Non solo Medio Evo

Wellesley Arthur

di Ornella Mariani
Arthur Wellesley.
Arthur Wellesley.

Arthur Wellesley I Duca di Wellington

Fu detto il Duca di Ferro, in parte per l’inflessibilità del carattere; in parte per l’eccezionale forza fisica; in parte per aver ordinato, nei tumulti del 1830, la protezione delle finestre di Apsley House dalla violenza dei ribelli con serramenti metallici.

Se i suoi Ufficiali lo chiamarono The Beau, per la ricercata eleganza; la truppa lo indicò col solo nome di Vecchio Nasone.

Terzo di cinque figli del Conte Garret Wesley di Mornington, Feldmaresciallo e Primo Ministro di origine irlandese, nacque nella residenza familiare di Dungan Castle il 1° maggio del 1769 e morì a Walmer il 14 settembre del 1852.

Educato inizialmente a Eton, per lo scarso profitto e le difficoltà economiche paterne proseguì gli studi a Bruxelles e, in seguito, la madre lo indirizzò alla carriera militare per sottrarlo ai vizi: pur giovanissimo, egli era già un accanito giocatore d'azzardo; un donnaiolo e un bevitore.

Fu l’amore non corrisposto per Catherine Pakenham a dare una svolta alla sua vita: egli fu tanto umiliato dal suo rifiuto, da smettere di scommettere e di bere e da bruciare anche il violino che accompagnava i suoi bagordi. Si dette, allora, allo studio dell'Ars bellica: nel 1787 acquistò la carica di Alfiere nel 73° Reggimento di Fanteria e, iscrittosi all’Accademia Militare francese di Equitazione di Angers, dopo essere stato Aiutante di Campo di due viceRé irlandesi, fu promosso Tenente.

Nel 1793, già membro della Camera irlandese dei Comuni, divenne Tenente Colonnello del 33° Unità di Fanteria e partecipò alla drammatica campagna antifrancese del Duca di York in Olanda e alla battaglia di Boxtel. Nel 1796 ormai Colonnello, partì per le Indie Orientali conseguendovi successi tali da ottenere, in un solo decennio, le mostrine di Maggiore Generale e da accumulare ricchezze considerevoli, estratte dai compensi dei vari Raja amici della Corona. L’anno successivo il fratello Richard fu nominato Governatore Generale dell’India e, allo scoppio della guerra contro il Sultano di Mysore, Arthur diventò Comandante di Divisione e Governatore di Seringapatam e di Mysore, combattendo anche ad Assaye, Argaum e Gawilghur.

Il prestigio conseguente a questa formidabile spedizione gli valse il Comando supremo politico e militare del Deccan, ove annientò il Predone Dhundia Wagh e travolse i Principi Marathi. Insignito dell’onorificenza di Cavaliere e, cessato il mandato a termine, nel 1804 tornò in patria col germano: ormai celebre e agiatissimo, si ripresentò all’amata Catherine e, pur trovandola sfiorita nella bellezza, la sposò. Nel frattempo, fu eletto membro del Parlamento per Rye e l'anno successivo per Newport, quale rappresentante dei Tory; ma la sua carriera politica fu interrotta dal coinvolgimento nelle Guerre Napoleoniche.

Le guerre napoleoniche

Nel 1799, ancora lacerata dalla Rivoluzione, la Francia era dominata da un Napoleone Bonaparte minaccioso per tutta l’Europa: gli Inglesi individuarono in Wellington l’uomo utile a contrastarlo.

Nel frattempo, designato viceComandante della spedizione danese del 1807 e conseguito il grado di Tenente Generale, Arthur fu impegnato della Guerra d'indipendenza spagnola al cui interno Inghilterra e Portogallo ebbero il saldo controllo del territorio continentale: dopo aver presentato a Lord Castlereagh note a difesa del Portogallo, egli fu posto a capo della coalizione e, sconfitto il Generale Junot a Rolica e Vimeiro, il 30 agosto del 1808, fu incaricato dalla Convenzione di Sintra di espellere da Lisbona i Francesi e di tagliargli la ritirata.

Richiamato in Inghilterra e raggiunto dalla notizia della riconquista della Spagna da parte dei Veterani di Napoleone e della morte in battaglia a La Coruña di Sir John Moore, Comandante in capo delle forze anglo/portoghesi, fu incaricato di sostituirlo: nell’aprile del 1809 annientò Giuseppe Bonaparte a Talavera. Il prestigioso risultato gli valse il titolo nobiliare di Visconte dell’area e, nel 1810, quando i Francesi irruppero ancora nel Portogallo, egli ne contenne l'avanzata nella battaglia del Bucaco, inibendogli l’occupazione della penisola di Lisbona grazie alle provvide linee difensive di Torre Vedras e alla protezione navale fornita dalla Marina; incalzò gli affamati e scoraggiati Nemici; li respinse dalla regione in un anno, a margine delle battaglie di Albera e Fuentes de Oñoro. Subito dopo, divenuto anche Conte di Wellington per i servigi resi alla Corona, condusse fulminee incursioni in Spagna e, sostenuto dalla resistenza locale, entrò in Castiglia mettendo in rotta il Maresciallo Marmont a Salamanca e impadronendosi delle fortezze di Ciudad Rodrigo e Badajoz. A seguito di questa formidabile vittoria fu promosso Marchese e fece solenne ingresso a Madrid, ottenendo la resa di Giuseppe Bonaparte.

Nel 1813, tornato in Portogallo, reagì a un contrattacco francese e, forte dell’ impegno di molte truppe nell'invasione russa, con una pesante offensiva prese San Sébastian e Pamplona e strinse in una spericolata tenaglia tre Armate nemiche nella battaglia di Vitoria.

Insignito della qualifica di Maresciallo di Campo, nel 1814 valicò i Pirenei e, piegata ogni possibile resistenza, invase la Francia e trionfò a Tolosa contro Nicolas Soult mentre Napoleone, sconfitto a Lipsia il 14 ottobre, firmava a Fontainebleu l’abdicazione e veniva esiliato all’Elba.

Salutato come Conquistatore, Wellington fu Ambasciatore in Francia e in seguito occupò il posto di Lord Castlereagh quale Primo Plenipotenziario al Congresso di Vienna, ove sostenne Talleyrand nella richiesta di mantenere alla Francia il proprio ruolo fra le Potenze europee.

Il 26 febbraio del 1815 Bonaparte fuggì dell'Elba, eludendo anche la sorveglianza della Marina inglese e recuperando il parziale controllo della Francia: Arthur lasciò Vienna; assunse il comando dell'Armata d’Inghilterra, Assia Nassau, Olanda, Hannover e Brunswick e guidò la campagna di Waterloo.

In Belgio ai primi di aprile, con i Prussiani del Feldmaresciallo Gebhard Leberecht von Blücher, fu sorpreso dal massiccio assalto napoleonico a Nord di Charleroi: malintesi i progetti dell’avversario, concentrò le truppe ad Ovest di Bruxelles e della Manica staccandosi dall’Alleato e favorendo la strategia bonapartista mirante a dividere la coalizione per sconfiggerla separatamente e trascurò di presidiare il nodo viario di Quatre-Bras, casualmente quanto provvidamente occupato da un suo Ufficiale.

Nelle prime ore del 16 giugno, comprese di aver condotto una manovra errata e ordinò il raggruppamento delle forze sul lato orientale, tentando di ricollegarsi ai Prussiani.

Respinti i francesi del Maresciallo Ney in quella stessa giornata e proprio a Quatre-Bras, arretrò a Bruxelles a causa della disfatta alleata a Ligny.

Due giorni dopo, affrontò Napoleone sotto Mont-Saint-Jean, presso Waterloo e, col cruciale sostegno dei Generali Friedrich Wilhelm von Bülow e Hans von Zieten, ne ottenne la resa e lo fece deportare nella lontanissima Sant’Elena.

In seguito, egli stesso lo salvò dalla pretesa prussiana di esecuzione.

Dopo Waterloo

Wellington marciò su Parigi e nel 1827 fu nominato a vita Comandante in capo dell'esercito britannico.

Nella seconda fase della sua lunga carriera, fu protagonista della vita politica nazionale come Primo Ministro e Ministro degli Esteri e conferì all’Inghilterra un orientamento conservatore, opponendosi alla riforma elettorale.

Nel 1818 partecipò al Congresso di Aquisgrana e nel 1822 al Congresso di Verona ove contrastò l'ipotesi di intervento della Santa Alleanza nell'America centro/meridionale.

Incaricato di costituire il governo nel 1828, quando fama e gloria avevano travalicato ogni possibile frontiera, sordo alle proteste di Lord Winchlsea col quale venne a duello nel parco di Battersea, varò il Catholic Relief Act, riconoscendo pari diritti civili a Cattolici e Protestanti in Irlanda.

Ritiratosi a vita privata nel 1846, organizzò una dura resistenza armata contro la rivolta popolare chartista a Kennington.

Si spense a Wamer Castle nel 1852: le sue spoglie riposano nella Cattedrale di St Paul accanto a quelle di Lord Nelson: entrambi e ciascuno per la propria parte e col proprio ruolo, avevano scritto la Storia dell’Europa collocandosi nel Pantheon degli indimenticabili d’Inghilterra.

Bibliografia

R. Aldington: Il Duca di Wellington. Biografia del Vincitore di Napoleone.