Non solo Medio Evo

Montecuccoli Raimondo

di Ornella Mariani
Raimondo dei Conti di Montecuccoli.
Raimondo dei Conti di Montecuccoli.

Raimondo dei Conti di Montecuccoli

Il fine della guerra si è il vincere. Si vince coll'esser superiori e coll'ottener avantaggi sopra il nemico

Con queste parole ed atti di formidabile talento militare, si consegnò alla Storia Raimondo Montecuccoli, figlio del Conte Galeotto e di Anna Bigi.

Nato il 21 febbraio del1609 aPavullo nel Frignano: un borgo del Ducato di Modena e Reggio, si spense a Linz il 16 ottobre del 1680, dopo aver ricoperto il grado di Feldmaresciallo del Sacro Romano Impero; dopo aver combattuto nella Guerra dei Trent’Anni, nella Guerra di Castro, nella Guerra austro/turca e nella Guerra d’Olanda; dopo aver partecipato alla Campagna di Polonia ed alla Campagna del Reno; dopo essersi particolarmente distinto nelle Battaglie di San Gottardo e di Salzbach.

Aveva trascorso l’adolescenza a Brescello, ove il padre si era trasferito per assumervi la carica di Governatore di Brescello; tuttavia, restato orfano nel 1619, fu invitato alla Corte del Cardinale Alessandro d’Este che, fratello del Duca di Modena, lo avviò alla carriera ecclesiale finanziandogli gli studi e assegnandogli un cospicuo lascito.

Raimondo, però, preferì il percorso militare e fu uno zio Generale di Artiglieria ad istruirlo nell’Arte militare e ad aiutarlo ad arruolarsi nell'Esercito.

Nel 1629 conseguì il grado di Alfiere: fu il primo passo verso le più prestigiose qualifiche gerarchiche, concluse dal titolo di Principe del Sacro Romano Impero e di Duca di Melfi: fu, infatti, Luogotenente generale e Feldmaresciallo; Signore di Hohennegg di Osterburg, di Gleiss e di Haindorf; Presidente dell'Imperial Consiglio Aulico Militare; Gran Maestro di Artiglieria e Fortificazioni; Governatore della regione di Gyõr; Colonnello/proprietario di un Reggimento di Cavalleria; Reale Consigliere segreto; Camerlengo e Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro.

La reputazione guadagnata in campo gli consentì, in definitiva, di essere protagonista di tutte le campagne svoltesi in Europa dal 1625 al 1675, dalla Guerra dei Trent’Anni in poi: combatté nella Guerra di Castro in Tuscia, fra il 1643 e il 1644 capeggiando i suoi vittoriosi Alleati: Modena, Parma, Firenze e Venezia; fu Comandante supremo nella fausta spedizione di Polonia e nella Guerra col Turco, definita da un formidabile risultato come Capo della coalizione cristiano/imperiale sul fiume Raabcel, il 1° agosto del 1664 nella battaglia di San Gottardo; fu Presidente del Consiglio di Guerra; ebbe ruolo di spicco contro la Francia nella Campagna del Reno o Guerra d’Olanda.

Non fu solo Condottiero di talento, ma anche Politico e Diplomatico influente sulla scena europea del XVII. In particolare, esercitò forte ascendente sulla conversione di Cristina di Svezia, facendo da Uomo/ponte fra la Regina, il Papa e l’Imperatore.

Parallelamente a tali attività, coltivò l’interesse per la Letteratura italiana assumendo una posizione di rilievo fra gli Intellettuali del 600: per la sua cultura fu definito moderno Vegezio e nei suoi scritti, prevalentemente di tema militare, si rinvengono elementi di conoscenza profonda di Matematica, Architettura, Botanica e Storia.

Sensibile attenzione versò, poi, nella Poesia, nella Diaristica e nella fitta corrispondenza personale.

Scrisse le sue opere più note fra il 1640 e il 1670: Delle Battaglie; Trattato della guerra; Dell'arte della guerra e Aforismi dell'arte bellica che Ugo Foscolo commentò positivamente: …Raimondo Montecuccoli. Con gli scritti rese eterno quanto aveva compiuto con le sue gesta….

Immortalato anche da Alessandro Manzoni nel capitolo XXX de I Promessi Sposi, il 31 maggio del 1657 il Generale impalmò la Principessa Margarethe von Dietrichstein, che gli portò in dote il feudo austriaco di Hohenegg del cui castello fece la sede preferita: la coppia ebbe tre figlie ed un figlio: Leopoldo Filippo, il cui nome fu un omaggio al padrino Imperatore Leopoldo I.

Nel 1675 il conflitto franco/asburgico mise a confronto l’abilità militare di Montecuccoli e del mitico Maresciallo Turenne che, nella cruenta battaglia di Salzbach perse la vita: egli stava trascinando l’Avversario su posizioni più favorevoli ai Francesi, quando fu mortalmente colpito da una palla di cannone.

Toni ammirati per entrambi i Condottieri furono espressi da Voltaire e da Napoleone Bonaparte. E, se malgrado il decesso del Generale, i Francesi comunque rifulsero d’eroismo in quel campo, Montecuccoli non esitò ad attaccarli ancora ad Altenheim ove, disorientati dalla perdita del coraggioso Comandante, furono ricacciati oltre il Reno.

Mentre, poi, Luigi XIV rimpiazzava il Turenne con il Principe di Condé, spinto dal successo Montecuccoli marciò su Haguenau, insorta all’autorità franca occupante: la notizia dell’arrivo del Borbone, però, coincise con l’ordine di sciogliere l’assedio e, contrariato, egli obbedì ritirando il proprio Esercito all'inizio dell'autunno del 1675.

Fu questa la sua ultima azione militare: ritiratosi a Linz, vi si spense settantunenne in seguito ad una emorragia.

Aveva disposto la propria sepoltura nella chiesa gesuita viennese dei Nove Cori Angelici.

Ancora Foscolo lo definì ...il maggiore e il più dotto fra i Capitani nati in Italia dopo il Risorgimento dalla barbarie….

Bibliografia