Personaggi

Alfredo il Grande

di Ornella Mariani
Statua di Alfredo il Grande.
Statua di Alfredo il Grande.

Alfredo il Grande

Detto il Grande; dotato di una statura morale ed intellettuale che gli fece dominare la scena altomedievale inglese; venerato come Santo dalla Chiesa cattolica, fu Re del Wessex dall’871 all’899, ma anche Statista, Combattente, Legislatore, Mecenate coltissimo, Uomo pio e giusto e primo Sovrano locale a fregiarsi del titolo di Re d’Inghilterra.

Gli anni in cui nacque furono quelli del periodico scontro tra gli Anglo/sassoni e i Vikinghi danesi, già stanziali in Northumbria e nell'Anglia orientale ma, pericolosamente proiettati verso la  Mercia e il  Wessex di Ethelvulfo, marito di Orburga e padre di cinque figli.

L’ultimo di essi era proprio Alfredo, la cui vicenda fu testimoniata dal Monaco gallese di Corte John Asser, estensore della Life of King Alfred.

Esigue sono le notizie riferite alla sua crescita: si sa che nacque a Wantage tra l’847 e l’849; che a cinque anni andò col padre in pellegrinaggio a Roma, ricevendovi la Cresima  da Leone IV dal quale fu decorato con le Vesti del Consolato; che nel viaggio di ritorno, soggiornò presso il Re dei Franchi Carlo il Calvo; che a sei anni presiedeva le Assemblee e firmava i documenti ufficiali del Regno, nel ruolo di Testimone; che nutriva una profonda passione per la caccia; che imparò a leggere e a scrivere in antico anglo-sassone, coltivando quell’amore per le Lettere valsogli anche il titolo di Re Salomone.

Nell'858 Ethelvulfo si spense: era sopravvissuto al primogenito Æthelstan, che aveva sposato una figlia del Sovrano franco.

Gli eredi Etelbaldo ed Etelberto si avvicendarono al trono, ma di quella fase non si hanno notizie certe: elementi circostanziati su Alfredo attengono all’ascesa al trono del terzo germano Etelredo, che lo associò nell’866 come Secundarius: ruolo affine alla figura del Tanist di celtica memoria, ovvero successore riconosciuto con la sicura approvazione dei Witan, nell’intento di prevenire un possibile conflitto di successione se il Re fosse morto.

Nello stesso anno, sposò Ealhswith, nipote di un Re della Mercia e discendente dei Gaini, stanziali nel Lincolnshire: l’unione fu confortata dalla nascita di cinque o sei figli, fra cui Ethelfleda, diventata per diritto Regina di quella regione che, sempre nello stesso cruciale anno, fu appetita dai Vikinghi in marcia anche verso il Sud e il Wessex: sostenendo il fratello in battaglia, Alfredo comprese tutta la difficoltà di affrancare la Mercia dalla pressione nemica. Dopo una breve fase di stabilità, infatti, verso la fine dell’870, le tensioni riesplosero al punto da definirlo l'anno delle battaglie di Alfredo.

La Corona si impegnò con alterna fortuna nell’azione di contenimento a Reading, ad  Aschdown, a Basing e a Merton: battaglie risolte con vittorie alterne a sconfitte fino all’ultima, nella quale cadde in campo proprio Ethelredo.

Stante la minorità del suo erede, Alfredo assunse la reggenza e, come primo atto politico stipulò una tregua quinquennale con gli Avversari che, allo scader dei termini, ripresero gli attacchi verso il Devon, il Dorset e il Wessex conquistando Exeter e poi Chippenham e costringendo gli Inglesi alla ritirata nell’isola di Athelney, nella quale il Sovrano attivò la resistenza e riorganizzò l’esercito.

Alfredo ascese formalmente al trono nell’aprile dell’871, come Sovrano di Wessex e Mercia e affrontò ad Edington i Nemici capeggiati da Guthrum.

Posizionati i suoi uomini in granitica formazione difensiva, con il celebre muro di scudi: gli Uomini serravano i ranghi allineandosi spalla a spalla, contenne le insistenti cariche dei Vikinghi e quando li vide disorientati ordinò l’affondo e li annientò imponendogli la pace, la consegna degli ostaggi, la rinuncia al Wessex, l’adesione al Cristianesimo e il giuramento sul sacro anello.

Il rito assumeva un ruolo assai importante: contrarre impegni su un oggetto considerato soprannaturale chiamava in causa addirittura la testimonianza di Dio, conferendo all’atto una sacralità garante dell’adempimento. Poiché far giurare i Vikinghi su reliquie cristiane non avrebbe per essi costituito vincolo, Alfredo cercò un elemento a loro caro e scelse l’armilla sacra: un bracciale associato al culto del dio Thor. Tuttavia, in seguito, essi infransero comunque il patto.

Intanto, per effetto dell’intesa di Wedmore, l’Inghilterra fu divisa in due: i Sassoni tennero il Sud/Est e i Danesi il Nord/Ovest.

Nell’885 soffiarono nuovi venti di guerra: quando fu attaccata Rochester, la reazione di Alfredo fu tempestiva: recuperata Londra, costrinse i Danesi ad un nuovo trattato.

Tre anni dopo, però, egli si spense.

Era il 26 Ottobre dell'889.

Le sue spoglie riposano nel mausoleo di famiglia alloggiato nell'abbazia di Winchester.

Lasciava il Regno in un prospero clima di serenità: il pericolo normanno era sventato e il Wessex aveva conseguito l’egemonia anche su tutta la parte dell’isola non celtica né danese.

Aveva riorganizzato lo Stato; aveva potenziato l’Esercito; ad efficace difesa del territorio aveva eretto, posizionandoli a meno di venti miglia l’uno dall’altro, i Burhs, o piazzeforti le cui mura erano sorvegliate dalla Popolazione; aveva dotato il Paese di una Flotta nazionale; aveva varato un nuovo Codice legislativo, ammodernando le Leggi di quelli precedenti emessi da Ine, Offa ed Etelberto; le aveva integrate con norme celtiche e germaniche, che furono poi alla base della Magna Charta; le aveva sottopose al vaglio del Witenagemot, o Assemblea nazionale, ma aveva dato vigenza a quelle che egli stesso aveva ritenuto efficaci, prescindendo dal consenso dei Witan e non esitando ad introdurne di nuove, in contrasto con quelle previste dallo Jus consuetudinario; aveva modificato il Diritto Privato, garantendo una rigorosa applicazione della Giustizia; aveva attenuato il rigore delle ammende fin lì comminate per le offese personali, disponendo che chi avesse ragione di doglianza verso altri, esigesse un atto di riparazione e, ove gli fosse stato negato, avesse titolo a tenere in custodia l’avversario, finché i parenti non avessero pagato; aveva premesso a queste riforme le Leggi di Mosè, sottendendo d’essere stato ispirato da Dio, in una visione messianica del proprio mandato.

In una, aveva conferito enorme prestigio alla Monarchia, portando la realtà statuale ad una evoluzione senza precedenti nella Storia d’Inghilterra.

L’elaborazione del Doom Bock gli valse la definizione di Giustiniano inglese.

Al di sopra di tutto, però, persuaso che il senso di coscienza identitaria nazionale non dipendesse dalle norme quanto dalla Cultura, aveva incoraggiato l’Istruzione attraverso la traduzione di testi di Storia e Teologia e di opere latine impreziosite da opportune sue prefazioni, contribuendo personalmente alla stesura della Anglo-Saxon Chronicle: il primo documento storico scritto in inglese antico.

Aveva cominciato dalla Cura Pastoralis di Gregorio Magno, dalla Historia adversus Paganos di Paolo Orosio e dalla Historia Ecclesiastica gentis Anglorum di Beda il Venerabile. Successivamente, aveva ordinato versioni in lingua locale del De consolatione Philosophiae di Boezio e dei Soliloquia di Agostino d’Ippona, diffondendo i capolavori  pagani e cristiani del Medioevo; concedendone libertà di interpretazione; concorrendo alla formazione anche di una Letteratura nazionale, in particolare nella Poesia di Caedmon e Cynewulf.

Aveva, infine, fondato una Scuola palatina su modello di quella di Carlo Magno, così inducendo tutte le Monarchie locali coeve a ritenere il suo Regno un modello di armonia politica e sociale e considerare il Wessex egemone in ambiti religiosi, culturali, politici, militari ed economici.

Aveva chiamato a Corte Intellettuali francesi e fiandrini; intrattenuto relazioni diplomatiche con la Curia romana; inviato Delegazioni a Gerusalemme e forse anche nelle Indie imponendo di sé una illuminata visione cosmopolita.

Se la Chiesa cattolica lo venera come Santo, l’Inghilterra ne coltiva la memoria ancora ricordandolo come Alfred, England's Darling.

Bibliografia