Personaggi

Carlo Martello

di Ornella Mariani
Carlo Martello
Carlo Martello

Letteralmente Uomini Liberi, i Franchi costituirono il più potente Regno barbarico del Medio Evo. In origine erano divisi nel duplice ceppo di Franchi Ripuari, stanziali lungo il Reno, e di Franchi Salii che, alloggiati nell'area irrigata dall'olandese Sala e già federati nella Tossandria, nel IV secolo emigrarono nella zona fra Tournai, Cambrai ed Arras e tra la fine del V e l'inizio del VI secolo occuparono un ampio territorio nel quale insediarono un edificio monarchico romano/barbarico, retto dalla dinastia merovingia. Esso era comprensivo dell'Austrasia, ovvero la striscia Nord-orientale francese e Nord-occidentale e centrale tedesca, con capitale prima Reims e poi Metz; la Neustria, ovvero la fascia Nord-occidentale francese ad Ovest della Mosa e a Nord della Loira, con capitale Parigi; la Burgundia, ovvero la terra tra lo Campagne e il bacino del Rodano; la Provenza, ovvero la regione ad Est del basso Rodano; l'Aquitania, ovvero il distretto del Sud-Ovest tra i Pirenei e la Loira; la Settimania che, allungata tra la Garonna e il Rodano, i Pirenei e le Cevenne, con Narbona, Nîmes, Béziers, Maguelonne, Lodève, Agde, Uzés, Elne e Carcassonne, mutuava il suo nome dai Veterani della Septima Legio.

Fu il salico Clodoveo, capostipite dei Merovingi, a saldare in un unico gruppo le due tribù fondendole con Ampsivari, Camavi, Catti, Casuari e Sicambri già immessi nel circuito dei Foederati fin dal periodo del Tardo Impero Romano.

Sconfitto il Governatore romano della Gallia Siagro nel 488; i Burgundi nel 500; gli Alemanni nel 506; i Visigoti cui sottrasse l'Aquitania nel 507 e sottomessi i Bavari e i Turingi, egli instaurò una signoria forte dell'imprimatur ecclesiale grazie alla professione di fede della moglie Clotilde. Tuttavia, nel 511, in coincidenza con la sua morte, la casata s'indebolì fino alla frantumazione dello Stato in Neustria, Austrasia, Borgogna ed Aquitania a causa del rilievo assunto dai Maggiordomi, o Maestri di Palazzo: una sorta di monarchia parallela, in grado di amministrare un concentrato di potere politico, militare e sociale.

Il più noto di essi fu Pipino di Héristal.

Discendente del Vescovo Arnolfo di Metz e Maggiordomo per l'Austrasia, nel 687 egli legò il suo nome alla riunificazione di tutte le genti ed alla ereditarietà della carica; ma, quando nel dicembre del 714 si spense, Frisoni ed Aquitani non ne riconobbero la successione indicata nel seienne nipotino Teodobaldo. Dei conseguenziali torbidi profittò Carlo, il figlio naturale concepito con la concubina Alpaïde di Bruyères, ma la querelle sull'asserito diritto ereditario favorita dall'intervenuto decesso dei germani Grimoaldo e Drogone fu risolta dall'ordine di arresto emesso da Plectrude, vedova di Pipino, tesa a tutelare gli interessi del piccolo.

Le Province del Regno insorsero: prima la Neustria nel 715, quando il Maggiordomo Rainfroi, sconfitti gli sgherri di Teodobaldo nella Foresta di Cuise, si inoltrò fino alle sponde della Mosa; poi l'Austrasia.

Quella instabilità, consentì a Carlo, nella cornice dei matrimoni contratti con Rotrude di Tréves; con Swanahilde di Bavi ed infine con Ruodaide, di evadere; sbaragliare i Neustri ad Amblève nel 716 e a Vincy nel 717; di dirigersi verso Colonia per pareggiare i conti a Plectrude, costretta a riconoscergli il conteso ruolo; di porre sul trono Clotario IV al posto di Chilperico II, liquidando anche l'ostile Vescovo Rigoberto di Reims; di spegnere le velleità di Rainfroi; di sedare la ribellione del Duca Eudes d'Aquitania; di aggiogare definitivamente la Neustria con la battaglia di Soissons e, fra il 720 ed il 738 di conquistare anche l'Austria e il Sud della Germania, riportando il Regno ai confini disegnati da suo padre.

Intanto, fin dal 719, i Saraceni avevano occupato Narbona.

Mentre ai primi di ottobre dello stesso 719, Carlo contrastava ancora i Neustri a Néry ed annetteva la regione all'Austrasia, vivi fermenti impegnavano il suo vasto territorio: per tutto il biennio successivo, gli Arabi attaccarono l'Aquitania e, incapaci di contrastare la tenacia di Eudes nella difesa di Tolosa, attesero il 725 per portare un secondo affondo; soverchiare il Duca; conquistare Carcassonne, Nîmes e Autun e rientrare in Settimania ove il berbero Manusa fu eletto capo, in contrasto con gli Islamici di al-Andalus.

Morto Clotario, intanto, Carlo insediò sul trono Chilperico III a fronte del cui decesso, nel 721, richiamò dal monastero di Chelles Teodorico IV, figlio di Dagoberto III. Aveva già risolto, allora, l'annosa questione fra Terrieri proclivi al feudalesimo e Schiavisti posti in crisi dalla regressione dei mercati. Imposto il modello feudale e la concessione del banno, frazionò la sovranità riconoscendo ai privati le prerogative di una struttura statale: consenso alla raccolta delle decime, al reclutamento militare, alla istituzione di organi polizieschi e giudiziari, in un edificio sociale a dimensione pubblica mista, così avviando una politica unitaria regolata sul rapporto di vassallaggio. Quando le terre del Regno furono insufficienti, infine, espropriò di possedimenti la Chiesa e diffuse la cultura della produzione dei beni per il sostentamento comunitario manifestando la presenza dello Stato sul territorio attraverso i poteri concessi dalla Corona ai suoi beneficiari.

Nel 732, consolidata la dinastia pipinide, Carlo affrontò le truppe musulmane dell'Emiro 'Abd al-Rahman ibn ‘Abd Allah al-Ghafiqi, Governatore di Al-Andalus.

Già nel lontano V secolo d.C., i Visigoti, genti di stirpe germanica, avevano occupato la Penisola Iberica, fino ad allora Provincia imperiale, costituendovi un Regno romano/ barbarico indebolito verso l'VIII secolo da lotte interne. In quel periodo, i Califfi avevano preso ad esportare la cultura islamica e, fra il 636 ed il 732, avevano conquistaro Damasco; si erano spinti a Ctesifonte; avevano occupato Cesarea e la Palestina; erano entrati in Alessandria d'Egitto; avevano espugnato Tripoli e preso Cipro; in coincidenza con l'assassinio dell'ultimo scià di Persia a Merv, s'erano inoltrati nelle zone afgane e pakistane decretando la fine dell'Impero Persiano; avevano tentato l'invasione di Costantinopoli, respinta dall'Imperatore Costantino IV; avevano devastato Cartagine, puntando all'Africa del Nord; s'erano impadroniti di parte della Cappadocia e della Cilicia; con Musa ibn Nusayr avevano fissato a Qayrawan la sede del Governatorato dell' Africa settentrionale, per conto del califfo siriano al-Walid I; nel mese di Ramadan del 710, con quattrocento fanti e cento cavalieri al comando di Tarif ibn Malik, sbarcati a Las Palomas, si erano spinti ad Algesiras e, verificata la debolezza della resistenza visigotica, con settemila Berberi agli ordini del Governatore di Tangeri Tariq ibn Ziyad, erano approdati a Jabal Tariq. L'inarrestabile avanzata era proseguita: nel 711 avevano devastato Ceuta, ultima roccaforte bizantino/africana; si erano affacciati all'Europa da Gibilterra; avevano sconfitto il Re visigoto Roderico alla foce del Salado; avevano occupato Medina Sidonia e Cordoba e preso, fra il 712 ed il 713, Carmona, Merida e Siviglia portandosi a Toledo e piantando le bandiere della mezzaluna in tutta la Spagna; avevano conquistato Barcellona, Lerida, Huesca, tranne la modesta fascia delle Asturie e costituito in un biennio l'emirato ispanico/musulmano di Al- Andalus, con Siviglia capitale. Il primo emiro ne era stato 'Abdul'aziz; ma le sue nozze con Egilona, vedova di Roderico, inducendo al sospetto di una sua adesione al Cristianesimo gli erano valse la condanna a morte nel 717. Nello stesso anno, un nuovo tentativo d'invasione dell'Oriente era stato vanificato dall'energico Leone III l'Isaurico: nel 718 avevano messo a soqquadro la Francia meridionale, insediandosi in Settimania; fra il 719 ed il 725 avevano espugnato Narbona e distrutto Autun; nel 732 si erano stabiliti a Bordeaux ed avevano assediato Tours.

Toccava a Carlo stroncare quella straripante offensiva mirata al cuore dell'Europa e mossa circa un secolo prima dai deserti arabici: accadde a Poitiers nell'ottobre del 732.

L'attribuzione del soprannome Martello, più che esito di quell'azione per la quale i Cristiani lo omologarono al Maccabeo, forse scaturì da Martel, ovvero Piccolo Marte, stante il suo temperamento ardito e rissoso.

Di fatto, egli consentì all'Europa di avviare quel graduale consolidamento le cui basi ideologiche fondarono a lungo sul duplice obiettivo della lotta agli invasori e dell'affermazione dei princìpi cristiani, di cui si vocò alfiere.

Intanto, ad 'Abdul'aziz successe Ayyub ibn Habib al-Lakhmi, che spostò la capitale a Cordoba. Gli subentrò al-Hurr ibn 'Abdilrahman al-Thaqafi, presto rimosso ma la regione divenne autonoma dal Nord-Africa ed il Califfo di Damasco Umar II ne designò Governatore al-Samh ibn Malik al-Khawalani. Riunito l'esercito a Saragoza, costui si diresse in Francia e nel 721, assediata Tolosa, cadde in battaglia mentre i sopravvissuti si raccoglievano sotto la guida di Abdulrahman ibn Abdillah al-Ghafiqi.

Nell'agosto dello stesso anno giunse in Andalusia il nuovo Governatore Anbasa –ibn- Suhaym al-Kalbi e l'anno successivo fu allestita una spedizione comandata da Al-qama contro il nobile goto Pelagio, arretrato nelle Asturie: l'uno morì combattendo; l'altro tenne il controllo dell'ara, amministrandola dal Quartier Generale nel villaggio di Cangas.

Nel 725 le operazioni antifrancesi furono riprese da Anbasa che occupò Carcassonne e Nîmes; invase la valle del Rodano e, minacciando Parigi, avanzò fino a Sens. Poi, nel 726, durante la graduale ritirata, anch'egli si spense per le ferite riportate in battaglia. Gli succedette Yahya ibn Salama al-Kalbi che governò dal marzo di quell'anno al luglio 728 e, dopo una rapida successione di Governatori, fu il turno di Abdulrahman ibn Abdillah al-Ghafiqi. Egli aveva aveva partecipato alla campagna del 719-721 in Aquitania e, prima di riprendere la conquista dominata da Eudes, aveva amministrativamente organizzato la Settimania a capo della quale era stato posto il berbero Munuza. Non avendo, costui, voluto mutare politica, l'esercito di al-Andalus provvide a riportare l'ordine nella terra di confine con gli infedeli. Nel 732 Abdulrahman riunì l'esercito a Pamplona e varcati i Pirenei conquistò Arles e Bordeaux e sfondò la resistenza pur strenua di Eudes: il fallito tentativo di contenere l'avanzata nemica nei pressi della Garonna, motivò Carlo Martello: nell'ottobre del 732, gli Arabi si accingevano ad occupare Tours quando l'orizzonte fu offuscato dalla polvere sollevata dagli zoccoli dei suoi cavalli.

L'intervento del Duca Eudes d'Aquitania, in definitiva, aveva già condizionato la marcia nemica nel 731 a Tolosa; ma ora, al fine di prevenire il ritorno dei Musulmani/spagnoli e sfruttando l'antagonismo con i correligionari, egli si alleò con Munuza cedendogli la mano della figlia Lampegié. Tuttavia, l'Emiro fu assassinato da 'Abd al-Rahma¯n al-Gha¯fiqi¯ che organizzò una spedizione punitiva contro gli Aquitani; sconfitto Eudes a Bordeaux, si inoltrò in Dordogna e, con l'intento di saccheggiarla, puntò su Tours, capitale della Francia cristiana, dopo aver razziato Moussais. Il 15 ottobre, al termine di sei giorni di devastazioni, decine di migliaia di Berberi si decisero alla battaglia mettendo in gioco i destini dell'intera Europa.

Senza indugio, alla testa di trentamila fra Franchi, Visigoti, Gepidi, Sassoni, Bavari ed abitanti di Assia e Franconia, Carlo guadò la Loira e il 17 ottobre del 732 si dispose all' attesa dell'avversario.

La battaglia e le sue conseguenze

Ai primi d'ottobre del 732 l'esercito musulmano di Abdulrahman, Governatore di al-Andalus, stazionava tra Poitiers e Tours. Il 17 di quel mese le truppe di Carlo e di Eudes d'Aquitania occuparono la via di collegamento da Chatellerault a Poitiers al cui Nord, a venti kilometri circa, nei pressi di Moussais-la-Bataille, si verificò l'impatto.

Per sette giorni i belligeranti si studiarono senza por mani alle armi: le divisioni di fanteria franche, per la obiettiva difficoltà ad attaccare la poderosa ed agguerrita Cavalleria araba; questa per l'incapacità a gestire un'azione di sfondamento delle compatte falangi nemiche.

Alla fine furono i Musulmani ad aprire le ostilità ma gli Occidentali non caddero nella tattica dell'al-farr wa al-qarr, ovvero dell'attacco seguito da una simulata ritirata: Carlo, infatti, ordinò alle truppe di prestarsi al corpo a corpo e il suo solido muro di sbarramento resistette agli affondi berberi determinando un tal numero di morti da indurre i cronisti di parte araba a definire quell'area geografica balat al-shuhada'ne, ovvero lastricato dei martiri.

Pesantemente armati, i suoi Franchi formarono un imperforabile muro di ferro, irto di punte, mentre la Cavalleria pesante aquitana si schierava a protezione dei fianchi della fanteria. Poi, Abdulrahman diede il segnale di attacco ai suoi, in sella a snelli e veloci cavalli arabi: al grido di Allah Akbar, in migliaia caricarono la formazione cristiana.

Per alleggerire la pressione sulla fanteria, Eudes organizzò una manovra diversiva e a metà pomeriggio gli Arabi udirono grida provenienti dal loro accampamento e dalle retrovie: il Duca aveva aggirato il campo di scontro ed attaccato la retroguardia berbera seminando lo scompiglio nelle fila nemiche e consentendo a Carlo di amministrarne il disorientamento e guidare l'affondo.

A fine giornata, si sparse voce che alcuni Occidentali si fossero introdotti nel Quartier Generale musulmano per appropriarsi del bottino. La notizia produsse smarrimento: Abn-ar- Rahman si portò all'avanguardia, temendo un attacco a sorpresa, ma fu circondato dai Franchi che lo uccisero ignari di avere eliminato il capo delle truppe rivali. Travolta ogni disordinata resistenza fino a notte inoltrata, al mattino essi penetrarono nel loro quartiere e lo trovarono deserto: orfani dell'Emiro e favoriti dalla complicità del buio, i sopravvissuti avevano levato le tende.

Per i Musulmani il decesso del Condottiero aveva costituito ragione di crisi: non essendo membri regolari di un esercito regolare, ma reggimenti promiscui incapaci di amministrare la necessaria disciplina organizzativa, raccolte le prede di guerra se ne erano andati.

L'evento fu impropriamente celebrato come una grande vittoria cristiana sull'Islam ed enfatizzato con ricostruzioni prive di fondatezza storica.

In effetti non si trattò di un trionfo, poiché i Musulmani se ne andarono imbattuti. Difatti, nel 735 presero Avignone e Arles; attaccarono la Borgogna e costrinsero ai patti numerosi Signori locali. Carlo li espulse dalla valle del Rodano solo nel 736; poi riconquistò Avignone, col fratello Childebrando; si alleò con i Longobardi per riprendere la Provenza; infine confiscò i beni di quanti, a suo avviso, avevano collaborato con gli Arabi cui restò il possesso della sola Narbonne.

Non si trattò neppure di un conflitto religioso: nella sua cronaca sant'Isidoro parlò dei Franchi come di Uomini del Nord e non come di Cristiani.

In definitiva, sull'episodio, la cui portata bellica fu ingigantita e raccontata come contrapposizione fra milizie regolari franche e predoni, insistono tre fonti storiche: una in lingua araba e due in latino.

I cronisti di parte musulmana attribuirono l'insuccesso della battaglia alla morte dell' Emiro ed alla mancanza di coesione delle truppe; sant'Isidoro guardò alle circostanze con faziosità e, senza porre in relazione la fuga dei combattenti con la scomparsa di Abn-ar- Rahman, ne scrisse come di un evento inspiegabile, ai limiti del miracolo!

Divergono, infine, le indicazioni temporali: l'una assunse che l'Emiro cadde all'inizio della seconda giornata; l'altra riferì di un solo giorno di scontro e della successiva sparizione di parte dei belligeranti. La Cronaca di saint Denis, infine, estraendo il conflitto dalle proporzioni del reale contesto ed immettendolo nella leggenda, magnificò la grandezza di Carlo Martello; gonfiò il numero dei combattenti Saraceni e ne asserì quella infondata volontà di invadere l'Europa non supportata da riscontri: l'invasione non fu tentata concretamente, benchè nel 735 essi prendessero Avignone ed Arlès ed attaccassero la Borgogna.

Dal canto suo, l'energico Maggiordomo, dopo essersi alleato nel 737 con i Longobardi per riconquistare la Provenza, rafforzate le proprie posizioni, a fronte alla morte di Teodorico IV assunse il potere regio unificando il Regno e mantenendolo nella più granitica unità fino a quella spartizione che ne fecero gli figli eredi: Carlomanno avocando a sé il possesso dell'Austrasia, dell'Alamannia e della Turingia; Pipino II prendendo la Neustria, la Borgogna e la Provenza.

In sostanza, i cronisti islamici coevi imputarono la disfatta alla forte componente mercenaria berbera e non araba delle milizie; alla presenza intralciante delle loro famiglie; alla eccessiva distanza da Pamplona, base logistica della spedizione: a loro parere, il crollo fu causato dall'attacco di Eudes che obbligò molti soldati ad abbandonare le posizioni di battaglia per accorrere in difesa dei familiari.

Le cronache cristiane, invece, sostennero che gli Arabi lasciarono la lotta per difendere le minacciate ricchezze razziate.

La solenne disfatta non condizionò i progetti egemonici arabi sulla Francia e su altre zone d'Europa, ma stroncò l'ininterrotta marcia avviata un secolo prima in danno delle terre cristiane: se le sue sorti avessero arriso agli Islamici, essi avrebbero poi raggiunto Parigi e liquidato il Regno franco come avevano già eliminato il Regno dei Visigoti in Spagna, mettendo a rischio la sopravvivenza di tutte le altre aree europee.

La Germania e l'Italia, infatti, frammentate in varie realtà statuali, non avrebbero avuto possibilità di arginare l'onda lunga dell'aggressione ed essi si sarebbero abbattuti su Costantinopoli attraverso i Balcani, scempiando l'Impero Bizantino.

Sta di fatto che, al nuovo attacco condotto nel 735 quando, penetrati nella valle del Rodano, occuparono Avignone e Arles ed aggredirono la Borgogna, Carlo oppose una strenua controffensiva: entro il 737 egli concluse vittoriosamente la campagna di liberazione del Sud e restituì quelle terre alla cristianità: AN. DCCXXXVII. At contra vir egregius Carolus dux germanum suum, virum industrium, Childebrandum ducem, cum reliquis ducibus et comitibus, illis partibus cum apparatu hostili dirigit; quique praepropere ad eamdem urbem pervenientes tentoria instruunt. Undique ipsum oppidum et suburbana praeoccupant, munitissimam civitatem obsident, aciem instruunt, donec insecutus vir belligerator Carolus praedictam urbem aggreditur, muros circumdat, castra ponit, obsidionem coacervat, in modum Hiericho cum strepitu hostium et sonitu tubarum, cum machinis et restium funibus super muros et aedium moenia irruunt, urbem munitissimam ingredientes succendunt, hostes inimicos suos capiunt, interficientes trucidant atque prosternunt, et in suam ditionem efficaciter restituunt. Fredegarii scholastici chronicum cum suis continuatoribus, sive appendix ad sancti Gregorii episcopi turonensis historiam francorum, An. DCCXXXVII, prima di tentare il recupero di Narbona, da diciotto anni in mani nemiche.

Si trattò di un'azione complessa ed articolata: il Governatore di al-Andalus inviò truppe di rincalzo comandate da Omar ibn Khaleb che, imbarcatosi ed impedito dall'entrare nel porto, si spostò sulle spiagge in prossimità del fiume Berre per assalire la città dalla parte di terra. Carlo sorprese lo sbarco e lo risolse in una carneficina: nello scomposto tentativo di raggiungere a nuoto le navi, i superstiti furono massacrati nell'acqua. Nîmes, Agde, Béziers furono liberate; tuttavia Narbona restò saldamente in mano nemica ancora per anni, malgrado quella battaglia si presentasse, a parere del cronista Eginardo, come una seconda Poitiers.

La storia aveva comunque riconosciuto a Carlo Martello quel ruolo di primissimo piano che lo consegnò alla gloria dell'immortalità il 22 ottobre 741 a Quierzy-sur-Oise, nell' Aisne in Francia.

Bibliografia: