore rifiutò e ordinò l’elaborazione di un piano di marcia per restaurare l'ordine.

Al Reichstag, i Deputati si dimisero in blocco e indissero uno sciopero generale, mentre anche Colonia insorgeva: Guglielmo II era un uomo solo e la Nazione era al collasso mentre la Marina era fuori controllo, come gli fu riferito la sera dell'8 dall’Ammiraglio Paul von Hintze.

Il 9, la rivoluzione sconvolse Berlino, ma egli contava ancora di porsi a capo dell’ Esercito con Hindenburg e sedare le rivolte.

Il Generale Groener lo dissuase: i Ribelli avevano il controllo dei principali nodi ferroviari.

Alle 11 di quello stesso mattino, si apprese anche dell’adesione dei Militari al fronte insurrezionale e, finalmente, Guglielmo accettò di abbandonare il trono imperiale, pretendendo di conservare il titolo di Re di Prussia: quando trasmise la decisione a Berlino, Baden aveva già proclamato l'abdicazione sua e del Principe ereditario.

Il Cancelliere trasmise il potere a Friedrich Ebert.

Per l’Imperatore, tutto era perduto: la via per la Germania era preclusa dalla rivoluzione, che minacciava di coinvolgere anche i Soldati di stanza a Spa.

Il 10 novembre Guglielmo entrò in Olanda e la Germania firmò l'armistizio.

Il 28 novembre del 1918, raggiunto dalla moglie, ad Utrecht, egli firmò l’atto formale di abdicazione e il figlio rinunciò ai propri diritti.

Stabilitosi nel palazzo di Doom, per effetto dell’articolo 27 del Trattato di Versailles Guglielmo fu accusato di …suprema offesa alle convenzioni internazionali

Il 4 giugno del1919 aParigi, il Consiglio Supremo ne decretò la messa sotto accusa e, nel gennaio dell'anno successivo, ne fu chiesta l’estradizione al Governo olandese che la negò, a patto che egli si astenesse da qualsiasi attività politica.

Nel 1933 il regime nazista gli accordò un appannaggio, a condizione che non censurasse l’attività del Terzo Reich; tuttavia, a fronte delle persecuzioni agli Ebrei, nel 1938 egli espresse durissimi giudizi di censura, malgrado due anni più tardi si congratulasse con Hitler per la conquista della capitale francese.

Il 4 giugno del 1941 si spense.

Non lasciò rimpianti in quelli che erano stati i suoi Sudditi.

Bibliografia