Non solo Medio Evo

Montezuma

di Ornella Mariani
Montezuma.
Montezuma.

Montezuma

Il Colonialismo spagnolo avviato dalla prima traversata oceanica di Colombo era in piena espansione e nuovi territori del continente americano stavano per essere assoggettati al dominio di Carlo V di Spagna e alla Confessione cristiana, quando Motecuhzoma Xocoyotzin, noto come Montezuma, divenne Capo di un imponente Impero dotato di un esercito regolare e, contrariamente alle altre tribù caraibiche, di un efficiente e strutturato apparato statale che il Conquistador Hernàan Cortés, sbarcato a Veracruz dopo aver completato la campagna del Messico, avrebbe annientato.

Già governati dal Re  Ahuitzotl, morto nel decimo Anno del Coniglio, ovvero nel 1502, e poi dal figlio di Axayacatl, a sua volta Capo delle Popolazioni precolombiane di Tenochtitlán dal 1469 al 1481, passato alla Storia per aver fatto intagliare la Piedra del Sol, o calendario azteco; per avere aggiogato nel 1473 il centro di Tlatelolco; per averne ucciso il Sovrano Moquihuix, gli Aztechi erano ora governati da questo Sovrano di indole pacifica e dal temperamento docile, religioso e soprattutto ingenuo.

Montezuma era nato proprio a Tenochtitlàn nel 1466: vi si spense drammaticamente il 29 giugno del 1520 dopo aver ricoperto la carica di Tlatoani per diciotto anni, pur senza manifestare attitudine alla politica ed interesse al potere: si vuole che, nel 1502, notizia della elezione al soglio imperiale gli fosse stata portata mentre attendeva al riordino di un tempio.

A quel tempo, tuttavia, egli aveva condotto notevoli imprese distinguendosi in campo durante il governo del fratellastro Itzcoatl, nelle guerre contro i Paesi confinanti e culminate con la costituzione della Confederazione dell'Anáhuac e l'affermazione del predominio azteco nei territori fino al golfo del Messico.

Dall’insediamento in poi, egli aveva annesso la regione di Tlacopán; ricostruito la città di Tenochtitlán - attuale Città di Messico-;  instaurato un solido regime teocratico, restando prevalentemente un Tlatimine: uno Studioso dedito al Sacerdozio ed alla cura della aristocratica scuola Calmecac.

Non a caso aveva licenziato la più parte dei membri di Corte, sostituendoli con suoi ex Studenti.

Fatto erigere un tempio speciale dedicato alle Deità delle città conquistate, all'interno dell’ edificio sacro di Huitzilopochtli, Montezuma aveva ordinato la costruzione di un monumento dedicato al Tlatoani Tizoc e aveva accresciuto la potenza di Tenochtitlán, rendendola egèmone rispetto a Texcoco e Tlatelolco. Aveva conservato, tuttavia, una profonda inquietudine poiché ben otto segni premonitori gli avevano, nel tempo, rivelato l’arrivo di gente diversa ed il conseguente crollo dei suoi domini: l’apparizione di una cometa in pieno giorno; una misteriosa colonna di fuoco nel cielo notturno; l’incendio e la distruzione totale del tempio di Huitzilopochtli; il fulmine abbattutosi sul sacro palazzo di Tzonmolco; l’inondazione subìta dagli abitanti di Tenochtitlán; una voce femminile intonante un canto funebre; la cattura di uno sconosciuto uccello, nei cui occhi erano riflesse immagini di uomini dalle strane sembianze; la comparsa di Esseri con molte teste.

In realtà, si trattava di Cavalieri; ma gli Indigeni non conoscevano i cavalli ed erano persuasi che animale ed uomo fossero un solo corpo.

Di fatto, nella primavera del 1519, l’Imperatore fu informato dell’approdo di Gente estranea sulla costa orientale dei suoi domini.

Per dovere di ospitalità, inviò un Legato con i costumi di Tlaloc e di Quetzalcoatl: due Deità locali rispettivamente dotate di una maschera occhialuta e di una maschera barbuta.

Una volta di ritorno, l’Ambasciatore riferì della somiglianza decisa di Hernàn Cortés con quest’ultimo e si diffuse convinzione che costui fosse la reincarnazione del Dio tornato sulla terra. Pertanto, Montezuma lo volle sontuosamente abbigliato e, per accattivarlo, gli mandò altri preziosi regali.

Fu un errore fatale: gli Spagnoli trovarono irresistibile il fascino dell’oro.

Successivamente, il Tlatoani inviò anche una Delegazione di Maghi e Sacerdoti che, guidati da Tzihuacpopoca, consegnarono ancora molti doni importanti: Offrirono agli Spagnoli insegne d'oro, di piume di quetzal e collane d'oro. Quando videro tutto questo, le loro facce erano sorridenti ed erano assai contenti e soddisfatti. Quando presero l'oro cominciarono a comportarsi come scimmie, stavano seduti proprio come loro, ed era come se avessero dei nuovi cuori, risplendenti. Perché la verità è, che quello era ciò che più bramavano. I loro toraci si ingrossavano e la bramosia li faceva impazzire. Bramavano l'oro, come maiali affamati…

L'8 novembre del 1519, Cortés incontrò il Sovrano che festeggiò la sua presenza con ogni solennità, accogliendolo nel palazzo di Axayacatl assieme al contingente spagnolo, forte di tremila alleati Indios; accogliendone, nei giorni successivi, la richiesta di immediata sospensione dei sacrifici umani; facendo rimuovere il sangue accumulato nel tempio; sostituendo le immagini pagane del Pantheon azteco con icone cristiane; accettando il Battesimo dichiarandosi fedele Suddito di Carlo V di Spagna.

In definitiva, Montezuma fu ospitale ed arrendevole: l’assenza di qualsivoglia resistenza anche da parte della sua Gente ne conferma la certezza che, come da tempo immemore tramandato, quegli Stranieri fossero gli Inviati degli Dèi.

Non comprese di avere perduto il proprio ruolo e di essere stato posto nella sostanziale condizione di ostaggio del Conquistador che, nel successivo giugno, avendo appreso dell’ordine di arresto per insubordinazione emesso nei suoi confronti dal Governatore di Cuba Velàzquez, mosse incontro alla spedizione cubana guidata da Panfilo de Narvaéz e lasciò la città al fidato Luogotenente Tonathiu, al secolo Pedro de Alvarado.

Nato nella spagnola Badaioz nel 1486 e già Governatore del Guatemala, prima di fiancheggiare la spedizione di Cortés, costui  aveva partecipato alla conquista di Cuba; alla campagna nello Yucatan e, nell'aprile del 1518, all’esplorazione della costa del golfo del Messico. Ora, Caesare absente, integrando l’invasione col violento assoggettamento di un Popolo remissivo, si dette ad atti d'inaudita ferocia e, senza preavviso né ragione, interrompendo le celebrazioni di Toxcatl, ne sterminò l’Aristocrazia in quello che la Storia definisce il Massacro del Grande Tempio.

Il numero delle vittime si aggira attorno al migliaio, ma prende corpo l’ipotesi che si trattasse di circa diecimila persone.

A margine di quella mattanza, arrestò Montezuma.

L’insurrezione che ne seguì fu violentissima.

Ancorché prigioniero, il 29 giugno del 1520, nel tentativo di sedare la furia della folla, il Sovrano si affacciò al balcone del suo palazzo e sollecitò la pace.

Sbigottiti, i Sudditi si persuasero della sua ambiguità e certi della sua complicità nell’orrendo eccidio, lo bersagliarono di pietre e frecce.

Informato delle drammatiche circostanze, Cortés tornò nottetempo nella capitale azteca e vi trovò, nella veste di nuovo Hueyi Tlatoani e di Capo della Resistenza, Cuitlàhuac, fratello di Montezuma che, mortalmente ferito da un sasso, nel frattempo era deceduto.

Scarsamente fornito di cibo e acqua e ormai inviso alla Popolazione, Cortés decise, allora, di fuggire dalla città e, poiché i ponti su quattro delle otto strade rialzate che ne uscivano erano stati rimossi, fece allestire in tutta urgenza una passerella mobile dopo aver recuperato quanto più oro possibile e dopo aver fatto fasciare gli zoccoli dei cavalli per attutirne il rumore.

Nella notte del 1º luglio del 1520, il Conquistador  prese la via per Tlacopan, ritenendola incustodita per la pioggia battente ma, intercettato, fu ferocemente attaccato.

Molti Spagnoli furono uccisi e molti altri annegarono per il peso eccessivo del carico.

L’eccidio è ricordato col nome di Noche triste.

Era il 30 giugno del 1520.

Il Cappellano Francisco Lòpez de Gòmara riferì di uno spaventoso numero di vittime: Cortés riuscì a mettersi in salvo con Alvarado ma, quella notte, sedette sotto un grande albero di kapok e pianse per la perdita della più parte del bottino. Procedendo, poi, verso il Nord del lago Zumpango, due settimane dopo, nella Battaglia di Otumba, non distante da Teotihuacan, affrontò gli implacabili inseguitori; li sconfisse e raggiunse Tlaxcala, donde pianificò l’assedio di Tenochtitlan e la distruzione definitiva dell’Impero azteco.

In seguito, Informatori indigeni di Padre Sahagun confermarono che la rivolta era esplosa quando Alvarado aveva crudelmente sottoposto a garrota tutta la Nobiltà locale.

Nel Codice Ramirez elaborato da un Anonimo si dice inoltre che, nell’occasione, lungi dall’ amministrare i Sacramenti, il Clero spagnolo si desse alla scomposta ricerca dell’oro.

Nel 2009, rivisitate le circostanze, il British Museum è giunto alla conclusione che Montezuma non morì per il lancio di un sasso da parte di un suo Suddito, ma fu assassinato dagli Spagnoli, dai quali fu costretto ad ingoiare il nobile metallo fuso e bollente.

Una Cultura e un mondo di tradizioni erano state spazzate brutalmente dalla furia devastatrice del Colonialismo e dall’avidità del Conquistador:

Bibliografia

G. Borgese: Montezuma

L. Buddy:  Conquistador

B. Diaz del Castillo: Vera storia della scoperta e conquista del Messico

E. Colombo: Fernando Cortés il conquistatore del Messico.

W. H. Prescott: La conquista del Messico

T. Hugt: La conquista de Mexico

A. Aimi: Moctezuma, il tramonto del quinto sole