Personaggi

Andrea II d’Ungheria

di Ornella Mariani
Andrea II d’Ungheria.
Andrea II d’Ungheria.

Andrea II d’Ungheria

Andrea II presenta ai nobili e alla chiesa la Magna Charta

Pochissimi Regnanti nella storia sono risultati dannosi al proprio Regno quanto Andrea II d’Ungheria il quale, ancorché pio, non si curò mai dei reali bisogni della Nazione. Per decreto egli sancì l’obbligo di un Sovrano ad una illimitata generosità, così dilapidando denaro fino ad impoverire il Tesoro dello Stato e da rendersi responsabile unico di quella sconsiderata gestione politica ed economica che, alla fine del XIII secolo, produsse anarchia feudale ed estinzione della sua stirpe.

Non a caso nel 1213 i Nobili assassinarono la sua prima moglie.

Secondogenito di Agnese di Châtillon e di Bela III della dinastia degli Arpàd; nato nel 1176; Re di Ungheria e Croazia, morto il fratello maggiore Emerico nel 1204 fu nominato reggente per il figlio minore di costui: Ladislao III, cui usurpò il trono l'anno successivo.

Contrasse tre matrimoni: con Gertrude von Andechs/Merano, dalla quale ebbe Maria, Bela IV, Elisabetta che, sposata al Landgravio di Turingia Ludovico IV, fu poi santificata, Colomanno ed Andrea; con Yolande de Courtenay, dalla quale ebbe Yolande, sposa del Re Giacomo d’Aragona; con Beatrice III d’Este, dalla quale ebbe Stefano.

Nel 1211 fu costretto da Onorio III a guidare una crociata nella quale egli intravide la possibilità d’essere nominato Imperatore Latino di Costantinopoli: l’iniziativa lo rese assai impopolare in Ungheria, ma non gli impedì di raccogliere quindicimila uomini e di condurli a Venezia per l’imbarco. Per finanziare la spedizione, poi, immise Musulmani nelle più importanti cariche  del Regno sollevando un’ondata popolare di sdegno.

Reclamata la resa di Zara, egli scese verso Acri ma, a margine di uno scontro con i Turchi sulle rive del Giordano, il 10 novembre del 1217, e dopo aver condotto vani assalti a fortezze libanesi, il 18 gennaio del 1218 attraverso Antiochia, Iconio, Costantinopoli e la Bulgaria tornò in patria, trovandovi le Baronie in fermento.

Restaurato l’ordine, Andrea rafforzò i propri legami di amicizia e di parentela con il Conte Hermann di Turingia, che aveva negoziato le clausole del matrimonio fra il proprio figlio ed erede Ludovico ela Principessa Elisabetta, canonizzata nel 1235. Proprio con lui, valutati i problemi sollevati dalle frequenti scorrerie dei Cumani e la possibilità di estendere il potere della Corona a Sud/Est dei Carpazi, scelse di affidare all’Ordine crociato dei Cavalieri Teutonici la protezione delle frontiere.

Dell’Hochmeister Hermann von Saltza, stimato dal Papa ed amato dall’ Imperatore, e dei suoi Monaci resi celebri dal coraggio e dal talento politico e militare, a lungo Andrea aveva sentito parlare. Pertanto, gli affidò il compito di colonizzare il Burzeland: una regione transilvana di confine, scarsamente abitata e sottoposta alle irruzioni di quei Pagani Cumani stanziali nell’area del Basso Danubio.

Con decreto reale, egli conferì all’Ordine il titolo di proprietà definitiva di una fascia territoriale di circa mille e cinquecento km quadrati da amministrarsi in totale autonomia politica, economica, giudiziaria e religiosa: dall’apertura di liberi mercati, alla riscossione delle tasse; dallo sfruttamento delle risorse minerarie, all’esazione delle decime dai Coloni tedeschi; dal diritto di scelta del Clero, al non obbligo di ospitare il Voivode.

La Coronariservava a sé la sola prerogativa di battere moneta e di incassare la metà dell’oro e dell’argento estratti, ma rinunciava alle imposte ed a qualsiasi altro tipo di pedaggio.

Von Saltza fu entusiasta della possibilità di dare alla sua Confraterita una patria stabile e definitiva ed i Cavalieri non persero tempo ad avviare l’attività di bonifica della zona e, con essa, una intensa campagna di cristianizzazione e di costruzione di piazzeforti e di edifici di culto.

Tuttavia, sollecitato dalle proteste della Nobiltà, ostile al potere ed alle gratifiche riconosciute a quei Monaci, nel 1222 il Sovrano revocò l’ordinanza e, pretesa la restituzione dell’area, li espulse emanando, attraverso la Bolla d’Oro poi ridefinita Magna Charta d’Ungheria, una serie di garanzie a favore dell’Aristocrazia e del Clero circa il pericolo di confisca dei beni, di tassazioni e di arresto: provvedimenti irrogabili solo previo parere di una Dieta. Alla Nobiltà minore, invece, concesse il solo diritto di disporre liberamente delle proprietà, affidando ad Assemblee locali la possibilità di lagnarsi o di opporsi alle decisioni del trono: clausola di resistenza.

Alcuna tutela riconobbe ai Ceti popolari e rurali.

Parallelamente pubblicò il Privilegium Andreanum, o Carta d’Oro dei Sassoni: un ventaglio di privilegi utile a stimolare l’insediamento di intere famiglie sassoni in Transilvania, perché dessero impulso economico alle miniere.

Impossibilitato ad opporsi alle pressioni del Notabilato magiaro e del suo complice: l’erede al trono Bela, il Gran Maestro utilizzò tutto il proprio ascendente su Onorio III, persuadendolo a collocare il Burzenland nelle proprietà della Chiesa ed interessò della vicenda anche Federico II, conseguendone tre cruciali ordinanze: la crisobolla imperiale del 1226, o Bolla d’Oro di Rimini, con la quale l’Imperatore avrebbe riconosciuto ai Cavalieri la sovranità sul Kulmerland: un sito polacco ad Est della Vistola, e su quante terre essi fossero riusciti a sottrarre ai Prussiani; il Trattato di Kruschwitz del 1230, col quale Konrad di Masovia, che proprio della Confraternita si avvalse contro i Prussiani, le avrebbe donato Chelmno e le aree limitrofe: la Bolla d’Oro di Rieti del 1234 con la quale anche Gregorio IX, a dieci anni dalla annessione della contesa regione alla Chiesa e dalla sua concessione d’uso ai Teutonici, in cambio di due marchi d’oro all’anno così recidendo ogni loro vincolo conla Corona ungerese, pur rivendicando al Patrimonio di san Pietro la stessa zona di Chelmno e le aree baltiche occupate dai Monaci, gliene avrebbe attribuito comunque il possesso.

Attraverso quegli atti, Hermann von Saltza si assicurò quella legittimazione politica che, revocatagli da Andrea II, favorì la successiva occupazione militare dei territori baltici. Per contro: forte della convinzione che l’Ordine cavalleresco avesse istituito un suo Stato nel proprio Stato, nella primavera del 1225 Andrea allestì una campagna armata per espellerlo dal Burzenland: senza che avessero opposto alcuna resistenza, i Cavalieri furono scortati fuori dai confini. Da quel momento, i Cumani ripresero vigore costituendo un costante pericolo per il Regno; ma l’attività del Sovrano, la cui ultima impresa politico/militare fu il contenimento della invasione di Federico II d’Austria nel 1234, era già in declino anche per la sistematica insubordinazione del figlio.

Andrea II d’Ungheria si spense il 26 ottobre del 1235.

Bibliografia