Non solo Medio Evo

Repubblica di Weimar

di Ornella Mariani
La Repubblica di Weimar.
La Repubblica di Weimar.

La Repubblica di Weimar

Dopoguerra

La Germania uscì prostrata dal Primo Conflitto Mondiale: quasi due milioni di morti e oltre quattro milioni di feriti.

In quella condizione di malessere, la rivolta maturò fuori da spinte ideologiche: stimolata dalla fame; dalla delusione; dal desiderio di rivalsa; dall’urlata e corale richiesta di dimissioni del Kaiser.

Il 30 settembre del 1919 il Cancelliere George von Hertling lasciò l’incarico. Lo sostituì, il 3 ottobre Max von Baden: un Aristocratico liberale e riformista, incline all'intesa internazionale.

L'8 novembre egli pretese l’abdicazione dell’Imperatore.

A sostegno della sua richiesta, scesero in piazza gli Operai di Berlino e i Generali Hindenturg e Groener.

In un clima prossimo alla rivoluzione, egli liquidò le esitazioni di Guglielmo II, insediando il Leader socialdemocratico Friedrich Ebert come Capo del primo Governo repubblicano provvisorio, composto da sei membri.

La nascita della Repubblica fu celebrata come l'inizio di una nuova epoca per la sofferente Nazione: di fatto, se per alcuni si trattò di un’esperienza prematura, per altri fu l’unica possibilità di prevenire la proclamazione di una Repubblica sovietica da parte degli Spartachisti di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, decisi a sollevare i ceti bassi.

Quella notte l’Imperatore fuggì in Olanda.

Il governo provvisorio si sciolse il 27 dicembre, ma in tutto il Paese si erano costituiti Consigli di Operai e Soldati e gli scioperi s’intensificarono.

La Socialdemocrazia era dubbiosa se sostenere o meno la svolta armata: da una parte accettò alcune richieste dei Ribelli; dall'altra parte se ne spaventò, producendo la singolare alleanza con le forze militariste della Destra più estrema, nella comune consapevolezza che solo un fronte unico avrebbe potuto contenere la pressione sediziosa della Piazza.

Il sodalizio entrò in azione con spietata forza, liquidando la Luxemburg e il Liebknecht e reprimendo tentativi insurrezionali a Brema e in Baviera ove fu  assassinato il Governatore del Lander Kurt Eisners.

Nel marzo successivo il socialdemocratico Gustav Noske, incaricato dell’ Ordine pubblico, accolse l'aiuto dei Freikorps: organizzazioni paramilitari composte da ex Ufficiali, Disoccupati e Avventurieri.

All’omicidio commesso a Monaco fecero, però, eco una serie di violenze; uno sciopero generale e la proclamazione di una Repubblica sovietica, rovesciata brutalmente alla fine di aprile dalle Truppe governative.

Fra le vittime: lo Scrittore comunista Gustav Landauer, picchiato a morte in prigione.

Il fallimento della rivoluzione e l’insanabile contrapposizione fra Comunisti e Socialdemocratici favorirono l’ascesa del Nazismo.

Weimar

Il 19 gennaio 1919 si tenne una consultazione nazionale per l'elezione dei Deputati all'Assemblea costituente, incaricati di redigere la Costituzione.

Vinse il Partito socialdemocratico.

Aperta solennemente il 9 febbraio 1919, l’assise elesse Primo Presidente Friedrich Ebert che, a sua volta, dette incarico di comporre il Governo al socialdemocratico Philipp Scheidemann: il primo Gabinetto fu costituito con membri dei tre partiti di Maggioranza: Socialdemocratici, Cattolici centristi e Democratici.

Fu la prima coalizione di Weimar.

A Versailles, nel frattempo, una Delegazione diplomatica tedesca tentava di mitigare le umilianti condizioni di pace postbelliche: le tensioni antifrancesi indussero le dimissioni di Scheidemann il 20 giugno.

Si insediò, allora, il socialdemocratico Gustav Bauer che tentò vanamente di attenuare le onerose pretese di una Francia inflessibile: posto a fronte di un ultimatum, il Governo cedette e il 28 il Ministro degli Esteri Hermann Müller sottoscrisse l’impegno alle richieste.

In sintesi, il periodo storico tedesco compreso fra il 1919 ed il 1933 passò alla Storia come Weimarer Republik, e mutuò il nome dalla turinga città di Weimar, ove si celebrò un congresso nazionale per elaborare una nuova Costituzione, a margine della sconfitta subìta dalla Germania nella Prima Guerra Mondiale.

Si trattò del varo di un esemplare modello di Democrazia parlamentare per l'intera Europa: vi s’introdusse il suffragio universale maschile e femminile, l'elezione diretta del Presidente della Repubblica e la responsabilità del Governo di fronte al Parlamento.

L’Istituzione, indebolita dalla scarsa legittimazione popolare, fondò sui tre principali Partiti affermatisi nel dopoguerra: il Centro Cattolico/moderato, il Socialdemocratico e il Democratico dei Liberali di Sinistra.

Il costante sforzo di allargare il consenso verso l'ala conservatrice del Liberalismo trovò in Gustav Stresemann l'uomo di Stato e il Ministro degli Esteri di maggiore spessore.

E fu il trionfo intellettuale: furono anni d'oro per la Cultura.

Cinema, Teatro, Letteratura, Pittura, Musica, Arte resero Berlino capitale europea della creatività dominata da Brecht, Mann, Klee, van der Rohe, Kandinsky, Heidegger, Remarque, Döblin, Hesse, Weber.

Furono gli anni dell’Espressionismo e della Bauhaus: la più originale scuola artistica del '900, nella quale s’insegnò Architettura, Scultura, Fotografia e Pittura.

Furono gli anni di quell’intenso fermento che Ernst Bloch definì Età di Pericle e del quale Hagen Schulze scrisse: Espressionismo e postEspressionismo, nuova oggettività, Realismo metafisico, Dadaismo, Futurismo, Cubismo, Primitivismo, l'Arte propugnata dalla rivista Merz di Kurt Schwitters, il Verismo, il Suprematismo, il Progressivismo, il Funzionalismo, il Neoclassicismo: tutto ciò si affastella nel giro di un decennio, crea scuole e discepoli che si combattono accanitamente tra loro, di volta in volta si presenta come assolutamente nuovo, unico e diverso: uno scintillante caleidoscopio di forme e colori mai visti prima. Tuttavia la "cultura di Weimar" è un mito, nato nei caffè di Praga e di Parigi, nell'università in esilio di New York, nelle colonie di Profughi della Costa Azzurra o della costa occidentale americana, dopo la fuga e l'espatrio dei molti intellettuali che hanno dato forma e colore agli anni venti.

Furono gli anni delle caricature di Otto Dix, John Heartfield e George Grosz; del Movimento della Neue Sachlichkeit; delle esperienze cinematografiche di Fritz Lang; delle attività del Bauhaus; del Funzionalismo di Ernst May e Bruno Taut; del Cabaret anticonformista di Christopher Isherwood; della Musica atonale e moderna di Kurt Weill, di Alban Berg, di Arnold Schoenberg e Anton Webern.

Furono gli anni della Letteratura, col Romanzo filosofico della Völkisc: una corrente esaltante la guerra e censurante l’egemonia culturale dei berlinesi e con la Narrativa degli Scrittori proletari e rivoluzionari che, favorevoli all' utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, nel 1929, dettero vita alla rivista Die Linkskurve.

Furono gli anni di Autori come Alfred Döblin, Erich Maria Remarque e dei fratelli Heinrich e Thomas Mann, che esposero un gelido ritratto della crisi politica e sociale mentre nei Teatri di Berlino e Francoforte andavano in scena opere di Bertold Brecht dirette da Max Reinhardt e Erwin Piscator.

Furono gli anni in cui maturarono avanzate tesi sociologiche e politiche, in particolare il Marxismo, e in cui anche la Filosofia incontrò la dinamica della psicoanalisi freudiana, sviluppando tesi interessanti nell’ambito della Teoria critica, in particolare nella Scuola di Francoforte.

Furono gli anni della Scultura di Ernst Barlach e di Gerhard Marcks; della Pittura di Emil Nolde, Max Beckmann, Käte Kollwitz, Wassilly Kandinsky e Paul Klee; del Fotomontaggio di John Heartfield e di Hannah Höch; dell’ Architettura di Walter Gropius, Margarete Schütte e Hugo Häring; della Poesia di Gottfried Benn e di Erich Mühsam; della Drammaturgia di Bertold Brecht; della Saggistica di Hermann Hesse; della Satira di Kurt Tucholsky; della Musica di Otto Klemperer; del Pensiero di Martin Buber, di Martin Heidegger e di Max Horkheimer; della Scienza quantistica di Max Born, di Werner Heisenberg e di Pascual Jordan;  del Teatro e del Cinema di Alfred Abel, Anita Berber, Lili Dagover, Greta Garbo e Marlen Dietrich e dei Registi Arnold Fanck, Ernst Lubitsch, Max Reinhardt e Josef von Sternberg.

Furono gli anni in cui il primo tentativo di introdurre una Democrazia liberale si risolse in un clima di enorme tensione interna, concluso dall’ascesa al potere di Adolf Hitler e del Nazismo, a fronte del quale gran parte degli Intellettuali lasciò la Germania dirigendosi in Turchia, in America e in Inghilterra. Nei roghi dei libri promossi dal deliro hitleriano furono arsi numerosi testi degli Autori weimariani e molti Artisti furono arrestati o deportati in campi di sterminio.

I Fondatori della Scuola di Francoforte si trasferirono a New York e vi promossero l’Istituto di Ricerche Sociali, costituendo la New School for Social Research.

Fu comunque Weimar.

L’inizio

Il 19 gennaio del 1919 si tenne una consultazione nazionale per l'elezione dei Deputati all'Assemblea costituente incaricati di redigere la Costituzione.

Il Partito socialdemocratico vinse.

Aperta solennemente il 9 febbraio 1919, l’assise elesse Presidente Ebert che, a sua volta, incaricò il socialdemocratico Philipp Scheidemann di formare il Governo: il primo Gabinetto fu costituito con membri dei tre Partiti di Maggioranza: Socialdemocratici, Cattolici centristi e Democratici.

Era la coalizione weimeriana, pronta a frantumarsi sui negoziati di Versailles: il 20 giugno Scheidemann si dimise e fu sostituito dal socialdemocratico, Gustav Bauer, che cercò invano di far stralciare dal Trattato perlomeno alcuni articoli.

Gli Alleati furono inflessibili: il Governo tedesco cedette e, il 28 giugno, una Ambasceria guidata dal Ministro degli Esteri Hermann Müller sottoscrisse le condizioni di pace.

Versailles

Onerosissime, le condizioni economiche e politiche poste alla Germania sconfitta: l’Alsazia/Lorena fu resa alla Francia; la Prussia orientale fu separata dal resto del Paese, con la cessione della Prussia occidentale, della Slesia superiore e della Posuania alla Polonia; Danzica fu dichiarata città libera; il Belgio acquisì piccoli distretti; alla Nazione sconfitta, espropriata della colonie, fu proibita la fusione con l'Austria; la sponda sinistra del Reno fu militarmente occupata; gli Alleati assunsero il controllo del bacino della Saar; l’Esercito tedesco fu ridotto a centomila Effettivi, la Marina a sedicimila, l’Aeronautica vietata; ma quanto infiammò gli animi del Popolo fu la consegna dei Criminali di guerra, a partire dal deposto Imperatore, perché fossero processati per le atrocità commesse, e l’addossamento alla Germania di tutte le responsabilità del conflitto e dei danni arrecati alla Potenze aggredite: duecentosessantanove miliardi di marchi/oro pagabili in quarant’ anni.

Definita clausola di colpa, essa mutilò l’orgoglio teutonico e ne alimentò la tensione alla vendetta.

La Costituzione fu approvata dopo sei mesi di lavori: il 31 luglio del 1919, e acquisì vigenza l'11 agosto.

Sanciva una Repubblica federale su un territorio suddiviso in diciassette Lander; un Reichstag eletto a suffragio universale, col sistema proporzionale; la promozione di Referendum e leggi di iniziativa popolare; un Presidente settennale del Reich con potere esecutivo; la nomina del Cancelliere.

Per la prima volta, fu riconosciuto alle Donne il diritto di voto e i Sindacati ottennero importanti concessioni e competenze; tuttavia, l'articolo 48 assunse una grave implicazione storica prevedendo che, ove la sicurezza del Paese fosse stata minacciata, al Presidente era data facoltà di adottare  provvedimenti d'emergenza con valore di Legge.

Il clima sociale restò tesissimo.

Mentre l’Aristocrazia accoglieva con disappunto l’istituzione repubblicana, l’Esercito si dette alla Politica fornendo materiale umano alle formazioni di estrema Destra.

Nel marzo del '20 si verificò un tentativo di colpo di stato, promosso dai Freikorp.

In seguito al Putsch di Kapp, il Cancelliere Bauer lasciò il posto a Müller che tenne unita la coalizione fino alle elezioni del 6 giugno del 1920.

L’esito fu per i Repubblicani un disastro.

I Partiti tedesco/nazionale e tedesco/popolare emersero con forza e, mentre il Partito democratico perdeva un terzo della propria consistenza elettorale, i Socialdemocratici raccoglievano solo cinque milioni di voti.

Grande peso assunsero i Socialisti indipendenti.

La coalizione di Weimar perse il controllo del Reichstag e le strade furono insanguinate da ogni sorta di violenza: nell'agosto del '21 fu assassinato il Ministro delle finanze Matthias Erzberger, che aveva firmato il Trattato di Versailles e, nel giugno successivo, fu giustiziato il Ministro degli Esteri Walther Rathenau.

Nel '23 Hitler e i suoi tentano un Putsch a Monaco: tra il 1919 e il 1922 l’estrema Destra commise trecentosettantasei delitti.

I Personaggi

Guglielmo II

Desiderava solo sentirsi come Napoleone senza combattere battaglie.... Ma sotto tutte quelle pose e orpelli vi era un uomo molto comune, vanesio ma nel complesso benevolo, che coltivava la speranza di passare per un secondo Federico il Grande… (Winston Churchill)

Friedrich Wilhelm Viktor Albrecht von Hohenzollern, figlio di Federico e di Vittoria di Sassonia Coburgo-Gotha, nacque a Berlino il 27 gennaio del 1859 e si spense a Doorn il 4 giugno del 1941: dal 1888 al 1918, fu il terzo e ultimo Kaiser e l'ultimo König di Prussia.

Il suo Regno si distinse per un’inefficace politica, fondata sul Militarismo e sulla grandezza monarchica.

Per l’assenso fornito all'apertura delle ostilità contro la Russia, fu ritenuto responsabile dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Educato dal Precettore Georg Hinzpeter e insignito fin da bambino di onorificenze russe, austriache, inglesi e italiane, studiò francese, inglese, italiano e russo frequentando il Friedrichsgymnasium a Kassel e l’Università di Bonn, prima di visitare Parigi e l’Inghilterra e di sposare Augusta Vittoria di Schleswig- Holstein che introdusse principi liberali in una Prussia a suo avviso arretrata.

Nel 1884, fu inviato in Russia in rappresentanza del nonno Guglielmo I che, morto nel 1888, ebbe come successore il figlio Federico III. Dopo soli tre mesi di Governo, però, costui si spense di cancro e Guglielmo, ventinovenne, ascese al trono scontrandosi fin da subito, per le proprie asperità caratteriali, col Cancelliere Otto von Bismarck.

Nel 1889, scosso dagli scioperi di Minatori, egli enunciò al Consiglio prussiano un programma di tutela dei Giovani dalle seduzioni del Socialismo, imponendo ai Docenti di Storia di evidenziare la pericolosità delle teorie socialdemocratiche; tuttavia, se Bismarck auspicava una linea dura nei confronti della classe operaia, egli sostenne l’esigenza di conciliazione nazionale.

Nel perdurare della contrapposizione, si tennero le elezioni del Parlamento tedesco e il successo arrise proprio ai Socialisti democratici.

La posizione minoritaria del Cancelliere aprì una querelle costituzionale: secondo un decreto prussiano del 1852, i Ministri erano tenuti a consultare il Capo del governo prima di consultare il Sovrano.

Guglielmo pretese la revoca dell’atto e Bismarck, lungi dall’eseguire l'ordine, si dimise. Malgrado gli Uffici di Corte lo ritenessero incompatibile con le altre intese sottoscritte dalla Germania, il successore Leo von Caprivi, cominciò col demolire il Trattato di Controassicurazione con la Russia, favorendone l’avvicinamento con la Francia.

La vicenda si risolse con le dimissioni del Cancelliere, contro il quale si scagliò il potentissimo Friedrich von Holstein, intenzionato a insediare il moderato Chlodwig zu Hohenlohe Schillingsfürst

Dal 3 gennaio del 1896, una serie d’iniziative provocarono dure reazioni internazionali in danno del Kaiser: in quei giorni, la Repubblica boera del Transvaal, forte di miniere d'oro, aveva respinto un attacco sudafricano ispirato dagli Inglesi, tesi a provocare una sollevazione che riportasse il territorio nella loro orbita imperiale.

La stampa nazionalista tedesca censurò l’iniziativa, guastando i rapporti anglo/tedeschi.

Assicurato allo Zar Nicola II che non avrebbe mai consentito all’occupazione di quella regione, il 3 gennaio Guglielmo inviò un telegramma di solidarietà al Presidente del Transvaal Paul Kruger sollevando l’indignazione dell’ Inghilterra, che nel gesto vide una provocazione ed una indebita interferenza politica: i rapporti si fecero ancor più tesi.

Nell’agosto del 1897, mirando ad un ruolo di prestigio internazionale,  ordinò l’allestimento di una Flotta dopo aver ottenuto da Nicola II la conferma che la Russia non si sarebbe opposta all'eventuale occupazione tedesca del porto cinese di Kiautschou: due mesi dopo, usando come pretesto l’assassinio di due Missionari tedeschi e ignorando le obiezioni del suo Stato Maggiore, il Kaiser ordinò l’irruzione in Cina.

Per contro, se la Russia occupò Port Arthur, l’Inghilterra invase lo Shandong.

Spiravano venti di guerra già nel 1898, quando l’attivismo dell’Imperatore si spinse nel Mediterraneo: accompagnato dalla consorte, dal Ministro degli Esteri Bernard von Bülow e dall’Ambasciatore a Vienna Philipp zu Eulenburg, egli partì per la Palestina, controllata dall’Impero ottomano, incoraggiando l’ansia dei Francesi, dei Russi e degli Inglesi, in particolare quando i Turchi concessero alla Germania la costruzione di un porto e di una linea ferroviaria sulla costa orientale del Bosforo.

In Germania, intanto, il Cancelliere Bulow e l’Ammiraglio Alfred von Tirpitz procedettero a un consistente riarmo navale, riuscendo a far passare al Reichstag ben tre leggi di costruzione marittima ma allarmando l’Inghilterra; deteriorando definitivamente con essa i rapporti; conseguendone il suo avvicinamento con la Francia, nemica storica dei Tedeschi; favorendo l'intesa fra Londra e Parigi, per dirimere tutte le questioni coloniali sospese.

Detta intesa: Ente Cordiale, stipulata l'8 aprile del1904 a Londra, stabilì che il Marocco sarebbe entrato nella sfera d'influenza francese e che l'Egitto sarebbe rimasto in quella britannica.

La Germania volle boicottarla: il 30 marzo del 1905, al primo accenno di pressione della Francia su quel territorio, Guglielmo sbarcò a Tangeri ed espresse il proprio interesse all’indipendenza del Marocco da qualsiasi Stato europeo. La coalizione franco/inglese reagì negativamente e la tensione montò al punto che il Governo francese, nel timore di una guerra, dimise il Ministro degli Esteri Théophile Delcassè, acerrimo nemico della Germania, e accolse la proposta tedesca di una Conferenza internazionale sul Marocco.

Fu una vittoria diplomatica del Kaiser: lo stesso giorno delle dimissioni di quel Politico, egli conferì al Conte Bülow, che aveva gestito la crisi, il titolo di Principe e pensò di aver impedito alla Francia l'acquisizione una nuovo e strategico avamposto. Tuttavia l’assise, che si tenne nella iberica Algeciras nel 1906, appoggiò le ragioni francesi e si limitò ad assegnare alla Germania una piccola fetta di Congo.

In questo contesto il più importante tentativo di Guglielmo II, per fermare l'accerchiamento in atto attorno al suo Paese, si era svolto in un sito russo del Golfo di Finlandia: a Björkö, ove egli aveva incontrato Nicola II il 24 luglio del 1905 e dove aveva firmato un accordo in base al quale ciascuno dei due si era impegnato a sostenere l'altro in caso di attacco di una terza Potenza europea.

Quest'ultima clausola aveva contrariato Bülow: nel caso di una guerra anglo/tedesca, infatti, la Germania sarebbe stata esposta alle azioni della formidabile Flotta inglese e la Russia non avrebbe potuto difenderla, disponendo di una modesta Armata. Di più: quella postilla, limitando il teatro dell'alleanza all'Europa, avrebbe fornito allo Zar il pretesto per non aggredire l’Inghilterra in Asia e avrebbe indotto gli Inglesi a pericolose contromisure.

Guglielmo II esercitò comunque pressioni per la ratifica dell’accordo e Bülow rimise il mandato revocando poi le dimissioni, proprio per l’accorata insistenza dell’Imperatore.

Anche in Russia, tuttavia, si sollevarono problemi sul testo del trattato che restò un accordo generico e privo di valore legale, fra due Imperatori.

Nel 1907 l'Accordo anglo/russo sulla spartizione delle sfere d'influenza in Asia eliminò ogni tensione fra i due Stati e vanificò la speranza di Guglielmo di definire un’alleanza con la Russia; ma l'episodio più clamoroso sulla politica estera guglielmina risiedette nell'intervista al Daily Telegraph del 28 ottobre del 1908: mirando ad accattivarli, egli si spacciò per buon amico degli Inglesi; nemico del Giappone e ideatore dei piani militari che avevano condotto l'esercito d’oltreManica alla vittoria sui Boeri.

Le sue affermazioni provocarono ilarità in tutta l’isola e un enorme scandalo in Germania, derivandone uno scontro istituzionale con Bülow e con il Parlamento.

Travolto dalle critiche, il Kaiser minacciò di abdicare e convocò il Principe ereditario Federico Guglielmo, prima di recedere e di assumere l’impegno a rispettare le regole costituzionali, rompendo col Cancelliere che si dimise.

Bülow fu sostituito da Theobald von Bethmann la cui condotta fu di prono assecondamento della Corona, sempre più disattenta agli eventi politici: pur a fronte di serie questioni, nel 1910 Guglielmo promosse la Scienza naturale moderna con garanzie finanziarie statali e curò gli scavi archeologici presso la propria villa di Corfù, ove fu rinvenuta una pregevole testa marmorea di Gorgone del VII secolo a. C.

Mentre l’isolamento internazionale si abbatteva sulla Germania, nel maggio del 1911 la Francia occupò la marocchina Fez rendendola Protettorato.

Il Ministro tedesco degli Esteri Alfred von Kiderlen- Waechter inviò, come atto dimostrativo, un Incrociatore ad Agadir pretendendo in cambio, in luglio, il Congo francese: Guglielmo, che era in crociera in Norvegia, censurò la condotta del proprio Governo, ma l’Inghilterra aveva già mobilitato la Royal Navy a sostegno della Francia.

La Germania dovette accontentarsi di insignificanti aggiustamenti dei confini fra il Camerun tedesco e il Congo francese.

A questo punto era cruciale all’Imperatore dotare la Nazione di una Flotta di prestigio e, quando nel 1912 l’Inghilterra spostò la propria dal Mediterraneo al Mar del Nord, egli appoggiò Tirpitz affinché passasse il progetto della quarta Legge navale.

Bethmann si oppose, privilegiando la via negoziale con Londra e, forse, fu l'intervento del’Imperatrice a mantenere il Cancelliere al proprio posto e a  conservare la disposizione in discussione.

Verso l'inizio del 1913, si diffuse certezza dell’inevitabile imminenza di un conflitto europeo.

Fu forse per questa ragione che Guglielmo rinunciò al progetto di trattenere l'Austria: quando domenica 28 giugno del 1914 furono assassinati gli arciDuchi a Sarajevo, egli partecipava alle regate di Kiel a bordo del suo Meteor; il Capo di Stato Maggiore dell'esercito Moltke era alle terme a Karlsbad e il Capo della Marina Tirptiz in vacanza in Svizzera.

In assenza delle più alte cariche militari e istituzionali, in quei primi giorni di luglio a Berlino e a Potsdam il Kaiser sottostimò la forza dei Nemici: disse che Nicola II non avrebbe protetto Regicidi; che la Russia non era in grado di entrare in guerra e che la Francia versava in piena crisi finanziaria e era carente di Artiglieria pesante.

Con queste convinzioni, partì per la crociera in Norvegia.

Il 23 luglio, tuttavia, comprese il precipitare degli eventi dopo l'inoltro dell' ultimatum austriaco alla Serbia e dette disposizioni per il rientro della Flotta a Kiel; il 27 approvò l'azione di Bethmann nel respingere la proposta inglese di una Conferenza; prese visione della replica serba e, in considerazione della circostanza che il Governo di Belgrado avesse accettato quasi tutte le richieste austriache, si tranquillizzò consigliando a Vienna di occupare cautelarmente la capitale nemica onde proporsi egli stesso come Mediatore.

Il bombardamento austriaco di Belgrado provocò la mobilitazione russa, ma un messaggio dell'ignaro Guglielmo indusse lo Zar a limitarla ai quattro distretti militari lungo la frontiera austriaca e non anche ai tre sul confine tedesco.

Il mattino del 30 luglio del 1914, il Kaiser ne ebbe notizia e, quando ottenne il rifiuto di Nicola II alla revoca del provvedimento armato, si persuase che Inghilterra, Francia e Russia si preparassero ad usare il conflitto austro/serbo come pretesto per annientare la Germania.

A fronte del diniego russo a ritirare le truppe dalle frontiere austriache, Bethmann d’intesa con la Corona ordinò la generale chiamata alle armi e l’Ambasciatore tedesco a San Pietroburgo consegnò la dichiarazione di guerra, attivando il sodalizio franco/russo.

Deciso il bombardamento aereo di Londra, il 14 settembre del 1914, dopo la sconfitta della Marna, il Kaiser sostituì il capo dell'esercito Moltke con Erik von Falkenhayn e, all'inizio del 1915, fu chiamato a pronunciarsi fra Orientalisti e Occidentalisti, ovvero fra il capo di Stato Maggiore austriaco Franz Konrad von Hötzendorf, che aveva chiesto delle Divisioni tedesche in previsione di un'offensiva antirussa, e lo stesso Falkenhayn che le negò.

Guglielmo appoggiò quest’ultima decisione, consentendo alla Russia di conseguire alcune importanti vittorie sull'Austria.

Lo stesso anno, dopo l'affondamento del transatlantico inglese Lusitania, con a bordo numerosi passeggeri americani, per prevenire un intervento degli Stati Uniti a favore del fronte nemico, egli chiese a Bethmann di ordinare ai sommergibili di non silurare navi da diporto e, quando la misura si dimostrò inefficace, ordinò la sospensione di tutta l'offensiva sottomarina.

L'Ammiraglio Tirpitz si dimise.

Verso la fine di dicembre del 1916 i Generali Paul von Hindenburg e Erich Ludendorff dichiararono di non poter più assumersi la responsabilità delle operazioni militari se, entro un mese, non fosse stata ripresa la guerra indiscriminata. Bethmann si oppose, ma il 9 gennaio del 1917 Guglielmo decise di riprendere quelle azioni: la Germania rispose con entusiasmo e la Borsa inviò un telegramma di congratulazioni al Kaiser.

Gli Stati Uniti ruppero le relazioni diplomatiche il 3 febbraio e presentarono la dichiarazione di guerra il 6 aprile.

Compromessa ogni speranza di vittoria, il 12 luglio 1917 anome del Reichstag, Bethmann propose al Sovrano una risoluzione di pace: tutto lo Stato Maggiore si dichiarò indisponibile a collaborare col Cancelliere, a difesa del quale Guglielmo minacciò di nuovo l'abdicazione non potendo evitarne le dimissioni, e lasciò l'esercito nelle mani di Hindenburg e Ludendorff che, verso la fine del conflitto influenzarono l'apparato politico a favore di un regime militare.

La rivendicazione del potere da parte delle Forze Armate non danneggiò il Reichstag ma il Kaiser che, dall’interno di una profonda depressione, spianò la via a Paul von Hindeburg.

Così la prima pagina del New York Times dell'11 novembre 1918: …Armistizio firmato, fine della guerra! Berlino nelle mani dei rivoluzionari; il nuovo Cancelliere implora l'ordine; il Kaiser deposto fugge in Olanda

Il 26 ottobre del 1918, nell’impossibilità di proseguire la guerra, Guglielmo parlò a Ludendorff in modo tale da costringerlo a dimettersi; respinse invece le dimissioni di Hindenburg.

Il giorno dopo, l’Imperatore austriaco Carlo d’Asburgo gli comunicò di aver optato per la pace: il Governo tedesco guidato da Maximilian von Baden, d’intesa con Guglielmo, accettò le richieste degli Stati Uniti.

A quel punto, il trono vacillava: i Socialisti vagheggiavano la Repubblica.

Risentito per il rifiuto della Cancelleria a pubblicare una lettera e un proclama nei quali assicurava l’appoggio al Governo e alle modifiche istituzionali, nella notte del 29 ottobre, il Kaiser lasciò Berlino per la belga Spa, sede del Quartier generale dell'Esercito e vi fu raggiunto il 1º novembre dal Ministro degli Interni prussiano Bill Drews, le cui pressanti richieste di rinuncia alla corona furono opposte anche da Hindenburg.

Il Generale Wilheilm Groener si pronunciò contro l’abbandono del trono: a suo avviso, il Sovrano avrebbe dovuto recarsi al Fronte e cercarvi una morte dignitosa!

Il 4 novembre del1918, inriscontro all'ordine di far salpare la Flotta per una improbabile battaglia navale, i Marinai si ammutinarono a Kiel e nei giorni successivi la rivolta contagiò l’intera Germania.

Il 7 del mese, i Ministri socialisti sollecitarono ancora l'abdicazione, ma Guglielmo rifiutò, disponendosi a marciare sulla Nazione.

I Deputati si dimisero in blocco e proclamarono uno sciopero generale, mentre i ribelli occupavano Colonia.

Il Paese e il regime imperiale erano al collasso.

La sera dell'8 novembre l'Ammiraglio Paul von Hintze raggiunse l’Imperatore a Spa e gli comunicò che la Kriegsmarine era ormai fuori controllo.

Il 9 fu la rivolta e con essa il rischio di una guerra civile alla vigilia dell' armistizio: Guglielmo, che coltivava ancora speranze di potersi mettere a capo dell'Esercito assieme a Hindenburg e placare l’isurrezione, fu informato da Groener della assoluta impossibilità di successo militare: i Ribelli avevano il controllo dei principali nodi ferroviari e molti Soldati avevano abbracciato la causa eversiva.

Non restò che l’esilio: solo come Imperatore e con la pretesa di conservare il titolo di Re di Prussia; tuttavia, quando le sue decisioni furono trasmesse a Berlino, Maximilian von Baden ne aveva già proclamato l'abdicazione e aveva già trasmesso il potere al Socialista Friedrich Ebert.

Guglielmo se ne infuriò: ormai la via per la Germania era interdetta dagli insorti e, poiché i fermenti minacciavano di estendersi anche tra i Soldati stanziati a Spa, il 10 egli varcò il confine con l'Olanda.

Il giorno successivo la Germania sottoscrisse l'armistizio.

Il 28 novembre del 1918 l’ex Imperatrice raggiunse il coniuge nei Paesi Bassi e, nella stessa giornata, egli firmò un formale atto di rinuncia al trono.

Contestualmente anche il Principe ereditario declinò dai propri diritti.

Con l'articolo 27 del Trattato di Versailles, egli fu accusato di suprema offesa alle convenzioni internazionali e alla santità dei trattati.

Il 4 giugno del 1919 aParigi, il Consiglio supremo citò l’ex Kaiser in giudizio e, nel gennaio successivo, ne chiese invano l’estradizione al Governo olandese che, negandola, pretese il suo impegno all’astensione da qualsiasi attività politica.

Nella primavera del 1920 Guglielmo si stabilì a Doorn e vi trascorse i suoi ultimi ventuno anni.

Nel 1931, confidò al nipote Luigi Ferdinando l’opinione che Hitler esprimesse l'energia della Nazione. Due anni dopo, al momento della svolta nazista, un decreto di Hermann Göring concesse a lui ed ai figli un appannaggio purché non criticassero il Terzo Reich.

A fronte delle persecuzioni agli Ebrei nel 1938, però, egli espresse tutta la vergogna di essere tedesco, benché nel 1940 si congratulasse col Dittatore per la conquista di Parigi.

Ormai anziano, il 4 giugno del 1941 l’ultimo Imperatore tedesco si spense e fu sepolto in un mausoleo locale, malgrado Hitler proponesse funerali di Stato a Berlino.

Non v’è dubbio che sulla sua dissennata politica avesse pesato una malformazione congenita: un braccio inerte e assai più corto dell’altro.

La circostanza forse implicò ripercussioni sulla sua psiche: incostanza, difficoltà di concentrazione, depressioni alterne a stati euforici ed una educazione repressiva avevano ingenerato in lui frustrazioni che ricaddero sulla condotta politica e pubblica.

Forse anche la precoce successione e gli errori a essa legati pesarono sul suo destino imperiale: nella casa segnata dal lutto della morte del padre, egli fece apporre i sigilli; ordinò che fossero perquisiti gli appartamenti e, provocando l’indignazione di tutto il parentado inglese, dispose l’autopsia nella speranza di incriminare il Medico inglese di Corte.

Fu un Regnante superficiale ed incapace di amministrare rapporti esteri: fu ostile ai Russi per il loro intento di riunire tutte le genti slave; ostile all’ Inghilterra per il suo formidabile apparato militare; ostile alla Francia per la politica coloniale, così decretando l’isolamento della Germania dalla Comunità internazionale.

Mantenne rapporti col solo Impero Austro/ ungarico e la sua uscita di scena, ponendo fine alla Dinastia degli Hoenzollern, non sollevò rimpianti.

Friedrich Ebert

Figlio di un Sarto di Heidelberg, dopo avere svolto l’attività di Artigiano Sellaio e dopo aver contratto un’ampia esperienza sindacale, aderì al Partito Socialdemocratico, divenendone il Segretario Generale nel 1905.

Deputato al Reichstag fino al 1919, nell'agosto del 1914 convinse i sodali a votare a favore del conflitto, ritenendolo un atto difensivo e patriottico; ma la sua posizione, condivisa dal Leader revisionista Philipp Scheidemann causò gravi spaccature, fino alla nascita, nel 1917, del Partito Socialdemocratico indipendente di Germania o USPD.

Quando fu evidente la sconfitta e si costituì un nuovo Governo col Principe Maximilian di Baden, l’Ebert, già eletto Cancelliere il 9 novembre del 1918 fu chiamato ad affrontare, nel gennaio successivo, l'insurrezione spartachista col supporto dei Militari filo/monarchici.

Il 13 febbraio fu eletto nell'Assemblea di Weimar, Presidente del Reich e il suo mandato quinquennale, prorogato di due anni, fu interrotto dalla morte il 28 febbraio del 1925.

Aveva cercato di assicurare alla Repubblica una direzione stabile, a fronte alla crisi morale ed economica che alimentava l'insorgenza di estremismi di Destra e di Sinistra.

In politica estera, aveva sostenuto Stresemann nella linea di conciliazione con la Francia.

Gli Spartachisti

La Spartakusbund, che mutuò il nome dal Gladiatore Spartaco, protagonista di una rivolta antischiavista a Roma, fu un movimento rivoluzionario di ispirazione socialista, sorto in Germania il 4 agosto del 1914 in casa della Luxemburg, in risposta all’assenso ai crediti di guerra dati, quella stessa mattina, dalla frazione della SPD al Parlamento del Reich.

Aderirono per primi Hermann Duncker, Hugo Eberlein, Julian Marchlewski, Franz Mehring, Ernst Meyer, Wilhelm Pieck; più tardi  Martha Arendsee, Fritz Ausländer, Heinrich Brandler, Käte Duncker, Otto Gabel, Otto Geithner, Leo Jogiches, Karl Liebknecht, August Thalheimer, Bertha Thalheimer.

Nata col nome originario di Gruppe Internationale come corrente interna alla SPD, si unì alla USPD o Partito Socialdemocratico Indipendente Tedesco nel 1917; partecipò, tra il 1918 e il 1919, alla fondazione del KPD o Kommunistische Partei Deutschlands; si oppose alla politica collaborazionista dell’SPD col Governo imperiale; propugnò la solidarietà internazionale all’ interno del movimento dei Lavoratori.

Nell’ambito di decisioni collettive della Seconda Internazionale, assunse azioni comuni agli altri Partiti socialisti, per scongiurare il pericolo di una guerra europea.

Costola del movimento pacifista conseguente agli orrori del grande conflitto, a fronte del Militarismo socialdemocratico, divenne primo nucleo del Comunismo e mirò a una rivoluzione di tipo bolscevica.

Due fondatori: Karl Liebknecht, già membro del partito socialdemocratico, e Rosa Luxemburg furono tenuti due anni in galera: dal 1916 al 1918, per un tentativo di organizzare uno sciopero internazionale contro la guerra, ritenuta un massacro imperialistico voluto dalla Borghesia contro i diritti del Proletariato.

Durante la Rivoluzione di Novembre del 1918 gli Spartachisti combatterono per privare di potere i vertici militari; collettivizzare le industrie; dare alla Germania una Costituzione che la trasformasse in una Repubblica guidata da Consigli popolari.

Propugnando la liberazione del mondo dalla dominazione schiavistica del Capitalismo, si richiamò ai principi esposti nel Manifesto di Marx e Engels del 1848 e si incuneò nella protesta dei Marinai insorti a Kiel contro la sconsiderata prosecuzione della guerra.

L’8 novembre del 1919 Karl Liebknecht a Berlino assunse la direzione del Movimento e il 9 proclamò, prima al Tiergarten e poi avanti al castello, una Libera repubblica socialista tedesca a pochi minuti di distanza dalla proclamazione, dal balcone del Reichstag, di una Repubblica Democratica tedesca da parte dell’esponente dell’MSPD Philipp Scheidemann.

La pretesa di disarmare la Polizia; di armare il Proletariato; di creare una Guardia Rossa; di collettivizzare le Banche e le Industrie; di occupare i Consigli comunali con libere elezioni; di internazionalizzare la rivoluzione impose l’intervento del Governo.

Gli Spartachisti furono stroncati dall'esercito e dai Freikorps, su ordine di Ebert: in centinaia, compresi Liebknecht e la Luxemburg, furono giustiziati  dagli appartenenti alla Garde-Kavallerie-Schützen-Division: una Divisione dell´esercito.

Da quel momento finì lo Spartachismo e cominciò la storia della KPD nella Repubblica di Weimar.

Gustav Stresemann

Figlio del Commerciante di birra berlinese Ernst August, frequentò il Ginnasio coltivandovi la passione per la storia e, diplomatosi nel 1897, studiò dal 1898 al1901 aLipsia, Letteratura e Economia politica.

L’attività paterna gli consentì di conoscere la condizione delle Piccole e Medie Imprese tedesche e, forse, ne influenzò la visione di politica.

Giovanissimo membro dell'associazione studentesca riformista NeoGermania, sposò Käthe Kleefeld, figlia del ricco Industriale ebreo Adolf.

Dopo una manifesta simpatia per l'associazione dei Nazional/sociali di Friedrich Naumann, intraprese la carriera politica nel Partito Nazional/liberale e fu considerato naturale erede di Ernst Bassermann.

Nel 1906 fu eletto al Consiglio Comunale di Dresda e nel 1907, appena ventinovenne, divenne Parlamentare al Reichstag per il circolo sassone Annaberg.

Membro del Direttivo dell'Associazione degli Industriali, per il sostegno fornito a provvedimenti sociali, fu spesso in contrasto con l'ala destra del suo Partito che ne impedì nel 1912 la rielezione: perduto il seggio, Gustav si recò in Canada e in America e, divenuto componente della Società commerciale tedesco/americana, appoggiò la politica navale tedesca già considerata fra le cause della Prima Guerra Mondiale.

Nel 1914 fu rieletto nel circolo Wittmund-Aurich della Frisia orientale e fu Capogruppo e Presidente del Partito Nazional/liberali che si impegnò a fondere col Partito del Progresso: Fortschrittspartei.

In seguito, fallita l’iniziativa, fondò il Deutsche Volkspartei di tendenza liberal/ conservatrice annunciando l’intento di riportare la Germania dal tempo dell'umiliazione e della perdita della dignità alla grandezza tedesca e al destino mondiale.

Persuaso che la stabilità interna fosse un elemento indispensabile al rilancio economico e l’Esercito un mezzo coercitivo, nelle elezioni del 1920 riscosse un discreto successo ed entrò nel Governo Feherenbach: Presidente della Commissione per gli Affari Esteri, dall'agosto al novembre del 1923, durante l'occupazione francese della Ruhr, fu Cancelliere e Ministro degli Esteri in una coalizione formata da Deutsche Volkspartei, Zentrum, Sozialistische Partei Deutschlands e Deutesche Demokratische Partei.

Fu allora che, convinto sostenitore della Monarchia, mirando a garantire alla Germania un ruolo tra le grandi Potenze, condusse un’aggressiva politica economica espansiva: per contenere la montante l'inflazione, avviò una riforma valutaria con l'introduzione del Rentenmark; tuttavia, il suo Governo perse la fiducia il 23 novembre di quell’anno.

Entrato come Ministro degli Esteri nel Gabinetto di Wilheilm Marx, mitigò le relazioni con la Francia per ottenere una revisione Trattato di Versailles e si concentrò su un inserimento multilaterale della Germania, abdicando da spinte nazionalistiche.

Tappe importanti della sua attività furono il Piano Dawes del 1924: una revisione del pagamento dei danni di guerra e un sodalizio con gli Stati Uniti, che avrebbero fornito la più parte dei finanziamenti utili al decollo dell’ Industria produttiva, investendo capitali eccedenti su territorio tedesco, e gli  Accordi di Locarno per effetto dei quali la Conferenza espropriava la Germania di Alsazia e Lorena, obbligandola a smilitarizzare la Renania, e sanciva i confini decisi a Versailles.

In quella sede, la stessa Germania, assieme a Francia, Belgio, Polonia, Inghilterra e Italia s’impegnava a patti di non/aggressione; accettava l’arbitrato pacifico in caso di controversie; affidava a Italia e Inghilterra il ruolo di garanti delle clausole.

Nel 1928 Gustav esercitò grande ruolo anche nell’elaborazione del Patto Briand/Kellog: Francia, Germania, America, Giappone, Russia e Italia assunsero l’impegno a dirimere eventuali contrasti in via diplomatica

Insignito nel 1926 del Nobel per la Pace e nel 1928 della Laurea ad Honorem a Heidelberg, egli fu il vero Statista della Repubblica di Weimar, malgrado i Tedeschi liquidassero con sprezzo la sua come Erfüllungspolitik, ovvero Politica di accettazione.

La sua prematura morte e l’inizio della crisi economica, nell'ottobre del 1929, coincisero con il declino dell’esperienza repubblicana: dopo sei mesi il Governo di coalizione formato da Deutsche Volkspartei, Sozialistische Partei Deutschlands, Deutsche Demokratische Partei, Zentrum si dimise e iniziò la fase dei Gabinetti di nomina presidenziale.

A gloria di Stresemann, la Germania non fu più considerata Nazione sconfitta, ma interlocutore internazionale; fu ammessa nella Società delle Nazioni; firmò un patto di neutralità con l'Unione Sovietica.

I primi anni della Repubblica

Fin dall'inizio, la Repubblica fu tenuta sotto pressione dagli Estremisti della Destra e della Sinistra: l’una, opponendosi a un sistema democratico a favore  dell’autoritarismo, le imputava la disfatta della Guerra e propagandava il mito della Dolchstoßlegende; l’altra accusava i Socialdemocratici al potere di aver tradito gli ideali del Movimento operaio, scendendo a compromessi col vecchio regime.

Il 13 marzo del 1920 ebbe luogo il Putsch di Kapp.

I Freikorps presero Berlino ma, contro ogni diversa ipotesi, a capo del nuovo Governo si pose il Giornalista di Destra Wolfang Kapp.

Ebert ritirò il Parlamento a Dresda; indisse per il 17 successivo uno sciopero generale e, il 6 giugno, fu confermato nell’incarico dalla seconda tornata elettorale mentre, dopo alcune sollevazioni comuniste nella Ruhr, una Armata Rossa forte di cinquantamila persone acquisìva il controllo del territorio.

L'esercito regolare e i Freikorps stroncarono le rivolte, ma ulteriori tumulti si verificarono l’anno dopo in Sassonia e ad Amburgo.

Nel 1923 la Repubblica non poté onorare i danni di guerra: l’insolvenza del Governo indusse Francesi e Belgi a occupare la Ruhr e le industrie minerarie e manifatturiere.

Una nuova raffica di proteste della durata di otto mesi provocò irrimediabili danni alla Finanza e, poiché anche gli Operai in serrata erano pagati dallo Stato, l’establishment ricorse all’emissione di valuta aggiuntiva, conseguendone una spaventosa inflazione: il valore del Papiermark crollò al punto che il 1º dicembre fu introdotta una nuova moneta, con il tasso di cambio di 1.000.000.000.000 di vecchi marchi per ogni nuovo marco: il Rentenmark.

I pagamenti dei danni bellici furono ripresi: la Ruhr fu restituita alla Germania.

Il 1923 fu anche l’anno in cui la Destra celebrò il Putsch della Birreria di Monaco di Baviera: nel 1920 il Partito dei Lavoratori tedesco, o DAP, si era trasformato in Partito tedesco Nazionalsocialista dei Lavoratori, o NSDAP: era in atto l’attività della frangia nazista che avrebbe determinato il crollo della Repubblica di Weimar e la catastrofe del secondo conflitto mondiale.

Hitler era stato eletto Segretario nel luglio del 1921 e nel novembre erano state fondate le Sturmabteilung: una sorta di esercito personale utile alle sue aspirazioni.

L’8 novembre di quel 1923, d’intesa con Erich Ludendorff, il Kampfbund incontrò il Primo Ministro bavarese Gustav von Kahr e pianificò l’occupazione di Monaco per il giorno successivo: i tremila Rivoltosi furono fermati da cento poliziotti e Hitler fu arrestato e condannato a cinque anni di carcere, dei quali ne scontò solo uno.

I Fatti

Dal 1916, l’Impero tedesco fu gestito dall’Oberste Heeresleitung: un governo militare condotto dal Capo di Stato Maggiore Paul von Hindenburg.

La conclusione del conflitto espose la Germania al drammatico rischio che, la prosecuzione delle ostilità, dopo l’abbandono degli Imperi Centrali da parte della Bulgaria, provocasse un’occupazione: il 3 ottobre del 1918, il nuovo Cancelliere Maximilian von Baden, incontrò il Presidente americano Woodrow Wilson e, il successivo 28, la Costituzione tedesca del 1848 fu emendata: il  Reich fu trasformato in una Democrazia parlamentare.

Da quel momento, diversamente da quanto sancito nel 1871, egli avrebbe risposto al Reichstag e non più all'Imperatore. Tuttavia, già preda del caos, la Nazione esplose il 29 ottobre quando, arbitrariamente, il Governo ordinò alla Hochseeflotte una disperata sortita militare che avrebbe incrinato i negoziati di pace: gli Equipaggi di due navi ormeggiate a Wilhelmshaven si ammutinarono e la loro conseguente deportazione a Kiel sollevò una violentissima rivolta.

L’intera Germania ne fu contagiata: sodalizzando con gli Arrestati, Marinai, Soldati e Operai elessero Consigli di Lavoratori sul modulo Soviet della Rivoluzione russa del 1917 e presero il potere civile e militare in molte città.

Il 7 novembre i tumulti toccarono Monaco, donde fuggì Ludwig III: primo Re tedesco decaduto.

Inizialmente le pretese dei Ribelli si limitarono alla richiesta di liberazione dei Detenuti ma, timorosa dell’instaurazione di una Repubblica socialista, insorse l’Alta Borghesia mentre il Proletariato si divideva. Parte: l’USPD, ovvero i Social Democratici Indipendenti, puntavano ad un sistema socialista; parte: l’MSPD, ovvero i Socialdemocratici Maggioritari, appoggiava un regime parlamentare e il 7 novembre chiedeva a Guglielmo II di abdicare.

Il 9 novembre del 1918, dal Palazzo del Reichstag di Berlino, Philipp Scheidemann proclamò la Repubblica a distaza di poche ore dalla promulgazione, da parte di Karl Liebknecht, di una Repubblica Socialista. Nella stessa giornata, il Reichskanzler Maximilian von Baden trasmise i propri poteri a Friedrich Ebert, Capo della MSPD; ma il giorno successivo fu insediato un Governo rivoluzionario: il Rat der Volksbeauftragten composto da membri della MSPD e della USPD; osteggiatissimo dagli Spartachisti: l'ala sinistra della USPD di Rosa Luxemburg; guidato da Hugo Haase per la USPD e dallo stesso Ebert che, convocato un Congresso Nazionale dei Consigli dal 16 al 20 dicembre del 1918 e conseguita la Maggioranza, impose l’elezione di una Assemblea Nazionale incaricata di dar vita a una Costituzione per un sistema parlamentare.

Di fatto, emarginate le richieste di un assetto a vocazione socialista, per garantirsi il controllo del Paese egli si accordò con l'OHL del Generale Wilheilm Groener, succeduto a Erich Ludendorff.

Il patto inizialmente stabiliva che il Governo non avrebbe riformato l'Esercito finché questo lo avesse difeso e, se da un lato significò l'accettazione di un nuovo assetto politico da parte dei Militari, dall’altro fu considerato un tradimento degli interessi dei Lavoratori: a parere della Sinistra, i Militari,  indipendenti e conservatori, sarebbero stati in grado di influenzare il destino della Repubblica.

La rottura fu definitiva dopo che Ebert fece richiesta di truppe all'OHL per  sedare un ulteriore ammutinamento a Berlino quando, il 23 novembre del 1918, gli Insorti chiusero la Reichskanzlei, sede del Consiglio dei Deputati del Popolo. L'intervento fu brutale e sanguinoso e l'estrema Sinistra invocò la scissione dalla MSPD, accusata di essere venuta a patti con i Militari per vanificare la rivoluzione.

La frattura si aggravò in dicembre, quando la Kommunistische Partei Deutschlands, KPD, assunse in sé l'ala sinistra della USPD e gli Spartachisti.

In gennaio, ancora a Berlino, ulteriori tentativi dei Lavoratori di stabilire uno Stato socialista furono stroncati nel sangue dai Freikorps: truppe di ex Soldati e Volontari di estrema Destra.

Gli scontri culminarono il 15 del mese con la morte di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, i cui assassini furono processati da una Corte militare e non civile, ricevendosi condanne tanto miti da rendere Ebert ancor più inviso alla Sinistra.

Per prevenire disordini di Berlino, l’elezione dell’Assemblea nazionale si celebrò a Weimar il 19 gennaio del 1919: i nuovi partiti della Sinistra, inclusi USPD e KPD, furono appena in grado di comporre una Maggioranza moderata.

La Weimarer Republik, dunque, fu un sistema semipresidenziale nel quale il Reichstag fu esito di un meccanismo proporzionale.

Il Primo Presidente della Germania Friedrich Ebert, della MSPD, firmò la nuova costituzione tedesca l'11 agosto del 1919.

I conflitti continuarono.

Nella globale concitazione, una Repubblica Sovietica nata a Monaco fu abbattuta dai Freikorps e dall’Esercito regolare, mentre violenti tumulti insanguinavano le Province orientali filo imperiali da Posen alla Slesia superiore.

Nel frattempo, la delegazione di pace tedesca sottoscriveva il Trattato di Versailles, accettando pesanti riduzioni delle Forze Armate; onerose spese  per le riparazioni ai danni di guerra e la clausola, imposta dai Francesi ed invano contrastata da Wilson, con la quale si storicizzava la responsabilità esclusiva della Germania nel conflitto: se, con l'articolo 227, l'ex Imperatore Guglielmo II fu posto in stato d'accusa di fronte a un Tribunale Internazionale per offesa suprema alla morale internazionale; nell'articolo 231 l’intera Nazione fu costretta ad assumersi l’onere dei danni subìti dai Governi Alleati e associati e dai loro cittadini a seguito della guerra, che a loro è stata imposta dall'aggressione della Germania e dei suoi alleati.

A conferma del conseguente risentimento tedesco, nel 1921 furono assassinati Matthias Erzberger e Walther Rathenau: l’uno per aver firmato materialmente quell’intesa, l’altro per essersi impegnato, quale Ministro degli Esteri di Weimar, a pagare i danni alla Francia.

La crisi del 1923

L'Economia tedesca stremata dalla guerra vacillava per la complessiva instabilità politica e per le onerose e umilianti condizioni imposte dai Vincitori a Versailles: nel gennaio del '23 Francia e Belgio occuparono il bacino della Ruhr e la circostanza fu sfruttata dalla Destra hitleriana.

Al rincaro dei prezzi e all’inflazione incontrollata, il Governo fece fronte stampando più moneta e aggravando la situazione: pane e latte, da qualche migliaio di marchi, arrivarono a costare milioni e poi miliardi di marchi.

Alla fine d’anno, la Repubblica di Weimar aveva subito due tentativi di colpo di Stato, centinaia di omicidi politici, un'inflazione epocale e drammatiche lacerazioni sociali.

Fu il Cancelliere Gustav Stresemann, leader del Partito Popolare, a far cessare gli scioperi e a riaprire il dialogo anche con la Francia.

A margine della breve esperienza al Cancellierato, quale Ministro degli Esteri elaborò con l’omologo francese Aristide Briand il Patto di Locarno col quale Germania, Belgio, Francia, Inghilterra e Italia s'impegnavano a garantire le frontiere franco/tedesca e germano/belga; l’ingresso della stessa Germania nella Società delle Nazioni; il trattato di non aggressione russo/tedesco.

Nel 1925 la riconciliazione completa con la Francia fu dalla attribuzione del  Nobel per la Pace ad entrambi.

Nel frattempo gli Stati Uniti vararono il Piano Dawes: cessata l’occupazione   della Ruhr, l'Economia decollò e il Paese tornò stabile, fino a vivere, nei cinque anni successivi, un notevole rilancio socio/economico.

La Germania riprese respiro.

Nel '25, morto Friedrich Ebert, fu eletto il Maresciallo settantottenne Paul von Hindenburg: gloria dell'esercito tedesco nel secondo Reich, appoggiato dai Monarchici e della Borghesia, ancorchè conservatore e anziano disponeva di credibilità tale da soverchiare i candidati socialdemocratico e comunista.

La stabilità da lui promessa si rivelò un miraggio: il celebre Venerdì nero del 1929 segnò l’inizio della più drammatica crisi economica internazionale e la Germania, la cui ripresa era basata su investimenti statunitensi, ne fu colpita più di ogni altra realtà internazionale.

Proletariato, Ceto Medio, Artigiani, Media Borghesia tedeschi ne furono schiacciati, col conseguente fallimento di Banche ed Aziende.

In quel clima, si guardò al Partito Nazista come all’unica possibile àncora: le lotte per il potere tra i tredici Partiti presenti nel Parlamento; i venti governi in quattordici anni; le cinque elezioni politiche negli ultimi sei; la violenza e la disoccupazione resero irreversibile il tracollo della Democrazia.

I Problemi di Weimar

Il Trattato di Versailles: un atto dannoso per l’Economia nazionale e un durissimo colpo all’orgoglio teutonico!, e la Grande Depressione degli anni ‘30, posero in difficoltà le Istituzioni della Repubblica poiché i dati elettorali conseguiti dai Partiti politici, a Destra come a Sinistra, non resero possibile la formazione di una Maggioranza parlamentare stabile.

E’ verosimile che l’Industria identificasse la Repubblica con i Sindacati e i Socialdemocratici i quali, sostanzialmente, stabilirono le concessioni sociali del 1918 e 1919 e, se anche alcuni videro in Hitler la possibilità di abolirle, la Istituzione era troppo fragile per prevederne e prevenirne le conseguenze e contava sulla convinzione di una sotterranea opposizione al Nazismo anche in chi pareva sostenerlo, ritenendolo una temporanea soluzione ai problemi.

E’, peraltro, opinabile che una Costituzione differente avrebbe potuto evitare l’insorgere del Terzo Reich: l'istituzione del Reichspräsident fu vista come un tentativo di rimpiazzare l'Imperatore, che aveva abdicato nel 1918, con un Organismo parimenti forte.

Tanto risultò evidente nell'articolo 48 della Costituzione, che assegnava al Presidente il potere di fare tutti i passi necessari se l'ordine pubblico e la sicurezza fossero state seriamente disturbati o in pericolo. Per quanto inteso solo come clausola d'emergenza, usato anche in precedenza per emanare decreti fuori dal consenso del Parlamento, esso favorì l’ascesa di Hitler. Di più: l'uso della rappresentanza proporzionale senza sbarramento consentì a ogni Partito di entrare nel Reichstag, legittimando anche frange estremiste utili a coalizioni non in grado di comporre Maggioranze.

Per non scontentare nessuna parte, l'SPD si ridusse a un'amministrazione priva di capacità di posizione, suscitando vario risentimento.

L’autorità del Reichstag di rimuovere il Reichskanzler portò a molti Cancellieri in rapida successione, favorendo l’instabilità politica.

La Costituzione prevedeva che, in caso di dimissioni o morte del Presidente, il Reichskanzler ne avrebbe occupato l'ufficio e assunto i poteri, fino all'elezione del nuovo: quel dettato permise a Hitler di unire di fatto il Reichskanzler e il Reichspräsident, dopo la morte di Hindenburg nel 1934. Tuttavia, questa non fu la sola causa del radicarsi del Nazionalsocialismo: in quell’anno, l’edificio della Dittatura stava già maturando nelle coscienze della gente.

Weimar fu, in ogni caso, una prestigiosa pagina della Storia tedesca poiché produsse una fase di intensa espansione artistica, culturale e scientifica rendendo Berlino il motore di una straordinaria rivoluzione culturale: in  quattordici anni trionfarono Letteratura, Drammaturgia, Arte, Architettura, Musica e Filosofia.

Malgrado tanto apprezzabile fermento, condizionata dalle clausole punitive imposte a Versailles e indebolita prima dai tentativi rivoluzionari dell'estrema Sinistra, poi dal consolidamento delle forze antidemocratiche e nazionaliste, la Repubblica di Weimer ebbe sempre una vita difficile e non resse ai contraccolpi della crisi economica mondiale del 1929.

Colpita mortalmente dalla Depressione, fu posta in crisi dalla gestione extraparlamentare avviata dal Brüning, con l’appoggio di Hindenburg, e soprattutto, dalla demagogia del Nazionalsocialismo di Hitler.

Il crollo

Gli ultimi anni della Repubblica furono connotati da una fortissima instabilità: il 29 marzo del 1930 Heinrich Brüning fu designato da Paul von Hindenburg successore del Cancelliere Müller, dopo varie pressioni militari del Generale Kurt von Schleicher. Ci si aspettava che il nuovo Governo si spostasse verso il Conservatorismo e i poteri speciali garantiti dal Reichspräsident, in mancanza del supporto della Maggioranza nel Reichstag; tuttavia, dopo che un decreto finanziario impopolare fu opposto dal Parlamento, Hindenburg invocò un provvedimento di emergenza basato sull'articolo 48 della Costituzione. Anche esso, il 18 luglio, fu ampiamente contestato.

E fu la crisi.

Le successive elezioni del 14 settembre si rivelarono una catastrofe, poiché il 18,3% dei voti andò alla NSDAP, che quintuplicava la percentuale del 1928.

L’impossibilità di promuovere un fronte di coalizione parlamentare consegnò il Paese alla guerra civile.

Nell'aprile del 1932, Hindenburg fu rieletto Reichspräsident ma, persa la fiducia di Brüning, che pure lo aveva appoggiato, si dimise il 30 maggio incaricando come Reichskanzler Franz von Papen, un uomo di Hitler.

Le pretese furono altissime: scioglimento del Reichstag e nuove elezioni; revoca del bando delle SA, imposto per le violenze civili; archiviazione del  Governo socialista della Prussia, per decreto d'emergenza.

I suffragi generali del 31 luglio del 1932 portarono il 37,2% dei voti alla NSDAP: Hitler esigeva il Cancellierato, ma Hindenburg gli si oppose il 13 agosto. Non essendoci Maggioranza per qualsiasi governo, il Reichstag fu di nuovo sciolto e si votò ancora nel tentativo di recuperare un risultato stabile.

Il 6 novembre i risultati accreditarono la NSDAP del 33,0% dei voti: il 4% in meno. Il 3 dicembre von Papen si dimise dalla carica e fu sostituito dal Generale von Schleicher, il cui progetto di dar corso ad una Maggioranza con i Sindacalisti di Sinistra dei vari Partiti, compresi quelli della NSDAP guidati da Gregor Strasser, fallì miseramente.

Il Paese era allo sbando.

Il 4 gennaio del 1933, Hitler incontrò segretamente von Papen presso l’abitazione del Banchiere di Colonia Kurt von Schroeder e si accordarono sulla formazione di un Governo di coalizione nel quale, con il leader nazista, sarebbero entrati solo altri due membri della NSDAP: Wilhelm Frick, come Ministro degli Interni, e Hermann Göring, come Commissario per la Prussia. Von Papen sarebbe stato viceCancelliere.

Del nuovo Gabinetto avrebbe fatto parte anche il Magnate dei Media Alfred Hugenberg, Segretario del Partito di Destra della DNVP.

Brüning tentò di ripianare il disastro, con azioni di emergenza, ma la Grande Depressione incalzava e, in linea con le teorie economiche liberali rispetto alle quali un minor costo pubblico avrebbe rilanciato l’Economia, egli tagliò drasticamente le spese, mentre il Reich bloccava tutte le concessioni per l'assicurazione obbligatoria sulla disoccupazione, conseguendone maggiori contributi da parte dei Lavoratori e minori benefici per i Disoccupati.

Fu così che maturò l’identificazione della Repubblica con i tagli alla spesa sociale e con un'Economia scompostamente liberista, peraltro simile in alcuni principi ideologici a quella perseguita dalla Governance europea.

Del collasso di Weimar forse proprio Brüning fu causa, poiché il drastico taglio portò il livello disoccupazionale in soli tre anni al 40% e spianò la via all’ascesa di Hitler: pur disprezzandolo; censurandone la violenza politica e accettando di malavoglia la tesi del von Papen, certo di poterne controllare il fanatismo pericoloso e sanguinario, Hindenburg dovette nominarlo Reichskanzler.

Era il 30 gennaio del 1933.

In quella data, che la propaganda hitleriana definì Machtergreifung, iniziò il delirio tedesco: il nuovo Governo instaurò la Dittatura, adottando misure in rapida successione ispirate alla Filosofia Gleichschaltung.

Il 27 febbraio l'edificio del Reichstag fu bruciato: i Nazisti si avvantaggiarono del Decreto dell’incendio.

Le successive elezioni del 5 marzo portarono il 43,9% dei voti alla NSDAP: la fine dell’esperienza di Weimar fu esaltata dall’approvazione della Ermächtigungsgesetz: i pieni poteri assunti da Hitler il 23 successivo, per governare per decreto e distruggere la Costituzione repubblicana.

Alla morte di Hindenburg, il 2 agosto del 1934, egli fuse il Reichspräsident e il Reichskanzler e assunse il titolo di Führer.

La caduta della Repubblica di Weimar è ancora oggi oggetto d’indagine: la iperinflazione e l’iperdisoccupazione furono alla base della più acuta crisi di una Democrazia occidentale: una crisi nella quale, indipendentemente dalle drammatiche problematiche politiche interne, Hitler divenne Reichskanzler in modo legale.

Quali risultati avrebbe conseguito la NSDAP nelle consultazioni elettorali del 1933, se egli non avesse avuto il vantaggio di essere già al Governo?

Bibliografia