Non solo Medio Evo

Paoli o de’ Paoli Filippo Antonio Pasquale

di Ornella Mariani
Filippo Antonio Pasquale Paoli o de’ Paoli.
Filippo Antonio Pasquale Paoli o de’ Paoli.

Presidente della Corsica dal 29 aprile del 1755 al 9 maggio del 1769 ed ancora dal 17 giugno del 1794 al 19 ottobre del 1796, nacque a Stretta di Morosaglia il 6 aprile del 1725 e si spense a Londra il 5 febbraio del 1807, dopo avere svolto una lunga attività politica e militare come referente del Nazionalismo isolano e Padre della Patria.

Sesto figlio, ma secondo maschio, del nobile e coltissimo Giacinto, a sua volta protagonista della ribellione locale contro il dominio di Genova, egli fu educato nel convento francescano di Rostino; tuttavia, nel 1739, dopo che il Generale Jean-Baptiste Maillebois ebbe ricondotto i Còrsi in soggezione della Repubblica ligure, ancorché solo quattordicenne condivise  l’esilio comminato al padre e fu costretto a trasferirsi a Napoli, ove fu istruito da Antonio Genovesi.

Dopo l’adolescenza, entrò nel Reggimento Corsica e poi nel Real Farnese di stanza a Siracusa prima di frequentare, dal 1745 al 1749, l’Accademia reale di Artiglieria.

In quegli anni, formato allo studio delle Sacre Scritture e dei Classici, Paoli subì il contagio dell’ Illuminismo partenopeo e, scopertosi poco incline alla vita militare, maturò la scelta di tornare in Corsica e di aderire all’insofferenza antigenovese guidata dal fratello Clemente.

Toccò il suolo natio il 29 aprile del 1755 e, fra il 14 e 15 luglio successivo, la Consulta riunita a Sant’Antonio della Casabianca lo proclamò Generale della Nazione, affidandogli il difficile compito di difendere la libertà isolana.

Con la omonima Costituzione, approvata dalla Dieta generale di Corte fra il 16 e il 18 novembre, Paoli fu posto a capo delle Istituzioni e incaricato di dirigere il Consiglio Supremo col quale nominò i Commissari delle Province, cooperando con i quattro Sindaci responsabili del controllo di tutti gli Organi dello Stato.

Espulsi i Genovesi dal territorio, poi, proclamò l’indipendenza della Corsica; ne fissò la capitale a Corte; vi trasferì la Zecca di Murato e vi fondò una Università, garantendo lo studio gratuito e impartito da Docenti selezionati negli Ordini Monastici; batté una moneta nazionale ad uso dei soli  Residenti; emanò inflessibili norme contro il Banditismo, avvalendosi di truppe di Volontari a sostegno di due Reggimenti regolari e due Reggimenti mercenari, così rilanciando le funzioni dell’ Esercito; varò un programma di illuminate riforme politiche ed amministrative fondate su un articolato sistema economico; snellì la macchina giudiziaria; interdisse la pratica tradizionale della vendetta; incrementò la produzione agricola con la bonifica dei terreni paludosi e la introduzione di nuove colture, affidandone il controllo al Magistrato del Commercio e della Salute; dette enorme impulso alla Marina mercantile, in danno della concorrenza commerciale genovese; istituì una Stamperia camerale; promosse un considerevole fermento culturale; stimolò le attività pubblicistiche dell’Abate Gregorio Salvini, che gli dedicò la seconda edizione della Giustificazione della rivoluzione di Corsica; incoraggiò la pubblicazione del primo giornale locale: Ragguagli dell’ isola di Corsica.

Tuttavia, se la creazione di un moderno apparato governativo e il controllo del territorio furono obiettivi condivisi dagli Ordini religiosi e dal Basso Clero, egli incontrò le resistenze dell’Alto Clero della Liguria e del potente Mario Emanuele Matra che, radicato nella Piana orientale, nell’agosto del 1755 aveva promosso e perseguito un progetto secessionista avvalendosi anche del sostegno francese.

Paoli ne ebbe ragione solo nel 1763 quando, a margine della Consulta di Sartena, lo annientò definitivamente assieme a residui di opposizione.

Nel 1767, soverchiati nella Guerra di Corsa e indignati dal rifiuto di qualsiasi proposta di pace e dalla arbitraria occupazione del fortificato isolotto di Capraia, i Genovesi ricorsero chiamarono in causa la Francia che, col Trattato di Compiègne sottoscritto il 6 agosto del 1764, gli aveva concesso il consenso alla occupazione militare di Ajaccio, Calvi, Saint-Florent, Bastia e Algajola per un periodo di quattro anni.

Poiché tale accordo, nei fatti, denunciava la incapacità ligure di rovesciare la Repubblica còrsa istituita da Pasquale Paoli, i Francesi sbarcarono in Corsica con la pretesa di recuperare il territorio conteso e accorparlo al patrimonio personale di Luigi XV, così vanificando il tentativo di assicurare all’isola il controllo delle cruciali cittadelle di costa.

Il Presidente censurò duramente l’intervento; rilanciò l’autonomia locale ed aprì una complessa crisi diplomatica che condizionò quel suo programma riformista sostenuto e condiviso da Voltaire, Raynal e Mably, ma non ridusse l’impegno a battersi contro gli Invasori.

Fu l’ultima impresa militare di Paoli: il Trattato di Versailles del 15 maggio del 1768 archiviò otto lustri di lotte e sancì, in danno di Genova, i diritti della Corona franca sulla Corsica.

Confortati anche da Carlo Bonaparte e dalla moglie Letizia, i Nazionalisti opposero una strenua quanto vana resistenza: malgrado la vittoria conseguita il 10 ottobre del1768 aBorgo, il Generale  fu travolto dalla nuova offensiva nemica e annientato tra l’8 e il 9 maggio 1769 nella battaglia di Ponte Nuovo.

La cessione dell’isola era divenuta un fait accompli ed invano il Ministro degli Esteri Étienne François de Choiseul tentò di persuadere Paoli ad accettare la protezione francese: nel successivo 13 giugno, scegliendo l’esilio volontario, da Porto Vecchio Paoli s’imbarcò per l’Inghilterra ove fu poi iniziato nella loggia massonica londinese Le Nove Muse, fondata dal veneziano Bartolomeo Ruspini, ed ove fu introdotto nel Literary Club e nella Royal Society.

Negli anni successivi, mentre la Francia era insanguinata dai fermenti rivoluzionari, ancora a Londra egli conobbe l’Intellettuale Samuel Johnson, il Poeta Oliver Goldsmith, il Pittore Joshua Reynolds, l’Attore David Garrick e strinse amicizia col Ritrattista Richard Cosway e con la di lui consorte: la Musicista Maria Hadfield Cosway.

Il 30 novembre del 1789, su proposta del deputato còrso Cristoforo Saliceti, l’Assemblea costituente dichiarò la Corsica parte integrante del territorio nazionale francese ed autorizzò il rientro degli Esuli.

Il 3 aprile del 1790, Paoli fu accolto a Parigi con grandi onori e con trionfale solennità sbarcò il 14 luglio nella sua amata isola ove, nel mese di settembre, l’Assemblea di Orezza lo elesse Presidente del Consiglio generale del Dipartimento e Comandante dell’Esercito.

Convinto sostenitore della costituzione civile del Clero, nel maggio del 1791 egli convocò a Bastia l’Assemblea deputata a designare il nuovo Vescovo e represse con durezza i torbidi esplosi ai primi di giugno a sostegno del Primate refrattario.

In settembre, poi, fu riconfermato Capo del Consiglio generale e della Guardia nazionale ma, deluso dalla radicalizzazione della Rivoluzione, si tenne in disparte mentre attorno ad Antonio Saliceti, eletto nell’autunno del 1792 alla Convenzione, si costituiva un centro di potere collegato ai Giacobini.

All’inizio del 1793 gli fu imputato il fallimento della campagna di conquista della Sardegna: il Generale divenne, allora, bersaglio delle Società popolari di Tolone e di Marsiglia mentre montava in Francia l’animosità contro la Corsica, colpevole di non contribuire adeguatamente alle Finanze della Repubblica: il 7 febbraio 1793 ancora la Convenzione incaricò della verifica delle circostanze tre Deputati, fra cui proprio Saliceti che, tradendo l’amicizia personale e denunciandone lo strapotere, prima ancora di disporre di qualsiasi elemento utile, destituì Paoli.

Dopo una prima replica agli addebiti, a fine maggio egli promosse la Consulta di Corte che, rinnovatagli la fiducia, sfiduciò i tre Parlamentari e revocò il provvedimento di destituzione; tuttavia, ormai dominata dai Montagnardi, il 17 luglio del 1793 la Convenzione lo pose fuori legge come traditore della Repubblica.

Sprezzante della ferocia del Regime in ambito soprattutto religioso, Paoli oppose la convocazione di un'Assemblea a Corte e proclamò la formale separazione della Corsica dalla Francia, facendone approvare dalla Consulta l'annessione all'Inghilterra; incontrando, nel gennaio del 1794, il rappresentante del governo londinese Sir Gilbert Elliot; concordando con gli Inglesi le operazioni necessarie alla totale alla totale evacuazione dei Francesi dall’isola, di fatto nuovamente indipendente; facendo approvare, in sede di Consulta generale del 10 giugno del 1794, una costituzione monarchica che la poneva sotto la sovranità del Re d’Inghilterra.

In ottobre Elliot ne fu designato Viceré.

Il Generale ne fu assai deluso e, a sorpresa, di fatto isolato e privato di qualsiasi ruolo istituzionale, ricevette dalla Corona l’invito a lasciare il territorio: il 14 ottobre del 1795 riprese, pertanto, l’amara via dell’esilio.

Giorgio III gli assegnò una lauta pensione ma, defraudato del prestigio e ferito nell’onore, malgrado il conforto di Madame Cosway, Paoli trascorse i suoi ultimi anni dedicandosi ad attività di sostegno ai Compatrioti esuli, mentre la Corsica tornava Dipartimento francese.

Alla proposta del Bonaparte di rientrarvi, previa giustificazione della propria condotta, egli oppose un fermo rifiuto.

Morì a Londra il 5 febbraio 1807.

Le sue spoglie furono alloggiate nella St. Pancras Old Church a Camden Town e solo nel 1889 tornarono in terra natia e furono tumulate nella casa paterna di Morosaglia.

Fu commemorato con molti toponimi anche negli Stati Uniti e l’Associazione americana Sons of Liberty fu ispirata da lui e dalla sua implacabile opposizione al dispotismo.

Non a caso, nel 1768, l'Editore del New York Journal lo descrisse come un grande uomo sulla Terra.

Non a caso nel testamento, redatto il 23 novembre del 1804, premendogli l’educazione dei Giovani, egli lasciò: …  cinquante lire sterline annue per il mantenimento di un abile maestro, che nel paese di Morosaglia, luogo di mezzo della pieve del Rostino, insegni a ben leggere e scrivere l'italiano, secondo il più approvato stile normale, e l'aritmetica alli giovinetti di detta pieve, ed agli altri che vorranno profittare di tale stabilimento. ... Avendo desiderato che fosse dal governo riaperta una scuola pubblica in Corte, luogo di mezzo per la maggior parte della popolazione dell'isola, lascio ducento lire sterline annue per il salario di quattro professori, il primo perché insegni la teologia naturale e i princìpi di evidenza naturale della divinità della religione cristiana; il secondo la etica e ii dritto delle genti; il terzo i principj della filosofia naturale, ed il quarto, gli elementi della matematica. E desidero che agli alunni l'insegnamento dovrà farsi in italiano, lingua materna de' miei nazionali  ... In caso poi che questa scuola in Corte non potesse aver luogo, fermo nel proposito di contribuire all'istruzione de' miei nazionali, lascio ducento cinquante lire sterline annue per il mantenimento di cinque alunni in alcuna delle migliori università del continente italiano. Due dovranno essere scelti nel dipartimento del Golo, due in quello del Liamone ..., il quinto sarà della pieve di Rostino

Non a caso resta l’Eroe nazionale còrso, assunto a simbolo del moderno autonomismo isolano.

Bibliografia