Personaggi

Cossa Baldassarre

di Ornella Mariani
Cossa Baldassarre
Cossa Baldassarre

Malgrado san Paolo avesse suggerito la monogamia nella I lettera a Timoteo (3,2-5) e a Tito (1,6), lo stato coniugale del Clero fu per secoli al centro dell'interesse dei Papi, in particolare dopo lo sconcertante episodio di Origene che, radicalizzando le prescrizioni del Discorso della Montagna nel quale Gesù tra l'altro avrebbe detto: ...se la tua mano destra commette peccato, tagliala e gettala... è meglio perdere un arto che mandare tutto il tuo corpo all'inferno..., si evirò.

Di fatto:

nel 325, a Nicea, fu imposto il celibato;

nel 385, il Vescovo di Roma Siricio si pronunciò a favore dei letti separati per i preti sposati;

nel 461, Leone I gli raccomandò l'astensione sessuale;

nel 1049, Leone IX, responsabile dello Scisma d'Oriente, gli vietò categoricamente le nozze;

nel 1095; da Piacenza, Urbano II ribadì la sua ferma condanna al matrimonio dei sacerdoti.

Tuttavia, la licenziosità dei costumi praticata dalla più parte dei Primati romani, pur nel rispetto della regola celibale rimpiazzata dal concubinato, gettò il Papato in una scandalosa immoralità.

In questo senso, un ruolo di spicco compete a Giovanni XXIII, al secolo Baldassarre Cossa, imputato di una serie di reati dalla pirateria allo stupro, dall'incesto alla sodomia ed all'omicidio. Secondo la testimonianza del suo segretario Teodorico di Niem, accusato di aver sedotto in un solo anno duecento donne tra spose, suore e vedove, egli fu tenuto in galera per più di tre anni; tuttavia, fu comunque designato Cardinale di Tuscolo ed immortalato con un monumento funebre realizzato da Donatello in quel Battistero di Firenze cui aveva a suo tempo donato la reliquia di un dito di Giovanni il Battista.

Baldassarre Cossa era figlio di Cicciola Barrili e dell'Ammiraglio filoangioino Giovanni Cossa, Governatore di Procida.

Nato nell'isola verso il 1370 e spentosi il 27 dicembre del 1419 a Firenze, studiò teologia a Roma e Diritto a Bologna e, ordinato sacerdote, si avviò ad una brillante carriera grazie agli influenti appoggi paterni: fra il 1402 ed il 1403, Bonifacio IX, parente della madre, lo investì della dignità canonicale di arciDiacono; della reggenza dell'Università bolognese; della Porpora e del titolo di Legato pontificio.

Pur avendo a cuore le sorti religiose di Ischia, della quale fu Commendatario papale alla morte del Vescovo Nicola de Tintis, nel perdurare del suo soggiorno romagnolo, a margine delle discusse e numerose relazioni sessuali, egli amministrò il suo potere con tale spregiudicata disinvoltura da essere sospetato d'aver venduto l'anima al diavolo: sospesi, infatti, i lavori di costruzione della basilica di san Petronio, ne vendette a privati i materiali di costruzione.

A quel tempo, la Chiesa era lacerata dallo Scisma d'Occidente le cui radici affondavano in interessi politici: benché il Papato fosse tornato a Roma, l'Episcopato avignonese seguitava ad eleggere il suo Primate e solo il 6 novembre del 1406, a fronte della morte di Innocenzo XII, il Conclave giurò che chiunque fosse stato designato, avrebbe dovuto risolvere la questione deponendo anche la tiara se necessario.

Come già in precedenza, l'impegno fu disatteso.

Il 30 novembre, col nome di Gregorio XII, fu eletto l'ottuagenario veneziano Angelo Correr, già Patriarca latino di Costantinopoli: egli sembrò affrontare seriamente il problema manifestando alla Corte francese, alle Università ed ai Principi ogni disponibilità alla riconciliazione con il rivale Benedetto XIII cui proponeva la reciproca abdicazione.

Scambi di ambascerie e negoziati si risolsero nell'ipotesi di un incontro a Savona, ove i due antagonisti sarebbero stati ospitati da Carlo VI di Francia. Tuttavia, se la Cristianità ritenne vicina la conclusione dello scisma e se Teologi e Clero si espressero a favore della rinuncia pastorale contemporanea dei due, onde consentire ad un nuovo Conclave una elezione unitaria, proprio Gregorio alla fine, nella convinzione che presentarsi a quel convegno equivalesse ad un implicito riconoscimento della superiorità del rivale, lo disertò suscitando vivo risentimento popolare e procurandosi la definizione di spergiuro.

Parallelamente, il 15 giugno del 1408, Benedetto abbandonava Avignone e riparava in Aragona ove fissò un Concilio da tenersi a Pérpignan nel novembre successivo.

Proponendosi mediatore di quell'aggrovigliato contesto, d'intesa col Sovrano francese, il Cossa propose di riunire gli Episcopati delle rispettive fazioni a Pisa, in un sinodo fissato al marzo del 1409: se i due Papi non si fossero dimessi, sarebbero stati deposti e si sarebbe proceduto alla scelta del nuovo.

In quel periodo egli, che perseguiva il fondamentale obiettivo di riconquistare Roma occupata da Ladislao d'Angiò Durazzo, risiedeva a Firenze ove, legatosi a Giovanni di Bicci de' Medici, aveva introdotto la prestigiosa famiglia nelle attività della Camera Apostolica e consentito al Banco mediceo di riscuotere le decime e di incassare una percentuale tale da aumentarne le già considerevoli fortune finanziarie. Non a caso, oltre che da Luigi II d'Angiò, l'assise conciliare pisana fu finanziata dal Comune di Firenze.

Sette Cardinali della Chiesa di Avignone e sette della Chiesa di Roma, indifferenti al Concilio di Pérpignan presieduto da Benedetto XIII, accusato di nepotismo Gregorio che si rifugiò sotto la protezione dei riminesi Malatesta, il 25 marzo del 1409 aprirono i lavori del Sinodo pisano alla presenza di dieci filobenedettiani; quattordici filogregoriani; quattro Patriarchi; ottanta Vescovi e centodue di Delegati di assenti; ventisette Abati e duecentoventi Procuratori di assenti; quattro Generali degli Ordini dei Mendicanti; tredici Deputati di Università; alcune centinaia di teologi.

Cinque giorni più tardi, i due Papi furono dichiarati contumaci.

Nella IX sessione, convalidata l'ecumenicità del Concistoro, l'Assemblea si raccolse in un unico Collegio e il 5 di giugno il Patriarca di Alessandria dette lettura della sentenza di condanna: ...Pietro de Luna e Angelo Correr, eretici e scismatici, sono spogliati di tutte le loro dignità, esclusi dalla comunione della Chiesa e i fedeli sono prosciolti dall'obbedienza verso i medesimi ....tutti gli atti erogati dai due deposti, sono da ritenersi nulli...

Nel giugno dello stesso anno, la tiara fu offerta al Cardinale settantenne Pietro Filargi di Candia, già Vescovo di Milano, consacrato il 7 luglio successivo col nome di Alessandro V.

Ma lo scisma era tutt'altro che concluso: la Cristianità ora disponeva di tre Papi in lotta fra loro, ciascuno avvantaggiato da aree di influenza diverse: Benedetto contava sulla solidarietà franco/spagnola; Gregorio sull'appoggio italo/tedesco; il neoeletto sul sostegno di alcuni Stati cristiani. Ma presto intervenne un colpo di scena: il 10 maggio del 1410, a meno di un anno dal suo insediamento, Alessandro V morì.

Cossa gli successe col nome di Giovanni XXIII, malgrado a gran voce si insinuasse che avesse fatto assassinare il predecessore con un clistere avvelenato dal proprio medico.

Di fatto, indifferente alle accuse e forte del sostegno di Luigi II d'Angiò, nella Pasqua del 12 aprile del 1411, egli entrò trionfalmente in Roma scacciandone le truppe di Ladislao Durazzo col quale il 14 giugno, voltate le spalle all'alleato, concluse una fragile tregua versandogli centomila fiorini e nominandolo Gonfaloniere della Chiesa in cambio del riconoscimento della sua autorità di legittimo Pontefice.

Ma, il tentativo di accreditarsi attraverso l'invìo di due Legati presso tutte le Monarchie europee, non gli accattivò la simpatia del giovane e minaccioso Imperatore Sigismondo di Lussemburgo esigente la soluzione dell'irrisolto nodo scismatico. Dopo varie esitazioni e dopo l'ultima fuga a Bologna, determinata dalla nuova rottura con Ladislao, Cossa fu costretto a fissare un nuovo concilio nella città di Costanza, sottoposta a giurisdizione imperiale: il 30 ottobre del 1413 informò il Corpo episcopale che avrebbe aperto ufficialmente i lavori il 1° novembre del 1414 ed egli stesso partì il 1° ottobre, giungendo in Germania il 28 successivo con un foltissimo gruppo di partigiani.

Centomila unità, fra Vescovi, Abati, Ambasciatori, Principi, Teologi, Laici ed un migliaio di prostitute disposte a favori all'Alto Clero, parteciparono all'assise: l'Assemblea fu insediata il 15 novembre del 1414 ma già nel giorno di Ognissanti, sontuosamente abbigliato, Cossa celebrò la Messa di auspicio: era persuaso che il voto per appello riconfermasse il suo mandato pastorale e che i convenuti, nel rispetto delle deliberazioni pisane, ratificassero la deposizione dei due antagonisti.

Alla vigilia di Natale, giunse anche l'Imperatore col suo folto seguito: gli stava a cuore non solo rimuovere il caos ecclesiale, ma anche procedere a riforme conseguenti alla diffuse eresie.

L'atmosfera si surriscaldò nella seduta del 7 febbraio del 1415 quando, a sorpresa e con parere unanime, il Congresso decise di imporre a tutti e tre i sedicenti Papi la rinuncia alla tiara ed il voto per Nazioni: un colpo durissimo per l'ardito Baldassarre poiché, esprimendosi come Italia, il Corpo Episcopale a lui devoto, disponeva di un unico voto.

Si vuole che le acque del lago, in questa fase di concitata turbolenza, accogliessero centinaia di di cadaveri di ingombranti dissidenti; ma l'attenzione generale fu attratta dalla messa in circolazione di un libello anonimo riferito alla immorale e licenziosa condotta del Vicario di Roma: a margine di un elenco di ben settantadue capi d'accusa, gli si imputava anche l'avvelenamento del predecessore e lo spregio gli uffici divini.

Imperturbabile, egli seguitava a sentirsi in una posizione di forza e, ignorando che Sigismondo mirasse a liquidarlo, accettò di giurare la rinuncia al mandato pastorale previo analogo impegno degli altri due rivali. Solo l'insistenza con la quale fu pretesa la sua abdicazione lo allarmò ed indusse alla fuga, nella notte fra il 20 e 21 marzo del 1415.

Postosi sotto la protezione del Duca Federico d'Austria, prima nel castello di Sciaffusa; poi a Laufenburg ed infine a Friburgo e a Breïsac, fu poi arrestato e deportato a Radolfzell; il 29 maggio del 1415 fu processato; deposto; consegnato al Conte palatino del Reno Ludovico di Baviera e rinchiuso prima nel maniero di Hauesen e, dopo un fallito tentativo di evasione, ad Heidelberg.

Nell'estate dello stesso anno, stroncato dalla sifilide, si spegneva Ladislao d'Angiò Durazzo.

In forza del carattere di ecumenicità conciliare attestato dal Cancelliere dell'Università di Parigi Giovanni Berson, finalmente si procedette alla liquidazione di Gregorio XII che il 14 luglio, nella XIV sessione, avendo espresso rinuncia al mandato attraverso Carlo Malatesta, fu confermato nella dignità cardinalizia e designato Legato delle Marche.

Resistette ad oltranza, invece, Benedetto XIII che, ritenendosi unico legittimo Vicario di Cristo, ripropose la propria candidatura finché, abbandonato anche dai Re di Aragona, Castiglia, Navarra e Scozia, si ritirò a Peniscola ove apprese che il 26 luglio del 1417 la XXXVII sessione conciliare lo aveva espulso dai ranghi ecclesiali.

Finalmente il Conclave, composto oltre che dai Cardinali, anche da sei Deputati per ciascuna delle cinque Nazioni partecipanti, l'11 novembre del 1417 elesse il romano Oddone Colonna col nome di Martino V.

In definitiva: dopo l'abdicazione di Gregorio XII; dopo l'emissione del decreto Haec sancta, col quale l'assemblea episcopale deliberava la propria sovranità anche sul Papa; dopo l'esecuzione del boemo Jan Huss e di Girolamo da Praga, nell'àmbito delle iniziative antiereticali; dopo la pubblicazione del decreto Frequens sull'indizione regolare dei Concili e dopo l'elezione del nuovo Papa, il 22 aprile del 1418 il Sinodo si sciolse.

Martino V avviò ben presto negoziati per liberare Cossa, ma fu l'intervento di Giovanni di Bicci de' Medici a determinarne il rilascio nell'aprile del 1419, previo il pagamento dell'ingente cifra di trentamila fiorini.

Libero, egli tornò in Italia il 23 giugno del 1419 e, riconosciuta la legittimità del nuovo Primate, fu reintegrato nel Sacro Collegio come Vescovo di Tuscolo. Ma la sua esistenza si avviava ormai alla conclusione, forse per le sofferenze patite in prigionia o forse per le conseguenze dei vizi che lo avevano reso famoso.

Bibliografia: