Non solo Medio Evo

Surcouf Robert

di Ornella Mariani
Robert Surcouf.
Robert Surcouf.

Robert Surcouf

Di agiatissima famiglia originaria del Cotentin, il futuro Re dei Corsari, marinaio a tredici anni, nacque nel dicembre del1773 a Binic: un piccolo centro bretone della Côte d’Armor, e si spense a St. Malo l’8 luglio del 1827.

Il bisnonno materno René Duguay aveva comandato il Comte de Toulouse negli anni 1704 e 1705 mentre il nonno, verso il 1750, con i suoi otto navigli era il più importante Armatore della Bretagna.

Forse fu la tradizione familiare ad accendere in Robert la passione per il mare e a dotarlo di quel carattere irriducibile e audace col quale sfidò la Marina inglese nelle acque indiane, divenendo il più celebre Corsaro del XVIII secolo per un atto di inaudita pirateria: il consistente riscatto riscosso dopo l’assalto ad una nave della Compagnia delle Indie Orientali, armata di ventisei cannoni e il sequestro dei suoi Passeggeri europei; forse fu l’amore ad orientare la sua scelta: il padre della sua Amata gliene aveva promesso la mano a condizione che diventasse ricchissimo.

Di fatto, dopo studi svogliati, lo spirito d’avventura lo indusse a imbarcarsi con Mercanti di schiavi in Africa: aveva soli quattordici anni.

Nel 1787, dunque, Robert salì sul Caboteur Héron e contrasse nell’Oceano Indiano le prime esperienze passando, dal 1789 al 1792, all’Aurore e al Courrier d’Afrique e partecipando alla Tratta dei Neri fra Mozambico e Mauritius.

Fino al 1796, passò dalla nave schiavista la Créole; al Navigateur per la prima Corsa non autorizzata; dall’Emilie al Cartier  e, il 29 gennaio del 1796, già espertissimo nell’arte della navigazione come in quella dell’uso di fucile, pistola e armi da taglio, con solo una ventina di uomini, catturò il Triton subendo la confisca dell’imbarcazione: il Direttorio accolse la sua protesta, spianandogli la via alla notorietà.

A margine di tali imprese, tornò in Francia con i gradi da Ufficiale conferitigli per la ineccepibile condotta professionale durante un naufragio del gennaio del 1792; tuttavia gli intervenuti mutamenti politici, nell’agosto dello stesso anno, lo indussero a trasferirsi a Mauritius ove fu raggiunto dalla notizia della guerra con l’Inghilterra e conseguente inibizioni a navigazione commerciale: quando quelle amate isole furono minacciate da due navi del Commodoro Osborn, rispettivamente armate di sessanta e cinquantaquattro cannoni, egli si imbarcò sulla Fregata Cybele come secondo Ufficiale e con altre due Fregate e un Brigantino respinse i Nemici, incapaci di far fronte alla potenza del suo fuoco.

Divenne l’Eroe del giorno.

Nel 1795, rispondendo all’offerta di due Armatori mauriziani, decisi ad armare per la Corsa un piccolo Brigantino, Robert assunse il comando de l’Emilie: trenta uomini e quattro cannoni sufficienti a prendere due imbarcazioni cariche di riso e mais, necessarie al sostentamento delle isole messe in ginocchio dalle fame.

Contestualmente assaltò quattro navigli nemici, fra cui il Tritone, di proprietà della Compagnia delle Indie, dotato di ben ventisei cannoni e centocinquanta Marinai: tornato a Port Louis nel marzo del 1796, vi fu acclamato come Salvatore.

Una contrapposizione con il Governatore locale Decaen, però, lo spinse a tornare in Francia per far valere i propri diritti: nell’agosto del 1798, armato il Clarisse con diciotto cannoni e centocinque uomini, solcò ancora l’oceano Indiano catturando, in dicembre, due brigantini portoghesi e quattro inglesi nelle acque di Sumatra: aveva già occupato la britannica Auspicious, dotata di venti cannoni. Alla temeraria azione corrispose la contromisura degli Inglesi e, dopo averne eluso l’abbordaggio nel golfo del Bengala, rientrò nell’Ile de France dopo aver sequestrato, durante il percorso, un brigantino inglese e una nave commerciale americana.

Successivamente e fino all’inizio del 1801, fu sulla Confiance: diciotto cannoni e circa duecento membri d’Equipaggio che, il 7 ottobre del 1800, guidò all’arrembaggio e alla cattura del Kent e sei suoi quaranta cannoni e quattrocentotrentasette Marinai. Tuttavia, la diceria che egli l’avesse spogliata anche del carico d’oro, gettandolo in mare, è sconfessata dagli atti: non c’era materiale prezioso a bordo del natante.

Considerato a tutti gli effetti una leggenda e accolto come un Eroe e come simbolo dell’onore francese, Robert Surcouf tornò in patria accompagnato da una solida reputazione anche umana: non solo per la disciplina del proprio affiatatissimo equipaggio ma, soprattutto, per il trattamento riservato ai Prigionieri.

Ricchissimo, ma inseguito dalla taglia di cinque milioni di franchi posta sulla sua testa dagli Inglesi, si stabilì a La Rochelle il 13 aprile del 1801 scegliendo il ruolo di Uomo d’Affari. In quello stesso anno si sposò a St. Malo e rese produttiva la propria esperienza, avviando una attività di commercio di merce esotica che gli procurò un immenso ritorno economico rendendolo, nella legalità, un potente Armatore di Corsa.

Nel 1803 Bonaparte, che il 18 luglio del 1804 lo insignì della Legion d’Onore, gli offrì il ruolo di Capitano per il conflitto con gli storici nemici d’oltreManica: ritenendo di perdere la propria autonomia e persuaso che fosse più proficuo contrastare l'Inghilterra con un blocco economico e non con le armi, Robert rifiutò l’incarico ma, dopo un lungo periodo di inattività, fu preso dall’antico fremito marinaro: durante la crociera in India fra il 1804 ed il 1806, tuttavia, a bordo della Caroline comandata dal fratello Nicolas, tutti i suoi navigli furono catturati nel Canale della Manica, tranne il Renard che nel 1813 avrebbe sopraffatto l’Alphéa.

Nel 1807, riprese il mare alla guida del Revenant: i quattordici navigli armati in dieci anni avevano deluso le sue aspettative: quattro di essi erano stati assaltati con grave pregiudizio degli interessi commerciali.

Forzato il blocco nemico, giunse a l'île de France in giugno, con trofei già recuperati lungo il percorso, dopo aver ottenuto la resa degli Inglesi senza combattimento: ritrovò le Colonie in una condizione di totale degrado prodotto dall’ostile Governatore Decaen.

Il 31 gennaio del 1808, decise di restare nell’area e affidò l’Armata al cugino Joseph Potier che, in due azioni, catturò molti natanti britannici e la portoghese Conceçao. Per rappresaglia, allora, Decaen sequestrò il Revenant ma, dopo un violentissimo alterco, Robert acquistò la Sémillante; la ribattezzò Le Charles e la usò per rientrare in Francia.

Il Governatore, pertanto, gli confiscò i beni posseduti lungo le coste dell’ Oceano Indiano mentre il Revenant, intanto diventato l'Iéna, veniva requisito: lo avrebbe poi recuperato nel 1810 la fregata la Bellone del Capitano Duperré.

Il 4 febbraio del 1809, il Charles arrivò in Francia con un carico stimato circa otto milioni di franchi: recatosi a Parigi, Surcouf fu pubblicamente elogiato dal Bonaparte che lo nominò Barone dell’Impero; annullò i decreti di confisca del Decaen e lo investì dei gradi di Colonnello della Guardia Nazionale di st. Malo.

Dal 1815 al 1827, Robert consolidò la propria imponente posizione economica, allestendo un commercio della pesca e l’acquisto di molti immobili: quando si spense, possedeva oltre ottocento ettari di terreni e edifici dislocati su quindici Comuni facenti parte di tre diversi Dipartimenti.

Dopo la morte, avvenuta l’8 luglio del 1827, la sua eredità fu stimata in oltre due milioni di franchi e divisa fra la vedova e i cinque figli.

Attualmente sono ben cinque le imbarcazioni della Marina francese intitolategli nel tempo: un Aviso a propulsione mista vela-vapore, in servizio tra il 1858 ed il 1855; un Incrociatore a vapore, attivo tra il 1889 ed il 1921; un sommergibile, in attività tra il 1929 ed il 1942; una nave di scorta classe T47-type, viaggiante tra il 1964 e il 1972; una Fregata Classe La Fayette, in mare dal dal 1993.