Personaggi

Costante II

di Ornella Mariani
Statua di Costante II.
Statua di Costante II.

Detto Pogonato e battezzato col nome di Eraclio; nato il 7 novembre del 630 e morto il 15 settembre del 668; figlio dell’Imperatore Costantino III e dell’Imperatrice Gregoria, passò alla Storia per aver condizionato, pur a margine di qualche sconfitta, l'avanzata araba in Oriente; per aver annientato gli Slavi; per avere riformato i Themata e per aver tentato vanamente la riconquista dell’Italia; tuttavia, la riorganizzazione dell’Esercito, per la quale aveva imposto nuove tasse, ed in particolare il Tipo: il decreto che vietava di discutere il Monotelismo; l'assassinio del fratello Teodosio e il saccheggio del Pantheon e di altri monumenti e chiese italiane lo resero impopolare fino a provocarne la morte violenta.

Quando, nel 641, si spense il padre, dopo una manciata di mesi di governo, era asceso al trono bizantino suo zio Eracleona o Eraclio II: il sospetto che costui, con la complicità della madre Martina, avessero avvelenato il Sovrano, produsse una insurrezione a fronte della quale il Generale Valentino pretese l’associazione di Costante II al trono.

In memoria paterna, l’undicenne co-Imperatore assunse il nome di Costantino che, pur utilizzato nei documenti ufficiali, cadde in disuso in favore di Costante II.

Non molto tempo dopo, ancora il Generale arrestò i due presunti assassini e, dopo averli fatti mutilare, li condannò all’esilio: l’Esercito, allora, proclamò Imperatore unico Costanzo II che, fino al 648, restò sotto tutela del Senato per minorità.

Espressa gratitudine a Valentino per aver liquidato gli usurpatori, appena insediato egli denunciò i condizionamenti imposti al Basileus dai Ministri e dalla Nobiltà, pur nella pienezza apparente delle proprie prerogative.

Nella prima fase del suo governo andarono perdute alcune Province: i Longobardi, infatti, ampliarono il proprio potere in Italia, occupando l’area dalle Alpi Marittime alla Toscana e annientando l’Esarca di Ravenna a Modena, mentre l’Armenia e Cipro venivano aggiogate dagli Arabi.

Costante II tentò il recupero dell’Egitto, finito in mano islamica già alla fine del mandato di suo nonno Eraclio: chiesto l’aiuto dell'Imperatore cinese Taisum, anch’egli minacciato in Turkistan, impegnò il Comandante dell’Esercito imperiale Manuele che si avvalse del favore della Popolazione, insorta contro il Governatore arabo ʿOthman.

Era il 646.

Riconquistata Alessandria, il Generale occupò tutta la fascia del delta ma, incaricato dal Califfo, Amr ibn al-‘As inflisse a Nikiu una schiacciante sconfitta ai Bizantini obbligandoli ad arretrare e riprendendo la città grazie a un provvidenziale intervento dei Monofisiti, ostili alle misure vessatorie impostegli dai Melkiti di Costantinopoli: meglio l’indifferenza islamica!

Nel 648, incoraggiati dal successo, gli Arabi invasero la Libia e schiacciarono l’Esarca d'Africa Gregorio, cui furono imposti la cessione della Tripolitania e tributi annui in cambio di una pace che, firmata fuori dall’assenso della Corona, infuriò l’Imperatore.

Il Governatore omayyade della Siria Mu’awiya ibn Abi Sufyan, allora, attrezzò una formidabile Flotta che, garantendogli il dominio dei mari, archiviò definitivamente il sogno bizantino di riconquista siriana ed egiziana.

Parallelamente, anche la Politica interna dell’Impero vacillava per effetto delle ribellioni, fra il 643 e il 647, del Generale Valentino e dell’Esarca d’Africa Gregorio che, caduto in battaglia nel 648, aveva consentito ai Musulmani di rendere vassallo l'Esarcato.

Quando Costante II fu raggiunse l’età per amministrare autonomamente gli affari interni e esteri, perseguì due obiettivi: controllare la chiesa ortodossa e riconquistare le Province perdute.

Cominciò col tentare di restaurare l'ordine interno: poiché la controversia monotelista, fondata sulla tesi che in Cristo risiedessero una volontà e le due nature umana e divina, era ragione di tensioni, irritando la Chiesa romana egli promulgò un Tipo col quale proibiva ai suoi sudditi di discuterne; punì gli Oppositori e deportò a Trebisonda l'Apocrisario apostolico Anastasio, ostile al provvedimento.

Nel frattempo ascendeva al soglio pietrino Martino I: la nomina papale, a quel tempo, era subordinata alla ratifica imperiale. Pertanto, consapevole che se non avesse firmato il Tipo non l’avrebbe mai ottenuta, costui si fece eleggere fuori dall’assenso del Sovrano il 5 luglio del 649 e convocò in Laterano un Concilio ecumenico, cui parteciparono molti Vescovi, a partire da Massimo il Confessore, esiliato per non aver voluto riconoscere quel decreto.

L’assise invitò Costante ad abrogarlo e condannò il Monotelismo.

Nel 651, Costante ordinò l’assassinio del Papa all’Esarca Olimpio che ordinò ad una delle sue guardie di colpirlo mentre egli stesso ne riceveva la Comunione; tuttavia, il sicario non riuscì ad attuare il gesto il cui fallimento fu interpretato come un segno divino: confessato l’orrendo progetto al Pontefice, il Mandante insorse contro la Corona e staccò l'Italia dell' Impero: preso dal respingere gli Arabi, il Sovrano non poté punire il ribelle, morto nel 652, ed intimò al successore Giovanni Calliopa di arrestare il Primate.

Giunto in armi a Roma il 15 giugno del 652, costui notificò il provvedimento imperiale di arresto e di deposizione: Martino fu condotto a Nasso, ove fu detenuto per alcuni mesi. Più tardi, trasferito a Costantinopoli, vi fu processato come traditore per aver congiurato con Olimpio contro l’Impero ed aver parteggiato per gli Arabi.

La condanna a morte non fu eseguita, ma commutata in esilio a vita per intercessione del Patriarca Paolo. Nello stesso anno fu processato anche Massimo il Confessore, reo di aver  causato la perdita delle Province africane: fu condannato al taglio della lingua e delle mani.

Nel frattempo, succeduto a Martino, Eugenio I incaricò di trattative di pace Delegazione  che, a Costantinopoli, incontrò il Patriarca Pietro: insieme raggiunsero un compromesso con i Nestoriani, sostenendo nel Cristo la presenza di due volontà per le rispettive nature e di una terza relativa all'Ipostasi: di fatto il Monotelismo era divenuto Tritelismo; tuttavia la nuova dottrina, che aspirava a conciliare Monotelismo e Cattolicesimo, fu respinta dalla Curia romana per le dure contestazioni del Clero e del Popolo capitolino.

Costante II era deciso a deporre anche questo Papa che, invece, d’improvviso morì.

Il successore Vitaliano rilanciò soluzioni di pace e l'Imperatore rinnovò alla Chiesa i privilegi concessi da Giustiniano e Foca, onde recuperare consenso in Occidente: il 1º marzo del 666 emise un editto di concessione dell’autocefalia a Ravenna: il Vescovo dell’ Esarcato sarebbe stato eletto senza ratifica papale.

Risolta la querelle religiosa, Costante II si dette alla riforma dei Temi: essa consisteva nella formazione di Eserciti permanenti, a ciascuno dei quali era assegnata la difesa di una Provincia anch'essa detta tema. Il Comandante supremo dell'Esercito: strategos, vi esprimeva il duplice ruolo di massima autorità militare e civile.

I soldati, o stratioti, non venivano più pagati in denaro ma in terre da coltivare, così tagliando le spese militari del circa 70%; motivando l’interesse dei Combattenti, titolari di beni nella Provincia difesa; arginando l'espansione araba ai danni dell’Impero che Costante  difese dagli Slavi in Europa e dagli Arabi in Asia.

Con costoro, all'inizio del 648 raggiunse una sospensione delle ostilità di due anni.

Muʿāwiya- Huday ne profittò per occupare la Nubia e l’Abissinia e, cessati i termini armistiziali, riprese le ostilità inviando una spedizione in Sicilia e irrompendo su Cipro che saccheggiò nel 649, obbligandola ad un tributo annuo di 72mila pezzi d'oro e fuggendone quando apprese della marcia dei Bizantini: l’isola fu da essi riconquistata nei due anni successivi, mentre Cilicia e Isauria venivano poste a sacco dal Generale Bishr.

Nel 650, poi, i Musulmani avviarono la conquista dell’isola della fiorente Aradus, radendola al suolo ed aggiogandolo in meno di un anno.

Occupata anche Cos, nel 651 saccheggiarono l'Asia minore.

Costante II impegnò la Diplomazia ed ottenne da Muʿāwiya una ulteriore tregua di due anni, decorsi i quali, decisi al recupero di Alessandria, i Bizantini subirono una tremenda sconfitta: i Musulmani erano ormai padroni dei territori costieri africani e, risalito il  golfo persico fino alle foci dell'Indo, si erano insediati anche a Kabul; avevano costituito base a Kandhaar; avevano preso l’Armenia, grazie alla complicità di Pasagnate; si erano inoltrati in Asia Minore fino alla Licia, raggiungendo Phoenix e promuovendo in Costante il timore della occupazione anche di Costantinopoli.

Nel 654 il suo tentativo di riconquistare le terre armene sfumò rovinosamente: il Generale Mauriano fu annientato dal Generale Abib, nell’area del Monte Caucaso, e nel 654 andò perduta anche l'isola di Rodi.

Gli Arabi, ora, puntavano alla capitale bizantina: Muʿāwiya Hudayj allestì una formidabile Flotta a Tripoli, ma la spedizione fallì quando la resistenza locale assassinò il Governatore e incendiò l’Armata nemica.

L’Arabo non recedette dai propri propositi e fu il Sovrano a sfidarlo presso il Monte Fenice in Licia: la durissima Battaglia di risolse, però, con la disfatta bizantina.

Fu l’uccisione del Califfo Othman, all'inizio dell’anno successivo, a distrarre gli Arabi da nuove incursioni: le violente lotte per la successione, infatti, imposero a Muawiya, antagonista di ‘Alì, di concludere una pace ignominiosa con la Corona di Costantinopoli.

Sventato temporaneamente il pericolo islamico, nel 659 Costante II riuscì a contenere  l’avanzata slava nei Balcani e, pacificate le Province europee, si accinse ad ancora affrontare gli Arabi: ottenne da Muʿāwiya, ancora impegnato nella cruenta lotta con il rivale, cugino e genero di Maometto, non solo una tregua ventennale ma anche il versamento di un migliaio di pezzi d'argento e uno schiavo e un cavallo al giorno per tutta la durata del trattato.

Nel 660 Costante irrogò la pena di morte al fratello Teodosio, con l’accusa di tradimento: resta il dubbio se il fratricidio fu dettato dal rischio che Popolo e Senato rovesciassero il trono per insediarvi costui o da contrapposizioni religiose.

Si propende per la seconda ipotesi: avendo preso i voti, la vittima non poteva aspirare alla tiara. Sta di fatto che il gravissimo fatto di sangue causò l’impopolarità dell’Imperatore, cui fu assegnato l’appellativo di Caino e, si vuole, che il rimorso lo accompagnasse fino ad indurlo, due anni più tardi, a lasciare la capitale.

Trascorso l'inverno ad Atene e nominato il primogenito Costantino Governatore di Costantinopoli, egli salpò poi per l'Italia nell’intento di affrancarla dallo strapotere longobardo e di affermare l’egemonia imperiale. Pertanto, sbarcato nel 663 aTaranto e stretta alleanza con i Franchi di Neustria, mentre costoro assalivano il potente Regno da Nord, irruppe sul Ducato di Benevento il cui Signore Romualdo, privo di risorse adeguate,  inviò il suo Nutricius Sessualdo a vanamente chiedere aiuto al padre Re Grimoaldo.

L’impegno di costui nel contrastare l'assalto franco, consentì a Costante II di espugnare Lucera e porre sotto assedio Benevento.

Sconfitti i Franchi, nel frattempo, il Sovrano longobardo attraversò gli Appennini per raggiungere il figlio, superando le manovre di disturbo dell’Esarca di Ravenna Gregorio II.

Parallelamente Sessualdo veniva intercettato; catturato; decapitato: la sua testa fu lanciata con una catapulta nella capitale del Ducato. Tuttavia, informato dell’imminente arrivo di Grimoaldo, Costante accettò di firmare la pace e si diresse su Napoli.

Lungo il percorso fu sconfitto dal Conte Mitola di Capua ma, raggiunta la città partenopea, condusse un ultimo tentativo di conquista affidandosi al nobile Saburro, a sua volta annientato dagli stessi Longobardi a Forino.

Ogni speranza bizantina di riconquista dell'Italia era sfumata.

L’Imperatore, allora, si recò a Roma e, dopo un orrendo saccheggio del Pantheon, vi soggiornò dodici giorni. Deciso a trasferire la capitale, ma persuaso che l’Urbe non fosse adatta al ruolo, stabilì di fare di Siracusa la nuova sede imperiale nell’intento di organizzarvi attività tese a sottrarre il controllo del Mediterraneo agli Arabi.

Nell’isola, spogliò le chiese e aumentò le tasse, ma riuscì a garantirsi l'appoggio degli Eserciti italiani.

Nel frattempo, Grimoaldo e Romualdo avevano conquistato Brindisi e Taranto, così completando l’occupazione longobarda dell'Italia sud-orientale e lasciando ai Bizantini le sole Otranto e Gallipoli.

Dalla Sicilia, Costante marciò sull’Africa e riconquistò Cartagine ed altri centri tributari degli Arabi; ma la imposizione di ulteriori tasse alle genti locali lo rese assai inviso: l'Esarca locale Gennadio rifiutò di pagare i tributi e, deposto, scappò a Damasco per chiedere il sostegno del Califfo omayyade Muʿāwiya che, nel 665, inviò una formidabile Armata.

I Bizantini guidati dal Generale Niceforo subirono una umiliante disfatta a Tripoli: i Nemici  conquistarono la Tripolitania, ma l’Imperatore riguadagnò il completo controllo dell' Esarcato.

Nel frattempo in Asia Minore, profittando di una rivolta delle truppe armene che avevano proclamato Sovrano il Comandante Sapor, gli Arabi espugnarono la frigia Amorium e vi alloggiarono un presidio di cinquemila uomini: i Bizantini riuscirono a riprenderne possesso ma Costante era ormai inviso alla Gente italica, per il vessatorio regime fiscale, ed alla Gente orientale per avere spostato la capitale a Siracusa.

Per tali ragioni, nel 668 fu vittima di una ramificata congiura: a soli trentotto anni, fu assassinato da un servo mentre faceva il bagno.

Si vuole che il crimine fosse stato pianificato da Mecezio, asceso al trono; ma l’erede Costantino IV allestì una spedizione; vendicò la morte del padre; uccise l’Usurpatore e riportò la capitale sul Bosforo.

Era il 669.

Di recente, il giudizio storico sostanzialmente negativo sul Sovrano si è aperto a rivalutazioni: George Finlay assume che la sua ortodossia lo avesse reso inviso agli Storici ortodossi, responsabili di fuorvianti ricostruzioni, e che nonostante tutte le sconfitte che si narra Costante abbia subito, l'Impero non andò incontro ad alcuna sensibile diminuzione di territori e che certamente ha lasciato le sue forze militari in una condizione più efficiente di come le aveva trovate

Pari opinione quella espressa da J. B. Bury: … Allevato in un'atmosfera di intrighi e di pericoli, calcolata… Costante crebbe … inflessibile e severo… e senza timore delle innovazioni, sorprendentemente privo del bigottismo religioso in un'epoca bigotta

Quanto al ripugnante atto fratricida, sfuggono ancora le reali ragioni, ma è certo che Costante ebbe l’innegabile merito di aver arrestato, con la riforma dei Temi, la pericolosa ed inarrestabile espansione musulmana.

Bibliografia