Non solo Medio Evo

Vandea

di Ornella Mariani
La Vandea (Vendée).
La Vandea (Vendée).

Vandea

Cenni storici

La Vendée è un Dipartimento dei Pays de la Loire: prima che, nel 16 a. C., Augusto la riunisse ai territori dei Pictoi, era detta Basso Poitou e forse fu abitata dalle Genti galliche degli Ambiliati.

Nel57 a. C., in quell’area e in Bretagna, erano giunte le Legioni di Cesare e il Capo pictone Duratius si era arreso e, in cambio di esenzioni fiscali, aveva sostenuto l’Autorità romana contro i Celti ma aveva inviato ottomila uomini di rincalzo a supporto di Vercingetorige, per la battaglia di Alesia.

L'occupazione capitolina dell’area durò fino alla metà del V secolo; poi, nel Sud della zona s’insediarono i Visigoti e, nel 507, dopo le vittorie a Clovis e a Vouillé, furono i Franchi ad assumerne il controllo e a cacciarne i Saraceni, mentre svolgevano un’ampia evangelizzazione Sant’Ilario di Poitiers e San Martino di Tours.

All’epoca della svolta franca, la regione fu urbanizzata e Carlo Magno vi instaurò il celebre edificio feudale mentre, contigue alle coste, venivano costruiti formidabili castelli, chiese romaniche e pregevoli abbazie: l’Abate San Filiberto fondò Luçon, Noirmoutier e Saint-Michel-en-l’Herm, che subirono pesanti irruzioni dei Vichinghi.

Per contenerne la minaccia, nell’820 fu istituita la Contea di Herbauges, estesa in tutto il Nord vandeano fino alla valle di Clisson e Mauges e per  ridimensionarne la pericolosa espansione Carlo il Calvo cedette la Normandia. Passata sotto il controllo dei Conti di Poitiers, in seguito Duchi d’Aquitania, la Vandea conobbe un considerevole sviluppo economico fondato sulle risorse dell’agricoltura e delle attività costiere: dalla pesca al commercio del sale.

Le nozze di Eleonora d’Aquitania e di Enrico II d’Inghilterra nel 1157 spostarono il territorio in orbita inglese e, in seguito, Giovanni senza Terre contrastò i Lusignan per il suo possesso, fino a chiamare in causa Filippo II di Francia: l’annessione della Vandea alla Corona si realizzò solo sotto Luigi IX, che la assegnò al fratello Alfonso III di Poitiers.

Il XIII secolo segnò il trionfo del progresso commerciale dei porti, il miglioramento delle condizioni di vita dei Contadini, la liberazione dei Servi della Gleba; ma una battuta d’arresto fu causata dalla Guerra dei Cent’Anni, per effetto della quale il Poitou fu ceduto agli Inglesi col Trattato di Brétigny del 1360. Nove anni più tardi Carlo V lo infranse, affidando a Bertrand du Guesclin l’incarico di riconquistare i territori occupati: l’area tornò alla Francia nel 1372 e fu infeudata a Giovanni II Duca du Berry.

La situazione mutò ancora con la sconfitta francese di Azincourt e il conseguente Trattato di Troyes, che costrinse il Delfino Carlo VII a riparare a Poitiers. Dopo una lunga fase di disordine vennero, però, il benessere, il trionfo della Cultura, dell’Arte e dell’Urbanistica e, col Rinascimento, la Riforma protestantica: si diffuse il Calvinismo e la Vandea fu teatro di quelle Guerre di religione che insanguinarono la Francia.

Cessati i conflitti, nel XVIII secolo fu il bretone San Luigi Maria Grignion de Montfort a restaurare la confessione cattolica; a reintrodurre la recita del Rosario e a fondare Istituzioni come La Compagnia di Maria e le Figlie della Sapienza, malgrado le durissime critiche dei Protestanti e, più in particolare, dei Giansenisti.

Il sangue e l’irriducibilità dei vandeani scrissero la Storia nel marzo del 1793, quando si combatterono le Guerre di Vandea: una serie di conflitti causati  dall’opposizione controrivoluzionaria alla Costituzione civile del Clero, dall' esecuzione di Luigi XVI, dalla sconsiderata politica estera che, iniziata nel 1792, indusse la Convenzione ad emanare una legge di leva obbligatoria per trecentomila Uomini.

I Vandeani non intendevano morire per uno Stato che non li rappresentava.

La Repubblica attuò una selvaggia repressione, devastando l’area sia in termini di vite umane che di danni materiali poiché il Governo mirava a sedare l'insurrezione ma, soprattutto, a evitare la diffusione delle sue ragioni.

Non furono risparmiati Donne, Bambini e quanti neppure avevano aderito alla rivolta e, tuttavia, fu realizzato l'effetto opposto: quella Popolazione seguitò a combattere anche durante l’Impero bonapartista e fino all’avvento di Luigi XVIII al trono.

Alla fine del XIX la situazione politica si complicò ancora per il diffondersi di una corrente repubblicana moderata, ma l’Economia tenne grazie alla nascita di molte industrie tessili, miniere di carbone e concerie che favorirono il Movimento socialista e sindacalista.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la Vandea subì l’occupazione tedesca e, dal 1941, fu interessata dai lavori per il Vallo Atlantico.

Sotto la IV e V Repubblica, restò a maggioranza conservatrice e di Destra.

Genocidio

La valutazione esatta delle vittime della guerra di Vandea è sempre stata vaga e il bilancio degli Storiografi coevi o degli stessi protagonisti è ancora approssimativo.

Nel 1796, il Generale Lazare Hoche le stimò in trecentottantamila e, in una lettera inviata il 2 febbraio di quell’anno al Ministro dell’Interno Pierre Bénézech, le calcolò in seicentomila, comprese quelle repubblicane.

Nel 1797 Louis Marie Prudhomme, nel suo Histoire générale et impartiale des erreurs, des fautes et des crimes commis pendant la Révolution Française, ne contò centoventimila.

Secondo Donald Greer, su trentacinquemila Giustiziati durante il Terrore, il 75% fu costituito da Ribelli il cui 52% proveniva dall'Ovest: dunque, Vandeani. La stima si riferisce alle esecuzioni e ai Caduti della guerra civile, dei massacri e delle battaglie.

Nel 1986 Reynald Secher ha visitato gli Archivi parrocchiali e di Stato di settecento Comuni dei quattro Dipartimenti della Vandea Militare, scoprendo che fra prima e dopo quella guerra fratricida, mancavano centodiciassettemila persone ed oltre il 20% degli immobili.

Nel 1987 Jean-Clément Martin ha ipotizzato, invece, la sparizione di circa duecentocinquantamila persone.

Louis Marie Clénet, per contro, conferma la morte di duecentomila Vandeani, di cui quarantamila liquidati dalle Colonne infernali di Turreau.

Nel 2005 Anne Bernet ha quantificato in centocinquantamila le vittime di Vandea e altrettante le Regolari.

Nel 2007, infine, Jacques Hussenet le ha conteggiate in centosettantamila.

Comunque tante.

Comunque troppe, per un Governo che aveva abbattuto i privilegi di una Monarchia parassitaria, ancorandoli ai valori di Liberté, Fraternité, Egalité.

La Vandea era sostanzialmente una regione rurale, cristiana, realista e ostile a uno Stato che, mandandoli al Fronte, sottraeva uomini alle campagne già messe in ginocchio da tasse inique e carestie. Coraggiosi e idealisti, protetti dall’insegna del Sacro Cuore, pur inferiori per numero e equipaggiamento, essi furono sterminati dalle Truppe di di Governo e sfidarono la ghigliottina assieme a Protestanti e ad Ebrei.

Perché quel bagno di sangue e quella primitiva ferocia?

Ribellione contro l’Ateismo, le innovazioni religiose, i reclutamenti forzosi di truppa, l’insopportabile e vessatoria pressione fiscale, l’abolizione dei diritti di pascolo comune, la crisi del Tessile, l’ostilità per la Borghesia cittadina unica beneficiaria della vendita delle terre nazionalizzate; un vero e proprio piano controrivoluzionario elaborato e guidato dalla Nobiltà; o entrambe le ipotesi in concorso, stante la mutevolezza della fisionomia del conflitto, nel suo perdurare?

Non è chiaro, ma è certo che la scintilla fu accesa dall’annuncio della leva di massa nel febbraio del 1793.

Così ordinò il Ministro della Guerra Lazare Carnot: …Bisogna massacrare le donne perché non riproducano e i bambini perché sarebbero i futuri briganti

In un rigurgito di pietà, il Generale Klébert si rifiutò e, allora, fu inviato il Generale Hoche che sfidò la Convenzione con una lettera rovente: … Non ho mai visto nulla di così atroce. Avete disonorato la Repubblica! Avete disonorato la Rivoluzione! Io porto alla vostra conoscenza che a partire da oggi farò fucilare tutti quelli che obbediranno ai vostri ordini....

Si vuole che avesse constatato l’eccidio di duecentocinquantamila persone, su una Popolazione di seicentomila abitanti; che avesse visto paesi e città rase al suolo; che avesse assistito all’orrendo strazio di donne e bambini: a Évreux e a Les Mains si veniva ghigliottinati per la sola colpa di essere nati a Fontaine au Campte.

Un Genocidio!?

Il termine fu coniato da Lemkin nel 1944; ma nel 1794 François Noël Babeuf, detto Gracchus, pubblicò Du système de dépopulation ou La vie et les crimes de Carrier e, annotando vicende belliche e gli atti dell'intero processo del sanguinario Carrier, usò il neologismo Populicidio.

La differenza fra le due definizioni sta solo nell'etimologia, l’una derivando dalll’unione della greca ghénos, razza e, della latina cædo, uccidere; l’altra dal latino Populus.

Egli si scagliò duramente contro la Convenzione termidoriana, colpevole del Terrore e di quel crimine di massa: non fu, infatti, un Controrivoluzionario ma un entusiasta Rivoluzionario, pincapace di immaginare che uno Stato repubblicano sterminasse gran parte della propria gente.

Così, testimoniò quanto avvenne, scegliendo di riportare il delirio populicida attraverso l’iquisizione di Carrier, celebrata proprio durante la Convenzione termidoriana e conclusa senza condanne.

Dopo di lui, sull’argomento e sugli orrori di Stato si tacque per circa due secoli; poi, nel 1983, aconclusione del Dottorato di Terzo Ciclo in Scienze Storiche e politiche alla Sorbona, Reynald Secher presentò la tesi La Chapelle-Basse-Mer, village vendéen. Révolution et contre-révolution analizzandovi la situazione pre e postinsurrezionale in chiave sociale, culturale, politica, economica e religiosa, usando quel piccolo Comune crocevia tra Bretagna e Vandea Militare.

I Relatori, e in particolare Jean Meyer e Pierre Chaunu gli consigliarono di estendere gli studi a tutta la prima e seconda guerra di Vandea; pertanto, nel 1985, per il Dottorato di Stato in Scienze umanistiche, egli discusse la Contribution à l'étude du génocide franco-français: la Vendée-Vengé, pubblicandola col titolo: Le génocide franco-français: la Vendée-Vengé e confortandola di atti; memorie; lettere dei Protagonisti; documenti custoditi negli Archivi diocesani e parrocchiali, nei Municipi, nei Dipartimenti e negli uffici della fortezza di Vincennes.

Il testo di Babeuf evidenziava l’evento genocida e, malgrado la Convenzione ne avesse ordinato la distruzione, Secher riuscì a rinvenirne in Russia una delle otto copie superstiti.

Discussa la tesi, egli decise di rieditarla: lo sterminio vandeano sarebbe avvenuto fra il novembre del 1793 e l’aprile del 1794, inassenza di scontri militari, in quanto l'Armata ribelle era già stata sconfitta in seguito al Virée de Galerne.

Vittime della repressione non erano state solo gli Insorti: la Convenzione aveva stabilito per decreto l’annientamento generale, indipendentemente dalla partecipazione alla rivolta e senza distinzione fra Combattenti, Civili, Donne e Bambini, Controrivoluzionari e Rivoluzionari.

La tesi di Secher sollevò polemiche, in quanto presentata alla vigilia dell’ enfatizzato bicentenario della Rivoluzione. Egli non recedette e fu sottoposto ad ostruzionismo d’ogni sorta, a partire dal veto di accesso agli Archivi statali.

Una settimana prima della discussione della tesi, uno dei membri della Commissione di esame: Pierre Chaunu, ammise con la Stampa che un Dottorando aveva scientificamente dimostrato la pulizia etnica vandeana.

Secher subì un'effrazione nella sua casa di Rennes e gli furono sottratte tutte le copie dell’elaborato, tranne gli originali già depositati All’Università.

Dal Ministero dell'Educazione gli si chiese di non infangare la Francia e lo si sollevò dall'insegnamento pubblico, nelle Scuole superiori e nelle Università, fio a negargli la partecipazione a concorsi.

Tra i suoi Detrattori spiccò Jean-Clément Martin: tra il 1986 e il 1987, egli aveva pubblicato La Vendée et la France e Blancs et Bleus dans la Vendée déchirée e aveva affemato che lo studio di Secher  …. condanna la storia che non si occupa di verità assoluta… e, quanto al termine Genocidio, che … senza l'intenzione ideologica applicata a un gruppo ben delimitato, la nozione di genocidio non ha senso. E non è possibile né trovare un'identità vandeana preesistente alla guerra

Altro Storico negazionista fu Peter McPhee dell’Università di Melbourne: a suo avviso, il genocidio vandeano non risponde al concetto insito nel termine coniato da Lemkin, ovvero atti commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso o nei concetti di Frank Chalk e Kurt Jonassohn, che gli danno come significato …una forma di massacro di massa unilaterale con cui uno stato o un'altra autorità ha intenzione di distruggere un gruppo, gruppo che è definito, così come i suoi membri, dall'aggressore

Dunque: per McPhee, la Convenzione non intese sterminare i Vandeani.

D’evidenza, si tratta di una colossale menzogna: analoga a quella veicolata nelle Scuole italiane circa il Patriottismo unitarista.

La Convenzione pianificò cinicamente il genocidio in Vandea solennizzandolo per decreto: … Soldati della libertà, bisogna che i briganti della Vandea siano sterminati ... … Nessuna grazia per i cospiratori

Maximilien Robespierre se ne vantò di fronte al Comitato di Salute Pubblica: …Bisogna soffocare i nemici interni della Repubblica oppure perire con essa; in questa situazione la prima massima della vostra politica deve essere che si guidi il popolo con la ragione e i nemici del popolo con il terrore .... Questo terrore è soltanto la giustizia pronta, severa, inflessibile

Turreau dichiarò il 24 gennaio del 1794: …Le mie colonne hanno già fatto meraviglie; non un solo ribelle è sfuggito alle loro ricerche ... Se i miei intendimenti sono realizzati, entro quindici giorni in Vandea non esisteranno più né case, né rifornimenti, né armi, né abitanti….

Ancora la ConvenzioneLa Vandea deve essere un cimitero nazionale… Uccidete i briganti invece di bruciare le fattorie, fate punire i vigliacchi e quanti fuggono e schiacciate completamente questa orribile Vandea ... Combinate i mezzi più sicuri per sterminare tutto di questa razza di briganti

Il Commissario Joseph Lequinio: … La violenza carnale e la barbarie più spinta si sono riscontrate ovunque. Si sono visti militari repubblicani usare violenza a donne ribelli su mucchi di pietre lungo le grandi strade, ucciderle con il fucile e con il pugnale allontanandosi dalle loro braccia; se ne sono visti altri portare bambini al seno sulla punta della baionetta o della picca che aveva infilzato con uno stesso colpo la madre e il bambino...

L’Ufficiale repubblicano Gannet: … Amery fa accendere forni e quando sono ben caldi, vi getta le donne e i bambini…. Gli abbiamo fatto rimostranze;ci ha risposto che in questo modo la Repubblica vuole far cuocere il suo pane. All'inizio si è condannato a questo genere di morte le donne dei briganti e non abbiamo detto molto; ma ora le grida di questi miserabili hanno talmente divertito i soldati e Turreau che hanno voluto continuare questi piaceri. Mancando le femmine dei monarchici, si sono rivolti alle spose dei veri patrioti ed esse erano colpevoli soltanto di adorare la nazione ...

In una lettera, Louis Antoine Saint-Just, inviato in Vandea, dichiara che é un gran peccato seppellire i cadaveri, potendoli diversamente utilizzare e, il 14 agosto del 1793 scrive Saint-Just di aver trovato il sistema: … A Meudon si concia la pelle umana. La pelle che proviene da uomini ha una consistenza e una qualità superiori a quella dei camosci. Quella dei soggetti femminili é più morbida, ma é meno robusta….

Tali orrori sono confermati dal gran numero di Generali che abbandonarono il campo, a partire da Dumas, fino a Bard che rifiutò di … procedere a massacri organizzati…; a Kléber che lasciò il suo comando … di fronte alle esigenze selvagge del Comitato di Salute Pubblica…; a Danican, che scrisse a Bernier … Il 20 ottobre 1794 è un anno che grido contro tutti gli orrori dei quali sono stato disgraziatamente testimone. Diversi cittadini mi hanno preso per uno stravagante ... ma dirò e proverò, quando si vorrà, che ho visto massacrare vecchi nei loro letti, sgozzare bambini al seno delle loro madri, ghigliottinare donne gravide e anche il giorno dopo il parto, che ho visto bruciare enormi magazzini di grano e di derrate di ogni genere ... Le atrocità che sono state commesse sotto i miei occhi hanno talmente afflitto il mio cuore da non rimpiangere la vita ... Lo dirò in faccia ai cannibali ....

E allora davvero, Liberté, Fraternité, Egalité: dopotutto, anche Caino e Abele furono fratelli!

Il Contesto storico

Le opinioni sui fatti della Vandea sono ancora contrastanti ed hanno generato due correnti di pensiero: quello degli Storici favorevoli alla Rivoluzione e quella degli Storici che, propendendo per le ragioni di quella Popolazione, ne condividono la reazione alle misure repressive adottate contro il Clero, contro la Monarchia e contro l’onerosa tassazione tesa a sostenere spese militari causate da un’errata e aggressiva politica estera.

I primi testi sull'argomento furono scritti da Testimoni e Protagonisti o Persone ad essi vicine: le Signore Sapinaud de la Rairie e La Rochejaquelein, Poirier de Beauvais, Joseph de Puisaye e, dall’altra parte: Grouchy, Kléber, Turreau, Dumas. Il più celebre fu la raccolta di memorie della Prima che, vedova di Louis Marie de Lescure e poi di Louis de la Rochejaquelein: due tra i più importanti Generali dell'Esercito cattolico e reale, visse tutte le Guerre di Vandea, descrivendole come una rivolta spontanea dei Contadini in difesa della fede, della terra e del Re.

La regione era attestata attorno al culto di San Luigi Maria Grignion da Montfort, che aveva stimolato una forte devozione per la Madonna e per il Sacro Cuore di Gesù, adottato come simbolo dell'Armata e della stessa Vandea.

La reazione all’iniziativa dell’Assemblea Costituente, che nel novembre del 1789 confiscò e nazionalizzò i beni ecclesiali per garantire l'emissione di Assegnati, privando la Chiesa dei mezzi finanziari utili al tradizionale compito di assistenza degli Indigenti, fu durissima.

La successiva approvazione della Costituzione civile del Clero, per effetto della quale le Diocesi furono ridotte da centotrenta a ottatatré in coincidenza con i Dipartimenti e Parroci e Vescovi divennero Funzionari pubblici stipendiati dallo Stato e, pertanto, obbligati al giuramento della Costituzione entro due mesi, sollevò una massiccia protesta di Popolo e di Ecclesiastici che, opponendosi, furono definiti Refrattari.

Il 10 marzo Pio VI si pronunciò con l’enciclica Quod aliquandum e, il mese successivo, con l'enciclica Charitas quae, sospese a divinis tutti i Sacerdoti e l’Episcopato che aveva giurato.

Talleyrand fu scomunicato e dimesso dallo stato clericale.

Confortato dalle masse rurali, il Clero refrattario si staccò da quello costituzionale e, malgrado nel maggio del1791 l'Assemblea Costituente emanasse un decreto sulla libertà di culto, la contrapposizione restò aperta.

Il malcontento produsse, nel gennaio di quell’anno, a Saint-Christophe- du- Ligneron, tumulti nei quali la Guardia Nazionale provocò le prime vittime.

In quel contesto, fra il novembre del 1791 ed il maggio del 1792, l'Assemblea legislativa approvò due decreti repressivi nei confronti dei Refrattari: nell’uno vietò l'esercizio del Ministero, nell’altro sancì l’espulsione di essi dal territorio, se supportata dalla richiesta di almeno venti Cittadini.

Costretti a nascondersi per non essere deportati in Guyana, molti Sacerdoti  celebrarono in clandestinità: in sostanza, il 75% aveva rifiutato il giuramento.

La situazione si era inasprita il 12, 13 e 14 agosto del1792, incoincidenza con l’arresto dei reali e la difesa del Palazzo delle Tuileries da parte di larga parte della Nobiltà vandeana. Il 21 settembre la proclamazione della Repubblica fu enfatizzata dalla esecuzione di oltre un migliaio di Detenuti, accusati di fiancheggiare Luigi XVI che, atteso invano il sostegno dell’Austria, fu ghigliottinato il 21 gennaio.

Lungi dallo scoraggiarsi, la rivolta vandeana si accese: in quel settembre rovente morirono tre Vescovi, centoventisette Preti diocesani, cinque Laici e  cinquantacinque Religiosi.

La rottura con l’Establishment fu ufficializzata da molti cahiers de doléances, neppure presi in considerazione a Parigi: da essi emergevano un attacco alla società dell'epoca, un forte legame con la Monarchia e varie problematiche locali, come la garanzia della libertà individuale; l'aumento delle scuole rurali; l'accesso dei Cittadini a tutti gli impieghi.

Nell’aprile del 1792, intato, la Francia dichiarò guerra all'Ungheria e alla Boemia e, prima della primavera del 1793 entrò in conflitto anche con Prussia, Inghilterra e Olanda subendo molte sconfitte e temendo quell’invasione che indusse la Convenzione, su proposta di Jean-Baptiste Jourdan, ad emanare il bando di leva obbligatoria per trecentomila Uomini: il provvedimento sollevò la Vendée Militaire, ovvero quel territorio di cui erano parte anche i Dipartimenti del Nord/Ovest: Maine, Loira, Deux-Sèvres e Loira Atlantica.

L’occupazione di Châtillon-sur-Sévre fece emergere l’esigenza di creare quell’ Esercito cattolico e reale sorto nell’aprile del 1793, mentre le insurrezioni insanguinavano il territorio.

I Protagonisti

François Athanase de Charette de la Contrie

Generale e fermo oppositore della Repubblica, nacque in una famiglia della piccola Nobiltà a Couffé, il 21 aprile del 1763. Si spense a Nantes il 29 marzo 1796, combattendo per la Bretagna e per la Vandea del cui movimento insurrezionale fu uno dei più prestigiosi Capi: non a caso, fu soprannominato le Roi de la Vendée.

Nel 1779 aveva frequentato la Scuola della Marina francese e, in seguito, aveva svolto servizio per il Conte Picquet de la Motte e l’Ammiraglio de Guichen ottenendo, a venticinque anni, il grado di Tenente di Vascello col quale partecipò ad undici campagne, di cui un paio in America.

Il 25 maggio del 1790 aveva sposato Marie-Angelica Josnet, eleggendo dimora nel maniero di Fonteclause, vicino a La Garnache e dedicandosi alla caccia e alla mondanità. Dopo un viaggio in Germania, era tornato in Francia per difendere la famiglia reale alle Tuileries ed era sfuggito al massacro ma, di ritorno verso la residenza, era stato fermato ad Angers e rilasciato solo per l’intervento del Generale Charles Dumoriez.

Il 27 marzo del 1793, nell’insanguinata regione di Machecoul, aveva accettato di capeggiare i Contadini e aveva reclutato una Cavalleria d'élite composta da Nobili e da Borghesi armati a proprie spese impedendo, il 30 aprile di quell’ anno, ai Repubblicani di prendere Legé.

Dopo l’occupazione di Saumur, nel giugno, si era unito all’Esercito cattolico e reale partecipando, con Lescure, alla presa di Nantes ma, restato solo, aveva subito gravissime perdite.

Aveva festeggiato, tuttavia, il 19 settembre successivo la vittoria di Tiffauges ma, contravvenendo alle disposizioni di Lescure, non aveva inseguito Kléber e, il 30, era stato costretto da arretrare dall’isola di Noirmoutier. Il 12 ottobre, in un secondo tentativo, l’aveva occupata, imprigionando gli uomini della guarnigione nemica e, contro i suoi ordini, appena se ne era allontanato, un suo Ufficiale ne aveva fatto fucilare duecento, per averli riconosciuti responsabili delle esecuzioni sommarie avvenute a Machecoul a fine aprile.

Sentendosi isolato e disprezzato, Charette si era allora separato dagli altri Insorti e aveva proseguito con autonome azioni di guerriglia: nel 1794 aveva preso il campo repubblicano di Saint-Christophe donde, giorni dopo, il Generale Nicolas Haxo lo aveva messo in fuga. I due si erano reincontrati il 20 marzo a Les Clouzeaux: i Vandeani avevano soverchiato i Repubblicani il cui Generale, abbandonato dai Suoi, era stato ucciso dai Ribelli. Per sottrarsi all’ onta, l’Esercito aveva poi sostenuto che egli si era suicidato per non finire in mano nemica. Charette aveva firmato comunque a Vertou, il 17 febbraio del 1795, un Trattato che sanciva la libertà religiosa ed esonerava gli Insorti dal servizio armato; ma esso era valso per soli cinque mesi: nel giugno, pertanto, si era riarmato, durante lo sbarco a Quiberon, e aveva ricevuto munizioni e fondi dagli Inglesi a Saint-Jean-de-Monts il 10,11 e 12. Era stato, tuttavia, sconfitto da Hoche. Nel successivo luglio, Luigi XVIII gli aveva conferito il grado di Generale dell’Esercito cattolico e reale e, nell’ottobre aveva tentato di organizzare l'arrivo del Conte di Artois in Vandea, portandosi sulla costa con quindicimila uomini: il futuro Carlo X non era giunto e Charette era stato abbandonato dalle truppe. Aveva, allora, deciso di unirsi a Stofflet che combatteva in Anjou. In quella regione fu catturato dal Generale Travot il 23 marzo del 1796, assieme a trentadue fedelissimi: condannato a morte, fu fucilato il 29 marzo 1796 in piazza Viarmes a Nantes ove, rifiutato il bendaggio, ordinò direttamente di far fuoco nel rispetto del proprio motto: combattuto spesso, sconfitto a volte, abbattuto mai.

Henri du Vergier Conte La Rochejaquelein

Se mio padre fosse fra noi, vi ispirerebbe più fiducia, poiché mi conoscete appena. Io del resto ho contro di me la mia giovinezza e la mia inesperienza; ma ardo già di rendermi degno di comandarvi. Andiamo a cercare il nemico: se avanzo, seguitemi; se indietreggio, uccidetemi; se mi uccidono, vendicatemi

Queste le parole che immortalarono Henri, nato a Châtillon-sur-Sèvre il 30 agosto del 1772 e morto a Nuaillé il 28 gennaio del 1794, dopo essere stato il più giovane dei Generali dell’Esercito cattolico e reale delle Guerre di Vandea.

Frequentava la scuola militare di Sorèze quando, scoppiata la Rivoluzione, aveva scelto di lasciare la famiglia, in procinto di emigrare: era certo di poter difendere il Palazzo delle Tuileries nel ruolo di Ufficiale della Guardia Costituzionale di Luigi XVI. Sconfitto, invece, ricevette la chiamata alle armi per effetto dell’introdotta leva obbligatoria ma disertò, unendosi all'amico e cugino Louis de Lescure che, in Poitou, reclutava Insorti. Il 13 marzo del 1793 partecipò al conflitto vandeano alla testa di alcune migliaia di Contadini,  conseguendo la prima vittoria sui Repubblicani il 13 aprile nella battaglia di Les Aubiers. Il 4 gennaio del 1794 marciò verso Nuaillé: sarebbe stata la sua ultima spedizione: attaccata la Guarnigione verso la fine del mese, nell’atto di inseguire due Granatieri in fuga, non si rese conto che uno di essi faceva da esca e l’altro s’era nascosto: fu quindi raggiunto da un mortale colpo di fucile alla fronte. Era il 28 gennaio del 1794. Pietosamente assistedo alla sepoltura sul posto, perché il cadavere non venisse profanato dai Repubblicani, l’amico piangente Jean Nicolas Stofflet gli tagliò il viso a colpi di sciabola. Riesumato più tardi, trovò alloggio nella chiesa di Saint Aubin di Baubigné, nella regione delle Deux-Sèvres con i fratelli Louis e Auguste. Sia i Monarchici che i Repubblicani ne rimpiansero l’onore e il coraggio.

Jean Nicolas Stofflet

Figlio di un Mugnaio, nacque in Lorena il 3 febbraio il 1753 e fu prima Soldato in un Reggimento svizzero e poi Guardiacaccia del Conte di Colbert-Maulévrier, unendosi ai Vandeani di d’Elbée. Con lui combatté a Fontenay e poi a Cholet e a Saumur, distinguendosi nelle battaglie di Beaupréau, Laval e Antrain.

Nominato General/Maggiore dell'Esercito monarchico, nel 1794 successe a La Rochejaquelein come Generale in capo e fissò Quartiere Generale nella foresta di Vezins. Per tutelare i propri uomi dall’avversione nemica, accettò il Trattato di Saint-Florent-le-Vieil del 2 maggio del 1795 ma lo violò nel dicembre, su richiesta di Luigi XVIII che gli conferì il grado di Maresciallo di campo. Catturato dai Repubblicani e condannato a morte da un Tribunale militare, Stofflet fu fucilato ad Angers il 25 febbraio del 1796.

Jacques Catelineau

Nato a Le Pin-en-Mauges il 5 gennaio del 1759, morì a Saint-Florent-le-Vieil il 14 luglio del 1793: Generale vandeano, fu detto Le Sainte d’Anjou.

Era un Ambulante del Maine, ma anche Sacrestano della sua parrocchia, il cui Abate Cantiteau lo coinvolse nella rivolta.

Trentacinquenne e padre di famiglia, pur esentato della leva, Jacques combattè per la sua gente: il 12 marzo del 1793, si armò e con gli uomini del villaggio marciò su Jallais, difesa da ottanta Repubblicani. La conquistò e il giorno successivo occupò Chemillé.

Erano in tremila: con Stofflet vinsero a Cholet e, scelti come Capi Bonchamps e d’Elbée, si batterono ancora a Vihiers e Châlonne-sur-Loire finchè furono costretti ad arretrare a Tiffauges, riuscendo ad occupare il 23 aprile Beaupréau e il 5 maggio Thouars. Il 16 successivo, però, furono sconfitti a Fontanay dal Generale  Alexis Chalbos, ma riuscirono a rivalersi già il 9 giugno occupando Montreuil-Bellay e Saumur.

La rivolta, in quella fase, aveva assunto una tale importanza che i suoi Generali decisero di affidarsi al comando di uno solo e proclamarono Jacques Generalissimo anche per garantire la rappresentanza ai Contadini, che erano la parte più congrua dell’Esercito cattolico e reale.

Presa Angers il 23 giugno, egli guidò i suoi quarantamila uomini verso Nantes, mentre Charette ivadeva alla testa dei suoi diecimila il Pays de Retz e il Basso Poitou. Tuttavia, la spedizione si rivelò un fallimento: quando, il 29, Cathelineau attaccò la porta di Rennes penetrando fino a piazza Viarme, un proiettile, sparato da una finestra, lo colpì. Vedendolo gravemente ferito, i Vandeani arretrarono e furono annientati mentre egli, trasportato d’urgenza a Saint-Florente-le-Vieil, vi si spegneva il 14 luglio.

Étienne-Alexandre Jean-Baptiste Marie Bernier

Nacque a Daon il 31 ottobre del 1762 e morì a Parigi il 1° ottobre del 1806: fu Vescovo e Assistente Spirituale dei Combattenti di Vandea.

Terminati gli studi di Teologia ad Angers, fu ordinato Sacerdote e curò la Parrocchia locale di Saint-Laud. In seguito alla Rivoluzione, rifiutò di prestare il giuramento alla Repubblica imposto dalla Costituzione Civile del Clero e divenne Refrettario.

Dopo i primi successi del conflitto vandeano e la formazione di un Consiglio Superiore per l’Ordine e l’Amministrazione del Dipartimento in rivolta, del quale egli stesso fu membro, fu soprannominato l’Apostolo della Vandea.

In seguito alla definitiva sconfitta di Savenay, riparò in Bretagna ma non smise di incoraggiare la resistenza finché, tornato in Poitou, si uì alle truppe di Charette e Stofflet.

Una volta al potere, Bonaparte lo investì delle trattative di riconciliazione con la Chiesa di Roma ed egli trattò con i Legati di Pio VII: Monsignor Bartolomeo Spina, Primate di Corinto, e Monsignor Carlo Francesco Caselli, le clausole del Concordato del 1801 che restaurava i diritti ecclesiali.

A margine delle trattative, il Papa gli affidò la prestigiosa Diocesi di Orléans.

Durante un suo viaggio a Parigi, si ammalò e di febbre biliosa e morì.

Jean- Baptiste Kléber

Nacque a Strasburgo il 9 marzo del 1753 e si spense al Cairo il 14 giugno del 1800: già Ufficiale delle Truppe reali, arruolatosi nell'esercito rivoluzionario,  combatté in Vandea sconfiggendovi i Ribelli a Cholet il 17 febbraio del 1793 e passando all'Armata del Nord. Assediata Maastricht il 17 settembre del 1794 e Magonza il 14 dicembre, sconfisse gli Austriaci il 4 giugno del1796 a Altenkirten e prese Francoforte il 16 luglio successivo. Due anni dopo partecipò alla Campagna d’Egitto, conquistando Alessandria il 2 luglio. Mandato in Siria, prese parte all’assedio di al-Arich nel gennaio del 1799 e batté i Turchi del Pascià di Damasco alla battaglia del Monte Tabor il 16 aprile. Il 17 agosto dello stesso anno fu nominato da Bonaparte Governatore dell'Egitto. Contrastò ancora i Turchi ad Héliopolis e domò una rivolta cairota, ma fu assassinato dallo Studente siriano di scienze islamiche Soleyman el-Halaby, il 14 giugno del 1800. Le sue spoglie furono inumate a Marsiglia e, nel 1818, spostate a Strasburgo per disposizione di Luigi XVIII. Il suo nome è inciso sul pilastro Sud alla colonna 323 dell’Arco di trionfo di Parigi.

Louis Marie Turreau

Figlio di un Procuratore fiscale delle acque e foreste, era nato a Évreux il 4 luglio del 1756 e morì a Conches il 10 dicembre del 1816. Si consegnò alla Storia per avere organizzato le Colonne infernali che attuarono lo sterminio vandeano. Proseguì, in seguito, diventando Ambasciatore negli Stati Uniti e poi Barone dell'Impero.

Membro della Guardia del Conte di Artois, aveva aderito alla Rivoluzione fin dal 1789 e si era fatto eleggere Sindaco di Aviron, ricoprendo anche l’incarico di Comandante della Guardia Nazionale di Conches nel luglio del 1792.

A settembre, Capitano di un Reggimento di Volontari dell'Eure, mosse verso  le frontiere del Nord e a novembre, promosso Colonnello, fu integrato nell' esercito di Moselle prima; nell’Esercito delle Coste di La Rochelle dopo. Combatté due mesi in Vandea, prima di diventare Comandante dell'Esercito dei Pirenei Orientali e di essere di nuovo nominato Comandante in capo dell' Esercito dell'Ovest: i Ribelli erano stati già soverchiato da Kléber a Savenay.

A fronte degli insuccessi degli altri Generali, per porre fine all'insurrezione, il 21 gennaio del 1794 creò i famigerati Corpi speciali: dodici colonne armate  che percorrevano il territorio insorto da Est verso Ovest, uccidendo senza distinzioni di casta, di sesso e di età e bruciando città e villaggi: il suo ordine era … Tutti i briganti che saranno trovati armi alla mano, o rei di averle prese, saranno passati a filo di baionetta. Si agirà allo stesso modo con le donne, le ragazze e i bambini… Neppure le persone semplicemente sospette devono essere risparmiate. Tutti i villaggi, i borghi, le macchie e tutto quanto può essere bruciato sarà dato alle fiamme…

Le colonne cessarono l’attività in seguito all'arresto di Robespierre quando, vista l’irriducibilità degli Insorti e la inefficacia della guerra, la Convenzione decise di cambiare politica e arrestare i responsabili del massacro. Il 28 settembre del 1794 toccò a Turreau scontare un anno di galera. Fu liberato il 19 dicembre del 1795, poiché si ritenne che egli avesse solo eseguito ordini.

Ambasciatore negli Stati Uniti, nel 1814 fu sottoposto al giudizio di Luigi XVIII, ma neppure allora fu punito per i massacri compiuti.

Jean-Baptiste Carrier

Nato a Yolet il 16 marzo del 1756; morto a Parigi il 16 dicembre del 1794; figlio di Jean Carrier e di Margherita Puex; marito di Françoise Laquairie era Procuratore ad Aurillac, ma cessò il mandato nel 1789. Eletto Deputato alla Convenzione per il Dipartimento di Cantal nel 1792, fu influente membro del Club dei Cordelier e dei Giacobini e fu violento oppositore di Guillaume François Laennec, suo Accusatore per le vicende di Nantes.

Dopo l'occupazione delle Fiandre, fu eletto Commissario dalla Convenzione e nel 1793 partecipò alla creazione dei Tribunali rivoluzionari, votando per l’esecuzione di Luigi XVI; esigendo l’arresto del Duca Filippo d’Orléans e determinando la caduta dei Girondini di cui represse l’ala federalista in Normandia, nell’estate del 1793. Divenne celebre per la ferocia esibita nella spedizione in Vandea, ove era incaricato di reprimere l’insurrezione di Nantes.

Dopo una missione a Rennes, infatti, nella città usò mezzi estremi cominciando con l’istituire un tribunale rivoluzionario e un Corpo speciale detto Compagnia Marat: Sanculotti locali, criminali e schiavi provenienti dalle Colonie. I Vandeani catturati con le loro famiglie, affollarono le carceri ed egli non esitò, per ridurne il numero, a fucilarne e ghigliottinarne centinaia al giorno finendo con l’ideare le Noyades: imbarcati con mani e piedi legati i prigionieri, una volta al centro della Loira, li mandava a picco finendo a colpi di mazza gli eventuali sopravvissuti. Raccontò in una lettera a un amico di essersi, con quel sistema, sbarazzato di almeno duemila e ottocento persone. Gli Storici, tuttavia, ne contano circa cinquemila. In definitiva, dei tredicimila prigionieri presenti a Nantes prima del suo arrivo, ne restarono vivi meno di tremila. Di più: le tasse da lui imposte distrussero il Commercio locale.

Francastel, Tréhouart e Prieur de la Marne, ne denunciarono gli orrori: la Convenzione lo richiamò a Parigi il 10 febbraio del 1794 ma, invece di condannarlo, lo promosse proprio Segretario.

Carrier fu arrestato solo il 27 luglio del 1794 per aver partecipato all’attacco contro Robespierre: rispose allora anche del massacro di Nantes, accusando altri membri del Tribunale rivoluzionario con abile attività oratoria, ma non salvò la testa: fu ghigliottinato a Parigi il 16 dicembre successivo.

Louis Lazare Hoche

Nacque a Versailles il 25 giugno del 1768 e morì a Wetzlar il 19 settembre del 1797. Era figlio di un Palafreniere nelle scuderie reali e la miseria familiare lo spinse a lavorare fin da adolescente, accanto al padre. Una volta orfano, fu mantenuto da una zia fruttivendola e fu istruito: a sedici anni, entrò nella carriera militare e fu ammesso come Fuculiere nella Guardia Nazionale, ove si fece notare per capacità al punto da essere presto promosso Sergente.

Arruolatosi nel gennaio del 1792 nel 104º Reggimento di Fanteria e divenutone Ufficiale, fu dotato di una Luogotenenza al Reggimento di Rouergue; partecipò alla difesa di Thionville come Tenente del 58º di Fanteria e fu incaricato dell'intendenza alle Armate delle Ardenne grazie alla spinta del Generale Leveneur, suo mentore. Chiamato a Parigi, espose al Comitato di Salute Pubblica un piano di campagna assai apprezzato da Lazare Carnot, fino a valergli il titolo di Aiutante/Generale e il comando della Guarnigione di Dunkerque, brillantemente difesa contro gli inglesi. Il successo della campaga gli fece percorrere in fretta i gradini della gerarchia: Generale di Squadra, Generale di Divisione, Generale in capo dell'Armata della Mosella, al comando della quale subì però le prime sconfitte a Kaiserlautern e a Landau. Il 20 marzo del 1794 fu defraudato del ruolo di comando e arrestato per tradimento, a seguito di un'ordinanza firmata da Carnot, Collot d’Herbois, Robespierre, Barère e Billaud-Varene. Rilasciato, nell’agosto dello stesso anno fu reintegrato e posto alla testa delle Armate di Brest e Cherbourg per pacificare l'Ovest in fiamme: ristabilì l'ordine, piegò la guerriglia degli Chouans e firmò l'Accordo de La Jaunaye il 15 febbraio del 1795. Nel successivo 20 aprile sottoscrisse anche gli accordi di Mabilais che durò solo un mese. Avvertito dello sbarco di un nutrito contingente di émigrée a Carnac (sbarco di Quiberon), condotto dagli Inglesi in appoggio alla Vandea, costrinse i Ribelli alla resa e poi li massacrò riceve dosi in premio il Comando dell'Armata dell'Ovest. Impedito poi lo sbarco all’isola di Yeu, disarmò sistematicamente gli Insorti e assunse il controllo della regione guadagando anche il disarmo dell’Anjou mentre il suo Comandante in seconda Travot catturava Charette, il 23 marzo del 1796.

La pace fu proclamata il 15 luglio successivo e il Direttorio decretò che Hoche e la sua Armata avevano acquisito la benemerenza della Nazione. Malgrado subisse due attentati, accettò l’incarico di sbarcare in Irlanda da Brest, alla fine dello stesso anno; ma la sua Flotta fu dispersa da un uragano.

Al ritorno, fu comunque nominato Generale in capo all'Armata di Sambre-et-Meuse, alla cui testa iniziò la campagna antitedesca del 1797, passando il Reno a Neuwied: riportò cinque vittorie in successione a Neuwied, Ukerath, Altenkirchen, Dierdorf e Heddesdorf prima di entrare a Wetzlar e annientare il Nemico. La sua marcia fu interrotta dall'armistizio di Leoben, sottoscritto da Bonaparte e Carlo Luigi d'Austria.

Gli fu offerto allora il Ministero della guerra, che rifiutò preferendo il comando di un Corpo d'Armata posto destinato a sventare gli intrighi del Club di Clichy contro il Direttorio.

Una campaga di calunie lo privò presto del prestigioso incarico ed egli, umiliato e offeso, chiese invano di essere giudicato dalla Magistratura. Deluso, tornò al Quartier generale di Wetzlar ove si ammalò e si spense nel settembre del 1797 fra dolori atroci.

Aveva soli ventinove anni: l'autopsia ordinata dal Direttorio rivelò la presenza della tubercolosi.

Gli vennero resi grandi onori e fu immortalato da CHénier.

Chouan

Fu il nome dato agli Insorti del Dipartimento della Mayenne e, in generale, di tutta l’area Nord/occidentale della Francia e fu mutuato forse dall’abilità di imitare il verso del Gufo, così detto in francese; forse dal soprannome del primo dei quattro fratelli Cottereau, che lo aveva ereditato dal padre calzolaio: Jean, ovvero Chouan ovvero silenzioso. Insieme, egli,François, Pierre e René, istituì di fatto la Chouannerie: una controrivoluzione simile a quella vandeana, ma inquadrata solo nei Dipartimenti di Normandia e Bretagna. Essa ebbe come Capi di rilievo proprio Jean Cottereau e poi Joseph de Puisaye, Georges Cadoudal, Jean Louis Treton.

Le Guerre di Vandea

Furono le rivolte della Vandea e dei Dipartimenti limitrofi contro il Governo rivoluzionario.

Cominciarono il 24 febbraio del 1793 quando, per la pressione esterna di Austriaci e Prussiani, la Convenzione ordinò la leva obbligatoria per trecentomila uomini da inviare al fronte.

Si concluse con la drammatica disfatta vandeana nella battaglia di Savenay.

L'11  marzo, la reazione all’affissione del manifesto nei Comuni delle regioni occidentali fu immediata.

A capo delle Bande si posero Contadini come Stofflet o Popolani come Cathelineau, ma anche Aristocratici come d'Elbée, Lescure, La Rochejaquelein e vari pezzi dell'Ancién Régime: il successo della loro guerriglia sulla Guardia nazionale si ribaltò in distruzione totale di borghi e paesi e città, in esecuzioni sommarie, in devastazioni e episodi di rivalsa e vendetta.

Nella prima fase i Ribelli assunsero il controllo di localitá cruciali, a partire da Machecoul, dando la stura a una interminabile spirale di violenze e orrori.

A capo di essi, un certo Souchu che, già Procuratore delle imposte, proclamò Re Luigi XVII; negò il potere della Convenzione e liquidò i Patrioti locali avanti al Plotone d'esecuzione: un migliaio di morti.

I Repubblicani tremarono: l’insurrezione minacciava di assumere proporzioni immani, con la conquista di Angers.

La svolta alla vigilia dello scontro di Nantes, quando i Generali Canclaux e Beysser contraccano con cariche veloci e uccisero in campo il Generalissimo Cathelineau.

Alluttata, l’Armata vadeana si disperse e, da questo momento il suo destino fu segnato: Parigi schierò la Legione Magonza, reduce dall'occupazione della omonima cittá tedesca. Si trattava di una formidabile macchina cui era stato impartito un ordine perentorio: concludere la guerra entro il 20 ottobre.

Il 17 ottobre Cholet fu teatro della morte di d’Elbée e della disfatta dei Contadini in fuga scomposta: quarantamila sbandati che, dopo la inutile sortita a Granville, nella speranza di trovarvi l'aiuto inglese, si dettero alla ritirata cadendo in tremila a Le Mans.

Una marcia tragica, che sotto Nantes perse ancora novemila uomini e che il 23 dicembre fu bloccata, travolta e annientata a Savenay dal Generale Kléber: i superstiti furono giustiziati.

Si scatenarono, parallelamente, le colonne infernali del Generale Turreau: la repressione condotta tra l’estate del 1793 e la primavera del 1794 dall’ Esercito regolare e da Reparti di Volontari fu un massacro, ma si continuò a combattere e una tregua maturò solo nell’avanzato 1795, con la Pace di La Jaunaye, infranta nel giugno dello stesso anno.

La guerra riprese il 26 ottobre del 1799 e le pose fine l’armistizio di Pouancé poiché, segnato da una pericolosa instabilità politica, il Governo acconsentì alle richieste degli Insorti, pur di evitare il rischio che i disordini restaurassero la Monarchia.

Il conflitto riprese nel marzo del 1813, amargine della ritirata napoleonica dalla Russia: dopo una pausa prodotta dalla disfatta napoleonica di Lipsia e l’ ascesa al trono di Luigi XVIII, si riaccese durante i Cento Giorni e terminò nel giugno del 1815 quando, a seguito della battaglia di Waterloo, il Sovrano legittimo riprese possesso della tiara. Nell’occasione, egli stesso insignì del grado di Generale dei Granatieri reali il Capo dell’Armata vandeana Louis de la Rochejaquelein e il suo successore Charles Sapinaud, cui fu conferito anche il titolo di Duca.

Prima Guerra

Nel marzo del 1793, dopo la Legge di Leva, i Vandeani scelsero senza esitazione fra il combattere per una Nazione che non li rappresentava o ampliare la rivolta, avvalendosi del contenuto della nuova versione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, il cui articolo 35 recitava: …Quando il governo viola i diritti del popolo, per il popolo e per ogni parte del popolo, l'insurrezione è il più sacro di tutti i diritti e il più indispensabile di tutti i doveri

Nella prima settimana del mese cominciarono i tumulti in Bretagna e in altri comuni della Vandea Militare: l'11, il Sindaco di Machecoul ordinò l'esecuzione sommaria di cinquecento ribelli.

All’eccidio fu opposta la nomina di un referente della insurrezione: Jacques Cathelineau. Egli occupò la cittadina e liquidò per rappresaglia i Repubblicani locali.

Il 12 successivo, la Guardia Nazionale caricò gli Insorti a Paimboeuf e ne ghigliottinò a Nantes il rappresentante; nel frattempo, più a Nord, seicento Contadini presero Saint-Florent-le- Vieil e nella stessa giornata si sollevarono anche Tiffauges, Saint-Fulgent, Beaupréau e Montaigu.

Il giorno dopo, assunto il grado di Generale, il Marchese Bonchamps raggiunse Cathelineau a Saint-Florent-le-Viel, il cui Parroco refrattario benedisse gli uomini e fece abbattere il tricolore sventolante sulla chiesa: i ribelli irruppero su Jallais e il 14 marzo si unirono a Jean Nicolas Stofflet, già Caporale dell'Esercito del Re. Alla testa di quindicimila uomini, egli attaccò Cholet e, negli scontri, caddero trecento Repubblicani e una quarantina di Vandeani.

In cinque giorni, gli Insorti s’impadronirono della metà meridionale del Dipartimento del Maine e Loira, mentre una ventina di essi, arrestati dalla Guardia Nazionale, veniva ghigliottinata ad Angers. Parallelamente, altri gruppi annientarono la Guardia Nazionale di Palluau, occupando la zona della palude bretone e i centri dell’entroterra e attirando in un agguato i Regolari di Fontenay-le Comte.

Il 17 marzo fu presa l’isola di Noirmoutier e il 19 la Convenzione incaricò della repressione il Generale Louis de Marcè, il cui tentativo di attraversare il territorio fra La Rochelle e Nantes fu stroncato a Pont-Charault dal Generale vandeano Charles Augustin de Royrand.

Le forze repubblicane nell'Ovest erano state annientate.

Il 22 del mese a Chalonnes-sur-Loire, il Sindaco e la Guardia Nazionale si arresero spostandosi verso Angers mentre, senza neppure combattere, i Ribelli si impadronivano di Pornic; tuttavia, a sera, attaccati a sorpresa dai Repubblicani, abbandonarono la città per riprenderla il 27 successivo.

La Vandea Militare

A fine marzo agli eserciti di Cathelineau, Bonchamps e Stofflet, si aggiunsero le truppe di François Athanase de Charette, che aveva guidato gli Insorti della Loira Atlantica; di Maurice Louis Gigot, di Louis Marie de Lescure, del ventunenne Henri de la Rochejaquelein e del Principe di Talmont, uomo di Prima Linea in Bretagna: l’Esercito vandeano vantava cinquantamila unità.

Il 4 aprile si riunirono a Chemillé e formarono l’Esercito cattolico e Reale eleggendone Generalissimo il coraggioso Cathelineau.

Nel frattempo erano stati delineati i confini della Vendée Militare: il Dipartimento della Vandea, la metà meridionale della Loira atlantica e il Dipartimento del Maine.

I Rivoltosi erano divisi in tre gruppi: i primi due erano abili al combattimento, l’ultimo era costituito dai non combattenti, ovvero vecchi, donne e bambini inferiori a tredici anni. L’uno da impegnarsi in Anjou, a Est del fiume Sèvre nantaise: trentamila uomini; l’altro da utilizzarsi nella Vandea propriamente detta: diecimila unità; l’ultimo da utilizzare nella Marais Breton, tra la Sèvre Nantaise e l'Oceano: quindicimila unità.

Accanto al Generalissimo c’erano un Comandante in seconda, i Generali, i Comandanti di Divisione; un Governatore delle aree conquistate; un Tesoriere; un Incaricato delle comunicazioni; un Coordinatore degli attacchi; un Responsabile della Cavalleria, Artiglieria pesante e Artiglieria leggera. A supporto: Medici e riferimenti di ricovero a Saint-Laurent-sur-Dèvre.

Per scambiarsi notizie, usavano i Mulini il cui linguaggio era dato dalla posizione delle pale: se esse erano a forma di croce decussata, significava assenza di pericolo; se erano perpendicolari all'asse dell’edificio, significava prepararsi a combattere; se una di esse si trovava sul lato sinistro della porta, significava imminenza del pericolo, se una di esse si trovava sul lato destro, significava superato pericolo.

La strategia dei combattimenti fondava su brevi schermaglie, vantaggiose per via del bocage: zona ricca di boscaglia, terreni coltivati, paludi e altre barriere naturali che, per la impervietà, facilitava gli agguati e impediva il transito di grandi Unità dell'Esercito repubblicano.

Il Generale Turreau avrebbe così descritto quell’Armata: …Nessun popolo conosciuto, per quanto guerriero e stratega sia, trae un così grande profitto dalle armi da fuoco…

Fra il 3 e il 4 maggio del 1793, guidati da Bonchamps e La Rochejaquelein, i Vandeani presero Bressuire e Thouars tentando, poi, di conquistare Fontenay- le- Comte; ma il 16 del mese, furono respinti e tornarono all'attacco il 25, annietando i seimila uomini del Generale Alexis Chalbos.

Il 6 giugno, i Capi dell'Esercito del Centro e del Mauges irruppero su Saumur piegando mille e cinquecento Repubblicani a Vihiers; l’8 dispersero i rinforzi regolari a Montreuil-Bellay; il 10 occuparono Saumur. Nella stessa giornata, impostosi sulle altre bande nella Marais Breton, Charette prese Machecoul spianandosi la via per Nantes.

Il 18 Lescure irruppe su Angers e fece celebrare una Messa di ringraziamento. Charette allora gli mosse incontro per un’azione congiunta ma, malgrado la frattura fra Montagnardi e Girondini, gli abitanti di Nantes si rifiutarono di evacuare e organizzarono una sorta di resistenza.

La città era difesa dal Generale Canclaux, Capo dell'Esercito delle Coste di Brest: i suoi dodicimila sfidarono Charette in attesa di Lescure, sulla riva sinistra della Loira: la battaglia, combattuta fra il 28 e 29 giugno, si risolse in una cocente sconfitta vandeana.

Di fatto, pur avendo intercettato e messo i rotta i rinforzi nemici, Charette era restato solo e a influenzare l’esito dello scontro era intervenuta la morte di Cathelineau a Rennes.

Lo scompiglio serpeggiò tra le fila dei Ribelli, costretti ad arretrare dalla città e a nominare nuovo Generalissimo Maurice d’Elbée.

Nei giorni successivi il Generale dell'Esercito delle Coste de La Rochelle Biron, ordinò all’omologo Westermann di entrare nella Vandea Militare: costui riconquistò Parthenay il 30 giugno e Châtillon-sur- Sèvre il 3 luglio. Il 4, però, venticinquemila Contadini lo sorpresero ancora all'interno della città e lo misero in fuga con appena cinquecento superstiti. Lungi dal tentare un altro assalto su Nantes, i Rivoltosi riattraversarono in massa la riva sinistra della Loira e riconquistarono tutti i centri occupati dai Repubblicani.

Acquartieratisi a Luçon, furono attaccati il 14 agosto dal Generale Tuncq a Sainte-Hermine, mentre la Convenzione inviava truppe fresche: i Mayençais di Jean-Baptiste Kléber che, giunti a Nantes tra il 6 e l’8 settembre, passarono sotto il comando di Canclaux, Capo dell'Esercito dell'Ovest.

Lo stesso 8, tutti i Capi vandeani venero a scontro a Torfou: inizialmente i Regolari furono in vantaggio rispetto a Charette che circondarono e costrinsero ad indietreggiare fino a Tiffauges; poi la situazione si ribaltò: Lescure caricò i Magontini, mandandoli in panico e mettendoli in rotta. Canclaux, allora, formò due colonne: una a Nantes e l'altra a Niort: dopo una complessa serie di contatti, i Vandeani furono battuti e, ricongiuntisi a Saint- Florent- Le- Vieil, attraversarono la Loira morendo in centinaia assieme a Bonchamps che, prima di spirare, graziò cinquemila prigionieri nemici: … voi mi avete obbedito finora, questo è l'ultimo ordine della mia vita; … vi ordino di perdonare… Se l'ordine di un capo che muore non ha più di potere su voi, ve ne prego, in nome dell'umanità, in nome di Dio, per il quale combattete!... se disprezzate il mio ordine e la mia preghiera, mi farò portare in mezzo ai miei prigionieri e i vostri primi colpi cadranno su di me

La repressione

Dopo averli sconfitti nella battaglia di Nantes, decisa a definitivamente stroncarli, ai primi di agosto la Convenzione promulgò una serie di leggi  contro la Vandea: quella del 1° agosto prevedeva l’incendio di tutti i boschi della regione, onde snidare i Ribelli, cui requisiva i beni; quella del 1° ottobre sancì lo sterminio di tutti gli Abitanti dei territori insorti, soprattutto donne e bambini quali solchi riproduttori e futuri briganti; quella del 7 novembre decretò il cambio di nome del Dipartimento e sostituì Vendée con Vengé, significando che la Repubblica aveva vendicato il proprio onore sottraendo il territorio ai Banditi.

Scrisse in un articolo di Le Moniteur Bertrand Barère, membro del Comitato di Salute Pubblica: … Distruggete la Vandea!... Distruggete la Vandea e Lione non resisterà più, Tolone insorgerà contro gli spagnoli e gli inglesi, e lo spirito di Marsiglia si ergerà alle altezze della rivoluzione repubblicana ... La Vandea e ancora la Vandea, ecco il tizzone politico che divora il cuore della Repubblica Francese; là bisogna colpire … devastare fino a quando possono sopportare

Il 14 agosto dello stesso anno, Jean Baptiste Carrier fu incaricato di istituire a Nantes un Tribunale rivoluzionario che giudicasse i Nemici dello Stato.

Giuntovi in autunno, egli reclutò una cinquantina di uomini, pagandoli dieci livres all'ora e formando la Compagnie Marat, di cui facevano parte Sanculotti ed Emigrati; confinò nelle carceri locali diecimila Insorti, cui ne aggiunse pari numero in dicembre, dopo la Battaglia di Savenay; fece ghigliottinare in un mese centoquarantaquattro persone per complicità presunta con i Rivoltosi; ordinò la fucilazione di duemilaseicento soggetti e, per recuperare tempo, ideò un metodo rapido di eliminazione di massa: le Noyades.

Il trattamento consisteva nel legare i prigionieri per le mani e per i piedi; nel caricarli su una barca e nello scaricarli al centro della Loira, finendo a colpi di picche i sopravvissuti.

Quell’attività continuò fino al febbraio del 1794 e non risparmiò Bambini legati alle madri.

La cifra delle vittime oscilla, ancora oggi, fra tremila e cinquemila.

Laterali alle noyades si praticò un altro sistema di accelerazione delle esecuzioni: su proposta da Westermann, si somministrò acquavite mista ad arsenico nelle fumigations: liberazioni di gas che avvelenassero i Ribelli.

In sostanza, dopo la Battaglia di Savenay, i Capi vandeani erano quasi tutti morti: restavano i seguaci di Charette, che non aveva partecipato al Virée de Galerne e ancora teneva la Marais Breton e i latitanti nascosti nei boschi limitrofi.

Il Generale Louis Marie Turreau, allora, progettò le Colonne infernali che, approvate dalla Convenzione con Decreto del 17 gennaio del 1794, avrebbero eliminato ogni persona e ogni borgo vandeano.

Tutti i briganti che saranno trovati armi alla mano, o rei di averle prese, saranno passati a filo di baionetta. Si agirà allo stesso modo con le donne, le ragazze e i bambini … Tutti i villaggi… le macchie e tutto quanto può essere bruciato sarà dato alle fiamme

In sostanza, ordine di distruzione totale: Libertà, Fraternità, Uguaglianza o morte!

Il 21 successivo il piano entrò in esecuzione.

Due Armate furono posizionate in diversi punti del territorio: la prima, agli ordini dello stesso Turreau, si allungò da Saint-Maixent a Les Ponts –de- Cé; la seconda, agli ordini di Nicolas Haxo (due mesi dopo ucciso da Charette) impegnò l’area da Les Sables d’Olonne a Paimboeuf.

Ciascuna constava di sei Divisioni e ogni Generale doveva creare due Eserciti che formassero dodici colonne in grado di convergere, da Est o Nord/Est e da Ovest o Sud/Ovest.

La prima era guidata da Duval che, impedito dal camminare per una ferita alla gamba, affidò il comando ai suoi Ufficiali Prévignaud e Daillac: da Saint-Maixent e Parthenay avrebbero raggiunto La Caillère-Saint-Hilaire e Tallud- Sainte-Gemme.

La seconda era capeggiata da Grignon, che la assegnò a Lachenay: da Bressuire si sarebbe portato a La Flocellière e Pouzauges.

La terza era condotta da Boucret, che delegò la guida della seconda colonna a Caffin: da Cholet sarebbe andato a Les Epesse e a Saint-Laurent-sur-Sèvre.

La quarta era amministrata da Turreau che affidò un Reparto a Bonnaire: da Doué-la- Fontaine si sarebbe spostato a Cholet.

La quinta aveva a capo Cordelier, che cedette l'altro segmento a Crousat: da Brissac si sarebbe mosso verso Jallais e Le May-sur-Évre.

La sesta Divisione era tenuta dal solo Moulin: da Ponts –de-Cé sarebbe entrato in Sainte-Christine.

Le otto colone della seconda Armata, invece, erano guidate da Dufour a Montaigu; Amey a Mortagne; Huché a Luçon e dai Generali Beaufranchet, Commaire, Charlery, Chalbos e Grammont.

La guerra si risolse in un immane bagno di sangue: i Vandeani furono eliminati senza distinzione di sesso e di età e di colpe.

Grignon aveva detto ai Suoi: … Vi do l'ordine di dare alle fiamme tutto quanto sarà suscettibile di essere bruciato e di passare a filo di baionetta qualsiasi abitante incontrerete… So che può esserci qualche patriota in questo paese. È lo stesso. Dobbiamo sacrificare tutto

Prima di uccidere, i Soldati commisero inenarrabili atrocità: dallo stupro alle mutilazione, fino a riunire le vittime in edifici e bruciarle vive, anche negli ospedali e, fino a conciarne la pelle per creare abiti, come riferì il testimone Claude-Jean Humeau nel Tribunale di Angers il 6 novembre del 1794: … Il citato Pequel, chirurgo maggiore del 4º battaglione delle Ardenne, ne ha scorticati trentadue. Volle costringere Alexis Lemonier, pellaio a Les Ponts-de-Cé, a conciarne le pelli…. Le pelli furono trasportate preso un certo Langlais, conciatore, dove un soldato le ha lavorate

Ancora ad Angers, il Consiglio Generale decise … che le teste di tutti i briganti morti sotto le mura di questa città saranno tagliate e disseccate per poi essere messe sulle mura. Il laboratorio della scuola di chirurgia di questa città è stato indicato per fare questo lavoro ...

La circostanza fu confermata anche Victor Gotard-Faultrier nel suo Les champ des Martyrs e dal Sacerdote Pierre-Marie Robin: … erano scorticati a mezzo corpo, perché si tagliava la pelle al di sotto della cintura, poi lungo ciascuna delle cosce fino alla caviglia dei piedi, in modo che dopo la sua rimozione i pantaloni si trovavano in parte formati; non restava altro che conciare e cucire

Dalla cremazione dei cadaveri femminili, invece, si ricavò grasso, come sostenne la Contessa de La Bouère circa l’episodio avvenuto a Clisson il 5 aprile del 1794: … Facevano dei buchi per terra per sistemarvi delle caldaie allo scopo di raccogliere quello che colava; avevamo messo al di sopra delle sbarre di ferro e su queste le donne… poi, ancora al di sopra, vi era il fuoco…. Due miei compagni erano con me per questa faccenda. Ne mandai 10 barili a Nantes. Era come grasso di mummia: serviva per gli ospedali

Di fronte al castello di Clisson, il 5 aprile del 1794, i Soldati del Generale Crouzat bruciarono centocinquanta donne …Facevamo buchi per terra per piazzare delle caldaie e poter ricevere ciò che cadeva; avevamo messo delle sbarre di ferro e su queste le donne, ... poi ancora sopra c'era il fuoco ... Questo grasso è destinato agli ospedali di Nantes e ai militari

Nell'aprile di quell’anno, fu attuata una Colonna fluviale di pattugliamento della Loira e dei suoi affluenti di destra: furono stabiliti circa quaranta fortini lungo le rive e in ciascuno stazionava un battello che percorreva le acque per catturare quelli che avessero cercato un guado.

Le Colonne infernali cessarono l’attività tra l'aprile e il maggio del 1794: i loro Soldati furono sostituiti da Truppe regolari che tennero sotto occupazione il territorio fino alla fine dell'anno.

Malgrado l'esecuzione di D’Elbée, il 9 gennaio di quell’anno e l'uccisione, il successivo 29, del Generalissimo Henri de la Rochejaquelein, sostituito da Jean Nicolas Stofflet, quello sterminio fu un fallimento politico.

Nella formazione della Marais Breton, i Vandeani continuarono a combattere: il 2 febbraio Charette e Sapinaud presero Chauché e il 6 febbraio occuparono Legé; l’8, l’azione di Stofflet su Cholet indusse il Generale Moulin, avanti alla fuga dei Suoi, a spararsi un colpo alla tempia; il 20 marzo ancora Charette mise in fuga gli uomini di Haxo, che si barricò a Les Clouzeaux ove, ferito, gli fu dato il colpo di grazia.

Decisa a cambiare strategia, il 17 maggio del 1794 la Convenzione dispose l’arresto degli incapaci ma brutali e feroci Generali Turreau e Grignon e del Commissario Carrier, con altri membri del Tribunale rivoluzionario di Nantes e vari Soldati della Compagnia Marat. Il 29 e 30 novembre poi, annullò tutti i Decreti del Comitato di Salute Pubblica che, ghigliottinato Robespierre, fu privato dei poteri e poi abolito.

Il 2 dicembre del 1794, Lazare Carnot disse: … Da due anni le vostre contrade sono in preda agli orrori della guerra…. luoghi di proscrizione e carneficina. Il coraggio dei figli della patria si è rivolto contro di essa

A queste parole seguirono una serie di provvedimenti che ponevano fine alla rivolta con la Diplomazia: Lazare Hoche fu incaricato di negoziare la pace con i Ribelli: … Considerato che il sangue francese scorre ormai da troppo tempo nei dipartimenti dell'ovest; bisogna che scorra il sangue repubblicano… che il regno di Robespierre, di Carrier e dei loro complici è finito, che la giustizia è all'ordine del giorno... che gli incendi, lo stupro, il saccheggio e le altre atrocità commesse in Vandea hanno inasprito lo spirito dei suoi abitanti indotti all'errore; che comincia a rinascervi la fiducia e che questo sentimento, che si ispira ma non si comanda, può diffondersi solo con principi di giustizia e mitezza

Fu emanata un'amnistia generale per i Vandeani ancora nelle carceri e furono  ritirate le Truppe dal territorio: l'accordo si definì il 17 febbraio del 1795, col Trattato di La Jaunaye, firmato da Charette e Sapinaud. Vi si garantiva la libertà di culto, si rimborsavano quanti avevano subito espropri o danni, si riorganizzavano le città con nuovi Rappresentanti del Popolo.

Stofflet non condivise: con un piccolo esercito composto a Clisson, riprese la guerriglia tra il marzo e l'aprile ma, scontratosi con la Colonna del Generale Caffin, proprio il 1° aprile subì a Les Tailles una pesante sconfitta. Tuttavia, qualche giorno dopo, assaltò con successo un convoglio di armi, munizioni e viveri sotto Chemillé. Il 2 maggio, però, firmò anch’egli l’accordo a Saint- Florent-le- Vieil, accettando le stesse condizioni già sottoscritte dai Sodali, ma pretendendo il rilascio di tutti i Detenuti, il congedo per quanti arruolati forzatamente dai Repubblicani agli inizi del 1793 e la consegna del giovane Luigi XVII.

Le Noyades di Nantes

Dopo la missione in Normandia e a Rennes, Carrier fu inviato a Nantes per stroncare l'insurrezione vandeana: vi creò un Tribunale rivoluzionario e la Compagnia Marat, composta da Sanculotti locali e criminali provenienti dalle Colonie.

I Ribelli catturati con le famiglie furono arrestati e il sovraffollamento e le scarse condizioni delle galere diffusero il tifo.

Per risolvere il problema del contagio, furono fucilati e ghigliottinati centinaia di individui al giorno, ma l’enorme numero di Detenuti esigeva una soluzione più rapida: Carrier, pertanto, realizzò le Noyades.

In sostanza, i Prigionieri venivano legati mani e piedi e, una volta al centro della Loira, affondati dalla Compagnia Marat.

Si stima che, solo con questo mostruoso sistema, si liquidassero circa tremila uomini, come riferì egli stesso in una lettera personale ad un amico.

Gli Storici sostengono che le vittime furono circa cinquemila, cui vanno aggiunti duemila fucilati e circa tremila morti di varie malattie da contagio.

Edotta di quegli orrori, la Convenzione lo richiamò a Parigi il 10 febbraio del 1794 ma, lungi dal condannarlo, lo promosse suo Segretario.

Egli fu arrestato e processato solo il 27 luglio, per aver partecipato all’attacco contro Robespierre: rispose, allora, anche del massacro di Nantes, assieme agli altri membri del Tribunale rivoluzionario. Si difese negando le proprie responsabilità e sostenendo di aver solo eseguito ordini, ma fu ghigliottinato a Parigi il 16 agosto successivo.

La Virée de Galerne, Tavola cronologica

Letteralmente Giro verso Ponente, fu una campagna che interessò Maine, Loira, Bretagna e Normandia.

Assunse quel nome perché indica le battaglie che impressero una svolta al conflitto: fino ad allora, infatti, non ci furono vittorie repubblicane mentre, dopo la sconfitta di Cholet del 17 ottobre del 1793,  i Vandeani subirono una serie di disfatte che li costrinse ad arretrare verso Ponente, ripercorrendo la Loira, nella speranza di congiungersi ai supporti inglesi.

La battaglia finale si ebbe il 23 dicembre a Savenay, dove essi furono decimati dal Generale Kléber, che concluse la Prima Guerra di Vandea.

O così si volle credere.

18 ottobre: attraversamento vandeano della Loira a Saint-Florent-le-Vieil;

19 ottobre: elezione a Generalissimo di Henri de la Rochejaqueleine.

22 ottobre: battaglia di Laval;

27 ottobre: battaglia di Entrammes;

2 novembre: battaglia di Ernée;

3 /4 novembre: battaglia di Fougères e morte di Lescure;

9 novembre: arrivo dei Ribelli a Dol de Bretagne;

11 novembre: battaglia di Pontorson;

12 novembre: acquartieramento dei Vandeani ad Avranches;

14/15 novembre: assedio di Granville e arretramento in Vandea;

16 novembre: ritorno ad Avranches;

18 novembre: rientro a Pontorson;

21 novembre: battaglia di Dol de Bretagne;

23/24 novembre: occupazione vandeana di Fougerès;

25 novembre: riconquista di Laval;

3 dicembre: assedio di Angers;

8 dicembre: battaglia di La Flèche;

10/13 dicembre: battaglia di Le Mans: morte di 10mila Repubblicani e 15mila Ribelli;

14 dicembre: ritorno degli sconfitti a Laval;

16 dicembre: guado della Loira ad Ancenis, in cinquemila con Stofflet e La Rochejaquelein;

20 dicembre: i Vandeani a Blain;

23 dicembre: battaglia di Savenay: annientamento dei Ribelli.

I fatti:

gli iniziali successi vandeani provocarono la revoca dell’incarico a Biron e la sostituzione dei Generali Canclaux, Grouchy, Aubert-Dubayet, per ordine del Ministro della Guerra Jean-Baptiste Bouchotte, con i Sanculotti Alexandre Dumas, Jean Antonine Rossignol, Charles Philippe Ronsin, Jean Léchelle.

Capo dell’Esercito dell'Ovest, il celebre Scrittore giunse a Nantes in settembre: l’8 ottobre  del 1793 denunciò in un rapporto al Comitato di Salute pubblica le condizioni dell’area e chiese di essere sollevato dall’incarico: … Il male è soprattutto nello spirito d'indisciplinatezza e di delinquenza che regna nell' esercito… vi basterà apprendere che capi sono stati minacciati di essere fucilati dai loro stessi soldati per avere ordinato, su mio ordine, di impedire i saccheggi … La Vandea è stata trattata come una città presa d'attacco. Tutto là, è stato distrutto, saccheggiato e bruciato… mi sarei spiegato male se da questo mio rapporto emergesse che la Vandea è ancora pericolosa per la repubblica e che minaccia la sua libertà… credo anche che la guerra può essere subito terminataI vandeani ormai non hanno più bisogno del pretesto della religione e della sovranità per prendere le armi; erano costretti a difendere le loro case, le loro mogli che venivano violentate, e i loro bambini che venivano passati sul filo della spada… io ho voluto disciplinare l'esercito, e mettere all'ordine del giorno la giustizia e l'umanità…. mi diffamarono quando ho chiesto di fermare questo spargimento di sangue e mi hanno accusato di essere privo di forza

Il Comitato, per contro, gli inviò il Commissario Jean-Baptiste Carrier, quindicimila uomini dell'Esercito delle Coste di Brest e seimila dell'Esercito delle Coste di Cherbourg col Generale Lazare Hoche.

Contro di loro si schierarono le Truppe della Mayenne: gli agguerriti Chouan.

I Vandeani decisero, allora, di attraversare la Loira per rilanciare la rivolta in Bretagna e nel Maine, col supporto inglese: nella notte del 18 ottobre, il Generalissimo La Rochejaquelein e i Suoi guadarono il fiume.

Era l'inizio della Virée de Galerne.

Percorsa la via per Granville, puntò su Laval mantenendosi distante dalle guarnigioni locali e dalla Guardia nazionale.

Senza aspettare i rincalzi, Westermann ordinò l’attacco dei Ribelli in ritirata.

E fu la Battaglia di Entrammes, il 26 ottobre.

Una mattanza.

La Cavalleria caricò due volte gli Insorti, ma riportò un’imprevedibile rotta avendo sottostimato l’avversario che, malgrado in fuga e indebolito, conquistò Fougères il 3 novembre, consolidandosi nel numero con l’adesione di centinaia di Volontari di Ile et Vilaine e Morbihan.

Il4 aLa Pellerine, morì Lescure per le ferite riportate nello scontro di Cholet. Nella seconda metà di novembre, i Repubblicani tornarono in forze e costrinsero i Nemici a un frettoloso ripiego, attuando un selvaggio eccidio.

Nel rispetto del decreto della Convenzione: …Qualsiasi città della Repubblica che cadrà in mano ai briganti o che darà loro aiuto, sarà punita come città ribelle… sarà incendiata e i beni degli abitanti saranno confiscati a profitto della Repubblica

Laval fu messa in ginocchio!

Il 9 novembre La Rochejaquelein, impedito dall’attacco di Saint-Malo, si diresse verso Granville per occuparne il porto a vantaggio degli Inglesi, ma il ritardo della Flotta d’oltreManica ancorata a Jersey, lo obbligò a recedere.  Tuttavia, ancorché sfiniti, i suoi uomini sconfissero i ventimila di Rossignol e i quattromila di Trobout a Dol-de-Bretagne il 21 e puntarono su Angers per riattraversare la Loira e rientrare in Vandea.

Messi in rotta da Bouin de Marigny, fuggirono e tentarono la presa di Le Mans, barricandosi a Blois il 10 dicembre. Il 13, però, folte truppe comandate da François Joseph Westermann attuarono una strage senza precedenti.

I superstiti si spostarono a Laval, raggiungendo finalmente la Loira che, per l’esiguità di imbarcazioni attraversarono solo le forze di La Rochejaquelein e Stofflet, mentre gli altri scesero a Savenay in cerca di un altro passaggio: entrarono nella cittadina il 22 dicembre, con alla testa Fleuriot, Lyrot e Marigny e la evacuarono in attesa dei Repubblicani.

Si combattè il 23:  inferiori numericamente, i Ribelli attaccarono a sorpresa ma dovettero poi battere in ritirata, malgrado l'arrivo di Georges Cadoual, che almeno coprì la fuga alla Popolazione femminile e infantile.

Durante la ritirata Lyrot fu ucciso.

Invano rifulsero di eroismo Jean Cottereau e Aimé Picquet du Boisguy: inseguiti e catturati, molti dei loro, furono rinchiusi in una chiesa, in attesa della fucilazione comminata ad altre quattromila persone.

Così scrisse Westermann nel rapporto inviato al Comitato di Salute Pubblica il 23 dicembre … non c'è più nessuna Vandea! È morta sotto la nostra sciabola libera, con le sue donne e i suoi bambini. L'abbiamo appena sepolta nelle paludi e nei boschi di Savenay. Secondo gli ordini che mi avete dato, ho schiacciato i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli e massacrato le donne, così che, almeno quelle, non partoriranno più briganti. Non ho un solo prigioniero da rimproverarmi. Li ho sterminati tutti… le strade sono seminate di cadaveri. Le fucilazioni continuano incessantemente a Savenay, poiché arrivano sempre dei briganti che pretendono di liberare i prigionieri

Seconda Guerra di Vandea

La pace durò pochi mesi.

I Repubblicani non rispettarono i termini del Trattato e gli animi dei Vandeani si accesero di nuovo: per la seconda volta la Francia si rivelava matrigna.

Il 2 marzo del 1795, senza motivo, una Colonna istituzionale circondò una chiesa a La Gaubretière e massacrò le cinquantadue persone raccolte all’ interno; il 9 aprile Caffin assediò un’altra chiesa a Chanzeaux e le dette fuoco, uccidendo dieci persone e arrestando i diciannove superstiti.

La tensione montò.

I Rivoltosi uccisero Rappresentanti locali e Ufficiali dell'Esercito e, in una dichiarazione del 22 giugno, Charette scrisse: … Riprendo con dolore le armi; ma i repubblicani hanno giurato la nostra rovina e noi possiamo evitarla solo combattendo…

Il 24 l’intera regione insorse per la seconda volta, a frote della occultata notizia della morte del Principe Luigi XVII, avvenuta l’8 precedente: gli Inglesi sbarcarono in Bretagna.

Scomparso l’Esercito del centro e l’Esercito di Anjou, restavano il nuovo Esercito del centro voluto da Sapinaud, l'Esercito della Marais Breton di Charette e Stofflet e gli Chouan di Georges Cadoudal.

Nel frattempo Luigi XVIII e Carlo X aderirono all'insurrezione, soprattutto perché gli Insorti consideravano Re a tutti gli effetti l’erede al trono.

I due futuri Sovrani furono determinanti nel sodalizio con l’Inghilterra e fu anche loro merito la istituzione di un Esercito degli Emigrati, composto da Nobili e Volontari, esuli in fuga dalla repressione giacobina. Tornati in Francia, erano decisi a combattere per restaurare la Monarchia e recuperare i propri beni: fallita la seconda guerra lottarono per l’indipendenza spagnola.

L’evento cruciale allo scontro fu lo sbarco a Quiberon: la campagna durò dal 21 giugno al 23 luglio del 1795 e, in quel periodo, attraccarono sulle coste bretoni Emigrati, Truppe inglesi e Chouan. Tuttavia, le frequenti liti tra i due Comandanti Joseph de Puisaye e il Conte britannico Louis Charles d’Hervilly causarono la disfatta: malgrado fossero riusciti a sbarcare con facilità, persero tempo utile a individuare una strategia.

I Repubblicani di Hoche attaccarono ma l’urto fu contenuto: il 28 giugno i Ribelli presero Carac, Landévant e Locoal-Mendon e, il 3 luglio, occuparono lo strategico forte Penthièvre, che bloccava l'accesso da Nord alla penisola.

L’avanzata contadina non fu contrastata: gli uomini erano circa ventimila. Troppi, per Hoche fermo a Vannes con qualche migliaio di Soldati, in attesa di rinforzi che arrivarono il 4, quando in tredicimila recuperarono i territori occupati dall’avversario, tranne Carnac.

Bloccati all’interno del Quiberon, i Vandeani non riuscirono a respingere i Repubblicani e pensarono di mandare Cadoudal e i suoi chouan a Sarzeau e prendere alle spalle i Nemici.

Ci sarebbero riusciti, ma furono avvistati e il 17 luglio, dopo un agguato nel quale morirono anche due Generali, tornarono indietro.

Durante una delle azioni successive, D’Hervilly restò mortalmente ferito: De Puisaye, ora Comandante in capo, poteva decidere autonomamente i movimenti delle truppe.

Il 20 luglio Hoche lanciò l’attacco definitivo sotto Fort Penthièvre, mentre i Ribelli si davano alla ritirata: De Puisaye alloggiò su navi inglesi tutti i Suoi, ma a terra restarono il Generale Charles de Sombreuil e circa settemila uomini, per i quali non c’era posto e ai quali non restò che negoziare la resa.

Hoche la concesse. Tuttavia, a tradimento, il 27 fece fucilare tutti.

Un ulteriore massacro fu attuato nei giorni successivi, quando la Convenzione mandò a Quiberon il Commissario Tallien, che condannò a morte tutti i prigionieri.

Dal luglio al dicembre del 1795 si registrarono solo piccole scaramucce, mentre i futuri Re inviavano rincalzi a Charette e Stofflet.

La guerra volgeva al termine.

Nella notte fra il 22 e il 23 febbraio del 1796 i Capi vandeani si riunirono a Saugrenière ma, sorpresi dai Regolari, furono arrestati.

Portato ad Angers e giudicato sommariamente, Stofflet fu condannato a morte: la sentenza fu eseguita nella stessa giornata.

Un mese più tardi, il Generale Travot, alla testa di ottanta uomini, trovò Charette e un gruppetto di fedelissimi nei boschi di La Chabotterie: le ferì; lo arrestò; lo condusse a Nantes per il giudizio; lo fece condannare alla fucilazione e fece eseguire la sentenza il 29 marzo.

Il 15 luglio, il Direttorio annunciò la fine delle insurrezioni dell'Ovest.

Terza Guerra di Vandea

Gli Insorti si opponevano irriducibilmente alla Repubblica, nella convinzione che l'Esercito cattolico e reale potesse reinsediare il Re; ma il colpo di Stato del 18 Fruttidoro annullò i risultati elettorali in quaranta Dipartimenti, in particolare nell'Ovest, e le persecuzioni nei loro confronti ripresero.

La Vandea Militare insorse per la terza volta, questa volta contagiando anche la Normandia, mentre Napoleone svolgeva la Campagna d’Egitto.

Il conflitto esplose virulento nel 1799, quando Luigi XVIII comiciò a fornire armi ai Chouan che conquistarono Nantes, Le Mans, Saint-Brieuc, Redon e Roche-Bernard.

L’insurrezione si attenuò il 12 dicembre, col Trattato di Pouancé: Bonaparte era rientrato e aveva compreso che la guerra sarebbe continuata finchè le richieste degli Insorti non avessero trovato accoglimento. Per questa ragione, in sede negoziale, fece promesse simili a quelle del Trattato di La Jaunaye: in cambio della rinuncia ad azioni armate, libertà religiosa; rispetto del Clero refrattario; sospensione della leva obbligatoria.

Chi avesse trasgredito, sarebbe stato comunque giustiziato.

I Vandeani e gli Chouan accettarono, tranne Cadoudal: Napoleone gli offrì i gradi di Generale, che egli rifiutò riparando a Londra.

In seguito il Dittatore adottò altri provvedimenti a vantaggio dei Ribelli: il 28 dicembre assegnò Consoli della Repubblica ai Dipartimenti dell'Ovest; nel 1801 stipulò il Concordato con Pio VII e riconobbe il Cattolicesimo come religione dello Stato, ripristinando i diritti negati dalla Costituzione civile del Clero; corrispose un indennizzo per il patrimonio immobiliare della Vandea e lo estese, un anno dopo, anche alla Loira Atlantica e alle Deux-Sèvres.

Quarta Guerra di Vandea

La situazione politica cambiò: il 9 novembre del 1799, Bonaparte pose fine al Direttorio.

La Rivoluzione era un ricordo.

Instaurato il Consolato, egli si proclamò Primo Console e nominò a latere Emmanuel Joseph Sieyès e Roger Ducos, che governarono fino al 1° gennaio del 1800 quando, entrata in vigore la nuova Istituzione, i due furono sostituiti da Jean-Jacques Régis de Cambacérès e Charles- François Le Brun.

Le richieste vandeane erano state accolte: riaperte relazioni con la Chiesa, fu  inviato a Roma, in rappresentanza della Francia, il Sacerdote ribelle Étienne Alexandre Bernier; nel 1802 fu firmato il Trattato di Amiens, col quale si ci riconciliò con l’Inghilterra; si mise fine alla Seconda Coalizione; si aprirono relazioni anche col Regno di Napoli, l’Impero russo e l’Impero austriaco.

Il periodo consolare si concluse col Plebiscito del 6 novembre del 1804, col quale si conferì al Primo Console il titolo di Imperatore dei Francesi.

Nel marzo del 1813 Louis de la Rochejaquelein, fratello minore di Henri,  tentò più volte e invano di riaccendere la piazza.

Le promesse erano state illusorie e dovettero trascorrere ancora due anni per ricomporre un nucleo di ribellione: l’11 marzo del 1815 d’Autichamp e Suzannet, riuniti a Nantes, programmarono la rivolta per il 15 successivo.

Il 15 maggio di quell’anno, raccolsero diecimila uomini in parte a Legé; in parte a Jallais, mentre Sapinaud ne reclutava quattromila a Herbiers e Auguste de la Rochejaquelein ne arruolava duemila a Aubiers.

Napoleone aveva ripreso la politica d’espansione occupando gran parte dell' Europa ma, a causa delle sconfitte subite e di debolezza politica interna, era stato sconfitto dalla Sesta Coalizione e esiliato: il 6 aprile del 1814 Luigi XVIII aveva restaurato la Monarchia.

Il Dittatore aveva ripreso il potere per i Cento Giorni, il 20 marzo del 1815.

I Vandeani imbracciarono le armi e, riorganizzato l'Esercito cattolico e reale, insorsero per la quarta volta.

De La Rochejaquelein, intanto, il 16 maggio a Saint-Gilles-sur-Vie mise in fuga i Soldati del Presidio locale e distribuì ai Sodali le armi lì rinvenute.

Il 19, il Generale Travot attaccò una Colonna nemica a l’Aiguillon, ma lo scontro si svolse in una Bocage e i Regolari furono dispersi.

La rivalsa fu nella notte del 20 successivo a Aizenay, quando Travot uccise il Comandante Ludovic Charette.

Il giorno avanti s’era tenuta una riunione a Palluau ed era stato eletto Generalissimo dell'Esercito cattolico e reale Louis de La Rochejaquelein: il 29 maggio tutte le Truppe vandeane avrebbero dovuto incontrarsi a Soullans ove, invece, convennero solo Sapinaud e Auguste de La Rochejaquelein, poiché Suzannet era stato fermato dagli Imperiali e i Generali  Malartie, Flavigny e Béraudière, accettato l'armistizio propostogli da Joseph Fouché, erano restati a Falleron.

La resa fu comunicata a Louis de La Rochejaquelein con una lettera del 31 maggio, ma il ribelle non ne fu scoraggiato e, mentre altri Capi erano inclini a un accordo con il Governo egli, pur consapevole dell’imminente arrivo di Travot, rifiutò ogni compromesso e il 2 giugno fece attraccare a Croix-de-Vie navi inglesi con rinforzi e rifornimenti.

Giunti sul posto, i Regolari fecero fucilare i Vandeani a presidio della città: gli scontri durarono un paio di giorni, poi La Rochejaquelein fermò gli sbarchi e si accinse alla battaglia.

Il 5 giugno il Generale Estève entrò lo sfidò nelle paludi di Saint-Hilaire-de-Riez: non ci furono Vincitori, ma Louis cadde e Auguste fu ferito: morto il loro Comandante, i Vandeani si ritirarono.

Fu eletto, allora, Generalissimo Charles Sapinaud e si combatté fino al 21 di quel mese, quando Suzannet venne in scontro col Generale Lamarque a Rocheservière, morendovi prima dell’inizio della battaglia per un proiettile vagante, mentre l’avversario prendeva Boulogne e Thouars.

Il 24 giugno fu sottoscritto l'armistizio a Tessoualle e il giorno dopo si apprese della disfatta subìta nove giorni avanti da Bonaparte a Waterloo.

Luigi XVIII tornò al trono.

La Vandea tornò alla sua tradizione di pace.

Considerazioni

La volgarità della vulgata assume che l'Ovest francese si sarebbe sollevato contro la Parigi giacobina per la pressione esercitata da Nobiltà e Clero, tesi al mantenimento dei loro privilegi.

E' un’affermazione mistificatoria: le evidenze dimostrano che la sanguinosa rivolta venne dal Popolo che travolse la prudenza degli altri Ceti e che si battè per ragioni religiose, rifiutado la scristianizzazione imposta da spregiudicati Ideologi del Nuovo Regime.

Al grido Dieu et Roi, si contrastò la brutalità della Rivoluzione.

La ribellione covava da mesi e fu scatenata dalla legge della leva obbligatoria che infiammò la Vandea e il suo Stato Maggiore: i Contadini come Stofflet e Chatelineau; i Nobili come Charette, Bonchamp, d'Elbèe e La Rochejacquelein; i Sacerdoti come Bernier.

La lotta, pur fra alterne vicende, divampò per nove mesi finchè, nel settembre del 1793, travolti dalle truppe regolari del Generale Westerman, detto il Macellaio dei Vandeani, i Ribelli furono annientati a Savenay.

Era il clou del delirio genocida: scrive Reynald Secher che …A questo punto la Repubblica decide di mettere in atto un piano di sterminio e annientamento della Vandea. L'idea era stata enunciata da Bertrand Barere e fu seguita da tre leggi. Quella del 1° agosto prevede l'incameramento dei beni dei Vandeani, l'altra del 1° ottobre lo sterminio della popolazione, di preferenza le donne e i bambini che sarebbero divenuti i futuri briganti. La legge del 7 novembre prevede che il nome della Vandea venga sostituito con quello di Vengè. L'applicazione di tali decisioni avviene in tre fasi: la prima corrisponde ad esperimenti scientifici, anche con l'uso del veleno. Poi ci si orienta su strumenti più pratici: la ghigliottina, la fucilazione, il cannoneggiamento, le esecuzioni con la sciabola, gli annegamenti; infine il piano del generale Louis Marie Turreau, lanciato nel gennaio 1794 e fondato su tre strutture: la flotta sulla Loira, la colonna infernale, il comitato di sussistenza. Per 4 mesi fu l'orrore assoluto: dappertutto si bruciava, si massacrava, si stuprava... Si squarciano i corpi per toglierne il grasso, si mummificano cadaveri, si concia la pelle umana

L’incorruttibile Robespierre non tollerava debolezze: … Bisogna soffocare i nemici del popolo con il terrore, bisogna che i briganti della Vandea siano sterminati. La Vandea deve diventare un cimitero nazionale

E si ricorse all’avvelenamento delle acque con l'arsenico e dell'aria con l’utilizzo dei suffumigi al gas mortale, ideati dal Farmacista Proust che inventò una palla contenente …un lievito capace di rendere mortale l’aria di tutta la zona…; ma, poiché i Ribelli erano numerosi e le pallottole avevano un costo, si usarono selvaggiamente la Baionetta e la Ghigliottina, detta rasoio nazionale, fino all’istituzione delle anticamere della morte nelle quali venivano ammassati uomini, donne e bambini in attesa di eliminazione.

Gli stermini di massa furono intensificati dagli annegamenti: individuali, collettivi e a coppie, ovvero i cosidetti Matrimoni repubblicani nei quali venivao costretti ad un osceno abbraccio mortale padre e madre o padre e figlia o fratello e sorella o Sacerdote e Suora.

A chi era sospettato di saper nuotare venivano amputate le braccia.

Il cosidetto battesimo patriottico avveniva nella Loira, a sua volta detta Gran bicchiere dei bigotti.

Il Commissario Lequin, che assistette di persona agli eccidi, dichiarò …La violenza e la barbarie più spinta si riscontrano ovunque. Si sono visti militari repubblicani usare violenza a donne ribelli su mucchi di pietre lungo le grandi strade, e poi ucciderle con il fucile e con il pugnale

In conclusione, Reynald Secher afferma che … La Vandea era vista come esemplare dai rivoluzionari, soprattutto da Robespierre, che voleva compiere un'esperienza a grandezza naturale per applicarla in seguito a tutto il territorio. La Vandea doveva insomma essere un laboratorio su grande scala. Si trattava in ogni caso di creare l'"uomo robespierriano" eliminando il precedente….

Sta di fatto, che la Vandea farà ancora parlare di sé fino a quando non verrà sollevato il sipario della verità sulle mostruosità che vi vennero attuate in danno di una Popolazione non conservatrice, ma esigente onore alle promesse mancate da un Regime autoritario e sanguinario: diminuzione delle imposte, riduzione della coscrizione, abolizione della corvée, rispetto della fede.

Bibliografia