Non solo Medio Evo

Ludwig II von Wittelsbach

di Ornella Mariani
Ludwig II von Wittelsbach.
Ludwig II von Wittelsbach.

Voglio rimanere un eterno enigma, per me e per gli altri.

Quanto fu presago quando pronunciò queste parole saldate a quelle della Canzone dei Barcaioli di Starnberg: …e assassini misteriosi, il cui nome non si sa, lo gettarono nel lago assalendolo alle spalle… ?

Non è ancora dato sapere.

A circa centoquarant’anni dalla sua morte, è assai lontana la verità sulla personalità e sulla fine dell’Uomo che, definito da Paul Verlaine l’unico vero Re di questo secolo, ereditò la passione per le Arti, per la Musica, per la Poesia dal nonno Ludwig I che aveva già reso Monaco capitale europea della Cultura; aveva già realizzato le imponenti Königsplatz, Ludwigstraße e Ludwigkirche; aveva già voluto la Siegestor ed altri prestigiosi edifici e, soprattutto, aveva rinunciato al trono per il folle e travolgente amore per la Donna/scandalo del tempo.

Lola Montez.

Nata in Irlanda da un Ufficiale dell’Esercito e, battezzata Maria Dolores Elisabeth Rosanna, ella era stata allevata in India e promessa in nozze ad un attempato Giudice della Corte Suprema di Delhi; ma un Tenente dell’Esercito inglese l’aveva rapita e sposata finché ella, sbarcata a Londra e divenuta l’amante di un ricco Borghese, si era data un nuovo nome; era diventata Ballerina e, costretta a lasciare l’Inghilterra, dopo aver soggiornato in Belgio e sedotto in Polonia il Vicerè Conte Paskievitch, si era spostata in Francia ove, con l’autorevole appoggio di Alexandre Dumas, era divenuta organica al Teatro dell'Opera.

Furono gli esiti della sua licenziosa e inquieta vita a portarla in Germania ove, a Berlino, schiaffeggiò un Alto Ufficiale; provocò Wagner e stregò prima Franz Liszt e poi il celebre e ricco Giornalista Leon Dujarriez, morto battendosi a duello per lei.

Finalmente a Monaco, infiammato d’amore il Re Ludwig I la alloggiò in una elegantissima residenza contigua alla Karolinenplatz; la coprì di gioielli e la elesse al rango di Contessa di Landsfeld e Dama dell'Ordine di Santa Teresa: titolo riservato solo alle nobildonne di sangue.

L’Opinione Pubblica insorse e pose un ultimatum al Sovrano:  il trono o Lola.

Egli accettò di farla oggetto di un decreto di espulsione ma, il 20 marzo del 1848, dopo ventitré anni di provvido governo, abdicò a favore del figlio Maximilian e della nuora Maria Federica di Prussia, spianando la via all’omonimo nipote, il cui destino maturò in un clima di intrighi e torbide passioni.

Bello e infelice, come fu rappresentato dal Ritrattista ufficiale di Corte Ferdinand von Piloty, e incapace di adattarsi ad un’epoca di esasperato e bigotto moralismo, l’eccentrico Ludwig II von Wittelsbach, Conte Palatino del Reno e Duca di Baviera, Franconia e Svevia era nato a Monaco il 25 agosto del 1845.

Il 12 giugno del 1886, giorno di vigilia della sua misteriosa morte, era stato interdetto e deposto.

Tenuto a battesimo nel giorno successivo alla nascita, nella sala delle feste di Nymphenburg, dal Primate di Monaco, aveva srotolato infanzia e giovinezza, parimenti al l germano Otto, di tre anni minore, in un rigido regime di studio nel quale, ad allentare la pressione esercitata da intransigenti Precettori, erano intervenute solo le sole rare visite dei gelidi Genitori a Hohenschwangau e al lago di Starnberg e, in seguito, l’amicizia con l’Aiutante di Campo Paul Maximilian Lamoral von Thurn und Taxis.

Condivisa passione per i cavalli; per la Poesia di Heinrich Heine; per la musica wagneriana; per la Natura e per il mare avevano legato i due Adolescenti finché Paul aveva preso a manifestare aperto interesse per la realtà femminile e Ludwig aveva seguitato a coltivare i propri interessi con la cugina Elisabetta, Imperatrice d’Austria spendendo comunque la propria omosessualità nella ricerca di uomini avvenenti, a partire dallo Stalliere Richard Hornig e, più tardi, dall’Attore ungherese Josef Kaunz e dal Cortigiano Alfons Weber.

Investito del titolo di Principe ereditario a neppure tre anni, il 10 marzo del 1864, pur privo di qualsivoglia esperienza politica, Ludwig II successe al genitore subendo, nel biennio successivo aveva subito l’amara disfatta da una Prussia in fase espansiva.

A quel tempo e fino a tutto il 1865 egli. che aveva già conosciuto Richard Wagner diventandone Mecenate dopo aver assistito alla esecuzione del Lohengrin, trascorse lunghe vacanze con l’amata cugina Imperatrice d’Austria Sissi condividendone l’ idiosincrasia per la vita di Corte e per gli impegni istituzionali; si recò a Bad Schwalbach ove visse qualche giorno con la Zarina di Russia; visitò Francoforte e la casa di Goethe; assistette a Monaco alla Prima del Tristan und Isolde; omaggiò in Svizzera il memoriale di Guglielmo Tell e cedette alle prime pressioni del Consiglio dei Ministri contro le spese sostenute a favore del celebra Musicista, costretto ad abbandonare la Baviera anche per le intollerabili posizioni antisemite vanamente opposte da un Ludwig rassicurato dal profondo amore dei Sudditi e dedito alla riconciliazione fra gli Stati tedeschi.

Mentre il Popolo lo sollecitava a garantire un erede alla Corona, però, emulo del Nonno paterno egli protesse Arti e Musica e si fece carico degli ingenti debiti di Richard Wagner che di lui scrisse: … Purtroppo è così bello e intelligente, uno spirito così alto e superbo da farmi temere che la sua vita, in questo mondo banale, possa dileguarsi come un fugace sogno divino... Della magia dei suoi occhi Lei non può farsi un'idea: se resta in vita, sarà proprio un miracolo inaudito!...., confermando il mecenatismo dei Wittelsbach e rendendo Monaco centro dei fermenti culturali europei attraverso le esecuzioni del Loro del Reno e  de La valchiria.

Dal 22 al 24 maggio del 1866, Ludwig incontrò per la prima ed unica volta il Cancelliere Otto von Bismarck che, violando il diritto federale, con l'uscita della Prussia e l'invasione della Sassonia, dell’Hannover e dell'Elettorato d'Assia, sciolse la Confederazione germanica. La Baviera, troppo piccola per opporsi, fu costretta ad accettare un trattato di mutua difesa in chiave antifrancese e a schierarsi con l'Austria, ancora Paladina del disciolto edificio, contro l'idea di un unico Parlamento tedesco che avrebbe certamente posto la parola fine alla sua esistenza ed a quella di altri Regni tedeschi.

Ludwig non andò in battaglia: si limitò a visitare il quartier generale a Bamberg fra il 24 e 25 giugno: la guerra sarebbe finita con la vittoria prussiana e con la Pace di Berlino, ove si stabilì che la Baviera avrebbe ceduto alcuni territori e trenta milioni di fiorini a titolo di risarcimento per i danni bellici, malgrado per ricevere vantaggi e concessioni in cambio del proprio appoggio, sollecitato dal Cancelliere Otto von Bismarck, nel dicembre del 1870 Ludwig, ridotto al rango di solo Vassallo, avanzasse richiesta di istituzione di un Impero tedesco.

Il 22 gennaio del 1867 Ludwig annunciò il fidanzamento ufficiale con la cugina Sofia e, pur avendo fissato la date delle nozze al successivo ottobre, dopo reiterati rinvii il 10 di quel mese interruppe il legame: ella andò sposa a Ferdinando Filippo Maria di Alençon.

Nello stesso anno, dal 20 al 29 luglio, egli si recò alla Esposizione Universale di Parigi e vi incontrò Napoleone III, saldando impegno politico ed intima sofferenza: nel 1869, inesito alla rigida azione di contrasto che egli stesso attuò contro la propria diversità sessuale, prese a raccogliere in un diario le proprie riflessioni nel tentativo di condizionare e tenere in linea con le proprie convinzioni religiose le proprie tendenze attraverso una dolorosa lotta interiore mirata all’affrancamento dai peccati ed al ritorno alla purezza. Lungi dal darsi pace, tuttavia, finì con l’isolarsi nelle aree alpine ove, assistito dallo Scenografo Christian Jank, dopo aver finanziato la costruzione del Festspielhaus di Bayreuth, inaugurato col ciclo wagneriano L'anello del nibelungo e, nel 1882, destinato ad accogliere la Prima assoluta del Parsifal, si dette alla realizzazione di altri magnifici palazzi.

Il primo fu quello di Neuschwanstein: una formidabile fortezza di ispirazione romanica con interni gotico/bizantini, affreschi rappresentanti le opere di Wagner e un’ampia iconografia cristiana. Poi quello di Linderhof, eseguito in stile rococò e circondato da un parco nel quale alloggiò una grotta artificiale deputata ad ospitare Cantanti d'Opera e la capanna di Hunding, ovvero la ricostruzione di una delle scene della Valchiria. All’interno dette grande spazio ad elementi illustrativi dell’Ancien Régime francese nel quale, in contrasto all’ ammirato Re Sole Luigi XIV, egli prese a definirsi Re Luna.

Infine, quello di Herrenchiemsee: una imitazione di Versailles alloggiata sull'isola omonima nel centro del lago.

Ad essi affiancò il rifacimento della residenza reale di Schachen, decorata in stile arabo fino ad una replica del Trono del Pavone, seguitando a preferire Neuschwanstein nelle cui mura si persuase di incarnare Parsifal, trasformando la sala del trono in centro di affermazione del mistero della Redenzione e maturando la convinzione d’essere a capo di un Regno sacro per grazia divina, malgrado egli fosse un Re costituzionale obbligato a quei Diritti e a Doveri trascurati nella pretesa di spostarsi in un mondo parallelo in cui potersi vivere in armonia col proprio reale sentire.

Il malinconico Märchenkönig non realizzò mai, invece, il progetto del castello di Falkenstein poiché il Governo gli sospese ogni appannaggio economico ed incaricò una commissione psichiatrica di valutarne i comportamenti e soprattutto il prosciugamento delle casse reali.

Le azioni di pignoramento minacciate dalle Banche e la conclamata follìa del fratello Otto indussero il Governo alla nomina di una Commissione medica che valutasse le condizioni mentali di Ludwig, spintosi a chiedere al Bismarck sei milioni di marchi già negatigli dal Consiglio dei Ministri.

Il 30 novembre del 1870, nella cornice del conflitto franco/prussiano e della disfatta subita dai Francesi a Sédan, egli scrisse la Kaiserbrief con la quale assentì alla elezione a Kaiser dell'Impero tedesco dello zio Guglielmo, consacrato il 18 gennaio successivo a Versailles.

Nel maggio del 1875 la  malattia mentale del Principe Otto intervenne sulla antisocialità di Ludwig, mentre le Casse reali risentivano delle sue folli spese sostenute per finanziare Wagner e costruire castelli.

Nel 1881 egli fece un lungo viaggio in Svizzera con l'attore Joseph Kainz e, morto a Venezia l’amato Musicista nel febbraio del 1883, si dette al progetto del palazzo di Falkenstein già vagheggiando una struttura cinese sul Plansee.

Il 10 giugno del 1886, senza neppure averlo mai stato visitato, il Collegio composto dagli Psichiatri Bernhard von Gudden, Friedrich Wilhelm Hagen, Hubert von Grashey, Max Hubrich lo dichiarò paranoico e incapace di esercitare il mandato politico.

Dopo averlo interdetto e destituito dalla carica, il Governo affidò la reggenza al Principe Liutpold.

Non è chiaro se le inquietudini e la stravaganza del Sovrano fossero ragione sufficienti alla deposizione: molti Storici lo ritengono vittima di un intrigo e l'Imperatrice Elisabetta, nel ammetterne l’eccentricità, lo definì perfettamente capace.

Sta di fatto che l’arresto di Ludwig fu condotto in assoluta segretezza e che, pur a fronte di una globale complicità istituzionale, un folto gruppo di Contadini si armò per proteggerlo, sottrarlo ai suoi Carcerieri e scortarlo fino alla frontiera nel tentativo di salvarlo.

Egli si oppose con un durissimo proclama: … Il Principe Luitpold intende salire al potere come reggente della nazione senza la mia volontà. I miei attuali Ministri hanno falsificato le informazioni sul mio stato di salute e stanno preparando atti di alto tradimento nei confronti del mio amato Popolo... Chiedo ad ogni fedele bavarese di aiutare i miei seguaci nell'ostruzione di questo tradimento pianificato del Re e della Patria….

La dichiarazione fu pubblicata da un quotidiano di Bamberga l'11 giugno del 1886, ma l’Establishment ne sequestrò tutte le copie per impedirne la diffusione e intercettò ogni suo ulteriore tentativo di comunicazione con Amici e Giornali.

Bismarck lo invitò a rifugiarsi a Monaco, ma Ludwig rifiutò di lasciare Neuschwanstein ove, all’alba del successivo 12, fu prelevato e deportato a Berg archiviando quello che restava del suo progetto di legare la sofferta illusione onirica alla realtà.

La morte sopraggiunse  13 giugno alle 18.30.

Quel pomeriggio egli aveva chiesto di fare una passeggiata con il dottor Gudden, che ne sorvegliava la condotta.

Non tornarono: furono ritrovati entrambi annegati, la sera di quello stesso giorno.

La vicenda fu liquidata come suicidio per annegamento, ma è noto che il Sovrano fosse un abile ed esperto nuotatore e, peraltro, nel punto ove il corpo fu rinvenuto, l'acqua gli arrivava solo alla cintola.

Ancora ricordato in Baviera con l’affettuosa definizione Unser Kini, malgrado avesse condotto il Regno alla bancarotta, Ludwig fu assassinato dai suoi avversari politici, nel tentativo di fuggire da Berg o dallo stesso Psichiatra, poi opportunamente eliminato?

Sta di fatto che l’orologio da tasca del Re era fermo alle 18.45, mentre quello del von Gudden segnava le 20.10.

Sta di fatto che la verità è ancora negata: lo Storico dell’Arte Siegfried Wichmann, Autore del Die Tötung des Königs Ludwig II von Bayern, la rincorre dal 1967, epoca in cui gli fu mostrato uno schizzo di Hermann Kaulbach ritraente i volti di tre uomini: due di essi esprimevano una illenibile disperazione, mentre la figura centrale aveva gli occhi chiusi e la bocca spalancata, con evidenza rappresentando un Defunto: il Sovrano.

Wichmann fu sconcertato dal constatare che il Re, ufficialmente annegato, perdesse sangue dalla bocca e che dietro la tela fossero annotati i nomi di Schleiss von Löwenfeld, Hornig e Ludwig II.

A Wichmann fu chiaro che l‘Artista avesse eseguito il disegno sul posto, o comunque subito dopo l’accaduto e che la bocca insanguinata indicasse una morte determinata da colpi di arma da fuoco.

Immaginò allora che, il Governo avesse incaricato il von Gudden di eliminare il Re e che, mentre tentava di eliminare le tracce del delitto, fosse stato sorpreso e giustiziato dagli Amici della vittima: Hornig e Schleiss von Löwenfeld, intervenuti con lo Kaulbach per aiutarlo ad evadere da Berg.

Il 15 la salma fu portata a Monaco per l’autopsia: ben tredici Medici la esaminarono senza rendere pubblici i risultati e ne autorizzarono l’imbalsamazione.

Il 19 si tenne una imponente cerimonia funebre: fra le dita della mano destra, Ludwig stringeva un bouquet di gelsomini dell’amata cugina Sissi.

Le spoglie furono sepolte nella cripta della Michaelskirche di Monaco e il cuore fu custodito in una teca argentata presso la Gnadenkapelle di Altötting.

E tuttavia sul Sovrano e sul singolare epilogo della sua vicenda restano solo ipotesi: nel 2007 il Banchiere Detlev Utermöhle affermò di aver visto, a suo tempo nel palazzo di Nymphenburg della sua amica Contessa Josephine Wrbna- Kaunitz. il mantello che egli indossava la sera del suo decesso, gelosamente custodito in una cassapanca: esso presentava due fori da arma da fuoco ma, stranamente, assieme alla stessa Nobildonna nel 1973 sparì in un misterioso rogo…

Il mistero, infine, viene esaltato dal rigoroso silenzio della famiglia Wittelsbach che ancora insiste sulla tesi del suicidio per annegamento e nega il consenso alla esumazione della salma per un esame autoptico più dettagliato di quello volutamente generico e carente di qualsiasi indicazione specifica, riferita all’evento evocato: non vi si fa, infatti, cenno ad acqua nei polmoni o schiuma nella bocca e nel naso.

E’ evidente che, se complotto vi fu per liquidare l’ingombrante Sovrano, i Mandanti ebbero tutto l’interesse a non ufficializzarlo e a non dar riscontro alle voci insistenti di Pescatori che testimoniarono di avere udito spari provenire dalla riva del lago.

Resta vivo il mito alimentato dalle pietre dei suoi castelli, voluti a conferma di un mondo parallelo che egli costruì, rifugiandovi la propria malinconia; voltando le spalle al tempo; preferendo la morte alla prosaicità della vita malgrado si veicolasse di lui un’immagine dissoluta e corrotta: si vuole che usasse violenza a dei suoi Soldati; che obbligasse giovani Servitori a prestazioni sessuali; che godesse della considerazione dello Scrittore austriaco Leopold von Sacher-Masoch (donde il termine masochismo) dal quale era considerato anima gemella.

Si vuole, ma la verità resta ben coperta….

Bibliografia

F. Herre: Ludwig II

A. Oberdorfer:  Il re folle. Luigi II di Baviera