Personaggi

Boezio

di Ornella Mariani
Anicius Manlius Torquatus Severinus Boethius.
Anicius Manlius Torquatus Severinus Boethius.

Boezio

Anicius Manlius Torquatus Severinus Boethius, nato a Roma verso il 475 e morto a Pavia il 25 ottobre del 525, influenzò la Filosofia cristiana del Medio Evo fino a essere considerato tra i Padri della Scolastica: era figlio di una Nobildonna della Gens Anicia e di Flavio Manlio Boezio, due volte Prefetto del Pretorio d’Italia e Console nel 487. Orfano del padre, verso il 490 fu affidato alle cure del Letterato Quinto Aurelio Memmio Simmaco del quale avrebbe sposato la figlia Rusticiana nel 495.

Nella scuola di Atene di Isidoro Boezio studiò Aristotele, Platone, Geometria, Aritmetica, Astronomia e Musica e conobbe Simplicio, autore di un possibile nesso tra i due maggiori filosofi dell'Antichità.

Erano gli anni in cui era cambiato il volto dell’Italia: l’ostrogoto Teodorico aveva liquidato l’erulo Odoacre e imposto il proprio Regno, confermandone la capitale a Ravenna e fissando residenza a Pavia e a Verona.

Acquisita comprensione della logica aristotelica, verso il 502, intanto, Boezio avviò l’attività letterario/filosofica compresa nel Quadrivio, nel  De institutione arithmetica, nel De institutione musica e nei De institutione geometrica e De institutione astronomica. Qualche anno dopo tradusse dal greco in latino, commentandolo, l'Isagoge di Porfirio, introduttivo alle Categorie di Aristotele, ottenendone tale fama da essere investito, nel 510, dalla Corte bizantina  dell’ incarico biennale di Consul sine collega, con diritto a uno scranno permanente nel Senato romano.

Nel 520, tradotte e commentate le Categorie di Aristotele, scrisse il trattato teologico Contra Eutychen et Nestorium, le considerazioni ai Primi Analitici di Aristotele, un De syllogismis categoricis, un De divisione, gli Analytica posteriora, un De hypotheticis syllogismis, un commento ai Topica di Aristotele e ai Topica di Cicerone, partecipando al serrato dibattito teologico.

Ancora nello stesso periodo compose il De Trinitate, l'Utrum Pater et Filius et Spiritus Sanctus de divinitate substantialiter praedicentur, il Quomodo substantiae in eo quod sint bonae sint, cum non sint substantialia sint e, secondo alcuni, il De fide catholica.

Il suo interesse in particolare per l’Arianesimo, allarmò Teodorico che, sospettando una condivisa ostilità politica fra la Corte imperiale d’Oriente e la Classe senatoria nei confronti della confessione gota, quand’egli ebbe terminato i De sophisticis elenchis e i De differentiis topicis, lo convocò per discutere la difficile convivenza con gli Italici investendolo della carica di Magister Officiorum. Accadde però che, a Pavia, il Magistrato Cipriano, a seguito del sequestro di lettere dirette alla Corte di Bisanzio, accusasse di complotto ai danni di Teodorico il Patrizio romano Albino: Boezio lo difese con passione; ma l’esibizione di ulteriori missive, forse falsificate ed attribuitegli con l’imputazione di avervi sostenuto l’esigenza di restaurare la libertà di Roma, gli valsero la defraudazione dalla carica, trasmessa a Cassiodoro, e nel settembre del 524 il carcere per il reato di pratica di arti magiche.

Proprio da detenuto, Boezio elaborò la sua opera più nota: il De consolatione philosophiae: giudicato a Roma da un collegio di cinque Senatori estratti a sorte e presieduto dal Prefetto Eusebio, pur avendo diffuso fra i Goti il pensiero romano e la fede cristiana, fu ingiustamente esiliato a Pavia; rinchiuso nel battistero della vecchia cattedrale in Agro Calventiano e giustiziato nell’estate del 525.

Il pensiero

Consapevole della crisi della Cultura latina coeva, Boezio avvertì la necessità di raccogliere e conservare le conoscenze elaborate nel mondo greco e fece della Filosofia l’espressione aperta dell’amore della Sapienza, percepita come causa della realtà e perciò simbolica dell’amore e della ricerca di Dio e fonte di conoscenza di tre tipi di Esseri: gli Intellettibili, immateriali e concepibili solo dall'intelletto, ovvero Dio, gli Angeli e le anime, collocati in ambito teologico; gli Intelligibili, presenti nella realtà materiale avvertita dai sensi; la Natura, oggetto della Fisica e ripartita in sette discipline, ovvero quelle del Quadrivium: Aritmetica, Geometria, Musica e del Trivium: Grammatica, Logica e Retorica. Le Scienze del primo gruppo sono i quattro gradi propedeutici alla Sapienza e la prima di esse per Boezio è l’Aritmetica, esposta nel De institutione aritmetica del 505 e mutuata dall'Introduzione all'Aritmetica di Nicomaco di Gerasa. Nel De institutione musica, ispirato dagli Elementi armonici di Tolomeo, invece, distinse tre generi di Musica: una mundana o cosmica, non percepibile dall'Uomo e derivante dal movimento degli astri, atteso che l’universo platoniano è strutturato sugli accordi musicali la cui armonia fonda sull'equilibrio dei quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco; una humana, sintesi di anima e corpo e prodotto del rapporto fra l'elemento fisico e l'elemento intellettuale; una instrumentis constituta, ottenuta dalle vibrazioni degli strumenti e della voce. Le altre due opere di Geometria e di Astronomia, tratte dagli Elementi di Euclide e dall’Almagesto di Tolomeo, sono andate perdute; tuttavia, l’acquisizione delle discipline del Trivium è utile per esprimere al meglio la conoscenza che già si possiede. Quanto alla Logica, Boezio commentò quella aristotelica seguendo l'Isagoge di Porfirio, conosciuto anche attraverso la traduzione latina di Vittorino: se Platone ritenne che gli Universali non fossero conosciuti separatamente dai corpi e che esistessero autonomamente da essi, Aristotele ne ritenne l’esistenza nelle cose sensibili. Boezio sposò questa tesi estraendone anche da Alessandro d’Afrodisia, rispetto al quale il pensiero umano è in grado di separare dagli oggetti sensibili nozioni astratte e, se anche il genere e la specie non esistano separati dal corpo, non è impedito di pensarli separatamente da esso.

Quanto al Cristianesimo, è pregevole il Contra Eutychen et Nestorium, o De persona et duabus naturis in Christo, dedicato a un Diacono Giovanni, identificabile forse in Papa Giovani II e composto nel 512 come contributo al controverso dibattito sulla Persona e sulla Natura umana e divina del Cristo.

Boezio vi distinse tre diversi significati del termine Natura: come Predicato di tutte le cose esistenti; come Predicato di tutte le sostanze corporee e incorporee; come Differenza specifica che dà forma a qualsiasi realtà e definì con Persona una Sostanza individua di natura razionale riferibile agli Uomini, agli Angeli e a Dio contemporaneamente rincorrendo la ricerca di un linguaggio ecclesiastico a scegliere il nome più adatto…. Non è in noi la sorgente del bene e nelle nostre opinioni non vi è nulla che dobbiamo preferire a ogni costo; da Colui che solo è buono derivano tutte le cose veramente buone...

Intorno al 518, Boezio compose il De hebdomadibus, o Ad eundem quomodo substantiae in eo quod sint, bonae sint, cum non sint substantialia sint, ossia In che modo le sostanze siano buone in quel che sono, pur non essendo beni sostanziali, ove distinse nell'Ente, l'Essere e l’id quod est, ovvero il soggetto individuale che possiede l'Essere: …l'essere non è ancora, ma ciò che ha ricevuto la forma dell'essere, quello è e sussiste

Nel De sancta Trinitate o Quomodo trinitas unus Deus, infine, si pose il problema se a Dio, come alle altre Persone della Trinità, si applicassero le categorie della logica e se, dunque, fossero Una Sostanza e se avessero attributi. Sul tema tornò nel Ad Johannem diaconum utrum Pater et Filius et Spiritus Sanctus de divinitate substantialiter praedicentur.

Durante la detenzione, infine, scrisse i cinque libri della De consolazione: una sorta di elaborazione dialogica nella quale la Filosofia, personificata da una donna di aspetto oltremodo venerabile nel volto…, dimostrava come la sventura che lo aveva colpito non avesse bisogno di consolazione, rientrando nell'ordine naturale delle cose governate dalla Provvidenza.

Il testo influenzò l’intero Medio Evo, proponendosi fra le più autorevoli elaborazioni del pensiero cristiano con i suoi fondamenti neoplatonici giusti a manifestare la complementarità di libero pensiero e fede; rilanciò la Latinità stilistica di Cicerone e Seneca e impegnò il versante letterario e filosofico.

A Boezio fu attribuito anche il De fide catholica nel quale si trattarono la Creazione, Trinità, il Peccato originale, l’Incarnazione, la Redenzione.

In definitiva, mediatore della Filosofia greca e occidentale, egli incarnò la sintesi del pensiero classico e della cultura cristiana, segnando il percorso della Filosofia del Primo Millennio e fu largamente apprezzato da Dante e dagli Umanisti del Rinascimento.

Le spoglie del Filosofo che, con Cassiodoro, aveva anticipato di quindici secoli il processo di unificazione delle culture dei Popoli europei, riposano, nel culto dei Martiri, nella chiesa pavese di San Pietro in Ciel d’Oro.

Bibliografia